Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

15 Ottobre 2011

Lavoratori spettacolo Indignad@s in mobilitazione. Not our debt.

Filed under: Uncategorized — Tag: — Lavoratoriscala @ 00:33

ROMA 15//2011 ORE 15.00  PIAZZA REPUBBLICA ( ESEDRA)

LO SPEZZONE DEL CORTEO DEI LAVORATORI DELLO SPETTACOLO  SI

RITROVA  DIETRO AL CARRO DEL    TEATRO VALLE BENE COMUNE.

LAVORATORI DELLE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

YOU'RE WELCOME

Cronaca di un lavoratore dello spettacolo.

Quel sabato non dormii la notte, non perchè ero agitato ma perchè lavoravo in teatro.
Alle sei ho smontato e son partito. Ero felice di far qualcosa pensando al futuro dei miei figli, e così son andato a Roma col mio inseparabile sax, col mio sindacato, la C.u.b , i mei amici e ho tentato di suonare con la titubanda . Ho conosciuto pure la Scorribanda , mitica. Ma a un certo punto, un mio caro amico della titu oltre a fischiare insieme al corteo la falange nera che aveva interrotto la musica, nel tentativo di cacciarla , li ha rincorsi col trombone (mi dirà poi che un pischello tutto nero gli aveva dato del fascista). E io dietro preoccupato. Li cacciammo in un vicolo. Con l'aiuto della fiom. Io in verità volevo portare via il mio amico da eventuali rappresaglie. Ma un petardo mi investii . Ho sentito il vuoto e poi un fischio dalle orecchie. Cazzo mi han fregato i timpani, poi ho gridato" son diventato sordo, però mentre pronunciavo le parole , ho capito che non lo ero proprio del tutto. Spaventato sì .La banda si scioglie. Io e alcuni finiamo in un bar . Mi devo consolare. Una vodka? no . Un megamaritozzo alla crema. Ripartiamo . Ritroviamo il resto della banda più giù . All'altezza dei fori imperiali incontro altri compagni ma poi la banda decide di salire verso casa di Scjola .Tanto è gratiss. Da Milano preoccupati i vertici del sindacato chiamano .Vogliono sapere come va . Li rassicuro . La cub è dietro- Mi esortano a restare nel corteo. Ci rimango .Solo tra i suoantori non faccio in tempo a trattenere gli altri .Arriva lo spezzone di prima della fiom . ha un portentoso servizio d'ordine. ma che fa? Dopo il colosseo gira a sinistra . Se ne va . Verso piazza vittorio. E' cambiato il percorso? No se ne vanno solo loro. e il resto del mondo ? Le mamme coi bambini i carrozzini. Tutti verso S.Giovanni." Ma no ! fermi!!" grido per qualche minuto," il corteo ha girato di lì. più avanti ci sono scontri pericolosi, non andate". Niente vanno avanti. Vado avanti anche io con tutti. Consapevole che non c'era più la benchè minima difesa organizzata. Inizio a suonare da solo . "bella ciao". per farmi e far coraggio . Davanti alla ex caserma bruciata in fondo a via Labicana grido insieme agli altri "rispettiamo solo i pompieri" un caro saluto che ho imparato al corteo del g8 a l'Aquila.Mi chiama al cellulare il mio amico trombonista . La Titu è al colosseo . Torno indietro . Giusto uno sguardo al fondo di via merulana verso Saint john. Un fiume di gente . Controcorrente parte alle mie spalle un fuggi fuggi da panico . Gente per terra . Poi un attimo di assestamento. . Io mi rimetto a suonare . E un vecchio si ferma a fianco a me mi incoraggia "bravo sona .sona" Tanti intorno a me si mettono a cantare. Il vecchio compagno mi saluta. E' ritornata la calma . Torno di nuovo verso la titu. Concerto da fermi sullo sfondo del fumo nero da una parte e del Colosseo dall'altra. Alle spalle la casa di Nerone. Mentre passa il corteo che ora si dirige compatto verso il circo massimo, ancora un gruppo di gente coi caschi e le bandiere falce e forchetta . Ancora fischi e bobby che torna contento dagli insulti "aoh' l'ho fatto rosicà a quelli , gli ho detto che" tanto lo sapevo che domani torni in banca a lavorà….." .Chiude il corteo la Cub dignitosi con dietro due camionette dei caramba . 2 in meno a far le cariche.Al fine Una performance di artisti di strada dedicata alla figura degli agenti di borsa .Che mi fa tornare in mente il motivo, il tema per cui siamo tutti là. Finisce coi trader che infila mangiano l'ostia fatta da 50 euro-E' proprio un 'ostia vera,l' assaggio anche io . Bellissimo. Oggi è cambiata l'italia. Felice e confuso andiamo vs. san lorenzo . Il giorno dopo addirittura Cremaschi ha chiesto scusa a nome della Fiom, ai partecipanti.Incredibile ma bello.
Quella sera per Roma il fantasma degli scontri aleggiava ovunque. Scontri a piazza Vittorio e meno male che mentre andavamo in quella direzione la telefonata di Michelone ci rassicurava che non c'erano. Scontri al Verano. Scusa che hai visto dove sono andati gli scontri.? AOH guarda che se me incazzo facciamo gli scontri. Vuoi che te brucio la macchina ? con chiunque si provava a sdrammatizzare. Un supplì, un filetto di baccalà al formula uno . Poi le telefonate degli amici da Milano . tutto bene? e da lì ho capito che il casino era più grande di quanto immaginassi. Ma quanti eravamo quelli belli ? tanto belli e tanti. Il 99%.

