Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

23 Giugno 2012

Senza Parole: Lo stipendio di Lissner 1 milione, altro che riduzione!

Filed under: General — Lavoratoriscala @ 11:08

Le dichiarazioni fatte dai dirigenti Scala (19-6-12) dove dicono che si riducono lo stipendio del 10% e stata solo un’operazione di facciata, in realtà ne prenderanno di più.

Alla faccia della comunità! 
“Supera abbondantemente il milione di euro (costo aziendale tutto compreso)! Lisnner si colloca come il sovrintendente e direttore artistico nella fascia dei più pagati al mondo tra i manager dei grandi teatri.
Ma è sull’ultima voce del contratto che il sovrintendente – con l’aiuto del superconsulente Pietro Ichino, intervenuto nell’ultimo cda per difendere l’operazione – ha confezionato un piccolo capolavoro: un “premio di fine lavoro” di 300mila euro, che Lissner incasserà nel 2017, a fine contratto.”
Ermolli, Ichino, Di Freda i veri colpevoli di questa operazione scandalosa, spalleggiati dal Cda. Ma i nuovi rappresentanti Zambon-Tuzzi cosa dicono e fanno davanti a questa situazione ?
Come si fa a forzare un referendum per ottenere un Contratto Unico per poi andare a tratare con questi personaggi che pensano solo a loro tasche e a quelle degli amici ? Del conto in rosso del teatro a loro non importa niente !
Cari colleghi Artisti, svegliatevi, la Direzione non è affidabile!
Abbandonate la strada del l’autonomia è una trappola!
Facciamo tutti insieme il CCNL al più presto e risolviamo i permessi artistici per dopo fare l’integrativo .
 
“A fronte di questa situazione, le stime per i prossimi tre anni ipotizzano un disavanzo cumulato di circa 30 milioni di euro e la sostanziale inattuabilità del progr…amma di investimenti.Mentre la società di consulenza McKinsey ha ipotizzato un piano di interventi immediati suddiviso in diversi progetti.i costi del personale sono sensibilmente più alti rispetto ad altri teatri di dimensioni comparabili?? e forse si ipotizza il management della Scala dovrebbe intervenire drasticamente sugli organici, sui livelli retributivi e sulla produzione di spettacoli.”
VEDI L’INCHIESTA  -Lo stipendio d’oro di Lissner e i conti a rischio della Scala.
La verità sulla busta paga del sovrintendente. Tra fisso, variabile e benefit costa al teatro un milione all’anno. E spunta un premio da 300mila euro che incasserà a fine mandato.  di  ROBERTO RHO
Lo stipendio d'oro di Lissner e i conti a rischio della ScalaSussurri e mugugni nei corridoi di via Filodrammatici, telefonate dai numeri interni, incontri riservati nell’ufficio dell’uno o dell’altro: alla prima linea dei manager della Scala la manovra di autoriduzione degli stipendi annunciata in pompa magna dal sovrintendente Stephane Lissner (per sé e per gli altri 11 top manager del teatro) e celebrata con una trionfale conferenza stampa, proprio non è andata giù. Non tanto per quel 10 per cento di decurtazione degli emolumenti che – in una congiuntura mefitica come questa e in un momento particolarmente difficile per il teatro – ci si può anche accollare. Quanto perché chi quella manovra l’ha voluta e presentata come un grande gesto di responsabilità, intestandosene il merito, è, nella sostanza, l’unico tra i dirigenti della Scala che, nel 2012 e nei parecchi anni a venire che si è assicurato blindando il proprio contratto fino al 2017, guadagnerà più che nei precedenti.
Vediamo. La retribuzione di Stephane Lissner, si è detto, supera abbondantemente il milione di euro (costo aziendale tutto compreso), il che di per sé colloca il sovrintendente e direttore artistico del teatro milanese nella fascia dei più pagati al mondo tra i manager dei grandi teatri. Nulla a che vedere con la sobrietà milanese di questi tempi.
Alla Scala (e anche in Comune) nessuno ha capito come il presidente della Fondazione, il sindaco Giuliano Pisapia, che ha imposto a se stesso, ai suoi assessori e ai dirigenti del Comune e delle società controllate una ferrea linea di austerità, abbia potuto avallare senza batter ciglio il nuovo contratto di Lissner. Che prevede una retribuzione fissa di 449mila euro e spiccioli. Su questa parte, e solo su questa, si applica l’autoriduzione del 10%, che dunque ammonta a circa 45mila euro.
Ma alla retribuzione fissa si aggiungono una parte variabile (al raggiungimento di obiettivi prefissati ma sicuramente a portata di mano) di circa 155mila euro; il costo del lussuoso appartamento di piazza del Carmine (85mila euro all’anno), il Tfr, la quota Inps e altri oneri a carico dell’azienda per una somma che si avvicina a 200mila euro. Il totale, a questo punto, fa già oltre 880mila euro. Cui si sommano ancora il costo (oltre 70mila euro) dell’ammiraglia con autista a disposizione di Lissner, la carta di credito e le spese di rappresentanza che nessuno – neppure tra i consiglieri di amministrazione – è ancora riuscito a quantificare con esattezza.
Ma è sull’ultima voce che il sovrintendente – con l’aiuto del superconsulente Pietro Ichino, intervenuto nell’ultimo cda per difendere l’operazione – ha confezionato un piccolo capolavoro: un “premio di fine lavoro” di 300mila euro, che Lissner incasserà nel 2017, a fine contratto. Un premio che spunta improvvisamente nel nuovo contratto e che copre, nella sostanza, la quota che il massimo dirigente del teatro deve versare all’Inps a saldo di un contenzioso degli anni passati (alla Scala tocca la fetta più grande, circa 900mila euro). Il costo del premio viene spalmato dall’azienda Scala sugli anni residui del contratto di Lissner, e il carico per il 2012 ammonta a circa 80mila euro. Dunque, sotto il profilo contabile (e anche nella sostanza, quando a fine contratto Lissner incasserà il premio) la retribuzione 2012 del sovrintendente si decurta dei 45mila euro corrispondenti al taglio del 10 per cento della parte fissa, ma si aumenta degli 80mila euro del premio.
Oltre 1 milione di euro. Il direttore generale del Comune di Milano (16mila dipendenti), Davide Corritore, ne guadagna un quinto, cioè 210mila all’anno. Il predecessore di Lissner, Carlo Fontana, percepiva una retribuzione che equivale a una frazione dell’attuale stipendio di Lissner, che però alla carica di sovrintendente somma anche quella di direttore artistico. È uno stipendio in linea con i valori di mercato? Il consiglio di amministrazione della Scala, appena rinnovato tra le polemiche (a causa delle scelte discutibili del ministro della Cultura, che ha nominato l’imprenditrice Margherita Zambon e un giovane funzionario amministrativo dell’Università Cattolica, Alessandro Tuzzi) evidentemente ritiene di sì. Nel corso dell’ultima seduta, alcuni consiglieri hanno storto il naso di fronte al vero e proprio blitz attraverso il quale il vicepresidente Ermolli e Lissner hanno riscritto e blindato fino al 2017 il contratto del sovrintendente. Salvo poi votare a favore, con l’unica eccezione del rappresentante della Regione Fiorenzo Tagliabue.
Eppure, sotto il profilo della gestione, il Teatro alla Scala è in un momento tutt’altro che felice, e non solo a causa della congiuntura. Come ha evidenziato il lavoro comune tra cda e la società di consulenza McKinsey, che nella primavera scorsa ha consegnato un rapporto dettagliato (le cui conclusioni i vertici del teatro non hanno mai reso pubbliche) la macchina operativa non funziona come dovrebbe, i costi del personale sono sensibilmente più alti rispetto ad altri teatri di dimensioni comparabili e, sul fronte delle entrate, le potenzialità della Scala sono nettamente superiori a ciò che il management è riuscito a concretizzare in questi anni.
A fronte di questa situazione, le stime per i prossimi tre anni ipotizzano un disavanzo cumulato di circa 30 milioni di euro e la sostanziale inattuabilità del programma di investimenti, che andrà dunque fortemente ridimensionato (da un massimo di 50 a circa 17 milioni). Insomma, nello scenario peggiore – ma tutt’altro che improbabile – di contestuale flessione dei contributi pubblici e privati, il management della Scala dovrebbe intervenire drasticamente sugli organici, sui livelli retributivi e sulla produzione di spettacoli. La McKinsey ha ipotizzato un piano di interventi immediati suddiviso in diversi progetti, da affidare direttamente nelle mani di Lissner, con il supporto di Ermolli. Se il management, tradizionalmente parco di informazioni sull’andamento del teatro, sia al lavoro su questi progetti, allo stato non è dato sapere.  (23 giugno 2012)

95 Comments

  1. Ehi anonimo….dicci pure quanto guadagnano gli orchestrali e i coristi del Met…se vuoi te lo dico io. Wilkinson

    Commento by Anonimo — 23 Giugno 2012 @ 13:03

  2. In America la pensione se la pagano loro, e il budget annuale del Met è 291 milioni di dollari…neanche paragonarsi. Lo stipendio di Lissner è troppo alto.

    Commento by Anonimo — 23 Giugno 2012 @ 13:07

  3. Scusate…ma sinceramente alla mia umile comprensione di lavoratore artistico (ma comunque semplice lavoratore)…sfugge un fenomeno!
    Eh si , perche di fenomeno si tratta!!
    In una situazione come quella attuale dove regna la assoluta precarietà dell’ambiente nel quale lavoriamo..(mi riferisco chairamente ai cambiamenti continui al teatro alla Scala)…coem sia possibile che un orchestrale od un corista od un ballerino od un tecnico o d un impiegato…etc..etc…si divida sul modo di lottare contro questi fenomeni…e cioè.
    1) Privatizzazione sempre piu visibile e continua!
    2) Managers aumentano in numero e stipendio….ad esempio quando sono entrato io primi anni 90, il sovrintendente aveva una segretaria, uno studio, il direttore artistico era (Alberto Zedda…tra l’altro direttore d’orchestra …e non biografo di Mahler)…e il e direttore stabile, certo R.Muti era per la maggir parte del suo tempo a fare spetttacoli in Scala!)

    3) come accennato al punto precedente un direttore stabile che quest’anno è stato presente poche serate!!
    4) rappresententa sindacali di masse artistiche che hanno avuto (anche se meritatamente…non lo vogli ometter in dubbio) scritture per il prossimo anno verdiano-wagneriano!

    Quindi senza demonizzare questi 4 fenomeni..che però dovrebbero indurre chiunque lavori in questo teatro a riflettere…pensare..(Pirandello in un suo dramma ripeteva spesso la frase..”Pensaci Giacomino!), non capisco come chiunque lavori in questo teatro a prescendire dall’iscrizione ad un sindacato quale esso sia (a meno che non sia prossim oalla pensione), non si renda conto che se non si tenta di invertire la rotta, avrà scarsissime possibilità di arrivare a lavorare sino alla pensione…
    e badate nn è semplice pessimismo….
    basta considerare quell oche è sotto gli occhi:
    1)
    Nel campo artistico.. allievi delle scuole di orchestra, coro e ballo che effettuano spettacoli rientranti nella produzione (quindi manovalanza a basso costo)
    2) Esternalizzazione di servezi sartoriali ed altro…
    3) direttore stabile che è piu presente nel suo teatro d’origine che da noi almeno in questa presente stagione
    4) età pensionabile che con la riforma fornero ha di molto superato la soglia di sicurezza dei 60 anni di età.
    E potrei aggiungere molti altri punti, anche per i tecnici e gli impiegati..
    Allora cari colleghi….come si fa ha parteggiare per una autonomia , a priori senza che vi sia niente chiaro e scritto che tuteli i lavoratori, e andare contro ad un semplice referendum che ha due punti e cioè:
    1) vuoi che continui ad esistere un ccnl , e che quindi ad esso rimanga affiancato una contrattazione aziendale?
    beh….credo che quasi tutti noi siamo venuti a lavorare in questa realtà..proprio perche era una solida realtà…tutelata in regole nazionali..e che quindi non potevano essere interpretate piu ti tanto da un gruppo di managers e collaboratori arrivati solo negli ultimi anni, e di (guardacaso) multinazionale origine!!!
    2) vuoi che venga messo un ragionevole limite allla privatizzazione del nostro teatro, lasciandone la priorità pubblica?(visto che ricordo a tutti nella vecchia banconota delle 1000 lire, su un lato c’era l’effige del maestro G.Verdi e dall’altra…..LA SCALA!!!!!!!

    ecco…allora non capisco i miei colleghi che guardino a quesiti simili come a trappole politicizzate..!!!
    Amici, colleghi…lo stipendio e la pensione un domani non ve li daranno nè i signori Albori..ma certo neanche i signori Malatesta (anzi questo è meritatamente già in pensione…avendo fatto la maggioranza dei suoi anni scala quando era ancora completamente PUBBLICAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!)
    Bensi queste possibilità ve li darà solo il fatto di non essere precarizzati e pendere dalle labbra di Managers che nulla hanno a che fare con la storia del nostro TEATRO e che si esprimono a suon di Spending Reviews..
    E a proposito di spending reviews caro sig. Lissner..vada a vedere quanti dipendenti ha l’opera Bastille e quando prende di contributi pubblici!!!!
    almeno 3 o 4 volte la Scala e la produttività è paragonabile…

    Un saluto a tutti!!

    Catone il censore

    Commento by Anonimo — 23 Giugno 2012 @ 13:50

  4. tu vuo’ fà l’american , ma i soldi pè i capè teli dà la borsetta mammà…scala.

    un solo imperativo sulla questione assurda dello stipendio di platino in un periodo di gravissima auterità :
    da bari a paris…un solo grido : LISSNER VA-T’EN!,

    Commento by anarcub — 23 Giugno 2012 @ 16:33

  5. Come sono andati i referendum?

    Commento by Anonimo — 23 Giugno 2012 @ 17:07

  6. i dati riportati e pubblicati dal corriere sono:

    544 hanno votato al referendum cgil (26 contari)

    511 hanno votato al referendum cisl uil fials (? contrari)

    Commento by Lavoratoriscala — 23 Giugno 2012 @ 18:02

  7. CGIL

    553 votanti
    1)
    SI 519
    NO 25
    BIANCHE 9

    2)

    SI 504
    NO 37
    BIANCHE 12
    UN SI DECISO AL CCNL E AL FINANZIAMENTO PUBBLICO

    CISL UIL FIALS

    VOTANTI 463

    SI 424

    NO 33

    NULLE 2

    BIANCHE 4

    UNSI DECISO AL CONTRATTO UNICO.
    ——————————————————————————————————–

    CREDO CHE QUI SI DIVIDONO DEFINITIVAMENTE LE STRADE DEI LAVORATORI SCALA.

    GLI ARTISTI VADANO A FARSI IL LORO CONTRATTINO SCALA CON LA FONDAZIONE.

    IL RESTO DEL TEATRO, MI AUGURO, RESTI ANCORATO (CON LA FIRMA DEL NAZIONALE A LUGLIO) A UN SISTEMA, SE PURE CON TANTI DIFETTI, MA CHE A TUTELATO TUTTI QUESTI ANNI LE FONDAZIONI LIRICHE ITALIANE.

    UN TECNICO

    Commento by Anonimo — 24 Giugno 2012 @ 01:55

  8. Senti caro tecnico….visto che io sono un artista, ma anche un iscritto alla CGIL e credo nel CCNL e mi sono espresso a sostegno di questo..non ti permettere di dare giudizi nè su me nè sulla categoria dei miei colleghi che comunue meritano rispetto..
    Per il futuro..chi vivrà vedrà!
    MA poi toglimi una curiosità……quando ci sono i cambi di scena in Luisa Miller…specie quello tra 2° e 3° atto…a sipario chiuso e veloce….
    Alla faccia della sicurezza che tu invochi….perchè vi permettete di spostare scenografie con ancora artisti del coro mentre ancora stanno scendendo??
    La penultima recita di Luisa Miller mentre prontamente 10 secondi dopo che finiva l’atto, stavo scendendo dalla mia postazione, alcuni tecnici la mettevano già in movimento!!!!Ad un mio richiamo loro…mi è stato risposto..”AH pensavamo non ci fosse piu nessuno sopra!!”
    Bene allora mi chiedo…perchè i tecnici…che non sono certo artisti e che quindi come dici te..non hanno volontà e necessità di esacerbare ritmi…rendimento e autonomie….si comportano cosi??

