Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

13 Luglio 2011

COMUNICATO STAMPA LAVORATORI TEATRO MAGGIO MUSICALE FIORENTINO

Filed under: Uncategorized — Tag: — Lavoratoriscala @ 18:11

GLI ESTERNI SIETE VOI! NOI SIAMO SOLO LAVORATORI NEL NOSTRO TEATRO!

I lavoratori del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino sono indignati e rattristati dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla Sovrintendente, Sig.ra Colombo.
A fronte del deficit ormai mostruoso di più di 27 milioni di euro (8 milioni di euro solo nel 2010) la soluzione geniale per risparmiare fondi è una sola: eliminare il ricorso aicontratti a termine buttando in mezzo alla strada i precari, presenti in ogni settore con stipendi dai 500 ai 1000 euro al mese, e tagliare i contratti integrativi.
Nessun accenno a razionalizzare, tagliare gli sprechi, dare l'esempio riducendo le spese della dirigenza, migliorare l'efficienza nei consumi.
A pagare dobbiamo essere noi, tecnici, sarte, personale di sala, che da 8,10,15,20
anni lavoriamo con onestà e -noi sì- passione per il teatro.
Mandando avanti l'attività stagione dopo stagione, vedendo succedersi gestioni che
operano scelte sempre più disastrose.
Senza nessuna serietà o pudore si è arrivati fino a comunicare alla stampa cifre
falsate, che assommano sotto il capitolo "personale esterno" i costi dei nostri stipendi,
insieme a quelli dei collaboratori con contratti professionali da 80.000 euro l'anno,
incarichi decisi a esclusiva discrezione della Sovrintendenza che ovviamente non sono
in discussione nei tagli.
Siamo stanchi di queste approssimazioni e di queste bugie che vengono portate avanti sotto il ricatto del rinnovo dei contratti integrativi, che pesano per un buon 50% sulla busta paga, mettendo in conflitto la sopravvivenza dei lavoratori precari con il mantenimento degli stipendi dei lavoratori stabili.
Una contrapposizione stabili-precari che riteniamo inaccettabile e che tutte le forze sindacali devono respingere. Perché oggi si parla dei precari, ma il destino di tutti i lavoratori del Maggio è minacciato.
Infatti, il bilancio previsionale 2011 del teatro stima tagli alla voc “personate" per ben 3 milioni di euro rispetto al 2010.
E' giunto il momento di esigere più onestà e trasparenza dai nostri dirigenti e capire se il vero intento è quello di risanare o piuttosto di distruggere definitivamente ogni possibilità di recupero per poi ripartire da zero nel nuovo teatro con una nuova gestione, nuove regole ….e forse un deficit tutto nuovo da cominciare!
Perciò i lavoratori del "Maggio" preannunciano iniziative di mobilitazione contro i tagli che ricadono solo sui lavoratori stabili e precari e non sulle collaborazioni "d'oro" e sprechi vari.
Firenze, 11 luglio 2011

 

La Nazione, Firenze 11 luglio 2011

Maggio Musicale fiorentino La protesta dei precari ''Indignati e rattristati".

"La soluzione geniale per risparmiare fondi è una sola: eliminare il ricorso ai contratti a termine buttando in mezzo alla strada i precari". Si dicono 'indignati' i lavoratori del Maggio e si mobilitano contro i tagli.

L'assemblea dei lavoratori del Maggio musicale (Pressphoto)

L'assemblea dei lavoratori del Maggio musicale (Pressphoto)

Firenze, 11 luglio 2011 – I tagli "ricadono solo sui lavoratori stabili e precari e non sulle collaborazioni 'd'oro' e sprechi vari''. E i lavoratori precari del Maggio musicale fiorentino si mobilitano e si dicono ''indignati e rattristati'' dalle dichiarazioni della sovrintendente Francesca Colombo''.

''A fronte del deficit ormai mostruoso – sottolineano i precari in una nota – di piu' di 27 milioni (8 mln solo nel 2010) la soluzione geniale per risparmiare fondi e' una sola: eliminare il ricorso ai contratti a termine buttando in mezzo alla strada i precari, presenti in ogni settore con stipendi dai 500 ai 1000 euro al mese, e tagliare i contratti integrativi. Nessun accenno a razionalizzare, tagliare gli sprechi, dare l'esempio riducendo le spese della dirigenza, migliorare l'efficienza nei consumi''.

I precari del Maggio si dicono ''stanchi di approssimazioni e bugie che vengono portate avanti sotto il ricatto del rinnovo dei contratti integrativi''. Sempre in una nota la Cub Informazione, il sindacato di base dei lavoratori dell'informazione e spettacolo, esprime ''forte preoccupazione per la situazione del Teatro del Maggio'' e annuncia ''iniziative sia contro i tagli ai lavoratori e all'attivita' del teatro, sia per un nuovo piano che preveda il rilancio della programmazione del Maggio, tagli alle collaborazioni e alla dirigenza e riduzione degli sprechi''.

Cub evidenzia che ''con un deficit enorme di piu' di 27 mln, il piano di risanamento prospettato dalla sovrintendente Colombo e' inadeguato''. ''La ricetta condita dalla sovrintendente – si legge ancora nella nota – prevede la diminuzione del ricorso ai contratti a termine ('licenziando' di fatto molti precari), il taglio dei contratti integrativi, la chiusura di alcuni reparti e la riduzione dell'attivita' del teatro a soli 3 mesi all'anno.

Nel piano non si pensa a tagliare gli sprechi, o a ridurre i collaboratori esterni, che in alcuni casi hanno contratti professionali da 80 mila euro l'anno; neppure si prevede di ridurre gli alti compensi e le spese dei dirigenti''.
''Dirigenza e Comune – conclude il sindacato – sono i veri responsabili del buco miliardario accumulato negli anni, non certo i lavoratori che, invece, saranno gli unici a pagare''.

125 Comments »

  1. La repubblica Firenze 13 luglio 2011

    L'inteawista Primicerio e il Maggio

    "Situazione drammatica" L'ex sindaco di Firenze è membro del cda del teatro: "C'è bisogno di soluzioni condivise"
    Primicerio: "Il Maggio è nel dramma ma la via di uscita non può calare Dall' alto" "Il costo del lavoro rappresenta il 90% della spesa, dobbiamo tagliare non c'è scelta".
    ILARIA CIUTI . SI tagliano le spese e si au// Omentano le entrate o si chiude», avverte Mario Primicerio,rappresentantedei privati e  della Provincia nel cda del Maggio. «Tutto va fatto in maniera condivisa». LA SITUAZIONE è //drammatica – spiega Primicerio – Osi va tutti insieme o non si va da nessuna parte». Ma Rifondazione in Provincia le chiede spiegazioni della sua astensione sul bilancio 2010 con 8 milioni di deficit. «In qualsiasi azienda i consiglieri sono tenuti alla riservatezza, non dico come hovotato. Dico che con 7 milioni di tagli dallo Stato e la previsione che non migliori, dobbiamo farei conti conlarealtà eridurrenel2011 ildeficitatremilioni tagliandone altrettanti dalle spese e recuperandone due dalle entrate». D'accordo nel tagliare il costo del lavoro? «Rappresenta il 90% della spesa, non abbiamo scelta. Da un lato, bisogna trattare con le agenzie che alzano i cachet degli artisti per incrementare il loro premio di mediazione. Dall'altro, i lavoratori. Una cosa sono gli aggiunti occasionali e altra gli stabili e i precari da tempo. Peri primi basta rivedere il calendario degli spettacoli in modo da averne bisogno perun "Sembra assurdo ma aumentando le repliche crescerebbe anche il deficit" periodo più ristretto ma più intenso. Peri secondi è più difficile, ma tutto si può fare, basta trovare soluzioni condivise e che evitino loro sacrifici troppo grossi. Niente può venire calato dall'alto, ma insieme si può trovare la strada. Perché, per esempio, non esternalizzare alcune mansioni chiedendo anche il sostegno pubblico per lo start up di cooperative di lavoratori ch evengano impiegati dal Comunale ma anche da altri teatri? O non pensare a un'Accademia di scenografia operistica?». Quando dice insieme si riferisce anche alla città? «Sì. Ho proposto al cda una giornata di riflessione sul Maggio a settembre che coinvolga oltre ai lavoratori tutti gli stakeholders di un'istituzione che è un gioiello culturale ma anche economico per le ricadute che porta e che Firenze deve sapersi mantenere». Ma perché non aumentare le entrate con più repliche? «Sembra assurdo, ma il deficit aumenterebbe. Il contratto nazionale garantisce artisti etecnici uno stipendio risibile. Così lo si incrementa con una quantità di indennità previste dall'integrativo. Se consolidassimo l'attuale stipendio come viene fuori con le indennità, cancellando questeultime, potremo aprire più spesso, avere più entrate e i lavoratori darebbero più prestazioni ma non perderebbero un euro. Anche perché presto avremo un problema più grosso dell'attuale». Che già non è poco. «Eppure la gestione del nuovo, strepitoso, Parco della Musica costerà moltissimo». Dunque bisognerà trovare una gestione nuova? «Ne parleremo, abbiamo tempo, devono arrivare 100 milioni per completare la seconda parte. Ma intanto propongo che, quando la prima sarà finita e il teatro si inaugurerà restando aperto dal 21 al 31 dicembre, funzioni a tempo pieno tutti i giorni, spettacoli mattina, pomeriggio e sera, non solo di musica classica ma di jazz, di tutto. Bisogna che l'intera città lo veda e sia invogliata a farsene carico. Non sarebbe difficile, è l'unica opera dei 150 anni dell'unità terminata nel 2011, è un raro teatro in Italia che invece di chiudere apre. Si merita un sostegno nazionale e credo anche che basterebbe darsi da fare per trovare molti artisti che verrebbero gratis per l'occasione». ***

    Commento di anonimo — 13 Luglio 2011 @ 20:20

  2. IL PDL A PALAZZO VECCHIO

    il giornale,  toscana  13 luglio 2011

    «La crisi del Maggio è responsabilità del centrosinistra» Il centrodestra chiede di discutere il piano industriale Intanto i disabili protestano: «No ai palchi ghetto al Parco della Musica» ramo preoccupati per quello che leggiamo sulla stampa e per le dichiarazioni rilasciate dalla sovrintendente Colombo sul Maggio Musicale. Il grave deficit nel quale è stato portato il Maggio ha delle responsabilità precise, e sono quelle di questo centrosinistra che governa Firenze da oltre 16 anni. Tutti i sindaci di Firenze nella loro veste di presidenti della Fondazione Maggio Musicale hanno scelto i sovrintendenti ed avvallato i bilanci, hanno condiviso le strategie e mai fatto una seria lotta agli sprechi». Così intervengono i consiglieri comunali del Pdl Marco Stella, Mario Tenerani e Stefano Alessandri sull'affaire Maggio musicale. «Tutti i sindaci del centrosinistra sono stati presidenti della fondazione, e sotto la loro gestione i bilanci del Maggio sono stati disastrosi – aggiungono -. Oggi non si tenti di scaricare le responsabilità su altri e soprattutto non si faccia pagare i lavoratori per le scelte sbagliate e i buchi di bilancio». Secono Stella, Tenerani e Alessandri «Renzi ha avvallato il bilancio previsionale 2010 che portava a una perdita di 1.750.000 ed ha condiviso il bilancio consuntivo che invece ha riportato una perdita di quasi 9 milioni di euro; chi pagherà per aver sbagliato cosi macro-scopicamen-te il preventivo? Come è stato possibile? Renzi ha scelto la Colombo, dopo un anno ancora non è stato fatto niente, ci spieghino quali sono le strategie per risanare la fondazione. Le scelte di risanamento devono passare attraverso un piano industriale, ma il piano, se il sindaco e la Colombo chiedono condivisione deve passare attraverso il dibattito del consiglio comunale». Intanto i disabili contro i «palchi-ghetto» del nuovo Parco della Musica e chiedono un incontro con il sindaco Matteo Renzi, nella sua veste di presidente della Fondazione del Maggio musicale comunale». «Sono stata recentemente a vedere uno spettacolo al Comunale e il palco riservato agli handicappati dal quale ho dovuto seguire l'opera – ha detto Costanza Loni, rappresentante dell'Associazione Toscana paraplegici – era stretto, piccolo e con pochi posti, tanto che non ho potuto nemmeno portare con me i miei bambini, finendo dunque sono rimasta da sola, separata dalla mia famiglia. Un tempo non era così – aggiunge Loni – anni addietro non c'era nessun palco ghetto e, una volta, fui addirittura collocata nel palco d'onore: mi ritrovai accanto Placido Domingo, che fu gentilissimo e mi sistemò pure la carrozzina». Il consigliere comunale Tommaso Grassi ha avanzato una proposta, in accordo con le Associzioni, a Palazzo Vecchio: dotare i disabili di un «super-permesso» per l'accesso alle aree pedonali. ***

    Commento di anonimo — 13 Luglio 2011 @ 20:32

  3. Maggio «Trovate tracce di Iodio 131 e Cesio 137 in quantità rilevante» «Contaminati»: esposto dei sindacati
     
    Corriere Fiorentino 12 luglio 2011

    Un esposto sul «caso Giappone" e una protesta contro il piano di risanamento. Maggio Musicale di nuovo nel centro del mirino: mentre Cgil, Cisl e Uil ieri presentavano un esposto in procura sulla tournée in Giappone nei giorni del terremoto, perché «al rientro in Italia — scrivono — i lavoratori risultano contaminati in modo rilevante da radiazioni di Iodio 131 e Cesio 137»,
    La Cub sollevava la questione occupazionale: «Ma quale piano di risanamento? Quei tagli sono sbagliati». Il sindacato di base dello spettacolo attacca: «Con un deficit enorme di più di 27 milioni di euro il piano di risanamento prospettato dalla sovrintendente Francesca Colombo è inadeguato e, se non verrà cambiato, accentuerà il declino del teatro». Perché la sovrintendente «ha previsto la riduzione delle attività a soli tre mesi, il taglio del settore scenografia, del personale di sala e delle voci integrative del contratto che corrispondono a metà della busta paga; temiamo anche che i tanti precari, circa il 20 per cento del personale, e alcuni sono lì da decenni — sottolinea Simone Vivoli della Cub — Infatti i precari proprio ora, a fine festival, hanno concluso il loro contratto e dovrebbero riprendere a ottobre». Vivoli aggiunge: «Stiamo valutando con i lavoratori l'ipotesi di mettere in piedi qualche iniziativa di protesta, ma la stagione estiva è pone molte difficoltà. Forse a settembre». Per far fronte al debito della Fondazione del Maggio Musicale, la sovrintendente ha preparato una ricetta che per la Cub va nella direzione opposta a quella virtuosa: «Non si pensa a tagliare sprechi o a ridurre i collaboratori esterni — continua la nota — che in alcuni casi hanno contratti da 8omila euro l'anno. E neppure si prevede di ridurre compensi e spese dei dirigenti». Mentre i lavoratori, circa 500, «saranno gli unici a pagare». Ma «a pagare sarà anche la cultura e Firenze — conclude Vivoli — perché non è concepibile un teatro che funziona solo per tre mesi». Edoardo Semmola ***

    Commento di anonimo — 13 Luglio 2011 @ 21:16

  4. CORRIERE DI BOLOGNA

    "COMUNALE, ALTRI SACRIFICI. TORNA IL RISCHIO STIPENDI" – COMUNALE, SOS STIPENDI "NUOVI SACRIFICI IN VISTA"

    14 luglio 2011

    II sindaco al cda del teatro. Le opere della nuova stagione «Comunale, altri sacrifici Torna il rischio stipendi» Il teatro di Largo Re-spighi naviga ancora in acque difficili: ad agosto sono a rischio gli stipendi dei lavoratori se non arriverà uno stanziamento della Regione. Il sindaco: «Nuovi sacrifici in arrivo». L'appello del cda è a un dialogo collaborativo con le maestranze. A rischio la Filarmonica e la permanenza del teatro nella Scuola dell'Opera. Perla prima della stagione I Pagliacci e Cavalleria Rusticana. A PAGINA 5 Carrozzlnl Teatro II sindaco annuncia un bilancio «dedicato» per Largo Respighi Comunale, sos stipendi «Nuovi sacrifici in vista» Fondi (in extremis) da Regione e Fondazioni L'appello Il notaio Giorgio Forni si è rivolto ai lavoratori perché «tutti devono fare la loro parte per evitare il commissariamento» Il teatro Comunale prova a guardare avanti, progettando un nuovo corso in cui tornare a essere perno delle attività musicali cittadine. Ma deve fare i conti (e non solo metaforicamente) con il pericolo concreto I nodi sul tavolo del cda Risorse e futuro in vista del 250 1 La prima emergenza da superare è quella degli stipendi di agosto dei lavoratori del teatro: il Comunale conta su uno stanziamento della Regione (1.450.000 euro) e su un ulteriore aiuto dalle Fondazioni bancarie. Altri fondi potrebbero arrivare da un contenzioso in corso con il ministero dei beni culturali che, a fine agosto, non possano più venire pagati gli stipendi ai dipendenti. Ad affermarlo lo stesso sindaco che, in qualità di presidente, ha partecipato ieri mattina al cda della Fondazione del Comunale: «Stiamo lavo- Stop a Filarmonica e Scuola dell'Opera 2 II cda di ieri ha discusso delle convenzioni con la Filarmonica e la Scuola dell'Opera: il sindaco ha spiegato che la priorità è valorizzare l'Orchestra del Comunale. Per quanto riguarda la Scuola dell'Opera, secondo Merola il teatro ne deve uscire per risparmiare rando per salvare il teatro, anche in previsione del 250 anniversario. Effettivamente c'è questo pericolo, perciò lavoriamo non solo per reperire i fondi che consentano di superare l'emergenza, — ha detto VirgiLa tournée a Tokyo dopoFukushima 3 II cda si è impegnato a fornire alle maestranze tutte le garanzie possibili in fatto di salute in vista della consueta tournée lirica estiva in Giappone. Tuttavia, ci sono già state diverse richieste di aspettativa di lavoratori spaventati dal rischio radiazioni dopo l'incidente di Fukushima nio Merola al termine della riunione — ma anche a un piano di rilancio credibile da presentare a istituzioni, Fondazioni e investitori privati». La copertura economica «salva stipendi» dovrebbe arrivare dal già annun *** ciato contributo della Regione (circa 1.450.000 euro) e dai probabili contributi delle Fondazioni bancarie: «Sì, in più c'è un contenzioso con il ministero per i beni culturali per un rimborso; insomma — è l'auspicio del notaio Giorgio Forni, vicepresidente della Fondazione —speriamo che ci siano queste convergenze positive, altrimenti c'è l'ipotesi commissariamento; ma noi ci auguriamo di superare la boa con l'aiuto dei lavoratori: in una situazione così difficile tutti devono fare la loro parte . E di un «dialogo serrato con le maestranze in vista di ulteriori sacrifici», ha parlato Merola annunciando di voler istituire nel bilancio del Comune un capitolo dedicato al Teatro Comunale «per avere certezza di risorse». Una decisione molto apprezzata dall'intero cda, favorevolmente colpito dal, la concretezza del sindaco: «E importante perché riconosce che il Teatro è parte stabile del patrimonio del Comune», il commento del consigliere Federico Rossi. Anche per Rino Maenza (membro del cda in quota Pdl) è positivo l'atteggiamento con cui si sono affrontati i problemi: «L'ottica non è tagliare, ma non concedere, evitare gli sprechi». Fra gli altri temi caldi all'ordine del giorno, le convenzioni con la Filarmonica e la Scuola dell'Opera : «Per la prima — ha detto il sindaco — è necessario che si faccia chiarezza sui ruoli: la Filarmonica deve essere aggiuntiva e non sostitutiva del lavoro dell'orchestra». Il sovrintendente Francesco Emani sta studiando una nuova convenzione, in linea con la precedente. Diverso il discorso della Scuola dell'Opera: per Merola, con l'appoggio unanime del cda, «bisogna uscirne, concentrare le risorse per salvare il teatro»; e per Forni «non ci sono i presupposti economici per continuare una collaborazione che comporterebbe costi che il teatro non è in grado di sostenere». Ora bisognerà stabilire le modalità di uscita del Teatro, che è uno dei soci fondatori dell'associazione Scuola dell'Opera. Fra gli altri punti di cui si è parlato ieri anche la tournée in Giappone, messa in discussione dal timore per la salute dei lavoratori a causa del disastro nucleare di Fukushima (si sono già registrate diverse richieste di aspettativa): «Con tutte le garanzie per le maestranze — ha spiegato Merola — si andrà, è un passo importante per il rilancio del teatro, non è escluso che vi partecipi una rappresentanza del Comune. Un'occasione fondamentale non solo per la produzione artistica, secondo il sovrintendente Emami, ma anche per il mondo dell'impresa regionale. Infine, la nuova stagione: presentata una bozza, ma all'interno di un più ampio progetto in cui, per Nicola Sani, consulente artistico di Er-nani, è fondamentale un elemento: «Il teatro torni a dialogare con il suo territorio». Barbara Carrozzini ***

    Commento di anonimo — 15 Luglio 2011 @ 08:14

  5.  