7 Comments

  1. Domenica 16 ottobre h.11 SENTI CHI PARLA – Editori in difesa della libera informazione

    APPELLO DEGLI EDITORI

    IN DIFESA DELLA LIBERA INFORMAZIONE

    A FRANCOFORTE LA SOLIDARIETA’ DEGLI EDITORI STRANIERI

    A Roma appuntamento al Teatro Valle Occupato

    DOMENICA 16 OTTOBRE h.11

      

    Larghissima adesione internazionale all’appello  in difesa della libera informazione  lanciato dagli editori Marco Cassini e Daniele di Gennaro (minimum fax), Giuseppe e Alessandro Laterza (Editori Laterza), Stefano Mauri e Luigi Spagnol (Gruppo editoriale Mauri Spagnol). Qui di seguito alcuni fra i firmatari:

    Youngsuk Chi, International Publishers Association; Ginevra e Reed Elsevier, Londra; Anand Bhushan The Federation of Indian Publishers, New Delhi; Moon Seung Hyun Koran Publishers Association, Seoul; Thomas H. Allen Association of American Publishers, New York; Nick Perren, Profile Books & Laurence King, Londra; Ibrahim Spahic Uik, Sarajevo; Ana Maria Cabanellas Editorial Heliasta, Buenos Aires; Nantapor Wogngchestha The Publishers & Booksellers Association of Thailand, Bangkok; Ahmed Bedeir, Dar El Shorouk, Cairo; Henrique Mota Principa Editora e Livraria Ferin, Parede Portogallo; Geert Noorman Uitgeversverbond, Amsterdam; Olivier Bétourné, Editions du Seuil Parigi; Michael Kolman Elsevier, Amsterdam; Dejan Papic, Laguna, Belgrado; Gaston Bellemarie, Association Nationale des Editeurs de Livres, Montreal; Shakti Malik ,Abhinav Publications, New Delhi; Asoke K. ghosh Phi Learning New Delhi; Hugo Setzer Manual Moderno Città del Messico; Kristina Ahlinder Swedish Publishers Federation, Stoccolma; Miha Kovac Mladinska, kniga, Lubiana; Werner Stocker, Dike Verlag, Zurigo; Eva Bonnier, Albert Bonniers Forlag; Stoccolma; Manfred Antoni, Ernst Klett, Stoccarda; K. Emrah Ozpirincci, Yaybir, Istanbul; Bojan Svigeij, Mladinska kniiga Lubiana; C.P.Victorico Albores, Santiago, Camara Nacional de la Industria Editorial Mexicana, Città del Messico; Richard Charkin, Bloomsbury, Londra; Bjorn Smith-Simonsen, Pax Forlag, Oslo.

