Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

14 Settembre 2011

NUOVO CUD. RECUPERO DEFISCALIZZAZIONE STRAORDINARI E PRODUTTIVITA’. MOD.730/2011 INTEGRATIVO.

Filed under: Uncategorized — Tag: — Lavoratoriscala @ 13:57

Modello-730-2011-Scadenza-termine-presentazione
SE IL VOSTRO DATORE DI LAVORO, NEL NOSTRO CASO SPECIFICO, LA FONDAZIONE TEATRO ALLA SCALA VI HA CONSEGNATO UN NUOVO CUD, AVETE LA POSSIBILITA' DI OTTENERE IL RIMBORSO DELLA DEFISCALIZZAZIONE AL 10% DEGLI STRAORDINARI E PRODUTTIVITA’ DEGLI ANNI 2008,2009,2010.

DOVETE FARE UN NUOVO 730 INTEGRATIVO 2011.

PRESENTATEVI AL CAF CON:
IL NUOVO CUD 2011, IL VECCHIO CUD 2011 E GLI ULTIMI 3 MOD 730 DELL' ANNO 2011(REDDITI 2010), 2010(REDDITI 2009), 2009( REDDITI 2008).

CHI NON AVESSE FATTO IL 730 IN UNO DI QUESTI ANNI, PORTI IL RELATIVO CUD.

IL SERVIZIO C.A.F.EFFETTUA IL RECUPERO DEI REDDITI PER LA DEFISCALIZZAZIONE, ANCHE PER IL LAVORATORE CHE HA FATTO PRECEDENTEMENTE IL MOD.730 2011 ALTROVE.
IN QUESTO CASO NEI MOD.730 SUDDETTI CI DEVE ESSERE LO STESSO SOSTITUTO D’IMPOSTA ,OVVERO BISOGNA AVERE AVUTO LO STESSO DATORE DI LAVORO NEGLI ANNI PRESI IN CONSIDERAZIONE.

******* ATTENZIONE *******

BISOGNA RIFARE IL NUOVO 730 ENTRO SETTEMBRE 2011

IL CAF DELLA CUB E' DISPONIBILE PER TUTTI IN:
VIALE  LOMBARDIA 20 MILANO MM2 PIOLA  DALLE 9,30 ALLE 13.00 E DALLE 14,30 ALLE 18.00.
COSTI SERVIZIO : 20 €

logo CUB
CONFEDERAZIONE CUB/INFO TEATROALLASCALA

Fisco: Cud, come recuperare la detassazione degli straordinari

Alcuni lavoratori dipendenti, in questi giorni( in Scala grazie alle diverse pressioni fatte al datore di lavoro da parte della Cub e da " altri sindacati") hanno ricevuto un nuovo Cud (Certificazione Unica dei Redditi), che riporta tutti i redditi percepiti nel corso del 2010. Un suo esame attento, da parte dei diretti interessati, può consentire di recuperare dei soldi. Ciò è possibile grazie alla risoluzione n. 83/2010 dell'Agenzia delle Entrate, la quale ha ritenuto applicabile, anche retroattivamente, la detassazione degli straordinari e del lavoro notturno, per tutto il triennio che va dal 2008 al 2010.

Il beneficio deriva dal fatto che la legge Finanziaria 2010 aveva prorogato, per il 2009 e il 2010, l’applicazione della tassazione agevolata al 10 per cento, già prevista per il 2008, alle somme erogate "in relazione ad incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa ed altri elementi di competitività e redditività legati all'andamento economico dell'impresa". Lo speciale regime di tassazione è applicabile sia agli straordinari, sia al lavoro notturno, purché entrambi siano motivati da un incremento di produttività. Come riscontro a riguardo, è sufficiente una dichiarazione dell’impresa. La detassazione era stata sospesa dai sostituti d'imposta (le aziende), perché era ritenuta non più concedibile, prima dell'interpretazione fornita dall'Agenzia delle Entrate.

Per i redditi del 2010, è la stessa azienda, a dover applicare l'aliquota agevolata del 10 per cento, mentre, per il 2008 e il 2009, deve provvedere il lavoratore, utilizzando le informazioni che l'azienda stessa indica nel Cud, alla sezione "somme erogate per l'incremento della produttività del lavoro" (casella 93 del Cud). Analizzando le buste paga dal secondo semestre del 2088 in poi, si deve accertare la presenza di eventuali compensi ai quali è applicabile il 10 per cento di tassazione, al posto della tassazione ordinaria (con aliquota in base allo scaglione di reddito) e delle addizionali regionali e comunali dell'irpef. Ma bisogna considerare anche i limiti d'applicazione. Per il 2008, l'importo massimo detassabile era di 3.000 euro, mentre, per gli anni successivi, il tetto massimo è 6.000 euro. E c'è pure un limite legato al reddito. Per il 2008 era di 30.000 euro l'anno, e per i due anni seguenti di 35.000.

Per ottenere il riconoscimento del credito, è necessario riportare i dati nel modello 730. L'agevolazione è riservata ai lavoratori dipendenti del settore privato, titolari di contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato.

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49 Comments »

  1. Una domanda: come avete fatto in Scala per ottenere un modello CUD bis? Esiste qualche normativa al riguardo che imponga alle aziende la correzione delle omissioni sul CUD consegnato a marzo?
    Vi sarei grato di una risposta, anche in mp, in quanto sto portando avanti questo discorso al Teatro Carlo Felice da sei mesi a questa parte senza aver avuto alcun riscontro da parte della direzione e con grave danno per molti lavoratori.
    Vi ringrazio anticipatamente.

    Commento di seestrasse — 15 Settembre 2011 @ 14:09

  2. 1-Come recita l'articolo, i requisiti sono che l'azienza si trovi in una situazione di : " relazione ad incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa ed altri elementi di competitività e redditività legati all'andamento economico dell'impresa".

    2-Dopo l'uscita della circolare congiunta n. 3/E del 14/02/2011 dell'Agenzia delle Entrate, Confindustria e le OO.SS. in data 08/03/2011 hanno siglato l'accordo nazionale che ha definito un modello di accordo quadro decentrato, utile per stipulare gli accordi territoriali.

    3-quello stipulato a livello nazionale è solo l'accordo quadro che prevede un format di accordo territoriale. Occorre, però, che venga effettivamente stipulato l'accordo territoriale. Solo le somme erogate in attuazione di quell'accordo territoriale saranno detassabili.

    unlavoratore

    Commento di anonimo — 16 Settembre 2011 @ 00:40

  3. Gentile lavoratore, ti sono grato della sollecita risposta.

    Pertanto a Genova, ad esempio, dove Cgil Cisl e Uil, che mi risulti, non hanno siglato alcun accordo territoriale, conformemente all'accordo quadro nazionale del 8/3/2011, i lavoratori non hanno la possibilità di vedersi detassati tutti gli istituti a titolo di aumento della produttività previsti dall'accordo integrativo?
    Sarebbe un altro splendido risultato, dopo averci drammaticamente impoveriti con i contratti di solidarietà. Spero di avere interpretato male i contenuti dei riferimenti normativi postati, approfondirò in sede legale.
    Grazie

    Commento di seestrasse — 16 Settembre 2011 @ 07:40

  4. 17/09/11

    REPUBBLICA MILANO

    A RISCHIO I FONDI IN PIÙ PER LA SCALA PROMESSI IN EXTREMIS DALLA MORATTI

    Il teatro aspetta tre milioni di euro. L'assessore al Bilancio: "Quell'obbligo l'ha preso lei" A rischio i fondi in più per la Scala promessi in extremis dalla Moratti.

    LANNUNCIO arrivò in piena campagna elettorale, tempo di promesse per eccellenza. È allora che Letizia Moratti comunicò trionfante la decisione di aggiungere ai sei milioni che il Comune avrebbe dovuto versare alla Scala per il 2011 un finanziamento di altri tre milioni. Che fine hanno fatto i soldi? Quella promessa non si è mai trasformata in una cifra appostata in nessuna variazione di bilancio, in nessun atto ufficiale della precedente giunta. Il tempo, d'altronde, non lo ha consentito. Letizia Moratti ha perso di Ii a poco le elezioni e, adesso, la nuova amministrazione è alle prese più che con integrazioni di contributi con pesanti tagli e difficoltà anche a gestire persino la spesa ordinaria. Sembra un altro mondo soprattutto per le martoriate casse pubbliche. Per questo, l'annuncio elettorale dell'ex sindaco sta creando grande inbarazzo in Comune.. «Sono felice chela signora Morattiabbia deciso di dare un contributo alla Scala», è la battuta amara dell'assessore al Bilancio Bruno Tabacci. Come dire: se può, li paghi lei. «Sono obblighi che ha preso Letizia Moratti e, comunque, non ne abbiamo trovato traccia in bilancio. Anche se ci fosse stata, siamo alle prese con l'impiccagione a cui ci ha costretto proprio lei». Non ci sono soldi, a Palazzo Marino. E sarà un'impresa, adesso, con le manovre del governo che mettono a rischio i servizi, onorare impegni presi dall'ex sindaco. A inizio giugno, fu il sovrintendente Stephane Lissner a ricordare quei tre milioni aggiuntivi, proprio nel giorno in cui la Scala festeggiava l'ingresso di Tod's nella Fondazione. Il socio numero nove, un altro mecenate che darà respiro alle stagioni del teatro. Non sono periodi facili per nessuno, tanto meno per i conti del mondo della cultura falcidiati da Roma. «Vorrei anche ringraziare il sindaco Letizia Moratti per il lavoro che ha fatto con noie per la decisione di aumentare di 3 milioni i fondi del 2011, tanto da consentirci di avvicinarci al pareggio di bilancio», disse il sovrintendente. Lissner, ieri, ha incontrato Giuliano Pisapia che, come sindaco è anche il nuovo presidente della Fondazione. Una riunione in cui sono stati affrontati numerosi argomenti, anche perché è avvenuta alla vigilia del consiglio di amministrazione scaligero che si svolgerà lunedì. Ma, sul tavolo, è inevitabile che sia finita anche la situazione economica del teatro. E il suo bilancio. Certo è che quell'impegno, preso da altri e in altri tempi, spiazza Palazzo Marino. Una "sorpresa" che arriva quando tutti gli assessori sono chiamati a sforbiciare ulteriormente i loro budget. «Se Lissner ha ringraziato la signora Moratti…», taglia corto il guardiano dei conti Tabacci. SOVRINTENDENTE Stéphane Lissner, sovrintendente della Scala, ha incontrato il sindaco Giuliano Pisapia ***