    REPUBBLICA FIRENZE

    PER CHI INVESTE NELLA CULTURA SCONTO DEL 20% SULLE TASSE 14-7-11

    RAU GAIA

    La proposta di legge Per chi investe nella cultura sconto del 20% sulle tasse La Regione ciprova: "Svolta contro i tagli dei governo" Cittadini o imprese dovranno scegliere un destinatario incluso in un elenco GAIA RAU FINANZIARE il restauro di un quadro o un festival musicale. E ottenere, in cambio, uno sconto sulle tasse. E' quanto prevede la proposta di legge regionale, la prima del genere in Italia, presentata ieri dagli assessori toscani al bilancio Riccardo Nencini e alla cultura Cristina Scaletti. Il provvedimento, che dovrebbe essere approvato entro la fine dell'estate ed entrare in vigore nel 2013, anno in cui è previsto il pieno conseguimento del federalismo fiscale, si rivolge sia ai cittadini che alle imprese: i primi, decidendo di investire in un progetto culturale, avranno diritto a una riduzione dell'addizionale Irpef pari al20 per cento della donazione sottoscritta; le seconde otterranno uno sgravio di pari valore sull'Irap, l'imposta sulle attività produttive. Secondo i calcoli di Nencini, soltanto nel primo anno la Regione potrà contare su un milione di euro di entrate in meno, «equivalenti tuttavia – ha spiegato – a cinque volte tanto in termini di finanziamenti culturali». Le donazioni non potranno essere indirizzate a chiunque: cittadini o imprese dovranno scegliere un destinatario incluso in un elenco di soggetti pubblici o privati, senza fini di lucro, che organizzino attività culturali o possiedano beni culturali. A compilare la lista sarà la Regione, che individuerà anche una serie di progetti che potranno Scaletti e Nencini presentano l'iniziativa, la prima del genere in Italia essere finanziati attraverso erogazioni liberali. In teoria, comunque, la possibilità di scelta sarà amplissima: si potrà decidere di investire nel restauro di un'opera d'arte, di un quadro o di un palazzo, nella realizzazione di festival teatrali, musicali o artistici, oppure di aiutare un'associazione o una fondazione impegnata in ambito culturale, compreso-non escludono i due assessori-il MaggioMusicale Fiorentino. Quanto all'entità del contributo, non è previ-staunasogliaminima.Agli autori della donazione basterà aspettare la dichiarazione dei redditi annuale per avere diritto al rimborso, oppure utilizzare il credito d'imposta per i versamenti da fare nel corso dell'anno. Una legge che trova il suo punto di forza nella semplicità: «Qui siamo alla scoperta dell'acqua calda, ovvero sgravi fiscali per chi finanzia la cultura», ha commentato Nencini, ricordando come, fra Irap e addizionale Irpef, in Toscana da sempre al minimo, la Regione incassi ogni anno poco meno di due miliardi e mezzo. Noi-ha aggiunto – dal 1 gennaio 2013 avremo poteri legati al federalismo fiscale: intendiamo utilizzarli per una serie di questioni e non aumenteremo le tasse. In questo caso si tratta di una nuova offerta per il mondo della cultura, che è importantissima in Toscana e che ha subito più di altri settori i tagli del governo». Una vera e propria «svolta», secondo Scaletti: «L'Italia – ha sottolineato – non ha storicamente una politica fiscale di agevolazione nei confronti della cultura, e nonostante da anni si parli di federalismo le politiche del governo si sono finora rivelate centralistiche: con questa legge e con una pur limitata leva fiscale vogliamo ribadire che per noi laculturae le sue istituzioni sono un valore immateriale e materiale, determinante nel caso della Toscana anche per la produzione di un pezzo importante di Pii». I due assessori toscani hanno inoltre evidenziato che «le manovre del governo stanno lasciando sul campo diverse centinaia di milioni in tutta Italia: proprio per questo la sinergia tra gli sforzi del pubblico e quelli del privato diventano la via maestra da seguire». Quest'anno, è stato infine ricordato, la Regione ha speso per la cultura, investimenti a parte, 18 milioni e «senza tagliare neppure un euro. Grazie a questa legge nel 2013 questi 18 milioni potrebbero diventare 23». ***

    Commento di anonimo — 15 Luglio 2011 @ 08:27

  6. 20/07/11

    CORRIERE FIORENTINO

    IL PACCHETTO SALVA-MAGGIO, LA CGIL GIÀ SI DEFILA

    RONZANI VALERIA

    Teatro.
    Un'assenza di rilievo all'incontro direzione-sindacati e un duro comunicato. Cisl: sacrifici, contratti di solidarietà Il pacchetto salva-Maggio, la Cgil già si defila Al vertice Francesca Colombo, sovrintendente In attesa del consiglio di amministrazione prima della pausa estiva, la direzione del Maggio musicale ha incontrato ieri i sindacati. Oggetto dell'incontro: organici e precari, presentando i primi interventi per cercare di risalire dal deficit di oltre 8 milioni di euro. La sovrintendente Colombo non c'era, c'era invece il direttore delle risorse Vincenzo Caldo, con Niccolò Parente, responsabile servizi musicali, e Marco Zane, direttore di produzione. La Cgil non si è presentata, ma con un comunicato durissimo ha accusato la direzione di non essere in grado di progettare il futuro del Maggio, chiedendo inoltre interlocutori in grado di prendere impegni e mantenerli. «li 22 giugno ci avevano assicurato che 9 lavoratori da anni a contratto a temo determinato — dice Cristina Pierattini, Cgil — sarebbero rientrati il primo settembre, ieri veniamo a sapere che i contratti partiranno dal 20». Il primo pacchetto di interventi fissa in 120 giornate di programmazione come obiettivo massimo, anche se alle porte c'è l'inaugurazione del nuovo teatro della Leopolda, ideato per garantire uno spettacolo diverso ogni sera. Il primo settembre i contratti a prestazione (5 euro netti l'ora) del personale di sala non saranno rinnovati. Il servizio sarà esternalizzato mentre il servizio di portineria sarà gestito con risorse interne. Contrazione in vista anche per l'attività dei laboratori scenografici. «Un fatto anacronistico — riflette Marco Salvatori della Fials —quando nel nuovo teatro ci saranno importanti spazi destinati alla scenotecnica. Noi avevamo proposto che i laboratori del Maggio diventassero punto di riferimento per tuffi i teatri della Toscana, vista l'alta professionalità delle maestranze». Un punto, questo, su cui concordano tutte le sigle sindacale, contrariamente ad altri. «li reddito di una prima parte dell'orchestra del Maggio è di 4.500 euro inferiore a quello di un analogo ruolo all'opera di Roma. Rischiamo di non essere più appetibili per i grandi talenti —prosegue Salvatori —, ma faremo di tutto per difendere la qualità». Apre a possibili contratti di solidarietà invece Angelo Betti della Fistel Cisl: «Tutti saranno chiamati a sacrifici. Per esempio i 93 coristi sanno che non potranno cantare sempre, con i una contrazione dei guadagni. Ma la prima a dover dare un segnale di buona volontà deve essere proprio la dirigenza». Valeria Ronzani :, PPPOOJII0. .F RISERVATA ***

    Commento di anonimo — 20 Luglio 2011 @ 17:08

  7. 20/07/11

    LIBERO ROMA

    TEATRO DELL'OPERA. LO SCIOPERO DEI LAVORATORI METTE A RISCHIO LA STAGIONE

    TOMASINO BARBARA

    CULTURA Teatro dell'Opera Lo sciopero dei lavoratori mette a rischio la stagione di BARBARA TOMASINO Guai in vista per il teatro dell'Opera. Oltre ad essere a rischio la stagione estiva, secondo i sindacati Cgil, Cisl e Uil ad essere «in bilico» è il funzionamento di tutto il teatro che «a causa dei tagli ai finanziamenti e al personale si sta riducendo da un'eccellenza ad una struttura di provincia». In vista di un incontro con il sindaco Alemanno previsto per il21 di questo mese Pierpaolo Bombardieri (Uil) annuncia: «Se non ci saranno risposte adeguate quel giorno lo sciopero sarà solo la prima delle nostre azioni». «Al Teatro dell'Opera ci sono due ordini di problemi», gli fa eco Roberto Giordano (Cgil), «gli scarsi finanziamenti aggravati dall'incidenza della recente manovra economica, e il personale. Il numero delle maestranze è fortemente ridotto rispetto al necessario e risulta impossibile stabilizzare i precari». Se -condo Paolo Terrinoni (Cisl) la struttura conta al momento «504 lavoratori stabili, a fronte di una pianta organica di 631 persone previste». «Chiediamo adAlemanno», continua, «di intervenire: o sensibilizzando il governo o con una legge comunale che ci permetta di aumentare la pianta organica». Secondo la Uil, inoltre, pendono sul teatro circa 250 vertenze per la stabilizzazione, riferite al collegato lavoro. «Vorremmo comprendere anche, a fronte delle difficoltà finanziarie», conclude Bombardieri, «come si spiegano gli 800 mila euro di consulenze inserite nel bilancio 2010 e perchè, al posto di infierire sui lavoratori non si chiede a Vespa e Bulgari di rinunciare al loro gettone nel Cda». «Siamo stati convocati dal sindaco ad un mese dalla nostra richiesta. Lo stesso giorno della convocazione del consiglio di amministrazione e della prima della Tosca», dichiara Francesco Melis coordinatore regionale delTeatro, «L'ordine del giorno ancora non è stato diffuso, ma immagino sia per l'approvazione del bilancio consuntivo del 2010. L'obiettivo è aprire un tavolo di confronto serio». Il programma è stato tagliato e modificato, sostituendo registi e allestimento per risparmiare. Il sindacato confederale ribadisce «bene la vicinanza di grandi direttori, ma il Teatro non si fa anche con regia e allestimenti». Per Bombardieri questo «è un grido di amore». ***

    Commento di anonimo — 20 Luglio 2011 @ 17:12

  8. Solidarietà ai colleghi di Firenze.
    A Genova hanno introdotto gli ammortizzatori sociali, i primi a pagare sono stati i precari, come da voi. Colleghi che bene o male lavoravano anche se a spizzichi e bocconi, oggi, in caso di sostituzioni per malattia o aspettative, vengono chiamati a lavorare a "giornata". Ed è già grasso che cola.
    Inoltre questa non è che la fase 1, perchè qui si cominciano a considerare gli stabili (280 circa) come degli esuberi, e stanno studiando il modo di mettere alla porta decine di lavoratori, anche attraverso possibili esternalizzazioni.
    Siate perciò uniti e resistete, diversamente farete la fine dei lavoratori di Genova, anestetizzati e menati per il naso, oggi in gran parte contenti per il molto tempo libero a disposizione per la produzione dimezzata, a fronte di una riduzione dello stipendio del 20% e oltre, senza aver ancora capito che molti, a medio termine, saranno in mezzo a una strada.
    Un collega del Teatro Carlo Felice.

    Commento di anonimo — 21 Luglio 2011 @ 12:43

  9. La CISL al Maggio propone i Contratti di Solidarietà e la CGIL si dilegua…ma va?

    Caro Conti sarai tanto importante per l'egemonia Scala in Italia , ma sinceramente è l'ora che tu cambi lavoro , anzi forse è l'ora che tu vada a lavorare per la prima volta nella tua vita!

    Vergona!

    Commento di anonimo — 21 Luglio 2011 @ 15:06

  10. La Cisl di Giustini e la Uil di Benigni hanno proposto i contratti di solidarietà al Carlo Felice; la Cgil di Conti invece era per la cassa integrazione.
    Alla fine hanno trovato l'accordo per portare i contratti di solidarietà, dopodichè si sono dileguati TUTTI.
    Aprite gli occhi a Firenze, finchè siete in tempo. Aprono la porta per precarizzare tutto, come trent'anni fa.

    Commento di anonimo — 21 Luglio 2011 @ 17:44

  11. La Cisl di Giustini e la Uil di Benigni hanno proposto per Genova i contratti di solidarietà; la Cgil con Conti invece voleva la cassa integrazione, interessata a introdurre gli ammortizzatori nel mondo dello spettacolo.
    Alla fine si sono accordati per i contratti di solidarietà, dopodichè si sono dileguati TUTTI. Gli ammortizzatori sono la via maestra per la precarizzazione del settore, come trent'anni fa. Apriete gli occhi a Firenze, finchè siete in tempo. A Genova siamo MORTI.

    Commento di anonimo — 21 Luglio 2011 @ 17:48

  12. Magari tornassimo a 30 anni fa con la legge 800… qua siamo al Regno delle 2 sicilie con i palchetti padronali, le banche che foraggaino tipo  Unicredit (che tanto presto fallirà) e capibastone in orchestra.
    Un bel po' di gente si sta muovendo per una grande manifestazione il 12 settembre a Roma . Non sarebbe forse il caso di aderire in massa?

    Ormai il morbo non è stato circoscritto solo al Carlo Felice  se vanno a puttane Bologna e Firenze in tanto gli andranno dietro.Cagliari? Venezia? Trieste?…meditate bamboccioni meditate.

    Commento di anonimo — 21 Luglio 2011 @ 19:21

  13. Al Carlo Felice, a Bologna e Firenze potete aggiungere anche Venezia.
    La CGIL che amministra il teatro ormai fa parte della direzione.
    Da un pezzo non rispetta più il contratto.
    Tutti i lavori extra, non di palcoscenico, devono essere eseguiti pena il non rinnovo dei contratti.

    Commento di anonimo — 22 Luglio 2011 @ 06:10

  14. n. 12

    30 anni fa intesi come precariato, almeno a Genova era così: 110 lavoratori stagionali. L'obiettivo è tornarci, con 40 stabili e basta.

    Commento di anonimo — 22 Luglio 2011 @ 12:27

  15. 22/07/11

    GIORNALE DELLA TOSCANA

    IL MAGGIO NELLA BUFERA, PDL CONTRO I LICENZIAMENTI "INVESTIMENTI E NON TAGLI" – LICENZIAMENTI AL MAGGIO, "STOP" DEL PDL

    SCAFFARDI FABIO

    Stella e Alessandri chiedono il piano industriale

    Il Maggio nella bufera Pdl contro i licenziamenti .

    «Investimenti e non tagli» . A chiederlo sono i consiglieri comunali Pdl Marco Stella e Stefano Alessandri, dopo che i vertici del Maggio hanno reso noto la volontà di licenziare 37 precari del teatro. «Rimaniamo stupiti dall'atteggiamento della soprintendente – denunciano Stella e Alessandri – che l'unica cosa che riesce a dire in questi giorni è che non rinnoverà i contratti ai lavoratori del Maggio. Chiediamo prima di tutto di vedere il piano industriale, discutere del piano in Consiglio e dopo attuare le linee». 
    La soprintendente Colombo blocchi i licenziamenti, e faccia vedere prima il piano industriale, e il sindaco Renzi vada in consiglio a relazionare sul Teatro del Maggio Musicale. •Prima vogliamo vedere il piano industriale., è la richiesta dei consiglieri Marco Stella e Stefano Messandri rinnoverà i contratti ai lavoratori del Maggio. Chiediamo prima di tutto di vedere il piano industriale, discutere del piano in Consiglio e dopo attuare le linee. Chi ha visto il piano industriale del Maggio? A chi la soprintendente Colombo ha illustrato le strategie? Il Cda del Maggio ha già deliberato sul Piano Industriale?». I due esponenti del centrodestra ricordano di aver «sempre sostenuto che la Fondazione avesse bisogno di riorganizzazione e razionalizzazione; aspettiamo di vedere le buone intenzioni trasformate in numeri, chiediamo di vedere il piano industriale. Oggi sembra che l'unica idea della Sovrintendente sia il taglio dei contratti a tempo determinato». Oggi al Teatro Comunale vi sono circa 120 persone con contratti a tempo determinato, per un costo complessivo da bilancio di previsione 3 milioni e 606mila euro. «Forse è forse questa la cifra che la soprintendente spera di risparmiare per pareggiare il bilancio? Se così fosse – dichiarano Stella e Alessandri – siamo delusi e preoccupati: delusi perché invece di razionalizzare, innovare, portare nuovi investitoti e migliorare gli incassi si pensa solo a tagliare posti di lavoro, preoccupati *** per le tante persone che da molti anni lavorano con contratti a tempo determinato e che potrebbero rimanere senza lavoro». Il Maggio Musicale è una istituzione di eccellenza nel settore lirico sinfonico, «ma da anni sopravvive in una situazione economico finanziaria preoccupante crediamo sia arrivato il momento di dire basta a gestioni sciagurate, che sono capaci di creare soltanto perdite. Siamo pronti a confrontarci e a condividere alcune scelte – spiegano i due consiglieri del Pdl – se queste vanno nella direzione di razionalizzare gli sprechi, aumentare la produzione e valori77are l'eccellenza. Abbiamo bisogno di trovare nuovi finanziatori privati che credono nel progetto, ma tutto questo deve essere fatto attraverso il piano industriale: cosa aspetta la Colombo a renderlo pubblico?», si chiedono Stella e Alessandri, che invitano il sindaco Matteo Renzi a relazionare in aula lunedì prossimo sulla situazione. L'altroieri la Colombo ha annunciato che 37 lavoratori del Maggio musicale fiorentino, appartenenti al personale di sala, alcuni anche «da 15 anni», «a settembre non rientreranno in servizio». Si tratta delle «prime vittime di quella politica di ristrutturazione di personale che la Direzione di questa Fondazione ha intenzione di portare avanti nell'obiettivo di un risparmio per le proprie casse», ha denunciato il personale di sala del Teatro del Maggio. Il personale di sala annuncia anche che d'ora in poi «inizia per il nostro reparto una battaglia per difendere i nostri diritti, la nostra dignità e il nostro posto di lavoro. Speriamo di ricevere sostegno e solidarietà». «Doveva essere l'ultimo spettacolo della stagione – spiegano ancora i lavoratori -, prima di salutarsi per tornare a settembre: come ogni anno, in attesa di vedersi rinnovare il proprio contratto. E invece l'ultima recita del "Cappello di paglia" è stata davvero l'ultimo spettacolo per 37 lavoratori stagionali», denunciano i sindacati

    Commento di anonimo — 22 Luglio 2011 @ 14:05

  16. Fin quando la CGIL è permette che il capo reparto rappresenti anche il sindacato …..
    ACqua alta

    Commento di anonimo — 24 Luglio 2011 @ 06:31

  17. Il problema nei confederali è che i rappresentanti sono tali per nomina, non per elezione dalla base, per cui si deve prendere quello che le segreterie decidono

    Commento di anonimo — 24 Luglio 2011 @ 14:17

  18. Agli iscritti di tutti i sindacati, non vi sembra onesto che un rappresentante sindacale divenuto responsabile e facente parte della direzione rassegni le dimissioni ?
    La volontà di fare carriera è legittima,non quella di tenere il …. un due poltrone.

