Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

27 Ottobre 2016

Scala: Grave infortunio nella prova generale di nozze di figaro

Filed under: Articoli stampa,Comunicati Cub,General,Salute e Sicurezza — Lavoratoriscala @ 16:40

UN GRAVE INCIDENTE E’ AVVENUTO ALLA PROVA GENERALE DI NOZZE DI FIGARO  MENTRE UN TECNICO ELETTRICISTA, G. T., MANOVRAVA DEI PROIETTORI. IL SUO PIEDE E’ RIMASTO INCASTRATO E SCHIACCIATO  DALLA MOVIMENTAZIONE DEI PONTI CHE IN QUEL MOMENTO SI POSIZIONAVANO A LIVELLO ZERO.

DOPO ANNI DI DENUNCE E SEGNALAZIONI CHE RIGUARDANO LA PERICOLOSITÀ DEI MOVIMENTI DEI PONTI, NON E’ STATO FATTO NULLA PER METTERE DEI DISPOSITIVI O PRENDERE DELLE MISURE  DI SICUREZZA  A TUTELA DELLA SALUTE DEI LAVORATORI DI TUTTE LE MASSE CHE SOLCANO IL PALCO.
I PONTI MOBILI SONO L’ELEMENTO PIÙ PERICOLOSO  CHE ESISTE IN TEATRO PER I TECNICI .

LA GRANDEZZA E LA FORZA MOSTRUOSA  SE NON E’ CONTROLLATA AL MASSIMO DURANTE LA MOVIMENTAZIONE E’ DEVASTANTE.

IL GIORNO  26 OTTOBRE 2016 DALLE ORE   18.00   ALLE  19.00  IL PALCOSCENICO SI FERMERA’ IN UNA PRIMA  MOBILITAZIONE SOTTO FORMA  DI ASSEMBLEA /SCIOPERO .

CUB INFORMAZIONE / SCALA  MILANO

vedi esposto all’ASL:  24-_10_2016-grave-infortunio

vedi articolo stampa del giorno:   doc-20161026-wa0007

 

22 Ottobre 2016

Comunicato stampa Amianto alla Scala

Filed under: Amianto,Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 01:53

Ieri 20 ottobre si è tenuta l’udienza preliminare presieduta dal G.U.P., Alessandra Simion, in cui si dibatteva la richiesta di rinvio a giudizio, da parte del PM Ascione, per 9 indagati, tra cui 4 ex Sindaci ed alcuni ex dirigenti, come Carlo Fontana, per le morti per asbestosi e mesotelioma pleurico di 10 lavoratori dipendenti della Fondazione Teatro Alla Scala.
Il G.U.P. ha deciso di esprimersi nell’udienza fissata il 30 novembre p.v.
Al presidio davanti al Tribunale, organizzato dalla CUB e dal Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala, c’erano i parenti delle vittime. Ha suonato in solidarietà la banda degli ottoni.

“La cittadinanza ha risposto con grande interesse e partecipazione” hanno affermato soddisfatti il Presidente del Comitato, Roberto d’Ambrosio, e il Responsabile Sicurezza Cub Informazione e Spettacolo, Pierluigi Sostaro.

Milano, 21 ottobre 2016
ps : un articolo del “giorno”

Amianto alla Scala, la decisione sui quattro ex sindaci slitta a novembre

Il pm Maurizio Ascione aveva insistito per il rinvio a giudizio di tutti gli imputati per le morti causate dalla presenza di amianto alla Scala prima che venissero effettuate le bonifiche.

Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2016
Lavori di bonifica dell'amianto alla Scala
Lavori di bonifica dell’amianto alla Scala 

L’Associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro si è costituita parte civile. Ascoltate le arringhe difensive, ieri il giudice, che già aveva citato come responsabili civili il Comune di Milano e la Fondazione Teatro alla Scala (che potrebbero essere chiamati a risarcire i danni in caso di condanne), ha comunicato che sulla richiesta di rinvio a giudizio si pronuncerà il 30 novembre.

articolo-presidio-comitato-20-ottobre-16

 

12 Settembre 2016

Il biglietto c’è, il Flauto magico no: beffa per 18 spettatori della Scala

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 13:43

Non avvisati dello spostamento di data. Ora il teatro li rimborserà.

di NICOLA PALMA   Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2016.

"Il Flauto magico" con i ragazzi dell’Accademia“Il Flauto magico” con i ragazzi dell’Accademia

Milano, 12 settembre 2016 – In perfetto orario. Pronti per gustarsi in poltrona tre ore e venti minuti di opera. In tasca il biglietto per “Il Flauto magico”, nella versione creata dal regista Peter Stein per i giovani dell’Accademia della Scala. Tutti gli ingredienti per una bella serata di musica nel tempio della lirica. Con finale amaro. Sì, perché non c’era nessuno spettacolo al Piermarini sabato sera. O meglio, qualcosa c’era – l’Antegenerale di “The turn of the screw” –, ma non quello che 18 spettatori si aspettavano di vedere. E per cui avevano pagato. Cos’è successo? Semplice: tempo fa, c’è stato un cambiamento in corsa nel cartellone iniziato presentato e pubblicizzato, con spostamento di data della recita del “Flauto magico” prevista per il 10 settembre e sostituzione con una prova d’insieme dell’opera di Benjamin Britten che debutterà in via Filodrammatici mercoledì prossimo.

Com’è prassi in questi casi, fanno sapere dalla Scala, gli addetti alla biglietteria si sono premurati di avvisare tutti i titolari di tagliando. Tutti tranne i 18 sfortunati, che probabilmente non sono frequentatori abituali del tempio della lirica (pare che alcuni fossero turisti stranieri in vacanza a Milano) e che forse avevano acquistato on line o attraverso un tour operator un pacchetto completo che prevedeva il viaggio, una o due notti in albergo e lo spettacolo in serata. Immaginate la sorpresa quando si sono sentiti dire dalle maschere del teatro che «Il Flauto magico» non era più in programma. Sembra che alcuni siano andati pure a protestare in portineria per avere spiegazioni sull’accaduto. Risultato: tante scuse dal Piermarini. E due alternative a disposizione: rimborso dei soldi spesi per comprare il biglietto o possibilità di utilizzare il ticket del 10 settembre per un’altra delle date ancora a disposizione (oggi, domani, 19, 21, 23 e 26 settembre). Speriamo che basti a riconquistare la fiducia dei melomani delusi.

“Un’altra figuraccia internazionale per i vertici della Scala”, attacca la Cub.

fonte:http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/flauto-magico-biglietti-1.2504374

28 Aprile 2016

Amianto alla Scala, in piazza il presidio : “Qui per avere giustizia e verità”

Filed under: Amianto,Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 17:55
Nelle notizie

Immagine per il risultato di tipo notizie

In piazza Ghiringhella a Milano, davanti al Teatro Alla Scala, ci sono le gigantografie di …

Altre notizie su amianto scala


Amianto alla Scala, il presidio per le vittime davanti al teatro …

milano.repubblica.it/cronaca/2016/04/27/foto/…scala…l_amianto…/1/

21 ore fa – Il presidio davanti al Teatro alla Scala per “chiedere verità e giutizia per i morti di amianto” che, nella vicenda specifica del teatro.

 

 

 

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bf8b5438-1c3e-4a56-8311-8f75d9efdf5f.html

11 Marzo 2016

Arena di Verona, sospesi gli stipendi ai lavoratori: “Situazione di illiquidità”

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 03:05
di | 10 marzo 2016

Arena di Verona, sospesi gli stipendi ai lavoratori: “Situazione di illiquidità”

Dipendenti e artisti dello storico ente si sono visti recapitare una lettera che annuncia ritardi nel pagamento. La perdita accumulata negli anni della gestione Tosi è pari ad almeno 32 milioni. Il sindacato: “Confusione economica”. Online l’appello a Mattarella e Franceschini: “Salviamo la Fondazione”Stipendi sospesi per gli artisti e i lavoratori dell’Arena di Verona, travolti dalla crisi della storica fondazione lirica che negli ultimi quattro anni ha accumulato almeno 32 milioni di debito. Con una lettera inviata il 7 marzo a tutti i lavoratori e alle organizzazioni sindacali, il sovrintendente della Fondazione Arena ha comunicato che “causa il perdurare della situazione di illiquidità” non sarebbe stato possibile pagare gli stipendi di febbraio “entro la data del 12 marzo 2016”. Stipendi sospesi, dunque, per i gravi problemi economici in cui versa la Fondazione guidata dal sovrintendente, fedelissimo del sindaco di Verona Flavio Tosi, Francesco Girondini. “La Fondazione procederà il 12 marzo con il pagamento di una somma a titolo di acconto della retribuzione – prosegue la lettera – ed il relativo saldo entro e non oltre il 21 marzo 2016”.

Dipendenti e artisti dello storico ente si sono visti recapitare una lettera che annuncia ritardi nel pagamento. La perdita accumulata negli anni della gestione Tosi è pari ad almeno 32 milioni. Il sindacato: “Confusione economica”. Online l’appello a Mattarella e Franceschini: “Salviamo la Fondazione”
Stipendi sospesi per gli artisti e i lavoratori dell’Arena di Verona, travolti dalla crisi della storica fondazione lirica che negli ultimi quattro anni ha accumulato almeno 32 milioni di debito. Con una lettera inviata il 7 marzo a tutti i lavoratori e alle organizzazioni sindacali, il sovrintendente della Fondazione Arena ha comunicato che “causa il perdurare della situazione di illiquidità” non sarebbe stato possibile pagare gli stipendi di febbraio “entro la data del 12 marzo 2016”. Stipendi sospesi, dunque, per i gravi problemi economici in cui versa la Fondazione guidata dal sovrintendente, fedelissimo del sindaco di Verona Flavio Tosi, Francesco Girondini. “La Fondazione procederà il 12 marzo con il pagamento di una somma a titolo di acconto della retribuzione – prosegue la lettera – ed il relativo saldo entro e non oltre il 21 marzo 2016”. 

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La comunicazione arriva nel giorno in cui il Consiglio di indirizzo della Fondazione, presieduto dal sindaco Tosi, ha approvato – con un ritardo di più di due mesi – il bilancio di previsione del 2016 della fondazione lirica, grazie al contributo straordinario di 3 milioni di euro deliberato dal Comune di Verona per permettere il pareggio di bilancio. “Il bilancio previsionale andava approvato entro il 31 dicembre dell’anno scorso – spiega a ilfattoquotidiano.it il segretario veronese del sindacato dei lavoratori dello spettacolo Fials, Dario Carbone – il fatto che i dirigenti siano riusciti a chiuderlo solo adesso la dice lunga sulla confusione economica in cui versa la Fondazione Arena”. Senza il bilancio di previsione, la fondazione veronese non ha potuto finora accedere al Fondo unico per lo spettacolo (Fus), che quest’anno dovrebbe aggirarsi intorno a 11,5 milioni di euro. Con i fondi del Fus la liquidità dovrebbe sbloccarsi, e la fondazione ha evitato – per ora – il commissariamento. Ma la crisi dell’Arena si fa sempre più nera.

Di fronte al rifiuto dei sindacati di un “piano di risanamento” che prevede tagli e circa 72 esuberi – redatto dalla manager renziana Francesca Tartarotti – il sindaco Tosi ha reagito minacciando la chiusura dell’ente lirico. E dopo l’approvazione del bilancio, ha dichiarato al Corriere del Veneto di star “facendo di tutto per mantenere anche il Filarmonico”, lasciando sempre aperta la prospettiva dello smantellamento del teatro stabile veronese. Ma sull’origine della crisi dei conti dell’Arena, un report della società Kpmg del giugno 2015 commissionato dalla stessa Fondazione ha lasciato pochi dubbi: l’aggravamento della situazione patrimoniale si è verificato “tra il 2011 e il 2014” con un “peggioramento di circa 23 milioni di euro” e l’aumento esponenziale dell’esposizione bancaria e dei debiti verso i fornitori. Eventi che si sono verificati, di fatto, durante la gestione del sindaco Tosi e del sovrintendente Girondini.

“A ritardare l’approvazione del bilancio avrebbero pesato anche gravi perplessità dei revisori dei conti – spiegano fonti sindacali a ilfattoquotidiano.it – che ritenevano di non avere tutti gli elementi necessari per formare un bilancio”. Mentre continua il presidio dei lavoratori davanti agli uffici della Fondazione Arena, e una petizione su Change.org indirizzata al Presidente della Repubblica Mattarella e al Ministro dei Beni Culturali Franceschini, dal titolo “Salviamo la Fondazione Lirica Arena di Verona e i suoi lavoratori”, ha già raccolto più di 35o0 firme.

25 Febbraio 2016

Amianto alla Scala, 8 morti. Chiusa inchiesta.

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 13:46

Chiusa inchiesta su amianto alla Scala: anche quattro ex sindaci di Milano.
Si tratta di Tognoli, Pillitteri, Borghini e Formentini: verso il rinvio a giudizio

E’ stata chiusa l’inchiesta sull’amianto nel teatro alla Scala e sulle relative morti di otto dipendenti. Tra le undici persone che ora saranno, con ogni probabilità, rinviate a giudizio figurano l’ex sovrintendente Carlo Fontana e quattro ex sindaci di Milano: Carlo Tognoli, Paolo Pillitteri, Giampiero Borghini e Marco Formentini. Gli altri indagati sono due ex direttori dell’allestimento scenico, un ex direttore tecnico, un ex capo dell’ufficio tecnico e altre due persone.
I dipendenti sono deceduti per mesotelioma pleurico o tumore ai polmoni. Altri tre lavoratori sono attualmente malati, tra cui un pianista. Gli ex sindaci sono indagati in quanto è proprio il primo cittadino in carica a presiedere il consiglio d’amministrazione dell’ente scaligero. Da questo punto di vista, Tognoli, Pillitteri, Borghini e Formentini avrebbero dovuto vigilare sulla tutela ambientale.Il caso delle morti per amianto alla Scala fece parlare di sé anche per iniziativa del sindacato Cub, che denunciò pubblicamente la situazione all’indomani del decesso – per mesotelioma pleurico – dell’ex vigile del fuoco Roberto Monzio Compagnoni, per anni caposquadra nel teatro milanese. Era la terza morte che fu possibile far risalire all’amianto. L’ultima morte conosciuta, l’ottava, è di novembre 2015.

