Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

30 luglio 2013

Licenziamenti al Carlo Felice. Scontri in Comune e una possibile occupazione del Teatro

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La Cub / Info. del Teatro alla Scala CONTRO I LICENZIAMENTI esprime sentitamente solidarietà ai lavoratori del Teatro dell’Opera di Genova

  • Genova: via a licenziamenti Carlo Felice, lavoratori sul piede di guerra  30 Luglio 2013 – 11:47

    (ASCA) – Torino, 30 lug – Assemblea questa mattina al teatro Carlo Felice di Genova dopo la doccia gelata del cda di ieri che ha deciso, primo caso nelle fondazioni dei teatri d’opera, di dare il via i licenziamenti. Un provvedimento, approvato ieri sera dopo che nei giorni scorsi l’assemblea dei lavoratori aveva fatto slittare a settembre il voto sull’intesa per i contratti di solidarieta’. Da domani 48 dipendenti (12 orchestrali, 11 coristi, e altrettanti amministrativi, 12 tecnici e due maestri collaboratori) su 275 complessivi riceveranno le lettere di fine rapporto. ”La scelta – e’ scritto in una nota – si e’ resa necessaria per mantenere in equilibrio i conti della Fondazione, in mancanza di un accordo sindacale con il ricorso a contratti di solidarieta’, un accordo gia’ raggiunto tra il Teatro e quattro organizzazioni sindacali che non e’ stato pero’ sottoposto al giudizio dei lavoratori. Si e’ ritenuto necessario non procrastinare tale scelta per non mantenere l’Ente in una situazione di incertezza ormai non sopportabile. La procedura di mobilita’ – precisa la nota – prevede in ogni caso un percorso che sara’ seguito dalla Fondazione nel pieno rispetto delle norme e che potra’ essere interrotto dal raggiungimento di un accordo capace di garantire all’Ente un eguale effetto economico”. La decisione di ieri ha registrato una spaccatura sostanziale nel cda con tre voti favorevoli, quello del sindaco Marco Doria, il commercialista Stefano Franciolini, e Silvio Ferrari, nominato dallo stesso sindaco, due astenuti, Mario Orlando indicato da Finmeccanica e Patrizia Conti, un voto contrario, quello del vicepresidente Mario Mennini. Mentre non e’ stato conteggiato un altro voto contrario, quello di Sergio Manfredi, che ha lasciato la riunione in anticipo. Ora la procedura prevede 45 giorni di tempo per trovare una soluzione alternativa con i sindacati. I toni di questa mattina sono molto caldi e non si esclude la minaccia dello sciopero ad oltranza. ”E’ in atto un vergognoso ricatto – commenta Nicola Lo Gerfo segretario provinciale Fials, il sindacato auttonomo piu’ rappresentativo tra gli orchestrali – : come due anni fa con la liquidazione coatta amministrativa vogliono farci accettare i contratti di solidarieta’. Quei contratti sono stati un fallimento e la loro eventuale proroga portera’ al suicidio del Carlo Felice. Cosi’ come ha sottolineato lo stesso presidente Anfols (Associazione Nazionale delle Fondazioni Liriche e Sinfoniche , ndr) e sovrintendente del Teatro Regio, Walter Vergnano, il pubblico genovese sta emigrando verso Torino”. Lo Gerfo, che oggi pomeriggio consegnera’ una lettera al sindaco Doria, dai toni prevedibilmente molto polemici, insiste sulla sua proposta che precisa ”non e’ una provocazione”: ”siamo disponibili a sacrificare una parte dello stipendio purche’ il teatro rimanga aperto”. Critico sui ‘cds’ anche Roberto Conti, segretario nazionale dell’altro sindacato autonomo, lo Snater che pure ha firmato l’ipotesi di intesa con Cgil, Cisl e Uil: ”Riducono la produttivita’ con l’aggravante che questa dirigenza non e’ neppure in grado di gestire l’accordo: e’ totalmente screditata”. Conti sottolinea che la riduzione di personale ”e’ completamente folle”, con un organico gia’ sotto di 50 unita’ sulla pianta ufficiale di 325 dipendenti, che e’ gia’ la piu’ piccola della penisola. ”Il 3 agosto – sottolinea Conti – dovremmo fare un concerto a Pietrasanta, e’ ordinaria mministrazione, e richiede l’assunzione di una dozzina di coristi. Con la procedura di mobilita’ questo non sara’ piu’ possibile”. eg/res

    I lavoratori del Carlo Felice e gli operai di Aster insieme, scontri a Tursi

    martedì 30 luglio 2013
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    I lavoratori del Carlo Felice e gli operai di Aster insieme, scontri a Tursi

    GenovaLa paura di perdere il lavoro ha portato i lavoratori del Carlo Felice e gli operai di Aster  a cercare di entrare in un Palazzo Tursi blindato mentre al secondo piano si svolgeva il consiglio comunale sul bilancio 2013. E’ finita con qualche spintone tra polizia, carabinieri e lavoratori. Due vigili lievemente feriti.