    Commento di anonimo — 17 Settembre 2011 @ 10:14

  5. Tranquilli ragazzi..vi mancano 3 milioni? Ci pensa la CISL…Contratti di Solidarietà per tutti! 

    Commento di anonimo — 18 Settembre 2011 @ 08:47

  6. 20/09/11

    CORRIERE DELLA SERA MILANO

    ROSSO DI 7 MILIONI PER LA SCALA – SCALA, MANCANO I FONDI DI COMUNE E PROVINCIA

    Rosso di 7 milioni per la Scala.
    Conti in rosso alla Scala. All'appello mancano 7 milioni di curo. Quelli che dovevano essere versati da Comune e Provincia: «La Moratti — dice Pisapia alla sua prima da presidente della Fondazione — si era impegnata a un extra di 3 milioni. Purtroppo a bilancio questo non risulta». E lancia un appello alla città: «Cittadini date un sostegno alla Scala». Appello alla città del sindaco: contribuite per salvare il teatro Scala, mancano i fondi di Comune e Provincia Pisapia: la Morali aveva garantito ma senza lasciare soldi.
    La Cisl «Queste notizie non sono rassicuranti, anche se ormai ci siamo abituati. Vedremo cosa fare» I conti in rosso di Comune e Provincia inguaiano anche la Scala. Ieri, primo consiglio di amministrazione con l'esordio di Giuliano Pisapia, presidente della Fondazione del Piermarini: nel bilancio del 2011 mancano all'appello circa 7 milioni (su 108) che devono essere recuperati trovando nuovi soci e tagliando i costi. «Quello che abbiamo scoperto ancora una volta – ha spiegato Pisapia – è che il sindaco Moratti si era impegnata a un contributo extra di 3 milioni di euro. Purtroppo a bilancio questo non risulta». Difficile quindi che siano confermati, anche se per avere un'idea più precisa Pisapia ha chiesto di aspettare dopo il 3o settembre, quando dovrà essere approvata la delibera di salvaguardia di bilancio. A quel punto, continua Pisapia, «faremo di tutto per dare un segnale forte dell'importanza che diamo alla Scala come luogo di cultura e di eccellenza della lirica a livello internazionale». Il sindaco aggiunge: «Faccio un appello alla città, al privato, a chi può, affinché dia un sostegno alla Scala. Sarebbe bello che i cittadini contribuissero». Anche Palazzo Isimbardi non è messo bene. Il presidente della Provincia, Guido Podestà, ieri ha parlato di problemi di liquidità. In pratica, ha legato il versamento della quota di 2,9 milioni di Palazzo Isimbardi alla vendita di un edificio in corso di Porta Vittoria di fronte al Tribunale. Sulla cessione del palazzo (stima: 55 milioni), sono già stati fatti due bandi andati deserti. E ora c'è l'interesse di un privato (si parla del principe Borromeo). «Stiamo verificando — ha spiegato il presidente — se l'interesse dichiarato sia traducibile in un valore "congruo" per l'Agenzia delle Entrate e il Consiglio provinciale». Ai fondi mancanti, in più, vanno aggiunti 1,3 milioni di euro che ancora dovevano essere coperti con sponsorizzazioni o anticipi. Risultato: un Teatro La Scala «soffre» per mancanza di fondi. Nel bilancio deI 2011 mancano all'appello circa 7 milioni su 108 buco da 7,2 milioni di euro. Difficile pensare che il teatro riesca a recuperare una cifra simile solo con i nuovi soci. Da qui l'indicazione in cda a ridurre i costi. Sarà dura: la prospettiva per il 2012 è pesante, gli enti locali hanno sempre meno soldi, così come i privati oberati dalle richieste di aiuto. Come socio fondatore, si sa già che alla Scala entrerà dal primo gennaio Tod's e nella riunione del cda si è rivisto Paolo Scaroni, amministratore delegato del-l'Eni, uscito dal Piermarini a fianco del sindaco. Resta l'ansia per un futuro troppo incerto. «Le istituzioni devono fare fino in fondo la loro parte – attacca Giancarlo Albori, segretario della Cgil – Investire significa progettare il futuro e la cultura è un settore fondamentale, soprattutto in vista di Expo». Silvio Bel-leni, segretario della Fistel Ci-sl, aggiunge: «Queste notizie non sono rassicuranti, anche se ormai ci siamo abituati. Vedremo cosa fare».

    Commento di anonimo — 20 Settembre 2011 @ 18:36

  7. hai ragione # 5.

    se le dichiarazioni della Cisl fatte al corriere (vedi articolo precedente) sono: "vedremo cosa fare", "siamo abituati", la cosa è preoccupante, non vorrei che sti qua facciano come a genova di proporrere contratti "strani " o altro.
    stiano attenti quelli della Cisl,  hanno gia fatto parecchi danni a tutti i lavoratori italiani! !

    Commento di anonimo — 20 Settembre 2011 @ 18:48

  8. 20/09/11

    REPUBBLICA MILANO

    INTERVISTA A CARLO FONTANA – "GOVERNO ED ENTI LOCALI LATITANO MA IL PRIVATO NON PUÒ BASTARE"

    SALA RODOLFO

    5

    L 'ex sovrintendente Carlo Fontana: la crisi sta crescendo per i tagli alla cultura fatti a Roma "Governo ed enti locali latitano ma il privato non può bastare" L' EX sovrintendente Carlo Fontana, poi senatore dell'Ulivo, ha una sua idea, sui guai della Scala: «L'ingresso dei privati è stato sbandierato a destra e a manca, e certo è un fatto positivo che da loro siano arrivati fmanziamenti importanti; però in questo modo gli enti locali, che per statuto hanno la dignità di soci fondatori, si sono sentiti un po' — come dire? — disimpegnati». Succedeva anche ai suoi tempi? «No, è stato un crescendo. E molto dipende dai tagli alla cultura introdotti da questo governo. In questa situazione i privati in qualche modo suppliscono al venir meno dei fondi pubblici. Quando nel 1997 si fece la Fondazione, si stabilì il principio per cui i contributi della Regione e del Comune dovevano essere fondanti, e quelli Cu SPONSOR Carlo Fontana ha guidato la Scala dal 1990 al 2005 «Con l'arrivo dei privati gli enti pubblici si sono sentiti disimpegnati» privati aggiuntivi». Solo questione di soldi? «Anche questione politica, direi. Nella Fondazione doveva esserci un equilibrio tra pubblico e privato sotto il profilo economico, ma quella era una santa alleanza a fini pubblici». Veniamo al presente: Palazzo Marino non può mantenere l'impegno preso dalla Moratti. «Una cosa molto grave. Quell'impegno per tre milioni aggiuntivi era stato preso pubblicamente, ma non è stato formalizzato con una delibera. Io questo lo avrei di sicuro preteso. Anche perché quei tre milioni servivano a pareggiare il bilancio dell'ente. Si tratta della solita politica degli annunci, con qualche evidente valenzaelettoralistica». Poi c'è la Provincia… «Che all'inizio non era socio fondatore, lo è diventata con la giunta Penati. Qui non si tratta di I verticA 44%-iii teatro Podestà non dà i finanziamenti dovuti Ma per mantenere un ruolo pubblico bisogna coltivare i rapporti con i soci Il contributo fantasma È molto grave che l'impegno preso dall'ex giunta non sia stato deliberato È la solita politica degli annunci im contributo straordinario, come nel caso dei tre milioni fantasma del Comune, ma di un versamento dovuto per Statuto». I soldi non ci sono… «Ma gli impegni si rispettano, al massimo si può negoziare». È una critica all'attuale gestione della Scala? «No, mi limitoaosservarechese vuoi mantenere un ruolo pubblico alla Scala devi coltivare i rapporti con i soci degli enti locali. Ai tempi della prima giunta Albertini il Comune era in debito con la Scala per quasi venti miliardi di lire. Io ero sovrintendente e con l'aiuto determinante degli allora assessori Casero e Carrubba riuscimmo a sanare la situazione. E soprattutto a stabilire un rapporto fisso tra Scala e Palazzo Marino, da cui arrivarono contributi anche per le spese di manutenzione ordinaria». Tutto questo per dire? «Che i rapporti non sono più quelli, devi aspettare il cda per sapere che il signor Podestà non dà più i finanziamenti dovuti». Non è che qualche colpa ce l'ha pure Bruno Ermolli, vicepresidente della Scala? «Ha giocato un ruolo sicuramente positivo nel recupero di finanziamenti privati, e lo ha fatto sfruttando la sua vicinanza a Ber-lusconi». Però? «ll contraltare è che in questa situazione di crisi adesso i soci pubblici si sono fatti un'idea un po' strana, nella convinzione che tanto a mettere mano al portafoglio ci sono i privati. E questo non va bene». ***

    Commento di anonimo — 20 Settembre 2011 @ 19:37

  9. 22/09/11

    REPUBBLICA MILANO

    COSÌ LA SCALA POTRÀ GUARDARE AL FUTURO CON SERENITÀ – QUALCHE IDEA PER CHIUDERE I BUCHI NEI CONTI DELLA SCALA

    La lettera Così la Scala potrà guardare al futuro con serenità
    Qualche idea per chiudere i buchi nei conti della Scala FIORENZO TAGLIABUE