    Forse hai ragione è giusto che noi artisti ci differenziamo…tanto visto la vostra mentalità è inutile continuare a far parte di un sindacato CGIL di cui sono membro da molti anni e di cui sono anche stato rappresentante.

    Andrea Panaccione (artista del coro)

    Commento by Anonimo — 24 Giugno 2012 @ 20:12

  9. Ah e poi dimenticavo…caro tecnico….ma se i si alla autonomia sono stati piu di 500 e mi pare coro orchestra e ballo arrivano a malapena a 300……
    Mi spieghi da dove arrivano gli altri 200 pareri a favore?
    Ma non sarà che c’è gente anche nel tuo settore che sta talmente a guardare come si mettono le cose…che vota si a tutti e due i referendum?
    Per carità non è proibito è lecito..lecitissimo…cosi come per uno struzzo stare con la testa sotto la sabbia….ma è piu elegante votare si a tutti e due!!!!

    Andrea Panaccione

    Commento by Anonimo — 24 Giugno 2012 @ 20:16

  10. pannaccione quell’insulso commento di “un tecnico” è una sua visione individuale .
    i contratti separati non passeranno MAI.
    roberto un operaio( parola più appropriata), che oggi la parola tecnico se penso al governo mi vien da vomitare.

    Commento by tecnicub — 24 Giugno 2012 @ 20:19

  11. IL CASO
    Pisapia chiede a Lissner i dati
    su tutta la gestione della Scala
    La richiesta arriva dopo le polemiche sui conti del Piermarini e sullo stipendio d’oro
    del sovrintendente appena riconfermato. Il sindaco vuol conoscere il quadro esatto
    di ORIANA LISO
    Stephane Lissner
    La richiesta ufficiale è arrivata dall’altra parte della piazza: il sindaco Giuliano Pisapia avrebbe chiesto alla Scala i dati sulla gestione del teatro. Dai risultati economici della vendita dei biglietti al numero di rappresentazioni in un anno. Una richiesta che arriva – forse non a caso – all’indomani dell’inchiesta di Repubblica sullo stipendio del sovrintendente Stephane Lissner, ‘lievitato’ nonostante una pubblicizzata autoriduzione del 10 per cento appena fatta, in concomitanza con la riconferma alla guida del Piermarini.

    Lo stipendio d’oro di Lissner

    Il taglio dello stipendio, però, tocca solo la parte fissa, ovvero 449mila euro circa, ma non riguarda la parte variabile, conseguenza del raggiungimento di determinati obiettivi (circa 155mila euro), né l’affitto di un appartamento in piazza del Carmine (85mila euro annui), l’auto blu con autista, il Tfr, le quote Inps e altri oneri, la carta di credito aziendale (e forse anche di queste spese il sindaco avrebbe chiesto i conti), né tantomeno il ‘premio di fine lavoro’, 300mila euro che il sovrintendente incasserà nel 2017.

    In attesa che Lissner rientri da Londra, Pisapia – presidente della Fondazione – avrebbe chiesto quindi di accedere a tutti i documenti che servono a ricostruire la situazione dei bilanci della Scala, non proprio in salute,
    visto che per l’anno in corso il rosso è di 4,5 milioni di euro e lo stesso Lissner ha dovuto ammettere che «il pareggio è una ipotesi senza certezze».
    (26 giugno 2012) © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Commento by DA REPUBBLICA : PISAPIA S'è DESTO — 26 Giugno 2012 @ 11:26

  12. a pannacciò c’avrai ragione ma almeno 100 voti se li sono inventati. dov’è la trasparenza di quel referendum di cisl euil . hanno preso voti per delega( de che?) voti su internet .Una vera pagliacciata a cui si aggiunge la risposta sullo stessa terreno del referendum cgil per cui siamo passati alla farsa.la credibilità delle r.s.a. è molto più inferiore di quella di minnie topolino . andiamo alle elezioni delle r.s.u. e stendiamo un velo pietoso prima che il tutto si trasformi in tragedia…. intanto hai letto quanto guadagnano i dirigenti che si impegnano solo a dividere i lavoratori?e quello più amato dagli scaligeri? della serie cornuti e mazziati.vedrai che i chiedono riuzione dello stipendio per pareggiare il bilancio sul loro buon esempio

    Commento by altro che referendum — 26 Giugno 2012 @ 11:34

  13. voto palese con dichiarazione firmata e copia del documento d’identità, altro che delega o voto su internet….a proposito qual’era il quorum del referendum cgil ? quanti gli avento diritto ?

    Commento by Anonimo — 26 Giugno 2012 @ 12:35

  14. qual era magari senza apostrofo…

    Commento by Anonimo — 26 Giugno 2012 @ 14:13

  15. Grazie per il richiamo alla grammatica elementare.
    Ma tu annusi e non assaggi….qual era il quorum ?
    Qual era il numero degli aventi diritto ?

    Commento by Anonimo — 26 Giugno 2012 @ 16:01

  16. 26/06/12 GIORNO CONTI DELLA SCALA, PISAPIA CHIEDE LUMI SULLA GESTIONE

    Conti della Scala, Pisapia chiede lumi sulla gestione •

    MILANO CONTI DELLA SCALA, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, vuole vederci chiaro. Secondo indiscrezioni circolate ieri pomeriggio in teatro, non confermate da Palazzo Marino, sulla gestione economica dell’ente lirico-sinfonico. In realtà, la notizia non dovrebbe destare particolare scalpore, visto che il primo cittadino è anche presidente della Fondazione di via Filodrammatici. Ma il fatto che la richiesta dei rendiconti — ad esempio il numero di alzate di sipario e i risultati di biglietteria — arrivi nei giorni di polemica sul contratto (e i costi) del sovrintendente Stephane Lissner e sulla gestione non è passato inosservato nei corridoi del Piermarini. C’è chi dà già per certo un rientro da Londra del manager francese, certo è che per raggiungere il pareggio di bilancio per l’ottavo anno consecutivo, nel 2012 la Scala deve ancora trovare 4,5 milioni di euro, meno dei sette di rosso preventivati inizialmente, ma comunque una cifra che ha fatto dire a Lissner che nel 2012 il pareggio è una «ipotesi senza certezze»

    Commento by Anonimo — 26 Giugno 2012 @ 17:15

  17. Il medesimo nei 2 referendum, ovviamente.
    Vale per entrambe le tue incomprensibili domande.
    Perchè, dovrebbe essere diverso il quorum?
    O il numero degli aventi diritto?

    Commento by Anonimo — 26 Giugno 2012 @ 20:10

  18. La Paga da Squalo di Lissner e lo Scontro per la Scala
    Pubblicato da alex | mercoledì 27 giugno 2012

    Quando era direttore del festival di Aix-en-Provence, Stephane Lissner – francese di madre ungherese e padre moscovita diventato parigino – lo chiamavo “le requin”, lo squalo. Nel giugno del 2003 mostrò i denti agli intermittenti dello spettacolo in lotta contro la riforma del sussidio di disoccupazione e loro glieli trapanarono alla radice facendogli chiudere baracca e burattini. Alla Scala Lissner è arrivato nel maggio 2005, primo sovrintendente straniero chiamato dal consiglio d’amministrazione a risollevarne le sorti artistiche dopo la guerra intestina tra Riccardo Muti, allora direttore musicale, e Carlo Fontana, sostituito nella carica di sovrintendente da Mauro Meli, cacciato in brevissimo tempo a furor di maestranze.
    “In cinque anni farò della Scala il teatro d’opera più importante del mondo” dichiarò Lissner appena insediatosi. Ma di anni ne sono trascorsi sette e tutto questo di salto d’importanza nessuno l’ha visto. Lo attesta anche un recente rapporto stilato dalla società di consulenza McKinsey, e secondo cui le potenzialità del teatro sono di gran lunga superiori a quelle espresse dal suo management. A fronte di un aumento degli spettacoli lo scadimento artistico del teatro è del resto evidente, sottolineato dalle reiterate defezioni dei maggiori cantanti già scritturati, ultime Nathalie Dessay e Anna Netrebko che hanno rinunciato alle recite di “Manon” in scena dal 19 giugno al 7 luglio (la Netrebko aveva già dato forfait anche in “Don Giovanni”); poi Diana Damrau che doveva tenere un recital di canto annullato. Inoltre, defezioni anche da parte di celebrati direttori d’orchestra come Semyon Bychkov (forfait ne “La donna senz’ombra”) ed Esa-Pekka Salonen, che ha rinunciato a tre concerti sinfonici.
    Management mediocre quello della Scala, non all’altezza della tradizione, meno che meno del ruolo ricoperto: autoritario – voglio posso comando – arrogante nei rapporti coi lavoratori fino al mobbing. Lissner racconta d’essere un uomo al dialogo, che ad Aix-en-Provence si adoperava per scongiurare gli scioperi. Stronzate! Negli ultimi tre anni la Scala – difesa dallo studio legale di Pietro Ichino, il giuslavorista e senatore Pd – ha perso 180 cause di lavoro intentate da lavoratori precari, ricorrendo quasi sempre in appello per perdere di nuovo. E alle lavoratrici serali, sarte e parrucchiere che hanno vinto la causa, ancora oggi non vengono riconosciuti i diritti d’assunte a tempo indeterminato. Di capacità di dialogo, il monsieur – unitamente al direttore generale Maria di Freda – ne ha mostrato assai poca. La stessa Di Freda, ex impiegata dell’area sistemi informativi del teatro ed ex delegata sindacale, è stata nominata da Carlo Fontana nel 1991 direttore del personale dalla sera alla mattina. Poi responsabile dal 1998 degli affari istituzionali, dopo il passaggio della Scala a fondazione, quindi direttore generale dal 2008 (un DG di uno dei più grandi e prestigiosi teatri al mondo che all’alba del 2012 stenta a parlare inglese, ma è in orbita Pd).
    Il nuovo statuto della fondazione recentemente approvato, che attribuisce al teatro una nuova autonomia gestionale la quale conferisce al sovrintendente “un’autonomia enorme”, come spiegato dal ministro per i Beni e le Attività culturali Ornaghi, oltre a un potere assoluto sulla stipula dei contratti aziendali, è la prova evidente della “marchionizzazione” in atto alla Scala. Una situazione denunciata da tempo dalla Cgil, che in vista dell’incontro tra le parti (Roma, 4-5 luglio) per il rinnovo del contratto nazionale – che impedisce ai sovrintendenti di spolpare i contratti aziendali, consentendo inoltre la stipula dei futuri contratti integrativi, tra cui quello riguardante il periodo di Expo 2015 – ha indetto un referendum consultivo svoltosi tra il 21 e il 22 giugno e che ha visto il 70% dei lavoratori esprimersi su due quesiti. Al primo: sei favorevole alla contrattazione collettiva a livello nazionale oltre a quella aziendale? Hanno risposto sì in 519; no 25; e 9 schede bianche. Al secondo: sei favorevole a contenere l’apporto dei privati entro limiti che consentono una gestione essenzialmente pubblica del teatro? I sì sono stati 504, a fronte di 37 no e 12 schede bianche.
    Pochissimo dialogo, totale mancanza di relazioni sindacali e di un protocollo sulla sicurezza, tanti sprechi, ma in compenso tanti soldi. Lissner prende 450mila euro fissi, più una parte che varia in base agli obiettivi prefissati e raggiunti di circa 155mila euro; ai quali sommare 85mila l’anno per l’appartamento in piazza del Carmine; 200mila tra Tfr, versamenti Inps e oneri vari, 70mila euro dell’auto blu con autista, carta di credito e spese di rappresentanza il cui ammontare nessuno, nemmeno tra i consiglieri di amministrazione, è ancora riuscito a stimare con precisione. Totale: 1.000.000 e passa di euro. Oltre il triplo di Barack Obama, che all’anno ne guadagna 300.000. Inoltre, col nuovo lucroso contratto blindato fino al 2017, Lissner otterrà un buonuscita di 300mila euro. In barba alla strombazzata autoriduzione del 10% dello stipendio suo e di altri undici manager della Scala – annunciata mediante conferenza stampa. La quale si applica solo alla retribuzione fissa e non a quella complessiva, quindi per Lissner si tratta di quarantamila euro su un milione. Ma soprattutto, e questo sì sarebbe un vero coup de théâtre, tra i corridoi della Scala gira insistentemente la voce che si tratti di una riduzione una tantum, mica permanente!
    Rientrato da Londra, Lissner ha trovato sulla scrivania una missiva del Comune che chiede di poter visionare tutte le carte utili a ricostruire la situazione dei bilanci. A proposito dei quali, nel corso di un incontro svoltosi lo scorso sei del mese tra sindaco, direzione del teatro e sindacati, Pisapia ha sottolineato la certezza del finanziamento storico del Comune di Milano. Confermando che per quanto riguarda la forma organizzativa speciale ritiene che non sia una privatizzazione, poiché considera la Scala bene pubblico della città e del paese, affermando testualmente, e garantendo che “finché ci sarò io come sindaco di Milano garantirò per impedire ogni eventuale rischio di privatizzazione”. Inoltre, Pisapia ha chiesto un secondo incontro coi sindacati per entrare nel dettaglio degli sprechi, unitamente alla documentazione riguardo alcuni casi di sanzioni disciplinari comminate per testimonianze rese al tribunale del lavoro.
    E’ possibile che si tratti di uno scontro interno al potere milanese. Qualcuno sussurra che dietro al fronte che resiste a Lissner vi sia Francesco Micheli, finanziere musicofilo, buon conoscitore di teatro, e sostenitore di Pisapia alle scorse elezioni – ex signor Fastweb, ex presidente del Conservatorio di Milano – recentemente estromesso dal CdA della Scala per far posto ad Alessandro Tuzzi, vicedirettore amministrativo dell’Università Cattolica e portaborse del ministro Ornaghi. Micheli che circa i bilanci ha avuto modo di dichiarare: “Se non fosse per i contributi giunti solo grazie alle capacità di Bruno Ermolli, la Scala avrebbe bilanci scassati come gli altri teatri lirici italiani. Oggi il bilancio preventivo è in equilibrio formale a condizione che quest’anno venga coperto un differenziale negativo sugli otto milioni. La previsione di pareggio si basa sul presupposto che arrivi un nuovo socio e che le istituzioni pubbliche non solo non taglino ma addirittura diano maggiori apporti. Cosa, questa, piuttosto velleitaria, visti i chiari di luna”.
    E riguardo al management: “Alla Scala c’è un blocco d’interessi che non sopporta chi è critico sulle scelte del teatro” s’è espresso Micheli aggiungendo: “Ed è noto che c’è una lobby interna. Stanno riducendo la Scala a prodotto turistico, come il Colosseo. Peccato però che la Scala non sia un monumento archeologico. Così è la sua morte culturale”. Uno scontro di lobby sul quale i cittadini finora non hanno avuto alcuna voce in capitolo.