    La comunità degli editori ha risposto con una sola voce alla irricevibile proposta di legge del governo italiano volta a bloccare  la libera circolazione  delle idee e della conoscenza.

    Le case editrici  italiane hanno detto -pressoché all’unisono- un  no indignato al  tentativo subdolo di restringere il diritto di informazione dei cittadini coprendolo con l’equivoco velo di tutela della privacy.

    Il rinvio dell’esame  del disegno di legge è un buon risultato anche se provvisorio . E’ dunque importante che l’opinione pubblica non sia inerte  nella consapevolezza che una contrazione della libertà di informazione sarebbe il primo passo di una deriva illiberale.

    Ecco perché ci siamo dati appuntamento al Teatro Valle di Roma domenica 16 ottobre alle 11.00  per discutere con giuristi,giornalisti,scrittori, attori e  cittadini

    L’incontro sarà aperto da Stefano Rodotà; hanno già aderito al nostro invito, tra gli altri, Michele Ainis, Elisa Anzaldo, Anna Bonaiuto, Carlo Bernardini, Luciana Castellina, Arturo Di Corinto, Rosetta Loy, Dacia Maraini, Alessandro Pace, Antonio Pascale, Christian Raimo, David Riondino, Gaetano Savatteri, Igiaba Scego, Marino Sinibaldi, Elena Stancanelli, Chiara Valerio.

     

    Un caloroso ringraziamento agli occupanti del  Teatro Valle che come cittadini e come lavoratori della cultura hanno deciso di sostenere e ospitare l’iniziativa.

     

    L’elenco completo delle adesioni sarà consultabile da domani sui siti di

    MINIMUM FAX

    LATERZA

    GEMS

    Commento by anonimo — 16 Ottobre 2011 @ 07:24

  2. Gli indignados all’estero sono pacifici

    Proteste senza violenze in 80 Paesi contro lo strapotere della finanza e la disoccupazione. In piazza a Londra anche Julian Assange.

    Il grido di protesta ha contagiato il mondo. Da Londra a Tokyo, da Parigi a Berlino passando per Bruxelles e Sydney gli «indignados» hanno chiamato a raccolta studenti, precari, disoccupati, pensionati. Tutti «uniti per un cambiamento globale» come recita il titolo del sito internet internazionale del movimento di protesta partito da Madrid esattamente sei mesi fa. E così lo sfogo contro lo strapotere della finanza e la disoccupazione dilagante si è allargato a macchia d'olio e, proprio quando in Francia si riunivano i ministri delle Finanze del G20, migliaia di persone in olte 80 Paesi sono scese in piazza per manifestate pacificamente (solo a Roma la marcia è sfociata nella guerriglia urbana). Ecco quello che è accaduto nel mondo:

    LONDRA Centinaia di «indignados», tra cui il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, si sono riuniti nel cuore della City non lontano dalla London Stock Exchange. Assange, scortato da alcune guardie del corpo e accolto da urla di giubilo, ha arringato la folla: «Una delle ragioni per cui sosteniamo quanto sta accadendo è perché il sistema della banche a Londra è il collettore del denaro sporco». Qualche momento di tensione quando alcuni manifestanti hanno tentato di entrare a Paternoster Square, la sede della borsa londinese. Sono stati fronteggiati da polizia a cavallo.
    BERLINO 10mila persone hanno marciato mostrando cartelli contro il capitalismo. Alcuni si sono scontrati con la polizia dopo aver provato ad arrivare al Parlamento.
    FRANCOFORTE Circa 8mila persone hanno assediato la sede della Banca Centrale Europea, l'Eurotower: giovani, pensionati e famiglie con bambini, issavano cartelli che incitano a «Rompere con la dittatura del capitalimo» e a «Non svendere la democrazia alla Bce».
    BRUXELLES Anche le istituzioni europee si sono ritrovate nel mirino delle proteste. In migliaia hanno sfilato toccando la piazza della Borsa, la Commissione, il Consiglio europeo e il Parlamento Ue. Sugli striscioni gli slogan, «per un Europa solidale» e ammonire che «il denaro uccide»; ma la marcia si è svolta in un'atmosfera gioiosa e senza alcun incidente.
    ZURIGO Gli indignados scendono in piazza anche in Svizzera sotto lo slogan «Salvate la gente non le banche». Un centinaio di persone si sono riunite oggi nella Paradeplatz di Zurigo con lo slogan «Salvate la gente non le banche!».
    PARIGI Centinaia di manifestanti si sono radunati nella capitale francese al grido «Siamo indignati, indignati, indignati, Parigi ribellati!». I dimostranti si sono radunati in diversi punti della città prima di convergere in centro per un'assemblea popolare.
    NEW YORK «Le banche sono salve, noi no». Il popolo anti-Wall Street ha marciato compatto davanti alle sedi di Chase Bank vicine a Liberty Plaza per urlare la propria rabbia verso gli squali della finanza e il buco nero che ha inghiottito i loro risparmi. Sono oltre mille, portano striscioni, megafoni e tamburi e urlano «Vergogna», e ancora «Bloomberg dove sei? Vieni a marciare con noi».
    AUSTRALIA A Sydney circa duemila persone, compresi rappresentanti degli aborigeni, partiti comunisti e organizzazioni sindacali, protestano fuori dalla banca centrale.
    GIAPPONE A centinaia in marcia a Tokyo dove la rabbia dei manifestanti si era mescolata agli slogan anti-nucleare, in ricordo dell'incidente di Fukushima.
    TAIWAN Circa un centinaio di persone si sono raccolte al grattacielo Taipei 101, sede della Borsa, cantando «Noi siamo il 99% di Taiwan».

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    Alessandro Bertasi

    16/10/2011

    Commento by anonimo — 16 Ottobre 2011 @ 09:03

  3. 14/10/11
    GIORNALE DELLA TOSCANA NUOVO TEATRO DEL MAGGIO, DAL GOVERNO 40 MILIONI – MAGGIO: UN PIANO INDUSTRIALE DA REBUS. E RENZI OTTIENE DAL GOVERNO 40 MILIONI