Una bonifica dell’amianto

in alcuni locali luce era stata eseguita nel 2009. In quella occasione, il Loggione rimase chiuso per un po’. E questo nonostante la completa ristrutturazione dei primi anni Duemila. Secondo il Cub, di amianto la Scala era piena «un po’ dappertutto», a partire dal sipario centrale. Le ultime tracce sarebbero state rimosse poco prima dell’inizio di Expo 2015.

vedi anche articolo d’interesse
http://www.pmi.it/economia/lavoro/news/114031/pensione-nuova-maggiorazione-amianto-domanda.html

Vittime amianto: domanda di pensione agevolata<!–

Maggiorazione contributiva del 25% ai fini della pensione per lavoratori delle ferrovie esposti all’amianto: domanda, scadenze e istruzioni INPS.

amianto ferrovie
I lavoratori del settore ferroviario esposti all’amianto, per ottenere le agevolazioni contributive utili  al calcolo della pensione, devono presentare domanda entro il primo marzo: lo comunica l’INPS correggendo la precedenza scadenza (29 febbraio), contenuta nel messaggio 587/2016. Si tratta del beneficio riconosciuto dalla Legge di Stabilità, legge 208/2015, contenuto nel comma 277.

=> Novità per la pensione in Legge di Stabilità 2016

I destinatari sono:

«lavoratori del settore della produzione di materiale rotabile ferroviario che hanno prestato la loro attività nel sito produttivo, senza essere dotati degli equipaggiamenti di protezione adeguati all’esposizione alle polveri di amianto, per l’intero periodo di durata delle operazioni di bonifica dall’amianto poste in essere mediante sostituzione del tetto».

Il beneficio previdenziale consiste in una maggiorazione contributiva del 25%, valida solo per la misura della pensione, in base all‘articolo 13, comma 8, della legge 257/1992: si tratta dell’agevolazione per lavoratori esposti all’amianto per oltre dieci anni, ora estesa alla platea sopra indicata per tutto il periodo corrispondente alle operazioni di bonifica.

=> Vittime amianto: sussidio INAIL una tantum

Per ottenere la maggiorazione contributiva è necessario presentare specifica domanda, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di Stabilità, quindi, entro il primo marzo. Sul sito INPS è disponibile la procedura telematica per presentare l’istanza, “Verifica del diritto alla maggiorazione amianto legge 208/2015“, sia per il contribuente sia per i patronati.

E’ importante indicare il sito produttivo ed il periodo temporale di esposizione cui fa riferimento la norma, compilando gli specifici campi del pannello dichiarazioni.

Fonte: INPS

Immagine Shutterstock

13 Novembre 2015

L’amianto era un po’ dappertutto”

Filed under: Amianto,Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 14:31

“L’amianto alla Scala era un po’ dappertutto”

di Roberto Maggioni

Sabato 07 novembre 2015 ore 13:22

Il Teatro Alla Scala è uno dei simboli della città di Milano e uno dei più celebri e importanti teatri al mondo. Fino a pochi anni fa, nascosto dentro al teatro c’era anche l’amianto. Ora quattro ex sindaci di Milano sono indagati per per omicidio colposo e lesioni colpose. Si tratta di Carlo Tognoli, Paolo Pillitteri, Giampiero Borghini e Marco Formentini. Sono indagati in quanto il sindaco è anche il presidente del Consiglio di Amministrazione del teatro. Con loro sono indagate altre sette persone. Negli ultimi quindici anni sono decedute sette persone per malattie legate all’amianto e altre si sono recentemente ammalate.

“Di amianto ce n’era un po’ dappertutto“. Roberto D’Ambrosio ci risponde al telefono appena finito il turno pomeridiano. E’ un tecnico del Teatro Alla Scala e fa parte del Comitato Ambiente e Salute della CUB. “L’amianto era nel grosso sipario centrale, in quelli minori dismessi negli anni, nelle bocchette dell’aria, nel lampadario centrale, nelle coperte fono assorbenti, negli isolanti termici dei proiettori, negli strumenti per gli effetti scenici”. Roberto in quasi vent’anni di lavoro all’interno del teatro ha visto ammalarsi e morire amici e colleghi. Ora si batte perché sia fatta verità e giustizia. “Perché non c’è stata né informazione né formazione, chi sapeva della presenza di amianto non ha detto nulla ai lavoratori”.

 

Tra pochi giorni ricorre il quarto anniversario della morte di Roberto Monzio, “lo storico caposquadra dei vigili del fuoco del teatro” ci ricorda Roberto. L’amianto ha colpito in tutti i settori del teatro: tecnici, vigili del fuoco, musicisti, cantanti.

 

“L’ultimo amianto è stato smaltito poco prima di Expo” racconta Roberto. “Rompere il muro di omertà è stato difficilissimo“. L’amianto uccide lentamente, le malattie correlate alla fibra possono manifestarsi a distanza di anni. “Un fonico in pensione ha scoperto pochi giorni fa di essere ammalato di mesotelioma“.

Roberto D’Ambrosio ha voluto ricordare ai nostri microfoni i colleghi scomparsi, le denunce fatte e la battaglia che proseguirà nelle aule di tribunale.

L’intervista integrale a Roberto D’Ambrosio, tecnico del teatro Alla Scala, del Comitato Ambiente e Salute della CUB:

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Secondo l’accusa gli indagati non avrebbero fatto quanto dovuto per rimuovere l’amianto in anni in cui si era già a conoscenza della pericolosità della sostanza. Non avrebbero rispettato neanche l’obbligo di censimento di tutte le parti contenenti amianto previsto da una normativa del 1992. Il Teatro Alla Scala è stato completamente ristrutturato tra il 2002 e il 2004, ma nel 2009 e nel 2010 ci furono ulteriori bonifiche dall’amianto.

 

Aggiornato domenica 08 novembre 2015 ore 22:38

http://www.radiopopolare.it/2015/11/lamianto-alla-scala-era-un-po-dappertutto/

16 Luglio 2015

Pirelli, 11 condanne per morti e tumori da amianto. C’è anche fratello di Veronesi

Filed under: Amianto,Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 05:20

www.ilfattoquotidiano.it/               Risultati immagini per sentenza pirelli amianto

 La sentenza del tribunale di Milano contro 11 ex manager del gruppo, per una ventina di operai esposti alla fibra killer nello storico stabilimento della Bicocca. Sei anni e 8 mesi a Guido Veronesi, fratello dell’oncologo simbolo della lotta al cancro. Esultanza e striscioni ai aula. Alle parti civili 520mila euro di provvisionale.

Undici condannati per una ventina di operai della Pirelli morti o malati di tumore da amianto. Fra loro, Guido Veronesi, fratello di Umberto, oncologo, ex ministro della Salute e uomo simbolo della lotta al cancro in Italia. Lo ha deciso il tribunale di Milano, sesta sezione penale, che ha inflitto agli imputati – tutti ex manager del gruppo industriale – pene comprese fra tre anni e sette anni e otto mesi per omicidio colposo aggravato. Il processo riguardava una ventina di casi di operai morti o che si sono ammalati di forme tumorali a causa dell’amianto nella storica fabbrica in zona Bicocca, a Milano. L’esposizione alla fibra minerale killer risaliva agli anni Settanta-Ottanta. Guido Veronesi è stato condannato a sei anni e otto mesi. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Raffaele Martorelli.

Dopo la lettura della sentenza, alcuni dei parenti delle vittime presenti in aula hanno esultato. Attivisti di Medicina Democratica e dell’Associazione italiana esposti amianto, parti civili nel processo, hanno commentato”Abbiamo dimostrato che uniti si vince – hanno spiegato – questa volta siamo riusciti a far condannare il padrone”. Il Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro ha esposto uno striscione: “Per ricordare tutti i lavoratori uccisi in nome del profitto”.

Ludovico Grandi, amministratore delegato della Pirelli negli anni ’80, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi (il pm Maurizio Ascione aveva chiesto 8 anni), l’ex ad Gianfranco Bellingeri a 3 anni e 6 mesi. La pena più alta è stata inflitta a Luciano Isola, consigliere di amministrazione dal 1980 al 1986, condannato a 7 anni e 8 mesi. Quella più bassa (3 anni di reclusione) ad altri tre ex componenti del cda della fabbrica degli pneumatici della Bicocca: Gabriele Battaglioli, Carlo Pedone e Roberto Picco. Per loro, il pm Ascione aveva chiesto l’assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”. Tra i condannati anche Piero Sierra, ex ad Pirelli ed ex presidente dell’Airc (Associazione Italiana per la ricerca sul cancro), con una pena di 6 anni e 8 mesi, la stessa toccata a Guido Veronesi. Nell’elenco dei condannati anche Gavino Manca (5 anni e 6 mesi) Omar Liberati e Armando Moroni, entrambi a 3 anni.

“Prendiamo atto con rammarico dell’odierna sentenza di primo grado  e aspettiamo di leggere le motivazioni non appena saranno depositate”, è il commento degli avvocati difensori di Pirelli e degli ex dirigenti. “Sulla base delle evidenze scientifiche a oggi disponibili emerse nel corso della fase dibattimentale del processo, siamo certi della correttezza dell’operato dei nostri assistiti per i fatti contestati risalenti a oltre 25 anni anni fa, e presenteremo impugnazione in appello”.

Il Tribunale ha condannato gli undici ex manager Pirelli e il responsabile civile Pirelli Tyre Spa al pagamento di una provvisionale complessiva da 520mila euro per le parti civili e al risarcimento dei danni da quantificare in sede civile. In particolare è stata disposta una provvisionale da 200mila euro per la moglie e la figlia di un operaio morto per forme tumorali provocate, secondo l’accusa, dall’esposizione all’amianto, 300mila euro per l’Inail e 20mila euro per Medicina Democratica e l’Associazione italiana esposti amianto. La maggior parte dei parenti delle vittime aveva già ricevuto un risarcimento fuori dibattimento e si era ritirata dal processo.

 

 

4 Marzo 2015

Stipendi versati in ritardo, doppio sciopero alla Scala: “Via l’impresa di pulizie”

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 15:28
4 marzo 2015
 Notizie relative a helg tangenti a palermo


La Repubblica
Palermo, arrestato Helg mentre intasca una tangente. Indagini sull’ipotesi di un sistema corruttivo

La Repubblica6 ore fa
PALERMO – Il presidente della Camera di commercio di Palermo, Roberto Helg,
è stato arrestato dai carabinieri di Palermo mentre intascava …

10 Febbraio 2015

licenziamenti colettivi, autonomi con la partita Iva, via anche il job sharing, norme sul demansionamento, Sparirà la cassa integrazione per chiusura aziendale e quella a zero ore: il via libera e a pochi metri, perchè dovremmo essere collaborativi per il primo maggio 2015?

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 15:32

Taddei: sul Jobs act il governo non arretra

«Non cambieremo l’impianto dei primi due decreti di attuazione del Jobs act. C’è, è vero, una discussione sui licenziamenti collettivi. Ma il nodo sarà sciolto all’ultimo momento», dice Filippo Taddei, responsabile economico del Pd, uno dei protagonisti nella messa a punto della legge delega di riforma del mercato del lavoro. Sui licenziamenti collettivi, che il decreto attuativo sul contratto a tutele crescenti equipara ai licenziamenti individuali nella semplificazione delle procedure e nella riduzione del diritto al reintegro, c’è un braccio di ferro nello stesso Pd, perché la sinistra del partito, ben rappresentata alla Camera dal presidente della commissione Lavoro, Cesare Damiano, chiede di togliere dalla riforma i licenziamenti collettivi e di lasciare quindi le attuali procedure (in particolare, l’accordo con i sindacati) e le relative tutele (diritto al reintegro). Le imprese sono preoccupate. In un’intervista al Corriere pubblicata ieri, il vicepresidente Stefano Dolcetta chiede al governo di non fare marcia indietro perché le aziende che devono ristrutturarsi hanno bisogno di procedure rapide ed efficaci. «Comprendiamo le ragioni delle imprese e siamo sensibili al tema. Il governo non vuole dare segnali di arretramento sulla riforma», assicura Taddei. Il quale, se potesse decidere lui, lascerebbe intatte le nuove norme sui licenziamenti collettivi, «per salvaguardare la coerenza della riforma». Altrimenti, aggiunge, si avrebbe il paradosso che due lavoratori assunti col nuovo contratto a tutele crescenti (la riforma vale solo per questi) licenziati il primo individualmente e il secondo collettivamente, avrebbero tutele diverse: quello colpito dal licenziamento individuale riceverebbe solo l’indennizzo, quello licenziato collettivamente invece sarebbe ancora coperto dall’articolo 18.
Nei prossimi giorni le commissioni Lavoro di Camera e Senato daranno i rispettivi pareri sui primi due decreti legislativi del Jobs act. Oltre al decreto che introduce il contratto a tutele crescenti e rende più semplici i licenziamenti, c’è quello che riordina il sistema degli ammortizzatori sociali attorno alla Naspi (nuova indennità di disoccupazione). Il Consiglio dei ministri, al massimo il 20 febbraio, varerà quindi definitivamente i due decreti. Insieme a questi dovrebbero essere approvati altri due schemi di decreto previsti dalla riforma: quello sul riordino dei contratti e quello sulla nuova cassa integrazione.
Spariranno gradualmente i co.co.pro., nel senso che potranno durare fino alla fine di quest’anno o al massimo per 12 mesi, dice Taddei. Poi questi lavoratori o prenderanno la veste di autonomi con la partita Iva o, se di fatto sono dei dipendenti mascherati (per esempio hanno un solo committente), dovranno essere assunti col contratto a tutele crescenti. Via anche il job sharing e le associazioni in partecipazione e il lavoro a chiamata, che potrebbe rientrare nelle attività remunerate con i voucher. Verranno rafforzate le tutele per le partite Iva, fissando tra l’altro tempi certi per i pagamenti. Anche sulla riduzione del contratto a tempo determinato da un massimo di 3 anni a 2 c’è dibattito, conferma Taddei, che è favorevole al taglio, «per favorire il lancio del contratto a tutele crescenti». Ci saranno le norme sul demansionamento, «ma garantendo parità di trattamento economico». Sparirà la cassa integrazione per chiusura aziendale e quella a zero ore. Negli altri casi ci sarà un monitoraggio severo contro gli abusi.