    Commento by Anonimo — 3 Luglio 2012 @ 19:03

  19. La Scala è in crisi ma Lissner prende un compenso di oltre un milione
    Il sovrintendente francese ha trovato l’America in Italia
    di Francesco Stammati

    Cosa pensano i lombardi di una Scala sostenuta da fondi pubblici che paga al sovrintendente un compenso superiore al milione»? La domanda, effettivamente non troppo oziosa, se l’è posta domenica Roberto Formigoni, governatore della Lombardia. O meglio l’ha posta ai suoi 28.322 follower su Twitter, il più alla moda dei social network. Non sarà che Stéphane Lissner, il francesce che sovrintende il teatro dell’opera e ne è anche direttore artistico, guadagni un po’ troppo?Un cinguettio, come sono chiamati i tweet, gli interventi online, che è risuonato come un clangore di spade degno di una scena allestita sotto le architettura del Piermarini perché, a capo della Fondazione Teatro alla Scala, c’è Giuliano Pisapia, il sindaco di Milano. E col capo della giunta arancione il Celeste, come tutti chiamano Formigoni, è in una guerra guerreggiata da qualche settimana, per via di Expo e, più recentemente della Città della salute, complesso ospedaliero e di ricerca che è finito a Sesto quando sarebbe dovuto insediarsi a Milano. «Il più alto dirigente regionale», ha twittato Formigoni, « con ben altre responsabilità, guadagna meno di un quarto di Lissner. E il suo stipendio è online». Con tutto che Palazzo Marino, sede municipale milanese, da tempo ha affidato a Bruno Tabacci, l’assessore al Bilancio, una severa spending review, col mandato di tagliare a destra e a manca. E con tutto, che al governo ci sono quelli che si sono incatenati, che hanno girotondato, che si sono assisi un po’ ovunque contro i micidiali tagli alla cultura, dell’orribile B. e del suo ministro della cultura, Sandro Bondi. E quando proprio lui, l’ex-sindaco di Fivizzano (Massa), il comunista convertito sulla via di Arcore, nel dicembre 2010, sotto schiaffo per i tagli al Fus, Fondo unico per lo spettacolo, aveva pensato di non farsi vedere alla celeberrima prima scaligera, Lissner sdegnosamente aveva sibilato: «Sì vede che il ministro aveva altro da fare». Nelle more di quella caccia all’uomo, sfuggirono ai più gli emolumenti del grande sovrintendente che ora la cronaca milanese di Repubblica s’è presa la cura di pubblicizzare: 449mila euro fissi l’anno, 155mila per la parte variabile, una dimora mica da ridere in pieno centro (appigionata per 85mila euro all’anno), e ovviamente l’auto con autista e un superbonus di 300mila euro che si aggiunge al trattamento di fine rapporto. Con un totale di 1 milione lordo a carico della casse scaligere, cioè di Comune e Regione. Pisapia non ha reagito, per adesso. Più realisti del re dalla Fondazione hanno fatto sapere che era stato il sindaco a suggerire allo stesso Lissner una autodecurtazione dei salari, cosa che il maestro aveva fatto assieme a 11 dirigenti dell’opera, con tanto di conferenza stampa, in concomitanza della riconferma avvenuta nel gennaio scorso. «Una decisione che, in un momento difficile per il Paese, dimostra il loro attaccamento alla Scala», aveva chiosato Pisapia. Solo che la riduzione del 10% aveva riguardato soltanto la parte fissa del compenso. Un fatto che avrebbe spinto il sindaco arancione a chiedere d’essere aggiornato sui conti della Scala anche perché, a oggi, lo stesso consiglio di amministrazione, che ha rinnovato al sovrintendente il contratto fino al 2017 non sarebbe venuto a capo delle spese di rappresentanza originate dalla carta di credito del maestro.

    Commento by Anonimo — 3 Luglio 2012 @ 19:09

  20. Vorrei sapere dai cassaintegrati di Genova visto che hanno tempo di scrivere su questo blog quanto guadagna il loro Sovrintendente Pacor.

    Commento by Anonimo — 5 Luglio 2012 @ 10:34

  21. 05/07/12 GIORNALE ALTRO CHE TAGLI: MILANO SPENDE 7 MILIONI PER IL BOSS DELLA “SCALA” – IL SOVRINTENDENTE DELLA SCALA COSTA 7 MILIONI AGLI ITALIANI

    I COSTI PER IL SOVRINTENDENTE LISSNER Altro che tagli:

    Milano spende 7 milioni per il boss della «Scala» Stefano Zurlo • Alla «spending review» piace l’Opera. Sarà per questo che le forbici non hanno sfiorato la Scala di Milano. Anzi, il sovrintendente Lissner continua a costare alla collettività oltre un milione l’anno. Considerando che è in carica dal2005, finora il Comune lo ha pagato? milioni. E con quali risultati? Beh, la Scala chiude ogni anno con un buco di 4,5 milioni… a pagina 3 II sovrintendente della Scala costa 7 milioni agli italiani Lissner è ai vertici del teatro milanese dal 2005: il suo compenso già faraonico è cresciuto ancora con il rinnovo del contratto. E la Fondazione è sempre in deficit I numeri 85.000 L’affitto annuo in curo della casa mila pese del sovrintendente alla Scala Stéphane Lissner. Al mese sarebbero oltre Ymila X1,000 Il compenso annuo dell’auti sta(conauto blu; d i Lissner, pagato dalla Fondazione teatro alla Scala . Laspending review si è fermata in piazza della Scala. Il sovrintendente Stéphane Lissner costa al contribuente un milione l’anno. Anzi, a spulciare le cifre, qualcosa in più: l milione e 50 mila euro. Un tesoretto che mal si coniuga con la politica tutta forbici predicata dal governo dei tecnici. Siamo in emergenza, natisi tagliano le retribuzioni, ma alla Scala l’austerità dev’essere confinata nel loggione. Certo, non nello studio di Lissner. Che è arrivato nel 2005 e in sette anni dev’essere costato, a spanne, circa 7 milioni di euro. Non che il sovrintendente 455.000 La retribuzione lorda annua di base da sovrintendente e direttore artistico del teatro alla Scala di Milano abbia avuto la mano fatata e abbia risolto i problemi del celeberrimo teatro. La Scala, aldilà del blasone planetario, zoppica: il deficit viaggia sui 4,5 milioni l’anno e se non ci fosse il generosissimo contributo delle istituzioni – circa 40 milioni l’anno – il palcoscenico più famoso del modo chiuderebbe in un amen. Per carità, non si può giudicare un’eccellenza italiana, come si definisce la Scala, con la logica contabile, ma i numeri straripanti di Lissner vanno conosciuti laicamente dall’opinione pubblica. Senza incipriarli nel mito. Dunque, si può spacchettare la sua retribuzione voce per voce, fino a comporre il faraonico emolumento. La base annua del suo stipendio, anche se il vocabolo a quelle altezze vertiginose appare riduttivo, è di 455mi1a euro lordi. A que300.000 Il premio in euro difine manda – to (quinquennale) da sovrintendente e direttore artistico della Scala sti si aggiunge un incentivo, a quanto pare a portata di mano e sempre aggiunto, di 155mi1a euro. E ancora una splendida dimora, in pieno centro: l’affitto, a cari-co della fondazione alla Scala, èdi circa 85mila euro. Poi ci sono i costi, che naturalmente non compaiono nella busta paga: gli oneri. E qui vanno calcolati, grossomodo, altri 160 mila euro. Complessivamente siamo oltre gli 850mi1a euro lordi, sempre su base annua. *** 71TOIATO Stéphane lissner è nato a Parigi il 23 gennaio 1953. Dal maggio del 2005 è sovrintendente e direttore artistico del teatro alla Scala di Milano. Ha ricevuto anche l’onorificenza di Ufficiale Ordine al merito della Repubblica italiana e Cavaliere della Legione d’onore francese (Ansal Potrebbe pure bastare, ma non basta. Perché nel sontuoso contratto, Lissner porta a casa anche un’auto, non proprio light: una Bmw serie 7.Una berlina extra lusso come Lissner che i comuni mortali vedono col binocolo come i melomani l’opera, in vendita da 79 mila euro in su. Ma la vita del sovrintendente, per di più direttore artistico, non è semplice: certo Lissner non può comandare a bacchetta un maggiordomo, come la Regina d’Inghilterra, ma può schierare un autista. Che costa 71 mila, euro eva a arricchire le sempre strabilianti statistiche sulle auto blu. Insomma, a sommare tutti i pezzi del sistema Lissner si rischia di perdere il conto. Perché poi ci sono le missioni e qui scatta la diaria che non è quella di un dipendente dello Stato, ma fa ulteriormente lievitare i compensi del sovrintendente, anche se la cifra non è ufficialmente nota. E poi, per non farsi mancare niente, Lissner ha anche una carta di credito che è, per quel che si sa, a strisciata libera.Il sovrintendente può pure scordarsi il portafoglio a casa. E quando va in giro, per contratto, ha diritto a riposare in hotel a cinque stelle. Un a vita superaccessoriata, la sua. Incredibile ma vero, al giro di boa del 2012, gli è stato pure riconosciuto un premio, da spalmare, sui prossimi cinque anni, di altri trecentomila euro. Fanno sessantamila euro l’anno, ottantamila con i costi che un simile ingaggio si porta dietro. In cda, quando la proposta è andata ai voti, solo Fio-renzo Tagliabue, consigliere di nomina regionale, ha votato contro un regalo che francamente stonava. E stride per due ragioni: la prima perché siamo, pure dalle parti di piazza della Scala, in un’epoca di crisi in cui anche i più prestigiosi teatri d’opera faticano a stare in piedi; la seconda perché, con tutta onestà, non pare che Lissner abbia dato una svolta alla vita del-I’istituzione.Basta scorrere l’autorevole studio della MicKinsey & Companyperleggerefrasitaglienti come frustate a proposito delle «principali criticità del teatro»: «Il funzionamento sub-ottimale della macchina operativa: gli elevati costi del personale; il potenziale inespresso di crescita delle entrate. «A fronte di questa situazione di partenza – prosegue implacabile il report – si constata un equilibrio economico – finanziario precario (30 milioni di perdita nel periodo 2012-2015) e un piano di investimenti poco sostenibile». Un mezzo disastro, anche se molti preferiscono vedere il bicchiere mezzo pieno. In questo contesto, Lissner deve aver fiutato l’aria eha proposto una riduzione del 10 per cento del suo ingaggio. Se ne parlerà nel cda della Scala, la settimana prossima; intantova detto che nel lussureggiante labirinto di voci e bene-fit vari, l’entità della riduzione non è ancora chiara e non è stata messa a fuoco. Per carità, la mossa, che riguarda altri dodici dirigenti fra cui il maestro Daniel Barenboim, è apprezzabile ma potrebbe anche fare l’effetto di una nube di coriandoli. E potrebbe servire giusto a calmierare il bonus appena ottenuto. Una scalfittura dopo l’ultimo bonus. Gira e rigira, dietro il palcoscenico c’è sempre il sovrintendente più caro al mondo. E il pareggio di bilancio resta lontano. Come la ‘produttività” dei principali concorrenti a livello internazionale, dall’Opera Bastillealla Royal Opera House. Ma questo discorso ci porterebbe lontano. E invece, in platea, si aspetta la spending review. ***

    Commento by Anonimo — 5 Luglio 2012 @ 23:55

  22. dal corriere del 4 luglio

    Teatro «Incontro con Pisapia sul costo del sovrintendente» Scala, Cisl e Uil «trattano»
    La Cgil accusa Lissner L’accordo è stato firmato lunedì sera. Da una parte, Cisl, Uil, Fials con il loro pacchetto di voti conquistati durante l’ultimo referendum. Dall’altra, il sovrintendente Stéphane Lissner, il direttore generale Maria Di Preda, il direttore del personale, Marco Amoruso. Scala, è partita la trattativa per il contratto autonomo (anche se manca il contributo della Cgil). E con l’apertura del tavolo, automaticamente si sbloccano le prestazioni «esterne», i permessi per suonare fuori dal teatro. Il tutto «a nostra insaputa», fa sapere la Cgil. Che ieri è tornata a reclamare il contratto nazionale e a chiedere un incontro con il sindaco Pisapia «a proposito del superstipendio di Lissner». Scontro tra sindacati. Dopo il doppio referendum sul contratto del Piermarini, concluso con entrambi gli schieramenti autoproclamatisi «vincitori», ecco il nuovo contenzioso. Silvio Belle-ni, responsabile della Cisl in Teatro, sembra molto soddisfatto: «Abbiamo portato a casa il primo accordo sul contratto Scala. Ora concorderemo i tempi per l’apertura di un confronto». Ma già da oggi — come prevede il regolamento — i maestri d’orchestra potranno esibirsi anche fuori dal Piermarini. «I lavoratori sono sollevati». Sempre oggi, la Cgil Scala sarà al ministero per i Beni culturali, «per chiudere il contratto nazionale, come ci hanno chiesto i nostri iscritti». Del resto, commenta Giancarlo Albori, leader del sindacato, «il referen1 Milione di euro Il costo per la Scala del sovrintendente Lissner dum ci ha dato un responso inequivocabile: andiamo a Roma per il contratto nazionale e, a seguire, per l’integrativo aziendale». Ma c’è un’altra questione che in questi giorni sta creando non pochi attriti dentro e fuori il teatro: il superstipendio di Stéphane Lissner. Tra emolumenti e benefit (auto con autista, casa da 85 mila euro, maxi diaria durante le trasferte) il sovrintendente arriva a costare in un anno alla Scala — alle prese con un deficit da 4,5 milioni di euro — oltre un milione di euro. E proprio su questo punto ieri sera i vertici della Cgil hanno inviato una lettera al sindaco Giuliano Pisapia con una richiesta di incontro. La decisione è stata presa nel pomeriggio, durante un’assemblea «molto partecipata». «Chiediamo al sindaco di riceverci — spiega Giancarlo Albori — perché siamo preoccupati: dal punto di vista direzionale questa ci sembra un’azienda allo sbando. Vogliamo un confronto con gli stipendi degli altri sovrintendenti europei e con quelli di chi ha preceduto Lissner alla Scala». Già nei giorni scorsi il sindaco aveva chiesto chiarimenti sulla vicenda Lissner (sul tema si è scatenato via Twitter anche Roberto Formigoni). Se ne parlerà durante il cda della prossima settimana. Lo stesso che dovrà ratificare la proposta di Lissner (e di altri dodici dirigenti scaligeri, compreso Daniel Barenboim) di decurtarsi lo stipendio del dieci per cento. «Sono ancora tutti intenzionati a ridursi i compensi», dicono in molti. Ma c’è chi giura che non sia proprio così. Annachiara Sacchi . ; Don Pasquale L’opera di Donizetti in scena alla Scala stasera ***

    Commento by Anonimo — 5 Luglio 2012 @ 23:58

  23. Lettera della Cgil a Pisapia: troppo alto lo stipendio di Lissner Scala, ok ai permessf per i concerti esterni
    SI È aperta ufficialmente alla Scala la trattativa sul contratto unico. Ii un primo effetto si è già ottenuto: i permessi artistici per orchestrali e coristi sono sbloccati. Potranno cosl tornare ad esibirsi anche al di fuori della Scala, attività esterne che erano bloccate da gennaio. Ieri c’e stata l’assemblea della Cgil che torna ad attaccare I.issner sullostipendio…Non pensavamo a costi così alti in un mo mento difficile come questo, abbiamo scritto a Pisapia… PAOLA ZONCA A PAGINA VI Scala, per orchestrali e coristi via libera alle attività esterne Ma la Cgil torna ad attaccare lo stipendio di Lissner Una lettera al sindaco: “Non immaginavamo costi così alti in questo momento” PAOLA ZONCA LA TRATTATIVA sul con-tratto unico per la Scala si è ufficialmente aperta. Dopo il risultato del referendum e l’incontro che si è tenuto l’al-troieri tra i tre sindacati Uil, Cisl e Fials e i vertici del teatro, la decisione è stata presa: il tavolo ci sarà, anche se molto probabilmente si dovrà aspettare settembre per fissare la prima riunione. Ma intanto il primo effetto è già stato ottenuto: i permessi artistici, che consentono aorchestral e coristi di esibirsi all’esterno del teatro, sono stati sbloccati. E sin dai prossimi glomi i professori rispetteranno il calendario delle attività esterne, sospese da gennaio. Lo stallo durava da troppo tempo, tanto che anche il direttore musicale Daniel Barenboim aveva lanciato un appello al ministero chiedendo di annullare il divieto, troppo penalizzante per gli artisti che, suonando nei grup – L’AIRONOMA I REFERENDUM LA TRATTATIVA Nell’aprile scorso 1121 e22 luglio gli Lunedì viene il ministero firma scaligeri votano siglata un’intesa un decreto al referendum per aprire il tavolo in cui concede Uil-Cisl-Fials sul sul contratto al teatro Scala contratto unico ad hoc e insieme un’autonomia La Cigl ne indice sono sbloccati di gestione grazie un altro sul i permessi ai risultati raggiunti contratto nazionale artistici pi da camera o addirittura come solisti, portano nell’orchestra e nel coro preziose esperienze professionali. Lunedì, dopo che le masse artistiche hanno minacciato uno sciopero, c’è stato uno stretto giro di telefonate tra il sovrintendente Stéphane Lissner, il sindaco Giuliano Pisapia (che era fuori Milano) e il ministero: consultazioni che hanno portato alla soluzione. Secondo i bene informati, il primo cittadino avrebbe detto di essere intenzionato «a lavorare con chi costruisce». Frase che può essere interpretata come una frecciata all’indirizzo della Cgil, che nei giorni del referendum aveva indetto un controreferendum chiedendo ai dipendenti se fossero favorevoli alla firma del contratto nazionale. Trattativa che continuerà a Roma domani e dopodomani e che dovrebbe portare a un accordo. Ieri i lavoratori iscritti alla Cgil si sono riuniti in assemblea. Ma all’ordine del giorno c’era lo stipendio di oltre un milione di euro l’anno di Lissner. «Abbiamo inviato una lettera a Pisapia per chiedergli conto dei compensi del sovrintendente — ha spiegato il segretario milanese GiancarIoAlbori—. Non immaginavamo che fossero così alti, soprattutto in un momento di grande incertezza come questo. Credo che si debbano usare tre paramenti di confronto: quanto guadagnano i manager dei teatri europei comparabili alla Scala? Quanto percepivano i precedenti sovrintendenti? Qual è lo stipendio delle più alte cariche dello stato?». Sul contratto unico, Albori non si pronuncia: «Non abbiamo notizie ufficiali. Se fosse così, la reazione sarebbe molto dura». ***

