Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

24 Luglio 2009

Tagli al FUS, estrema flessibilità nell’organizzazione del lavoro, per molti lavoratori dello spettacolo…

Filed under: Uncategorized — Tag: — Lavoratoriscala @ 20:53

Lo spettacolo è finitoTutino(Anfols): lavoriamo sulla riforma ma il governo non ci ascolta ROMA – 23 LUGLIO –

 Più di una voce, all’interno del governo e degli operatori dello spettacolo, quando affronta l’argomento Fus, mette anche l’accento sulla opportunità della riforma non solo di tutto il settore, ma in particolare delle fondazioni liriche, riforma che le stesse fondazioni ritengono necessaria, come ci dice il presidente dell’Anfols e sovrintendente del Comunale di Bologna, Marco Tutino  “L’Anfols sta preparando un grande lavoro di proposte tecniche sia sul piano contrattuale – tema che sicuramente influenzerà moltissimo il futuro delle fondazioni lirico-sinfoniche , perché il rapporto di lavoro con i nostri dipendenti è centrale – sia sul piano legislativo per la ristrutturazione del nostro sistema. Sono proposte innovative, e anche in qualche caso rivoluzionarie. In tutto ciò, notiamo con dispiacere che l’interlocuzione con il governo su questi temi è molto diluita rispetto al passato".

"Non ci sembra – aggiunge Tutino – che la voce dell’Anfols e il nostro contributo siano tenuti nella considerazione che meritano. Non abbiamo  una seria interlocuzione e, soprattutto, un confronto. Questa fase del lavoro non prevede un rapporto burocratico , ma un rapporto reale di confronto sulle possibilità e sui contenuti che stiamo elaborando. A me sembra che la posizione dei sovrintendenti sia molto chiara: reintegro del Fus e , se possibile, sua equiparazione ai livelli della media europea. Quella dell’Anfols , però, non è solo pura richiesta di fondi, ma di un cambiamento del sistema. Altrimenti, qualsiasi tipo di aumento di risorse non potrà che essere sprecato in una macchina profondamente sbagliata e non funzionale”.

Arrivare ad una media europea può essere un obiettivo per il Fus. A quale somma dovrebbe mirare lo spettacolo italiano?
“Ritengo corretta l’indicazione del presidente dell’Agis, Alberto Francesconi : 700 milioni sono quelli che mediamente gli stati più evoluti mettono a disposizione della cultura”.

Perché le proposte che l’Anfols sta elaborando sono rivoluzionarie?
“Stiamo studiando modalità produttive ed organizzative che si discostano fortemente dal passato. Comportano strategie di consorzio delle fondazioni lirico-sinfoniche e di dislocamento delle funzioni produttive in modo da renderle comuni , con servizi condivisi che possano agire per più teatri”.

Parliamo anche di coproduzioni?
“Certamente . Ma precisiamo: le coproduzioni, se lasciate alla volontà dei direttori artistici o dei sovrintendenti in maniera sporadica e occasionale, non funzioneranno mai. Noi dobbiamo creare una struttura che le produca, che sappia organizzarle e gestirle. Dobbiamo, quindi, costruire sistemi”.

Cosa risponde ai tanti che mettono il dito sul fatto che le fondazioni lirico-sinfoniche assorbono quasi la metà del Fus e oltre tutto sono fonte di sprechi?
“Le nostre strutture assorbono la maggior parte delle risorse perché hanno personale stabile . Da ciò deriva un evidente impegno a garantire il mantenimento dell’occupazione. Sugli sprechi, in qualche caso è vero, c’è stata nel passato una certa connivenza tra un’interpretazione del ruolo della sovrintendenza e la gestione consociativa delle fondazioni. Credo che questo aspetto stia sempre più scomparendo. Stiamo riuscendo a indicare uno strada diversa al nostro interno per far sì che le nostre macchine funzionino nell’ottica del risparmio possibile”.

Punto fondamentale della riforma è anche il nuovo contratto di lavoro, altro tavolo su cui state lavorando. A che punto siete?
“Il contratto di lavoro è una sfida molto grande che non può non prevedere al suo interno dei cambiamenti sostanziali, profondi, circa le modalità d’impiego del nostro personale . Una parola per tutte è flessibilità. Estrema flessibilità nell’organizzazione del lavoro, degli orari, della gestione delle masse artistiche. L’interlocuzione con i sindacati è avviata in maniera molto positiva, abbiamo appena avuto un incontro e già abbiamo calendarizzato i prossimi. C’è una proposta concreta dell’Anfols che abbiamo consegnato alle organizzazioni sindacali. Il tavolo è partito , e questo lo giudico un passo molto positivo”.
 