25 Gennaio 2015

1° Maggio 2015. il Governo chiede marcia indietro alla Cgil e Cub.

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 22:14

Turandot del Primo maggio, il Governo chiama la Cgil: “Importante aprire la Scala”
25 gennaio 2015

“Vista l’importanza dell’evento e l’attenzione internazionale sarebbe importante l’apertura del Teatro alla Scala anche il primo maggio: si tratta di trovare il giusto equilibrio tra le parti”
di Nicola Palma

Il Primo maggio è in programma la Turandot con Riccardo Chailly

Expo, la Cgil dice no allo spettacolo del primo maggio per i lavoratori della Scala
Milano, 25 gennaio 2015 – Primo maggio alla Scala, mancava solo il Governo. Lacuna colmata dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, che ieri, ultimo di una lunga serie, ha invitato i delegati Cgil del Piermarini a fare marcia indietro sul «no» allo spettacolo nel giorno della festa dei lavoratori: «Vista l’importanza dell’evento e l’attenzione internazionale – riflette – sarebbe importante l’apertura del Teatro alla Scala anche il primo maggio: si tratta di trovare il giusto equilibrio tra le parti».

Come già fatto in passato per altre categorie: «È un tema affrontato più volte e positivamente con i sindacati nei Beni culturali – aggiunge Franceschini –. Da alcuni anni, i musei italiani sono aperti, e mi pare che anche in questo caso sarebbe importante l’apertura della Scala, con l’evento della Prima». Auspicio ribadito pure dal commissario unico di Expo 2015 spa, Giuseppe Sala: «L’idea è che il Primo maggio ci siano le autorità, le istituzioni e i politici internazionali: ho più volte sottolineato al sovrintendente Pereira che per chi è già lì sarà un’occasione straordinaria». Alexander Pereira lo sa benissimo, tanto che sta provando in tutti i modi a salvare il capolavoro pucciniano diretto per l’occasione dal maestro Riccardo Chailly.

Prima la trattativa (vana) con i rappresentanti sindacali, durante la quale il manager austriaco ha dovuto suo malgrado prendere atto della contrarietà della Cgil, che ha anche fatto leva su una sentenza della Corte di Cassazione datata 2005 favorevole al personale di via Filodrammatici sul 2 giugno. In pratica, la Suprema Corte ha stabilito che le feste comandate non possono essere oggetto di contrattazione perché nella completa disponibilità di ogni singolo dipendente. Da lì, quindi, si è passati al secondo step: lettera individuale per chiedere la disponibilità a prestare servizio il Primo maggio in cambio di una paga raddoppiata (100% in più per l’area tecnico-amministrativa e 140% in più per orchestra e coro).

C’è tempo fino al 31 gennaio per dare una risposta, anche se è bene precisare che il «sì» o il «no» potrebbe essere comunque sconfessato dal lavoratore il Primo maggio, senza alcuna conseguenza di natura disciplinare. Con ogni probabilità, la stragrande maggioranza dei musicisti si schiererà a favore della Turandot (il 90-95% ha sottoscritto una raccolta-firme a dicembre), così come una buona parte del coro. Incognite, invece, sulle maestranze, in particolare sugli addetti al palcoscenico fedeli a Cgil e Cub. A fine mese partirà la conta, reparto dopo reparto, per capire se lo spettacolo potrà essere allestito al netto delle defezioni. Altrimenti bisognerà vagliare le alternative. La prima: annullare la data, con inevitabile danno d’immagine internazionale per il tempio della lirica. La seconda: posticipare la rappresentazione al 2 maggio.

nicola.palma@ilgiorno.net

27 Ottobre 2014

Evviva la libertà di parola, Mary Garret ha vinto e ritorna alla Scala

Filed under: Articoli stampa,General — Lavoratoriscala @ 22:53

La vertenza

Mary Garret potrà tornare a ballare alla Scala
Accolto il ricorso della ballerina di Cosenza

Maria Francesca Garritano aveva denunciato i disagi delle ballerine, fino all’anoressia. Ora la Corte d’Appello di Milano ha accolto il suo ricorso e dovrà essere reintegrata nel famoso teatro
Mary Garret potrà tornare a ballare alla Scala<br /><br />
Accolto il ricorso della ballerina di Cosenza

Mariafrancesca Garritano, Mary Garret

 

COSENZA – Maria Francesca Garritano, la ballerina di Cosenza esclusa dalla Scala di Milano dopo le sue affermazioni sul mondo della danza, potrà tornare  a ballare nel famoso teatro. La sezione lavoro della Corte d’Appello ha accolto il suo ricorso, annullato la sentenza di primo grado e disposto il reintegro di Mary Garret al suo posto di lavoro.

«Ancora non ho avuto tempo di parlare con il mio legale, ma se è così non posso che essere contenta, adesso però sto insegnando quindi non posso stare al telefono..». Serena e tranquilla come sempre Maria Francesca Garritano, in arte Mary Garret, la ballerina della Scala che qualche anno fa mise a soqquadro il mondo della danza sfatando il mito di un universo incontaminato. Parlò di competizioni, sacrifici e soprattutto di anoressia, che lei stessa aveva vissuto in prima persona e per questo la Scala, dove ballava da quando aveva 18 anni la licenziò.

Un licenziamento subito impugnato davanti al Tribunale di Milano che però le diede torto (LEGGI).  Fino alla vittoria di oggi in secondo grado.

«Siamo ovviamente molto soddisfatti – ha detto il legale della ballerina Alessandro Russo -. Abbiamo sempre ritenuto di aver ragione, non c’è mai stato alcun intento di danneggiare la Scala, si sono creati una serie di equivoci e questo finalmente è stato capito».

«Ora Maria Francesca potrà tornare in teatro, a fare il lavoro per cui studia e si impegna da quando era una bambina – ha detto ancora il legale -. La sentenza di primo
grado del Tribunale di Milano era stata ingiusta, la sezione lavoro della Corte d’Appello ha rimesso le cose a posto».

Garritano, nata a Cosenza nel 1978, nel 2010 aveva pubblicato “La verità vi prego sulla danza!”. Nel libro smontava l’immagine un pò romantica e flautata delle ballerine di danza classica, descrivendo una realtà di tutti i giorni fatta in realtà di sacrifici e competizione personale. Aveva parlato della sue esperienze personali, di maestre di danza che la prendeva in giro perchè cicciotella, dei suoi ricordi non proprio piacevoli.

«Un libro rivolto a tutti coloro che, non essendo addetti ai lavori – spiegò allora – percepiscono il mondo dell’arte attraverso il proprio intimo sentire e che si stupiscono quando scoprono che non sempre le cose sono come sembra». Ma a provocare le furie della Scala furono alcune interviste che rilasciò successivamente, in particolare a media inglesi. Disse a chiare lettere che ‘una danzatrice della Scala su cinque soffre di disturbi alimentarì. «L’ho fatto perchè credo che informare e informarsi sia un passo importante – disse – Non ho cercato pubblicità, nè volevo danneggiare nessuno». Ma dal teatro scaligero, dove in quegli anni era una ballerina solista, partì nel 2012 il licenziamento per “giusta causa”.  Ora, se vuole, potrà tornare alla Scala, anche se in realtà in questi anni Mary Garret non si è mai allontanata dal mondo
della danza. E soprattutto ha continuato la sua battaglia contro l’anoressia: ha fondato Danza in Salute, per insegnare che si può stare sulle punte senza mortificare il corpo e l’anima.

fonte Il Quotidiano della Calabria
 

lunedì 27 ottobre 2014 20:04

3 Dicembre 2013

Stampa:news

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Il governo ripristina la soglia di contributi privati. Approvato il maxiemendamento alla legge di Stabilità.

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_novembre_27/salva-l-autonomia-scalaora-cda-piu-forte-resta-nodo-piccolo-teatro-a141f294-5745-11e3-901e-793b8e54c623.shtml

DECRETO-LEGGE 8 agosto 2013, n. 91

Disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo. (13G00135) (GU n.186 del 9-8-2013 )

note: Entrata in vigore del provvedimento: 10/08/2013.
Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 7 ottobre 2013, n. 112 (in G.U. 08/10/2013, n. 236).

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2013-08-08;91

Fondazioni liriche, arriva il supercommissario Pier Francesco Pinelli

http://www.gonews.it/2013/fondazioni-liriche-arriva-il-supercommissario-pier-francesco-pinelli/#.UpfLkteButI

 

22 Ottobre 2013

Alla Scala gli ispettori del lavoro. Nel mirino la ditta delle pulizie.

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 12:41

L’appalto contestato dalla Cub, esposti alla Questura e all’ASL. L’azienda salernitana Cooper Pul si è aggiudicato la gara con un ribasso del 39% sulla base d’asta, di tutte le sedi della Fondazione.

Vedi articolo del Il Giorno del 17 ottobre 2013

link del PDF  ispettori-alla-scala-per-appalto-pulizie

30 Luglio 2013

Licenziamenti al Carlo Felice. Scontri in Comune e una possibile occupazione del Teatro

Filed under: Articoli stampa,General — Lavoratoriscala @ 23:39

La Cub / Info. del Teatro alla Scala CONTRO I LICENZIAMENTI esprime sentitamente solidarietà ai lavoratori del Teatro dell’Opera di Genova

  • Genova: via a licenziamenti Carlo Felice, lavoratori sul piede di guerra  30 Luglio 2013 – 11:47

    (ASCA) – Torino, 30 lug – Assemblea questa mattina al teatro Carlo Felice di Genova dopo la doccia gelata del cda di ieri che ha deciso, primo caso nelle fondazioni dei teatri d’opera, di dare il via i licenziamenti. Un provvedimento, approvato ieri sera dopo che nei giorni scorsi l’assemblea dei lavoratori aveva fatto slittare a settembre il voto sull’intesa per i contratti di solidarieta’. Da domani 48 dipendenti (12 orchestrali, 11 coristi, e altrettanti amministrativi, 12 tecnici e due maestri collaboratori) su 275 complessivi riceveranno le lettere di fine rapporto. ”La scelta – e’ scritto in una nota – si e’ resa necessaria per mantenere in equilibrio i conti della Fondazione, in mancanza di un accordo sindacale con il ricorso a contratti di solidarieta’, un accordo gia’ raggiunto tra il Teatro e quattro organizzazioni sindacali che non e’ stato pero’ sottoposto al giudizio dei lavoratori. Si e’ ritenuto necessario non procrastinare tale scelta per non mantenere l’Ente in una situazione di incertezza ormai non sopportabile. La procedura di mobilita’ – precisa la nota – prevede in ogni caso un percorso che sara’ seguito dalla Fondazione nel pieno rispetto delle norme e che potra’ essere interrotto dal raggiungimento di un accordo capace di garantire all’Ente un eguale effetto economico”. La decisione di ieri ha registrato una spaccatura sostanziale nel cda con tre voti favorevoli, quello del sindaco Marco Doria, il commercialista Stefano Franciolini, e Silvio Ferrari, nominato dallo stesso sindaco, due astenuti, Mario Orlando indicato da Finmeccanica e Patrizia Conti, un voto contrario, quello del vicepresidente Mario Mennini. Mentre non e’ stato conteggiato un altro voto contrario, quello di Sergio Manfredi, che ha lasciato la riunione in anticipo. Ora la procedura prevede 45 giorni di tempo per trovare una soluzione alternativa con i sindacati. I toni di questa mattina sono molto caldi e non si esclude la minaccia dello sciopero ad oltranza. ”E’ in atto un vergognoso ricatto – commenta Nicola Lo Gerfo segretario provinciale Fials, il sindacato auttonomo piu’ rappresentativo tra gli orchestrali – : come due anni fa con la liquidazione coatta amministrativa vogliono farci accettare i contratti di solidarieta’. Quei contratti sono stati un fallimento e la loro eventuale proroga portera’ al suicidio del Carlo Felice. Cosi’ come ha sottolineato lo stesso presidente Anfols (Associazione Nazionale delle Fondazioni Liriche e Sinfoniche , ndr) e sovrintendente del Teatro Regio, Walter Vergnano, il pubblico genovese sta emigrando verso Torino”. Lo Gerfo, che oggi pomeriggio consegnera’ una lettera al sindaco Doria, dai toni prevedibilmente molto polemici, insiste sulla sua proposta che precisa ”non e’ una provocazione”: ”siamo disponibili a sacrificare una parte dello stipendio purche’ il teatro rimanga aperto”. Critico sui ‘cds’ anche Roberto Conti, segretario nazionale dell’altro sindacato autonomo, lo Snater che pure ha firmato l’ipotesi di intesa con Cgil, Cisl e Uil: ”Riducono la produttivita’ con l’aggravante che questa dirigenza non e’ neppure in grado di gestire l’accordo: e’ totalmente screditata”. Conti sottolinea che la riduzione di personale ”e’ completamente folle”, con un organico gia’ sotto di 50 unita’ sulla pianta ufficiale di 325 dipendenti, che e’ gia’ la piu’ piccola della penisola. ”Il 3 agosto – sottolinea Conti – dovremmo fare un concerto a Pietrasanta, e’ ordinaria mministrazione, e richiede l’assunzione di una dozzina di coristi. Con la procedura di mobilita’ questo non sara’ piu’ possibile”. eg/res

    I lavoratori del Carlo Felice e gli operai di Aster insieme, scontri a Tursi

    martedì 30 luglio 2013
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    I lavoratori del Carlo Felice e gli operai di Aster insieme, scontri a Tursi

    GenovaLa paura di perdere il lavoro ha portato i lavoratori del Carlo Felice e gli operai di Aster  a cercare di entrare in un Palazzo Tursi blindato mentre al secondo piano si svolgeva il consiglio comunale sul bilancio 2013. E’ finita con qualche spintone tra polizia, carabinieri e lavoratori. Due vigili lievemente feriti.

