Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

28 aprile 2011

Mayday 2011

Filed under: Uncategorized — Tag: — Lavoratoriscala @ 00:32

Mayday 2011: Cavalchiamo la tigre della precarietà

Per dieci anni la Mayday Parade è stata il primo maggio dei precari e delle precarie: l’espressione della nostra creatività, il luogo dove ci siamo riconosciuti, dove abbiamo coltivato le nostre relazioni e i nostri desideri e dove abbiamo reso visibili la nostra gioia e la nostra rabbia. Decine di migliaia di precari l’hanno animata, colorata, gridata e partecipata. Dopo undici anni sappiamo che la Mayday come spazio di espressione e visibilità, come momento di inclusione e ricomposizione della precarietà, ha vinto: oggi persino il papa e il sindacato confederale parlano di precarietà, mentre nelle piazze la generazione precaria esplode di rabbia. È tempo di esigere che i nostri desideri diventino realtà.

Stiamo cavalcando la tigre della precarietà, perché viviamo ogni giorno nell’incertezza ma anche perché sappiamo qual è la nostra forza. Il governo e l’Europa ci impongono privatizzazioni, licenziamenti, austerità, tagli, sacrifici. Non temporaneamente, per effetto della crisi, ma come politica necessaria e senza alternative per gli anni a venire. Di contro, la condizione precaria è diventata un soggetto politico autonomo, che crea azione politica: pone domande, individua soluzioni e sviluppa conflitto.

Vogliamo un reddito di base universale e incondizionato, sganciato dal contratto di lavoro. Vogliamo un nuovo welfare fatto di diritti per tutte/i, di accesso ai beni comuni costituiti da saperi, conoscenza, acqua, servizi sociali, casa, mobilità sostenibile. Siamo contro la speculazione e l’Expo 2015 che aggrediscono le nostre città e i nostri territori, con Milano come banco di prova per le politiche di cementificazione più aggressive. Chiediamo cittadinanza per i migranti slegata dal contratto dal lavoro e diritto alla libera circolazione. Chiediamo la riduzione del caos delle forme contrattuali, chiediamo più soldi e un salario minimo orario, e gridiamo con forza che rivogliamo ciò che ci hanno tolto: diritto alla maternità, alla previdenza, alle ferie. In poche parole, rivogliamo il diritto alla scelta, contro il ricatto del bisogno e della paura. Pretendiamo di essere ascoltati.

Vogliamo dirlo ben chiaro al governo, ai vari Marchionne, ai precarizzatori che abusano della nostra ricattabilità, ai sindacati concertativi, all’opposizione pavida e di comodo: i precari e le precarie chiedono l’opposto di quella politica di sacrifici che volete imporci. Precari e precarie, native e migranti, saremo in piazza il primo maggio per una Mayday di festa, di gioia e di rabbia.

Vogliamo che la Mayday si trasformi in un momento di passaggio, di immaginazione, di relazione e di discussione verso il primo vero sciopero precario che costruiremo tutti insieme nei prossimi mesi: vogliamo riprenderci il diritto allo sciopero e usarlo per reclamare i nostri desideri. Lo sciopero precario sarà lo sciopero dei precari e uno sciopero nato nella precarietà e rivolto contro chi ci precarizza.

Immaginate se un giorno i call center non rispondessero alle chiamate, se i trasporti non funzionassero, se le case editrici che sfruttano il lavoro precario fossero bloccate, se le fabbriche chiudessero, se la rete ribollisse di sabotaggi, se gli hacker fermassero le reti delle grandi aziende, se i precari si prendessero la casa che non hanno, gli spazi che gli sono negati. Immaginate se i precari e le precarie incrociassero le braccia, diventassero finalmente protagonisti e dimostrassero che sono forti: il paese si bloccherebbe. Di questo parleremo alla Mayday 2011: di come mettere in pratica il primo sciopero precario. Per farlo servono la tua intelligenza, i tuoi sogni, i tuoi trucchi e i tuoi sgami.

Vogliamo cavalcare la tigre della precarietà e dimostrare che tutti insieme possiamo diventare un problema per chi ci sfrutta. Mayday 2011, verso lo sciopero precario.

Primo maggio 2011, Milano, piazza XXIV Maggio, alle 14
Mayday – da undici anni il primo maggio dei precari e delle precarie

20 aprile 2011

Te la do' io la cultura. Parlano i lavoratori dello spettacolo.

Filed under: Uncategorized — Tag: — Lavoratoriscala @ 15:32

Assemblea, Incontro :           

La Cub/ Info Scala organizza giovedì 21 alle 17 e 30 un confronto tra i lavoratori
Autorganizzati dello Spettacolo  e i candidati Basilio Rizzo e Silvano Piccardi della "sinistra per Pisapia" alle elezioni comunali.

Partecipa :
R.S.U. Piccolo Teatro
Movimento Sogno 0.3 Milano
100autori/milano
lavoratori teatro atir
Massimo Guanella  Candidato S.e.l. per Pisapia
aderisce : Renato Sarti( t.cooperativa), Massimo De vita ( t. officina)

"I lavoratori dello spettacolo parlano dei  problemi e delle  prospettive possibili del settore cinemaTeatro
Milanese.

presso : CHIAMAMILANO, largo Corsia dei Servi (ex cinema corallo) MM san babila

Intervenite numerosi

15 aprile 2011

Questo blog è in lutto per il grande Vittorio Arrigoni

Filed under: Uncategorized — Lavoratoriscala @ 22:15

Oggi siamo a piangere l'atroce morte di Vik il "compagno palestinese", perchè come diceva lui: "RESTIAMO UMANI"

Come restammo umani il 7 dicembre 2007 quando i lavoratori della Scala  dedicarono con un minuto di silenzio la prima scaligera agli operai  uccisi sul lavoro la sera prima nel rogo della thissen-krupp .
Fuori il presidio dei lavoratori ripeteva i nomi delle vittime e le poesie di Neruda contro lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo per chiedere giustizia. Oggi con la sentenza di Torino questa è stata in parte realizzata, perchè il dolore dei familiari, a cui ci stringiamo, resterà comunque implacabile. 