    Alessandro / VE

    Commento di anonimo — 25 Luglio 2011 @ 07:25

  19. Certo, c'è un ENORME conflitto di interesse.
    Ma anche a Genova, i rappresentanti della triade sono TUTTI funzionari A, funzionari B che da una parte fanno assemblee degli iscritti, dall'altra siedono ai tavoli delle riunioni settimanali con la Direzione.
    Non è normale, ma siamo in itaglia.

    Commento di anonimo — 25 Luglio 2011 @ 17:13

  20. riunioni e non solo…

    Commento di anonimo — 26 Luglio 2011 @ 11:36

  21. @18 …pensa alla salute e allo stipendio, finchè puoi.

    Commento di anonimo — 26 Luglio 2011 @ 18:41

  22. Carissimi colleghi di Firenze, siete scandalizzati per il conflitto d'interessi dei confederali da voi?; Venite a vedere che cosa succede a Genova…da anni…!!

    Commento di anonimo — 26 Luglio 2011 @ 20:20

  23. A Firenze siete già del gatto. Se i cari amici Cisl e Cgil hanno deciso che la soluzione sono i contratti di solidarietà, sarà senz'altro così.
    A Genova hanno aperto la strada da un anno.
    Anzi, pare che in questi giorni ci sia già stato il primo licenziamento.

    Commento di anonimo — 27 Luglio 2011 @ 13:55

  24. 27/07/11

    CORRIERE FIORENTINO

    E SUL MAGGIO ROSSI PROMETTE AIUTI ALLE MASCHERE

    L'altro fronte E sul Maggio Rossi promette aiuti alle maschere Un aiuto economico alle 37 maschere del Maggio musicale, rimaste senza lavoro a causa del mancato rinnovo dei contratti. Lo promette, via Facebook, il governatore della Toscana, Enrico Rossi, annunciando che la Regione sta valutando la possibilità di «sostegno ai precari che perdono il lavoro». L'intervento del governatore è scattato dopo che, nei giorni scorsi, una delle maschere «licenziate» aveva contestato durante una conferenza stampa il sindaco Matteo Renzi sul piano di riduzione dei costi per salvare il Maggio. Un battibecco piuttosto animato: «Come mai siete partiti dal basso con i tagli e non dai vertici, ad esempio con la riduzione dello stipendio della sovrintendente?», aveva sbottato Maria Lardara, una delle maschere rimaste senza lavoro. «Non c'è nessuno "mandato a casa", ma diciamo con chiarezza che se vogliamo tenere in vita il Maggio dobbiamo iniziare a risparmiare, dove si può», aveva ribattuto il sindaco. Al Teatro Comunale, la sola esternalizzazione del servizio di sala farà risparmiare 40o mila euro, ma le 37 persone che finora lavoravano con contratto a termine (5 euro l'ora netti il compenso) non avranno più nemmeno questa certezza. Così il governatore Rossi ha deciso di metterci una pezza e ieri, a chi lo pungolava accusandolo di aiutare le maschere del Maggio facendo un distinguo rispetto agli altri precari ha risposto secco: «La Toscana è la prima Regione in Italia a garantire la cassa integrazione anche ai precari, tutti. Infatti, quanti fra alcune categorie di lavoratori atipici, dovessero assistere all'interruzione del proprio rapporto di lavoro, vedranno garantito, per quattro mesi, l'8o per cento dell'ultimo stipendio, fino a un massimo di 64o euro mensili. Noi includiamo e non escludiamo nessuno». (Cla.B) 4, PPPOD.IID' E RISERVATA ***

    Commento di anonimo — 27 Luglio 2011 @ 19:12

  25.  640 euro mensili a Firenze non bastano nemmeno per la carta igenica. Rossi farebbe bene a togliersi lo stipendio assieme a tutta quella massa di fannulloni colleghi suoi e darlo ai precari del maggio.

    8 milioni di deficit sono tanti. Siamo tutti curiosi di vedere come va finire lì a Firenze.

    Commento di anonimo — 28 Luglio 2011 @ 07:55

  26. 28/07/11

    REPUBBLICA FIRENZE

    COMUNALE, 132 POSTI DA TAGLIARE – CONTRO IL DEFICIT VIA 132 POSTI DI LAVORO –

    Via 77 lavoratori a tempo indeterminato, niente riconferma per 55 contratti a termine. E sulle 37 maschere la Regione vuole un incontro

    Comunale, 132 posfi La sovrintendente Colombo presenta il piano contro il deficit MANCANO i soldi e il bilancio è in rosso, perciò l'unica soluzione è tagliare. E la sovrintendente Francesca Colombo ieri ha spiegato ai sindacati che persalvare il Maggio Musicale prima di tutto bisogna diminuire il numero di lavoratori, dai 496 di oggi a364, 132 in meno. La decisione arriva nel bel mezzo delle polemiche sulle 37 maschere a cui a settembre non verrà rinnovato il contratto. Dopo le proteste sull'argomento contro il sindaco Renzi e la presa di posizione del governatore Rossi a favore dei lavoratori a rischio disoccupazione, si è schierata con questi ultimi anche l'assessore regionaleCristinaScaletti, chesiede anche nel cda del teatro. Sul tema la Regione ha chiesto un incontro con la sovrintendente.

    CIUTI ALLE PAGINE IV E V

    La crisi del Comunale Contro il deficit via 132 posti di lavoro Colombo presenta il piano. E sulle 3 7inaschere la Regione vuole un incontro Il balletto dovrebbe passare da 43 a 25 elementi, tutti precari "Saranno prepensionamenti" Critici i sindacati ILARIAqUII NUOVA pianta organica per il teatro del Maggio: da 496 lavoratori,trafissi eprecari, a364,132 in meno. L'hanno presentata ieri ai sindacati la sovrintendente Francesca Colombo e la direzione del teatro. Missione, salvare il teatro in panne, con i tagli dei finanziamenti dapartedello Stato, un buco nell'ultimo bilancio di 8 milioni e addirittura 27 milioni di deficit patrimoniale. Una situazione di emergenza a cui la direzione risponde prevedendo per primacosauntaglio di quelloche viene considerata una delle spese principali, il costo del lavoro. Punto di partenza il personale utilizzato complessivamente nel 2010, appunto 496 persone, di cui390 stabili e 106 atermine. Bene, il nuovo teatro dovrà ridurle a 313 fisse e 51 precarie. L'annuncio preoccupa i sindacati. Mentre cresce la polemica sulle 37 maschere, di cui 34 donne, a cui non verrà rinnovato il contratto a settembre e sulle quali la Regione, come hanno annunciato gli assessori alla cultura e all'economia Cristina Scaletti e Gianfranco Simoncini, che ieri hanno incontrato le maschere, chiederà un incontro a Colombo. Dopo la solidarietà già espressa dal pres fidente Rossi che ha incaricato Sim oncini sia di verificare la situazione del teatro che, eventualmente, di trovare un sostegno peri lavoratori. Scaletti, che è anche membro del cda del Maggio, nonusamezzitermi-ni: «La situazione del teatro è difficile e complicata. Ma con l'intervento sulle 37 maschere si è partiticonil piede sbagliato. Senza un piano percepibile di rilancio che non può prescindere da sponsorizzazioni consistenti, con un prowedimento che ha un impatto umano profondo e un risparmio irrisorio e senza la condivisi one: tanto più necessaria in un mom ento così delicato». Di ritirare i licenziamenti lo chiede anche la commissione lavoro della Provincia che a sua volta ha ieri incontrato le maschere. Quanto al nuovo organico, la direzione del Maggio tace, ma da quanto trapela dalle organizza-zioni sindacali, labottanonèpiccola. Le uniche strutture a non venire toccate sarebbero solo la direzione e i collaboratori artistici. Per il resto non si salva nessuno. Minori i tagli nell'orchestra e il coro che comunque perderebbero una decina di componenti a testa, maggiori tra impiegati tecnici e amministrativi da dimagrire di oltre 50 unità e tra gli operai (meno più di 40). Taglio netto al balletto: da 43 a 25 esclusivamente precari. Taglio al laboratorio di scenografia dove da 25 si passerebbe a 12, spedendo 6 degli esuberi in palcoscenico. Nessun licenziamento diretto, *** avrebbe detto la sovrintendente I TAGLI Colombo, solo prepensiona- La sovrintenmenti e non conferma di alcuni dente contratti a termine. Francesca svuotato di attività pregiate. Di Colombo ha fatto smantellato, certo non al- presentato il l'altezzadelruolointemazionale piano tagli edigrandequalitàchehasempre all'organico avuto». Lo allarma quello che chiama «il gioco delle tre carte». Spiega. «Ci avevano chiesto tre milioni di risparmio per non chiudere. Ora sono già sette e aumenteranno con i tagli all'integrativo e la riorganizzazione. Come si fa a discutere se ci cambiano sempre le carte in tavola?». Convinto della necessità dell'intervento ma non altrettanto del fatto che funzioni, Marco Salvatori, della Fials: «Ben venga se è serio, si doveva fare anche prima. Ma ancora non capisco dove porterà e non vedo un progetto ultimo di rilancio del teatro. In ogni caso la politica ci dovrà aiutare perché rischiamo dawero il declassamento del teatro». In posizione di attesa Angelo Betti della Cisl: «Vedremo a settembre cosa va e cosa è inaccettabile. L'unico punto positivo mi sembra il fatto che ci sia ancora da discutere». I numeri O IL TAGLIO Il nuovo organico dei teatro del magio prevede 364 dipendenti invece di 496 O GU STAU Erano 390. Se ne prevedono 313 tramite pensionamenti e prepensionamenti IPRECARI Nel 2010 iI teatro ne ha usati 106. Secondo il pno della direzione, diventano 51 (SETTORI Tagli generali, dall'orchestra al coro agli impiegati e gli operai. Di più tre i tecnici ***

    Commento di anonimo — 29 Luglio 2011 @ 09:05

  27. 28/07/11

    CORRIERE FIORENTINO

    LA REGIONE PRO-MASCHERE CHIEDE INCONTRO ALLA COLOMBO

    Maggio La Regione pro-maschere chiede incontro alla Colombo Interviene anche il governo regionale nella polemica sui tagli al Maggio. Nella serata di ieri la giunta Rossi ha chiesto un incontro al sovrintendente dell'ente fiorentino Francesca Colombo, dopo l'annuncio del sindaco di Firenze Matteo Renzi di non rinnovare i contratti a 37 maschere del teatro. Ad annunciare le prime mosse, ieri mattina, era stato l'assessore regionale alla cultura Cristina Scaletti. A margine della presentazione di «Effetto Venezia», parlando con i cronisti aveva detto: «Per il Maggio serve innanzi tutto un piano di rilancio e la ricerca di nuovi sponsor, oltre al taglio dei costi che non può partire dal taglio delle maschere. Oltre ad essere sconcertante sul piano umano e a non rappresentare un risparmio sostanziale, è sbagliato un approccio che non preveda una condivisione e un dialogo con tutte le parti in causa. Anche per questo, oggi, con l'assessore al lavoro Gianfranco Simoncini, incontreremo alcuni rappresentanti dei lavoratori». Al termine dell'incontro, cui ha partecipato anche il coordinatore regionale della Slc Cgil Paolo Aglietti, i due assessori hanno annunciato di voler sollecitare il meeting con Colombo per fare il punto sulla vicenda. «Vogliamo capire — ha dichiarato Simoncini — se e in che modo si possano mettere in campo gli strumenti di salvaguardia e sostegno varati dalla Regione a tutela dei lavoratori». Una linea, quella della Regione, apparsa chiara già giorni fa quando, dalla sua pagina Facebook, il governatore Enrico Rossi era intervenuto dicendo: «37 persone che perdono il lavoro sono un dramma e la solidarietà, che pure c'è ed è forte, non basta» annunciando la verifica richiesta a Simoncini, puntualmente arrivata nella giornata di ieri. La questione si era aperta giovedì scorso in Palazzo Vecchio quando il sindaco Renzi, spiegando la necessità di ridurre i costi esternalizzando alcuni servizi, era stato contestato in un botta e risposta proprio da una delle maschere presenti alla conferenza stampa. Edoardo Lusena ***

    Commento di anonimo — 29 Luglio 2011 @ 09:09

  28. 28/07/11

    GIORNALE DELLA TOSCANA

    MAGGIO, CRESCONO I TAGLI E SCALETTI ATTACCA

    CONVOCATA LA SOVRINTENDENTE. Maggio, crescono i tagli e Scaletti attacca Vertice Colombo-sindacati: meno 7 milioni per il personale. L'assessore: le decisioni vanno condivise resce l'entità dei tagli al persona-leediparipassosaleanchela tensione politica sulle scelte della Sovrintendente Colombo per risanare i conti del Maggio Musicale Fiorentino. Si può riassumere così il quadro di una giornata trascorsa tra vertici, incontri e faccia a faccia tra la Colombo, i sindacati e le istituzioni. In mattinata il nuovo incontro tra la Colombo e i rappresentanti dei lavoratori a cui è stato presentata una bozza del piano sull'organico in cui, secondo quanto appreso, i tagli sul personale sono ulteriormente accresciuti e nei prossimi anni, secondo le proiezioni arriverebbero a portare un risparmio di 7 milioni. Tagli che riguarderebbero oltre un centinaio di lavoratori stabili e più di una cinquantina di stagionali. Tra i settori più colpiti il ballo anche se il piano per ridurre i costi non risparmierebbe nemmeno gli amministrativi e i settori della scenografia, degli addetti al palcoscenico e del coro. Un piano dei tagli che «porta a un pesante ridimensionamento del personale», commenta Paolo Aglietti (Cgil). «Vogliamo avere in tempi brevi un chiaro quadro economico, non ci bastano le bozze sulla riorganizzazione del teatro», aggiunge Angelo Betti (Ci-sl). Adesso i sindacati si confronteranno con i lavoratori e poi, il 6 settembre torneranno a vedersi direttamente con la Sovrintendente Colombo. Per quanto riguarda invece il caso delle maschere, nel corso dell'incontro è emerso che i 37 contratti erano in scadenza e che sarebbe stato proposta come via d'uscita la creazione di una cooperativa da parte degli addetti con cui poi il Maggio stipulerebbe un contratto per il servizio. Intanto nelle stesse ore del faccia a faccia, è arrivato un pesante attacco alla politica della Colombo da parte dell'assessore regionale Cristina Scaletti che è anche membro del Cda (e il 28 giugno scorso non era presente all'approvazione del bilancio perché impegnata a Bruxelles). «Il taglio delle 37 maschere del teatro del Maggio è un segnale di impatto umano disarmante, che ha per di più una ricaduta economica molto modesta: nell'operazione di riorganizzazione dell'ente l'approccio corretto è quello di dare vita ad un necessario processo di condivisione delle decisioni, in cui i lavoratori, e le organizzazioni cui fanno riferimento, ci aiutino in prima persona a trovare delle soluzioni», ha detto. Il Maggio «è in una situazione estremamente difficile – ha poi commentato Scaletti – e lo dico come socio-Regione che dà un contributo molto rilevante a questa prestigiosissima istituzione culturale. Il problema del Maggio va affrontato seguendo contestualmente tre approcci: il primo è 1' effettivo rilancio del teatro, con associata una sponsorship, percepibile ed ingente che possa permetterci di non basarsi più sul contributo pubblico; secondariamente è necessario un processo di riorganizzazione e di contenimento dei costi che non dovrà prescindere da nessun aspetto, nemmeno quello del personale; terzo aspetto, non meno importante, quello della condivisione. Non è possibile che si facciano le scelte senza un altissimo livello di coinvolgimento di tutti gli interlocutori in gioco». Nel pomeriggio poi l'assessore Scaletti (insieme al collega Simoncini) ha incontrato Paolo Aglietti, coordinatore regionale della Slc Cgil e la tensione con la Colombo è cresciuta: la giunta regionale solleciterà infatti un incontro con la sovrintendente. «Siamo preoccupati per le ricadute occupazionali di questa vicenda – hanno detto gli assessori – ma vogliamo avere un quadro conoscitivo più esaustivo di tutta la situazione finanziaria dell'ente lirico e dei modi per affrontarla. Vogliamo capire – ha sottolineato Simoncini – se, e in che modo, si possano mettere in campo gli strumenti di salvaguardia e di sostegno che la Regione ha varato per le situazioni di criticità occupazionale». I due assessori hanno infine annunciato che della questione sarà ufficialmente investita la giunta regionale con una comunicazione prevista nella prossima seduta, lunedì prossimo. Ma la Regione deve incassare anche la tirata di orecchie di Beni della Cisl che chiede «maggiore attenzione alle istituzioni» per evitare in futuro «incontri con un'unica sigla sindacale» prefrendo i vertici «con tutti i rappresentanti dei lavoratori». ***

    Commento di anonimo — 29 Luglio 2011 @ 09:15

  29. Ottime iniziative al Maggio.
    Spero che anche in Scala si inizi a tagliare un pò di parassiti non qualificati e assunti solo grazie allo sfrenato cigiellismo al limite del ridicolo e del legale….
    Dai che forse c'è veramente aria nuovo in teatro!