    Da una parte gli operai della municipalizzata che si occupa delle ristrutturazioni e che contestano la possibile privatizzazione e dall’altra gli orchestrali del Teatro Carlo Felice sui quali incombono 48 esuberi oltre ai contratti di solidarietà.

    Inutili le mediazioni, le proposte di far salire delegazioni per parlare con il sindaco Doria. ”Questa è la casa del popolo – hanno detto i lavoratori – e loro non fanno entrare il popolo. E’ gente, questa, che ha votato Doria e adesso Doria non vuole parlare con loro”.

    I lavoratori improvvisano anche un corteo: andranno fino in prefettura, poi una volta davanti a palazzo Lomellini, rinunciano e proseguono. Girano attorno a piazza Corvetto, bloccano il traffico, imboccano via Roma contromano costringendo una macchina della polizia, una dei carabinieri, un pullman enorme e un’autoscala dei pompieri a fare manovre incredibili per passare. Tornano davanti a palazzo Tursi dove, si dice, sta per scendere il sindaco.

    Ma Doria non si vede. E loro ripartono in corteo, sempre con lo stesso striscione in testa. Prima sosta, sotto un sole cocente, davanti al Teatro Carlo Felice per un abbraccio di solidarietà, poi in piazza De Ferrari, poi ancora a Tursi stremati per la canicola, carichi di rabbia. E lì aspetteranno ancora.

    Nel pomeriggio, una nota dell’amministrazione comunale stigmatizza soprattutto quel breve momento di tensione tra lavoratori e quel presidio che non molla il portone di Tursi: ”L’apertura al pubblico dei lavori del Consiglio comunale, così come il confronto non sono in discussione – si legge nella nota -. Ciò che non può essere accettato è che venga impedito al Consiglio comunale di svolgere la propria funzione democratica”.

    Carlo Felice, venti di guerra sindacati divisi e proteste

    Dipendenti in assemblea permanente dopo la comunicazione delle 48 lettere di mobilità. Oggi nuove proteste in consiglio: la Fials invia una lettera di “licenziamento” al sindaco, i confederali e lo Snater cercano di riaprire la trattativa sui contratti di solidarietà

    Assemblea permanente dei dipendenti. Questa la risposta delle maestranze del Carlo Felice alla decisione del consiglio d’amministrazione che ieri sera ha votato l’avvio delle procedure di mobilità. Questa mattina i rappresentanti sindacali che avevano siglato il protocollo d’intesa con la direzione si sono riuniti per fare il punto e formulare una strategia da portare ai dipendenti, presumibilmente domani. A parte si sono incontrati i lavoratori aderenti alla Fials che ieri avevano dato vita ad una manifestazione spontanea a Tursi e che contano di tornare a Tursi in giornata. Tra le loro inziiative, una lettera al sindaco Marco Doria una lettera di ‘licenziamento per giusta causa’ con effetto immediato, “in attesa che analogo provvedimento venga adottato nei suoi confronti da parte di tutti i cittadini di Genova”.
    Secondo i lavoratori del Teatro genovese, “si è interrotto il rapporto fiduciario con il primo cittadino”.

    I sindacati confederali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UIL-UILCOM, SNATER, firmatari dell’ipotesi di accordo che prevedeva i contratti di solidarietà, in una nota unitaria  “esprimono il fermo ed inequivocabile dissenso” verso la scelta della mobilità e segnalano che, “nonostante la posizione di stallo” avvenuta dopo l’assemblea che ha denunciato l’intesa, insistono: andare avanti su quella strada. “Crediamo sia necessario tenere i nervi saldi e cercare con coerenza e tenacia di riprendere le tematiche dell’ipotesi di accordo del 17 luglio scorso

    – si legge –  Cercheremo il rapporto con le lavoratrici e  i lavoratori del Teatro Carlo Felice e al CdA della Fondazione consigliano con fermezza di scegliere la strada della trattativa come unica soluzione possibile per evitare gli esuberi”.  E si dicono subito disponibili ad un incontro con il sindaco per “riprendere il percorso per ora interrotto” .