    RIENTRATO LO SCIOPERO: OGGI IL BALLETTO IN SCENA Nuovo teatro del Maggio, dal governo 40 milioni A circa 12 ore dalla conclusione dell'incontro tra sindacati del Maggio ed enti locali sostenitori, il sindaco Renzi è andato a Roma a batter cassa al Governo. Necessita di 100 milioni per completare il Parco della Musica il cui auditorium, così com'è, può solo ospitare concerti ma non opere liriche. Ieri intanto ne ha ottenuti 40. Le relazioni sindacali fanno registrare aperture (rientrato lo sciopero di stasera, ci sarà il balletto al Goldoni), gli enti potrebbero «frugarsi ulteriormente per sorreggere la Fondazione, per escludere tagli all'integrativo dei lavoratori e ottenere un rappresentante dei lavoratori nel cda. Ma il piano industriale resta un rebus. FERRI a pagina 11 Maggio: un piano industriale da rebus E Renzi ottiene dal governo 40 milioni Scongiurato lo sciopero di stasera, ma rimane programmato quello del 25. I sindacati premono per avere un proprio rappresentante del ala dell'ente MARCO FERRI opo le chiacchiere di mercoledì sera in Palazzo Vecchio, il treno. Quello veloce, che porta a Roma, al sottosegretariato della Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta. Ma non per fare altre chiacchiere. No. Bensì per chiedere soldi. Una nuova montagna di soldi da spendere per il Maggio. Più esattamente, per cominciare a completare la costruzione e il funzionamento di quelle parti del Parco della Musica che, inserite nel secondo stralcio, non sono state neanche finanziate. E dal momento che il Governo ha deciso di non commissariare la Fondazione Maggio Musicale fiorentino – lasciando la sovrintendente Colombo al proprio posto per correggere la disastrosa situazione dei conti di cui è parzialmente responsabile – Renzi ha pensato bene di andare nella Capitale a fare la questua per quel centinaio di milioni di euro che mancano per completare la faraonica (quanto inutile) costruzione ne alle Cascine. Soprattutto l'urgenza riguarda la macchina scenica (che costa circa 40 milioni di euro) che permette lo spostamento delle scenografie e senza la quale l'auditorium del nuovo Parco dell Musica (unico ambiente che sarà finito e funzionante il prossimo 21 dicembre in occasione dell'inaugurazione) servirebbe solo per i concerti ma non per le opere liriche. A questo riguardo, in serata è giunta la conferma della disponibilità del governo a stanziare questa prima tranche di soldi per il secondo stralcio. Ed è sintomatico che, nonostante tutto, sia ancora una volta il Governo a «salvare» il Maggio, dopo aver permesso che le opere realizzate con il primo stralcio (l'auditorium, la terrazza e altri ambienti, per un totale di 150 milioni di euro) fossero messe a patrimonio della Fondazione (se pur pagate da Comune, Regione e Stato), salvando di fatto l'ente dai pericoli di commissariamento derivanti da deficit di bilancio crescenti. Sul fronte delle relazioni sindacali, in seguito all'incontro tra i 3 responsabili degli enti locali che sostengono il Maggio (Renzi per il Comune, Bar-ducci per la Provincia e Rossi per la Regione) e i rappresentanti sindacali, c'è da registrare il passo indietro di questi ultimi per quanto riguarda lo sciopero di stasera. Come ha detto Fosco Malanchi della Ci-sl, «Abbiamo revocato la seconda giornata di sciopero come segno di buona volontà, ma non quella del 25, anche perché il taglio agli stipendi rimane. Infatti ci è stata pagata la mensilità di settembre sotto forma di "acconto", nel senso che, se si trovasse un accordo per spalmare su più mesi il recupero dei 2,2 milioni di euro dai lavoratori, magari fino a 16 mesi, potrebbe esserci un "saldo" della busta paga. E i tagli sarebbero ridotti al minimo». Tutto questo andrà inserito in un nuovo piano industriale che potrebbe arrivare fino al 2013 e da cui dipendono le sorti dell'intero ente lirico. Non solo: si potrà giungere al risultato perché i sindacati hanno avuto da Comune, Provincia e Comune la disponibilità ad al *** zare di 500mila euro ciascuno – come se non fosse già abbastanza – il contributo da versare annualmente al Maggio, portandolo dagli attuali 7,5 milioni di euro a 9 milioni (per un totale di oltre 30 milioni di euro annui di versamenti tra pubblici e privati). E stata poi avanzata la richiesta alla Regione di prevedere una normativa ad hoc per coadiuvare il prepensionamento di alcuni lavorato- ri, così come i sindacati hanno proposto di potere aver voce in capitolo nella valutazione degli sprechi e nella stesura del nuovo piano industriale. Il che potrebbe prefigurare l'ingresso di almeno un rappresentante sindacale nel cda dell'ente. Nonostante tutti questi passi in avanti, non c'è la data di un prossimo incontro e, se è scongiurato lo sciopero di stasera, quello del 25 si avvicina. E a quello, per ora, ha aderito anche la Fials (cioè gli orchestrali). Se non si evitasse, sarebbe una serrata e tutto tornerebbe in discussione. r… I _is •• . •• ' Immagine di repertorio di una serata del Maggio Musicale nel Teatro Comunale di Firenze