    Commento di anonimo — 29 Luglio 2011 @ 20:11

  30. Spero che anche in Fenice si inizi a tagliare un pò di parassiti non qualificati e assunti solo grazie allo sfrenato cigiellismo al limite del ridicolo e del legale….
    Questo per giustificare diverse tessere restituite alla CGIL.

    Commento di anonimo — 30 Luglio 2011 @ 05:53

  31. Grandi idee di Fassino, sindaco di Torino: 14 Fondazioni Liriche sono troppe, Genova e Torino per risparmiare potrebbero avere un'unica orchestra per due teatri.
    Complimenti, dove non ci arriva la destra, ci pensa la sinistra.
    Ma andate affanculo.

    Commento di anonimo — 1 Agosto 2011 @ 20:17

  32. Finalmente qualcuno comincia a capire.
    Tenete sempre presente l'esempio Fenice.
    CGIL = DIREZIONE

    Commento di anonimo — 2 Agosto 2011 @ 07:02

  33. Confermo gli unici che hanno fatto "carriera" sono cgiellini…
    Complimenti

    Commento di anonimo — 2 Agosto 2011 @ 07:05

  34. Ha ha ha la ….CISL al Maggio chiede : «maggiore attenzione alle istituzioni» per evitare in futuro «incontri con un'unica sigla sindacale» prefrendo i vertici «con tutti i rappresentanti dei lavoratori».

    Al Maggio di e a Pomigliano no? Al Maggio si e al Carlo Felice no?

    …roba da matti…

    e poi chi sono questi 100 stabili che vogliono  licenziare a Firenze? E' una lista di esuberi? Nomi e foto per favore !!!

    Commento di anonimo — 2 Agosto 2011 @ 17:07

  35. 02/08/11

    CORRIERE FIORENTINO

    CRISI FONDAZIONE, VERTICE IN REGIONE. OK ALLA "CASSA" – COLOMBO-REGIONE, SUI PRECARI È TREGUA

    Via al tavolo per gli ammortizzatori sociali Colombo-Regione, sui precari è tregua Disgelo. È questa la migliore traduzione del termine «interlocutorio» dato all'incontro tra la sovrintendente del Maggio Francesco Colombo e gli assessori regionali Cristina Scaletti e Gianfranco Simoncini. Dopo lo scontro tra lei e la Regione sul licenziamento delle 37 maschere precarie del Maggio, e gli strali di Palazzo Sacrati Strozzi, ieri i tre si sono visti per capire come affrontare meglio la crisi della Fondazione, di cui la Regione è socio fondatore. E da Simoncini e Scaletti è venuta la proposta di una serie di possibili interventi, «di strumenti contrattuali, di ammortizzatori, in grado di alleggerire la situazione di sbilancio, evitando disagi non tollerabili ai lavoratori». Insomma, dalla cassa integrazione ai contratti di solidarietà, passando dalla formazione di cooperative dei lavoratori precari a cui affidare i servizi ora gestiti dall'interno. Perché se gli esuberi ci sono, vanno gestiti. «Il contenimento dei costi non può essere un approccio svincolato da un progetto a lungo termine» hanno spiegato i due assessori. Ma senza «un reale coinvolgimento» della Regione «risulta difficile appoggiare, in qualità di socio fondatore che esprime un proprio membro all'interno del Cda, decisioni non coerenti» con un «progetto di lungo termine» che «non investa solo il personale». Da parte sua Colombo, che ha ottenuto la conferma del finziamento regionale per il Maggio (non facile con i bilanci attuali degli enti locali) ha anche chiesto un intervento di patrimonializzazione: da tempo il Maggio chiede ai soci enti pubblici un magazzino (minimo 7 mila metri quadri) che oltre che ad abbattere i costi di affitto, possa essere messo a patrimonio facilitando i conti della fondazione. «Nelle ristrutturazioni stiamo rivedendo tutte le voci di bilancio nel loro complesso. La Regione potrà fornire un contributo importante sul piano dell'individuazione dei percorsi di intervento» ha spiegato Colombo, che però non vuole solo «riorganizzare, bisognerà anche investire». Regione e Maggio si vedranno ad un tavolo tecnico entro due settimane, a settembre l'incontro con i sindacati. M.F. ***

    Commento di anonimo — 4 Agosto 2011 @ 21:23

  36. 02/08/11

    REPUBBLICA FIRENZE

    MAGGIO, LA REGIONE AL TEATRO "DA ORA LE SCELTE SI CONDIIDONO"

    Viaggio, la Regione al teatro "Da ora le scelte si condividono" Faccia a faccia degli assessori Scaletti e Simoncini con la sovrintendente (LAMA pull IA REGIONE metterà il naso negli affari del Maggio. Se la Fondazione dovrà ristrutturare, come ha ribadito ieri la sovrintendente Francesca Colombo agli assessori alla cultura e all'economia, Cristina Scaletti e Gianfranco Simoncini, lo potrà fare solo con «un percorso condiviso». L'incontro era stato chiesto da Scaletti che aveva criticato il modo con cui il teatro aveva deciso di non rinnovare il contratto alle le 37 maschere, mentre il presidente Rossi aveva espresso solidarietà ai lavoratori. Scaletti che siede nel cda del Maggio, ha chiesto un ruolo più determinante nel consiglio. E se l'incontro si è concluso con un tutto bene da ambo le parti, la Regione manda un segnale: o con noi e senza decisioni unilaterali o non approveremo niente. Collaborerà se la si lascerà fare il socio fondatore quale è. Simoncini offre al Maggio una «batteria di strumenti» per l'occupazione e per garantire «la tenuta sociale». Owero una serie di ammortizzatori che «alleggeriscano eventuali percorsi di riorganizzazione». Contratti di solidarietà, sostegno ai prepensionamenti, start up per nuove cooperative. Tutto si può fare ma solo se si condivide il percorso. «Siamo contenti – reagisce Colombo – di avere la Regione al fianco». Quanto al piano di riorganizzazione, Colombo non tentenna. «Dal 1999 i bilanci chiudono in perdita: significa che siamo sovradimensioanti rispetto alla capacità di finanziarsi. Nel 2010 abbiamo speso 38 milioni e incassati 30. Bisogna ridurre i costi che all'87% dipendono dal personale». L'obiettivo, dice, è tagliare 4 milioni e guadagnarne altrettanti di più. D'altra parte il commissariamento è dietro l'angolo: «Il ministero mi ha avvisato che eravamo già commissariabili quando sono arrivata – racconta – Se non viene fatto è solo perché ho chiesto il tempo di risanare nell'ordinaria amministrazione. Il ministro Galan mi ha esortato a accelerare ma il rischio incombe». Scaletti insiste: «Se è necessario contenere i costi, lo è altrettanto una condivisione». Quanto alle maschere, Colombo dice di avere perora stabilito di sostituirle con una ditta esterna solo per un mese, poi di essere aperta a q u a l siasi soluzione anche a usare lo stesso personale sotto nuova forma purchè «senza le ingessature del vecchio contratto». I sindacati, carte del bilancio alla mano, sostengono che le maschere costavano, provvidenze incluse, 14,61 euro l'ora e che le ditte esterne propongono un costo al minimo di 15,20 euro l'ora: «Si pagherebbero 13.780 euro in più». Colombo nega: «Nella più pessimistica delle ipotesi risparmieremmo 110.000 euro complessivi». ***

    Commento di anonimo — 4 Agosto 2011 @ 21:27

  37. 5 agosto 2011

    Teatro Stipendi salvi al Maggio Con le garanzie del Comune Palazzo Vecchio «salva» gli stipendi del Maggio. La giunta comunale ha impegnato già quest'anno il contributo di 3,5 milioni di euro previsto per il 2012. Un atto che servirà come garanzia perla richiesta di liquidità avanzata dalla Fondazione del Maggio musicale al Monte dei Paschi di Siena. Così potranno essere pagati gli stipendi dei dipendenti fino a settembre. Attualmente i lavoratori devono ancora percepire i compensi di luglio; secondo una circolare interna al teatro i soldi arriveranno il io agosto. Il teatro, in grave crisi economica, si è dovuto rivolgere alla banca, che però a sua volta ha chiesto delle garanzie specifiche. Da qui la richiesta di aiuto al Comune: a cui è stato chiesto di deliberare subito un accantonamento del contributo, già stanziato nel bilancio pluriennale. Vale a dire che l'amministrazione metterà da parte nell'immediato 3,5 milioni di euro. Dal Comune si specifica che si tratta comunque di risorse che erano destinate alla Fondazione, senza nessun contributo aggiuntivo. Ma i problemi del Maggio non si esauriscono: «Ormai i mancati pagamenti si ripropongono ogni mese — afferma Massimo Vagaggini (Cgil) —continuiamo ad essere preoccupati per quello che succederà dopo l'estate». Il 6 settembre è previsto un nuovo incontro con la sovrintendente Francesca Colombo che, dopo aver presentato una prima parte del piano industriale, relativo all'organico, porterà il quadro economico finanziario. L'obiettivo è quello di risparmiare: dopo il mancato rinnovo di diversi contratti precari, Colombo e il sindaco Renzi hanno assicurato che «tutto verrà rimesso in discussione», anche gli stipendi dei piani alti. (F.S.) ***

    Commento di anonimo — 5 Agosto 2011 @ 21:26

  38. 5-8-11

    Soddisfatti i sindacati Teatro dell'Opera Alemanno sigla intesa Salvi lirica e precariato • «Un nuovo, importante passo avanti è stato fatto verso il riconoscimento dell'eccellenza artistica e amministrativa del Teatro dell'Opera». La conferma in una nota del Sovrintendente del Teatro dell'Opera, Catello De Martino, che esprime soddisfazione per la sigla del protocollo di intesa sindacale. «Infatti – aggiunge – nello spirito di rilancio del Teatro, il sindaco presidente Gianni Alemanno, ha sottoscritto un protocollo di fondamentale importanza strategica, che pone definitivamente le basi più per la prosecuzione del progetto che vede l'Opera come teatro rappresentativo di Roma Capitale nel contesto internazionale che gli è proprio. Questa intesa è stata sottoscritta con tutte le organizzazioni sindacali firmatarie dei contratti collettivi e aziendali e segue il recente e importantissimo risultato che ha visto la Fondazione raggiungere un pareggio di bilancio positivo, tanto più importante considerato lo stato di crisi nel quale il Teatro ha versato negli ultimi anni». I contenuti qualificanti dell'intesa possono riassumersi nell'individuazione di percorsi che vedono il sindaco presidente avviare azioni volte al superamento del problema del precariato; l'impegno ad intervenire in ambito legislativo al fine di istituzionalizzare l'autonomia del Teatro, anche quale espressione del complessivo nuovo assetto dell'Amministrazione capitolina; l'impegno ad affrontare il tema dei finanziamenti istituzionali, al fine di carratterizzarli con contributi almeno triennali, che consentano una coerente e proficua attività di programmazione; attivare dal prossimo settembre tavoli di confronto per la definizione di un sistema di regole condiviso per attuare le relazioni sindacali previste dalla legge e dai contratti». A conferma dell'eccellente risultato raggiunto per i sindacati «con la firma del protocollo sottoscritto si pone una prima pietra per la soluzione della vertenza in corso» affermano Roberto Giordano segretario della Cgil e Alberto Manzini, segretario della Slc Cgil di Roma e del Lazio. ***

    Commento di anonimo — 5 Agosto 2011 @ 21:28

  39. 05/08/11

    GIORNALE DELLA TOSCANA

    PALAZZO VECCHIO BANCOMAT DEL MAGGIO – PALAZZO VECCHIO "BANCOMAT" DEL TEATRO DEL MAGGIO MUSICALE

    GHIZZANI GIULIA

    1

     

     

     

     

    PER PAGARE GLI STIPENDI RENZI ANTICIPA 13,5 MILIONI DI STANZIAMENTO DEL 2012 Palazzo Vecchio bancomat del Maggio aggrava sempre più la situazione finanziaria del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Nonostante l'assegnazione, da parte del Comune, di un contributo complessivo per il 2011 di 3 milioni e mezzo di euro – versato dall'amministrazione per garantire la continuità dell'attività del Teatro -, la Fondazione è corsa, infatti, nuovamente ai ripari, chiedendo aiuto a Palazzo Vecchio. Stavolta, i timori hanno riguardato il pagamento degli stipendi del mese di luglio al personale dipendente: essendosi rivolto al Monte dei Paschi di Siena per far fronte alla questione, ma non avendo, evidentemente, specifiche garanzie da offrire alla banca, l'ente lirico sinfonico ha deciso quindi di bussare alla porta del sindaco Renzi e dei suoi assessori, ricevendo da questi un immediato beneplacito. Nella seduta di martedì scorso, la giunta ha dunque accolto la proposta del Maggio e ha deliberato di accantonare, a favore della Fondazione, ulteriori 3 milioni e mezzo di euro, ovvero il contributo relativo all'esercizio 2012, a garanzia, appunto, del finanziamento richiesto dal Teatro al Monte dei Paschi. «Crediamo sia arrivato il momento di dire basta a gestioni sciagurate», tuonano i consiglieri Pdl Stefano Alessandri e Marco Stella. GHIZZANI a pagina 6 Palazzo Vecchio «bancomat» del Teatro del Maggio Musicale Per pagare gli stipendi, il sindaco Renzi ha dovuto anticipare i 3.5 milioni di stanziamento del 2012 a garanzia delfinanziamento richiesto a Mps GwttA GHIZZANI aggrava sempre più la situazione finanziaria del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Nonostante l'assegnazione, da parte del Comune, di un contributo complessivo per il 2011 di 3 milioni e mezzo di curo – versato dall'amministrazione per garantire la continuità dell'attività del Teatro -, la Fondazione è corsa. infatti, nuovamente ai ripari, chiedendo aiuto a Palazzo Vecchio, socio fondatore di diritto del Maggio insieme a Stato e Regione. Stavolta, i timori hanno riguardato il pagamento degli stipendi del mese di luglio al personale dipendente: essendosi rivolto al Monte dei Paschi di Siena per far fronte alla questione, ma non avendo, evidentemente, specifiche garanzie da offrire alla banca, l'ente lirico sinfonico ha deciso quindi di bussare alla porta del sindaco Renzi e dei suoi assessori, ricevendo da questi un immediato beneplacito. Nella seduta di martedì scorso, la giunta ha dunque accolto la proposta avanzata dal Maggio e ha deliberato di accantonare, a favore della Fondazione, ulteriori 3 milioni e mezzo di euro, ovvero il contributo relativo all'esercizio 2012, a garanzia, appunto, del finanziamento richiesto dal Teatro al Monte dei Paschi. Ma andiamo per gradi. Il grido di allarme all'amministrazione arrivato pochi giorni fa, per la precisione il I di agosto, con una lettera inviata dal Direttore delle Risorse del Teatro del Maggio, Vincenzo Caldo, in cui viene illustrata la circostanza e le problematiche complesse della Fondazione. «Vista la contingente difficoltà finanziaria in cui versa questa realtà – si legge nel documento -, ai fini del pagamento delle competenze del mese di luglio 2011 al nostro personale dipendente, ci siamo rivolti alla Banca Monte dei Paschi di Siena che, nelle more dell'affidamento, ci richiede una specifica garanzia». Di qui, la preghiera alla giunta. «Pertanto – prosegue la lettera – a tal fine, si chiede di deliberare l'impegno all'erogazione del contributo del-l'esecizio 2012», già previsto, tra l'altro, nel Bilancio triennale del Comune, approvato il 20 giugno scorso. Una sollecitazione immediatamente colta dal primo cittadino e i suoi, che hanno stabilito di accantonare la cifra: questa, sommata ai 3 milioni e mezzo di euro assegnati quale contributo per l'anno in corso, fa quindi lievitare le risorse elargite nel 2011 al Teatro, da parte di Palazzo Vecchio, a ben 7 milioni di euro totali. La vicenda, l'ultima in ordine di tempo, pone adesso dei grandi interrogativi sullaestione della Fondazione del Maggio. Almeno secondo i consiglieri comunali Stefano Alescandri e Marco Stella, che intervengono, denunciando *** con forza le condizioni economico-finanziarie dell'ente lirico. «Il Maggio Musicale è un'istituzione di eccellenza, ma da anni sopravvive in una situazione economica preoccupante – spiegano gli esponenti del Pdl – Crediamo sia arrivato il momento di dire basta a gestioni sciagurate, che sono capaci di creare soltanto perdite». Sempre Alessandri e Stella, alla fine di luglio, avevano infatti criticato gli sprechi del Teatro e avevano chiesto alla Sovrintendente Colombo di essere messi a conoscenza del piano industriale del Maggio. «Abbiamo bisogno di trovare nuovi finanziatori privati che credono nel progetto – avevano sottolineato i due -, ma tutto questo deve essere fatto attraverso il piano industriale. Cosa aspetta Colombo a renderlo pubblico?». CONTI IN ROSSO I CONTRIBUTI PRECEDENTI Per garantire la continuità dell'attività del Teatro del Maggio, il Comune ha assegnato all'ente lirico un contributo per II 2011 pari a 3 milioni e mezzo dl euro LA RICHIESTA La Fondazione ha chiesto alla giunta di erogare il contributo cell'eserclz o 2012, pari a ulteriori 3 milioni e mezzo, a garanzia del finanziamento richiesto a Mps per pagare gli stipendi di luglio del personale LA DELIBERA Martedl la giunta ha accolto la richiesta dell'ente lirico sinfonico. Salgono a 7 milioni le risorse versate nel 2011 dall'amministrazione al Maggio !CONTI Palano Vecchio martedl scorso ha approvata una delinea in ai ha accolto la ricl asta dell'ente lirico sintonico e deciso di aaxntonare, a favore della Fondazione de Maggio, 3,5 Mio-I di euro, ovvero il contributo sull'esercizio 2C12, a garanzia del Inannamento richiesto dalla stessa furcaaio e a la Banca Mon'e dei Pasciti di Sera per il pagamenti degl pendi e. veglio ***

    Commento di anonimo — 6 Agosto 2011 @ 14:23

  40. Certo, sembra la fotocopia di quanto avvenuto a Genova l'anno passato.

    Anche a Genova nei mesi precedenti al luglio 2010 si era creato l'allarme con lo slittamento dello stipendio sempre più in là.

    Poi a fine luglio la decisione che così non si poteva proprio andare avanti, ed ecco sul tavolo lanciati gli ammortizzatori sociali. A Firenze vi sono un'aggravante e un miglioramento rispetto a Genova. L'aggravante è che già si è operato un drastico taglio con le maschere (ma a Genova ormai da mesi era diventato difficilissimo ottenere gli aggiunti), il miglioramento è che a Firenze c'è Renzi e non la Vincenzi. Fanno rima, ma non c'entrano niente l'uno con l'altra.

    Sembra quasi che i Cda abbiano un libro di istruzioni su come far affondare i Teatri, e che lo stiano seguendo alla lettera un po' in tutta Italia.