10 luglio 2013

AMIANTO – NEWS

Filed under: General — Lavoratoriscala @ 20:14

Protesta contro l’INAIL

Una recente protesta ontro l'inail

Una recente protesta ontro l’inail

15 maggio 2013: MANIFESTAZIONE OPERAIA CONTRO L’INAIL
Contro le vittime dell’amianto, l’INAIL si comporta peggio di un’assicurazione privata.
Con la legge 257 del 1992 l’amianto è stato messo fuorilegge.
Per i lavoratori ex esposti amianto a rischio di patologie asbesto correlate, con un’aspettativa di vita minore di circa 10 anni rispetto al resto della popolazione, la legge prevedeva insieme alla sorveglianza sanitaria gratuita, un risarcimento chiamato “benefici previdenziali” che permetteva loro andare in pensione un po’ prima perché morivano, e continuano a morire, prima degli altri cittadini. Ora con la riforma Fornero questa legge è stata vanificata.
L’INAIL, ente che deve riconoscere e indennizzare le malattie professionali derivanti dall’amianto, ha tutto l’interesse a non farlo agendo in palese conflitto di interessi. Comportandosi peggio di un’assicurazione privata l’INAIL risparmia sulla pelle dei lavoratori e costringe le vittime dell’amianto a lunghe e dispendiose cause legali. Infatti l’ammontare delle disponibilità liquide parcheggiate nella tesoreria di stato dall`Inail è un tesoretto di 17 mld (miliardi di euro). Per questo il nostro Comitato, insieme a tutte le associazioni e comitati delle vittime, da anni si batte per ottenere un organismo terzo che riconosca le malattie professionali.
In molte ex fabbriche, ora dismesse, sono provati dai documenti dell’ASL la presenza d’amianto e il rischio a cui sono stati sottoposti i lavoratori ex esposti amianto.
Emblematico è il caso della Breda Fucine di Sesto San Giovanni, fabbrica in cui ci sono stati più di cento morti per malattie derivanti dall’amianto e dove sono morte anche alcune mogli per aver lavato le tute dei mariti. Solo a pochissimi ex lavoratori è stata riconosciuta la malattia professionale e l’esposizione all’amianto. Ad altri che lavoravano nella stessa fabbrica, nello stesso capannone, con la stessa mansione, ad un metro di distanza l’uno dall’altro (ad es. saldatori), divisi solo da una riga gialla che delimitava il reparto di appartenenza, l’INAIL, con cavilli e pretesti, continua a negare la certificazione di esposizione all’amianto.
E questo nonostante la documentazione prodotta all’INAIL e le sentenze passate in giudicato contro l’INPS (l’ente che deve pagare i contributi previdenziali) che riconoscono l’esposizione all’amianto.
Dopo mesi di lotte e di trattative in cui l’Inail si era dichiarata disponibile a risolvere il contenzioso sui “benefici previdenziali” per gli ultimi 19 ex lavoratori esposti amianto è arrivata la risposta negativa. Per i burocrati dell’INAIL, le “sentenze prodotte non sono confortate da atti a valenza probatoria (rilevazioni, indagini ambientali, fatture di acquisto) ”, falsità che i processi hanno evidenziato riconoscendo le ragioni dei lavoratori.
Noi faremo sentire forte la nostra voce e la nostra presenza anche con forme di lotta eclatanti. Per questo abbiamo organizzato una giornata di lotta contro l’Inail regionale a Milano Porta Nuova n. 19 mercoledì 15 maggio 2013 dalle ore 10.00 alle 12.30 e invitiamo la stampa e i mass media ad essere presenti per informare l’opinione pubblica dell’iniziativa di lotta contro l’INAIL.
LE VITTIME MANIFESTANO CONTRO L’INAIL
Forte protesta delle vittime dell’amianto
Le vittime protestano contro l’INAIL regionale della Lombardia
Un nutrito gruppo di lavoratori e vittime dell’amianto ha protestato questa mattina contro l’atteggiamento antioperaio dell’Inail, che da tempo nega i diritti ai lavoratori esposti all’amianto.
L’Inail e l’Inps costringono le vittime a lunghe e costose cause per il riconoscimento di quanto gli sarebbe dovuto con processi che arrivano fino in cassazione, con grave sperpero di denaro pubblico che paghiamo tutti noi e non i direttori e i burocrati di questi enti.
Stanche delle lungaggini burocratiche, le vittime dell’amianto hanno deciso di portare la loro rabbia e la loro protesta direttamente dentro il palazzo.
I lavoratori e le lavoratrici, insieme ai famigliari delle vittime, “armati” di fischietti, coperchi di pentole, campanacci e sirene hanno tentato di occupare l’atrio della sede regionale Inail in Corso di Porta Nuova, subito bloccati dalla polizia.
La rumorosa protesta è continuata quindi fuori dal palazzo ed ha avuto la solidarietà di lavoratori dell’Inail, di utenti e passanti che hanno espresso il loro sostegno a chi lotta per i propri diritti e per avere giustizia.
La protesta ha costretto il direttore regionale dell’Ente, dott. Aniello Spina, a ricevere una delegazione di 4 lavoratori e ad annunciare la riapertura della trattativa diretta tra l’Ente e il nostro Comitato, per rivedere tutti i 19 casi rigettati dall’INAIL (tra cui anche quelli dei lavoratori che hanno già vinto in tribunale ma che l’INAIL, finora, si ostinava a non riconoscere).
Il Comitato ha ribadito comunque che le parole non bastano, che ci vogliono i fatti e che, visto l’atteggiamento tenuto finora verso le vittime, le proteste continueranno fino alla risoluzione dei problemi per tutti i lavoratori.
Durante l’incontro con i vertici INAIL e la delegazione del Comitato, abbiamo girato un video dell’incontro che renderemo pubblico.
Una volta di più, possiamo quindi affermare che LA LOTTA PAGA! 
Sesto S. Giovanni, 15/05/2013
Pubblichiamo la lettera spedita a tutti i singoli capigruppo del Senato della Repubblica da parte del Coordinamento delle Associazioni e Comitati, di cui fa parte anche il nostro il “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio”.
AL SENATORE CAPO GRUPPO DEL PARTITO
SENATO DELLA REPUBBLICA ROMA
Oggetto: sostegno al pdl n 8 “Norme a tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente dall’amianto, nonché delega al Governo per l’adozione di un testo unico in materia di amianto”
Il presente Coordinamento nazionale delle associazioni degli ex esposti e delle vittime dell’amianto fa presente che il 15 marzo scorso è stato presentato il PDL n. 8 (Casson e altri): “Norme a tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente dall’amianto, nonché delega al Governo per l’adozione di un testo unico in materia di amianto”.
Tale progetto di legge è frutto dell’impegno e del lavoro, oltre che dei firmatari, delle associazioni che lottano perchè l’amianto venga eliminato dal territorio nazionale e perché tutti problemi derivati dalla sua presenza vengano affrontati e risolti. Si tratta di problemi di ordine sanitario, ambientale e risarcitorio che sono stati messi particolarmente in luce nei molti processi in corso, in particolare quello contro la multinazionale ETERNIT di cui il 6 giugno è stata pronunciata la sentenza dalla Corte d’Appello di Torino, e di cui si è a lungo dibattuto nella Seconda Conferenza Nazionale, organizzata dal precedente Governo dal 22/24 novembre 2012 a Venezia.
Il progetto di legge 8 è, a nostro avviso, la sintesi di tutti i problemi che riguardano l’amianto ed propone le relative e necessarie soluzioni. Il progetto di legge indica anche i costi degli interventi sanitari, di bonifica e di risarcimento delle vittime e degli ex esposti e le modalità di farvi fronte.
Chiediamo pertanto al Vostro Gruppo di prenderlo in seria considerazione e di farlo Vostro sia con la firma di uno o più senatori, sia impegnandoVi a farlo discutere nelle Commissioni competenti per accelerare i tempi della sua approvazione.
Vi ringraziamo per l’attenzione e, in attesa di un cortese cenno di risposta, Vi inviamo i nostri migliori saluti