    CARO direttore, l'articolo di Angelo Foletto sul bilancio della Scala offre lo spunto per allargare il discorso ed approfondire la riflessione sulla situazione di questo ente così caro ai milanesi e agli italiani. A oggi la copertura dei costi è garantita all'incirca per un terzo dalla vendita dei biglietti, per un terzo dai contributi pubblici, e l'ultimo terzo dai privati. Si tratta di un equilibrio virtuoso che non sarà facile mantenere, a fronte di una stretta finanziaria che rende sempre più difficile per gli enti pubblici garantire la medesima entità del loro contributo. La vera erosione si è registrata negli ultimi anni nell'apporto dello Stato e non è pensabile che in futuro questa tendenza possa essere invertita. A tale erosione ha sopperito una migliore contribuzione del privato, ma in un contesto economico così critico, possiamo immaginare di fare sempre e solo leva su questo? Anche per questo il problema come viene posto, e cioè se debba dare più il pubblico o il privato, è corretto ma parziale. Dacittadinoeda imprenditore, credo che prima di chiedere soldi a qualcuno occorra domandarci se stiamo facendo tutto il possibile, sul fronte dei costi e dei ricavi, per dare solidità ed efficienza a quel complesso sistema che si chiama Scala. SU QUELLO dei ricavi, penso che potrebbe essere utile esplorare nuove strade, ad esempio, per verificare se e come siano incrementabili i diritti degli spettacoli, non solo tv ma anche Interne t. La Berliner Filarmoniker – grazie a uno sponsor-ha realizzato la Digital Con-cert Hall, una piattaforma web attraverso la quale si possono seguire concerti live o in differita a un prezzo molto popolare. Perché non provarci anche noi? Analogamente si potrebbero immaginare dei progetti di fund raisingmirati al pubblico degli appassionati di tutto il mondo, stante che la Scala è un «brand» mondiale. Sul fronte dei costi, in questi anni sono stati fatti alcuni passi per evitare gli sprechi ma probabilmente si può fare di più. O quantomeno sarebbe giusto chiedersi se e come è possibile mantenere il livello qualitativo della Scala spendendo meno. Nel cda di lunedl un autorevole consigliere ha rilanciato l'idea di un piano triennale che tenga insieme tutti i fattori: ricavi attuali (pubblici, privati e da biglietteria), nuovi ricavi, spending review. È un modo concreto e serio per un intervento che sia incisivo e che sappia affrontare anche quegli aspetti fino a oggi considerati tabù. Se la Scala vuole guardare al futuro con ma :4: iore serenità deve cogliere questa occasione per un riesame approfondito e per definire anche un nuovo modello di gestione adeguato ai tempi. Nella consapevolezza che una Scala più efficiente sarà più credibile anche agli occhi dei sostenitori privati e deiprogetti di responsabilità sociale delle imprese. E un dovere nei loro confronti e anche di tante istituzioni culturali di Milano e della Lombardia che stanno stringendo la cinghia e non possono contare sulla stessa forza del marchio Scala. (" Consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala) ***

    Commento di anonimo — 22 Settembre 2011 @ 12:29

  10. Vertice per il Maggio Le mosse dei sindacati -Teatro

    Si è tenuto ieri mattina il previsto incontro fra i vertici del Maggio Musicale Fiorentino e le rappresentanze dei lavoratori del Teatro. «Un incontro — racconta Paolo Aglietti della Cgil, confermando quanto dichiarato dalla sovrintendente Francesca Colombo — svoltosi in un clima collaborativo: abbiamo illustrato il documento che noi, sigle sindacali, unitariamente abbiamo inviato agli enti locali, nell'auspicio che la dirigenza del teatro lo apprezzi e ritiri atti unilaterali come la sospensione del salario integrativo. Ma se il piano sul 2012-2014 si muoverà all'interno di una logica condivisa, siamo disponibili a valutare anche interventi sul 2011. Sarebbe opportuna una convocazione da parte di Comune, Provincia, Regione. Abbiamo chiesto alcuni impegni sui prossimi anni, a iniziare dal consolidamento del debito». Senza il loro coinvolgimento è infatti improponibile un piano di esodi incentivati. Sulla stessa lunghezza d'onda Marco Salvatori della Fials, sindacato maggioritario in orchestra, che però insiste sulla necessità di interventi strutturali. «Tutta la nostra disponibilità a rivedere il contratto integrativo, vogliamo però garanzie sulla programmazione artistica, con un aumento del 40% della produzione, come aveva promesso la sovrintendente. Soprattutto vogliamo un piano industriale serio, che porti interventi strutturali». Interventi da ponderare, quindi, per evitare gli errori degli anni del commissariamento, quando furono pre-pensionate figure indispensabili. (Valeria Ronzani)

    Commento di anonimo — 24 Settembre 2011 @ 02:11

  11. Domanda:

     

    Ma se, come si sente dire nei corridoi di palazzo, poco prima che cada il Governo entro Giugno 2012 chiuderà 5 Fondazioni. La Scala come farà a mantenere la sua "eccellenza"? Eccelente rispetto a cosa? Al nulla? Perchè di certo le altre Fondazioni che rimarranno in piedi non staranno li a guardare , a quel punto, chiusi 5 teatri  ci saranno fondi per tutti e allora addio eccelenze! 

    Commento di anonimo — 24 Settembre 2011 @ 17:36

  12. Fino a prova contraria i contratti di solidarietà a Genova li ha proposti e imposti la CGIL che invece alla Scala sta facendo implodere il sistema con le solite cause invece di fare contrattazione.

    Commento di anonimo — 25 Settembre 2011 @ 06:08

  13. Magari  lo chiudessero una volta per tutte il Carlo Felice. Così la smettono di scrivere i genovesi fascisti. La CGIL qua, la CGIL la…ma dove  eravate il 6 settembre tutti voi? La CGIL era in Piazza in tutta Italia . Lo sapete o no che è passato l'articolo 8? Lo sapete che da oggi possono licenziare chiunque grazie al  GOVERNO  che VOI avete votato? Ma dove cazzo vivete?Altro che Contratti di Solidarietà, CGIL e puttanate del vostro Sindaco corrotto. SVEGLIA    IDIOTI!!!

     

     La CGIL IMPONE gli ammortizzatori sociali Genova ? E poi pero'  chi li ha votati? Ma chi volete che ci creda a queste puttanate? Finitela e andate una volta per tutte A LAVORARE . Il vostro teatro con o senza i CDS ha sempre prodotto pochissimo. La Scala fa 300 spettacoli l'anno. Quindi prima di parlare  , cari pezzenti , sciacquatevi bene la bocca. Continuate pure  a difendere il Governo tanto è FINITA  l'Italia è in malora e  presto vi prederemo tutti a pedate nel culo,finalmente! 

    Commento di anonimo — 25 Settembre 2011 @ 08:42

  14. n° 13

    la cgil ha fatto lo sciopero il 6 settembre e firmato pochi giorni dopo l'accordo del 28 giugno con confindustria, insieme a cisl e uil. Da oggi non basterà più nemmeno la pasta di Fissan.
    Quanto ai tuoi auspici sui colleghi di Genova, posso solo commentare che se si usassero di più i contraccettivi anzichè praticare il coitus interruptus, si eviterebbe di mettere al mondo certe menti "illuminate".

    Commento di anonimo — 25 Settembre 2011 @ 13:34

  15. @14

    La CGIL ha presentato ricorso contro l'art. 8 . Informati. 

    La ratifica di pochi giorni fa sulla  firma dell'accordo interconfederale del 28 Giugno  serve a proteggere le aziende dagli accordi separati. Non c'entra niente con la possibilità di licenziare anche "senza giusta causa" su cui nonostante l'impegno a non applicare la norma da parte di tutte le le sigle sindacali confederali , di fatto norma è. C'è solo da sperare nel ricorso. 

    Commento di anonimo — 25 Settembre 2011 @ 14:14

  16. egregio # 15

    l'accordo del 28 giugno serve a salvare le aziende. Punto.
    A salvare i lavoratori non ci pensa più nessuno, di certo non voi, nuova stampella della marcegaglia. Forse rimane la Fiom, anche se quell'accordo serve proprio per metterli nell'angolo, loro e quei pochi che ancora mettono i diritti dei lavoratori davanti agli interessi dei padroni.
    Tutto il resto, parafrasando Mou, è prosituzione mediatica.
    Poi, chi vuole può anche lasciarsi prendere per il culo, tu non preoccuparti, continua a bere alla tua fonte di Verità.

    Commento di anonimo — 25 Settembre 2011 @ 18:48

  17. solo una capra ignorante può dire bestialità come quelle sparate dal numero 13.
    A Genova si viene per prendere lezioni di antifascismo, non a darne. Unica città rossa dalla Resistenza ad oggi, non come i tuoi camerati bauscia uniti a fazzoletto verde paralitico e al trota.
    E quelli contrari ai cds sono tutti molto più di sinistra di te, ma senza il paraocchi per non vedere che a mettercelo nel culo è stato non solo il Governo, ma anche tua sorella la cgil e un sindaco del PD come marta vincenzi. E nessuno qui a Genova si esprime come te, stanne certo, ed anzi si vergognerebbero di avere tra i compagni degli indegni volgari come te.
    E tornatene nella tua nebbia, compresa quella che hai nel vuoto della scatola cranica.

    Commento di anonimo — 25 Settembre 2011 @ 19:36

  18. @16

    Su internet trovi benissimo la stesura dell'accordo del 28 Giugno. La CGIL il 6 Settembre  ha fatto sciopero assieme alla Fiom e in alcune città assieme ai Comitati di Base e tutte quelle altre sigle sindacali ,che a livello nazionale ,coscienti del fatto che il posto di lavoro non sarà piu' garantito,  sono scese in piazza. Scrivo questo per amore della verità e non certo per difendere la CGIL o qualsiasi altra sigla sindacale.

    Gentile Cub :

    Leggo questo blog da anni e devo dire che in quest'ultimo periodo si leggono fin troppe stupidaggini il piu' delle volte scritte da persone che sembrano vivere su un altro pianeta. Non mi riferisco certo a voi,  amici della  CUB Scala , che siete ben preparati e aperti verso le problematiche sia del Vs. teatro che del  territorio. Sinceramente, pero' alcuni degli interventi, sopratutto quelli che riguardano il Carlo Felice sono noiosi e spesso oltre a dare adito a fraintendimenti sono scritti da persone che non ne conoscono  i fatti ,  le problematiche contrattuali ,  le posizioni dei sindacati ,  ne tanto meno  partecipano costruttivamente ad un dibattito che per i seri motivi che tutti  noi conosciamo dovrebbe essere esteso a livello nazionale. Le vicende personali e provincialissime  del loro teatro farebbero meglio a risolverle tra di loro, anzichè venire qua a tediarci con informazioni sbagliate e polemiche senza senso a cui non importa nulla a nessuno. 

    Se volete continuare ad ospitare post deprimenti scritti da incompetenti, fare pure, sappiate che state seriamente facendo cadere la qualità di questo blog. 

    Auguro a tutti i lavoratori del teatro alla Scala il superamento di queste ultime difficoltà e un grosso in bocca al lupo per la futura stagione.

    Un loggionista "amico" . 
     

    Commento di anonimo — 25 Settembre 2011 @ 22:32

  19. Mi piacciono queste manifestazioni organizzate; sembrano le gite che si facevano agli Scout.
    Quel giorno ci si vede in un tale punto, poi si fa tale percorso, ci si sente tutti bene perché si condividono ideali e principi che ci portano a fare un percorso comune, si mangia insieme, si discute insieme tutti con la propria idea ma in fondo tutti d'accordo, poi la sera si torna a casa, e dopo la parentesi illusoria della gita fuori porta si torna al solito quotidiano tram tram.