    Il regolamento speciale per le "elette" Fondazioni Liriche che rispondono a determinati requisiti segue il filo di questo progetto distruttivo, e ben lungi dall'essere un premio o un miglioramento della situazione, risponde perfettamente a quanto successo a Genova, Bologna, ora Firenze, domani chi lo sa.
    Se non ci si sveglia e si lascia fare tutto quello che questi governanti da strapazzo decidono di fare, ci troveremo davvero in un prossimo futuro con quattro o cinque Fondazioni Liriche in tutta Italia.

    Scusate il catastrofismo, ma a Genova siamo ancora scottati e non poco da quanto successo (e sta succedendo), e leggere di Firenze fa male e sa tanto di dejavù.

    Susanna

    Commento di anonimo — 8 Agosto 2011 @ 07:49

  41. A Genova il teatro funzionerà con o senza i lavoratori. I fondi per mantere 20 milioni di costo del lavoro scordateveli pure…

    Commento di anonimo — 8 Agosto 2011 @ 13:33

  42. Grazie illuminato n° 41.
    Ma il mondo continuerà a girare lo stesso, anche quando la natura avrà compiuto il suo corso nei tuoi confronti.

    Commento di anonimo — 8 Agosto 2011 @ 15:17

  43. Beh, quando ieri lasciavo il mio post neanche potevo immaginare del notazione di oggi. Corriere Mercantile: “Carlo Felice, è di nuovo allarme”. Ebbene sì, un ultimatum ministeriale che ordina a Sovrintendente e Presidente di risanare le perdite d’esercizio e il deficit patrimoniale entro il prossimo 5 settembre, pena il Commissariamento del Teatro, fa ritornare le lancette del tempo indietro di quasi un anno e sancisce in maniera definitiva il fallimento di questo Cda, dei contratti di solidarietà e di chi li ha votati e suffragati, in primis i Sindacati Confederali.
    Inutile dire che la lettera ha tutto di politico, e si inserisce nel quadro delle prossime amministrative. Detto questo, il fatto che ora sia lo stesso Cda a parlare di patrimonializzazione, dopo che un esponente di spicco dello stesso (Garrone) aveva sostenuto che se fosse avvenuta lui se ne sarebbe andato, fa capire alla perfezione quanto la rotta sia stata sbagliata in questi mesi. Fa persino tenerezza il tentativo da parte dei firmatari dello scellerato accordo di salvare il salvabile: Scandolo (CGIL) ha l’ardire di fare intendere che lei per prima aveva parlato di patrimonializzazione (e noi che c’e la ricordavamo a sostenere con ardore la Cassa Integrazione come unica via di salvezza…), e la Uilcom che per prima ha presentato al tavolo i Cds osa dire che “saremmo in una situazione ben peggiore”. Mah!
    La coerenza con quanto sempre sostenuto, ahimè, la ritroviamo nei soliti autonomi, quando Conti (Snater) ricorda che loro si avevano richiesto a gran voce sin dall’inizio la patrimonializzazione come via di
    salvezza.
    Certo, il ministero ha le sue belle colpe. Ma chi è stato se non il gruppo compatto dei confederali, a por credito alle bufale dell’allora ministro Bondi in merito ai tre milioni che sarebbero arrivati in caso di firma dei Cds?
    Cosa dire poi di un Cda che invece di discutere di questa tegola impiega un intero consiglio a ricollocare una protetta? Che credibilità hanno queste persone che oggi abbozzano inutili farfuglianti?

    Il caso Genova, ancora una volta, spero serva da exemplum per gli altri Teatri, Firenze compresa.

    Susanna

    Commento di anonimo — 9 Agosto 2011 @ 10:46

  44. il pre accordo su patrimonializzazione del teatro e tagli dell'integrativo per il biennio 2011-2012 era stato firmato da tutte le OOSS dei lavoratori del Carlo Felice. Scandolo ha ragione.

    Commento di anonimo — 9 Agosto 2011 @ 19:16

  45. n° 44
    preaccordo sulla patrimonializzazione? tagli all'integrativo per il biennio 2011-2012?
    Queste erano le proposte dei sindacati autonomi, caro/a 44. E se c'era un preaccordo, come mai la scandolo (minuscolo d'obbligo) invece di rispettarlo avrebbe virato sugli ammortizzatori sociali? Salvo oggi sostenere: "io l'avevo detto che ci voleva la patrimonializzazione!".
    Qui a Genova, quelli come lei li chiamiamo faccia di tolla.
    Si prenda semmai la responsabilità di dire che coi contratti di solidarietà che cgil cisl e uil hanno firmato, il Carlo Felice è sprofondato completamente nel baratro, tanto che la sua produzione è ormai inferiore anche all'opera giocosa o al chiabrera. Per non parlare della qualità. Il teatro ha perso un'enorme fetta del suo pubblico, se mai ritornerà. E senza pubblico, un teatro non ha ragione di esistere; ma questo lo sanno bene sia al Ministero ( che si sta fregando le mani) sia la sindaco Marta Vincenzi (che oggi parla a vanvera come sempre, minimizzando gli ultimatum di Galan come fosse la lettera standard che ti manda il nuovo idraulico del quartiere) col fido Ranieri, corresponsabili insieme al governo della distruzione della fondazione teatro carlo felice.
    Ma tanto la scandolo fa la sindacalista di professione, a lei lo stipendio è garantito, mica come alle 280 famiglie che stanno rischiando di trovarsi in mezzo a una strada. A proposito: la sua segreteria aziendale, come mai si è dimessa in blocco? Anche loro le danno ragione?

    Commento di anonimo — 10 Agosto 2011 @ 06:43

  46. A quindi è questa la superballa che la Scandolo sta spargendo ai quattro venti?

    Ricordo a tutti che patrimonializzazione e taglio dell'aziendale è stata una proposta fatta al tavolo unitario da Nicola Lo Gerfo (Fials) a nome anche di Snater e Libersind, mentre i Confederali proponevano rispettivamente cassa integrazione (Cgil) e contratti di solidarietà (Cisl e Uil).

    Che poi al tavolo del 29 settembre ci sia stata una proposta unitaria di tutte le sei sigle è cosa che ormai solo un pollo può far finta di non capire che sia stata una gran sceneggiata, perché i giochi ormai erano fatti. C'era già stato l'incontro segreto a Roma con i nazionali Confederali (quello che Fossati negava ci fosse stato, salvo poi dire che non era da solo..), e la rapidità del voltafaccia dei Confederali dopo il niet del Cda lascia capire benissimo come fosse una posizione assolutamente di facciata, per fare trascorrere il tempo. Ricordiamo tutti la pantomima della Sindaco che in primis fece credere che in fondo una proposta del genere poteva essere interessante, ma poi nel giro di poche ore la bocciò rincarando la dose con la minaccia di liquidazione coatta amministrativa. Tutto faceva parte di un gioco già scritto, un gioco in cui Sindaco e Confederali hanno giocato sporco ma ahimé molto bene visto che alla fine i Cds sono passati.
    Se si ha chiaro questo quadro dopo un anno bene, se si mette ancora la testa sotto la sabbia e si fa finta di non vedere non so che farci.
    E' molto triste sapere che il proprio rappresentante ce l'ha messo nello stoppino, ma a un certo punto quando brucia troppo sarebbe duopo cambiare la propria visione delle cose.

    Comunque di certo Scandolo non è stata la prima a proporre la patrimonializzazione, visto che sin dall'inizio si è battuta per un referendum pro cassa integrazione, il cui risultato, se fosse stato negativo, sarebbe stata una catastrofe per il teatro!!!!
    Andatevi a rileggere i giornali dell'epoca, se la memoria vi fa difetto, e svegliateviiii!!!!!!

    Susanna

    Ps: potrebbe sembrare che queste discussioni non facciano parte del presente post incentrato sulla disgraziata vicenda del Maggio Musicale. Sono sicura che a una lettura più attenta anche i colleghi di Firenze sappiano trarre qualche prezioso suggerimento.

    Commento di anonimo — 10 Agosto 2011 @ 07:44

  47.  E' vecchio di un anno, ma a quanto pare, repetita juvant…

     La Cgil, la Sindaco e la cassa integrazione in deroga.
    Il triangolo no, non l’avevo considerato.
     
    Forse bisognava sospettare che stesse per accadere qualcosa di strano da quando Maria Pia Scandolo, segretaria Cgil,  ha rilasciato dichiarazioni al vetriolo all’inizio di giugno, con un Cda ancora fresco di nomina. Tutti sono rimasti piuttosto stupiti, anche perché dopo tanti tentennamenti, i lavoratori di tutte le sigle sindacali si erano messi a lavorare alacremente e di comune accordo nel tentativo di contrastare l’attuazione del famigerato decreto Bondi. Tutto finito. Il commissario Giuseppe Ferrazza, secondo Scandolo, avrebbe adottato nel condurre il Carlo Felice “una gestione da Prima Repubblica”, con assunzioni e promozioni molto inopportune tra le quali “un attrezzista promosso a coordinatore di palcoscenico, un macchinista che si occupa della manutenzione della macchina scenica e un altro che è diventato ispettore del coro”, sottolineando “il fatto, poi, che alcune delle persone promosse siano esponenti di sindacati autonomi, può darsi che sia servito alla pace sociale, ma certo non è servito a razionalizzare i costi e ha creato un clima pesante in teatro”. Ma si porga attenzione alle ultime parole dell’intervista che viste con il senno di poi appaiono sibilline: “la situazione è arrivata a un punto di non ritorno e siccome presto ci chiederanno, inevitabilmente, di rappresentare i lavoratori in modo diverso dal passato, non sarà facile farlo e farlo capire ai lavoratori, con queste premesse. Io mi aspetto sempre – conclude Scandolo – che arrivi qualcuno a teatro che dica che si cambia di passo: fino ad oggi questo non è successo, spero che accada con il nuovo consiglio di amministrazione” (Corriere Mercantile, 04/06/2010). Cosa vuole dire “ci verrà richiesto di rappresentare i lavoratori in modo diverso dal passato”? Esistono altri modi se non la difesa del CCNL e del Contratto aziendale, nonché delle leggi che governano il nostro mondo? Perché, infine, produrre un attacco così deciso agli autonomi? Se guardiamo alle conseguenze immediate, si è avuta la rottura definitiva del tavolo. Ma perché volere la rottura se molti imprenditori proprio in quei giorni insistevano sull’assoluta necessità della pace sociale? Le malelingue insinuavano: vedi, con Ferrazza gli autonomi hanno spadroneggiato, ma ora vedrai come cambia la musica, si torna alle sane vecchie abitudini.. Sì, forse c’era anche questo, ma si trattava solo di una parte della verità. L’altra faccia della medaglia dell’intervista era l’inizio del revisionismo dell’epoca Ferrazza. In fondo, dopo un periodo di rapporti turbolenti in seguito alla riconferma del Commissariamento nel mese di ottobre, si era creato un sostanziale buon rapporto col Comune e la Sindaco, nonostante ovvie divergenze politiche. Il 13 gennaio 2010 vi era stata una seduta comunale dai toni estremamente cordiali; l’assessore alla cultura (sic) Ranieri, che pure ad ottobre sosteneva “ il Commissario sappia che quello che succede nel 2010 è affare nostro. Gli chiediamo, quindi, di guardarsi dal fare atti unilaterali che pregiudichino il futuro del teatro” (Corriere Mercantile 9/10/2009), ora, più mitemente, parlava di un “rapporto di grande collaborazione”,  e apprezzava “il fatto che la stagione proposta dal Commissario è una stagione di qualità a costi compatibili con la situazione economica attuale del Teatro”. Scialfa (Idv), nella medesima seduta, evidenziava “che non vi è stato alcun taglio sul personale e che le nuove assunzioni sono state fatte nei limiti del budget a disposizione [!]”. Persino la sindaco Vincenzi sosteneva: “I miei problemi non sono stati infatti con il commissario, che si è comportato correttamente e ha svolto il suo ruolo, ma con il ministro Bondi” (Secolo XIX, 3/02/2010).
    Cos’è successo allora? Non si può dire che si sapesse già di un deficit maggiore di quello prospettato da Ferrazza, per il semplice motivo che la relazione chiarificatrice della Deloitte sarebbe arrivata più di un mese dopo. E allora? Semplicemente aveva inizio la lenta marcia di avvicinamento ai giorni della cassa integrazione. Questa marcia ha conosciuto diverse fasi.
    Fase 1, Isolare le mele marce. Durante questa prima fase l’impegno massimo è stato quello di dare il quadro più negativo possibile della gestione Ferrazza, legando alle sue presunte nefandezze una connivenza interessata degli autonomi, da isolare in quanto male assoluto del Carlo Felice. Il paradigma conseguente: senza Ferrazza che ha raccontato balle sui bilanci, e gli autonomi che hanno razziato il Teatro, oggi non saremmo in questa situazione. Di questa prima fase, come abbiamo visto, si è occupata Maria Pia Scandolo; la Sindaco proseguirà il duetto in un momento successivo.
    Fase 2, Colpirne uno per educarli tutti. Per fare piazza pulita di un’eventuale opposizione al piano di cassa integrazione, si è deciso di trovare un capro espiatorio sul quale concentrare gli attacchi, sperando che a domino sarebbe caduto tutto il resto del fronte sindacale avversario. Quale bersaglio più rappresentativo e più facile da colpire di Nicola Lo Gerfo (Fials)? Lui era quello che sempre compariva sui giornali, sovente andava in televisione, quindi era anche un volto conosciuto. Inoltre in quei giorni, insieme a Snater e Uil (non la Cgil), tramite un dossier stava facendo emergere la pericolosa questione degli sprechi sul costo dei trasporti e le perplessità in merito al contratto che definiva i rapporti tra Teatro e Icat, vero sperpero di denaro pubblico. Tutta materia molto scottante (della quale casualmente non si è più parlato..), quindi era necessario imbavagliare questi sindacati attaccando quello che per l’opinione pubblica era il loro leader (si vedano gli articoli monografici su Lo Gerfo apparsi sul Il Secolo XIX), ottenendo di rimessa che calasse l’oblio anche sulla spinosa questione Icat. In breve, si coglievano due piccioni con una fava!
    Fase 3, Intermezzo. L’elezione ritardata di Giovanni Pacor come sovrintendente a inizio luglio, cui si affianca l’anomala figura del direttore di staff Fossati, serve per un po’ di giorni a tenere distratta l’opinione pubblica. Il disgustoso utilizzo che viene fatto della figura prestigiosa del M° Luisi completa il quadretto delle nefandezze che preludono alla cassa in deroga.
    Fase 4, Blitz mancato. Dà ancora i brividi leggere le pagine dei giornali nella settimana che precede il Cda del 31 luglio: “Sipario calato sino alla fine dell’anno. Manovra causata dalla sommatoria del buco di 15.000.000 ai 10.000.000 non arrivati dal Fus” (Corriere Mercantile, 24/07/2010); Pacor è indignato per le indiscrezioni sul prosieguo della stagione, ma ancor più dall’entità del passivo. Esauriti i fondi pubblici servono 9.000.000 per arrivare alla fine dell’anno (Secolo XIX, 25/07/2010); La relazione della Deloitte è molto peggiore di quanto ci si aspettasse, con situazione debitoria molto più critica del previsto (La Repubblica, 26/07/2010); con zero liquidità e 11.000.000 necessari per finire l’anno, spunta fuori l’ipotesi cassa integrazione in deroga (La Repubblica, 27/07/2010); in tutto questo dichiarazione strappalacrime della Scandolo, che riprende da dove aveva lasciato: “La gestione del commissario Ferrazza ci ha ridotto così: perché? Perché con il sovrintendente Di Benedetto eravamo riusciti ad abbassare il deficit patrimoniale e oggi, dopo il commissariamento, siamo a 13.500.000?” (La Repubblica, 28/07/2010). Ecco ancora una volta l’ormai noto mantra: è tutta colpa di Ferrazza e per traslato dei sindacati conniventi! Dove sono finiti gli sponsor da un milione di euro? Che fine ha fatto il piano quinquennale di Filippini La Rosa? Su quali fonti si basava la Vincenzi quando nel recente passato affermava che “al Carlo Felice non ci sono mai stati problemi economico-finanziari” e che il commissariamento “era stato richiesto per porre fine alle tensioni gestionali” (Corriere Mercantile, 15/05/2010)? Nell’anno di presidenza prima del commissariamento la Sindaco aveva fatto qualche cosa per sanare almeno il deficit patrimoniale? Prima di arrivare alla conclusione che la cassa in deroga fosse l’unica via di salvezza quali altre strade erano state perseguite? Si è valutato quali ripercussioni vi saranno sui lavoratori di tutte le Fondazioni? Si è pensato quale breccia si andava a creare nelle mura difensive dei nostri diritti? Sembra siano questioni di scarso o nullo interesse per la Cgil locale, o almeno non interessanti quanto difendere l’operato della giunta locale e …

    Commento di anonimo — 10 Agosto 2011 @ 07:59

  48.   … assalire Ferrazza e Autonomi.
    Fase 5, Non tutte le ciambelle escono col buco. Il piano messo in atto per cogliere in contropiede i lavoratori già in ferie scricchiola per svariati motivi. Innanzitutto Cisl, Uil, Fials, Snater e Libersind si rifiutano di incontrare un Sovrintendente ancora senza contratto (Giovanni Pacor, che scopriamo in quei giorni essere non solo in prova, ma già essere nel mirino di Garrone) affiancato dalla fantomatica figura di direttore di staff, non contemplata dal CCNL (il dott. Fossati). No problem per la sola Cgil. Peraltro sempre la Cgil, che per voce di Maria Pia Scandolo si era detta preoccupata per la soluzione della cassa in deroga per i dipendenti del teatro “costretti a pagare una gestione, l’ultima [Ferrazza], che i nuovi vertici dovrebbero valutare di denunciare” (La Repubblica 28/07/2010), una volta appresa la decisione del Cda, a fronte delle vibrate proteste degli altri sindacati, si dichiara “favorevole all’operazione, la situazione non lascia alternative” (La Repubblica, 01/08/2010). Altro imprevisto è la presenza di una massa consistente di lavoratori all’assemblea del 4 agosto (230 su 298), fatto che ha consentito che gran parte dei dipendenti fossero informati sullo “scherzetto” che la Sindaco e i suoi avevano organizzato, vanificando così la dirompenza dell’effetto sorpresa; inoltre dall’assemblea emergeva chiaramente la necessità che i sindacati non firmassero alcunché, previa consultazione con gli iscritti (questo per prevenire colpi di testa di qualcuno/a..), oltre la necessità di consultare dei legali per vedere come stavano effettivamente le cose e il dovere di coinvolgere i rappresentanti sindacali nazionali e i lavoratori delle altre Fondazioni Liriche, visto che, come suggeriva il sempre accomodante Tutino “Genova è solo il primo caso, ora tocca a Bologna, Firenze e Napoli” (Il Secolo XIX, 04/08/2010).
    Fase 6, Agosto, tanto fumo poco arrosto. Presi inaspettatamente nelle sabbie mobili dell’attesa, fallito il blitz, Sindaco e Cda avviano ad agosto una confusa manovra di cortina fumogena che dovrebbe indurre l’opinione pubblica a credere in un alacre lavoro per salvare il Teatro. E allora, vai col valzer: “La notte bianca si allarga e finanzia il Carlo Felice” (Secolo XIX, 07/08/2010); “Piazza addio, Capodanno al Carlo Felice” (La Repubblica, 08/08/2010); “Contro la crisi il Carlo Felice apre il torrione ai matrimoni” (Il Secolo XIX, 10/08/2010). Sconcerta un po’ leggere su La Repubblica (12/08/2010) l’ultimatum “La Cgil: Se vince il no è la fine”, ma mai come apprendere più sotto che Maria Pia Scandolo, che comprende “la necessità del provvedimento” ma, bontà sua, vuole “avere la maggioranza dei lavoratori d’accordo”, venga additata [nessuna smentita] come “tra le prime a intuire la cassa come l’unica via d’uscita dell’empasse della Fondazione”. A margine sottolineiamo il capolavoro dell’assessore alla cultura (sic) Ranieri che prima dice di avere mandato via Ferrazza perché nessuno avrebbe investito in una fondazione commissariata, ma poi l’accusa di non avere impostato un progetto di rilancio (con che soldi? Ah, è vero, prima il progetto, poi, eventualmente i soldi..); di seguito, contraddicendo quanto aveva detto Scialfa a inizio anno, ora si affianca al credo scandoliano accusando il medesimo Ferrazza di non avere organizzato una riduzione dei costi.
    Fase 7, La vittima. L’incontro del 27 agosto, se ci fosse stato qualche dubbio, non ha fatto altro che ribadire la pochezza della controparte, se si esclude un Pacor che almeno ha provato a lavorare e imbastire lo scorcio di stagione autunnale alle porte. Per il resto niente di scritto, niente piano quinquennale, niente alternative alla cassa, niente di niente. Stupisce apprendere che in questi giorni la Vincenzi, ancora stordita dai fischi che gli sono piovuti dai lavoratori nel giorno del mancato incontro con i sindacati nazionali, porterà a Letta la sua analisi del problema e la sua ricetta (Il Secolo XIX, 02/09/2010); non stupiscono per niente le dichiarazioni di solidarietà di Maria Pia Scandolo alla Sindaco: “Nei confronti della Sindaco l’altro giorno c’è stato un attacco personale, questo lo abbiamo visto tutti e attaccare non ha mai senso fa perdere di credibilità [singolari dichiarazioni da parte di chi ha attaccato con violenza autonomi e l’ex commissario Ferrazza!]. Su questo, non posso che esprimere solidarietà a chi ne è stata vittima. [..] è stato attaccato il sindaco di questa città che in questo momento sta cercando di impegnarsi per il nostro teatro. Gli sponsor lo hanno detto chiaramente ed è comprensibile: nessun privato può pensare di intervenire con i propri soldi in una situazione che non si sa a cosa porterà” (Il Secolo XIX, 02/09/2010).
    Pare un libro stampato; edizioni Tursi!
     