DIFESA DELLA SALUTE, UN NUOVO LIBRO

Nel mese di luglio 2013, è stato pubblicato da Aracne editrice S.r.l. Ariccia (Rm) il libro “La Triade interattiva del mondo inquinato contro la salute”, del prof. Giancarlo Ugazio. Riportiamo la presentazione di Michele Michelino.

Morti di progresso

Anni di lotte operaie contro la nocività in fabbrica, e successivamente nel territorio, ci hanno insegnato che la prevenzione primaria e la rimozione delle sostanze cancerogene e nocive che provocano le patologie costituiscono la vera tutela della salute.

Nella “civile” Italia si continua a morire di lavoro e per il lavoro, si continua a morire per il profitto e in nome del “progresso”.

Una delle cause è la ricerca del massimo profitto da parte di imprenditori senza scrupoli e la colpevole complicità di governi, amministratori pubblici, uomini politici, sindacalisti che in nome della ragione di stato accettano come
inevitabile e normale che molte persone, degli esseri umani, si ammalino e muoiano ogni giorno in nome del “progresso”. Ormai anche per chi dovrebbe essere preposto alla tutela della salute; in particolare i “rappresentanti dei lavoratori”, cioè i sindacati, la tutela della salute dei lavoratori non è più una priorità.

Siamo tornati indietro di 66 anni. Nell’ormai lontano 1947 l’Organizzazione Mondiale della Sanità così dichiarava riguardo al diritto alla salute: “Gli Stati partecipanti alla presente costituzione dichiarano, conformemente alla Carta delle Nazioni Unite, che alla base della felicità dei popoli, delle loro relazioni armoniose e della loro sicurezza, stanno i principi seguenti: la sanità è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non consiste solo in un assenza di malattia o d’infermità.