    Cos'è successo di eclatante dopo il 6 settembre? Il mondo ha smesso di girare? Il governo è caduto? Brunetta è fuori dalle scatole? Tremonti ha smesso i suoi vaneggiamenti economici? Berlusca ci ha lasciato? E' tutto esattamente come prima.
    Queste manifestazioni di piazza sono vecchie, obsolete, non ottengono più l'impatto del passato, perché non sono la vera risposta che i lavoratori chiedono non solo alla controparte ma a chi li rappresenta. sino a quando non si tornerà alle vecchie cattivissime ma efficacissime manifestazioni anni sessanta/settanta i padroni continueranno a fare quello che vogliono!!!

    Non vedete come la Cgil sia culo e camicia con chi dovrebbe controbattere e combattere? adesso stanno recitando la sceneggiata perché all'interno del PD (soprattutto dopo Penati) c'è un po' di maretta e non si sa più bene quale corrente seguire, ma con un pD veramente forte e coeso, la Cgil se nestarebbe bella prona e zitta a guardare andare in fumo contratti nazionali e aziendali.

    Firmare un contratto schifoso per i lavoratori come quello del 28 giugno, e poi fare la manfrina dell'azione legale contro l'articolo 8, cos'è se non una vomitevole sceneggiata, un lugubre teatrino postribolante indegno persino di qualsiasi governo della prima repubblica.

    Un tecnico veneziano con quattro figli da crescere.

    Commento di anonimo — 26 Settembre 2011 @ 19:41

  20. Come sempre disinformati, ignoranti e presuntuosi. Attaccatevici al "tram-tram" (gnurant'!!) anzi, a Venezia, al vaporetto. Possibile che in questo settore la gente continua a vivere con la testa nelle nuvole?
    Artisti……creativi……..sognatori…….ma mi facci il piacere!!

    Commento di anonimo — 26 Settembre 2011 @ 20:01

  21. Di Vittorio veniva dalla terra, era un ignorante, ma con i suoi sogni e la sua voglia di lottare, ha contrastato i padroni e dato vita alla grande (allora!) Cgil che molto ha fatto in passato per tutti i lavoratori!!!

    Meglio ignoranti che venduti…

    Commento di anonimo — 26 Settembre 2011 @ 20:19

  22. n° 19

    standing ovation, ma per chi ha paraocchi non cambia niente, come dimostra il milanese in salsa berlusca del n° 20; tra l'altro i nostri mali di oggi partono tutti da milano: e questi parlano ancora.

    Commento di anonimo — 27 Settembre 2011 @ 07:11

  23. Cari caproni;
    Non è mia intenzione difendere nessun sindacato a partire dalla CGIL e giù a scendere sino alla piu' piccola insignificante a destabilizzante sigla presente sul territorio nazionale. 

    Intanto quello del 28 Giugno non è un "Contratto" ma è un "Accordo". Qua trovate e scaricate  il TESTO ORIGINALE (attenti ad andare sui siti delle associazioni sindacali perchè spesso è trascritto male..esempio  sul sito CISL che UIL ) :

    http://www.pietroichino.it/wp-content/uploads/2011/06/accordo_rappresentanza.pdf

    Ecco, questo è l'accordo. 

    Siccome continuo a leggere un sacco di puttanate. Tipo quella che che dice : la CGIL ha firmato dei "contratti"  e poi fa azione legale contro l'art. 8.

    Ecco cari analfabeti:

    -Un conto è l'art. 8 che parla di Accordi Sindacali Unitari che non riguardano solo la Triade ma tutte quante le Rappresentanze Aziendali (RSA).

    -L'altro è l'art. 18 CHE RIGUARDA LA POSSIBILITA' PER UN DATORE DI LAVORO A POTER EFFETTUARE LICENZIAMENTI SENZA GIUSTA CAUSA  IN AZIENDE CON DIPENDENTI INFERIORI A 20 UNITA'..che dopo la manovra economica di ferragosto verrà applicato a tutte le aziende, non importa piu' il numero dei dipendenti.

    CONTRO QUESTA NORMA, APPROVATA DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI , LA CGIL, LA FIOM E I COMITATI DI BASE  HANNO PRESENTATO RICORSO. Che cazzo c'entrano l'art 8 e gli accordi del 28 Giugno? MA DI CHE CAZZO PARLATE??? 

    Invece di venire a LATRARE su questo blog tutto il giorno, perchè non vi informate? 

    Qua c'è un ottimo articolo, tratto dal SOLE 24 ORE che spiega l'accordo interconfederale è scritto dal Prof, Battista : 

    http://www.professioni-imprese24.ilsole24ore.com/professioni24/lavoro/news/accordo_28_giugno_2011_Battista_MGL_8_9_2011.html

    Ecco cari caproni ,leggete imparate e moltilicatevi. Evitate d'ora in poi le manfrine su Di Vittorio che era ignorante , al mondo di oggi l'ignoranza e la disinformazione non sono  piu'  alla portata , per questo ci cambiano le leggi ogni giorno. 

    "Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, ma neppure una volta sola"…riflettete su questa grande massima, se la capite. 

    Commento di anonimo — 27 Settembre 2011 @ 09:13

  24. N° 23, sei veramente fantasico, persino nelle tue citazioni Internet non riesci a celare la tua collocazione sociale.

    Mi citi l'Accordo (in questo caso la differenza dal termine Contratto ha la stessa valenza della differenza tra "inculata" e "fregatura") traendolo nientepopodimeno che dal sito dell'illustre Pietro Ichino, che ben si sa cosa pensa dei Sindacati e in generale dei lavoratori e che è vera anima di una certa parte del PD, la parte che rischia di perdere anche le prossime elezioni nonostante un Berlusca morente.

    Dopodiché per spiegare a tutti noi pecore ignorantui cosa mi citi?
    Un bell'articolo dal Sole 24 ore, ossia il giornale di Confindustria: ebbravo genio, certo, scommetto ancor prima di leggerlo che sarà assolutamente equo nella sua valutazione, visto che rappresenta la controparte che si sta fregando le mani dalla goduria per come si è fottuta per bene i lavoratori!!!!

    Tornando all'Accordo (non sbagliamoci nei termini perché qui qualcuno è suscettibile!): ma l'hai letto? L'hai capito? Tu che scrivi profondissime riflessioni e proverbi e motti, hai saputo leggere tra le righe di cosa parla l'accordo? Poi che la Fiom abbia coerentemente protestato non mi stupisce.
    Quello che mi sfugge è come un Einstein come te non riesca a vedere la correlazione tra Accordo (non Contratto, sennò vedi sopra) del 28 giugno, articolo 8 e articolo 18, incoerenza dei comportamenti cgilellini, e poi riesca a formulare (capire?) proverbi fluviali di vario genere…

    Baci da Venezia!!!

    Commento di anonimo — 27 Settembre 2011 @ 16:51

  25. Caro collega veneziano, tiremm innanz, inutile perdere tempo con beceri individui che vivono col paraocchi e pretendono di dare insegnamenti, con arroganza e presunzione. Io lo salto piè pari, quello che gli esce dalla bocca è pari a quello che gli esce dal culo. Il greco antico, quando voglio, so usarlo anche io.

    Commento di anonimo — 27 Settembre 2011 @ 18:15

  26. Semplicemete l' Articolo 8 non riguarda la possibilità di licenziare ma di fare accordi in rispetto ai CCNL e all Statuto dei Lavoratori . Mentre l'articolo 18 riguarda i licenziamenti.
    Ma allora siete proprio ritardati eh? 

    Il 23 ha ragione.

    L'accordo del 28 Giugno 

    Poi chiamare il Prof Battista l'autore dell'articolo sul sole 24 ore  "uomo della Confindustria" ce ne vuole davvero…andateglielo a dire a faccia, si sbellicherà dalle risate. Ma dove cazzo vivete??? 

    Comunque andatevi pure a leggere gli articoli in proposito  su il  Manifesto o su l'Unità e vedrete che tutti salutano in maniera positiva l'accordo del 28 Giugno. "MAI PIU' ACCORDI SEPARATI"  titolava il Manifesto il giorno dopo la stesura. Che ricordo, è stata firmata e ratificata giorni fa. Gli unici "giornali" che hanno dato addosso a questo accordo è stata la classica carta igenica della destra. E' quella che leggete voi al posto del Sole 24 Ore? 

    Allora hanno ragione a dire che nel teatro a Genova ci sono un sacco di fascisti. 

    Non mi pare che ci sia altro da leggere "tra le righe" di quel documento. Potete continuare a scrivere monnezza fino a domani ma la verità è quella che si legge . Ecco perchè il numero 23 ha postato il documento in originale. 

    Certo è vero sui siti dei vostri sindacati la CISL o la UIL il documento viene presentato in ben altra maniera dall'illustre Bonanni. Ma tanto si sa , presto Lui farà la fine che si merita, e voi insieme a lui.

    Continuate pure a scornarvi e cercare dietrologie, come fa il Vostro Governo andato puttane. Io mi ritiro a migliori letture.

    Ciao bestie.  
     
     

    Commento di anonimo — 27 Settembre 2011 @ 22:52

  27. Che diavolo centra adesso Genova e i fascisti con tutti sti discorsi?

    E comunque, visto che proprio hai citato Genova, ricordo che anche lì sono state fatte delle belle porcate, vedi gli attuali Contratti di Solidarietà, che hanno messo la pietra tombale su quel Teatro. Meglio per tutti gli altri, ora la fetta la divideranno in meno Fondazioni Liriche, un grosso dispiacere per chi ci lavora da tanti e pochi anni, ma quella città ha dimostrato di non meritarsi un Teatro.

    Mio nonno mi ha sempre suggerito di giudicare chi scrive in base a dove scriveva e per chi scriveva, ancor prima che dal suo curriculum. E mi fermo qui. Poi che Unità e Manifesto abbiano salutato con accorato calore.. bah, non vedo cosa ci sia da stupirsi. Se ancora non hai capito che al di là della facciata qui son tutti culo e camicia (o meglio camicia, visto che fanno i bulicci col culo degli altri), beh allora caro mio immergiti a capo fitto nelle tue letture e fai finta di non capire come va l'Italia di oggi e perché siamo caduti così in basso.

    Detto questo, almeno su una cosa concordo: piantiamola lì e amen. Tanto, purtroppo, il tempo è il giudice migliore, e tra non molto si scoprirà se il disegno che molti vedono dietro ad articolo 8, 18, accordo (non contratto!) del 28 giugno, e molte cosucce (ci metto anche i Cds di Genova) sono solo illazioni e farneticazioni di un ignorante o qualcosa di più.