    Commento by anonimo — 16 Ottobre 2011 @ 23:28

  4. 14/10/11

    REPUBBLICA FIRENZE

    MAGGIO, RIENTRA LO SCIOPERO – SUL PALCO DEL MAGGIO VA IN SCENA LA TREGUA

    Renzi e Colombo disponibili a presentare un piano industriale fino al 2013, i lavoratori a una maggiore flessibilità Maggio, rientra lo sciopero Stasera in scena Maggiodanza. La trattativa teatro-sindacati va avanti NIENTE sciopero, stasera va in scena il balletto del Maggio-danza programmato al teatro Goldoni. L'assemblea dei lavoratori ha infatti disinnescato la rottura con i vertici del Comunale: piace l'idea di un piano industriale che deve essere presentato. Così la trattativa può andare avanti. Ma im altro sciopero è in calendario per il 25 ottobre. ILARIA LIUTI A PAGINA II Sul palco del Maggio va in scena la tregua I lavoratori ritirano lo sciopero di stasera prosegue la trattativa Ai sindacati piace la disponibilità dei vestici a presentare un piano industriale ILARIA CIUmI NIENTE sciopero oggi al Maggio per la «Serata Lizst» di Maggio-danza. Era uno dei tre dichiarati da Cgil, Cisl e Uil del teatro insieme a quello già fattovenerdìscorso e l'altro programmato il 25 ottobre, per l'Affare Mitropulos di Janacek. Ma l'assemblea dei lavoratori di Cgil, Cisl e Uil del teatro ha deciso ieri di ritirarlo, lasciando comunque in piedi quel-lo del 25. In mezzo, la scommessa se si riuscirà a ricucire la trattativa con la sovrintendente Francesca Colombo su un piano di risanamento del Maggio mai accettato dai sindacati e soprattutto sulla sospensione del contratto integrativo aziendale, varato da Colombo e dal presidente della Fondazione Renzi con l'obiettivo di recuperare 2.300.000 entro il 2011. E su cui i sindacati hanno già sporto denuncia alla magistratura per comportamento antisindacale (articolo 28) in quanto, spiegano, atto unilaterale fuori da ogni regola. «Valuteremo lo sciopero del 25 in base ai risultati del confronto che l'assemblea ci ha invitato a proseguire con la sovrintendente», dice Fosco Malanchi della Fistel-Cisl. Un'apertura di credito spuntata dopo il vertice dei sindacati del teatro, mercoledì scorso in PalazzoVecchio, con Colombo, ma anche il sindaco Renzi, il presidente della Provincia Barducci e quello della Regione, Rossi, con l'assessore Cristina Scaletti. «Un incontro positivo – commenta Paolo Aglietti Slc-Cgil -Tutti e tre gli enti hanno assunto impegni. In particolare, il presidente Rossi ne ha presi di decisivi per il futuro del nuovo teatro». Aggiunge Malanchi.- «Per la prima volta Colombo e Renzi si sono detti disponibili a presentare un piano industriale fino al 2013». Per questo lo sciopero è stato revocato. Ma non sono tutte rose e fiori: «Resta la difficoltà della situazione interna al teatro e la necessità di una forte discontinuità della direzione aziendale», conclude Aglietti. Comunque la trattativa può riprendere dentro il quadro, come hanno suggerito Rossi e Barducci, delle maggiori garanzie uscite dal vertice. I tre enti, che sono soci della Fondazione, aumenteranno i loro contributi, nonostante i tagli del governo. Sono spuntati interventi inediti. La Regione provvederà agli eventuali ammortizzatori che possano rendersi necessari in teatro, dalla cassa integrazione in deroga ai contratti di solidarietà. Non solo, verificherà la possibilità ditrasferire da lei alcuni dei lavoratori del Maggio che risultassero di troppo. E ancora, ha offerto l'intervento che è lo snodo di tutto: consolidare attraverso Fidi Toscana il debito del Maggio spostandolo sul lungo termine e facendo così rientrare in teatro la liquidità che drammaticamente manca. Affrontata anche la questione del nuovoteatro, il Parco della musica, che rischia di trasformarsi perla Fondazione in un grave onere economico. Noi siamo soci anche di Firenze Fiera, hanno detto le istituzioni, discuteremo a tuttotondo dell'utilizzazione dell'auditorium quando nel 2013 sarà finito. Verificando la possibilità di coinvolgere nella gestione anche Firenze Fiera che potrebbe utilizzare gli spazi polivalenti per i congressi. Istituzioni e sin d a c a ti si rivedranno la settimana prossima dopo una puntuale, ma rapida, verifica da parte delle prime sulla possibilità di realizzare gli impegni presi. Resta ora la trattativa. Disponibili, si dicono isindacati, aconcedere maggiore flessibilità in nome della produzione, perfino a dimagrire di qualche numero l'organico con incentivi all'esodo. E anche a discutere di reperire subito risorse. Ma tutto purchè venga ritirata immediatamente la sospensione dell'integrativo e le attività di pregio restino tutte all'interno del teatro e non vengano affidate al l'esterno. «Si scordino di fare funzionare il nuovo teatro solo con un'orchestra fissa appaltando fuori il resto. Non ci staremmo noi, ma anche il teatro che andrebbe in malora», dice Silvano Ghisolfi, Cgil. Al posto della sospensione dell'integrativo i sindacati stano ipotizzando altre forme di reperimento di risorse, da un prestito da parte dei lavoratori come ai tempi del commissario Nastasi a erogazionivolontariedeilavoratori sfavore del Maggio, soggette a sgravi fiscali come previsto dalle norme sulle Fondazioni. ***