Il possesso del migliore stato di sanità possibile costituisce un diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di razza, di religione, d’opinioni politiche, di condizione economica o sociale. La sanità di tutti i popoli è una condizione fondamentale della pace del mondo e della sicurezza; essa dipende dalla più stretta cooperazione possibile tra i singoli e tra gli Stati.

I risultati raggiunti da ogni Stato nel miglioramento e nella protezione della sanità sono preziosi per tutti. La disparità nei diversi paesi per quanto concerne il miglioramento della sanità e la lotta contro le malattie, in particolare contro le malattie trasmissibili, costituisce un pericolo per tutti. Lo sviluppo sano del fanciullo è d’importanza fondamentale; l’attitudine a vivere in armonia con un ambiente in piena trasformazione è essenziale per questo sviluppo. Per raggiungere il più alto grado di sanità è indispensabile rendere accessibili a tutti i popoli le cognizioni acquistate dalle scienze mediche, psicologiche ed affini. Un’opinione pubblica illuminata ed una cooperazione attiva del pubblico sono d’importanza capitale per il miglioramento della sanità dei popoli. I governi sono responsabili della sanità dei loro popoli; essi possono fare fronte a questa responsabilità, unicamente prendendo le misure sanitarie e sociali adeguate”.

Gli stessi articoli della Costituzione italiana, come l’art. 32 che recita: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” – insieme all’art. 41, II° comma – che dichiara che l’iniziativa economica privata, pur essendo libera, “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, sono completamente disattesi e inapplicati.

Oggi l’unico diritto riconosciuto dallo Stato è quello degli industriali a fare
profitti sulla pelle degli esseri umani. Non possiamo accettare senza combattere che milioni di lavoratori, le loro famiglie e i cittadini continuino
ad essere sottoposti al pericolo di contrarre malattie derivanti da sostanze
cancerogene e da agenti patogeni ambientali, come è stato ed in molti casi succede ancora.

Le nuove malattie dovute al progresso non sono inevitabili. E’ ormai dimostrato che i nuovi prodotti, le nuove merci costruiti con nuove sostanze e nuovi materiali nei processi produttivi e messi sul mercato, senza essere stati testati o collaudati riguardo ai loro effetti sulla salute sono portatori di nuove
patologie. Facciamo un esempio. Da decenni tutti i governi italiani che si sono
succeduti – dopo aver calpestato e offeso anche l’art. 11 della Costituzione
che recita “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” – importano rottami di metalli ferrosi provenienti da tutto il mondo da fondere e riusare per l’industria nazionale. In particolare metalli e materie prime provenienti dalle zone dove si sono svolte le “nostre” “missioni di pace” (l’ipocrisia chiama così le guerre moderne) sotto l’egida dell’ONU e della NATO.

Prima si distruggono, si inquinano gli esseri umani e la natura con le bombe e i proiettili ad uranio impoverito, poi si importano a poco prezzo i rottami di metalli contaminati senza alcun controllo alle frontiere. Così, dopo aver ammazzato all’estero, si riportano a casa veleni e cancerogeni che faranno ammalare e morire anche la propria popolazione.

La vita e l’umanità di certi imprenditori non è dettata dai battiti del cuore ma dalla velocità con cui il capitale, sfruttando i lavoratori, si valorizza. La perdita di vite umane nel processo produttivo, nel conflitto fra capitale e lavoro, è considerata “fisiologica” dal sistema, e le nuove malattie che colpiscono lavoratori e cittadini rappresentano la possibilità di nuovi affari per le multinazionali farmaceutiche.

Il progressivo tentativo di smantellamento della sanità pubblica a favore di quella privata va in questa direzione. Togliere il controllo delle ASL sulle industrie e sui cittadini passandolo alle società di certificazione privata nel settore degli elevatori/ ascensori, ad esempio, l’ispezione e le verifiche sugli impianti non viene più fatta dai tecnici ex Ispesl ora passati all’Inail, né da quelli dell’Arpa, ma da società di professionisti ) è un ulteriore passo verso la privatizzazione e la commercializzazione della sicurezza.

Le malattie professionali diluiscono le morti nel tempo e, per esposizione o contatto con sostanze nocive e cancerogene nel processo di produzione, l’ILO stima che ogni anno perdano la vita circa 438.000 lavoratori, cifra senz’altro in difetto rispetto alla realtà.

L’amianto, in particolare,è responsabile della morte di 100.000 persone l’anno (più di 4.000 nella sola Italia), mentre la silicosi continua a colpire milioni di lavoratori e pensionati nel mondo.

Dietro il sistema democratico che professa l’uguaglianza dei cittadini si nasconde la brutalità e la violenza di un sistema che, attraverso leggi che santificano il profitto, concede l’immunità e la licenza di uccidere in nome del “libero mercato” e del “progresso”.