    Il paradosso è che spero di avere torto io e che abbia ragione tu!!!!

    Viva Venezia!!! Viva la Fenice!!! Abbasso i fascisti (di qualsiasi colore…)!

    Commento di anonimo — 28 Settembre 2011 @ 07:13

  28. …che a Genova in teatro ci lavorano un sacco di fascisti, è una voce che circola  anni negli altri teatri italiani…si sente dire  anche dai dirigenti che sono stati lì.

    Allora se  il Manifesto non va bene, L'Unità nemmeno, il Sole 24 Ore nemmeno , Repubblica lasciamola stare che è di Di Benedetti…quali giornali non sono schierati coi padroni secondo voi? Libero??? Il Giornale? Il Foglio????

    La copia in originale di un documento non va bene nemmeno quella perchè è stata redatta da un avvocato del PD ? Eggià  Il  vostro caro Avvocato di Regime  Ghedini è ad altre faccende affaccendato (soprattutto in questi giorni) e  credo non sappia neanche cosa sia l'accordo del 28 Giugno. 
    Come del resto non credo valga per   l' elettorato della destra . Ecco perchè voi siete così disinformati e sospettosi. Dai su urlate : Comunisti! Comunisti !!! Come vi incita il vostro grande capo Culo Flaccido!!! 

    Comunque se non vi fidate del documento orginale, ha detto bene il #26, scaricatevelo dai vostri siti amici della CISL o della UIL . Gli stessi cha hanno applicato i CDS.

    Ah dimeticavo, havete davvero rotto i coglioni con sta storia dei CDS . Lo capite o no che a noi degli altri teatri italiani non ce ne importa un cazzo di un teatro come il vostro popolato da una massa di incompetenti per giunta anche di DESTRA?

    Se non vi stanno bene gli accordi, scioperate e occupate il teatro. Altrimenti : Muti e rassegnati!! 

    Fanculo a Venezia e tutti i veneziani  che  hanno eletto Brunetta! 
     

    Un lavoratore precario

    Commento di anonimo — 28 Settembre 2011 @ 08:36

  29. 28/09/11

    SOLE 24 ORE LOMBARDIA

    PODESTÀ: PER LA PROVINCIA LA SCALA NON È PRIORITÀ – "LA SCALA NON È UNA PRIORITÀ". PODESTÀ VERSO L'USCITA DAL CDA
     

    IL DEFICIT DELLA FONDAZIONE
    Podestà: per la Provincia la Scala non è priorità Silvia Sperandio • pagina 12 «
    La Scala non è una priorità» Podestà verso l'uscita dal Cda Palazzo Isimbardi: in cima alla lista strade, scuole e lavoro MILANO 62% Risorse proprie. È la quota che raggiungerà la Scala versi i 3 milioni in più promessi nel 2012 tra contributi privati e vendita di biglietti dalla Moratti ma mai messi abilancio Palazzo Marino. 
    Corsa contro il tempo per salvare i conti della Scala di Milano. Trovare nuovi mecenati, chiedere un ulteriore sforzo agli attuali sostenitori, tagliare i costi sembrano essere, per ora, le strade percorribili per ripianare il rosso da sette milioni di euro a fronte di un bilancio complessivo di 108 milioni. Anche perché la Fondazione Teatro alla Scala di Milano non può permettersi di chiudere in deficit il 2011, pena il mancato rispetto degli accordi sul contratto integrativo dei lavoratori, in tutto 84o nella pianta organica a cui si aggiungono un centinaio di stagionali. Così, mentre sul palco va in scena l'opera seicentesca E Ritorno di Ulisse in patria di Monteverdi (che ha fatto registrare il tutto esaurito), dietro le quinte si cercano febbrilmente le strategie per uscire dall'impasse economico. E che il problema non si limiti al reperimento di nuovi mecenati, appare ormai chiaro. Prima di tutto perché quest'anno – spiegano dalla Scala – l'obiettivo di budget per gli sponsor è stato ampiamente raggiunto e perfmo superato di 400mila euro. E poi perché il tempio della lirica ormai si sostiene abbondantemente con risorse proprie. Infatti oltre i158% del budget deriva da voci come sponsorizzazioni a progetto, quote dei privati fondatori (si veda l'altro articolo in pagina), vendita di biglietti e abbonamenti. Quanto ai contributi pubblici, per ora la percentuale arriva al 42%, ma nel 2012 è destinata a ridursi ulteriormente al 38% per effetto di vari fattori, in primis la contrazione annuale (circa il 20%) ormai costante del Fus, il fondo del ministero dei beni culturali: nel 2011 è pari a28 milioni, circa un quarto delle risorse complessive. E poi c'è il sostegno rispettivamente di Regione (circa 400mila euro), Provincia Comune. Nell'ultimo Cda dell'ente, lo stesso Guido Podestà ha ammesso gravi difficoltà nel versare la tranche di 2,9 milioni che la Provincia di Milano è tenuta a dare come socio fondatore; ed è fortemente a rischio anche il contributo ulteriore di 3 milioni promesso dall'ex sindaco Moratti ma mai messo nero su bianco nel bilancio di Palazzo Marino: la cifra era da mettere a regime dal2ou, in aggiunta ai 6,5 milioni già erogati annualmente dal Comune. Peccato che l'attuale bilancio comunale non consenta, almeno per ora, margini di manovra: il sindaco Pisapia, che per statuto è presidente del Cda della Scala, è categorico («questi tre milioni sono una promessa ma non esiste atto formale») ed esclude elargizioni a breve. Insomma, il Comune conferma il suo contributo annuale ma non potrà versare i 3 milioni aggiuntivi promessi dalla Moratti. Quanto al futuro, vedremo. Del resto, si chiede, perché il Comune dovrebbe sopperire ai costanti tagli dello Stato? E la Provincia? E stato Francesco Penati, nel 2008, a considerare strategica l'entrata nel Cda della Fondazione teatro alla Scala. «Così ci siamo ritrovati con un impegno triennale sottoscritto dal mio predecessore – dichiara Guido Podestà, presidente della Provincia di Milano -: 2,7 milioni da versare nel 2009 e 2,9 milioni da dare, rispettivamente, nel 2010 e nel 2011. Tra l'altro, per il 2009 erano stati pagati solo 5oomila euro». Tornando al 2011, Podestà è molto chiaro: «con l'attuale situazione di bilancio, potremo versare il 2,9 milioni solo se riusciremo a vendere un immobile in Porta Vittoria, che vale circa 55 milioni. Ora c'è una trattativa in corso, vedremo come andrà. Di certo, però, resta il fatto che il Patto di stabilità ci impone di chiudere il bilancio in attivo di circa 31 milioni. Insomma, siamo in difficoltà». E se la Provincia dovesse scegliere tra l'impegno con la Scala e il rispetto dei suoi compiti? «E chiaro che la nostra mission riguarda innanzitutto le strade, le scuole, la formazione professionale e l'avvio al lavoro-sottolinea Podestà-tutto il resto compresa La Scala viene dopo». In ogni caso, aggiunge,«credo proprio che anche quest'anno i privati saranno chiamati a versare di più per far fronte al debito…». Nonè una novità. Anche nella precedente gestione i privati si sono tassati per salvare il pareggio di bilancio. Intanto, dall'ente fanno sapere che l'arrivo di Tod's e della spagnola Telefonica tra i soci fondatori della Scala, a partire da gennaio 2012, è una garanzia, considerando che la quota d'ingresso dovuta è pari a 5,2 milioni per ogni socio a cui si aggiungono altri 2,9 miloni per due anni consecutivi da versare per sedere nel cda. Certo, dicono dalla Scala, se le risorse proprie salgono al 62% bisognerà anche riconsiderare la "funzione pubblica" che la Scala attualmente riveste. Ma questa è un'altra storia. Guido Podestà PRESIDENTE PROVINCIA MILANO Il peso dell'eredità. Siamo in difficoltà anche perché ci siamo ritrovati con un pesa nte impegno triennaledi oltre otto milioni sottoscritto dal mio predecessore Giuliano Pisapia SINDACO DI MILANO Rispetto dei patti. Palazzo Marino continuerà a versare la sua quota, ma per ora non darà contributi aggiuntivi. La Moratti ha promesso dei soldi ma non li ha messia bilancio *** Nel tempio della lirica Il Cda della Scala Presidente: Giuliano Pisapia Vice presidente: Bruno Ermolli Consiglieri : Stéphane lissner Francesco Micheli Corrado Passera Guido Podestà Aldo Poli Massimo Ponzellini Paolo Scaroni Fiorenzo Tagliabue Fonte: Fondazione Teatro alla Scala di Milano ***

    Commento di anonimo — 28 Settembre 2011 @ 15:07

  30. al n° 28 resterai precario tutta la vita oppure andrai a raccogliere le boazze .

    Commento di anonimo — 29 Settembre 2011 @ 07:59

  31. LA CULTURA A GENOVA di Andrea Ranieri. Articolo apparso sul numero di luglio-agosto 2011 della rivista Pane e Acqua

    pubblicata da ANDREA RANIERI il giorno giovedì 15 settembre 2011 alle ore 13.35

     

    Sulla cultura il Governo Berlusconi è stato costretto ad una precipitosa marcia indietro, reintegrando il Fondo per lo spettacolo, e i fondi per la conservazione del patrimonio culturale, dopo i tagli selvaggi contenuti nella Finanziaria.

    La cultura è l’unico settore in cui non sono previsti tagli nella manovra di luglio.

    Questo non risolve certamente i problemi e le criticità del mondo della cultura.

    La spesa per la cultura continua ad oscillare intorno allo 0,20 del bilancio dello Stato; i tagli agli Enti locali mettono a rischio la possibilità di spese per la cultura dei soggetti che in questi anni l’hanno più attivamente sostenuta. Ma è indubbio che si è invertita una deriva che c’era da anni, e che da una Finanziaria all’altra progressivamente riduceva i finanziamenti al fattore che più di ogni altro esprime l’identità del Paese e la sua capacità di stare nel mondo. Un economista aziendale lo definirebbe come il “core business” . Ed è particolarmente significativo che ciò sia avvenuto con un Governo più di ogni altro estraneo al mondo della cultura e alla stessa idea di bene pubblico.