10 aprile 2011

QUANTO COSTA IL FERRO?

Filed under: Uncategorized — Tag: — Lavoratoriscala @ 19:23

                              
La  citazione dell’opera di B.Brecht in quest’epoca di guerre è  nulla di più appropriato per questa TURANDOT. Una montagna di ferro ha invaso i ponti del palcoscenico del Piermarini. 
                                  QUANTO COSTA?
Ma quanto ci costa soprattutto in termini di rischi per la sicurezza questa megaproduzione, messa in scena con gli stessi tempi di un balletto fatto con 4 quinte?
                                  TOCCATE FERRO!
Vengono usati ad esempio i fine corsa nei motori che movimentano queste armature dove passano sotto intere masse artistiche e tecniche?…
                                  RITOCCATE FERRO!
Quanti Rappresentanti della Sicurezza ci dovrebbero essere a sorvegliare e denunciare i rischi di una produzione così Off-limits?
Almeno 3 su tutti i turni in palco e in 6 in tutto il teatro come prescrive la legge 81/2008 in un posto di lavoro come la Scala. Ma purtroppo ce n’è uno solo, che con tutto il nostro rispetto riesce a malapena a occuparsi dei numerosi acrobati che volteggiano sospesi per aria, per esigenze di regia“indiscutibili”.
Diffidiamo la direzione dell’allestimento scenico e quella della produzione nel continuare a superare qualsiasi limite per mettere in scena un’opera che avrebbe avuto bisogno dei tempi di una prima di Sant’Ambrogio.
Anche se la nuova lobby francese ha in “appalto” i” 7 dicembre” e i “resti “ se avanza qualche buco in stagione come in questo caso, vengono lasciati alla lobby del “vecchio artimarchigiano”,
nessuna produzione deve mettere a rischio la sicurezza e la salute dei lavoratori. La mala-organizzazione mette il teatro in uno stato di insicurezza ed emergenza tempistica che ha anche costretto ad appaltare a due rinomate sartorie capitoline la produzione dei costumi di Casanova e Turandot. Queste, invece di  alleggerire, con i loro errori, han prodotto addirittura un ulteriore carico di lavoro.
Denunciamo l’incompetenza dei responsabili della direzione Scaligera che scaricano sulle spalle dei lavoratori disagi e rischi  per la propria incolumità nonché  l’ennesimo  sperpero di risorse  a piene mani  in un epoca di tagli endemici.

ANCHE PER QUESTI MOTIVI SCIOPERIAMO E SAREMO IN PIAZZA IL 15/4/2011
                           
                        CUB /INFO Teatro Alla Scala

Venerdi 15 aprile Sciopero Generale di 24 ore
LA GIORNATA DELLA COLLERA(1)

Ci negano il diritto al lavoro, al reddito, alla casa, alla sanità e all’istruzione.

Sono contrari alla tassazione dei grandi patrimoni, al taglio delle spese militari, alla lotta all’evasione fiscale.

Rifiutano: l’asilo ai rifugiati in fuga dalle guerre, dalla fame e dalle dittature; il permesso di soggiorno con la “sanatoria truffa”, il prolungamento del permesso di soggiorno per chi perde il lavoro; la cittadinanza ai nati in Italia, il diritto di voto per chi risiede da 5 anni; la chiusura dei centri di identificazione ed espulsione.
Ora Basta

Unità e lotta per i diritti

5 aprile 2011

Sabato 9 aprile: Tutt* in piazza contro la precarietà!

Filed under: Uncategorized — Tag: — Lavoratoriscala @ 20:53
  

   vedi il video  il nostro tempo è adessoMiniatura Sabato 9 aprile: Tutt* in piazza contro la prec…di ilnostrotempoeadesso516 visualizzazioni

La manifestazione si svolgerà in molte città d'Italia, a Milano h15 e 30 colonne di San Lorenzo  c'è inoltre la possibilità di partecipare con la lettura di piccoli brani o brevi performance di teatro di strada.

http://ilnostrotempoeadesso.it/
L'apello  

Non c’è più tempo per l’attesa. E’ il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo. Soprattutto nelle mani di chi lo umilia quotidianamente.

Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. Senza di noi decine di migliaia di imprese ed enti pubblici, università e studi professionali non saprebbero più a chi chiedere braccia e cervello e su chi scaricare i costi della crisi. Così il nostro paese ci spreme e ci spreca allo stesso tempo.

Siamo una generazione precaria: senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita.

Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. Lo spettacolo delle nostre vite inutilmente faticose, delle aspettative tradite, delle fughe all’estero per cercare opportunità e garanzie che in Italia non esistono, non è più tollerabile. Come non sono più tollerabili i privilegi e le disuguaglianze che rendono impossibile la liberazione delle tante potenzialità represse.

Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli.

Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. Pretendiamo un paese che permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare. Che investa sulla ricerca, che valorizzi i nostri talenti e la nostra motivazione, che sostenga economicamente chi perde il lavoro, chi lo cerca e chi non lo trova, chi vuole scommettere su idee nuove e ambiziose, chi vuole formarsi in autonomia. Vogliamo un paese che entri davvero in Europa.

Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all’altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l’Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la “pagano” ai loro figli. Lo chiediamo a tutti quelli che hanno intenzione di riprendersi questo tempo, di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro, e che hanno intenzione di farlo adesso.

 

tutt* in piazza il 9 aprile.

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