    Commento by anonimo — 16 Ottobre 2011 @ 23:31

  5. San Precario nella moltitudine della giornata globale contro l’austerity

    Comunicato Stampa
    A Roma San Precario si è trovato circondato da 200.000 persone o forse di più, una moltitudine di indignate e indignati, di studenti, di precari, di migranti, di cassa integrati, di disoccupati. Una moltitudine eterogenea di persone che non ci stanno a vivere sotto ricatto, a vivere massacrati da una crisi pesante e da un governo inetto e immobile, che non ci stanno ad accettare ricette draconiane da banche che dopo aver risucchiato i loro risparmi dettano diktat per uscire dalla crisi. Una moltitudine che vuole riprendere in mano le retini della propria vita per galoppare nel proprio futuro.

    A Roma San Precario e lo Sciopero Precario sono entrati nell’ Hotel Exedra-Boscolo in Piazza Esedra calando dalla terrazza uno striscione e disperdendo santini e cartoline nella hall mentre il corteo partiva da Piazza della Repubblica. Fumogeni colorati e santini sono volati dalla tettoia di un altro albergo in via Cavour mentre striscioni venivano appesi ai fili del tram. Colori, slogan e banda ritmavano e coloravano lo spezzone dello sciopero precario un serpentone di 15.000 persone. Il banner Whose the History? Our History appeso alla balconata del Foro Romano esplicitava la voglia di conquistarsi il futuro partendo dal passato in un luogo simbolo della nostra storia. Dal carro decine gli interventi, a volte rabbiosi sempre indignati delle più diverse realtà sociali: studenti, cassa integrati di Pomigliano, NoTav, precari del pubblico impiego, migranti … Inutile dire che è ridicolo semplificare i contenuti espressi in ore di interventi virgolettando semplici frase estrapolate dal loro contesto e comunque riferite solo alle azioni pensate e realizzate dalle realtà dello sciopero precario nato e costruito in un lungo percorso di Stati Generali della Precarietà che hanno coinvolto decine di realtà nazionali portando alla nascita della Costituente per lo Sciopero Precario. Uno spezzone che rivendica un nuovo welfare, un reddito incondizionato, accesso ai beni comuni e uno sciopero precario   della e nella precarietà. Esprimere il punto di vista precario è stata la nostra priorità.

    A Roma San Precario ha visto una carica alla coda dello spezzone dello sciopero precario; ha visto inorridito camionette della polizia entrare a velocità folle tra la gente; ha visto caricare indiscriminatamente; ha visto litri e litri di liquido sparato dagli idranti montati sulle camionette; ha lacrimato per le migliaia di lacrimogeni lanciati dalle forze dell’ordine. Ha visto una Piazza San Giovanni piena di gente, una moltitudine eterogenea che è stata costretta a respingere cariche violente e a resistere in maniera diffusa a cariche reiterate e ai caroselli dei blindati. Ha visto anche una resistenza spontanea che non può essere attribuita a nessuna regia e a nessuna forza organizzata.