    Questo risultato parziale, che certamente non risolve i problemi di fondo, è stato possibile perché l’autunno del 2010 e la primavera dell’anno in corso sono stati caratterizzati da una grande mobilitazione del mondo della cultura e, questo è il fatto nuovo, dalla iniziativa unitaria dei Comuni, delle Province, delle Regioni italiane, che su questo tema hanno messo in campo vere e proprie iniziative di lotta. Le città sono state al centro di queste iniziative. Perché se un ministro può pensare e dire che la cultura non si mangia, nessun Sindaco di qualunque colore politico può associarsi a questa affermazione. Perché i Sindaci hanno toccato con mano cosa è stata per le loro città durante la crisi industriali, negli anni settanta e ottanta, come attraverso di essa fecero economia e società, e resero visibile le loro città nell’economia mondo, e come sia stata decisiva per riconoscere e interagire con le diversità vecchie e nuove, quelle indotte dalla globalizzazione e quelle derivanti dalla crescita civile e morale del Paese.

    I malati di mente fuori dai manicomi, il carcere come comunità di recupero, la convivenza tra bambini e adulti di tante etnie e di tante religioni, hanno trovato nei musei, nei teatri, nelle biblioteche delle città gli strumenti fondamentali dell’inclusione sociale. E’ per questo che le città sono state in prima fila nel combattere i tagli alla cultura, ed è per questo che su queste lotte si creò una straordinaria unità di tutte le amministrazioni, a prescindere dal loro colore politico. A dimostrazione ulteriore che l’unità e la “centralità” non è un luogo geometrico, frutto della convergenza a tavolino degli schieramenti politici, ma una derivata delle capacità di individuare quali sono i temi centrali per la tenuta e la rinascita del Paese, e su questo produrre idee, proposte, iniziativa politica.

    Quanto sia importante la cultura per il proprio sviluppo sostenibile, Genova lo sa forse più di ogni altra città. Ha vissuto la crisi di un modello basato sulle partecipazioni statali e sulla industria pesante – la siderurgia, le macchine per costruire altre macchine -, e su una portualità in gran parte alimentata da questa funzione, e la crisi di un triangolo industriale, di un Nord ovest, che a questa funzione la bloccava, al servizio dello sviluppo delle grandi industrie che producevano beni di consumo di massa del Piemonte e della Lombardia. La cultura – trainata dall’uso intelligente delle risorse affluite in città per le celebrazioni colombiane del 1992 (a cui risale la riprogettazione del Porto Antico ad opera di Renzo Piano)  per la capitale europea della cultura del 2004, per lo stesso G8. E attraverso la cultura ha cercato di cogliere l’occasione euro mediterranea, dando vita – nel autunno dello scorso anno – a una Biennale del mediterraneo che ha provato, superando l’inerzia delle politiche statali ed europee, a tessere la rete delle città delle due sponde, scommettendo su un Mediterraneo di pace, di dialogo, di democrazia, di sviluppo sostenibile e condiviso. Attraverso la cultura ha provato a ritessere il dialogo con Torino e Milano, proponendo il sapere e la sostenibilità come nuovi fondamenti di un nuovo Nord ovest.

    Di cui Genova è il naturale sbocco sul mare, fisico e culturale, la cerniera fra il Nord dell’Italia e dell’Europa e la sponda sud del Mediterraneo, il posto dove il Mediterraneo, il dialogo fra culture e religioni, è vita vissuta dentro le proprie mura  e da cui è più facile e sensato promuovere lo scambio di idee, di merci, di tecnologie, il cui trasferimento trova spesso un limite nella uni direzionalità del processo – da Nord a Sud – e nella incomprensione degli elementi culturali, umani, religiosi, con cui le tecnologie che si trasferiscono devono confrontarsi.

    E questa priorità informa la stessa riprogettazione della logistica. Il porto d’Africa, il terzo valico, la gronda autostradale, il porto oltre Apennino. Ad una città cerniera deve essere più facile arrivarci e ripartire, per le merci e per le persone, e farlo senza mettere in pericolo la vivibilità e la riconquistata bellezza della città.

    Genova città degli scambi e Genova città sostenibile sono le due facce che è strategico tenere insieme.

    Ma la cultura è la leva che permette di tenere insieme sviluppo turistico – è stato il grande exploit di  Genova in questi anni,  a Pasqua del 2011 la città è stata la quarta meta turistica degli italiani – e la vocazione industriale della città.

    Dopo anni in cui le due cose venivano vissute quasi in termini di aut aut, si è finalmente capito che l’attrattività della città, la sua bellezza, la valorizzazione del suo patrimonio e della sua identità culturale, è elemento decisivo per far convergere su Genova i talenti, le persone, i progetti, per una industria di qualità, in cui può trovare nuovo terreno, lo storico saper fare, con le mani e con la testa, dei lavoratori genovesi. La rinascita del Carlo Felice, l’eccellenza della nostra Fondazione per la cultura, il rilievo nazionale ed internazionale dei nostri Festivals, a partire dal Festival della scienza e del Suq, vanno nella stessa direzione del progetto del Parco Tecnologico degli Erzelli – in cui convivranno nella stessa area imprese tecnologicamente avanzate, Università, CNR – come dello stesso insediamento a Genova dell’Istituto Italiano di Tecnologia, con i suoi 700 giovani ricercatori provenienti da ogni parte del mondo, o dello stesso progetto di Città Digitale.

    La Biennale del Mediterraneo è stato l’esempio concreto di questa convergenza. Hanno concorso ad essa le istituzioni culturali, in prima linea la Fondazione di Palazzo Ducale, con un ciclo di conferenze a cui hanno partecipato intellettuali provenienti da ogni parte del mondo, con la mostra interattiva sul Mediterraneo di Studio Azzurro, con la stessa mostra di Linea d’ombra dedicata alla grande pittura del Mediterraneo;  i soggetti economici e di ricerca della città, con l’Università che ha …

    Commento di anonimo — 29 Settembre 2011 @ 15:32

  32. ….continua…

     

    Il Carlo Felice riaperto nel 1991, è stato uno dei segni più importanti della sua rinascita , e della ritrovata consapevolezza del ruolo decisivo del proprio patrimonio culturale per le politiche di sviluppo. La lirica è un segno riconosciuto nel mondo, dell’identità del Paese, e dell’identità della città. Un segno condiviso dagli abitanti della città stessa,  che va oltre la più larga cerchia degli amanti della lirica e della musica sinfonica. Lo sforzo per la ricostruzione fu enorme, ed è ancora presente nella situazione debitoria del teatro. Così come pesano gestioni disinvolte, che hanno alla base l’autoreferenzialità, la scarsa responsabilità per l’efficacia e l’efficienza delle loro azioni, della cultura dei Sovrintendenti e di larga parte dei lavoratori del teatro. Fatto comune alla maggior parte dei teatri lirici italiani, ma che diventa esplosiva quando deve confrontarsi con una situazione resa permanentemente emergenziale dagli alti livelli di indebitamento connessi alla ricostruzione “tardiva”.

    I progressivi tagli al FUS hanno reso la situazione insostenibile. Dopo due anni di Commissariamento il Comune, nel 2010, ha deciso di intraprendere un percorso di risanamento e di rinnovamento. Con un nuovo Consiglio di Amministrazione in cui sono entrati i privati, con un discreto apporto di capitali, e in cui si è affrontato con determinazione i problemi dei debiti e dei costi, in una prospettiva di risanamento e di rilancio del teatro. Per uscire dall’emergenza siamo stati il primo teatro italiano a far ricorso agli ammortizzatori sociali, sotto forma dei contratti di solidarietà, che prevedono per due anni maestranze che lavorano al 60% del loro tempo, percependo, grazie all’integrazione INPS, l’80% del salario.

    Una misura certo dolorosa, ma assolutamente necessaria per non far fallire il teatro, quando è preclusa la strada di un finanziamento pubblico statale a piè di lista, e la stessa possibilità per il Comune e gli altri Enti pubblici di far fronte con risorse proprie al crescere dell’indebitamento.

    L’accordo è stato votato dalla maggioranza dei lavoratori, con una spaccatura tra sindacati confederali e autonomi. E’ stato un passaggio ineludibile e importante. L’aver superato l’obiezione di una parte consistente delle maestranze artistiche che rifiutavano l’uso di uno strumento che li assimilava agli altri lavoratori, l’aver posto con assoluta trasparenza la questione dei costi, ha segnato l’avvio di un processo di ripensamento dell’organizzazione del lavoro, in grado di aumentare l’efficienza e la produttività. Con ciò superando un luogo comune che sembra affidare al “privato” la questione della produttività, come se fosse possibile solo quando è in gioco il profitto, e non un’esigenza tanto più ineludibile quando si tratta di un bene pubblico, finanziato con soldi pubblici, e avente come fine la crescita del livello di civiltà di una comunità.

    E’ evidente che questo non basterà a salvare il Carlo Felice e la lirica italiana, se non avverranno profondi cambiamenti a livello di sistema Paese – prima di tutto dando certezza sui finanziamenti pubblici – ma è possibile gestire un progetto di risanamento, attrarre investimenti privati, con un FUS annuale, “ballerino” e declinante? – e con nuove regole del lavoro, capaci di tenere insieme la valorizzazione della professionalità e dell’impegno dei lavoratori con una riduzione dei costi.

    Con l’accordo del 2010 si sono create le condizioni  per fare entrare pienamente  il Carlo Felice pienamente nel sistema culturale della città, rompendo la logica autoreferenziale, creando sinergie con le altre istituzioni culturali e con le strategie di promozione della città, ma soprattutto facendo propria la logica di un sistema che ha saputo crescere senza gonfiare i costi, ma parametrando sempre la propria programmazione alle risorse disponibili.

    Perno del sistema è la Fondazione per la cultura di Palazzo Ducale. Il Comune l’ha promossa e ne è il maggior finanziatore, ed esercita verso di essa funzioni di indirizzo e di controllo. Il finanziamento del Comune è integrato da quello delle Fondazioni bancarie, della Camera di Commercio, e da altri privati, alcuni dei quali sono presenti nel Consiglio di Amministrazione. La Fondazione gestisce le iniziative di Palazzo Ducale e coordina le iniziative culturali dell’intero sistema dei musei, in maggioranza comunali. E’ un integratore di risorse e di contenuti. Di risorse perché permette di svolgere iniziative che non sarebbero possibile con le risorse comunali; di contenuti  perché costruisce coerenze e interazioni fra gli eventi straordinari (le grandi mostre, i cicli di conferenze) e l’attività dei musei e delle altre istituzioni culturali della città. Il grande impulso al turismo culturale per le due ultime grandi mostre organizzate dalla Fondazione (quella su De Andrè e quella sulla pittura del Mediterraneo) si è, anche per l’attività di promozione specifica a ciò indirizzata, riverberata sull’insieme del sistema museale genovese, che ha registrato in questi due anni un aumento costante dei propri visitatori. Si costruisce così un circuito virtuoso. L’evento non è un fatto a parte, ma contribuisce alla valorizzazione del patrimonio, attrae eventi e ne influenza i contenuti. A Genova oggi si viene volentieri, per vedere nelle sue pietre e nelle sue opere i segni di una grande storia, e perché vi si svolgono eventi culturali di eccellenza. Ci vengono volentieri i grandi scienziati, i grandi poeti, i grandi storici, e i turisti che girano il mondo animati da interessi culturali.