    Da una parte gli operai della municipalizzata che si occupa delle ristrutturazioni e che contestano la possibile privatizzazione e dall’altra gli orchestrali del Teatro Carlo Felice sui quali incombono 48 esuberi oltre ai contratti di solidarietà.

    Inutili le mediazioni, le proposte di far salire delegazioni per parlare con il sindaco Doria. ”Questa è la casa del popolo – hanno detto i lavoratori – e loro non fanno entrare il popolo. E’ gente, questa, che ha votato Doria e adesso Doria non vuole parlare con loro”.

    I lavoratori improvvisano anche un corteo: andranno fino in prefettura, poi una volta davanti a palazzo Lomellini, rinunciano e proseguono. Girano attorno a piazza Corvetto, bloccano il traffico, imboccano via Roma contromano costringendo una macchina della polizia, una dei carabinieri, un pullman enorme e un’autoscala dei pompieri a fare manovre incredibili per passare. Tornano davanti a palazzo Tursi dove, si dice, sta per scendere il sindaco.

    Ma Doria non si vede. E loro ripartono in corteo, sempre con lo stesso striscione in testa. Prima sosta, sotto un sole cocente, davanti al Teatro Carlo Felice per un abbraccio di solidarietà, poi in piazza De Ferrari, poi ancora a Tursi stremati per la canicola, carichi di rabbia. E lì aspetteranno ancora.

    Nel pomeriggio, una nota dell’amministrazione comunale stigmatizza soprattutto quel breve momento di tensione tra lavoratori e quel presidio che non molla il portone di Tursi: ”L’apertura al pubblico dei lavori del Consiglio comunale, così come il confronto non sono in discussione – si legge nella nota -. Ciò che non può essere accettato è che venga impedito al Consiglio comunale di svolgere la propria funzione democratica”.

    Carlo Felice, venti di guerra sindacati divisi e proteste

    Dipendenti in assemblea permanente dopo la comunicazione delle 48 lettere di mobilità. Oggi nuove proteste in consiglio: la Fials invia una lettera di “licenziamento” al sindaco, i confederali e lo Snater cercano di riaprire la trattativa sui contratti di solidarietà

    Assemblea permanente dei dipendenti. Questa la risposta delle maestranze del Carlo Felice alla decisione del consiglio d’amministrazione che ieri sera ha votato l’avvio delle procedure di mobilità. Questa mattina i rappresentanti sindacali che avevano siglato il protocollo d’intesa con la direzione si sono riuniti per fare il punto e formulare una strategia da portare ai dipendenti, presumibilmente domani. A parte si sono incontrati i lavoratori aderenti alla Fials che ieri avevano dato vita ad una manifestazione spontanea a Tursi e che contano di tornare a Tursi in giornata. Tra le loro inziiative, una lettera al sindaco Marco Doria una lettera di ‘licenziamento per giusta causa’ con effetto immediato, “in attesa che analogo provvedimento venga adottato nei suoi confronti da parte di tutti i cittadini di Genova”.
    Secondo i lavoratori del Teatro genovese, “si è interrotto il rapporto fiduciario con il primo cittadino”.

    I sindacati confederali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UIL-UILCOM, SNATER, firmatari dell’ipotesi di accordo che prevedeva i contratti di solidarietà, in una nota unitaria  “esprimono il fermo ed inequivocabile dissenso” verso la scelta della mobilità e segnalano che, “nonostante la posizione di stallo” avvenuta dopo l’assemblea che ha denunciato l’intesa, insistono: andare avanti su quella strada. “Crediamo sia necessario tenere i nervi saldi e cercare con coerenza e tenacia di riprendere le tematiche dell’ipotesi di accordo del 17 luglio scorso

    – si legge –  Cercheremo il rapporto con le lavoratrici e  i lavoratori del Teatro Carlo Felice e al CdA della Fondazione consigliano con fermezza di scegliere la strada della trattativa come unica soluzione possibile per evitare gli esuberi”.  E si dicono subito disponibili ad un incontro con il sindaco per “riprendere il percorso per ora interrotto” .

7 Luglio 2013

Beni culturali, la mappa del disastro: cinema, teatri e musei a rischio chiusura

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 22:31
http://www.repubblica.it            6 luglio2013

Tax credit, tagli al Fus, blocco del turnover per il personale: gli effetti della spending review nella cultura minacciano alcune delle principali istituzioni italiane. Il ministro cerca di ottenere sostegno anche dal capo dello Stato, ma intanto cresce la protesta

ROMA – Il cinema sulle barricate per la beffa del tax credit decurtato, i teatri a rischio chiusura per i nuovi tagli imposti dalla spending rewiev, i musei e il Colosseo che chiudono per la protesta dei custodi. Ma anche le fondazioni liriche sull’orlo del collasso, il monito dell’Unesco a Pompei, la Reggia di Caserta allo sfascio, i Bronzi di Riace senza museo. Nell’anno della crisi nera, mentre si moltiplicano gli appelli al governo perché si punti su turismo e cultura per la rinascita Paese, è una mappa che sembra fatta tutta di buchi e disastri quella del patrimonio artistico italiano.
Con un ministero in affanno nel tentativo di contenere le perdite, costretto a stringere la cinghia al punto da non avere i soldi per saldare le bollette della luce. Poco incline agli annunci, il neo ministro Bray ha però bussato alla porta del presidente del consiglio, e ieri anche a quella del presidente Giorgio Napolitano. L’idea è quella di un intervento governativo per il settore, che dovrebbe essere annunciato dallo stesso presidente del consiglio, a metà luglio, nella sede della stampa estera.
Ma quanto questo impegno potrà essere concreto in termini finanziari non è ancora chiaro. Di certo ci sono settori che non possono aspettare, come le fondazioni liriche – in prima fila il Maggio Musicale fiorentino e il Carlo Felice di Genova – per le quali si studia un decreto o una modifica dell’attuale regolamento. Mentre un po’ dappertutto comincia a montare la rivolta. E nella sede del Collegio romano ci si prepara a un’altra settimana ‘calda’, fitta di incontri anche con i sindacati, il primo lunedì 8 per musei e siti culturali.
Cinema – Il settore del cinema è in subbuglio per il taglio del Tax credit, che è appena stato rinnovato per il 2014 ma per una cifra che dagli iniziali 80 milioni è stata ridotta a 30. A questo si aggiungono i tagli del Fondo Unico per lo spettacolo, che per il 2013 è stato ridotto del 5,2% (per un totale di 72,4 milioni di euro). “Soluzioni o boicottiamo Venezia” grida oggi da Taormina il mondo del cinema.
Fondazioni liriche – Le 14 Fondazioni liriche italiane hanno accumulato complessivamente 330 milioni di euro di debiti iscritti in bilancio a fronte di una situazione patrimoniale attiva non rosea. In prima fila il Maggio fiorentino, per il quale si sta cercando di evitare la soluzione estrema della liquidazione, perorata dal commissario Francesco Bianchi e dal sindaco Matteo Renzi. Bray propende invece per un intervento strutturale. Ma tra le situazioni più a rischio c’è anche il Carlo Felice di Genova con un deficit di 3 milioni per il 2013 e grandi difficoltà nel pagamento degli stipendi così come Bologna.
Per aiutare le amministrazioni in crisi il Mibac ha anticipato a tutti il saldo del Fus che è stato anche ‘salvato’ dalla minaccia di un ulteriore taglio previsto dalla spending review e che per il 2013 ammonta complessivamente a 183,2 milioni di euro (-5,3% rispetto al 2012).
Teatri – Il settore è in subbuglio per la minaccia di un taglio dei contributi diretti (Fus) imposto al ministero dalla spending review con un intervento che limiterebbe anche le attività dei teatri, creando difficoltà per esempio, alla rinomata scuola de Il Piccolo teatro di Milano. Ora il contributo Fus 2013 per il teatro è di 62,5 milioni di euro (-5,3% rispetto al 2012). “Così si chiude”, lamentano i 68 teatri stabili italiani. La soluzione forse da un emendamento.
Istituti culturali e musei – I contributi pubblici 2013 assommano a 14,6 mln. Il 18% in meno rispetto al 2009 (dati Mibac). In Italia, tra pubblico e privato, statale e locale, ci sono quasi 5mila tra musei e siti culturali (secondo dati Confcultura abbiamo un museo ogni 10.900 abitanti). Gli istituti statali sono in tutto 420 (200 musei-220 monumenti), in molti casi con forti problemi di personale dovute anche al blocco del turn over che incombe sul ministero. Per il 2013 l’organico del Mibac prevede 19.132 unità, i dipendenti in servizio sono però solo 18.568. Se i restauri di Pompei sono finanziati da 105 milioni.
Ue e per il Colosseo si fa conto sui 25 mln di Della Valle mancano però i soldi per la normale manutenzione di monumenti e siti archeologici: il programma ordinario dei lavori pubblici può contare per il 2013 su soli 47,6 mln: il 76% in meno rispetto al 2004. Ridotte all’impossibile anche le disponibilità per emergenze (terremoti, ma anche allagamenti come quello che ha sommerso Sibari): per il 2013 ci sono 27,5 mln: oltre il 58% in meno rispetto al 2008. (Ansa)

Musica: anticipato saldo Fus a Fondazioni liriche. Critica situazione teatri stabili

ROMA – 5 LUGLIO 2013 – Erogato in anticipo il saldo del contributo del Fondo unico per lo spettacolo destinato alle Fondazioni liriche “senza alcuna decurtazione come originariamente previsto dalle norme sulla spending review“. Lo ha annunciato il Mibac.
Riuscendo ad evitare il doppio taglio previsto dalla spending review – secondo quanto si è appreso – alle fondazioni liriche è stata assegnata l’intera cifra prevista per il 2013 dal Fondo Unico per lo spettacolo, ovvero circa 182 milioni di euro che corrispondono al 47% dell’intero fondo che per quest’anno conta in tutto 390 milioni di euro. Una prima parte dei soldi di competenza delle fondazioni era stata erogata come di consueto a febbraio. Stante la situazione di crisi nella quale versa la maggior parte delle fondazioni, il ministero ha deciso però di anticipare il saldo del contributo pubblico (61 milioni 311 mila 643 euro) erogandolo adesso, invece che a fine anno come avviene di solito.
Sul fronte della spending review la situazione resta invece critica per un altro settore in crisi, quello dei teatri stabili per il quali il ministero, sempre secondo quanto si apprende, sta cercando di trovare una soluzione attraverso un emendamento. (ANSA)

Teatro: Escobar: governo agisca altrimenti il Piccolo rischia la chiusura

MILANO – 5 LUGLIO 2013 – Il Piccolo teatro di Milano rischia di chiudere i battenti come tutti i teatri stabili se il governo non interverrà al più presto per evitare le conseguenze della spending review, che, oltre ai tagli, li equipara alle pubbliche amministrazioni impedendo loro pubblicità, mostre, ma anche sponsorizzazioni o attività di formazione. “Ci trattano come un ufficio anagrafe” dice il direttore del Piccolo Sergio Escobar (foto) facendo un appello al governo perché “risolva il problema attraverso un emendamento urgente, in modo da scongiurare la paralisi di istituzioni che da sempre hanno i conti in ordine”. Altrimenti c’é davvero “il rischio chiusura”.
Il problema non sono i tagli (che al Piccolo sarebbero di circa 2 milioni di euro solo per quanto riguarda i cosiddetti costi intermedi) ma “peggio dei tagli”, secondo Escobar, è “l’interdizione di attività fondamentali per noi, per l’autofinanziamento”.
“Faccio un appello al consiglio dei ministri e al premier Letta, che ha detto che non si tocca la cultura”, ha spiegato Escobar rivendicando i risultati del Piccolo: bilanci in pareggio, trecentomila spettatori l’anno, oltre 21 mila abbonati, spettacoli in tutto il mondo.
Fra le attività negate ci sarebbero anche le missioni all’estero però, così come le consulenze che in teatro si chiamano collaborazioni artistiche e sono una parte essenziale dell’attività. “Prendo atto con soddisfazione che il Ministro Massimo Bray ha risolto l’emergenza nella quale si trovano le fondazioni liriche il cui passivo complessivo è di 330 milioni di euro, un importo pari quasi a quello dell’intero Fondo unico dello spettacolo, evitando i tagli previsti dalle norme della spending review. Ma al tempo stesso – conclude – esprimo forte preoccupazione per il Piccolo Teatro e per tutti i teatri stabili, che rischiano la chiusura se viene mantenuto l’assurdo inserimento nell’elenco Istat allegato alle ultime leggi finanziarie, che li riduce di fatto a pubbliche amministrazioni non produttive”. (ANSA)

20 Giugno 2013

Milano. Operaio muore mentre smonta il palco di un concerto.

Filed under: Articoli stampa,Salute e Sicurezza — Lavoratoriscala @ 23:58

Un operaio di 34 anni è morto la notte scorsa in un incidente avvenuto al Forum di Assago (Milano) durante le fasi di smontaggio e trasporto delle impalcature utilizzate per il concerto dei Kiss.
Secondo quanto accertato dai carabinieri, l’uomo è salito con altri due operai su un montacarichi pieno di carrelli e impalcature. A causa probabilmente del sovraccarico, il pesante materiale sarebbe
caduto all’interno dello stesso montacarichi schiacciando il 34enne. Inutile l’intervento del 118.