A questo punto cosa manca per andare avanti?

 “Manca il governo come interlocutore. Ho l’impressione che non ci si voglia confrontare sulla strategia , sulla politica futura . Nello stesso tempo penso che non si possa non tener conto oggi del contributo dei sovrintendenti che stanno lavorando alla riforma delle fondazioni”.

Non riuscite ad avere incontri con il governo? Non era stato istituito un tavolo di lavoro?
“Gli incontri vengono dati con il contagocce, francamente in maniera molto formale e burocratica. Ritengo che su questa questione si debba rispettare l’interlocutore e si debba dire anche se si vuole aprire un tavolo vero, non semplicemente di facciata. Finora il tavolo al ministero si è riunito una sola volta. Mi sembra poco; non abbiamo nemmeno parlato con il direttore generale”.

7 Luglio 2009

Filed under: Uncategorized — Tag: — Lavoratoriscala @ 18:52

Storie di ordinaria follia

Il 2 luglio la cgil  convoca una assemblea alla camera del lavoro, invitando tutti (sottolineamo tutti ) i lavoratori precari del teatro alla Scala. All’assemblea sono presenti una trentina di lavoratori. Si discute di come risolvere la  precarizzazione degli stagionali…
All’assemblea partecipa anche un lavoratore che è stato, fino a ieri, per vent’anni, precario.
Prima dell’incontro distribuisce una cartolina pieghevole, presentazione dell’associazione sindacale Bios, emanazione di San Precario e un volantino in cui spiega che la volontà di risolvere l’annosa questione della precarietà in scala è cosa buona e giusta, da qualsiasi parte provenga.
Inoltre in esso si ricorda di come questa volontà, da parte nostra sia stata sempre chiara; lo certificano gli innumerevoli incontri fra i legali e i lavoratori, le numerose iniziative e le mayday in cui i lavoratori autorganizzati della scala sono sempre stati in pole position
Nel momento in cui inizia la discussione però l’andazzo prende una strana piega.
Invece di spiegare il modo con cui si ha intenzione di affrontare le cause di lavoro, di come trasformarle in una causa veramente collettiva e quindi potenzialmente rivendicativa, si spiega che l’intenzione del sindacato confederale è di andare a discutere il  giorno 9 luglio 09 l’ampliamento dell’organico con la direzione del teatro
Al chè il lavoratore suddetto  prende parola per dire una cosa ovvia: l’ampliamento dell’organico è una cosa positiva se non è giocato in favore di alcuni, sulla pelle di tutti!  L’incontro del 9/7, per questo, è una nota fuori tempo, un incontro addirittura stonato rispetto alla situazione  di crisi in cui versa l’Italia.
L’intervento però verrà interrotto da un’aggressione verbale, concitata ed isterica, perpetrata da diversi rappresentanti della cgil che intimano al lavoratore di uscire dalla sala, arrivando perfino ad atteggiarsi in modo aggressivo  e minaccioso.
 L’episodio è grave, è importante raccontarlo, ma, si badi bene, non è nostra intenzione soffermarcisi
Vogliamo focalizzarci su’altro fatto che è addirittura più grave. Per mettere in moto una exit strategy dalla precarizzazione scaligera è necessario mettere in fila alcuni passaggi: è necessario che che tutti i lavoratori impugnino i propri contratti stagionali. L’utilizzo fraudolendo della stagionalità è fortemente probabile. Ogni organizzazione sindacale deve spingere in tal senso. Solo nel momento in cui l’azienda avvrà annusato l’odore della compatezza e della determinazione, sarà possibile mettere in campo una mobilitazione rivendicativa incisiva.
Una tratattiva prematura salverà pochi forse  ma legittimerà politiche di ulteriore precarizazzione con l’introuzione dei meccanismi di outsourcing(appalto). Basta guardarsi attorno per capire che questo è il Male che nell’arco di poco tempo eroderebbe i diritti di tutti.

Autorganizzati scala
Associazione sindacale Bios/San precario
Confederazione unitaria di base

2 Luglio 2009

Bondi, urge riforma radicale delle Fondazioni Liriche

Filed under: Uncategorized — Tag: — Lavoratoriscala @ 18:13

Musica: Bondi, urge riforma radicale delle Fondazioni Liriche

ROMA – 2 LUGLIO – Per le fondazioni liriche serve una riforma "radicale e coraggiosa". Lo ribadisce il ministro dei beni culturali Sandro Bondi (foto), che rispondendo al question time ad una interrogazione presentata da Michele Scandroglio (Pdl), sottolinea di aver informato il presidente del consiglio Berlusconi e l’intero governo di questa necessità e urgenza. Quella degli enti lirici, dice Bondi, "é questione importante, seria ed urgente. Da tempo sostengo che serve riforma delle fondazioni lirico sinfoniche, riforma invocata anche dagli stessi amministratori".