    La nostra esperienza ci dice che le due cose tendono a coincidere. La qualità dell’offerta culturale, pur nella sua differenziazione – dall’Acquario ai cantautori, al cabaret, alla settimana dei diritti; fino ai congressi degli entomologi e degli studiosi dell’arte giapponese – si rivela fattore decisivo sia per il turismo di elite che per quello di massa. Ed è bellissimo quando si scopre che i due pubblici tendono a mescolarsi.

    Una quota rilevante del bilancio della cultura – escluse le spese fisse per l’attività ordinaria dei musei (prevalentemente civici) e delle biblioteche – il Comune la dedica al rapporto fra le istituzioni culturali e la città. Verso le scuole, con programmi mirati alla musica, al teatro , all’arte,  alle tecnologie informatiche, verso i giovani, sostenendo economicamente i progetti di creatività giovanile e fornendo gli spazi dove esercitarla, che verso gli anziani, organizzando la loro possibilità di accedere ai luoghi della cultura. Dai municipi decentrati verso il centro, e, ci stiamo provando con molto impegno, dal centro della città alle straordinarie occasioni culturali offerte dai diversi centri storici di cui Genova è fatta. I centri storici della città operaia di Ponente, e quelli del Levante, un tempo il quasi esclusivo punto di riferimento turistico della città. Contrastando così la deriva possibile delle città globalizzata, che separa luoghi connessi al mondo da quelli ripiegati su un localismo separato e difensivo.

    Il programma città cultura è andato molto oltre l’offerta del Comune. Le scuole, i municipi, le associazioni giovanili e degli anziani, hanno innestato sulle proposte del Comune, iniziative proprie, che arricchiscono il progetto culturale della città e la consapevolezza diffusa della specificità e dell’importanza del proprio patrimonio culturale. Siamo convinti che la consapevolezza da parte dei propri abitanti della ricchezza culturale del proprio territorio è il più potente fattore di marketing urbano.

    E’ questo tessuto culturale diffuso che spiega lo straordinario successo che hanno avuto negli ultimi due anni le iniziative dedicate alla storia, promosse dal Comune, dalla Fondazione per cultura, dalla …

    Commento di anonimo — 29 Settembre 2011 @ 15:37

  33. Qua tutto l'articolo 

    https://www.facebook.com/notes/andrea-ranieri/la-cultura-a-genova-di-andrea-ranieri-articolo-apparso-sul-numero-di-luglio-agos/10150291769296365

    Commento di anonimo — 29 Settembre 2011 @ 15:39

  34. La rinascita del Carlo Felice?!?!?!?!?!?!?!?!

    Ma che diavolo farnetica questo ex cigiellino!?!?!?!?!?!?!?!?!

    Commento di anonimo — 29 Settembre 2011 @ 15:43

  35. La Scala è un carrozzone che serve da stipendificio coi soldi pubblici.
    Organico a 400 e pedalare. E' ora di finirla di fare 300 spettacoli di cui 200 mediocri e 100 infimi. Meno dipendenti, stipendi nella media italiana e spettacoli di alto livello, con artisti e direttori di fama internazionale.

    Commento di anonimo — 29 Settembre 2011 @ 16:34

  36. "..L’accordo è stato votato dalla maggioranza dei lavoratori, con una spaccatura tra sindacati confederali e autonomi. E’ stato un passaggio ineludibile e importante. L’aver superato l’obiezione di una parte consistente delle maestranze artistiche che rifiutavano l’uso di uno strumento che li assimilava agli altri lavoratori, l’aver posto con assoluta trasparenza la questione dei costi, ha segnato l’avvio di un processo di ripensamento dell’organizzazione del lavoro, in grado di aumentare l’efficienza e la produttività…"

    all'uso di uno strumento che li assimilava agli altri avoratori??

    Orchestra, Coro e tecnici SONO IL PRODOTTO DEL TEATRO e non il lavoro. Sono loro stessi parte dello spettacolo!!! 

    Aumentare la Produttivita'? Ma che fandonie va in giro a raccontare sto qua?? Ma stiamo scherzando vero?? Sono 3 mesi che siamo a casa senza fare un cazzo tutto il santo giorno!!! 

     

    …"E’ evidente che questo non basterà a salvare il Carlo Felice e la lirica italiana, se non avverranno profondi cambiamenti a livello di sistema Paese – prima di tutto dando certezza sui finanziamenti pubblici – ma è possibile gestire un progetto di risanamento, attrarre investimenti privati, con un FUS annuale, “ballerino” e declinante? – e con nuove regole del lavoro, capaci di tenere insieme la valorizzazione della professionalità e dell’impegno dei lavoratori con una riduzione dei costi…"

    Ci dica di quali costi parla …che vuole ridurre!!!

    "…l’aver posto con assoluta trasparenza la questione dei costi.."

    1) Quanto è costato il ciuco di zeffirelli? Quanto abbiamo rimesso con la sua opera?

    2) Quanto costa la nuova società di marketing che ha appena fatto il contratto con il carlo felice?

    3) Come mai i CDS che avrebbero dovuto portare risanamento del bilancio patrimoniale del teatro, hanno di nuovo messo sotto scacco i conti del teatro facendosi rischiare un nuovo commissariamento?

    RAGAZZI QUA BISOGNA RISPONDERGLI PER BENE A QUESTO  IGNORANTE, BUGIARDO E COLLUSO CON LA CASTA…POSSIBILE CHE DOBBIAMO SEMPRE SUBIRE ? NON CI SONO BASTATI GLI INSULTI DI GARRONE & C.? NESSUNO HA IL CORAGGIO DI RISPONDERGLI SU FACEBOOK? SIAMO DAVVERO UN TEATRO DI SENZA PALLE. SE L'ASSESSORE ALLA CULTURA DI FIRENZE O DI MILANO AVESSE AVUTO IL CORAGGIO DI SCRIVERE CERTE COSE SAREBBERO SCOPPIATI I FUOCHI DI ARTIFICIO! 

    SE PROPRIO DOBBIAMO SCRIVERE PERCHE' NON INCOMINCIAMO A RISPONDERE , IN MANIERA EDUCATA OVVIAMENTE,  A STO TIZIO? INVECE DI VENIRE QUA A MUGUGNARE TRA DI NOI….

     

    Commento di anonimo — 29 Settembre 2011 @ 16:46

  37. NON NE POSSIAMO PIU' DI RANIERI !!!!!!!!!!!!!!!

    bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

    Commento di anonimo — 29 Settembre 2011 @ 16:55

  38. non se ne può più dei teatri lirici italiani, privilegiati che per fare due note conuno strumento diverso vi beccate 250 euro a recita. Vi dovrebbero chiudere tutti, imparate dai teatri europei e tedeschi in particolare cosa vuol dire alta qualità e costi contenuti. Altro che ritorni di ulisse e raimonde!
    Fate pena! 30 ore di prove mensili e stipendi da migliaia di euro, roba che nemmeno gli scienziati del MIT o del CERN.
    A CA-SA la torta di riso è FI-NI-TA, altro che eccellenza della Scala, ma quando, ma dove! Fate un salto a Dresda e sarebbe sufficiente per farvi tornare sulla terra, rossi di vergogna!

    Commento di anonimo — 29 Settembre 2011 @ 17:55

  39. Che cazzo dici: trenta ore mensili le lavorerai tu!!!

    Non solo quelle ore le lavoriamo in una settimana, ma a queste devi aggiungere le numerose ore di esercizio a casa se sei Professore d'Orchestra o Artista del coro per mantenere dalla decenza in su (ognuno con le sue capacità) la qualità produttiva degli spettacoli.

    Informarsi prima di parlare!!!!!!!!!!!!!!

    Su Ranieri no comment: era della Cgil, parla tutt'ora come uno della Cgil!!!

    Commento di anonimo — 29 Settembre 2011 @ 18:17

  40. Ribadisco: 30 ore al mese, se va bene, aggiungo.
    Facciamo un elenco?
    Quanto lavora un arpa?
    Quanto lavora un corno inglese?
    Quanto lavora un bassotuba?
    Quanto lavora un coro femminile?
    Quanto lavorano i maestri collaboratori?
    Quante volte state a casa a disposizione? A già, sono conteggiate come ore lavorative anche mentre ve ne state tra 4 guanciali.
    O forse nelle 30 contate anche quelle per la filarmonica (volutamente muniscolo); doppio stipendio per 100 ore mensili? E sticazzi.
    Ribadisco: la torta di riso è FI-NI-TA, invece di lagnarvi oggi limitatevi a dire: cazzo, mi son riempito la pancia per anni, che culo che ho avuto fino a oggi.
    C'è tanta terra libera da coltivare: accomodatevi.

    Commento di anonimo — 29 Settembre 2011 @ 18:41

  41. Non sono 30 ore al mese :

    Sono 28 ore la settimana. Da contratto nazionale. Il piu' alto numero di ore in tutta Europa e tra i piu' alti del mondo. 26 in Germania, 24 in Francia…26 in CINA!!!  Comprese, naturalmente, lo stare a disposizione, che anche all'estero è in contratto come da noi . Gli stipendi italiani sono nella media un terzo inferiori a quelli di altre realtà musicali di pari valore artistico nel resto del mondo. Informati. 

    Te invece che lavoro fai? Quanto lavori? Quanto guadagni? facciamo così …io vengo a fare il tuo lavoro..QUALUNQUE ESSO SIA .. e tu ti siedi in orchestra a suonare l'arpa o il corno inglese o il basso tuba o vai a fare il maestro collaboratore o canti nel coro femminile.
    Vedi quante belle possibilità ti offro, senza neppure fare il concorso? Vai, siediti in uno di questi posti  in FILARMONICA IN SCALA e  prova a fare qualcosa , vediamo quanti secondi duri.

    Vediamo poi io quanto ci metto a fare il tuo di lavori in confronto .