                                                                          Lavoratori del Teatro Carlo Felice
     
     
     
     
     
     
     

    Commento di anonimo — 10 Agosto 2011 @ 08:03

  49. Certe dichiarazioni si commentano da sole: la Scandolo avrebbe proposto sin dall'inizio la patrimonializzazione? Ma ci stiamo prendendo per il c… o cosa?
    Ma ve la ricordate quando sparava "o cassa integrazione o morte"?
    Spero veramente che quei pochi iscritti della Cgil diano indietro le tessere e la smettano di farsi prendere in giro da questa persona.
    E' incredibile, visto che i Cds si stanno rivelando una fregatura colossale, adesso la Scandolo vorrebbe convincerci che in fondo all'inizio era di un'altra idea per salvare la sua immagine di sindacalista: ma per favore!!!

    A proposito: ora sono proprio curioso di vedere come andrà a finire il matrimonio Cgil-Vincenzi: sarà nella buona e nella cattiva sorte? Oppure sarà un matrimonio come quello con di Benedetto a ondate: bene finchè firma tutto quello che i Confederali gli sottopongono, male quando firma accordi con gli autonomi, di nuovo bene quando si deve affondare la gestione commissariale… Beninteso, Ferrazza non è un santo, ma almeno lui è dichiaratamente la controparte e ovviamente ha tentato di fare gli interessi del Ministero dei Beni Culturali nel bene e nel male; ma quando certe cose (tipo raggirare i propri iscritti)  le fa il sindacato dei lavoratori più antico d'Italia, beh, lì c'è qualcosa che non va….

    Commento di anonimo — 10 Agosto 2011 @ 08:21

  50. E' davvero preoccupante l'escalation dei teatri italiani.

    Bologna sta tentando di restare a galla, Genova ha l'acqua (per non dire altro) alla gola, e oggi anche il prestigioso MAggio Musicale Fiorentino naviga in pessime acque.
    Fa riflettere il commento lasciato qualche post fa sul medesimo modus operandi tra Genova e Firenze: in entrambi i luoghi lo sfacelo è statio preceduto dallo slittamento degli stipendi, in entrambe le situazioni la minaccia era quella di non pagare gli stipendi dopo settembre approfittando della pausa estiva, anche a Firenze si sente parlare di ammortizzatori sociali come rimedio (quando Genova dimostra qualnto questo mezzo sia fallace, per non dire fallimentare).
    C'è anche da dire che mi pare di notare dei distinguo importanti: a Firenze la Cgil non mi pare si sia lanciata a pesce sugli ammortizzatori sociali precludendosi qualsiasi altra alternativa. Renzi poi, coem detto sopra, non è proprio come la Vincenzi. Tutto ciò fa pensare che se i lavoratori non si lacereranno internamente e non si lasceranno atterrire dalla presumibile campagna stampa loro avversa, potranno uscirne molto meglio che Genova, laddove i Confederali hanno fatto di tutto per spaccare l'unità dei lavoratori spaventando soprattutto chi era in difficoltà finanziarie.

    In bocca al lupo. Forse è l'ora che venga scritto un finale diverso da quello pensato dagli zelanti governanti. spero Firenze riesca laddove Genova ha fallito.

    Zio Tom

    Commento di anonimo — 10 Agosto 2011 @ 10:05

  51. pensavo si parlasse dei problemi del Maggio Fiorentino e invece come al solito sono i  genovesi a tenere banco con le stesse identiche storie .
    I rappresentati confederali dei lavoratori del  Carlo Felice  Genova hanno saputo affrontare la difficile situazione del teatro con senso di responsabilità. Del resto solo uno sciocco o un incapace di intendere e di volere non si rende conto della drammaticità della situazionein cui versano  le imprese e i servizi che operano nell'economia dell città . La CGIL è da sempre in prima linea a combattere  con questi problemi. Un teatro mal gestito , con costi enormi,  ingessato da lotte intestine tra lavoratori è un lusso che i cittadini genovesi non possono piu' permettersi.
    Il N 44 ha ragione,  la bozza di accordo sulla patrimonializzazione del teatro fu firmata firmata da tutte le sigle sindacali.
    I lavoratori hanno capito che non era sufficiente e che forse era arrivato il momento di cambiare e hanno espresso democraticamente il loro parere attraverso un voto.
    Questi sono fatti. Indietro non si torna. Prendete atto. 

    Commento di anonimo — 10 Agosto 2011 @ 14:15

  52. Dal momento che al Maggio si parla apertamente di licenziamenti, e i contratti di solidarietà ne sono la strada maestra, enumerando i lavoratori e i ruoli in esubero e le relative motivazioni, auspico che a Genova, coloro che hanno "democraticamente"(!) scelto gli ammortizzatori a discapito di chi invece chiedeva soluzioni diverse, quando arriveranno inevitabilmente i tagli anche sul personale stabile, coerentemente con le loro certezze si offrano volontari per la messa in mobilità (anticamera del licenziamento) invece di sventolare la crocetta messa a ottobre scorso in un referendum cinese, come salvacondotto per il mantenimento del posto di lavoro.
    Sono certo che gli anonimi ai numeri  44 e 51, in linea con il loro pensiero, saranno in prima fila per  rassegnare le dimissioni spontaneamente, per responsabilità verso i colleghi e contribuire così ad alleggerire i disastrati bilanci della Fondazione.
    Cari amici fiorentini, fate le vostre valutazioni serenamente (per quanto possibile) e giudicate voi stessi chi sono gli incantatori di serpenti.
    In palio c'è la vostra sopravvivenza.
    Rispetto a Genova, avete il vantaggio di sapere in anticipo cosa significano gli ammortizzatori in una Fondazione Lirica, e scegliere con cognizione di causa non è poco. Adesso dipende da Voi.
    Auguri di cuore.

    Commento di seestrasse — 10 Agosto 2011 @ 16:43

  53. Caro n° 51, mi soffermo solo sulla tendenziosità quando non la ridicolaggine delle tue affermazioni che insisti a definire "fatti".

    1) A sentirti parlare direi che o non sai nulla del Teatro, o sei la figlia della sindaco, sicuramente sei iscritto/a o simpatizzante della Cgil. Lo denota il tuo ragionamento quando citi i "costi enormi": ora, se ti riferisci alla struttura teatro confermo che il Carlo Felice solo per stare aperto ha degli enormi costi. Se ti riferisci al personale, dici un'enorme bestialità, visto che si tratta del teatro con meno dipendenti e con l'aziendale più ridicolo di tutta Italia. Questo dovrebbe proprio preoccupare Firenze: se loro che avevano i costi fissi inferiori a tutta Italia versano in queste condizioni, che ne sarà degli altri?

    2) "Ingessato da lotte intestine dai lavoratori". Bene, ti rendo noto che la situazione di cacca in cui ci troviamo è dovuta alla mala gestione delle scadenti dirigenze che si sono alternate in questi anni supportate da una politica locale pigra e totalmente apatica nei confronti della Cultura. Tanto per chiarire il buco del Fondo Pensioni non è stato fatto dai lavoratori, ma da qualcuno che utilizzava i soldi delle pensioni per qualcosa d'altro, o almeno è ciò che si evince dalla vittoria attuale della causa degli ex lavoratori del Carlo Felice. E' già stato sottolineato, a pro di Firenze, che grazie a Dio loro hanno Renzi e non la Vincenzi, e questo è davvero un bel vantaggio. Sarebbe da chiedersi come mai in una città dominata dalla Sinistra non si è mai trovato il tempo di appianare quei 9.000.000 di euro di debito del 1991, senza i quali il Teatro navigherebbe in ben altre acque.

    3) Parlare a nome dei cittadini genovesi pensando che davvero a loro gliene freghi del teatro così poco quanto frega a te è un insulto alla loro intelligenza. Davvero Genova ha tanti difetti, a partire dalla classe politica che la governa, ma un ragionamento talmente basso e da ignorante non lo fa. Definire la Cultura (i lavoratori del Teatro producono Cultura, quindi colpire loro significa colpire di riflesso la Cultura) un lusso qualifica da solo la bassezza di chi fa tale insinuazione.

    4) La cosidetta "bozza d'accordo" cui tu ti riferisci è soltanto la posizione unitaria presentata al tavolo, quando i giochi a livello politico locale e nazionale erano già stati decisi, quando già erano avvenuti molteplici incontri segreti e non (vedi Roma 12 settembre 2010) tra Confederali e Politici nei quali il sentiero che avrebbe portato alla Solidarietà era già stato deciso. Del resto, per citare il tuo scritto, "solo uno sciocco o un incapace di intendere e di volere" potrebbe non vedere che la posizione unitaria è stata tardiva, pretestuosa, così aleatoria da svanire come neve al sole non appena la politica locale ha alzato la voce. Le sedute del 29 e 30 settembre sono state recite scolastiche a beneficio degli stolti: tutto era già stato deciso.

    5) se davvero tutto fosse così chiaro come tu dici, come mai è in svolgimento un accertamento giudiziario sui fatti di quel periodo? (Vedere il sito di Stinchelli per saperne di più!)

    6) Se tu intendi per svolgimento democratico una consultazione avvenuta senza il beneplacito di metà delle rappresentanze sindacali, con voti decisivi arrivati via email, con persone sottoposte a strategia del terrore (o votate o morte), beh evidentemente abbiamo concetti piuttosto distanti su che cosa sia la democrazia e il voto democratico.

    7) Sono proprio i fatti a dimostrare che indietro si sta tornando, se è vero che il Presidente della Fondazione sta parlando di patrimonializzazione, concetto mai espresso dalla CGIL prima della finta unità. Sei tu che devi prenderne atto. Garrone aveva detto che se questo fatto fosse avvenuto se ne sarebbe andato. Speriamo sia un uomo di parola.

    8) Visto che sei tanto attento/a ai fatti, vatti a leggere dichiarazioni e articoli di giornale mai smentiti elencati nel testo esposto a nome dei Lavoratori del Teatro Carlo Felice, e se ci riesci prova a controbattere con qualcosa di più di qualche favoletta per sopire i rimorsi di coscienza.

    Susanna

    Commento di anonimo — 10 Agosto 2011 @ 17:18

  54. Tanto per parlare di fatti si ricorda che le lettere spedite a sovrintendente per tutto agosto e fino ancora a settembre inoltrato vedevano sotto tutte le sigle tranne proprio la Cgil, arroccata sulla posizione della Cassa Integrazione in deroga, posizione che verrà giudicata sbagliata dal territoriale stesso della Cgil durante le sedute del 29 e 30 settembre.

    Inoltre la signora Scandolo era così ben voluta da essere lasciata fuori all'assemblea generale dei primi di settembre, suscitando un vespaio coi giornali attaccando il comportamento antidemocratico degli altri sindacati. Sfortunatamente per lei gli altri sindacati avevano acconsentito che i colleghi rappresentanti aziendali della Cgil potessero parlare (nonostante un ovvio astio per la posizione tenuta vi fosse nei loro confronti), come testimoniato dal Comunicato aziendale del 7 settembre 2010.
    Ovviamente l'atteggiamento irresponsabile della delegata territoriale cgil ha contribuito ad avvalorare la favoletta del "teatro ingessato dalle lotte intestine tra lavoratori".
    Ancora nella riunione del 16 settembre 2010 la Scandolo veniva pesantemente redarguita dagli altri sindacalisti alla presenza di tutti i nazionali per l'inopportunità delle sue posizioni.
    Quindi non stiamo a menarcela troppo su posizioni unitarie di comodo, tardive e completamente inutili al fine di un serio dialogo sindacale.

    Fatti, non storie.

    Commento di anonimo — 10 Agosto 2011 @ 18:07

  55. Mi sembra che si stia guardando un pò alle forme invece che alla sostanza.
    Posso capire le critiche, ma non gli attacchi alla Cgil. Probabilmente Maria Pia Scandolo non sarà il massimo della simpatia, o della coerenza, però il Carlo Felice versava in una situazione disperata. La lettura data dalla Cgil era quella di una situazione di crisi, da tamponare con la cassa integrazione in deroga a rotazione per un paio di anni, e poi vedere eventuali ulteriori correzioni. Una scelta responsabile. Cisl e Uil invece proposero i contratti di solidarietà. Non certo la forma preferita dalla cgil, ma per raggiungere un'intesa necessaria, si è fatto un passo indietro, ritenendo comunque necessario un ammortizzatore sociale.
    Mi pare che le critiche, o meglio gli attacchi alla cgil, e non si capisce perchè a cisl e uil in tono minore, siano piuttosto strumentali.
    Il mondo dello spettacolo, non è composto solamente dalla fondazioni liriche.
    L'indotto conta centinaia di migliaia di lavoratori, e la cgil si pregia di rappresentarne decine di migliaia; questi lavoratori, giustamente, premevano per avere il riconoscimento di tutele inesistenti ad oggi, e gli ammortizzatori sociali sono forse la più importante, stante la crisi occupazionale di oggi.
    Pertanto, era indispensabile trovare una via d'accesso, per poter avviare un persorso di tutele per TUTTI i lavoratori, non solo dei teatri lirici.
    Genova è stata, pur in un contesto assai difficile, l'occasione per avviare questo nuovo percorso. Per cui alla fine, credo che quello che i lavoratori genovesi lamentino sia proprio questo: noi siamo stati una specie di capro espiatorio, in un mondo dove il fine giustifica i mezzi.
    Secondo me è un modo di vedere poco lungimirante, e forse intellettualmente si può anche riconoscere che ci possa eventualmente essere un fondo di verità: il sacrificio di 300 lavoratori utilizzato per salverne 250.000. A me, con tutto il dolore per i lavoratori di Genova, prevale però il senso di aver dato speranza a una moltitudine silenziosa, non sempre si può salvare capra e cavoli e fare delle scelte è un obbligo nel mondo di oggi. Basta vedere le cronache italiane di questi giorni e pensare a cosa ci aspetta.
    Inoltre, purtroppo, il mondo delle fondazioni, così come è composto oggi, è diventato insostenibile per lo stato e gli enti locali. 5.000 lavoratori vedono ad essi destinata una fetta del FUS impari rispetto agli altri settori dello spettacolo. E' inevitabile che i costi del personale devano essere ridotti, per cui temo che da 5.000 unità si dovrà passare a medio termine a non più di 3.000. Giustamente i lavoratori in contratto di solidarietà temono che alla scadenza, fra poco più di un anno, si possa andare incontro alla mobilità; non ci nascondiamo dietro un dito: è realistico, purtroppo. Così come è reale il rischio di implosione del settore della lirica, senza alcun correttivo.
    Io credo che i teatri lirici devano sopravvivere, anzi, è una priorità. Però è inevitabile un certo ridimensionamento. E sono certo che la Cgil, ma anche la Cisl e la Uil, quando e se si porrà il problema, torneranno a sedersi al tavolo per trovare le migliori soluzioni al fine di dare il massimo sostegno possibile ai lavoratori del teatro Carlo Felice, anche attraverso la diversificazione delle forme occupazionali. I tempi, purtroppo, al momento non consentono di più.
    Un sincero augurio.