L’incidente è avvenuto verso le 2.40 della notte scorsa, qualche ora dopo la fine del concerto dei Kiss. Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118, i vigili del fuoco, i tecnici dell’ispettorato del lavoro e i carabinieri di Corsico (Milano).
Secondo la ricostruzione fornita dai militari, Farouk Abd Elhamid Khoaled, 34 anni, egiziano, operaio, ha caricato con due colleghi un montacarichi di materiale di vario genere, già smontato e
imballato al termine del concerto, per poi trasferirlo su alcuni camion e portarlo altrove. Il sospetto dei carabinieri, secondo i primi rilievi, è che il montacarichi sia stato stivato oltremisura e che per questo durante il movimento abbia iniziato ad oscillare facendo cadere alcuni colli al suo interno e, quindi, addosso al 34enne.
Secondo le informazioni del 118, uno degli altri due operai, un 21enne, è stato trasportato non in gravi condizioni alla clinica Humanitas di Rozzano. Si tratta di ISihta Mohamad, egiziano residente a Pioltello con regolare permesso di soggiorno. Il terzo operaio che era sul montacarichi, Murpy Patrick, 36 anni, illeso, dipendente della Kiss Production Staff. Il montacarichi è stato sottoposto a sequestro penale per le verifiche tecniche.
Per l’egiziano 34enne, invece, non c’è stato niente da fare: i soccorritori hanno cercato di rianimarlo, ma poco dopo è morto.

Tornano alla mente altri due morti bianche, che negli ultimi due anni hanno segnato il mondo della musica dal vivo: il 12 dicembre 2011 a Trieste era morto Francesco Pinna, 20enne studente e operaio, che stava lavorando all’allestimento del palco del concerto di Jovanotti, mentre il 5 marzo 2012 a Reggio Calabria aveva perso la vita Matteo Armelini, operaio 31enne che stava montando il palco di Laura Pausini.

7 Giugno 2013

Stampa: Fondazioni liriche, Consiglio di Stato conferma annullamento su autonomia. Maggio, Renzi propone cooperativa per salvare corpo di ballo

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 15:02

MILANO – 7 GIUGNO 2013 – Il regolamento che ha permesso all’Accademia di Santa Cecilia e alla Scala di Milano (foto) di ottenere l’autonomia gestionale è nullo: la conferma è arrivata dal Consiglio di Stato che non ha accolto il ricorso del ministero dei Beni culturali e delle due fondazioni lirico-sinfoniche contro la sentenza del Tar del Lazio che annullava l’atto.

A ricorrere al Tar erano stati Cgil e Fials che lamentavano, fra le altre cose, il mancato coinvolgimento dei sindacati nella stesura del regolamento. (Fonte: Ansa).

Maggio, Renzi propone cooperativa per salvare corpo di ballo

FIRENZE – 7 GIUGNO 2013 – Una cooperativa per ‘salvare’ il corpo di ballo del Maggio dall’ipotesi di cancellazione profilata dal commissario straordinario Francesco Bianchi nell’ambito del suo piano di rilancio della fondazione in grave crisi economica. A lanciare l’idea è stato questa mattina il sindaco di Firenze Matteo Renzi (foto).

“Il corpo di ballo sta ancora in piedi o no? – si è chiesto il sindaco – oppure si fa una cooperativa, il corpo di ballo se la gestisce, e prova ad andare a cercare lavori anche altrove? è un’ipotesi” ha detto. “Tecnici e amministrativi non saranno troppi?”, ha proseguito Renzi, sottolineando che “ci sono sacche di privilegio” e che “non è pensabile che le tasse di tutti i cittadini continuino a finanziare ‘a babbo morto'”. Per salvare il Maggio, ha spiegato poi il sindaco, bisogna “iniziare a fare un po’ di sacrifici. Come è possibile che l’artigiano che lavora nel privato in questo momento debba tirarsi su le maniche e lavorare molto di più e invece uno che lavora al Maggio per tirarsi su le maniche debba chiedere l’indennità dell’indennità dell’indennità e di non rinunciare all’integrativo? questo è un problema vero. Se si vuol salvare i posti di lavoro bisogna che anche i lavoratori facciano la propria parte. Ce la faremo? io spero di sì”. Sulla questione dei fondi destinati all’ente lirico, Renzi ha ricordato come sia “aumentato il finanziamento dei privati e dei soci pubblici: ci manca quello del governo”, ha detto, ricordando che negli ultimi anni il contributo annuo statale alla fondazione è passato “da 21 a 15 milioni”. “Così il Maggio non sta in piedi – ha detto ancora – speriamo che il governo ci dia una mano”. (Fonte: Ansa)

Carlo Felice, vertice cda-sindacati

GENOVA – 6 GIUGNO 2013 – Riunione interlocutoria quella andata in scena ieri a Genova fra i rappresentanti del consiglio d’amministrazione del Teatro Carlo Felice (foto), Silvio Ferrari e Giorgio Nannetti, e le delegazioni sindacali. Sul tavolo, la crisi del teatro con la necessità di trovare una soluzione per garantire il pareggio del bilancio 2013 e evitare il rischio commissariamento.

Il cda aveva già proposto i contratti di solidarietà, mentre i dipendenti chiedono chiarimenti sulla consistenza reale dell’ammanco e garanzie su un solido piano di rilancio e copertura. Le parti hanno convenuto di proseguire sulla trattativa questa mattina. Intanto i dipendenti del Carlo Felice aderiranno alla manifestazione fissata dai sindacati per il 10 giugno prossimo a Roma con la convocazione di tutte le Fondazione liriche. (Fonte: Ansa)

6 Maggio 2013

Dalla Scala all’Expo le delusioni milanesi

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 10:05
LE SPINE DI PISAPIA

Per uscire dal buio della crisi l’Italia deve tornare a fare l’Italia, ha detto Enrico Letta nel suo primo intervento da premier. Si può prendere come auspicio a tirar fuori il meglio in ogni campo, in un Paese in affanno e scontento di sé. Per questo occorre vedere quel che di positivo esiste intorno a noi e indirizzare gli sforzi nella giusta direzione, abbandonando lo spirito gregario che porta rassegnazione e indifferenza.

Se Milano facesse Milano, per esempio, sarebbe un bel segnale per ritrovare un po’ della fiducia persa e trasformare i potenziali spettatori disinteressati in cittadini consapevoli, impegnati in un grande progetto.

Se l’Expo diventasse una bandiera, invece di essere ostacolato dalle faide della politica; se la Scala tornasse a unire, invece che a dividere sulla poltrona del sovrintendente; se Brera trovasse pace, nella sistemazione ideale di Pinacoteca e Accademia; se il Fuorisalone, che porta il design nelle strade e rende spettacolare la Fiera del mobile, diventasse via via un contagio sociale; se la partecipazione, con la quale il sindaco ha convinto i milanesi a votarlo, fosse portatrice di idee per migliorare la città; se la moda avesse l’attenzione che merita come motore culturale e occasione di lavoro; se il Comune ritrovasse l’ambizione di pensare in grande, alla cultura e alle arti, senza tralasciare le piccole cose che garantiscono la qualità urbana; se, insomma, ci fosse una maggior consapevolezza sul ruolo che Milano può e deve avere nella ripresa dell’Italia, potremmo dire oggi al presidente del Consiglio che la città accetta la sfida e si candida per la leadership della ripartenza.

Purtroppo Milano non fa ancora Milano. Non gioca in squadra, appare seduta, svuotata di traffico e di eventi, impaurita dai tagli nel bilancio, frenata nello slancio sull’unica manifestazione che per sei mesi la renderà internazionale, capitale mondiale di un modello di sviluppo a sostenibilità totale. La nomina del commissario unico non basta a creare quel sentimento che manca, a due anni da Expo 2015. È ora di uscire dal tiepido consenso e portare un supplemento di passione, mettere Milano e la Lombardia all’altezza di un’aspettativa che cresce e non va misurata col bilancino della destra o della sinistra. Expo è una straordinaria chance, forse l’unica, che Milano e l’Italia hanno per dare una boccata d’ossigeno al commercio, alla ricerca, all’agricoltura, al territorio e alle imprese. E per investire sui giovani, sull’entusiasmo di chi guarda a un futuro locale e globale. Se si vuole declinare innovazione, rispetto per l’ambiente, responsabilità sociale attorno a un tema planetario come la fame nel mondo, è arrivato il momento di farlo.

A un appuntamento importante bisogna però arrivare preparati. Senza scheletri nell’armadio, con i doverosi controlli, nella massima trasparenza. E con i compiti fatti. Dice il sindaco Pisapia che per Milano «non c’è futuro senza visione e sviluppo, ma non c’è presente se il tram non arriva puntuale». Una sintesi efficace. Aggiunge anche che Milano «o è motore della nuova ripresa per tutta l’Italia o fallisce il suo ruolo di propulsore della crescita economica e di avanguardia culturale e intellettuale». È un programma ambizioso. Ma nel motore oggi c’è un intoppo, un bullone svitato, una vistosa insufficienza che va riparata, perché penalizza una delle istituzioni di maggior prestigio: la Scala. Il grande teatro è azzoppato da una direzione in partenza. Lissner, il sovrintendente che ha avuto il merito del rilancio nel 2005, è stato chiamato direttamente dal premier Hollande alla guida dell’Opéra Bastille, per restituire grandeur al teatro lirico di Francia: resterà a mezzo servizio fino al 2015. Se Milano fosse Milano eviterebbe alla Scala un imbarazzo che in nessuna azienda sarebbe tollerato: non si guida la Ferrari lavorando anche per la McLaren. La scelta del sostituto è complessa, ci sono tramestii interessati, spinte e controspinte e un bando internazionale tirato fuori dal sindaco come escamotage per prendere tempo. Milano che abdica, che si affida a un bando, è l’immagine di una rinuncia che penalizza merito e talento. Che interesse può avere un numero uno a candidarsi, rischiando di essere bocciato da un consiglio di amministrazione che si riserva la decisione finale? Perché alla Scala non si può decidere, con la stessa rapidità di Hollande, per garantire al massimo teatro lirico d’Italia, e perché no, del mondo, quel che può rappresentare in questo momento il meglio?

Viviamo dentro un cupo pessimismo, ed è un dovere contrastarlo con gli esempi, come invita da tempo il presidente Napolitano. Dall’Expo alla Scala alla politica alle attività produttive e alla vita sociale servirebbe un segnale per incoraggiare una svolta, e Milano potrebbe darlo unendo le forze, come hanno sollecitato sul Corriere i rettori di tre università, Statale, Politecnico e Bocconi. Bisogna muoversi, per ridare fiducia e speranza a una città in attesa e a un Paese stremato. Ripensando a Sant’Ambrogio e ai momenti difficili, viene da citare l’esempio delle api per ritrovare uno stile e un metodo: «Comune a tutte è il lavoro, comune il cibo, comune l’attività come l’uso e il provento» (I sei giorni della creazione, dies V serm. VIII). Responsabilità, partecipazione, tenacia e onestà, dunque. Alle quali Milano può aggiungere creatività, fantasia e solidarietà. Le energie pubbliche e private, anche nella crisi che stiamo vivendo, se si sollecitano e si cercano certamente si trovano. A Milano, siamo sicuri, non mancano.

Giangiacomo Schiavi6 maggio 2013 | 9:29©

2 Aprile 2013

Maggio, l’appello del commissario

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 14:17

maggio musicale fiorentino

I Soci Fondatori, pubblici e privati, “sono chiamati a mantenere e incrementare il loro sostegno economico”

Ecco la lettera al pubblico del Commissario Bianchi

Caro Pubblico del Teatro del Maggio,
come è ormai noto, il nostro Teatro attraversa una crisi di natura patrimoniale, economica e finanziaria senza precedenti. Per fronteggiarla ho dovuto – e verosimilmente dovrò – prendere misure drastiche che dovranno produrre effetti gestionali e strutturali permanenti. A ciò si aggiungono modifiche rilevanti alla programmazione del Festival e di tutta la stagione 2013 che, seppur dolorose dal punto di vista artistico, si sono rese necessarie per ridurre costi che, altrimenti, sarebbero stati insostenibili: lo sforzo è stato quello di mantenere una qualità di altissimo livello con artisti di prima grandezza nel panorama internazionale
Tutto ciò che è stato fatto, e che in un futuro prossimo verrà fatto, avrà come unico obiettivo quello di salvare un’ Istituzione dal prestigio artistico inarrivabile quale è il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, e di garantire la continuazione di un’offerta culturale di qualità assoluta.
A questo scopo sono richiesti a tutti, nessuno escluso, comportamenti rigorosi e generosi. A me, in primo luogo: attraverso una gestione del Teatro attenta alle grandezze economiche, finanziarie e patrimoniali senza, tuttavia, sacrificare l’eccellenza dei complessi artistici e la peculiarità del Festival che quest’anno festeggia gli 80 anni dalla sua fondazione; ai lavoratori, complessi artistici e non, ai quali è richiesta ragionevolezza, moderazione e lungimiranza nella trattativa sindacale che si aprirà a giorni; ai Soci Fondatori, pubblici e privati, che sono chiamati a mantenere e incrementare il loro sostegno economico; e a ciascuno di Voi, Pubblico del Teatro, a cui faccio appello affinché sosteniate gli sforzi dei lavoratori e miei, continuando a darci un convinto appoggio con la Vostra numerosa e qualificata presenza pur in circostanze che forzatamente riducono sia la programmazione annuale sia quella del Festival.
Vi chiedo di non lasciar prevalere disamore, avvilimento o sfiducia. Continuate a sostenere il Teatro con la Vostra presenza, rinnovando i Vostri abbonamenti e gli acquisti di biglietti che sono il Vostro insostituibile modo di concorrere a salvare questa Istituzione.
Solo uniti, e solo se ciascuno di noi farà la sua parte, pur nella diversità dei ruoli e delle responsabilità, riusciremo a dare nuovo impulso a questo Teatro, evitando un declino inesorabile che, altrimenti, si materializzerà in tempi molto brevi.
A nome di tutti i lavoratori del Teatro e mio personale Vi ringrazio per quanto, ne sono sicuro, farete.