    Commento by Anonimo — 6 Luglio 2012 @ 00:01

  24. Gli Squali all’Opera
    Pubblicato da alex | giovedì 5 luglio 2012

    “È un fatto psicologico; se qualcuno grida ‘Barracuda!’ tutti fanno ‘Eh, cosa?’, ma se qualcuno grida ‘Squalo!’ significa il finimondo” dice il sindaco Vaughn al poliziotto Martin Brody (Roy Scheider) in THE SHARK. Ma niente fondali bassi e sabbiosi, questo non è il mare prospiciente l’isola di Martha’s Vineyard dove nel 1975 Spielberg girò “Lo Squalo”. Siamo a Milano, nello specchio d’acqua agitato che separa Palazzo Marino dal Teatro alla Scala. Personaggi e trama sono però mutuabili. Il sovrintendente Stephane Lissner è lo squalo dai denti affilati, come del resto dice il suo soprannome. E’ una creatura meccanica al pari di quello costruito per girare le scene, e i cui continui malfunzionamenti fanno lievitare i costi di produzione così come accadde per la realizzazione del film nel 1975. Francesco Micheli interpreta Martin Brody, capo della polizia locale a caccia del feroce esemplare; il Pd milanese, la comunità dell’immaginaria di Amity Island, desiderosa di liberarsi del predatore. Infine, Pisapia è il sindaco dell’isola, preoccupato che la presenza dello squalo gli rovini la stagione turistica.
    Ma ricapitoliamo un attimo. Il 18 giugno scorso, in concomitanza della sua riconferma alla guida del teatro, il sovrintendente del teatro Stephane Lissner annuncia a mezzo conferenza stampa la decisione di decurtarsi lo stipendio del 10% assieme ad altri undici dirigenti. Non fosse che pochi giorni dopo la Repubblica gli fa i conti in pancia: lo squalo divora 449mila euro di retribuzione fissa; 155 mila sulla base dei risultati raggiunti; 200mila costano alla Scala il suo Tfr più gli altri oneri contributivi, e 85mila l’affitto dell’appartamento in piazza del Carmine. Uguale 1.000.000 di euro. Più Bmw con autista, carta di credito aziendale illimitata, indennità trasferte con diaria da plenipotenziario, e 300mila di buonuscita, come (ma non all’unanimità) deliberato nell’ultimo CdA Scala. Morale: salta fuori che Lissner taglia sì il proprio stipendio, ma solo sulla base della retribuzione fissa, quindi se lo riduce di 45mila euro; e che nel 2012 incasserà un premio di 80mila euro.
    Oggi emerge che gli undici dirigenti scaligeri vogliano sconfessare l’accordo. “Lui s’è preso il merito noi paghiamo” grugnendo. “Sacrifici impari, a questo punto meglio riparlarne. Come? Io guadagno una miseria e dovrei ridurmi lo stipendio?” (E anche qui, tra remunerazioni, premi auto-distribuitisi, macchine blu, contratti telefonici, benefit vari e privilegi eventuali dei dirigenti Scala, Pisapia e Tabacci in quanto a spending review avrebbero moltissimo da scoperchiare, ed è bene comincino a farlo, perché i lavoratori del teatro non sembrano intenzionati a sopportare oltre, soprattutto a fronte delle condizioni di lavoro instaurate da Lissner.
    Fiocinato dalla Cgil, che in una lettera a Pisapia chiede trasparenza sui compensi del sovrintendente, il sindaco dice: “Non immaginavamo fossero così alti, soprattutto in un momento di grande incertezza come questo.” dice il segretario milanese Giancarlo Albori. Attaccato con una manovra a tenaglia dalle pagine milanesi di Repubblica e del Corriere della sera; e – seppur strumentalmente in funzione anti-Pisapia – da Robertino Formigoni su Twitter (“il più alto dirigente regionale, con ben altre responsabilità, guadagna meno d’un quarto di Lissner”), lo squalo dell’opera comincia a puzzare dalla coda. Un gossip interno vuole che alla fine della tradizionale riunione di fine stagione per gli auguri di buone ferie, ascoltate le sue parole, buona parte di manager, dirigenti e capireparto presenti se ne sia andata senza nemmeno stringergli la pinna.
    Nel frattempo si è anche aperto il tavolo sul contratto unico Scala tra Uil, Cisl e Fials e i vertici del teatro. Minacciato uno sciopero, i due sindacati confederali e il terzo autonomo hanno ottenuto subito lo sblocco dei permessi artistici per gli orchestrali e i coristi. Riguardo alla trattativa, stando ad alcune voci bene informate, Pisapia sembrerebbe intenzionato a lavorare con chi costruisce. Frase che secondo quanto scrive oggi la Repubblica si può interpretare come una frecciata alla Cgil, che nei giorni del referendum di Cisl e Uil ne aveva indetto uno proprio, chiedendo ai dipendenti se fossero favorevoli alla firma del contratto nazionale (sì 519; no 25; schede bianche 9). Sul contratto unico per ora la Cgil tace. “Non abbiamo notizie ufficiali. Se fosse così, la reazione sarebbe molto dura” si limita a dichiarare Albori, responsabile del sindacato rosso alla Scala.
    Speriamo non sia così. Pisapia tuttavia sembra voler ignorare i quesiti del referendum Cgil (partecipanti 553) per schierarsi a favore di quello indetto da Cisl, Uil e Fials, con 465 partecipanti, perciò un bella fetta di lavoratori in meno. Forse è deciso a emulare Chiamparino, sindaco Pd di Torino quando sostenne il referendum Marchionne alla Fiat?
    In attesa che valuti a fondo e con estrema attenzione e coscienza la situazione, ben al sicuro dentro la sua gabbia anti-squalo, bisognerà che il Comune visioni le carte relative al bilancio nonché del prossimo consiglio di amministrazione della Scala. Intanto sarebbe l’ora che i milanesi si svegliassero per salvare il teatro della città da privatizzazioni striscianti e comportamenti antisindacali.

    Commento by ALEX — 6 Luglio 2012 @ 19:22

  25. 06/07/12 GIORNALE MILANO ALTOLÀ DI DE CORATO A PISAPIA “DITECI GLI STIPENDI DELLA SCALA”

    Altolà di De Corato a Pisapia: «Diteci gli stipendi della Scala» Lunedì nel cda l’esame di retribuzione e benefit assegnati a Lissner I musicisti guadagnano fino a 100mila euro, gli operai tra 60 e 80mila Sabrina Cottone • Non si placano le polemiche sui costi della Scala. E il consiglio d’amministrazione che si riunirà lunedì prossimo troverà sulla scrivania il tema dello stipendio e degliincentivi cheilteatroversaalsovrintendente e direttore artistico, Stéphane Lissner. Il sindaco, Giuliano Pisapia, che è anche presidente della Fondazione Scala, ha davanti a sé un bel problema da risolvere: in questi momenti di crisi, come spiegare ai suoi elettori e ai suoi stessi collaboratori di Palazzo Marino retribuzioni così alte in un ente controllato dal Comune? I numeri parlano chiaro: mancano all’appello 4,5 milioni di euro per centrare l’obiettivo del pareggio di bilancio e il taglio dello stipendio del sovrintendente del 10% non basterà certo a risolvere la difficile situazione del Piermarini. Lissner costa al teatro un milione e 50mila euro l’anno, tra la retribuzione fissa di 449mi1a euro (su cui si applicherebbe la decurtazione dello stipendio), la parte variabile di circa 155mila euro e i bene-fit, tra cui un appartamento nella centrale ed elegante piazza del Carmine e la berlina che ha in dotazione. Inoltre, il nuovo contratto che dura fino al 2017 prevede anche una sorta di buonuscita. La battaglia che un tempo fu del sindaco Gabriele Albertini, che POLEMICHE I vertici della Regione percepiscono un quarto del sovrintendente OPIKO l’ex vicesiidaco, Riccardo De Corato, chiede di valutare con attenzione anche il lavoro esterno alla Scala dei dipendenti del teatro LA RICHIESTA II sindaco ora pubblichi su internet le buste paga di tutti i dipendenti» contestava privilegi, stipendi e strapotere dei sindacati, è stata ereditata dall’exvicesindaco, Riccardo De Corato. «Quanto guadagnano con il contratto integrativo interno orchestrali, coristi, balletto e personale? Quante ore di straordinario nel 2011 e nei primi sei mesi del 2012?» chiede De Corato al sindaco, invitando a «pubblicare tutti i dati sul sito del Comune». Nei giorni scorsi è stato Roberto Formigoni ad andare all’attacco dei super stipendi avallati dalla Fondazione Scala. «Che cosa pensano i lombardi di una Scala sostenuta da fondi pubblici che paga al sovrintendente un compenso superiore al milione?» si chiedeva il presidente della Regione su Twitter. E sottolineava la disparità di trattamento: «Il più alto dirigente regionale, con ben altre responsabilità,guadagnamenodi unquarto di Lissner. E il suo stipendio è on line». Gli stipendi dei lavoratori della Scala sono all’altezza della fama delteatro.Tradizionalmenteilcosto unitario per lavoratore è il più alto tra gli enti lirici italiani. Ma gli stipendi di professori d’orchestra, coristi e ballerini sono in linea con gli standard europei (e in qualche caso addirittura sotto). I coristi hanno stipendi medi che vanno dai 45 ai 50mila euro. I musicisti spaziano dai 60mila ai 100mila euro, in base all’anzianità e al livello professionale, perché un violino di fila ovviamente guadagna meno di un primo violino. E veniamo agli stipendi degli operai, lontani da quelli medi della categoria. I tecnici di palcoscenico (operai di terzo livello) hanno stipendi da 60-65mila euro l’anno, che salgono a 70-80mila per i capi reparto. La loro retribuzione aumenta molto tra indennità aggiuntiva, straordinari e notti. Ci sono poi gli stipendi dei dirigenti, con stipendi che vanno dai centomila euro l’anno in su. Lissner, che svolge principalmente ruoli di direzione artistica, ha delegato ampia parte della gestione al direttore generale Maria Di Freda, che è affiancata da dieci dirigenti, tra cui il direttore del personale, il direttore amministrativo, il direttore comunicazione e ancora il direttore allestimento scenico, il direttore produzione, il direttore del ballo, il coordinatore artistico. Riccardo De Corato pone anche il problema dei lavori esterni, perchéspesso i musicistidella Scala hanno un doppio lavoro: sono impegnati nella Filarmonica oppuresuonanoin ungruppooinsegnano musica: «Anche alla luce della richiesta di poter svolgere lavori esterni vorremmo un’operazione di trasparenza sugli stipendi». E ancora: «Se la Scala non lo farà, lo chiederemo al sindaco nella sua qualità di Presidente della Fondazione Scala». ***

    Commento by Anonimo — 7 Luglio 2012 @ 09:44

  26. Milano, imbarazzo a sinistra sui lussi di Mister Scala

    Pisapia in difficoltà incontra i sindacati e annuncia un taglio del 10% al super stipendio di Lissner. Le spese folli per il direttore all’ordine del giorno nel cda di lunedì
    Il giornale di Sabrina Cottone – 07 luglio 2012, 09:00.

    Molti acuti e qualche stecca nel colloquio tra Giuliano Pisapia, sindaco di Milano e presidente della Fondazione Scala, e i sindacalisti della Cgil, che hanno chiesto di vederlo dopo le notizie sullo stipendio del sovrintendente del teatro, Stéphane Lissner.
    Ingrandisci immagine

    «Dirigenza in stato confusionale» e «cifre sproporzionate» è il commento senza appello di Giancarlo Albori, segretario della Cgil Scala, dopo il faccia a faccia con il sindaco.

    Inutile dire come l’attacco della Cgil metta in grave difficoltà personale e politica Giuliano Pisapia, che arriva da un passato vicino a Rifondazione comunista e che è entrato a palazzo Marino forte di una spinta della sinistra radicale.
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    Adesso, il sindaco si trova in forte imbarazzo a giustificare l’emolumento al sovrintendente della Scala: un milione e cinquantamila euro l’anno è il costo di Lissner per il teatro, sovvenzionato in buona parte da fondi pubblici.

    Per avere un termine di paragone, Carlo Fontana, storico sovrintendente della Scala dei tempi di Riccardo Muti, percepiva una retribuzione di 180mila euro, senza avere la casa come benefit, utilizzava l’auto di servizio del teatro e durante le trasferte godeva della medesima diaria prevista dal contratto dei dirigenti d’azienda. Lissner costa al teatro un milione e 50mila euro l’anno, tra la retribuzione fissa di 449mila euro (su cui si applicherebbe la decurtazione dello stipendio), la parte variabile di circa 155mila euro e i benefit, tra cui un appartamento in piazza del Carmine, luogo elegante e centrale della città, e la berlina che ha in dotazione. Inoltre, il contratto stipulato fino al 2017 prevede anche una sorta di buonuscita.

    I bilanci della Scala sono in sofferenza. E nonostante tutto, il teatro rischia di chiudere in rosso, circostanza che metterebbe in discussione il contratto integrativo dei dipendenti. Per raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio, mancano 4,5 milioni di euro di entrate. Su tutto grava la situazione economica difficile non solo per il Piermarini ma per l’intera città e per tutto il Paese. Così, in un momento in cui il Comune di Milano si confronta con un bilancio di lacrime e sangue, lo stipendio del sovrintendente della Scala è un serio problema per Giuliano Pisapia, con risvolti anche etici.

    La Cgil è sulle barricate. «Siamo rimasti stupefatti, non ne sapevamo nulla e non pensavamo che le retribuzioni fossero così alte» dice il sindacalista Albori dopo l’incontro, nel corso del quale è stato anche affrontato il tema del doppio incarico di Lissner, che è sovrintendente ma anche direttore artistico.

    Lunedì prossimo è in calendario il consiglio d’amministrazione della Fondazione Scala. E certamente questi temi saranno all’ordine del giorno. Pisapia, preso in contropiede dalle polemiche, lascia intendere che per Lissner sia in vista una riduzione dello stipendio maggiore del 10% di cui si è parlato nelle ultime settimane. «L’attuale gestione ha già operato e continuerà ad operare per ridurre gli emolumenti previsti e per contenere e razionalizzare anche gli incentivi» annuncia il sindaco di Milano.