    Respingiamo al mittente i tentativi di criminalizzazione dello spezzone dello sciopero precario e/o di alcune sue componenti politiche, come il Centro Sociale Acrobax, uno spezzone che ha agito a viso aperto e che si rivendica le azioni scelte collettivamente e qui sopra segnalate. Tutto quello che è successo attorno, dietro, davanti, prima, dopo, durante non è farina del nostro sacco e non accettiamo di fare il capro espiatorio. Non sono esistite operazioni clandestine, non esistono carbonari nascosti nelle tane, noi agiamo sempre alla luce del sole forti delle nostre idee, arricchiti dai nostri contenuti.

    Commento by anonimo — 20 Ottobre 2011 @ 11:23

  6.  !15 Ottobre: una risposta alla crisi del sistema per il rovesciamento del modello di sviluppo a favore di un sistema fondato sui beni comuni, la ridistribuzione reddito e il diritto al lavoro, fare pagare il debito e la crisi a chi li ha provocati.

     

    Il 15 ottobre ha visto in tutto il mondo la nascita di un nuovo protagonismo sociale. Milioni di cittadini ovunque, in tutti i continenti, hanno manifestato per difendere i diritti, messi a rischio dalla crisi del sistema fondato su finanza speculativa, competitività e produttività.

     

    In Italia si è registrato il numero più alto di partecipanti, a dimostrazione della straordinaria vitalità dei movimenti e della società civile italiana. Cinquecentomila persone sono andate a Roma portando le loro proposte e la loro indignazione, con l’obiettivo di partecipare alla nascita di un movimento contro la crisi del sistema e chi l'ha provocata. 

     

    Con la manifestazione del 15 ottobre e le manifestazioni del 24 Settembre (2° giornata della collera) promosse da Cub e immigrati noi lavoratori abbiamo definitivamente revocato a banchieri, governi, padroni e sindacati concertativi ogni titolo a rappresentarci. 

     

    Lavoratori e lavoratici, studenti, ricercatori, precari, famiglie, pensionati, artisti, associazioni, comitati territoriali,  forze sindacali , sociali e politiche : un’Italia plurale ieri si è manifestata contro le politiche di austerità e per cambiare le politiche economiche in Italia ed in Europa.

     

    CUB vede nella riuscita della manifestazione un segnale positivo: la premessa per una forte mobilitazione sui luoghi di lavoro, nelle singole città, nei movimenti contro il degrado delle condizioni di lavoro, la precarizzazione, la devastazione del territorio e per la difesa del welfare.

     

    Proprio perché siamo convinti nella necessità di una mobilitazione radicale, riteniamo un grave errore la scelta di chi ha voluto sovrapporsi alla volontà della grandissima maggioranza dei manifestanti, alimentando lo scontro di piazza. La rivolta sociale è efficace solo se si accompagna alla chiarezza degli obiettivi ed alla capacità di tenere unito il movimento rispettandone la varietà e la ricchezza. 

     

    Più gravi sono però le responsabilità di chi ha gestito le forze dell’ordine scegliendo di blindare i palazzi del potere e di attaccare indistintamente, in piazza S. Giovanni, col risultato di  seminare panico e feriti tra la folla dei manifestanti presenti. 

     

    Quella gestione della piazza fa sorgere il dubbio che si cercasse il pretesto per riesumare legislazioni speciali ed impedire ogni manifestazione di dissenso.

    Sia chiaro che ci opporremo alla pretesa del governo di rendere praticamente impossibili le manifestazioni e di blindare le mobilitazioni future. 

     

    La permanente gravità della crisi e le ricette capitalistiche che continuano a imporci, sono i motivi che ci spingono a continuare la lotta per  del il rovesciamento del modello di sviluppo a favore di un sistema fondato sui beni comuni, la ridistribuzione reddito e il diritto al lavoro, in collegamento con la protesta globale che mantiene e rafforza l'opposizione alle politiche liberiste e guerrafondaie.

     

    Milano  17 ottobre 2011

     

     

    Commento by anonimo — 20 Ottobre 2011 @ 20:35

  7. mojxfpuj

    Commento by akqtonh — 23 Gennaio 2014 @ 16:18

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