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 07:09

  56. 10/08/11

    GIORNALE DELLA TOSCANA

    MAGGIO: SOLDI IN RITARDO E COOPERATIVA IN VISTA

    Maggio: soldi in ritardo e cooperative in vista La Fistel-Cisl è per la creazione di una cooperativa di figuranti/mimi Critiche le maschere are vita a una cooperativa, costituita dai figuranti e dai mimi del Maggio musicale fiorentino, per stipulare un contratto di cinque anni con la Fondazione del teatro. Questa è l'ipotesi – secondo una nota diffusa ieri – emersa dopo un incontro che i lavoratori hanno avuto con rappresentanti fiorentini e regionali della Fistel-Cisl. «Sarebbe un vantaggio per entrambi – spiega Fosco Malanchi, segretario Fistel-Cisl Toscana -: per la Fondazione, che continuerebbe ad avvalersi di personale già collaudato che da anni lavora in teatro e per i figuranti, che vedrebbero garantito un salario per 5 anni in un momento di retribuzioni sempre più incerte e posticipate». Dalla segreteria regionale del sindacato, inoltre, si sottolinea che i pagamenti degli stipendi dei dipendenti del Maggio del mese di luglio hanno subito due «slittamenti»: in un primo momento il pagamento era stato posticipato al 10 agosto, «ma – si legge nella nota – la Fondazione rende noto ora un nuovo slittamento oltre il 10 agosto e con data da definire, a causa di problemi tecnici con gli istituti di credito. Un ritardo che causerà difficoltà ai dipendenti e alle loro famiglie, evidenziando la scarsa attendibilità dell'azienda». Ma «non abbiamo motivo – osserva Malanchi – di dubitare nella buona fede della direzione». Fistel-Cisl infine ricorda che il 6 settembre ci sarà un nuovo incontro tra i sindacati e la direzione sulla situazione del Maggio: per il sindacato «è auspicale che sia presente anche il presidente del cda». A margine di questa vicenda, ieri la «maschera» che qualche giorno fa criticò pubblicamente il sindaco Renzi, Maria Lardara, ha diffuso il messaggio con cui il direttore amministrativo del Maggio, Vincenzo Caldo, ha annunciato il suddetto ritardo nel pagamento degli stipendi: «Causa ritardo delibera da parte banca il pagamento degli stipendi previsto per il giorno 10 avverrà con qualche giorno di ritardo. Sarà mia premura comunicare data precisa». La stessa Lardara ha poi chiosato: «Per chi, come le 37 maschere di sala che non vedranno rinnovarsi il contratto al settembre, oltre il danno si presenta la beffa?. Della serie: Buone vacanze, per chi le può fare». ***

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 09:05

  57. 11/08/11

    GIORNALE DELLA TOSCANA

    "IL NUOVO TEATRO DEL MAGGIO? UN MIRAGGIO A PESO D'ORO…"

    DEL NERO DOMENICO

    Muntoni, direttore d'orchestra e sassofonista, interviene sulla vita musicale di Firenze. «Le istituzioni brillano per assenza e importanti realtà rischiano la scomparsa» II Maestro David Muntoni, direttore d'orchestra e sassofonista DOMENICO DEL NERO Non solo Maggio o Ort. La musica colta a Firenze forma un vero e proprio arcipelago sonoro, dove però restare a galla è tutt'altro che facile anche per talenti ormai collaudati. David Muntoni, fiorentino, direttore d'orchestra e rinomato solista di sassofono è ormai un personaggio di spicco nel settore: fondatore, insieme al compositore Cesare Valentini, dell'associazione Ricercare Strumentale Italiano è riuscito per cinque anni a portare i suoi concerti fino alle anticamere del granduca, con una serie di appuntamenti di grande successo a Palazzo Pitti. Fondatore e direttore di una piccola scuola di musica, Muntoni continua a creare occasioni di cultura e spettacolo a Firenze e anche altrove. Maestro Muntoni, c difficile oggi la vita di un "imprenditore musicale" come Lei? Notevolmente; le istituzioni brillano per assenza per quanto concerne l'arte e la musica che non siano dei "soliti noti"; mi sento davvero un imprenditore perché oggi un artista non deve solo cercare di trasmettere agli altri l'emozione di uno spettacolo, ma anche "promuoversi" e di solito gli artisti sono i peggiori amministratori di loro stessi. Sono stato nei giorni scorsi in varie località della Sicilia per concordare una serie di concerti in veste di solista con orchestra e duo pianoforte — sassofono per la prossima stagione invernale: è stato un vero e proprio pellegrinaggio tra direttori artistici, assessori e pezzi grossi di vario tipo per riuscire a mettere insieme… quattro note! Come vede la vita musicale fiorentina di oggi? E qual c stata la sua "grande occasione" a Firenze? La giunta comunale si fa bella del nuovo teatro del Maggio che per ora è solo un miraggio… a peso d'oro, senza considerare la miriade di piccole realtà musicali ,alcune delle quali hanno già chiuso i battenti pur lasciando un'eredità tutt'altro che insignificante: ad esempio la Florence Symphonietta e anche Ricercare Strumentale Italiano rischia di fare la stessa fine; sconcertante poi pensare che l'attuale vicesindaco Nardella è un violinista e a suo tempo era giudicato una pro *** messa nel suo settore. Va bene che quella della politica è ben altra musica, ma la situazione di certe realtà lui l'ha vissuta in prima persona e in un periodo ben più brillante di questo. Ancora quattro anni fa ho avuto l'onore di dirigere l'orchestra di Ricercare al teatro Goldoni (altro spazio che potrebbe e dovrebbe essere sfruttato meglio e soprattutto per le realtà meno "blasonate") in un grande concerto per l'Elettrice Palatina con un bellissimo repertorio barocco che è la nostra specialità. Lei è solista di sassofono; ma … c'entra con la musica classica? Il mio obiettivo è proprio quello di far conoscere questo aspetto più nobile di uno strumento a torto giudicato di seconda categoria. Sassofono non è solo jazz o leggera; sin dal secondo ottocento con l'impressionismo molti compositori come Debussy, Ravel, Glazunov , Strauss etc, lo hanno impiegato anche come strumento solista. Non avrei mai creduto che il pubblico, fiorentino e non, potesse apprezzarlo in modo così entusiastico e incoraggiandone la diffusione. Speriamo lo capiscano anche i nostri amministratori … ***

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 09:09

  58. 10/08/11

    REPUBBLICA FIRENZE

    LO STIPENDIO DI LUGLIO SLITTA DI NUOVO – MAGGIO, LO STIPENDIO SALTA ANCORA

    PALOSCIA FULVIO

    Maggio, lo stipendio salta ancora. Un sms per infornare. Ilavoratori: "Basta con la paga a singhiozzo " Dalla Fistel Cisl arriva la proposta di riunire i figuranti e i mimi del teatro in una cooperativa legata da un contratto per cinque anni . L'ennesimo rinvio è stato comunicato, ieri mattina, via sms: «Causa ritardo delibera da parte banca il paga-mento degli stipendi previsto per il giorno 10 avverrà con qualche giorno di ritardo. Sarà mia premura comunicare la data precisa». Firmato Vincenzo Caldo, direttore delle risorse, che nei giorni precedenti aveva affisso nelle bacheche del teatro due diversi avvisi: il primo sosteneva che gli emolumenti (relativi al mese di luglio) sarebbero stati assegnati il 2 agosto; poi una nuova comunicazione di servizio annunciava il posticipo a oggi. Ieri, infine, l'annuncio dell'ennesimo slittamento, che preoccupa non poco i lavoratori. Caldo rassicura: «Si tratta di un differimento di pochi giorni, due al massimo. Niente di preoccupante: si tratta del meccanismo bancario che si è inceppato, ma tutto si risolverà entro 48 ore». Quindi, conclude il dirigente, «nessun anticipo da parte delle casse comunali, né allarmi particolari, come invece è avvenuto in passato: quello che è accaduto è un incidente che pub verificarsi». I lavoratori del Maggio, invece, sottolineano l'irregolarità di percepire stipendi a singhiozzo. «Questo episodio riconferma l'assenza di credibilità di chi gestisce il teatro, del sovrintendente Francesca Colombo e del suo team — dice Cristina Pierattini della Cgil — cosa che stiamo imparando sulla nostra pelle sempre più drammaticamente di giorno in giorno. E non c'è da meravigliarsi se negli sms che ci sono stati recapitati non c'è neanche una frase di scusa da parte di chi riceve oltre 200 mila euro l'anno di compensi. Ormai i vertici di questa azienda non fanno neanche più fede a quello che scrivono, a discapito di tanti lavoratori stagionali che tra l'altro non percepiranno stipendio ad agosto o nei mesi successivi, perché non contrattualizzati, e vedranno slittare anche ciò che gli spetta per un lavoro condotto con professionalità e puntualità». Come, ad esempio, le 37 maschere a cui non verrà rinnovato il contratto e che ieri sono ritornate alla ribalta di molti messaggi su Facebook, dove tanti sono stati i «post» di condanna alla mancata erogazione degli stipendi. Meno dura la posizione della Fistel Cisl che in un comunicato stigmatizza il ritardo dell'accredito «che comunque causerà difficoltà ai dipendenti e alle loro famiglie evidenziando la scarsa attendibilità dell'azienda. Non abbiamo motivo di dubitare nella buona fede della direzione—dichiara il segretario regionale Fosco Malanchi, che rivolge un invito al sindaco Renzi — ma a settembre è auspicabile che al tavolo previsto per il giorno 6 siano presenti oltre ai rappresentanti dei lavoratori e la direzione anche anche il presidente del consiglio d'amministrazione per individuare percorsi che comunque portino ad una soluzione che veda un accordo nell'interesse reciproco e che salvaguardi *** i diritti di chi da anni presta la propria opera all'interno della Fondazione». E proprio dalla Fistel Cisl arriva la proposta di riu n ire i figuranti e i mimi del teatro in una cooperativa che potrebbe stipulare un contratto di 5 anni con la Fondazione del teatro, nell'ottica della ristrutturazione del personale. «Sarebbe un vantaggio per entrambi — spiega Malanchi — perla Fondazione, che conti nue rebbe ad avvalersi di personale già collaudato che da anni lavora in teatro e per i figuranti, che vedrebbero garantito un salario per 5 anni in un momento di retribuzioni sempre più incerte e posticipate». Mala proposta non troverebbe consensi nelle altre sigle sindacali del Maggio. SMS I lavoratori del Maggio hanno ricevuto per sms l'awiso che lo stipendio slitta Non è la prima volta che la paga arriva in ritardo
    IL PRIMO AWISO E' stato affisso nelle bacheche del teatro del Maggio Musicale Fiorentino qualche giorno fa: gli stipendi di luglio saranno accreditati il 2 agosto IL SECONDO AWISO In una nuova comunicazione il direttore delle risorse del Maggio Musicale, Vincenzo Caldo, annuncia un ulteriore slittamento, a oggi 0 IL MESSAGGINO E' stato recapitato ieri, sempre da Caldo: lo stipendio è rinviato a data da destinarsi.-Arriverà entro 48 ore», assicura il dirigente del Maggio ***

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 09:20

  59. 09/08/11

    GIORNALE DELLA TOSCANA

    PARCO DELLA MUSICA: CINQUE MILIONI PER LA NUOVA PIAZZA – PARCO DELLA MUSICA: 5 MILIONI PER LA PIAZZA

    FERRI MARCO

    Cultura Parco della Musica: cinque milioni per la nuova piazza a pagina 11 Parco della Musica: 5 mílioní per la piazza Corsa contro il tempo per realizzare il progetto di Ferretti. Dovrà nascere entro il 21 dicembre Lo spazio sarà caratterizzato da gigantesche teche in vetro, corsi d'acqua e aree verdi. Rimangono tuttavia aperti i problemi del parcheggio e del magazzino per le scenografie e i costumi . È in programma per i primi giorni di settembre la conferenza dei servizi per l'approvazione del progetto definitivo, che ha un costo stimato in 5 milioni di euro, per la realizzazione della nuova piazza del Parco della Musica in costruzione a Firenze. Il progetto è basato su un'idea del premio Oscar Dante Ferretti (che ha collaborato alla realizzazione dell'«Aida» diretta da Ferzan Ozpetek, l'opera ché ha aperto l'ultima edizione del «Maggio Musicale»), offerto al Comune dalla Targetti Sankey spa. Da parte di Palazzo Vecchio, a quanto si apprende, c'è l'auspicio di poter completare la nuova piazza insieme all'inaugurazione del-l'auditorium del nuovo teatro del Maggio prevista il 21 dicembre 2011. Il Comune ha inserito nel bilancio 2011 a realizzazione della nuova piazza che caratterizzerà l'ingresso al Parco della Musica. Il progetto è stato elaborato dai tecnici del-l'amministrazio-ne comunale coordinati dall'architetto Giorgio Caselli. Il disegno progettuale, tra le altre cose, è contraddistinto da grandi strutture in vetro, spazi verdi e altri con giochi d'acqua. Nonostante manchi pochissimo tempo all'inaugurazione dell'auditorium per il Maggio – ed è un vero peccato che una simile opera sia appannaggio solo dell'ente lirico più deficitario d'Italia – siè instaurata una sorta di corsa contro il tempo, perché passare dal «progetto definitivo» a quello «esecutivo» e poi alla realizzazione vera e propria, necessita tempo, ed è proprio questo che manca. Le grandi teche trasparenti pensate da Ferretti (ce n'è anche una obliqua, in stile Renzo Piano) campeggeranno lungo il percorso che dal viale Fratelli Rosselli condurrà al nuovo Parco dell Musica e mostreranno alcune delle più belle scenografie del Maggio; i vialetti perpendicolari a questo percorso saranno di colore diverso (rosa schocking, ocra e arancio) grazie al materiale lapideo che verrà utilizzato. Riemergeranno – è proprio il caso di dire – alcuni tratti del Fosso Macinante (che in epoca settecentesca, per esempio, proprio in questa zona alimentava dei mulini ad acqua) che erano interrati. Ci sono poi le aree verdi: sarà sfruttata al massimo la presenza degli alberi, che in ' qualche caso dà già l'idea del viale alberato, mentre nascerà ex-novo un pioppeto; da segnalare che proprio all'ombra di alcune piante saranno previsti alcuni parcheggi 'per le auto delle pertinenze legate all'attività della struttura. Con i suoi circa 15mila metri 'quadrati, sarà la piazza (se così si può chiamare) più grande di Firenze, ma resteranno aperte, tra le altre, due questioni molto. importanti: la mancanza di un parcheggio per gli spettatori del Maggio e il fatto di non aver previsto un nuovo magazzino per le scenografiee i costumi. Questi, da 3 anni, occupano (abusivamente) spazi dell'ex-Manifattura Tabacchi delle Cascine. Prima o poi da lì dovranno esser rimossi ma nessuno sembra preoccuparsi della loro nuova destinazione. Forse era meglio affrontare questo problema piuttosto che progettare una piazza. Ma non avrebbe avuto lo stesso impatto mediatico. ***

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 09:37

  60. Non sin può credere, 5 milioni per la piazza del Parco della Musica?
    Gli stipendi non si pagano, lasciano gente a casa senza lavoro, ma sta catedrale chi la farà funzionare, chi andrà a suonare Renzi e la Colombo?
    Assassini, ladri, a voi della cultura non ve ne frega un casso. state distruggendo Firenze è il paese con questa politica!

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 09:48

  61. Gentilissimo 55, la forma purtroppo ha la meglio quando la sostanza è carente.
    Chi diceva in quei giorni che il teatro Carlo Felice era utilizzato come una sorta di laboratorio a beneficio della massa dei lavoratori dello spettacolo veniva tacciato di essere un disfattista, che non era assolutamente vero, tant'è che in una lettera ufficiale del rappresentante nazionale della Cgil si sottolineava con forza come il caso Genova fosse, cito, "L’accordo in oggetto,  condiviso dalla scrivente, ha carattere squisitamente locale ( Aziendale) e come tale non c’è , né ragione né necessità di doverlo sottoscrivere a livello Nazionale".(18 ottobre 2010) 
    E perché il segretario nazionale della Cgil ci teneva così tanto a fare saper che era un accordo "squisitamente aziendale"? Ma perché ovviamente, vista la poco simpatica congiuntura economica, l'allarme si era sparso già tre altre fondazioni, e si stava creando un certo fermento. Altrettanto veniva sottolineato in un successivo scambio di opinioni tra Sciarra (Fials) e lo stesso Conti. Tutti avevano francamente il terrore che si approdasse a tale soluzione suicida.

    quello che inoltre non si è voluto capire allora e forse si fa finta di non capire a tutt'oggi, e che i Contratti di Solidarietà, così come sono strutturati, a partire dal fatto che sono pensati esplicitamente per "imprese in difficoltà di produzione" e che non si attagliano per nulla né alle esigenze di Fondazioni Liriche, né al fatto che il rpoblema delle Fondazioni Liriche non è la produttività, ma avere i soldi per mantenerla: è chiaro che non è la stessa cosa.

    Dici che il mondo dello spettacolo necessita di ammortizzatori: ok, va bene, ma devono essere ammortizzatori pensati ad hoc proprio per quello strano universo produttivo che noi Fondazioni Liriche insieme a tutti gli altri costituiamo.

    La lettura della Cgil sin dall'inizio è stata molto superficiale, a mio giudizio, proprio perché in nome del "fine giustifica i mezzi" non ci ha pensato un attimo a spingere per l'attivazione a Genova di un ammortizzatore che, conviene ripeterlo anche a beneficio dei colleghi del Maggio Musicale fiorentino, non solo non risolve il problema, ma contribuisce a fare entrare i Teatri in una spirale da cui è difficile uscire: come giustamente sottolineato qualche post fa, quale speranza di ritornare alle sovvenzioni seppur scarse riservate al Carlo Felice, per sostenere il costo del personale previsto dalla pianta organica (una delle più esigue tra i Teatri italiani)? Inoltre, nonostante l'abbattimento dei costi del personale, non si riuscirebbero a mettere in piedi le opere senza i masterclass che a un prezzo irrisorio sfrutteranno giovani voci lanciate sul palcoscenico con detrimento dello spettacolo e della qualità della messa in scena.

    Ripeto, proprio perché la Cgil è il sindacato più grande doveva avere la lungimiranza di sapere leggere meglio le conseguenze del futuro. Nessuno scorda i danni fatti da Cisl e Uil.

    Ultimo fatto: la mobilità. ecco un altro argomento che quando era tirato fuori dagli Autonomi veniva negato con forza. Sempre dal documento che citavo prima a firma Silvano Conti (18-10-2010) si legge:  "Contrariamente a quanto strumentalmente affermato dai Sindacati Autonomi il Contratto di Solidarietà “ difensivo” di cui parliamo è finalizzato ad evitare licenziamenti non a semplificarli; pertanto utilizzare e collegare  scenari apocalittici al Contratto di Solidarietà in oggetto è un’operazione pretestuosa tesa solo a creare confusione e tensione fra i lavoratori." E oggi mi vieni a dire che la mobilità è uno scenario realistico.
    Capisci ora l'astio che talvolta domina i post apertamente anti Cgil: perché ad ottobre sono state scritte queste frasi dal rappresentante nazionale Cgil? Come mai invece sta andando quasi tutto come gli autonomi avevano previsto?
    Come mai troppo in fretta sono state dimenticate le promesse di fine commissariamento fatte da Marta Vincenzi in merito al "piano quinquennale Filippini La rosa" o ai "10.000.000 di euro dai privati", e non si è lottato tutti insieme compatti perché le promesse fossero rispettate, invece di partire a spada tratta a favore della Cassa Integrazione in deroga?

    Penso che la discussione sugli ammortizzatori sarebbe stata più seria e proficua se non si fosse svolta sulla pelle e la vita dei lavoratori del teatro carlo felice.