    È da registrare una polemica tra Pisapia e l’ex vicesindaco, Riccardo De Corato, che ha chiesto «trasparenza» sugli stipendi di tutti i dipendenti della Scala.

    Il sindaco ha replicato che gli incentivi per Lissner «furono introdotti proprio quando a guidare la Fondazione Scala era l’amministrazione Pdl-Lega guidata da Letizia Moratti». E De Corato a sua volta ha ribattuto difendendo l’operato della giunta di cui era vice sindaco: «Pisapia fa riferimento ad anni in cui erano ben lontani gli accenni di crisi ed eravamo molto lontani dalla crisi in cui si trova il Paese».

    Commento by Anonimo — 7 Luglio 2012 @ 09:48

  27. La Repubblica Milano.it
    Pisapia: sono al lavoro per ridurre
    lo stipendio di Lissner alla Scala
    Palazzo Marino apre all’ipotesi di ridimensionare l’ingaggio nel sovrintendente nel giorno ndmensein cui la Cgil chiede chiarimenti sullo “stipendio sproporzionato”. L’ipotesi: taglio ai benefit
    di ILARIA CARRA

    Pisapia: sono al lavoro per ridurre lo stipendio di Lissner alla Scala Stephane Lissner
    È nel giorno in cui la Cgil chiede chiarimenti sullo «stipendio sproporzionato» del sovrintendente della Scala, Stephane Lissner, che Palazzo Marino apre all’ipotesi di ridimensionamento del suo ingaggio. Al termine dell’incontro con la delegazione della Camera del lavoro il sindaco Giuliano Pisapia, il quale è anche presidente della Fondazione Scala, che ogni anno vive anche grazie a contributi pubblici, prende tempo ma promette un percorso: «Ridurre gli emolumenti previsti e contenere gli incentivi». L’ipotesi che il sindaco e i suoi collaboratori starebbero valutando sarebbe quella del taglio di alcuni benefit del sovrintendente, la cui retribuzione lorda ammonta a oltre 1 milione di euro tra fisso, variabile e accessori. Solo nel corso del cda della Fondazione, in programma per lunedì, si capirà se il sindaco deciderà di intervenire con decisione.

    Lo stipendio d’oro di Lissner

    Il contratto d’oro di Lissner è stato da poco rinnovato dal consiglio della Fondazione. Lo stipendio, di gran lunga il più alto in Italia e in Europa fra i manager dei grandi teatri, prevede una parte variabile di circa 450mila euro: è su questa parte che Lissner ha annunciato un’autoriduzione del 10 per cento. Ma allo stesso tempo nel suo nuovo contratto è stato introdotto un ‘premio di fine
    lavoro’ di circa 300mila euro che il manager incasserà a scadenza di contratto (nel 2017), ma che l’azienda ‘spalma’ sui prossimi cinque anni.

    Più o meno simile, rispetto al precedente contratto, la quota variabile di stipendio, intorno a 155mila euro. E sarebbe questa, insieme ai benefit, la parte sui cui Palazzo Marino sembra orientato a intervenire con il bisturi, forse sforbiciando la disponibilità (oggi ignota) della carta di credito. «L’attuale gestione ha già operato e continuerà ad operare per ridurre gli emolumenti previsti e per contenere e razionalizzare anche gli incentivi», promette Pisapia. Il sindaco replica alle proteste del centrodestra: «Gli incentivi urono introdotti proprio quando a guidare la Fondazione Scala era l’amministrazione Pdl-Lega guidata da Letizia Moratti e Riccardo De Corato».

    Era stato l’ex vicesindaco De Corato (anche deputato), difatti, ad annunciare un’interpellanza al ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, «per chiedere la pubblicazione degli stipendi di orchestrali e coristi nel nome della trasparenza». Trasparenza peraltro mai invocata negli anni in cui il Pdl era al governo della città e Letizia Moratti presiedeva la Scala. Il tema delle retribuzioni d’oro è stato al centro anche dell’incontro tra il sindaco e la Cgil scaligera: «Siamo stupefatti – spiega Giancarlo Albori, a capo della delegazione Cgil scaligera – non pensavamo che le retribuzioni fossero così alte».

    Fra i punti dibattuti c’è anche la contrarierà della Cgil al contratto autonomo della Scala, su cui gli altri sindacati hanno aperto un tavolo. «È un insulto che sia stata aperta la discussione sul contratto di lavoro senza consultarci – attacca sempre Albori – sbloccare i permessi artistici poi è un atto illegittimo». Non solo. La Cgil solleva dubbi anche sull’accentramento delle cariche di sovrintendente e direttore artistico. E alla Scala che solleva dubbi sui referendum dei giorni scorsi, tema sempre il contratto, e chiede dati per fare verifiche, risponde picche: niente nomi, dice la Cgil, che adombra anche la condotta antisindacale.

    (07 luglio 2012)

    Commento by Anonimo — 7 Luglio 2012 @ 09:58

  28. 07/07/12 CORRIERE DELLA SERA MILANO SCALA, SCAMBIO DI ACCUSE SUL SUPER STIPENDIO DI LISSNER

    L’impegno II sindaco annuncia anche la riduzione degli incentivi al sovrintendente. Incontro con la Cgil sul contratto Scala, scambio di accuse sul super stipendio di Lissner De Corato: trasparenza. Pisapia: già tagliati i compensi firmati da le Milione di euro. II costo complessivo di Stéphane Lissner per la Scala ogni anno Come nelle migliori opere. Un protagonista, la Scala. In scena, lo stipendio di Lissner e tanti attori che litigano. Il pdl Riccardo De Corato che attacca Pisapia (con un’interrogazione in Comune e un’interpellanza parlamentare al ministro Ornaghi) chiedendo spending review e conti trasparenti. Pisapia che risponde seccato: «Ridotti già gli emolumenti rispetto a quando era vicesindaco lui. Ora conterremo gli incentivi». La Cgil contro Cisl, Uil e Fials che hanno aperto il tavolo per il contratto autonomo. Sempre la Cgil che va dal sindaco per la trattativa nazionale e il «carosovrintendente . La direzione del teatro che chiede numeri e firme sui referendum «perché i conti non tornano». Il rebus sui permessi artistici. Un chiarimento si avrà già lunedì. Con il cda che dovrà affrontare un tema Teatro alla Scala II sovrintendente Stéphane Lissner «caldo»: gli incentivi di Stéphane Lissner. E cioè la parte variabile del suo stipendio. Ma si parlerà anche di benefit. E della carta di credito senza tetto di spesa. Oltre un’ora di incontro, ieri a Palazzo Marino, tra i rappresentanti della Cgil e il sindaco. All’ordine del giorno, il milione (abbondante) di euro che il sovrintendente riceve tra stipendi e benefit. «Siamo stupefatti — spiega Giancarlo Albori —, non pensavamo che le retribuzioni fossero così alte. Chiediamo un confronto tra lo stipendio di Lissner e dell’ex sovrintendente Carlo Fontana (26o mila euro lordi annui), dei dirigenti delle istituzioni culturali europee e delle più alte cariche dello Stato». Altro tema di discussione con Pisapia: la trattativa aperta dal sindaco con Cisl, Uil, Fials sul contratto autonomo che ha immediatamente sbloccato i permessi artistici degli orchestrali: «E un atto illegittimo —prosegue Albori —, oltre che un insulto, visto che non siamo stati interpellati. Noi lavoriamo per il contratto collettivo nazionale. Le cause vinte finora dimostrano che la dirigenza del teatro è in stato confusionale». Se già per questi motivi i sindacati sono ai ferri corti, si aggiunge la questione referendum. Dopo le due consultazioni (da una parte Cisl, Uil, Fials per il contratto autonomo, dall’altra Cgil per il contratto nazionale) dello e 21 giugno, ora il teatro chiede gli atti perché «i conti non tornano»: «Il numero dei voti nelle due consultazioni è superiore al numero degli aventi diritto», ha scritto Marco Amoruso, direttore del personale. E visto che Cisl e Uil hanno fornito il nome dei votanti, la richiesta è espressamente per la Cgil. Che replica: «Siamo dispiaciuti di non potervi dare soddisfazione, in quanto si tratterebbe di violazione della privacy e di una plateale condotta antisindacale». Ultimo atto: la lite Pisa-pia-De Corato. Con il sindaco che annuncia — oltre al taglio del io per cento sullo stipendio *** di Lissner, come concordato nello scorso cda — nuove riduzioni sugli incentivi del sovrintendente. L’ex vicesindaco: «Chiediamo che siano pubblicati gli stipendi di tutti i lavoratori del teatro». La replica: «De Co-rato dovrebbe sapere che nel 2009 è stato approvato il contratto del sovrintendente con importi identici a quelli attuali. La differenza è che l’attuale gestione ha già operato e continuerà a operare per ridurre gli emolumenti previsti e per contenere e razionalizzare anche gli incentivi che furono introdotti proprio quando a guidare la Scala erano Pdl e Lega. Ricordo che nell’ultimo anno la Scala ha aumentato il numero di spettacoli, spettatori, contenuto le spese e aumentato i ricavi». Ma per capire quali saranno i meccanismi per tagliare gli incentivi del sovrintendente (la parte variabile da 155 mila euro l’anno) bisognerà aspettare lunedì. Annachiara Sacchi ***

    Commento by Anonimo — 7 Luglio 2012 @ 10:13

  29. 07/07/12 STAMPA DI PROFILO – SCALA, IL CAVALLO ZOPPO DI ERMOLLI

    Scala, il cavallo zoppo di Ermoffi Di proffio CHrAicÀ Di Asca:v’nvr. Ippodromo Le Bettole, Varese, martedl sera. Arriva al decimo posto «Lupo grigio», il cavallo dato per favorito da Bruno Ermolli. Il superconsulente aziendale di secolare fede berlusconiana consegna il trofeo intitolato a suo padre – commendator Guido – a «EI Cortijo», il vincitore. Previsione non azzeccata: poca cosa nei giorni di ben altre grane per il vicepresidente della Scala. Ermolli che, ogni luglio, accoglie in tribuna i suoi ospiti (quest’anno – prima estate del governo dei tecnici – non ci sono più ministri, tantomeno i leghisti; in compenso tra celebri avvocati riappare in pubblico, dopo il crac, Salvatore Ligresti) ha un suo vero purosangue azzoppato. Fu infatti Ermolli nel 2005 a risolvere la crisi al Teatro della Scala (dopo lo scontro con l’orchestra il maestro Riccardo Muti aveva detto addio a Milano) scovando Stéphane Lissner, direttore del festival di Aix-en-Provence: un lupo grigio d’importazione poco noto al pubblico ma assai affascinante. Circolò la voce che il suo nome in realtà era stato sussurrato da ma-darne Chirac al premier Berlusconi; persino il melomane più competente dell’entourage berlusconiano, Fedele Confalonieri, non nascose la sua contrarietà. Lissner divenne il primo sovrintendente straniero (è anche direttore artistico pur se non è un musicista) nella lunga e gloriosa storia della Scala ed Ermolli, gran collettore di fondi pubblici e privati per la Fondazione Scala, il vero dominus del Teatro mentre il sindaco Letizia Moratti girava il mondo a caccia di Expo. Dopo la batosta elettorale nella capitale del centro- destra Ermolli per alcuni mesi si fa crescere la barba ma, sorprendendo anche i suoi fan, il nuovo sindaco e presidente della Fondazione, Giuliano Pisapia, alla Scala non cambia i suoi cavalli e rinnova il contratto di I.issner fino al 2017. E’ il 18 giugno, in sintonia con la politica di rigore della nuova giunta, Lissner annuncia che lui e altri 11 top manager del teatro si ridurranno lo stipendio del 10%. Quel beau geste! In realtà, una stecca fatale per il sovrintendente francese. Dietro le quinte iniziano i mugugni, circolano veleni; alla fine una manina fa uscire il segreto per anni meglio custodito di Milano: lo stipendio d’oro di Lissner, l milione di giuro l’anno tra voci fisse e variabili, premi e bonus e un gran numero di benefit a cominciare dall’affitto – 85 mila euro l’anno – di un appartamento in zona Brera, nella superchic piazza del Carmine. Tutto questo mentre a Milano 20 mila famiglie sono in lista d’attesa per una casa popolare e nel celebre teatro si parla di tagli di spettacoli e di posti di lavoro. Caos in teatro, polemiche trasversali, resa dei conti. Prima vera grana per Pisa-pia attaccato paradossalmente dal centrodestra (Formigoni e il «Giornale») mentre la Cgil chiede di confrontare lo stipendio di Lissner con quello degli altri direttori europei e dei suoi predecessori. Presto fatto: l’industriale Antonio Ghiringhelli, che dal 1945 amministrò con rigore per 27 anni la Scala non volle mai una lira. Anzi. Anticipò i soldi per ricostruire il teatro distrutto dalle bombe. Paolo Grassi, fondatore con Strehler del Piccolo Teatro, come sovrintendente dal 72 al ’77 guadagnava 500 mila lire al mese (per aiutarlo con un escamotage Palazzo Marino gli fece avere altre 500 mila); con il suo magro stipendio si pagava l’affitto di una casa in via Medici, per amo- re della Scala si mangiò la liquidazione del Piccolo. D suo successore, Carlo Badini, alla fine del mandato nel ’90 aveva uno stipendio di 160 milioni di lire lordi l’anno (dall’87 per legge i sovrintendenti sono equiparati ai dirigenti d’azienda); pendolare da Bologna a Milano, Badini viveva in un pied-à-terre. Carlo Fontana, che guidò la nascita della Fondazione, dopo 15 anni alla Scala guadagnava 180 mila euro lordi, più un bonus di produzione di circa 25 mila euro; 120 mila euro era lo stipendio del direttore artistico Paolo Arcà. Morale: prima di Lissner, il cavallo francese dello scaltro Er-molli, nessuno aveva mai avuto un simil stipendio, tantomeno una casa Altra musica, altro stile, altro senso delle istituzioni. ***

    Commento by Anonimo — 7 Luglio 2012 @ 10:21

  30. Teatro e fondi: i tesori dei Lissner d’Italia
    Da Meli a Colombo: gli stipendi d’oro dei manager.

    di Gelsomino Del Guercio
    http://www.lettera43.it
    Il sovrintendente della Fondazione teatro della Scala di Milano, Stephan Lissner

    Tempi duri per le fondazioni lirico-sinfoniche italiane. In tutto ce ne sono 14 e controllano i principali teatri nazionali. Il Fus, Fondo unico per lo spettacolo che destina circa il 50% delle risorse a sua disposizione a favore del teatro, continua a calare di anno in anno ed ora veleggia ben al di sotto dei 300 milioni di euro. Le fondazioni dal canto loro sono impegnate a risanare bilanci disastrosi e boccheggiano tra commissariamenti e sovrintendenti non sempre oculati.
    Le crepe nei conti sono sa sempre colmate proprio con i fondi del Fus e la crescente difficoltà con cui allo stato attuale i finanziamenti vengono erogati dal governo, hanno drammaticamente rallentato i processi di risanamento.
    ALLA SCALA IL PRIMATO DEI FINANZIAMENTI. Nel 2011 la Fondazione teatro alla Scala di Milano ha beneficiato di oltre 33 milioni di euro provenienti dal Fus (oltre a 15 milioni elargiti da privati, una rarità in Italia).
    A seguire, nella speciale graduatoria nazionale, la medaglia d’argento spetta al Teatro dell’Opera di Roma con 23 milioni di euro percepiti; 18 sono andati al Teatro Massimo di Palermo, 17 milioni L’Arena di Verona, e in sequenza figurano il Regio di Torino, il Teatro del Maggio Musicale di Firenze, La Fenice di Venezia, il San Carlo di Napoli, tutti con contributi tra i 16 e i 14 milioni di euro. In coda la Fondazione dell’accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma con 10 milioni e 800 mila euro, il Teatro lirico di Cagliari con 9 milioni e il Petruzzelli di Bari con 7 milioni.
    Lissner, emolumenti oltre il milione di euro
    Mauro Meli che fino al 4 maggio 2012 è stato alla guida della Fondazione del teatro Regio di Parma.