Anche se ogni tanto succede che alcuni padroni responsabili delle morti di lavoratori vengono condannati, non si è mai visto in Italia un imprenditore o un politico riconosciuto colpevole di omicidio colposo andare in galera.

Quando un operaio viene ucciso sul posto di lavoro a causa di un infortunio o malattia professionale, una volta risarcite le vittime e le famiglie o – in caso di processo – risarcite le parti civili per toglierle di mezzo, cala il silenzio. E attraverso i cavilli legali, i ritardi consueti della macchina della giustizia o si finisce in prescrizione e si assiste a pene irrisorie. Ancor peggio succede per i cittadini colpiti dalle sostanze nocive e cancerogene usate nell’industria e disperse nell’aria, nell’etere e nelle falde acquifere.

Il rapporto con i lavoratori e i cittadini ha contribuito a rafforzare la battaglia per la prevenzione primaria. Con questo nuovo libro – che approfondisce e sintetizza le conoscenze sulle cause dell’ambiente inquinato, sulla Sensibilità Chimica Multipla che comporta la perdita di tolleranza ai veleni ambientali e chimici, sull’allargamento della ricerca riguardo alle patologie asbesto correlate, alla ricerca sui campi elettromagnetici – chi lotta in difesa della salute e dell’ambiente ha un’arma in più.

Al professor Giancarlo Ugazio, scienziato non in vendita, membro onorario del nostro Comitato e compagno di tante battaglie al fianco di lavoratori e cittadini, va quindi una volta di più la nostra stima e totale riconoscenza.

Michele Michelino Presidente del

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

(michele.mi@inwind.it)

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7 luglio 2013

Beni culturali, la mappa del disastro: cinema, teatri e musei a rischio chiusura

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 22:31
http://www.repubblica.it            6 luglio2013

Tax credit, tagli al Fus, blocco del turnover per il personale: gli effetti della spending review nella cultura minacciano alcune delle principali istituzioni italiane. Il ministro cerca di ottenere sostegno anche dal capo dello Stato, ma intanto cresce la protesta

ROMA – Il cinema sulle barricate per la beffa del tax credit decurtato, i teatri a rischio chiusura per i nuovi tagli imposti dalla spending rewiev, i musei e il Colosseo che chiudono per la protesta dei custodi. Ma anche le fondazioni liriche sull’orlo del collasso, il monito dell’Unesco a Pompei, la Reggia di Caserta allo sfascio, i Bronzi di Riace senza museo. Nell’anno della crisi nera, mentre si moltiplicano gli appelli al governo perché si punti su turismo e cultura per la rinascita Paese, è una mappa che sembra fatta tutta di buchi e disastri quella del patrimonio artistico italiano.
Con un ministero in affanno nel tentativo di contenere le perdite, costretto a stringere la cinghia al punto da non avere i soldi per saldare le bollette della luce. Poco incline agli annunci, il neo ministro Bray ha però bussato alla porta del presidente del consiglio, e ieri anche a quella del presidente Giorgio Napolitano. L’idea è quella di un intervento governativo per il settore, che dovrebbe essere annunciato dallo stesso presidente del consiglio, a metà luglio, nella sede della stampa estera.
Ma quanto questo impegno potrà essere concreto in termini finanziari non è ancora chiaro. Di certo ci sono settori che non possono aspettare, come le fondazioni liriche – in prima fila il Maggio Musicale fiorentino e il Carlo Felice di Genova – per le quali si studia un decreto o una modifica dell’attuale regolamento. Mentre un po’ dappertutto comincia a montare la rivolta. E nella sede del Collegio romano ci si prepara a un’altra settimana ‘calda’, fitta di incontri anche con i sindacati, il primo lunedì 8 per musei e siti culturali.
Cinema – Il settore del cinema è in subbuglio per il taglio del Tax credit, che è appena stato rinnovato per il 2014 ma per una cifra che dagli iniziali 80 milioni è stata ridotta a 30. A questo si aggiungono i tagli del Fondo Unico per lo spettacolo, che per il 2013 è stato ridotto del 5,2% (per un totale di 72,4 milioni di euro). “Soluzioni o boicottiamo Venezia” grida oggi da Taormina il mondo del cinema.
Fondazioni liriche – Le 14 Fondazioni liriche italiane hanno accumulato complessivamente 330 milioni di euro di debiti iscritti in bilancio a fronte di una situazione patrimoniale attiva non rosea. In prima fila il Maggio fiorentino, per il quale si sta cercando di evitare la soluzione estrema della liquidazione, perorata dal commissario Francesco Bianchi e dal sindaco Matteo Renzi. Bray propende invece per un intervento strutturale. Ma tra le situazioni più a rischio c’è anche il Carlo Felice di Genova con un deficit di 3 milioni per il 2013 e grandi difficoltà nel pagamento degli stipendi così come Bologna.
Per aiutare le amministrazioni in crisi il Mibac ha anticipato a tutti il saldo del Fus che è stato anche ‘salvato’ dalla minaccia di un ulteriore taglio previsto dalla spending review e che per il 2013 ammonta complessivamente a 183,2 milioni di euro (-5,3% rispetto al 2012).
Teatri – Il settore è in subbuglio per la minaccia di un taglio dei contributi diretti (Fus) imposto al ministero dalla spending review con un intervento che limiterebbe anche le attività dei teatri, creando difficoltà per esempio, alla rinomata scuola de Il Piccolo teatro di Milano. Ora il contributo Fus 2013 per il teatro è di 62,5 milioni di euro (-5,3% rispetto al 2012). “Così si chiude”, lamentano i 68 teatri stabili italiani. La soluzione forse da un emendamento.
Istituti culturali e musei – I contributi pubblici 2013 assommano a 14,6 mln. Il 18% in meno rispetto al 2009 (dati Mibac). In Italia, tra pubblico e privato, statale e locale, ci sono quasi 5mila tra musei e siti culturali (secondo dati Confcultura abbiamo un museo ogni 10.900 abitanti). Gli istituti statali sono in tutto 420 (200 musei-220 monumenti), in molti casi con forti problemi di personale dovute anche al blocco del turn over che incombe sul ministero. Per il 2013 l’organico del Mibac prevede 19.132 unità, i dipendenti in servizio sono però solo 18.568. Se i restauri di Pompei sono finanziati da 105 milioni.
Ue e per il Colosseo si fa conto sui 25 mln di Della Valle mancano però i soldi per la normale manutenzione di monumenti e siti archeologici: il programma ordinario dei lavori pubblici può contare per il 2013 su soli 47,6 mln: il 76% in meno rispetto al 2004. Ridotte all’impossibile anche le disponibilità per emergenze (terremoti, ma anche allagamenti come quello che ha sommerso Sibari): per il 2013 ci sono 27,5 mln: oltre il 58% in meno rispetto al 2008. (Ansa)