Francesco Bianchi
Commissario Straordinario

02/04/2013

26 Marzo 2013

Scala, il Macbeth salta per sciopero. I sindacati: “La gestione è negativa”

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 13:44

Annullata la replica del 7 aprile per l’opera verdiana che debutta il 28 marzo con la direzione di Valerie Gergiev. “Chiediamo chiarezza sui vertici di questa struttura e anche sulla programmazione artistica”

Scala, il Macbeth salta per sciopero. I sindacati: "La gestione è negativa"

Il 7 aprile salta alla Scala la replica del Macbeth, che debutta il 28 marzo con la direzione del maestro Valerie Gergiev: i lavoratori hanno deciso lo sciopero in un’assemblea nella quale è stato dato “un giudizio negativo sulla gestione e la dirigenza attuali”. L’astensione è stata proclamata da Cgil, Uil e Fials. Una conferenza stampa è prevista il 4 aprile, in una sede non ancora stabilita, per spiegare in maniera approfondita i motivi della protesta.

“Gli obiettivi artistici e di incasso sono stati ottenuti con meno personale e in più con il taglio del salario previsto dal contratto integrativo – sostiene la Cgil – Quindi si è lavorato di più e si è guadagnato di meno. Chiediamo chiarezze sul fronte artistico ed economico e anche chiarezza sul sovrintendente, sul direttore artistico, carica impropriamente svolta dallo stesso sovrintendente Stéphane Lissner, e sul direttore musicale. E chiarezza, ancora, sulla programmazione artistica”.

Infine il sindacato rimarca che “non si è tenuto l’incontro con la dirigenza e la sovrintendenza del teatro, annunciato dopo il bilancio negativo, per spiegare come affrontare la situazione”.

(22 marzo 2013)

11 Febbraio 2013

Come affogare nei debiti una Fondazione Lirico Sinfonica italiana.

Filed under: Articoli stampa,General — Lavoratoriscala @ 01:08

Vi chiederete come mai i teatri lirici italiani, o meglio molti di loro, siano in grandi difficoltà economico gestionali. Non tutti lo sono, beninteso, ma molti si. Come mai?
La risposta è facile: sono gestiti male. La prima responsabilità, è chiaro, è dei tagli indiscriminati che sono stati calati come una mannaia sul settore negli anni del governo Berlusconi, il governo che ha da sempre ritenuto la salvaguardia del nostro patrimonio culturale un inutile fastidio.
Si diceva: i teatri lirici italiani sono un pozzo di sperpero senza fondo. Quindi, anziché rifondarli per ottenere gestioni virtuose, si è deciso di tagliare i finanziamenti senza di fatto cambiare nulla nel loro modello gestionale.
Sin dalla scellerata idea di trasformare i nostri Enti Lirici in Fondazioni di diritto privato (Rutelli-Melandri) si sarebbe dovuto provvedere a un drastico cambio di modello gestionale: budget prefissati, nessuna possibilità di sforamento, adeguamento delle stagioni alle previsioni di introiti economici.
Invece, nulla di tutto questo accadde.
Sapete come potete oggi gestire una Fondazione? Sapete quale è la prassi di gestione da parte di tanti Sovrintendenti? Tenetevi forte.
Le voci da inserire in un bilancio.
Siete il Sovrintendente e avete incontrato ad una cena un assessore (comunale, regionale, provinciale, fate voi). A questa cena voi l’avete convinto che al vostro Teatro servono seicentomila euro in più per garantire una attività di ampio respiro. Il vostro assessore si dice convinto e vi dice che si può fare.
A questo punto, sulla parola, voi inserite nel bilancio preventivo questi seicento mila euro. Ma non è tutto. Programmate la prossima stagione come se quei seicentomila fossero certi e deliberati. Firmate contratti con i fornitori, con gli artisti, con i registi, con i direttori d’orchestra, con i fornitori di scene e costumi. Sulla parola avete inserito tutte le promesse che vi hanno fatto gli assessori, qualche sottosegretario, qualche amico di una fondazione bancaria, magari qualcuno della confcommercio, della associazioni industriali, ecc. ecc.
Voi avrete portato quindi nel bilancio preventivo (poniamo) cifre per qualche milione di euro che, a vostro dire, vi hanno promesso. Nessuno controllerà. Non i revisori, non i consiglieri di amministrazione, non il sindaco Presidente.
Poi succede che inizia la stagione che avete programmato e che nessuna delle somme previste è entrata. L’assessore ha visto la somma non essere accettata dal Bilancio, le Fondazioni Bancarie cambiano i vertici, le associazioni degli industriali rimangono perplesse, qualcuno esce dal cda, magari. Insomma voi vi trovate con una stagione in corso senza nessuna copertura finanziaria. Vi rimangono solo i soldi che vi dà la legge (come era prevedibile). Ma voi avete firmato impegni di spesa per molti ma molti milioni in più.
E allora la prima cosa che fate è non pagare i fornitori. Niente saldo per i laboratori tecnici e scenografici, niente saldo per i noleggi, niente pagamenti per le forniture sartoriali, ecc. ecc.
Poi iniziate a dilazionare tutti i pagamenti con tutti gli artisti (a parte quelli “amici”). Li pagherete l’anno dopo o a sei mesi se vi arriva la tranche ministeriale. Magari segnate le somme promesse che non vi hanno mai dato enti, assessori vari e compagnia bella come crediti vantati dalla Fondazione. È successo. Succede ancora oggi.
Così avete messo gli assessori, le banche e le associazioni varie con le spalle al muro: «Ci devono più di quattro milioni» magari dichiarate ai giornali. E tutti a bestemmiare contro quei cattivoni che non vogliono scucire i cordoni della borsa.
E arriva il secondo anno dove, come il primo, voi programmate una stagione faraonica e principesca, con grandi artisti e grandi allestimenti. tanto per il secondo anno i fornitori vi daranno ancora credito. Poi sono tanti i fornitori nel mondo. Idem per gli artisti. Troverete sempre un artista disposto a venire gratis o ad accettare di essere scritturato con pagamento incerto anche dopo anni. Lo pagherete di più, ma lo trovate. E anche il secondo anno lo fate senza copertura economica. Dal terzo in poi iniziate a dare le colpe del dissesto finanziario alle eccessive spese per i dipendenti. Va molto di moda e fa sempre un populistico effetto.
Questo trucco funziona in genere per tre o quattro anni. Può durare di più se avete coperture politiche che vi permettono, ogni volta che le deiezioni raggiungono il livello degli occhi, di abbassare un pochino il passivo. Basta un decimo del buco che avete fatto finora per andare avanti ancora qualche anno.
Nel mentre i vostri referenti politici vi troveranno qualche altro aggancio per un nuovo incarico in un altro teatro, magari più prestigioso di quello di prima. Voi lascerete il teatro che avete affogato di debiti magari lasciando anche un bel ricordo… (“Ah, però che belle stagioni che ha fatto…”) e andate da un’altra parte a combinare gli stessi disastri.
Tutte le spese accessorie delle cause di mancato pagamento che perderete regolarmente (ovvio: prestazioni già erogate) andranno poi a ingrandire il buco economico le cui conseguenze pagheranno solo i dipendenti.
Aggiungete accordi di impegni di spesa fra teatri stipulati solo sulla parola, assunzioni amministrative inutili inventando ruoli e uffici senza giustificazione reale, ed ecco che il disastro in pochi anni è compiuto.

Il guaio delle Fondazioni che oggi sono nei guai è che vengono gestite in questa maniera.

Nessuno insegue i manager dissoluti chiedendogli indietro i danni che hanno combinato, nessuno vieta ai sovrintendenti di fare stagioni senza copertura economica certa e si continua con lo sfascio.
nessuno di questi manager che vampirizzano i teatri con le loro gestioni tossiche ha mai terminato il suo mandato più povero di quando ha iniziato. Per essere eufemistico.
Questi gestori distruttori di teatri e fondazioni, sono coloro che oggi hanno i curriculum più ragguardevoli, quelli che incutono addirittura rispetto, a chi non conosce la verità.

Ci sono anche Fondazioni virtuose, è inutile dirlo. Ma tutte quelle che soffrono (tante) sono quelle che da tempo vengono saccheggiate da gestori scellerati. E che continuano a rifiutarsi di cambiare modello di management.

Nessuno dei controllori dice mai nulla durante gli scempi, salvo poi urlare e sbraitare contro i lavoratori e gli artisti quando la frittata non si può più nascondere.
Nessuno si rende conto che l’origine dei buchi vertiginosi da decine di milioni di euro pubblici derivano solamente da aver avvallato e programmato attività superiori a quello che i conti avrebbero permesso. È l’attività di direzione artistica, in combutta con la sovrintendenza, ad affossare i teatri. L’irresponsabile perseveranza negli anni nel fare stagioni e allestimenti “grandiosi” e “indimenticabili” senza poterselo permettere.
Tanto poi i manager che gestiscono i teatri, i loro lauti stipendi li hanno sempre assicurati. Altrettanto non si potrà dire per gli stipendi dei dipendenti o per il lavoro svolto da artisti e fornitori. Tutti questi rischieranno molto.
Ecco perché, ve l’ho spiegato.
Dovunque io vada nel mondo da sempre il nome dell’Italia è accostato all’Opera Lirica che rappresenta la parte del nostro patrimonio culturale più conosciuta sul pianeta. È questo il motivo per cui lo Stato ha sempre ritenuto di doverla tutelare, perché è patrimonio identitario dell’Italia nel mondo.
Ma c’è chi approfitta del doveroso sostegno pubblico per gestire malamente e intascarsi soldi a sbafo. E anche molti. La soluzione non è certo smettere di sostenere pubblicamente questo nostro patrimonio così importante. La soluzione è smettere di mettere al governo dei nostri teatri degli incapaci e allontanarli per sempre. Possibilmente a calci nel culo.

Gianluca Floris  

Posted on 10/06/2012 by


 

8 Febbraio 2013

Il taglio al Fus è di 20 milioni: tutti scontenti

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 15:08
  1. Contrariamente alle promesse, e tutto secondo una pessima tradizione consolidata nel nostro paese, il taglio al Fus 2013 c’è stato. Stamane il ministro Lorenzo Ornaghi, responsabile alquanto lacunoso dei Beni Culturali, ha presentato alla Consulta una cifra complessiva di stanziamento del Fondo unico per lo Spettacolo, il finanziamento che lo stato dà al settore, pari a 389,8 milioni per il 2013. Nel 2012 erano 411, 414 nel 2010, addirittura 527 nel 2001. Da giorni si parlava di qualche ritocco in negativo (si diceva 7 milioni) ma non di un taglio così consistente (20 milioni) che riduce a una vera bazzecola l’investimento statale nel settore, confermando così le peggiori previsioni.

I nuovi tagli, spiegano dal ministero, sono una conseguenza delle misure di spending review e della recente sentenza della Corte Costituzionale che ha ordinato il reintegro dei tagli agli stipendi dei dirigenti.
Su questa esigua cifra,la Consulta ha sempre stamane operato il cosiddetto “spacchettamento” cioè la distribuzione della cifra in percentuale ai vari settori.
Resta così fissato che, come sempre, il 47 per cento va alle Fondazioni Liriche (ma per effetto del taglio si divideranno 10,1 milioni di euro in meno). Il cinema vedrà il 18,59% e i teatri 16,4% con 3,4 milioni di euro in meno. Alla musica andrà il 14,10% del Fus .
– FOND. LIRICHE 183,2 MLN -10,159MLN
– ATT.MUSICALI 54,9 MLN – 3,047MLN
– DANZA 10,2 MLN + 5.362
– TEATRO, PROSA 62,5 MLN – 3,467MLN
– CIRCO 5,4 MLN – 878.686
– CINEMA 72,4 MLN – 4,0 MLN
– OSS.SPETTACOLO 779.694 – 43.233

Negative ovviamente le reazioni del settore:
“Con l’assenza di risorse – hanno affermato i rappresentanti Agis – si mette in discussione l’attività di molte imprese e dei loro lavoratori. Lo spettacolo, inascoltato, richiede da anni un serio rifinanziamento del Fus, indispensabile per riformare tutto il settore con leggi e regole incisive che possano finalmente semplificare i rapporti con la pubblica amministrazione e facilitino la capacità gestionale delle imprese”. L’Agis chiede a questo punto che i candidati alle prossime elezioni si esprimano, con proposte da mantenere, sui finanziamenti e sul sostegno alla cultura e allo spettacolo.

Anche i sindacati hanno espreso parere negativo. La Cgil del settore ha diramato un comunicato: “Il finanziamento statale così ridotto si somma a una riduzione generalizzata delle risorse pubbliche decentrate destinate al settore (Regioni, Province e Comuni) – dichiara Silvano Conti, coordinatore nazionale produzione culturale Slc Cgil. Il Ministro nella sua introduzione ha toccato temi che lascerà come promemoria sia alla Commissione Cultura Camera-Senato che al prossimo Ministro del Dicastero: Fondazioni Lirico Sinfoniche, Testo Unico Legge Spettacolo dal Vivo, Decreti concernenti la fiscalità e le quote dei broadcasters sulla produzione nel settore Cinema. Ho espresso la netta contrarietà allo Schema di Regolamento riguardante le Fondazioni Lirico Sinfoniche definendo l’operazione “la via corta di una selezione darwiniana delle Fondazioni” senza nessun profilo riformatore, auspicando di converso che nella prossima Legislatura si riprenda con vere riforme di sistema a partire dallo spettacolo dal vivo in cui inserire organicamente il segmento delle Fondazioni.”

“Ho espresso parere positivo sul Decreto giacente in VII Commissione Senato in merito alle quote dei broadcasters da destinarsi alla produzione cinematografica. Inoltre, essendo la copertura del tax credit per il Settore in vigore per tutto il 2013, ho evidenziato la necessità nella prossima legislatura di rendere il provvedimento strutturale e contestualmente la necessità che, già da lunedì, il Ministro firmi il decreto in merito alla definizione societaria di Istituto Luce Cinecittà.”