    Mauro Meli che fino al 4 maggio 2012 è stato alla guida della Fondazione del teatro Regio di Parma.

    La spada di Damocle che pende sulla gran parte delle situazione debitorie si riferisce alla voce costi del personale che hanno un incidenza del 70% circa sulle uscite delle 14 fondazioni (circa 350 milioni di euro). E tra questi spiccano le spese per pagare gli stipendi a chi è stato nominato al timone delle fondazioni. Basti pensare che un sovrintendente guadagna mediamente 150- 200 mila euro all’anno, e i dirigenti più alti viaggiano su stipendi annuali mai inferiori agli 80-100 mila euro lordi.
    IL NABABBO DELL’OPERA. Naturalmente poi non mancano i casi limite, come quello del numero uno della Scala di Milano, Stephan Lissner con il suo megastipendio da 1 milione 50 mila euro lordi all’anno. Nonstante i suoi buoni propositi di ridursi l’onorario, Lissner guadagna 450 mila euro fissi, più una parte che variabile in base agli obiettivi prefissati e raggiunti di circa 155 mila euro. A questi emolumenti vanno sommati 85 mila euro l’anno per l’appartamento in piazza del Carmine a Milano; 200 mila tra trattamento di fine rapporto (Tfr), versamenti Inps e oneri vari, 70 mila euro dell’auto blu con autista, carta di credito e spese di rappresentanza il cui ammontare nessuno è ancora riuscito a stimare con precisione. Inoltre, col nuovo lucroso contratto blindato fino al 2017, otterrà una buonuscita di 300 mila euro.
    LA GRANA MELI PER IL REGIO DI PARMA. Cifre stellari anche per Mauro Meli che fino al 4 maggio 2012 è stato alla guida della Fondazione del teatro Regio di Parma, salvo poi venir commissariato a causa del megadebito da 600 milioni di euro: ora è rappresenta una vera e propria grana per il nuovo sindaco Federico Pizzarotti che non riesce ad individuare il nuovo manager.
    Lo stipendio di Meli era di 200 mila euro lordi annui che lievitavano sino a a 336 mila con i benefit. Lui si è sempre giustificato dicendo di essere in linea con le retribuzione dei sovrintendenti degli altri teatri italiani. E in effetti, come dargli torto.
    Le falle del Maggio musicale e i 200 mila euro a Francesca Colombo
    Il sovrintendente della Fondazione Maggio musicale, Francesca Colombo.

    Il sovrintendente della Fondazione Maggio musicale, Francesca Colombo.

    A Firenze è ancora materia di accesa discussione lo stipendio da 200 mila euro all’anno (ma la busta paga sale fino a 250 mila qualora si considerino tutti i benefit) per il nuovo sovrintendente della Fondazione Maggio Musicale, Francesca Colombo. Sulla sua nomina di quest’ultima ha spinto fortemente il sindaco Matteo Renzi, presidente della Fondazione, che l’ha scelta per risanare i disastrosi conti del 2010: il teatro ha chiuso il bilancio con 8,3 milioni di deficit, unitamente a 27 milioni di esposizione finanziaria.
    NEL BILANCIO 2011 UN BUCO DA TRE MILIONI. Dalle prime indiscrezioni trapelate in merito al bilancio 2011 i conti sarebbero ancora in rosso per oltre 3 milioni di euro nonostante il piano lacrime e sangue adottato da Francesca Colombo.
    E cioè accordo con i lavoratori per la cessione della quota di tfr (totale circa 2 milioni di euro), riduzione dei compensi del 15% per i dirigenti, esodi volontari incentivati fino a 45 lavoratori e ricorso alla cassa integrazione per il personale a tempo indeterminato (376 dipendenti).
    Genova: personale senza stipendi e 112 mila euro a Pecor
    Giovanni Pecor, della Fondazione del teatro Carlo Felice di Genova.

    Giovanni Pecor, della Fondazione del teatro Carlo Felice di Genova.

    Alla Fondazione del teatro Carlo Felice di Genova il deficit veleggia intorno ai 13 milioni di euro e mancano le liquidità per pagare gli stipendi del personale. Eppure il sovrintendente Giovanni Pacor guadagna 112 mila euro lordi all’anno, anche se si sta parlando di una cifra modesta se raffrontata alla super liquidazione di 400 mila euro incassata dall’ex manager della fondazione Gennaro Di Benedetto, allontanato nel 2008 dall’allora sindaco Marta Vincenzi.
    DI BENEDETTO, DA UNA MAXI BUONUSCITA ALL’ALTRA. La carriera di Di Benedetto non si è fermata di certo a Genova: da marzo 2010 ad aprile 2012 è andato alla guida della fondazione del Teatro Lirico di Cagliari, incassando 135 mila euro lordi all’anno. Ma anche la gestione del più importante teatro sardo non è andata per il verso giusto.
    Tra debiti e difficoltà finanziarie di varia natura, Di Benedetto ha gettato la spugna. Non senza la buonuscita di altri 135 mila euro (pari appunto alla sua retribuzione annua). Al suo posto è stato nominato in via temporanea membro del cda Oscar Serci che, cosa rara di questi tempi, ha deciso di non percepire alcuna indennità.
    ALLA SANTA CECILIA 894 MILA EURO PER 5 DIRIGENTI. La Fondazione Accademia Santa Cecilia di Roma è il regno del professor Bruno Cagli, eletto per ben quattro volte al vertice della fondazione teatrale. Tra l’altro Cagli, oltre ad essere sovrintendente, allo stato attuale è anche direttore artistico e presidente della fondazione. Un triplo incarico che secondo i bene informati ‘pesa’ oltre 200 mila euro lordi all’anno ma non intacca il bilancio dell’Accademia chiuso in pareggio nel 2011. Un rendiconto segnato da costi del personale molto alti, tra cui spicca la voce «dirigenti»: in totale ne figurano 5 (tra cui Cagli) e guadagnano in totale 894 mila euro.
    San Carlo di Napoli e Fenice di Venezia fuori dalle sabbie mobili
    Bruno Cagli, eletto per ben quattro volte al vertice della fondazione teatrale Accademia Santa Cecilia di Roma.

    Bruno Cagli, eletto per ben quattro volte al vertice della fondazione teatrale Accademia Santa Cecilia di Roma.

    I bilanci sono stati ripianati anche alle fondazioni dei teatri di Napoli, Venezia, Roma.
    Al San Carlo di Napoli è tornato il sereno dopo quattro anni di commissariamento. Dal 2007 al 2011 Salvo Nastasi (ora membro del consiglio di amministrazione) ha dovuto fronteggiare un buco di diversi milioni di euro ed è uscito dalle secche anche grazie al salvagente lanciato dalla Regione Campania con lo stanziamento di 40 milioni di euro fino al biennio 2017-2018.
    Alla Fenice di Venezia il 2011 si è chiuso con un avanzo di 15 mila euro, riuscendo a non far pesare l’alto costo del personale (circa 300 persone): 19 milioni di euro all’anno su un totale di 33 milioni di budget a disposizione della Fondazione. In media 62 mila lorde per ogni dipendente.
    ALL’OPERA DI ROMA TAGLI ALL’ORGANICO. Al teatro dell’Opera di Roma i costi per pagare i dipendenti sono lievitati in 9 anni (dal 2000 al 2009) per oltre 12 milioni di euro. La Fondazione è stata commissariata e recentemente è tornata alla gestione ordinaria: le spese del personale si sono ridotte da 43 a 38 milioni di euro e il rendiconto approvato nei giorni scorsi dopo i buchi degli anni passati (-11 milioni nel 2009) è stato compensato con un utile di 26 mila euro nel 2011. A farne le spese sono stati i lavoratori a tempo determinato: oggi l’organico è passato dai 730 del 2009 a meno di 600.
    AL PETRUZZELLI LA PIAGA DELLE ASSUNZIONI CLIENTELARI. Uno dei casi più drammatici tra le fondazioni è quella del Petruzzelli di Bari. Se ne è accorto il commissario straordinario, Carlo Fuortes, che è riuscito a ridurre le passività in bilancio fino a 2 milioni con il consuntivo 2011, anche grazie all’incremento delle entrate istituzionali pari a quasi 12 milioni di euro (+42% rispetto al 2010).
    Restano paradossalmente in ascesa i costi del personale pari a 8 milioni di euro (+68% rispetto al 2010), nonché l’acquisto di materie prime per 464 mila euro (+45% rispetto al 2010). Si sta parlando di un teatro che è stato investito negli anni scorsi da ondate di polemiche per essersi trasformato in un carrozzone di assunzioni clientelari: il personale per la stagione teatrale è composto da circa 260 persone e di queste, oltre 200 mediamente, venivano assunte con contratto a chiamata.

    Sabato, 07 Luglio 2012

    Commento by Anonimo — 7 Luglio 2012 @ 11:51

  31. Pacor 112 milioni e i lavoratori che stanno per essere licenziati…Genova è peggio di Parma con Meli.

    Commento by Anonimo — 8 Luglio 2012 @ 11:05

  32. La Repubblica 9 luglio

    Scala, duello Formigoni-Pisapia
    sullo stipendio d’oro di Lissner
    Alta tensione nel cda sui premi nella retribuzione del sovrintendente. Il governatore: “Se non cala,
    taglio i contributi della Regione”. Il sindaco Pisapia: “L’avete decisa voi. E adesso serve più equità”
    di ANDREA MONTANARI

    Scala, duello Formigoni-Pisapia sullo stipendio d’oro di Lissner
    Nuovo duello tra Roberto Formigoni e Giuliano Pisapia sullo stipendio di Stéphane Lissner. A lanciare il sasso è ancora una volta il governatore su Twitter: «Se il cda della Scala non allinea lo stipendio Lissner alla media di tutti i teatri europei, proporrò alla giunta di ridurre il contributo al teatro». Il bersaglio è il compenso del sovrintendente al Piermarini, un milione e 50mila euro annui, benefit inclusi, più un “premio di fine lavoro” di 300mila euro. L’attacco al sindaco, che è anche presidente della Fondazione Scala, arriva a poche ore dal consiglio di amministrazione del teatro, che oggi potrebbe tornare a occuparsi dello stipendio di Lissner, dopo le polemiche di questa settimana.

    Lo stipendio d’oro di Lissner

    Pronta la replica del sindaco: «Cercherò di far sì che ci sia più equità anche da parte della Scala nei confronti del sovrintendente e degli altri lavoratori. Formigoni, però, dovrebbe ricordarsi che lui, la Provincia e la vecchia giunta Moratti avevano deciso quello stipendio. Io da parte mia ho già ottenuto un taglio rispetto a quanto deciso nel 2009». Una sforbiciata del 10 per cento, che riguarderà oltre che lo stesso Lissner, che l’ha annunciata pubblicamente, il direttore musicale del teatro Daniel Barenboim e la prima linea
    dei dirigenti. Controreplica di Formigoni, questa volta sul suo sito: «Non vorrei che il sindaco e presidente del cda della Scala Pisapia fosse male informato. L’ultimo cda ha deciso lo stipendio di Lissner (con il solo voto contrario del rappresentante della Regione) incrementando quello precedente di un premio di fine mandato di 300mila euro. Ma se fosse anche stato lo stesso stipendio degli anni precedenti, l’attuale contesto economico del Paese avrebbe suggerito, in occasione del rinnovo, una significativa revisione dell’indennità. Lo spending review deve valere per tutti».

    Quanto basta a rendere ancora più teso il clima alla Scala a poche ore dalla riunione del board del teatro. Il momento è particolarmente difficile. Al bilancio del Piermarini mancano 4,5 milioni di euro per evitare il rosso e non si vede ancora all’orizzonte un nuovo socio privato. Uno scenario che preoccupa i sindacati, che comunque bocciano come «strumentale» l’iniziativa di Formigoni. Giancarlo Albori (Cgil) non ha dubbi: «A parte che la Regione in questi anni ha già tagliato più volte il suo contributo – spiega – siamo stati noi per primi a sollevare il problema dello stipendio del sovrintendente. Se la Regione tagliasse i fondi, questo non inciderebbe su Lissner, ma sulla situazione del teatro. Sono due questioni diverse: occorre un confronto serio tra le istituzioni sul futuro del teatro e risolvere l’incresciosa questione dello stipendio del sovrintendente».

    E Domenico Dentoni (Uil) rimarca che «è indispensabile che il cda chiarisca quali sono i conti veri. Se fossero quelli che sono apparsi sulla stampa sarebbe opportuna una riduzione dello stipendio». Il capogruppo del Pdl in Regione, Paolo Valentini, chiama in causa Beppe Grillo: «Perché non dice nulla sullo stipendio di Lissner»? Gli risponde il grillino Mattia Calise: «Forse non si è accorto che su Facebook non solo abbiamo criticato quello di Lissner, ma anche quelli dei vertici di A2a».

    (09 luglio 2012) © Riproduzione riservata

    Commento by Anonimo — 9 Luglio 2012 @ 19:14

  33. 11/07/12 LIBERO QUOTIDIANO MILANO L’AVVISO DI FORMIGONI A LISSNER «LA SCALA DEVE TAGLIARE ANCORA»
    Diminuito lo stipendio del sovnntendente L’avviso di Formigoni a Lissner «La Scala deve tagliare ancora» Non si placa la polemica sullo stipendio d’oro del sovrintendente della Scala Stéphane Lissner. Anzi, i tagli da fare al bilancio dell’ente culturale, sono stati alla base di un duro botta e risposta tra il presidente della Regione Roberto Formigoni e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Attacca il primo: «Si deve fare molto e bene, ma senza sperperare il denaro pubblico. Sono contento che il cda abbia seguito il mio consiglio», sbandierando l’ulteriore taglio del 20% sullo stipendio di Lissner. do ho voluto sollevare un problema soprattutto in tempi di crisi lo stipendio dei più alti dirigenti deve essere allineato a quello dei loro colleghi europei, non ci può essere una eccezione italiana neanche perla Scala». E ancora: «Ci sono altre voci su cui si può intervenire. Credo che guardando dentro al bilancio con attenzione i membri del Cda sapranno individuare altre voci si cui intervenire senza mettere a repentaglio la qualità della Scala». Parole che non sono piaciute affatto al sindaco di Milano che risponde piccato: «C’è chi parla e c’è chi opera», con chiaro riferimento a Formigoni do non voglio polemizzare Io sto facendo su tutte le partecipate un’opera di equità e mi sembra che questo sia evidente. Io do dei segnali importanti, do delle indicazioni alle partecipate che sono rilevanti». Pronta la contro replica del presidente lombardo: «Ho già pronto un elenco di opere fatte dal presidente della Regione che farò arrivare al sindaco e alla stampa, se c’è una giunta che opera è quella di Regione Lombardia». Infatti in serata le agenzie battono il lungo elenco che va dai 500 milioni per sostenere le Pmi a garantire tempi medi di pagamento alle aziende fornitrici inferiori ai 60 giorni. Il tutto per andare o Acontare le cose fatte dalla Regione e quelle, molte meno, fatte dal Comune. Non capisco-chiude Fonnigoni – perché il sindaco prosegua sulla strada di una polemica senza senso. Io intendo collaborare come fatto fin qui». F. RUB. Stéphane Lissn er Fotogr ***

    Commento by Anonimo — 11 Luglio 2012 @ 15:32

  34. 11/07/12 LIBERO QUOTIDIANO MILANO L’AVVISO DI FORMIGONI A LISSNER «LA SCALA DEVE TAGLIARE ANCORA»