Musica: anticipato saldo Fus a Fondazioni liriche. Critica situazione teatri stabili

ROMA – 5 LUGLIO 2013 – Erogato in anticipo il saldo del contributo del Fondo unico per lo spettacolo destinato alle Fondazioni liriche “senza alcuna decurtazione come originariamente previsto dalle norme sulla spending review“. Lo ha annunciato il Mibac.
Riuscendo ad evitare il doppio taglio previsto dalla spending review – secondo quanto si è appreso – alle fondazioni liriche è stata assegnata l’intera cifra prevista per il 2013 dal Fondo Unico per lo spettacolo, ovvero circa 182 milioni di euro che corrispondono al 47% dell’intero fondo che per quest’anno conta in tutto 390 milioni di euro. Una prima parte dei soldi di competenza delle fondazioni era stata erogata come di consueto a febbraio. Stante la situazione di crisi nella quale versa la maggior parte delle fondazioni, il ministero ha deciso però di anticipare il saldo del contributo pubblico (61 milioni 311 mila 643 euro) erogandolo adesso, invece che a fine anno come avviene di solito.
Sul fronte della spending review la situazione resta invece critica per un altro settore in crisi, quello dei teatri stabili per il quali il ministero, sempre secondo quanto si apprende, sta cercando di trovare una soluzione attraverso un emendamento. (ANSA)

Teatro: Escobar: governo agisca altrimenti il Piccolo rischia la chiusura

MILANO – 5 LUGLIO 2013 – Il Piccolo teatro di Milano rischia di chiudere i battenti come tutti i teatri stabili se il governo non interverrà al più presto per evitare le conseguenze della spending review, che, oltre ai tagli, li equipara alle pubbliche amministrazioni impedendo loro pubblicità, mostre, ma anche sponsorizzazioni o attività di formazione. “Ci trattano come un ufficio anagrafe” dice il direttore del Piccolo Sergio Escobar (foto) facendo un appello al governo perché “risolva il problema attraverso un emendamento urgente, in modo da scongiurare la paralisi di istituzioni che da sempre hanno i conti in ordine”. Altrimenti c’é davvero “il rischio chiusura”.
Il problema non sono i tagli (che al Piccolo sarebbero di circa 2 milioni di euro solo per quanto riguarda i cosiddetti costi intermedi) ma “peggio dei tagli”, secondo Escobar, è “l’interdizione di attività fondamentali per noi, per l’autofinanziamento”.
“Faccio un appello al consiglio dei ministri e al premier Letta, che ha detto che non si tocca la cultura”, ha spiegato Escobar rivendicando i risultati del Piccolo: bilanci in pareggio, trecentomila spettatori l’anno, oltre 21 mila abbonati, spettacoli in tutto il mondo.
Fra le attività negate ci sarebbero anche le missioni all’estero però, così come le consulenze che in teatro si chiamano collaborazioni artistiche e sono una parte essenziale dell’attività. “Prendo atto con soddisfazione che il Ministro Massimo Bray ha risolto l’emergenza nella quale si trovano le fondazioni liriche il cui passivo complessivo è di 330 milioni di euro, un importo pari quasi a quello dell’intero Fondo unico dello spettacolo, evitando i tagli previsti dalle norme della spending review. Ma al tempo stesso – conclude – esprimo forte preoccupazione per il Piccolo Teatro e per tutti i teatri stabili, che rischiano la chiusura se viene mantenuto l’assurdo inserimento nell’elenco Istat allegato alle ultime leggi finanziarie, che li riduce di fatto a pubbliche amministrazioni non produttive”. (ANSA)