“Il giudizio quasi unanime di tutte le articolazioni della Consulta (Sindacati – Associazioni Datoriali – Associazioni di Categoria, ecc) è stato pesantemente negativo sia sulla riduzione delle risorse che sui provvedimenti non adottati per il settore – conclude Conti – e solo il forte senso di responsabilità rispetto alla fattiva ripartizione delle risorse ha indotto a votare in termini deliberanti.”

22 Gennaio 2013

Comunicato CdA del Teatro Alla Scala- bilancio 2012.

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 19:10
Comunicato Teatro Alla Scala bilancio 2012Teatro alla Scala
22/01/13 REPUBBLICA MILANO LA SCALA SCEGLIE A LUGLIO IL NUOVO SOVRINTENDENTE – LA SCALA DIMEZZA IL DEFICIT NEI CONTI

LA SCALA ha dimezzato il suo deficit per il 2012, recuperando circa 2 milioni di euro sui 4,2 che risultavano alla fine dell’anno scorso. Quindi si è impegnata a pagare ai dipen denti l’integrativo al 50 per cento.Per trovare il successore del sovrintendente Stép Nane Lissner, il consiglio di amministrazione ha affidato un mandato esplorativo al vicepresidente Bruno Ermolli. 1 consiglieri si sono imposti la data limite di fine luglio perla scelta del nuovo manager. PAOLA ZONCA A

La Scala dimezza il deficit nei conti Entro luglio il nuovo sovrintendente, a Ermolli mandato esplorativo

I DIPENDENTI della Scala possono gioire soltanto a metà: vista la difficile situazione economica del teatro, l’integrativo verrà infatti pagato, ma al 50 per cento. L’impegno è stato assunto ieri nella seduta del consiglio d’amministrazione (assente il sovrintendente Stéphane Lissner, volato a Parigi perla morte della mamma), che ha esaminato il bilancio de12012. Rispetto alle nefaste previsioni di un rosso di 4,2 milioni di euro, la Scala è riuscita a recuperare in questi ultimi mesi 1 milione con risparmi e aumento di ricavi al botteghino, e un altro milione lo attende dalla fondazione Banca del Monte di Lombardia, disponibile ad anticipare al 2012 parte della sua quota del 2013. Il sindaco Giuliano Pisapia, presidente della Fondazione, lo ha annunciato subito dopo l’assemblea dei soci e la riunione del consiglio: «Oggi potremo dare ai sindacati una buona notizia rispetto a quella dell’ultimo Cda chenonavrebbepermesso nemmeno un parziale pagamento dell’integrativo—ha spiegato. Abbiamo un pareggio in bilancio con un importo cheva da uno a due milioni che abbiamo valutato possano servire a pagare parte dell’integrativo. Stiamo facendo uno sforzo significativo chiedendo il contributo di tutti i Passivo a 2 milioni grazie ai tagli dei costi e all’anticipo del contributo di un socio Ai dipendenti il SO% del bonus soci. h uIl salto enorme rispetto a quello che si prevedeva». Nel tardo pomeriggio il direttore generale e il direttore del personale della Scala hanno incontrato i rappresentanti sindacali per informarli della decisione, e la reazione negativa della Cgil non si è fatta attendere: «Si fanno pagare ai lavoratori della Scala il buco in bilancio e gli sprechi. E diventato realtà ciò che temevamo da tempo». La Scala spiega che, dai 7 milioni di deficit che risultavano a inizio 2012, si è passati a circa 3 milioni. Ora, con gli altri due recuperati, e al netto dell’integrativo che costa circa 4,1 milioni, il teatro potrebbe chiudere il bilancio con un attivo di 1,2 milioni: da qui la decisione di andare incontro ai lavoratori «fino al concorso con il necessario pareggio». Quanto al contributo dello Stato, non avrà nulla a che vedere con l’esercizio 2012, ma sarà un finanziamento aggiuntivo «per I’ anno verdiano e wagneriano e delle importanti attività internazionali programmate». Un sostegno del ministro per i Beni Culturali Lorenzo Ornaghi rispetto al quale il Consiglio ha manifestato il suo apprezzamento e che invece ha fatto arrabbiare il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, il quale però equivoca e si scaglia contro il «ripianamento del deficit pié di lista». Ultimo punto toccato dal Cda: la scelta del sovrintendente che succederà a Lissner, dal 2015 operativo a Parigi. Un mandato esplorativo è stato affidato al vicepresidente Bruno Ermolli, l’uomo che già nel 2005 risolse la difficile situazione scaligera (licenziamento di Fontana, dimissioni di Muti) proprio chiamando Lissner. Ora però la sua proposta dovrà essere approvata dal consiglio. I nomi che circolano da qualche tempo sono noti. L’ipotesi più accreditata sarebbe l’accoppiata Alexander Pereira (sovrintendente e direttore artistico) e Daniele Gatti (direttore musicale), ma è pur vero che il maestro milanese non sarebbe incompatibile con una figura italiana come Walter Vergnano o Antonio Cognata. I giochi sono ancora aperti e il consiglio si è dato come termine ultimo per decidere il mese di luglio. «Siamo consapevoli — ha spiegato Pisa-pia— dell’importanza di arrivare in tempi ragionevolmente brevi a una scelta». Soprattutto per iniziare subito a lavorare sulla programmazione del 2016. *** I

13 Gennaio 2013

Per la bonifica dell’amianto, slitta la prima al Maggio

Filed under: Amianto,Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 23:37

Protesta in camper: “Renzi, no ai licenziamenti” 

ILARIA CIUTI   12/01/13REPUBBLICA FIRENZE

Vaichiria al Maggio, slitta la prima della Fura dels Baus prevista per martedì 15. Salta anche la replica di giovedì 17. L’amianto sconfigge la Valchiria, e così la prima slitta avenerdì 18. La sala del Comunale, dove sotto la direzione del Comune si lavorava da luglio per bonificare il soffitto dal pericoloso inquinante, martedì non sarà agibile. Si deve finire di smontare i ponteggi e portare i detriti in discarica. L’ordinanza di ieri del Comune vieta di aprire al pubblico la sala il 15. La prima di Die Walkure trasloca al 18, seguono le repliche il 20, il 22 e il 24. Chi ha biglietti o abbonamenti già in tasca non li cambia, quelli del 15 passano al 18 e gli altri del 17 al24. Chi vuole può cambiare data, salvo posti disponibili. Chi ha già il biglietto perii 20 e il 22 resta dov’era. Il Maggio lo comunica sul sito, si scusa e declina le responsabilità. Dal teatro si fa sapere di avere creduto al Comuneconvinto di farcela. Comunque i segnali del ritardo c’erano, chissà perché nessuno li ha dichiarati. Quanto ai dieci licenziati dal Maggio da oggi girerà in città un camper identico a quello di Renzi per le primarie con la scritta: «Ti licenzio, adesso». ***

11 Gennaio 2013

Primarie per il futuro della Scala

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 17:15

ARILEGGERLA a distanza di qualche settimana, e in pieno clima elettorale, l’inchiesta-sondaggio-provocazione dedicata dalla rivista milanese Classic Voice alle “primarie” scaligere, cioè alle candidature relative alla successione di Stéphane Lissner, il primo pensiero è di comprensione per il sindaco, presidente della Fondazione. Per legge spetta a lui sondare la disponibilità, verificare le competenze e negoziare le pretese economico-organizzative dei plausibili magnifici sette (in ordine alfabetico: Nikolaus Bachler, Antonio Cognata, Sergio Escobar, Bernard Foccroulle, Peter Gelb, Alexander Pereira, Walter Vergnano) indicati dai sessanta esperti-giurati scelti dalla redazione e di altri outsider o nomi di forte patronato politico o istituzionale che di certo hanno già energicamente bussato alla sua segreteria. In realtà, per consuetudine e ovvie ragioni pratiche, il “lavoro sporco” lo farà il vicepresidente, Bruno Ermolli, lo stesso che otto anni fa catturò Lissner. Peril bene della Scala, e non delle penose beghe nazionalverdianpopolari o dei maneggi della piccola politica, speriamo abbia altrettanto fiuto e fortuna. Che faccia presto, e non badi al passaporto dei suoi interlocutori. ***

 
Ed “elegge” Pereira sovrintendente della Scala
Quello che potete trovare sul numero di dicembre di Classic Voice è un referendum senza precedenti: le prime “primarie” dell’opera. Promosse con l’obiettivo di individuare il profilo del prossimo sovrintendente della Scala di Milano in base ai criteri della competenza, managerialità, meritocrazia, augurandosi che si possa individuare una figura così importante per la cultura italiana prescindendo dalle ragioni della politica.
Hanno votato 60 esperti, tra critici musicali, giornalisti, musicologi rappresentativi dei principali media italiani, che si occupano da anni delle vicende del teatro milanese: dal Corriere della sera a Repubblica, dalla Stampa al Sole 24 ore, dalla Rai ai direttori di tutte le riviste musicali specializzate.
Primo, con il 48,7% dei voti, Alexander Pereira, attuale direttore del Festival di Salisburgo: è indicato come il prossimo miglior sovrintendente possibile. Il secondo classificato, con il 17,9% dei voti, è anche il primo degli italiani: Antonio Cognata, ex sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo, appena defenestrato dalla Fondazione lirica siciliana, dopo una discussa procedura di commissariamento che ha provocato anche la protesta dell’Associazione nazionale dei critici musicali. Terzo Peter Gelb del Metropolitan di New York con il 12,8%.
I grandi elettori preferiscono un sovrintendente straniero (il 33,3% dei voti) a uno italiano (21,7). Mentre sulla distinzione delle cariche (sovrintendente separato dal direttore artistico, secondo la prassi in voga fino al 2005) o sul loro accorpamento (com’è stato nel caso di Stephane Lissner) si dividono: 43% contro 43%
Classic Voice è il mensile dedicato alla musica classica più letto in Italia. Nel numero di dicembre, in uscita il 14 dicembre, ha in allegato registrazioni con musiche di Pergolesi e Scarlatti scritte per la notte di Natale, dirette da Rinaldo Alessandrini con il Concerto italiano.

18 Dicembre 2012

Lirica aria di rivoluzione

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 18:04

Le Fondazioni

Le nuove regole: maggiore potere ai sovrintendenti
Più fondi dagli enti locali, stop al contratto nazionale

ROMA – Il «sistema lirica» cancella tutto e riparte da zero. È come passare in un colpo solo dalla macchina per scrivere all’iPad. Si esce dal museo delle Cere e si entra nella modernità. Vita dura per i bilanci in profondo rosso. Al Consiglio dei ministri di venerdì (dopo un primo confronto nel pre-Consiglio di mercoledì) si discuterà del testo unico sulle 14 Fondazioni lirico-sinfoniche che deve essere deliberato entro il 31 dicembre: oltre 40, tra leggi e decreti dal 1967 ad oggi, verranno abrogati. Il cambiamento nel mondo dell’opera sarà netto, i tempi sono stretti e prescindono dalla crisi politica. Infatti il nuovo regolamento attuerà una delega che il Parlamento ha dato al governo con la legge n.100 del 2010. Per essere adottato, serve la delibera del Consiglio dei ministri. A seguire, i pareri (obbligatori ma non vincolanti) di: Conferenza unificata, Consiglio di Stato (30 giorni di tempo) e Commissioni cultura di Camera e Senato (altri 30 giorni). Il prossimo ministro dei Beni Culturali chiuderà l’iter legislativo. Sarà tutto più semplice e diretto, nel segno della «decentralizzazione» dello Stato. Non mancheranno malumori e proteste da parte delle Regioni. Per esempio: si sottolinea la pertinenza al territorio dei singoli teatri lirici. Gli enti locali dovranno contribuire in misura «almeno uguale» a quella dello Stato. Se ciò non avverrà, una Fondazione perde lo status giuridico e economico e verrà declassata a teatro di «tradizione», con meno contributi e privilegi, e le orchestre e i cori continueranno ad esistere anche se in forma diversa. Si potrà sempre rientrare nel sistema delle quattordici Fondazioni (o meno se diminuiranno in forza della norma) se i contributi torneranno a pareggiare quelli dello Stato.

Quante Fondazioni
Prima novità dunque: il testo stabilirà quante e quali sono le Fondazioni (non è detto che resteranno 14), e come sono organizzate. Lo Stato chiederà un impegno costante a Regioni e Comuni. Il direttore generale del ministero ai Beni Culturali Salvo Nastasi, esperto in materia di legislazione dello spettacolo, ha affiancato il ministro Lorenzo Ornaghi nel redigere il testo (il suo predecessore Bondi aveva indicato le linee di principio). Si sottolinea che non si tratta di un provvedimento punitivo e coercitivo, o di un’imposizione. Si tratta di invertire il decremento economico locale degli ultimi anni, in futuro le Regioni anziché la sagra del peperoncino dovranno sostenere di più il dna della nostra cultura, l’opera, ovvero l’unico modo per parlare italiano nel mondo.
I fondi statali verranno ripartiti secondo i vecchi criteri: una parte storica e quantitativa, mentre un’altra (maggiore rispetto al passato) sarà legata alla qualità della programmazione.

Piena autonomia
Seconda novità: le Fondazioni (tutte, senza eccezioni e «eccellenze»), potranno avere «piena autonomia statutaria e indipendenza». In altre parole: si chiederanno più risorse di tutti, ma si darà in cambio più libertà. Ogni Fondazione con la revisione dello statuto sceglierà quanti componenti (sempre al massimo nove) e come si chiamerà l’organo di gestione. Sovrintendente, direttore musicale o artistico, non importa. Ma chi comanda dovrà esercitare poteri forti e soprattutto sarà responsabilizzato davanti al Consiglio d’amministrazione rispetto ai risultati della gestione. Un po’ come l’amministratore delegato di un’azienda.