    Scala, Pisapia all’attacco «C’è chi parla e chi opera» Formigoni: meglio di voi Scontro tra sindaco e Pirellone sui fondi a Lissner di NICOLA PALMA – MILANO – SCALA, è ancora scontro tra Pisa-pia e Formigoni. Nemmeno l’autoriduzione dello stipendio da parte del sovrintendente Stéphane Lissner è bastata a pacificare gli animi. «C’è chi parla e c’è chi opera», la frecciata del primo cittadino, evidentemente indirizzata al presidente della Regione, che nei giorni scorsi aveva duramente criticato l’operato del Cda del Piermarini (eccezion fatta per il suo rappresentante Fiorenzo Tagliabue) sul rinnovo del contratto del manager. Troppo un milione di euro, il concetto in sintesi, anche se poi è stato lo stesso Lissner a chiarire che lui alla Scala costa molto meno. D’altro canto, Pisa-pia rivendica la paternità del «taglio» agli emolumenti del sovrintendente: «Stiamo facendo su tutte le partecipate un’opera di equità». Formigoni non ci sta: «Sono voluto intervenire per il bene della Scala: il nostro rappresentante in Cda aveva proposto da tempo di tagliare la remunerazione di Lissner ed era rimasto solo, messo in minoranza dagli altri, Comune in testa». Poi, il governatore replica nel merito, con tanto di elenco di 24 provvedimenti: «Ho già pronto un elenco di opere fatte dal presidente della Regione: se c’è una Giunta che opera è quella di Regione Lombardia». Contro-replica di Pisapia: «Sarà mia premura fargli avere l’elenco non dei progetti ma di quanto fatto in un anno dall’ amministrazione di Milano». A fine serata, Formigoni propone: «Caro Pisapia, facciamo la pace. Viva Milano e Viva la Lombardia». E Pisapia? «Ok, per me l’incidente è chiuso». LE POSIZIONI IL Comune Il primo cittadino rivendica la paternità del taglio allo stipendio di Lissner: da presidente della Fondazione ha segnalato la questione agli altri membri del Cda La Regione Secondo il numero uno di Palazzo Lombardia sono stati l’opposizione in Cda del suo consigliere Fiorenzo Tagliabue e il suo intervento diretto a sollevare il caso IL CONTRATTO La quota fissa Il sovrintendente Stéphane Lissner ha deciso di autoridursi la parte fissa del suo stipendio da 435 a 381,5 mila euro (-10%) IL bonus La parte variabile degli emolumenti passa da 150 a circa 120 mila euro con una riduzione pari al 20 per cento I criteri 1120 mila euro sono legati al raggiungimento del pareggio di bilancio e al rispetto di altri stringenti parametri legati ai risultati aziendali L’accordo Per evitare contenziosi futuri, Lissner e la Scala sono arrivati a un accordo da 300 mila euro per risolvere una questione di natura previdenziale *** ***

    Commento by Anonimo — 11 Luglio 2012 @ 15:44

  35. L’intesa Accordo all’unanimità sulla riduzione dello stipendio
    Scala, 75 mila euro di tagli a Lissner
    Riceverà l’incentivo solo in caso di pareggio di bilancio. Formigoni: siamo sulla strada giusta

    Stéphane Lissner (Ap)Stéphane Lissner (Ap)
    L’accordo arriva intorno alle 11.30. Unanimità, volti rasserenati e via con i tagli: oltre alla riduzione del 10 per cento dello stipendio fisso di Stéphane Lissner, il cda della Scala ha approvato per il 2012 una riduzione degli incentivi del sovrintendente, da 150 mila euro a 120 mila. Spending review al Piermarini. Come si era impegnato a ottenere Giuliano Pisapia. E come ha chiesto con forza (molta) Roberto Formigoni. Il commento del governatore arriva via Twitter: «Siamo all’inizio della strada giusta». Due ore di discussione. La richiesta di sobrietà da parte dei consiglieri di amministrazione e del sindaco, la votazione. E il risultato sono i settantacinquemila euro di tagli al superstipendio di Lissner (un milione di euro di costi complessivi, e cioè 880 mila euro annui cui va aggiunto il premio di fine mandato di 300 mila euro). Entrando nel dettaglio: circa quarantacinque mila euro saranno sforbiciati dalla parte fissa, trenta da quella variabile. E per ricevere l’incentivo c’è una condizione: il pareggio di bilancio (c’era anche gli altri anni, ma al momento mancano 4,5 milioni di euro nelle casse del teatro). In più, tra i nuovi parametri («più stringenti») richiesti per ricevere i bonus, c’è il superamento di alcuni obiettivi che vanno dall’internazionalizzazione del teatro all’aumento dei ricavi della biglietteria. Quanto al premio di risultato (300 mila euro), Lissner lo otterrà in una tranche a fine contratto, nel 2017.

    Il comunicato ufficiale del Piermarini: «Il sovrintendente ha confermato al cda l’autoriduzione del 20 per cento della parte variabile della retribuzione. Il consiglio ha poi preso atto della decisione del Sovrintendente di ridurre del 10 per cento la parte fissa della retribuzione». Sembra finire così (per ora) la dura battaglia durata quasi un mese sul supercompenso del sovrintendente francese. Con le nuove cifre decurtate. Con la conferma del taglio del dieci per cento sui compensi di altri undici dirigenti così come del cachet del direttore musicale Daniel Barenboim. Con il sindaco Giuliano Pisapia, presidente della Fondazione, che non esclude di riferire sull’intera vicenda in commissione Cultura a Palazzo Marino nei prossimi giorni.
    Le reazioni non si fanno attendere. Se Roberto Formigoni plaude via Twitter all’accordo raggiunto (dopo i cinguettii di fuoco degli ultimi giorni, tra cui quello in cui minacciava di chiedere alla giunta regionale di tagliare i contributi alla Scala se non si fosse adeguato lo stipendio di Lissner a quello degli altri sovrintendenti europei), anche Giancarlo Albori della Cgil avverte: «La direzione è giusta ma la velocità rischia di non farci arrivare mai. Credo che a settembre occorra una grande discussione sul governo e sul futuro del teatro. Rifiutiamo la logica dei ricatti di Formigoni che finora non ha mai sollevato obiezioni e condanniamo la privatizzazione del teatro. Ci auguriamo, piuttosto, che la settimana prossima si arrivi ad avere il contratto collettivo nazionale». Resta polemico il tono dell’ex vicesindaco Riccardo De Corato: «È certamente un fatto positivo essere riusciti a ridurre gli incentivi di Lissner, ma francamente non è chiaro per quale motivo Pisapia polemizzi con chi gli chiede un’operazione trasparenza sugli stipendi del personale della Scala. Non si capisce perché non pubblicarli con il contratto integrativo interno. Così i milanesi potranno sapere se vi sono privilegi e di che natura».

    Annachiara Sacchi10 luglio 2012 | 10:16© RIPRODUZIONE RISERVATA

    Commento by Anonimo — 11 Luglio 2012 @ 17:15

  36. 12/07/12 GIORNALE MILANO SCALA, TROPPI MISTERI SUI CONTI. IL PDL «CONVOCA» LISSNER E BOERI – STIPENDI DELLA SCALA, «CONVOCATI» LISSNER E BOERI

    OPERAZIONE TRASPARENZA Scala, troppi misteri sui conti Il Pdl «convoca» Lissner e Boeri servizio a pagina 6 I conti degli enti II Pdl chiede più trasparenza Stipendi della Scala, «convocati» Lissner e Boeri E l’assessore arruola due consulenti da 5.500 euro al mese • «Tantiopochichesiano».L’exvicesindacoRiccardo De Corato non dà (ancora) un giudizio di merito, anche perchè sottolinea che per ora si parla sempre citando «fonti sindacali.». E dunque preme per un cambio di metodo, «trasparenza sugli stipendi della Scala». Dopo le polemiche sul cachet milionario del sovrintendente Stephane Lissner, il consigliere Pdl vuole vederci chiaro: un esame dettagliato di tutte le spese. Per questo il centrodestra chiede la convocazione in CommissioneCultura a Palazzo Marino sia dello stes-soLissnerchedell’asses-sore alla Cultura Stefano Boeri. «Non essendoci stata fino ad oggi la volontà da parte del sindaco, che è anche il presidente della Fondazione Scala, di far pubblicare on line gli stipendi delle maestranze, dobbiamo prendere per buoni quelli che ci provengono da alcune fonti sindacali e di stampa»fa presente. Cita ad esempio 100mila euro lordi all’anno come paga base di un primo violino («a cui vanno aggiunti gli scatti di anzianità, eventuali lezioni provate»), un professore di fila «appena entrato» guadagna circa 55mila euro, nel coro si partirebbe da 94mila euro lordi mentre nel Corpo di ballo da 55-60mila. Lo stipendio di un capo scenografo si aggirerebbe intorn o ai 40mi la, per un operaio specializzato e per fabbri, sarti, falegnami ed elettricisti si parla di 30-35mila euro. Ma «per-chè questi dati dobbiamo conoscerli di straforo – insiste De Corato -enon saperli direttamente da Co-muneeFondazione?».Se-condo, «è necessario raffrontarli con quelli di altri teatri europei e mondiali». Infine, «visto che sul cachet di Lissner anche il governatore Formigoni ha dichiarato che ci sono altre voci su cui intervenire, ci attiveremo per convocare sovrintendente e assessore». Boeri peraltro ha arruolato dal primo giugno a fine dicembre nel suo staff altri due consulenti, per un totale di 65mila euro all’anno (5.500 euro a testa al mese, che al netto delle trattenute scenderanno a 3.800 peri diretti interessati). Diego Sileo eFrancesca La Placa lavoreranno sul «Pro-gettoArte contemporanea a Milano nel 2012» non-chè sulla promo zi o ne e realizzazione di mostre ed eventi propedeutici ad Expo. Il Comune «non disponeva di figure professionali» adeguate al ruolo. Dopo aver chiesto il parere alla Corte dei conti, il Comune è pronto a rivedere invece gli stipendi dei manager di Atm e Sea, il tetto è di 290mila euro. In rialzo per Bruno Rota, che sarà nominato anche dg: oggi guadagna 68mila euro e ha una parte variabile di 137mila legata ai risultati aziendali.

    Commento by Anonimo — 12 Luglio 2012 @ 18:55

  37. Il coroparte da 94mila? Ci sto !!!!!!!!!!
    Passo in cassa a ritirare i 50mila che mi mancano? Preparali in pezzi da 500, Nico.
    Wilkinson.

    Commento by Anonimo — 13 Luglio 2012 @ 18:10

  38. 14/07/12 CORRIERE DELLA SERA MILANO «RIAPRIREMO IL LIRICO. E SULLA SCALA NUOVI TAGLI»

    Cultura L’assessore: presto decideremo il futuro del teatro di via Larga, spettacoli e musica «Riapriremo il Lirico E sulla Scala nuovi tali» Il sindaco: stipendio a Lissner? Riduzione anche nel 2013 Stefano Boeri «Stiamo lavorando a un bando internazionale che manterrà il carattere pubblico della struttura» Il contatore degli annunci sulla riapertura del Teatro Lirico, se mai esistesse, sarebbe già andato in tilt da tempo. La lista è lunga e affollata di protagonisti. Ultimo in ordine di tempo, il sindaco Giuliano Pisapia. «Voglio riaprirlo entro la fine del mio mandato», il 2016, aveva assicurato a novembre. E ieri, durante la commissione Cultura, ha rilanciato: «Ho risolto il problema del Lirico», ha assicurato perentorio. Il Comune, ha spiegato, ne è rientrato in possesso un mese fa, dopo il definitivo naufragio del progetto targato Scala, che intendeva trasformarlo in una sua succursale. L’obiettivo, ha ribadito Pisa-pia, è che «il progetto diventi concreto prima del 2015. A settembre prenderemo una decisione, con un progetto che sarà messo a bando». Le vicissitudini del Lirico iniziano 13 anni fa. Il glorioso passato del «fratello piccolo» della Scala (entrambi opere del Piermarini) va in soffitta nel 1999. La chiusura della sala è dettata da motivi di sicurezza. Poi, una sequela di annunci, progetti, bandi, ricorsi e false partenze si depositano su un edificio che col tempo va in malora. Tanto da diventare anche uno dei possibili bersagli del collettivo dei lavoratori dell’arte di Macao. Il re- La scheda II Lirico Risale al 1999 la chiusura per l’intervento di restauro. Ad aggiudicarsi il bando del Comune, un’associazione di imprese guidata da Gianmario Longoni cupero «era bloccato per la volontà espressa dalla Scala di farne una succursale» dedicata al balletto, ha spiegato il sindaco. Ma l’idea «non interessava più», anche per via del costo dell’operazione non proprio abbordabile di questi tempi: 3o milioni di euro. Così, «siccome è troppo tempo che è chiuso, e più sta chiuso più si toglie ai milanesi una eccellenza, ho chiesto definitivamente al cda se quel progetto è ancora valido — ha raccontato —. Con l’attuale situazione economica, mi è stato detto che non lo è e abbiamo deciso di chiudere la questione». A questo punto «sarà il Comune, riappropriandosi del Lirico, a fare un bando o a trovare le modalità perché il teatro sia ristrutturato». «Stiamo lavorando a un bando internazionale che manterrà il carattere pubblico della struttura — ha aggiunto l’assessore alla Cultura Stefano Boeri — e tornerà protagonista nel campo del teatro e della musica d’autore». D’altronde, dal 2009 il teatro di via Larga è dedicato a Giorgio Gaber, che su quel palco fu spesso protagonista. In commissione Pisapia ha anche riferito sulla vicenda del maxi compenso di StéphaII progetto Prevedeva la trasformazione in centro polifunzionale. Nel 2011 la revoca della concessione. In mezzo, ritardi, blocchi dei lavori, polemiche, ricorsi, il vincolo della Soprintendenza e problemi finanziari della cordata di aziende ne Lissner, sovrintendente del Teatro alla Scala. Il taglio di circa 75 mila euro (il io% della parte fissa e il 20% degli incentivi) verrà riproposto anche nel 2013. Pisapia, che è anche presidente del Teatro, ha ricordato come quella di Lissner (che sarà ascoltato a settembre dalla commissione consiliare) sia stata una decisione autonoma che vale però solo per l’anno in corso. Anche se è arrivata dopo una sollecitazione fatta «espressamente» dal sindaco, «il che non significa che non la rinnoverò anche per l’anno prossimo». Infine, il «rosso» di bilancio, passato da 7 a 4,5 milioni con una serie di aggiustamenti, si spera di ripianarlo con un contributo da 1,9 milioni «accennato senza impegno» dallo Stato che potrebbe arrivare, come lo scorso anno, dal decreto Milleproroghe. Pierpaolo Lio ***

    Commento by Anonimo — 14 Luglio 2012 @ 21:31

  39. 14/07/12 GIORNO MILANO SCALA, PISAPIA CHIAMA IL GOVERNO «SPERO IN UN AIUTO DA DUE MILIONI»