4 luglio 2013

Serata in ricordo di Valpreda nel 10°anniversario e quadro di baj su Pinelli.

Filed under: General — Lavoratoriscala @ 02:38

Il 6 Luglio dalle ore 18 nei giardini del ponte della ghisolfa.

Vle. Monza 255  Milano

RICORDANDO PIETRO VALPREDA, NEL DECIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA

La strage non e’ stata un romanzo, per ribadire questo ci troviamo ricordando un compagno doppiamente vittima allora e adesso.
Noi non dimentichiamo.
Il 6 Luglio dalle ore 18
-mostra fotografica sulle lotte sociali negli anni 60/70
-salamellata all’aperto ( ore 20:00 )
-interventi ( ore 21:00 )
intervento di saverio Ferrari ( Osservatorio Democratico Nuove Destre ) – Aderisce Memoria Antifascista
-Commento del film “Romanzo di una strage” di M. T. Giordana
“smontaggio” in senso figurato e letterale a cura di Mauro Decortes ( Animatore campagna Valpreda/Pinelli )
Filmati inediti con Gargamelli, Di Cola, Valitutti e Borghese
Durante la seratra verra’ intitolata la piazzetta antistante alla sede del Circolo a Pietro Valpreda.
Ricordiamo Pietro tra memoria e presente.
Le lotte di allora, le ragioni di oggi per continuare a lottare

Gli anarchici (e anche noi) vogliono Baj esposto in pubblico in modo permanente

Di Il 29 giugno 2013 In Culturame
Una riproduzione fotografica, in formato (quasi) reale, del monumentale quadro “I funerali dell’anarchico Pinelli”, dipinto da Enrico Baj nel 1972, dal 6 luglio sarà esposta nella sede del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa a Milano, in occasione della annuale celebrazione della morte di Pietro Valpreda.
La decisione di esporre la riproduzione dell’opera di Baj – come ha spiegato Mauro Decortes, storico animatore del Circolo – mira a sollecitare la città di Milano a rendere visibile al pubblico in modo permanente l’originale che era tornato in mostra lo scorso anno per poche settimane, dopo decenni di oblio, nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. Dopo quella esposizione-omaggio il quadro, che all’epoca, quando fu dipinto, all’inizio anni Settanta, non venne esposto a seguito di violente polemiche, è infatti tornato “al chiuso” allo studio Marconi.
«Credo che sarebbe importante per la memoria storica della città e dell’Italia intera che il quadro tornasse visibile al pubblico – ha aggiunto Decortes – anche perché mi pare ci fosse la volontà da parte dei proprietari di lasciarlo al Comune. In ogni caso, alcune migliaia di cittadini hanno firmato in questi mesi una petizione per chiedere che il quadro torni definitivamente in una sala pubblica».
Come dargli torto? I pochissimi “addetti ai lavori” che ebbero la fortuna di vederlo esposto, oltre 40 anni fa, il 17 maggio 1972, nella sala delle Cariatidi di Palazzo Reale (per uno strano scherzo del destino, a poche ore dall’inaugurazione fu ucciso il commissario Luigi Calabresi, che proprio sulla morte di Pinelli stava indagando: perciò la mostra fu chiusa preventivamente “per motivi tecnici”) , e i (per fortuna molti) visitatori dell’esposizione “speciale” per i 40 anni del capolavoro, fra agosto e settembre dell’anno scorso in quella stessa Sala, conoscono bene la bellezza e la potenza, artistica e politica, dell’opera. Al di là del giudizio della Storia su quei fatti.
E’ un’opera che “dice”, urla delle cose, che racconta una storia, un pezzo di Italia. Lasciamo che continui a parlare. In pubblico.

Estratto TGR Lombardia andato in onda il: 20/06/2012

Il dramma della morte secondo Baj In mostra “I funerali dell’anarchico Pinelli”
http://www.comune.milano.it/portale/w…

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