Jonas Kaufmann (43 anni) e Anja Harteros (40), poi sostituita alla prima del «Lohengrin

Sindaci in uscita

Quanto all’autonomia già conquistata da Scala e Santa Cecilia, nel regolamento verranno fatti salvi gli statuti approvati: si gettano le basi perché in futuro anche le altre Fondazioni conquistino l’autonomia. C’è una sentenza del Tar che ha accolto un ricorso della Cgil, ma non è ancora esecutiva; tale sentenza, che ha cancellato l’autonomia speciale di Scala e Santa Cecilia, sarà superata dalle nuove norme. Mentre l’Opera di Roma con i suoi doveri di «rappresentanza», o altre realtà, potranno essere riconosciute come peculiari da leggi speciali.
Ancora: su indicazione di alcuni sindaci, che hanno espresso il desiderio di non ricoprire più il ruolo di presidente, il sindaco potrà decidere di uscire dalla vita del teatro, delegando grandi personalità della cultura. Altra ipotesi è che a presiedere sia la Regione, laddove il suo contributo fosse consistente.

Antonio Pappano (52), direttore musicale di Santa CeciliaAntonio Pappano (52), direttore musicale di Santa Cecilia

   La soglia per i privati

Il capitolo privati è un nodo spinoso e irrisolto, sempre trattato «dall’alto», in modo non pragmatico. Per entrare in una Fondazione, un privato dovrà mettere non meno del 3 per cento del contributo dello Stato (l’autonomia dovrebbe spingerli a entrare). La precedente soglia era dell’8 per cento. È stata abbassata perché le risposte dei territori e dei privati erano diverse. Ogni Fondazione potrà autonomamente decidere se rialzare la soglia o introdurre altri requisiti per l’accesso. Lo schema però non prevede un aspetto fondamentale, che presumibilmente verrà discusso in vista dell’approvazione, e cioè la defiscalizzazione per gli sponsor, come avviene negli Stati Uniti.

Il capitolo sindacati è fondamentale perché la conflittualità e i corporativismi hanno tenuto in scacco i teatri lirici. Esiste, fino a scadenza naturale, il contratto nazionale appena firmato. Dopo, ogni Fondazione si farà il suo contratto autonomamente. Basta Stato padrone, ognuno fa assunzioni e pianta organica come vuole. La contrattazione verrà decentrata, con responsabilità al management e al Cda del teatro. I teatri modificheranno il loro statuto entro 60 giorni dall’approvazione del regolamento per adeguarsi alle nuove disposizioni. L’opera in Italia cambia (davvero) spartito. L’ultima battaglia sarà quella di aumentare gli spettacoli (ci sono teatri che fanno 30, 40 recite all’anno) avvicinandosi alla media europea.

Valerio Cappelli17 dicembre 2012 | 18:46© RIPRODUZIONE RISERVATA           Corriere della Sera

Per le fondazioni liriche riforma a rischio «stecca»

di Antonello Cherchi Cronologia articolo17 dicembre 2012http: //www.ilsole24ore.com

Questo articolo è stato pubblicato il 17 dicembre 2012 alle ore 08:20.

Tempo di prime per la lirica. Ci sono i grandi teatri che hanno aperto
la stagione e c’è il regolamento sulle fondazioni che si prepara a
debuttare in uno dei prossimi consigli dei ministri. Previsto
dall’ultima riforma del settore, arrivata in tutta fretta nel 2010 con
il decreto legge 64 poi convertito nella legge 100, il provvedimento,
che andrà mercoledì alla riunione del preconsiglio, è frutto di
un’ampia delega riservata al Governo per rivedere l’assetto
ordinamentale e organizzativo delle quattordici fondazioni
lirico-sinfoniche. E arriva a un passo dal termine ultimo, quel 31
dicembre 2012 trascorso il quale sarebbe tutto da rifare.
Diventa, dunque, imperativo che Palazzo Chigi licenzi il testo prima
della fine dell’anno. Solo così i tempi della delega saranno
rispettati e il regolamento potrà iniziare l’elaborato iter che
prevede il passaggio presso la conferenza unificata, il parere del
Consiglio e quello delle commissioni parlamentari, per poi ritornare
al Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva. Tabella di
marcia ancora più pressante considerata la crisi di Governo e lo
scioglimento anticipato delle Camere. I tempi per far arrivare il
provvedimento al traguardo con sotto la firma dell’attuale ministro
dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, ci sarebbero tutti. La questione,
a questo punto, diventa squisitamente politica: si tratta, cioè, di
capire se nelle prossime settimane il Parlamento darà il parere agli
atti che gli verranno sottoposti o rinvierà l’incombenza alle nuove
Camere.

Non è, tuttavia, l’unico problema che si presenta davanti al
regolamento. Ci si sono messi, infatti, anche i giudici
amministrativi. La scorsa settimana il Tar Lazio ha bocciato il Dpr
117/2011 che consente alle fondazioni liriche a posto con i bilanci e
con una particolare offerta culturale, di aspirare a forme di
organizzazione speciale, che in sostanza si traducono in una più ampia
autonomia. Status che finora è stato concesso, con decreti successivi
al Dpr 117, alla Scala e all’Accademia di Santa Cecilia. A causare
l’annullamento del Dpr è, secondo i giudici di primo grado, il fatto
che le organizzazioni sindacali non sono state coinvolte durante la
predisposizione dell’atto. Il ministero dei Beni culturali non si dà
per vinto e presenterà appello al Consiglio di Stato, chiedendo la
sospensione della decisione del Tar. Per il regolamento in arrivo,
però, l’imprevista bocciatura può rappresentare un’opportunità più che
un ostacolo. A via del Collegio Romano, infatti, si sta limando il
testo in modo che le nuove regole salvaguardino la specificità della
Scala e di S. Cecilia. Anzi, quello status viene sostanzialmente
esteso alle altre fondazioni, superando così il Dpr 117, che viene
abrogato.

13 Dicembre 2012

il Tar del Lazio annulla regolamento autonomia delle fondazioni liriche

Filed under: Articoli stampa,General — Lavoratoriscala @ 20:18

ROMA – 13 DICEMBRE 2012 – Il Tar del Lazio ha annullato il regolamento del Ministero dei Beni culturali che consente alle fondazioni liriche più virtuose di avere un’autonomia gestionale. Una autonomia che finora hanno ottenuto Scala (foto) e Accademia di Santa Cecilia.

Autonomia

Sono stati Cgil e Fials a presentare il ricorso, che si è concentrato non tanto sull’autonomia quanto su due punti specifici: il fatto che nella stesura del regolamento (approvato dal Consiglio dei Ministri a maggio 2010) non siano stati coinvolti i sindacati come invece prevedeva la legge e la possibilità per ciascun ente di crearsi un contratto ad hoc prescindendo dal contratto nazionale.

Fonti vicine al ministero fanno notare però che sarà scontato da parte del Mibac il ricorso in appello e la richiesta di sospensiva, anche se nel merito, viene sottolineato, il problema potrebbe essere superato dal nuovo regolamento.

Il Tar, ha spiegato l’avvocato Vittorio Angiolini, che ha curato il ricorso presentato dai sindacati- ha accolto il primo punto e dunque non è stato necessario decidere anche sul secondo, visto che il regolamento è stato annullato e dovrà essere riscritto coinvolgendo i sindacati. “Ma ciò – ha assicurato il legale – potrebbe essere fatto non inficiando gli statuti” che hanno da allora approvato Santa Cecilia e Scala. “Se tutti i protagonisti mantengono un profilo per recuperare la collaborazione – ha aggiunto – possono essere trovate soluzioni che non pregiudichino nulla per l’autonomia gestionale degli enti”. (Fonte: Ansa)

13/12/12 REPUBBLICA MILANO UN CACCIA-SPONSOR PER LA SCALA – L’AUTONOMIA DELLA SCALA BOCCIATA DAL TAR DEL LAZIO NUOVI CONTRATTI A RISCHIO

Un caccia- sponsor per la Scala ANGELO FOLETTO

PRIMA ancora che ci siano convalide ufficiali o ufficiose (ma il «nessuno mi ha interpellato», secondo i beninformati era anche una mirata rimostranza), la presenza di Alexander Pereira tra gli aspiranti perla successione alla sovrintendenza scaligera, ha già creato un partito di ideologicamente riluttanti. E non di poco conto. Sfavorevoli non tanto a Pereira quanto all’eccessivo rilievo dato al ruolo di (pro)cacciatore di sponsor conquistato sul campo all’Operhaus di ZurigoeaSalisburgo (dovel’annoscor-so ha avuto dai privati più di quanto il bilancio, circa 6Omilioni di euro, fosse in grado di “sopportare”). L’al- Alexander Pereira tro ieri, alla giornata “Autonomia della cultura e potere politico” orchestrata -dalla Fondazione Paolo Grassi, Carlo Fontana, Sergio Esco-bar e Walter Vergnano, rivendicando la loro esperienza, hanno ricordato che nella migliore tradizione teatrale europea, il sovrintendente e il direttore di teatro devono anzitutto essere valutati – e scelti – come operatori culturali non per i numeri da superman del marketing. Un’idea umanistica (e ottimistica) con cui è necessario parteggiare ma che combacia e (cor)risponde solo in parte all’attuale, e futuro, crescente disimpegno finanziario pubblico. PAOLA ZONCA A PAGINA VIII Accolto il ricorso presentato dai sindacati Cgil e Fials L’autonomia della Scala bocciata. dal Tar del Lazio nuovi contratti a rischio PAOLA ZONCA TUTTO da rifare. Il TardelLazio ha accolto il ricorso dei sindacati Cgil e Fials e ha annullato il regolamento del Ministero dei Beni Culturali che consente alle fondazioni liriche virtuose di avere l’autonomia di gestione. Finora a ottenerla erano state soltanto la Scala e l’Accademia di Santa Cecilia a Roma. La forma organizzativa speciale, riconosciuta alla Scala grazie ai suoi meriti artistici e gestionali nello scorso aprile, doveva consentire al teatro di decidere in proprio assunzioni nonché di stipulare contratti specifici, ed era stata salutata con entusiasmo dal sovrintendente Stèphane Lissner e dal sindaco Giuliano Pisapia. La Cgil e la Fials nazionale (quella milanese era pro-autonomia) avevano però fatto ricorso in quanto ritenevano di non essere state coinvolte nella stesura del regolamento (approvato dal Consiglio dei ministri nel maggio scorso), come prevedeva la legge. Il secondo punto toccato nell’istanzaè quello relativo alla possibilità per le singole fondazioni di crearsi un contratto ad hoc prescindendo dal contratto nazionale. Ora dunque si torna al passato? Gli sviluppi sono ancora incerti. Intanto è probabile che il Ministero faccia ricorso in appello e chieda la sospensiva. In secondo luogo la sentenza sottolinea che il problema potrebbe essere superato dal nuovo regolamento, che a questo punto dovrebbe essere riscritto con l’apporto dei sindacati. Come ha spiegato l’avvocato Vittorio Angiolini, che ha curato il ricorso, il Tar ha accolto il primo punto e dunque non è stato necessario decidere anche sul secondo, visto che il regolamento è stato annullato e dovrà essere riscritto consultando i sindacati. «Ciò—ha detto il legale— potrebbe essere fatto non inficiando gli statuti. Se tutti i protagonisti mantengono un profilo per recuperare la collaborazione possono essere trovate soluzioni che non pregiudichino l’autonomia gestionale degli enti»

23 Ottobre 2012

Scala, gli standard di sicurezza sono insufficienti.

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 00:52

vedi link,  articolo del corriere della sera di lunedì 22 ottobre

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24 Luglio 2012

Amianto, aperta un’inchiesta sulla Scala. I magistrati indagano su 7 operai morti

Filed under: Amianto,Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 21:47

Si tratta di persone che lavorarono al teatro negli anni ’70-’80

Amianto: inchiesta su sette operai morti dopo aver lavorato alla scala

(Fototgramma)(Fototgramma)

MILANO – La Procura ha aperto un’inchiesta, al momento a carico di ignoti, per omicidio colposo e lesioni colpose in relazione a 7 casi di operai morti a causa dell’amianto, dopo aver lavorato tra gli anni ’70 e gli anni ’80 al Teatro alla Scala. Il pm Maurizio Ascione sta indagando anche su altri tre casi di lavoratori, sempre di imprese di manutenzione, che si sono ammalati di forme tumorali, come il mesotelioma.

L’INDAGINE – Le indagini degli inquirenti su una decina di casi di lavoratori morti o che si sono ammalati per l’esposizione all’amianto alla Scala di Milano sono scattate a seguito di alcuni esposti di associazioni a tutela delle vittime della sostanza cancerogena, messa al bando nei primi anni ’90 (in questo caso, dunque, non in seguito a un rapporto della Asl come è avvenuto, invece, in altre inchieste analoghe). La Procura ha formalizzato in queste ore l’apertura di un fascicolo per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose. Il «prossimo passo» sarà quello di individuare i presunti responsabili dei reati, ossia coloro che avevano, tra gli anni ’70 e gli anni ’80, il compito di garantire, con il necessario budget, la sicurezza degli operai che si occupavano dei lavori di manutenzione e dei sistemi anti-incendio del teatro. Secondo le indagini, infatti, l’amianto sarebbe stato utilizzato nel rivestimento (come isolante termico) di alcune strutture della Scala e nei dispositivi per prevenire gli incendi. E i lavoratori di imprese di manutenzione o coibentazione, secondo l’accusa, avrebbero respirato le fibre di amianto senza alcuna protezione. Gli operai morti (sette al momento quelli accertati, ma la Procura sta lavorando anche su altri casi) sono deceduti negli ultimi 10 anni. Alcuni operai si sono ammalati di mesotelioma pleurico, mentre altri di diverse forme tumorali, come il carcinoma polmonare o l’asbestosi.

Redazione Corriere della Sera Milano online 24 luglio 2012 | 21:02

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