    Scala, Pisapia chiama il Governo «Spero in un aiuto da due milioni» Ridotto il buco di bilancio. Il sindaco: tagli a Lissner pure nel 2013 I NODI DEL PIERMARINI diLO STIPENDIO DEL MANAGER Lissner ha deciso dopo una richiesta fatta da me Il che non significa che non la rinnoverò, e credo che il Cda la rinnoverà nel 2013 di NICOLA PALMA — MILANO — SCALA, obiettivo pareggio di bilancio. Con un piano in cinque mosse: riduzione dei costi, taglio degli emolumenti ai massimi dirigenti, incremento delle entrate da sponsor e tournée, contributo extra via Milleproroghe, ingresso di nuovi soci. In realtà, il grosso è fatto, come ha spiegato ieri il sindaco Giuliano Pisapia ai membri della Commissione Cultura. Andiamo per ordine. Qualche mese fa, il sovrintendente Stéphane Lissner aveva parlato di un disavanzo di 7 milioni di euro nel 2012. Un buco che, però, si è quasi dimezzato. Come? Si parte dalle limature su costi artistici (1,348 milioni), costi indiretti (398 mila euro), spese di allestimento (649 mila euro) e costo del lavoro (400 mila euro). Aggiungeteci anche un milione (non preventivato) dall’Eni come sponsor e un altro milione di maggiori introiti da tournée. Per completare il percorso — che potrebbe portare addirittura a un attivo — ora servono solo due passaggi. A cominciare dai potenziali arrivi al Piermarini di un fondatore permanente (2,9 milioni per un posto in Cda) e di uno ordinario (600 mila euro): «Io sono fiducioso — afferma Pisapia— perché tutti sanno che in- IL DISAVANZO LA STRETTA SULLE USCITE HA FATTO DIMINUIRE IL ROSSO DA 7 A CIRCA MILIONI I NUOVI INVESTITORI Nuovi soci in teatro? Sono fiducioso perché tutti sanno che investire nella Scala significa investire sulla cultura vestire nella Scala significa investire sulla cultura e quindi sul futuro di Milano». Non basta. Serve un «aiutino» da Roma, magari col classico emendamento al decreto Milleproroghe (l’anno scorso arrivarono 3 milioni): di questo stanziamento da 1,9 milioni, «è stato accennato dallo Stato ma senza alcun impegno». Si vedrà. Intanto, ai piani alti del teatro si continua a lavorare alla spending review, facendo tesoro delle indicazioni fornite da Mc Kinsey: nel report commissionato dal board alla società di consulenza, si parla di abbassare i costi della biglietteria (e aumentarne i ricavi), intensificare i rapporti commerciali con le tv ed eliminare sprechi di natura logistica; sull’ultimo punto, i prossimi step prevedono la dismissione dei magazzini di Pero e il via al progetto di restauro della palazzina di via Verdi (manca solo l’adeguamento della licenza edilizia ai dettami del Pgt), da sfruttare in futuro per allungare il palcoscenico, ospitare uffici (oggi in affitto in via Torino) e sala-prove. «Serve subito un piano di riduzione della spesa — incalza il consigliere pidiellino Fabrizio De Pasquale —. Pisapia si è mosso solo dopo le polemiche sullo stipendio di Lissner: bisogna accelerare». A pro- L’INTERVENTO OK AL RESTAURO DI VIA VERDI LA PALAllINA CONSENT1RÀ DI ALLUNGARE IL PALCO posito del manager francese, la sua retribuzione a cinque zeri è stata una delle questioni più dibattute in Commissione. Dopo le indiscrezioni sui super compensi e l’autoriduzione ratificata dal Cda per circa 75 mila euro (-10% sulla quota fissa e -20% sui bonus legati ai risultati), Pisapia ha voluto ricostruire la vicenda, precisando però «di non essere il difensore d’ufficio di nessuno, tantomeno di Lissner». Si parte dal 14 luglio 2009, presidente Letizia Moratti, giorno in cui il vecchio Consiglio stabilisce la «paga» del numero uno scaligero: «Il contratto prevedeva la scadenza nel 2013 — spiega il sindaco —ma nello stesso Cda, dopo l’approvazione, si chiese la disponibilità di Lissner a restare fino al 2015 alle stesse condizioni, con una clausola che dice che, in caso di modifica, la penale equivale a due anni di corrispettivo fisso». Cioè 900 mila euro. Insomma, visto che l’accordo è valido almeno per un altro anno, non si poteva far altro «che cercare di convincere il sovrintendente e i dirigenti ad auto-ridursi l’emolumento». Missione compiuta. «Penso — la conclusione del primo cittadino — che sia un segnale importante che questa richiesta che io ho fatto personalmente sia stata accolta». *** 1,348 I milioni «tagliati» per i costi artistici Limate anche le spese per gli allestimenti con un risparmio di 649 mila euro 3,5 I milioni di euro che potrebbero arrivare dai due nuovi soci uno permanente (2,9 milioni) e uno ordinario (600 mila euro) 287 Il numero di alzate di sipario previste alla Scala per il 2012 Otto anni fa il conto complessivo si fermava a quota 186 30 I milioni di euro incassati nel 2012 dagli abbonamenti Per il 2013 si prevede un ulteriore aumento di tre milioni *** Stéphane Lissner ***

    Commento by Anonimo — 14 Luglio 2012 @ 22:16

  40. 14/07/12 GIORNO MILANO TEATRO LIRICO, NUOVO BANDO A SETTEMBRE
    Teatro Lirico, nuovo bando a settembre IL CASO L’IMPEGNO DEL PRIMO CITTADINO: SARÀ TUTTO PRONTO PRIMA DEL 2015 —MILANO— NUOVA VITA per il Lirico. E speriamo che stavolta sia quella buona, verrebbe da dire. Chiuso dal 1998, ora il teatro, per anni al centro di un piano di ristrutturazione mai partito davvero, è tornato nella disponibilità di Palazzo Marino: «Faremo un bando in tempi brevi», assicura il sindaco Giuliano Pisapia. Che fissa un obiettivo preciso: «Tutto deve con-cretizzarsi prima del 2015: in settembre prenderemo una decisione, con un progetto che sarà messo a bando perché in tempi ragionevolmente brevi il Lirico possa essere messo a disposizione di tutti». Una cosa è certa: lo spazio culturale di via Larga non diventerà una piccola Scala. Troppo oneroso spendere trenta milioni di euro, specie in tempi di spending review, per trasformarlo nel palco dedicato agli spettacoli di balletto del Piermarini. Una decisione presa nel corso della penultima riunione del Cda di via Filodrammatici, circa un mese fa: «Ho fatto mettere a verbale — rivela Pisapia — che il progetto di fare del Lirico una succursale della Scala non interessava più». Il motivo? Mancanza di fondi. Da qui l’archiviazione di un pur «bellissimo progetto». E ORA? «A questo punto — continua il primo cittadino — sarà il Comune, riappropriandosi del Lirico, a fare un bando o a trovare le modalità perché il Lirico sia ristrutturato». Sta per finire così un’odissea durata quasi quindici anni. Che sembrava essersi conclusa già nel 2005, quando l’amministrazione aveva assegnato all’Ati «Teatro di Milano», capofila Gianmario Longoni, il compito di rimettere in piedi lo storico teatro. Tra stop in serie della Sovrintendenza dei Beni architettonici, difficoltà a reperire fondi e fallimenti aziendali, si è arrivati senza risultati al marzo 2011, quando, a due mesi dalla scadenza del mandato della Giunta Moratti, l’allora assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory, ha deciso di revocare la concessione all’associazione temporanea d’impresa e di riprendersi la gestione. Poi l’arrivo di Pisapia in piazza Scala: «Entro i cinque anni del mio mandato — la promessa del sindaco nel novembre scorso — voglio mantenere l’impegno di riaprire il Lirico». Nicola Palma nmcolk. pa1mo(fit’dgiorno.net *** DA RIFARE I lavori al Lirico non sono mai partiti ***

    Commento by Anonimo — 14 Luglio 2012 @ 22:17

  41. 14/07/12 CORRIERE DELLA SERA MILANO «RIAPRIREMO IL LIRICO. E SULLA SCALA NUOVI TAGLI»
    Cultura L’assessore: presto decideremo il futuro del teatro di via Larga, spettacoli e musica «Riapriremo il Lirico E sulla Scala nuovi tali» Il sindaco: stipendio a Lissner? Riduzione anche nel 2013 Stefano Boeri «Stiamo lavorando a un bando internazionale che manterrà il carattere pubblico della struttura» Il contatore degli annunci sulla riapertura del Teatro Lirico, se mai esistesse, sarebbe già andato in tilt da tempo. La lista è lunga e affollata di protagonisti. Ultimo in ordine di tempo, il sindaco Giuliano Pisapia. «Voglio riaprirlo entro la fine del mio mandato», il 2016, aveva assicurato a novembre. E ieri, durante la commissione Cultura, ha rilanciato: «Ho risolto il problema del Lirico», ha assicurato perentorio. Il Comune, ha spiegato, ne è rientrato in possesso un mese fa, dopo il definitivo naufragio del progetto targato Scala, che intendeva trasformarlo in una sua succursale. L’obiettivo, ha ribadito Pisa-pia, è che «il progetto diventi concreto prima del 2015. A settembre prenderemo una decisione, con un progetto che sarà messo a bando». Le vicissitudini del Lirico iniziano 13 anni fa. Il glorioso passato del «fratello piccolo» della Scala (entrambi opere del Piermarini) va in soffitta nel 1999. La chiusura della sala è dettata da motivi di sicurezza. Poi, una sequela di annunci, progetti, bandi, ricorsi e false partenze si depositano su un edificio che col tempo va in malora. Tanto da diventare anche uno dei possibili bersagli del collettivo dei lavoratori dell’arte di Macao. Il re- La scheda II Lirico Risale al 1999 la chiusura per l’intervento di restauro. Ad aggiudicarsi il bando del Comune, un’associazione di imprese guidata da Gianmario Longoni cupero «era bloccato per la volontà espressa dalla Scala di farne una succursale» dedicata al balletto, ha spiegato il sindaco. Ma l’idea «non interessava più», anche per via del costo dell’operazione non proprio abbordabile di questi tempi: 3o milioni di euro. Così, «siccome è troppo tempo che è chiuso, e più sta chiuso più si toglie ai milanesi una eccellenza, ho chiesto definitivamente al cda se quel progetto è ancora valido — ha raccontato —. Con l’attuale situazione economica, mi è stato detto che non lo è e abbiamo deciso di chiudere la questione». A questo punto «sarà il Comune, riappropriandosi del Lirico, a fare un bando o a trovare le modalità perché il teatro sia ristrutturato». «Stiamo lavorando a un bando internazionale che manterrà il carattere pubblico della struttura — ha aggiunto l’assessore alla Cultura Stefano Boeri — e tornerà protagonista nel campo del teatro e della musica d’autore». D’altronde, dal 2009 il teatro di via Larga è dedicato a Giorgio Gaber, che su quel palco fu spesso protagonista. In commissione Pisapia ha anche riferito sulla vicenda del maxi compenso di StéphaII progetto Prevedeva la trasformazione in centro polifunzionale. Nel 2011 la revoca della concessione. In mezzo, ritardi, blocchi dei lavori, polemiche, ricorsi, il vincolo della Soprintendenza e problemi finanziari della cordata di aziende ne Lissner, sovrintendente del Teatro alla Scala. Il taglio di circa 75 mila euro (il io% della parte fissa e il 20% degli incentivi) verrà riproposto anche nel 2013. Pisapia, che è anche presidente del Teatro, ha ricordato come quella di Lissner (che sarà ascoltato a settembre dalla commissione consiliare) sia stata una decisione autonoma che vale però solo per l’anno in corso. Anche se è arrivata dopo una sollecitazione fatta «espressamente» dal sindaco, «il che non significa che non la rinnoverò anche per l’anno prossimo». Infine, il «rosso» di bilancio, passato da 7 a 4,5 milioni con una serie di aggiustamenti, si spera di ripianarlo con un contributo da 1,9 milioni «accennato senza impegno» dallo Stato che potrebbe arrivare, come lo scorso anno, dal decreto Milleproroghe. Pierpaolo Lio ***

    Commento by Anonimo — 14 Luglio 2012 @ 22:18

  42. 14/07/12 GIORNALE MILANO CASO LISSNER, PISAPIA SI DEFILA: «IO NON C’ENTRO» – SCALA, I MILIONI A LISSNER NON SCUOTONO PISAPIA «II MIO VOTO? NON CONTA»
    LA POLEMICA Caso Lissner, Pisapia si defila: «Io non c’entro» • Pisapia mette le mani avanti sul «caso Lissner». «Io non c’entro» la sua parola d’ordine. «La Scala è una fondazione autonoma, quindi – spiega – il voto del presidente, che è il sindaco, vale uno come tutti gli altri». Tradotto: nessuno ha il potere di imporre tagli ai compensi dei dirigenti. «Quando sono arrivato nel 2011- specifica – io ero l’unico nel cda a non aver votato la delibera» sul contratto di Lissner. Marta Bravi a pagina I TRA POLITICA E CULTURA Audizione in Comune Scala, i milioni a Lissner non scuotono Pisapia «II mio voto? Non conta» Il sindaco sfugge alla polemica sui super compensi Per il nuovo Lirico deciso un bando entro settembre IL CONSIGLIO Chiesto al sovrintendente di ridursi la paga anche per i prossimi anni GIUSTIFICAZIONE La linea difensiva sullo stipendio: «Non c’entro, peso come gli altri» Marta Bravi • Pisapia si arrampica su una scala di specchi. E cerca di mettere le mani avanti sul «caso Lissner» che ha indignato il mondo della politica, e non solo, negli scorsi giorni. «Io non c’entro» la parola d’ordine che ripete più spesso durante il suo intervento. «La Scala è una fondazione autonoma, quindi perstatuto- spiega -il voto del presidente, che è il sindaco, vale uno, esattamente come tutti gli altri. Non si tratta di una partecipata – ripete – e per statuto il sovrintendente ha tutti i poteri, come l’amministratore delegato di una società». Tradotto: «Nessuno ha il potere di imporre tagli ai compensi dei dirigenti» specifica Pisapia. Questa l’eloquente premessa per mettere subito in chiaro i suoi scarsi poteri sia sullo stipendio del numero uno del teatro, che «su invito si è autoridotto il compenso» che sul-l’impossibilitò di avere dalla Scala tutti gli stipendi del personale, come chiede il vicepresidente del consiglio comunale Riccardo de Corato in nome della trasparenza. A proposito del megastipendio diStephaneLissner, che si è dovuto ridurre, come tutti i dirigenti del Piermarini, del 10%la parte fissa (449mila scesi con il rinnovo del contratto a 435mila) e del 20% della parte variabile (da 150mila euro passa a 120mila), il sindaco *** ha voluto sottolineare la sua estraneità al contratto capestro rinnovato dalla precedente amministrazione. «Quando sono arrivato nel 2011 io ero l’unico nel cda a non aver votato quella delibera» ha ribadito. II 14 dicembre 2009 -spiega nella sua relazione – sono stati decisi gli emolumenti per il sovrintendente, con un contratto che scade nel 2013. II cda ha poi chiesto, al rinnovo del contratto, la disponibilità di Lissner a rimanere fino al 2015 con la clausola che qualsiasi modifica costerà alla Fondazione Scala due annualità complete. «Abbiamo ereditato questo contratto con clausola fino al 2015 e senza possibilità di modifica fino al 2013. Per dare comunque un segnale di sobrietà in tempi di crisi – continua il presidente – abbiamo chiesto a Lissner la sua disponibilità a ridursi l’ emolumento, cosa che suggerirò anche peri prossimi anni». Ma la sinistra radicale chiede di più. «Bene il parziale passo indietro di Lissner- commenta Luca Gibillini di Sel – ma va fatto di più. Chiedo che il Comune proponga nuove regole pergli emolumenti e per ridurre le spese dopo il 2015. Così la capogruppo Patrizia Quartieri pretende maggiori sacrifici dal numero uno del Piermarini: «Il sovrintendente prende troppo». Soprattutto, fa notare Luca Lepore della Lega, se si pesa «il milione e 50mila euro di stipendio su 108 milioni di bilancio complessivo. «Io non sono il difensore d’ufficio di nessuno, tantomeno di Lissner» sbotta infine il sindaco. Ci sono anche altre voci su cui è possibile tagliare – fa notare Fabrizio de Pasquale del PdL- come sulla figura del direttore generale, che non esiste nelle altre fondazioni liriche, e sui costi delle trasferte, in cui vengono impegnate centinaia di lavoratori, che costano troppo, mentre sarebbe bene poter sponsorizzare il brand della Scala nel mondo, per avere maggior ricavi». Il sindaco ha poi annunciato la risoluzione del questione del Lirico, su cui la Scala aveva un progetto da 30 milioni di euro per trasformarlo in una secondo palcoscenico: «La Scala ha abbandonato il progetto perché troppo costoso». A settembre il Comune aprirà un bando perla ristrutturazione del teatro, che dovrà essere pronto prima del 2015. ***

    Commento by Anonimo — 14 Luglio 2012 @ 22:20

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    Commento by quickquid — 18 Giugno 2013 @ 21:14

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    Commento by Gabriel — 11 Luglio 2013 @ 16:17

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    Commento by branding agency — 8 Giugno 2014 @ 22:21

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