    Commento di anonimo — 30 Settembre 2011 @ 08:42

  42. Un ricercatore cel Cern di Ginevra, uno di quelli che ha lavorato alla scoperta della velocità dei neutrini rispetto a quella della luce, guadagna 1700 euro al mese. Un ricercatore dell'IST ne guadagna 850 al mese.
    E tu? Pensi che il loro lavoro valga meno del tuo? CHe sia più utile?
    Bye

    Commento di anonimo — 30 Settembre 2011 @ 12:36

  43. Intanto al CERN non guadagnano 1700 euro al mese. Informati.  Hanno affitto pagato e le scuole per i figli gratuiti. E'  Svizzera caro coglione, lì la ricerca e la Musica Classica hanno investimenti che non ci sognamo … non è  l' Italia che hai voluto tu votando Berlusconi. 

    Nessuno è utile a questo mondo. Tu per primo sei troppo stupido per vivere. Se in Italia la Ricerca non è pagata lo sappiamo bene al Carlo Felice , perchè abbiamo fatto un sacco di attività con i ricercatori sopratutto quelli dell'IST  …non è certo  colpa di chi lavora in orchestra. 

     

    Occupati piuttosto di quanto guadagna il tuo amico Bonanni  o quanto guadagna il Sindaco di Genova e tutti i mastruzzi che fa con le aziende del marito e la Serravalle a son di tangenti.  Quelli sono soldi pubblici buttati, altro che lo stipendio di un professore d'Orchestra italiano..tra i piu' bassi al mondo … come del resto quello dei ricercatori.  

    Questo è il paese che abbiamo grazie agli analfabeti come te. 

    bye 

    Commento di anonimo — 30 Settembre 2011 @ 13:10

  44. tu invece hai 14 mensilità strapagate per lavorare quanti giorni l'anno? Quelli passano anche 10-12 ore al giorno a lavorare spesso senza giorno di riposo, vivono del loro lavoro.
    A già, ma sono in Svizzera, dove i privilegi di lavorare 6 mesi l'anno, se va bene, ed essere pagati per 14 oltre premi di produzione (già, proprio così, quante produzioni fate a Genova?), non ce l'hanno sicuramente.
    Raccontalo a Mirafiori o a Termini Imerese, cattocomunista dei miei stivali; quanto al Berlusca, sarà forse di casa in casa tua, visto che come lui pretendi di farti i cazzi tuoi ed essere al di sopra di tutto coi soldi della comunità.
    Anzi, a Genova vi siete voluti pure i contratti di solidarietà, per cui ci rimetti 100 euro al mese e lavori il 40% di meno. Per cui stipendificio a manetta, mi domando cosa aspettano a chiudervi definitivamente, anzichè buttare risorse che sarebbe meglio destinare a chi produce veramente.
    Un genovese, e parla ancora, ahahahahahahahahahahah.
    Siete la barzelletta d'Italia.
    Giusto per le statistiche: escludendo cisl e uil che fanno stracagare,sei cgiellino o magari un fials? Facci fare due risate, dai.

    Commento di anonimo — 30 Settembre 2011 @ 16:07

  45. Sto leggendo le vostre ingiurie. Non capisco che gusto ci sia da parte di qualcuno a venire  su un blog che parla del lavoro in teatro ad offendere il lavoro altrui. Ha ragione il commento del numero 41. Prima di esprimere dei pareri sommari sul lavoro in Orchestra o in Coro …gli stessi  guarda caso che si leggono sui giornali di Berlusconi…bisogna provare a farlo. Se chi è così irritato verso la professione di musicista d'orchestra , che pensa che sia totalmente strapagata , provi a suonare uno strumento. Ci hanno provato mille volte a cambiare le regole di questo lavoro. Guardate l'orchestra di Parma per esempio. Sono tutti co.co.co. in orchestra . Il loro direttore rischia di andare in galera per non aver pagato i contributi e il teatro, nonostante non abbia musicisti e coristi stabili presto andrà in bancarotta. 

    Per altro 10 12 ore al giorno in questo mondo non le lavora piu' nessuno. Nemmeno un lattoniere in India. La quantità di ore di applicazione di un ricercatore in media è di  3-4 ore al giorno sul  progetto.Il resto della giornata è dedicato alla studio e alle verifiche con gli altri colleghi..ogni tanto c'è la lezione da preparare per il barone – professore, la relazione per il convegno, i compiti da correggere. Sarebbe forse piu' indicativo puntare il dito proprio contro i il baronato universitario  se si hanno a cuore i problemi dei ricercatori  , invece di prendersela con gli orchestrali. 

    Ho lavorato da libero consulente in molti teatri italiani ed esteri. Il lavoro in orchestra è piu' o meno lo stesso in tutta Europa. Il primo violino dell'Opera di Parigi (1200 dipendenti!) guadagna oltre 10mila euro al mese e non ha obblighi di sostituzioni, è libero di insegnare di tenere concerti e di andare a suonare in altre orchestre pur mantenendo il  proprio posto  in orchestra pagato 14 mensilità . Così avviene al teatro dell'Opera di Berlino dove in orchestra sono circa 160. Le prime parti  hanno i praticanti stagisti ,  allievi che vanno a sostituirli  quando loro sono tenere lezioni al Conservatorio o fare concerti in giro. Sia in Francia che in Germania ogni mucista fatte le 26 ore di lavoro settimanale , non puo' piu' essere richiamato …quindi altro che 6 mesi a casa. Non sono musicista ma credo che 26 ore piu' lo studio giornaliero di preparazione …nella media almeno 2 ore..siano abbastanza. Provate a tenerli in mano certi strumenti e capirete quanto è facile beccarsi delle tendiniti o dei turner carpali..malattie per altro molto diffuse in orchestra. In Italia purtroppo non è stato fatto nessun studio medico , ma all'estero queste cose si sanno eccome.

    Per quanto riguarda la situazione del Teatro Carlo Felice , che conosco bene avendovi lavorato come consulente negli anni prima della gestione Di Benedetto , c'è da dire che i Contratti di Solidarietà sono stati un errore. Non sono tanto i soldi che rimettono i lavoratori..piu' di cento euro al mese …e nessuno sa che i  contributi INPS sono ridotti  e quindi  prima o poi il lavoratore li dovrà per forza ripagare. Il guaio grave è che i soldi che il teatro doveva risparmiare e incamerare dall'INPS  come costo del lavoro, oltre 5 milioni, sono stati  già spesi. Purtroppo l'amministrazione comunale genovese è corrotta. Lo sanno bene gli uomini del PD. Genova presto rischia di diventare una seconda Parma in versione PD. A febbraio arriverà una bomba su palazzo Tursi. Si stanno concludendo le indagini sulle aree blu e la società che li gestisce, ne vedrete delle belle assieme agli sviluppi sulla tangenziale Serravalle!

    Intanto i genovesi  farebbero bene a chiedere al loroo assessore alla Cultura quanto ha speso il comune per il Wi-Fi cittadino , confrontate la spesa con quella di città tipo Roma o Firenza e vi accorgerete del magna magna anche per i piccoli numeri che c'è attorno a quella giunta. Il problema è che i genovesi sono troppo lontani dai problemi della politca. Genova ormai è diventata un grande centro sociale . Tutti che vivono di sussidi. povero Carlo Felice! 

    Commento di anonimo — 1 Ottobre 2011 @ 10:06

  46. Grazie, n. 45!!!
    Finalmente un po' di chiarezza!!!

    Comunque, da lavoratore del Teatro Carlo Felice, volevo solo informarvi che in media la decurtazione sugli stipendi si aggira mensilmente sui 200/300 euro, con punte di 600. Nessuno perde "solo" 100 euro al mese, quindi vi è molta disinformazione.

    A questi ovviamente vanno aggiunti i soldi che verranno persi per 13a e 14a, visto che sono parametrati sugli stipendi presi, e lì si che ci sarà veramente da piangere. Già a giugno quasi non ci siamo accorti dello stipendio maggiorato, figuriamoci a dicembre. Inoltre il crollo del 40% delle presenze rischia di ricadere su tante altre belle voci, e voglio vedere cosa sarà di noi al momento del conguaglio.

    Sono concorde su tutto quanto detto sulla politica genovese: è marcia e corrotta sino al midollo, e i giornalisti che sfilano per le strade in nome della libertà di stampa, sono quasi completamente asserviti al potere locale, come ben dimostra la vergognosa campagna stampa tenuta durante la querelle intorno ai Cds, atta a confondere le idee e gettare l'intera colpa sui lavoratori.

    Ora torno a tacere.

    Un lavoratore del Teatro Carlo Felice

    Commento di anonimo — 1 Ottobre 2011 @ 12:26

  47. στον παραδεισο οδηγει η σκοπιμη καταστροφη του δημοσιου απο το συστημα ΝΔ-ΠΑΣΟΚ-ΜΕΓΚΑ-ΣΚΑΙ..στη φυλακη για τροχαια παραβαση 179 δολλαριων..οι ιδιωτικες εισπρακτικες εταιρειες την εβαλαν φυλακη,και την χρεωναν για καθε μερα που ηταν στην φυλακη μεχρι να πληρωσει..χρεος μεχρι τωρα 3170 δολλαρια,και 40 μερες φυλακη..Unable to pay, she was handed over to a prtiave probation company and jailed charged an additional fee for each day behind bars.For that driving offense, Ms. Ray has been locked up three times for a total of 40 days and owes $3,170, much of it to the probation company.Her story is about the mushrooming of fines and fees levied by money-starved towns across the country and the for-profit businesses that administer the system. The result is that growing numbers of poor people, like Ms. Ray, are ending up jailed and in debt for minor infractions. https://www.nytimes.com/2012/07/03/us/probation-fees-multiply-as-companies-profit.html?_r=1&hp

    Commento di Andrey — 11 Luglio 2013 @ 07:13

  48. sportowe fakty koszykówka

    NUOVO CUD. RECUPERO DEFISCALIZZAZIONE STRAORDINARI E PRODUTTIVITA’. MOD.730/2011 INTEGRATIVO. « Il Sottoscala

    Trackback di sportowe fakty koszykówka — 7 Dicembre 2019 @ 09:26

  49. … [Trackback]

    […] Informations on that Topic: ilsottoscala.noblogs.org/post/2011/09/14/nuovo-cud-recupero-defiscalizzazione-straordinari-e-produttivita’-mod-7302011-integrativo/ […]

    Trackback di My Homepage — 12 Febbraio 2020 @ 22:04

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