Il ministro ha ricordato che ad oggi la spesa per personale assorbe circa "il 70 per cento del finanziamento pubblico a ciò si aggiunge un deficit per 170 milioni di euro accumulato da 13 fondazioni liriche dal 2002 ad oggi e nello stesso periodo debiti iscritti nello stato patrimoniale che superano i 290 milioni di euro nonostante il finanziamento pubblico statale rappresenti quasi la metà del fondo unico per lo spettacolo (Fus)".

Dobbiamo prendere atto, prosegue Bondi, che la riforma degli enti lirici "ha sostanzialmente fallito il suo obiettivo". La privatizzazione "é risultata solo sulla carta", fa notare il ministro. Mentre la gestione non è stata affatto improntata allo spirito di imprenditorialità voluta dal legislatore". E’ giunto quindi, sottolinea di "prendere di petto questa situazione introducendo una riforma radicale e coraggiosa. Occorre dare fiducia agli amministratori capaci ma bisogna anche dare lustro al settore, coinvolgere sempre più persone e nello stesso tempo fare il mondo che il pubblico apprezzi l’innovazione e la ricerca di nuovi talenti sfuggendo a logica dello star system". Ovviamente il ruolo dei finanziatori privati può essere decisivo, precisa, e "cio ‘ richiederebbe una politica fiscale piu’ incentivante".

E’ necessario, conclude Bondi, "migliorare in generale il sistema di finanziamento agli organismi dello spettacolo dal vivo tenendo conto della attività già svolte e rendicontate dei livelli quantitativi e dell’importanza culturale della produzione svolta della regolarità gestionale nonché degli indici di affluenza del pubblico".

Spettacolo: dal governo un colpo mortale. Non reintegrato il Fus. Mobilitazione

ROMA – 1 LUGLIO – Mentre si accinge ad ospitare il G8, presentando l’Italia come il Paese della cultura e dell’arte, il governo assesta un colpo micidiale alla cultura e all’arte italiane. E’ questa la denuncia di Agis, Anica, Anac, 100Autori che evidenziano che il Consiglio dei ministri si è rifiutato di adottare il decreto di parziale reintegro del pesante taglio al Fus, Fondo unico dello spettacolo, che avrebbe consentito una sopravvivenza minima delle attività culturali, pur restando l’investimento pubblico complessivo dell’Italia il più basso fra quelli dei paesi sviluppati. (foto, il premier Silvio Berlusconi).

Dall’inizio dell’anno sono stati adottati diversi provvedimenti a sostegno delle imprese in molti settori ma nessuno nello spettacolo, ignorandone non solo il ruolo di innovazione e creazione, cruciale in una società avanzata, ma persino il fondamentale rilievo in termini imprenditoriali e sopratutto occupazionali, mettendo in ginocchio migliaia di imprese e a repentaglio il futuro di 200 mila lavoratori del settore.

Mentre il governo si vanta di mantenere gli impegni, in questo caso smentisce i suoi stessi rappresentanti di fronte al mondo della cultura e allo stesso Presidente della Repubblica. Perché solenne è stato l’impegno a reintegrare i fondi per le attività culturali preso dal ministro Bondi e dal sottosegretario Letta durante la cerimonia di presentazione dei David di Donatello al Quirinale. Talmente solenne da riscuotere l’approvazione del Presidente Napolitano. Altrettanto impegnative le dichiarazioni del sottosegretario Giro alle Giornate del Teatro di Napoli, sul reintegro del Fus e sulla urgente definizione di una riforma dello spettacolo.

Di fronte a tale prova di ostentato disinteresse per la cultura e smentendo gli stessi membri del governo, che delle politiche culturali sono i responsabili, di fronte alla perdita della credibilità da parte degli interlocutori istituzionali, il mondo delle attività culturali condurrà una campagna di denuncia e di mobilitazione per far conoscere la grave situazione e far valere le sue istanze. Il cinema, la musica, la danza, l’opera, il teatro, i circhi, gli spettacoli viaggianti italiani producono eccellenze riconosciute internazionalmente e sono parte della cultura mondiale: la loro messa in crisi non è solo un problema nazionale. Per questo motivo – concludono Agis, Anica, Anac e 100Autori – il terreno delle iniziative di denuncia e di immediata mobilitazione delle associazioni che rappresentano le attività culturali avrà la più vasta dimensione internazionale.

Powered by R*