    Susanna

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 10:14

  62. Quanta stoltezza o piccolezza di vedute impedisce a qualcuno di vedere come le vicende passate e presenti di Genova siano strettamente legate all'attualità fiorentina.
    Apprezzo invece che i colleghi di Genova ricordino come sono andate le cose (ognuno, beninteso, dal suo punto di vista) perché in mezzo a tante mezze verità e supposizioni non è così difficile scorgere la trama convulsa di istituzioni, dal Ministero dei beni Culturali ai Comuni alle Regioni, che ognuna con le proprie specifiche situazioni affossa da una parte chi fa la cultura, ma dall'altra, come nel caso di Roma, non ha alcun ritegno a spendere in piena crisi finanziaria tutti quei soldi per la piazza della Città della Musica.
    Ed oggi, se passerà il discorso di un licenziamento più facile che vuole proporre Tremonti, noi che armi abbiamo? Spero davvero che gli unici colpi in canna non siano gli ammortizzatori sociali (soprattutto quelli in vigore), perché tanto varrebbe suicidarsi.
    Auspico che dopo tante parole i sindacati firmatari del CCNL e magari anche qualche autonomo (l'unione fa la forza) sappiano proporre UNITARIAMENTE una linea di lotta degna di questo nome per uscire da questa situazione non troppo devastati.

    Ormondo Maini

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 13:09

  63. Non so che arte abbia in mano Renzi, lui va ad Arcore, e dicono  i fiorentini :…"chi va al mulino si infarina"…
    Di sicuro un teatro così come è ora il Carlo Felice, i genovesi non possono piu' permetterselo. Poi se fra coloro che qua scrivono (sempre le solite cose ) c'è qualcuno capace di andarglielo a spiegare faccia pure.
    Credo che prima di tutto  i lavoratori genovesi  , farebbero meglio a mettersi daccordo tra di loro. Leggendo i commenti qua non credo sia possibile. Meglio che ogniuno vada per la sua strada. Non si mette su casa assieme al cogniuge divorziato.
    Percio' in  un momento drammatico come questo i pochi fondi a disposizione per la cultura genovese è bene che vadano assegnati  a nuove strutture   che abbiano  effetiva capacità di resa sul territorio.

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 13:38

  64. Carissima, piuttosto il tuo sembra un disco rotto.
    Per fortuna tra poco mamma sloggia.
    A proposito, ignorantona, vedo che da quando scrivesti il falso documento del presunto consigliere di amministrazione, non hai ancora imparato la lingua italiana: passi per ogniuno che è arcaismo per ognuno, ma diamine cogniuge è errore blu alle elementari.
    Elementari e banali, ecco la qualità dei tuoi interventi, e anche un po' arroganti visto che pensi di sapere quello che i genovesi ritengono sia il miglior modo di investire le risorse culturali sul territorio. Bah, buon pro ti venga.
    Probabilmente ci sono anche molti fiorentini, romani, milanesi, torinesi, triestini, veneziani, veronesi, napoletani, baresi, bolognesi, palermitani, cagliaritani, che come te farebbero volentieri a meno delle rispettive Fondazioni Liriche, ma di solito hanno il pudore di astenersi dal manifestare la propria opinione proprio sul sito di una Fondazione Lirica.
    Vatti a nascondere in Grecia.

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 14:49

  65. Quello che i genovesi potranno permettersi per fortuna non sarà il numero 63.
    Il Carlo Felice và dimensionato con la sua realtà regionale, questo è certo; il contenimento dei costi purtroppo avrà impatti prima di tutto sul personale, ma le rappresentanze dei lavoratori più responsabili, sapranno traghettare il teatro attraverso inevitabili e dolorose scelte per la sopravvivenza del bene maggiore.
    E credo che i conti con la nuova realtà prima o poi dovranno farlo tutte le fondazioni. Non è pensabile che possano essere mantenute le attuali piante organiche e, diciamocelo, gli attuali privilegi. Neppure la Scala o l'Opera di Roma che, in controtendenza, in questi giorni sta trovando una profusione di nuove risorse dal sindaco Alemanno, che sanno più di temporaneo spot elettorale che di presa d'atto della realtà. I conti fatti dopo sono sempre quelli più cari.
    E sarebbe bene se a questo procedimento partecipassero tutti i lavoratori con le loro rappresentanze; in particolare quelle rappresentanze autonome, anche firmatarie di contratto, che al di là delle lodevoli lotte in difesa di diritti costituiti, oggi fanno un'opposizione, mi si perdoni, un pò anacronistica e lontanta dalla realtà che stiamo vivendo.
    E sarebbe bene che certe scelte siano condivise, prima che intervenga ancora il Governo con la scure, visto che proprio oggi Tremonti vorrebbe inserire agevolazioni per i licenziamenti nell'ambito privato.
    Forse è più indolore arrivarci tra di noi; purtroppo in tempi di diluvio anche Noè non ha potuto imbarcare tutti, anche se certamente avrebbe voluto.
    Un sindacato responsabile deve affrontare le emergenze dentro un contesto reale, di cose fattibili, tangibili e raggiungibili. I sogni, purtroppo, non appartengono all'epoca che stiamo vivendo.

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 14:56

  66. non è solo il numero di lavoratori ad incidere sulle della difficoltà di un teatro. è il loro contratto privilegiato. gli scioperi. l' assenza di condivisioni. i fondi che sono e sauriti. la cattiva gestione.si deve creare una struttura piu' semplice da gestire per la governance. o si fa così o non ci sono altre soluzioni per i lavoratori.con o senza di loro il teatro continuerà ad offrire spettacoli. meglio adattarsi quindi.

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 15:15

  67. Dei privilegi si è detto; però oggi il tempo è scaduto, e nell'emergenza purtroppo spesso il bambino viene gettato insieme all'acqua sporca.
    Scioperi…quali scioperi? Se riferito a Genova non ce ne sono; la gestione di Pacor è attenta ai costi, centellina le spese per direttori, artisti, allestimenti.
    Purtroppo però non basta, perchè a causa delle precedenti gestioni si è accumulato un debito tale, che per essere risanato ha bisogno di scelte più incisive. A Genova, è rimasto solo da limitare i costi del personale stabile.
    Il ruolo dei precari è già stato rivisto. Diversamente resta solo la strada del fallimento, e il Governo ha già lanciato il suo ultimatum.
    Purtroppo occorre presentare un piano di ammortamento e riduzione serio e condiviso da atturasi entro il 2012. Ad esempio con la via dei prepensionamenti e della revisione delle reali esigenze occupazionali all'interno delle maestranze, tenendo conto anche delle professionalità e dell'anzianità acquisita. Perchè purtroppo per ragioni varie, in cui spesso è entrata la politica, sono aumentati i numerici di alcuni settori a discapito di altri più vicini alla produzione, portando l'organico ad essere svincolato dalle reali esigenze e costringendo la fondazione a sopperire con assunzioni a termine nei settori sottodimensionati. Certe scelte è indispensabile farle a un tavolo che raccolga tutte le parti. Perchè oggi i conti non tornano più. Altre strade non ce ne sono. Lo dice la realtà. E il ministero incombe.
    Bisogna fare presto.

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 15:30

  68. Perdonami 65, ma io mi sto chiedendo quando parli di privilegi a cosa ti riferisci.
    Parliamo per esempio della pianta organica. Responsabilmente tutte le sigle sindacali nel 2007, un po' in anticipo rispetto ai tempi di oggi, hanno firmato un accordo che riduceva la pianta organica a 307 elementi stabili. Se hai un minimo di cognizione sulla situazione delle 14 Fondazioni Liriche, e così mi sembra che sia, converrai che si tratta già di un organico estremamente esiguo. Rispetto a quella cifra attualmente noi siamo sotto di una trentina di elementi. Il Coro, tanto per citare un esempio, è composto da 58 elementi stabili, numerico che consente di eseguire Mozart, Donizetti (non tutto), Rossini (non tutto), di certo non Verdi, Puccini per non parlare di Wagner. Con un organico del genere inoltre, sbilanciato nei suoi vari settori, risulta impossibile eseguire qualsiasi brano sinfonico senza snaturarne la resa. Idem per orchestra e tecnici. Davvero il prossimo passo è la chiusura perché meno di così non si può.
    Tra parentesi, in tutto questo sfacelo occupazionale, la scelta di un ammortizzatore come i Cds che prevede degli esuberi ha degli aspetti persino comici, se non fosse una tragedia.
    Vogliamo parlare dell'aziendale. Non abbiamo più uno straccio di indennità, le prove possono cambiare come si vuole e quasi quando si vuole. Parliamoci chiaro: se saremo ancora aperti e ci sarà uno straccio di Nazionale, beh sarà sampre meglio dello schifo in cui viviamo.
    Questa è la situazione nuda e cruda. Come possa essere capitato tutto lo sfacelo che viviamo da tre anni a questa parte (ci metto anche il Fondo Pensioni), beh c'è voluta veramente tutta la buona volontà di un di Benedetto e di una classe politica locale incapace di considerare le enormi potenzialità del Carlo Felice come una possibilità di crescita per tutta la città anziché un'inutile perdita di tempo.

    Da mesi si va dicendo che la Cultura è uno dei pochi fenomeni anticiclici nell'economia capaci di dare alle nazioni qualche arma in più per uscire prima dalla crisi. ecco, di questo io, e penso molti altri con me, avrebbero piacere di discutere. questa dovrebbe essere la piattaforma di dialogo impostata da tutti i sindacati confederali e non: noi siamo una miniera che voi (Stato) ancora non avete neanche provato a sfruttare, un giacimento praticamente inesauribile che può fungere da traino per le città e i territori circostanti. Cosa diamine aspettate a usarlo?

    E' utopia? e' vano sperare che uno stato che ha poc'altro oltre la cultura e il turismo finalmente decida di sfruttarlo a dovere?

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 15:33

  69. Il ministero incombe, ma se la scelta dev'essere di farsi trovare già col le braghe calate per favorirgli il compito, beh tanto vale licenziarci e buona notte.
    I prepensionamenti sarebbero un'idea mi pare che sia stata anche votata in un'assemblea di una sigla autonoma, ma visto il vento che tira a livello nazionale, boh, non so quanto sia una strada percorribile.
    Ripeto, la mia preoccupazione è data dalla forma mentis con la quale si decide di affrontare la questione: se pensiamo che il nostro lavoro si debba fare in un certo modo e abbia determinate esigenze, beh ci si deve impegnare al massimo perché queste esigenze siano rispettate; se pensiamo davvero che in fondo hanno ragione loro, che tanto soldi non ce ne sono, che tutto sommato siamo dei privilegiati, beh di lì a chiudere il passo è veramente breve.

    E' inutile, da che mondo e mondo l'azienda chiede 100, tu gli proponi 50, e alla fine si arriva a 75. Ma se noi già gli stiamo dando 150 (con i Cds) e discutiamo di dargliene ancora un po', beh, mi ripeto, ma tanto vale licenziarci e buona notte.

    Sugli scioperi vedi il disco rotto di cui sopra. Vedo che anche coi segni di interpunzione la ragazza non se la cava benissimo.

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 15:48

  70. n. 68,
    il tuo mi sembra un discorso ampiamente condivisibile, ed anzi non fai che avvalorare quello che io a grandi linee ho esposto.
    Entrando in un terreno concreto, quando parlo di privilegi, intendo dire che oggi è anacronistico ricevere compendi extra, seppur contrattuali, per suonare una nota diversa o uno strumento affine. Oppure tutto il sistema della disponibilità che concepita per fini nobili, di fatto è diventato uno spreco, costringendo ad assunzioni che sarebbero state inutili. Solo per citarne un paio, ma credo che tu sappia bene cosa intendo, perchè capisco che sei persona preparata.
    Il fatto che il coro sia sottodimensionato, come tu sottolinei, non va nella stessa direzione che indicavo io? A causa delle anomalie che si sono verificate? Come mai il complesso corale ha meno unità di quello impiegatizio, ad esempio? Erano davvero indispensabili e utili a una fondazione tutte quelle assunzioni? E corrispondono al reale fabbisogno dell'attività della Fondazione? Non sono un costo in parte riducibile?
    Oppure: certe figure contemplate dal contratto, sono indispensabili o potrebbero benissimo essere dei ruoli professionali da iscrivere solo per le effettive esigenze? Come ben saprai, ci sono alcuni lavoratori che, non certo per colpa loro, di fatto esercitano la loro funzione per poche ore al mese e non tutti i mesi: oggi, possiamo ancora permettercelo?
    Certo, a monte sono stati fatti gravissimi errori, frutto di scelte (per usare un eufemismo) improntate non certo alla lungimiranza o al bene del Teatro.
    Oggi, in tempi di crisi gravissima, può ancora continuare così? O forse è inevitabile rivedere qualcosa per poter in qualche modo sopravvivere?
    Credo che ne converrai anche te.

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 15:50

  71.  l'unica soluzione per garantire risparmio su personale inutilmente impiegato a tempo pieno è il job on call . compatibile con i fondi  e con gli altri spettacoli del teatro  in programmazione. 

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 16:18

  72. A Firenze i sembra che sia interessante (anche se ciò non vuol dire che mi piaccia) l'ipotesi di avviare delle cooperative per salvaguardare l'occupazione e nell'ottica della riduzione dei costi.
    L'idea di introdurre anche al Maggio i contratti di solidarietà, è ottima per tamponare momentaneamente la drammaticità della situazione e consentire di avviare un percorso serio che in un paio di anni consenta di ridurre il deficit e consentire ai lavoratori in soprannumero di reintrodursi nel mercato del lavoro usufruendo per due anni come a Genova delle garanzie e delle integrazioni economiche.
    I contratti di solidarietà introdotti a Genova, ricordiamolo, sono uno strumento più flessibile della cassa integrazione e consentono all'azienda buoni risparmi e al lavoratore una minima riduzione del reddito con una maggiore disponibilità di tempo libero.
    Soprattutto consentirebbero un tempo relativamente lungo per eventuali reinserimenti nel mondo del lavoro, che non necessariamente dovranno essere lontani dalla Fondazione.
    Lo strumento proposto delle cooperative è oramai diffusissimo e consente comunque il mantenimento di un reddito, che è la priorità.

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 16:29

  73. al N° 72

    ahahahahhah muoio dal ridere!!!!

    "reinserimento nel mondo del lavoro" ….ma dove vivi  grullo?
     Alzati la mattina alle 7 e vai a fare la fila all'ufficio di collocamento con altre   500  persone a mattinata  , piu' meno tutte di mezza età con famiglia e la casa pignorata dalla banca che come te aspettano da ANNI il "reinserimento nel mondo del lavoro".

    Mi sa che  le radiazioni che ti sei beccato  in Giappone ti hanno portato indietro di 30 anni nel tempo.

    Ti piacciono i contratti di solidarietà?

    Visto che li vuoi vai pure avanti..te e quelli come te ..mettetevi in esubero così dopo aver avuto un sacco di tempo libero e salario garantito per 2 anni poi siete liberi di fare una bella cooperativa a 5 euro l'ora senza contributi e liquidazione da spartire in quote sociali. Poi tanto se la fanno fallire  ,come succede di solito quando le banche chiudono i rubinetti..a quel punto sarai in età giusta per buttarti di sotto dal Ponte Vecchio. 

    Vai bello, vai, "re-inserisciti"…. nel mondo di oggi !

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 16:49

  74. Ma allora non ci siamo capiti: con i Contratti di Solidarietà non tamponi un bel niente. E' dell'altro ieri un articolo nel quale un consigliere d'amministrazione del Carlo Felice ammetteva che i calcoli fatti sui risparmi dalla solidarietà erano abbondantemente sovrastimati.
    Poi è ormai palese a tutti i lavoratori del Carlo Felice che il modo di lavorare così rende praticamente impossibile preparare in un modo decente un'opera, perché i tempi di prova vengono drammaticamente contratti, prove fondamentali come Antepiano e Assieme tolte, ma anche il semplice ma fondamentale lavoro fatto in sala a sezioni deve essere ridotto. Il contratto di solidarietà vuol dire la fine di un certo modo di pensare la preparazione di un'opera, quel modo che per decenni ha fatto dei Teatri italiani e delle loro produzioni i punti di riferimento in tutto il mondo.
    Non posso davvero credere che già ci sia arresi in partenza e si aspetti soltanto di essere giustiziati. davvero non posso accettare di gettare la spugna senza avere combattuto per la salvezza e la sopravvivenza del nostro lavoro. e come me penso ci siano molte altre persone.
    Una cosa sono i discorsi in merito alla nota suonata, un'altra è mandare al macero decenni di tradizione e di modo di lavorare perché una manica di imbecilli che ci governa dai comuni alle regioni al governo non è in grado di trovare il bandolo della matassa di un casino in cui la politica stessa ci ha cacciato.
    A Genova perché i soldi delle pensioni sono stati gettati dalla finestra, chi li aveva dati al Fondo Pensioni ne ha avuto indietro solo una parte esigua; vogliamo sempre che siamo noi lavoratori a prenderle sberle, magari stando zitti.

    Smettiamola di parlare di alibi per una politica incapace e cominciamo ad organizzarci anche nel mondo dello spettacolo così come si stanno organizzando in tutti gli altri settori lavorativi per un autunno molto caldo. Poi dopo la lotta, con un po' più di forza, potremmo anche sederci a un tavolo a parlare, ma non senza prima avere detto la nostra. I Cds devono essere l'ultima istanza, non la prima scelta: di questo passo tutto il mondo del lavoro andrà a scatafascio, e noi dovremmo solo stare a guardare?
    Mi auguro che a Firenze ci sia la forza di contrattaccare che qui a Genova è mancata.

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 16:55

  75. Metha ha ragione quando dice che Genova deve rimanere un caso isolato e  confinato. 
    Se resistiamo a Firenze salveremo anche Genova , dove è dimostrato che i contratti di solidarietà sono un fallimento. 
    Piuttosto sto senza stipendio per qualche mese, faro' un prestito, ma i contratti di solidarietà o le cooperative non le accetterò mai. Mi sono sacrificato troppo e per tanto tempo per vincere il mio posto di lavoro e il mio contratto stabile. Non me lo porteranno via così facilmente. 

    Un lavoratore MF 

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 17:08

  76. Ecco qua…VOI  con gli esuberi , i CDS  e le cooperative… intanto a Roma si sono firmati un bell'accordo per la copertura di TUTTI i 631 …631 capito? Posti in organico entro la fine del 2011…

    Bravi bravi alla faccia del decreto Bondi e della crisi e del MMF e dei genovesi che non si possono piu' permettere il loro teatro. Poveri fessi che siete. Ecco perchè a VOI mancano i soldi per pagare gli stipendi. 

    AGENPARL) – Roma, 04 ago –  “Esprimiamo soddisfazione per l'accordo raggiunto. Dopo mesi di trattative e riunioni si è raggiunta l’intesa tra il Presidente del Teatro dell'Opera, On. Alemanno e i Sindacati. L’accordo è costituito dal livello di qualità artistica riconosciuta al Teatro in modo tangibile con il successo di pubblico ed il riscontro dei media, anche internazionali. Altro punto qualificante dell'attività del Teatro è stato il ruolo istituzionale svolto nel corso dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, nell'ambito del quale è stato protagonista anche nel processo di ripristino del FUS. Inoltre l'azione di governance è proseguita nel corso del 2010 consentendo il raggiungimento di un risultato economico positivo, tanto più qualificante atteso lo stato di crisi nella quale il Teatro ha versato negli ultimi anni. Tali obiettivi sono stati tutti raggiunti con il fondamentale apporto dei lavoratori del Teatro. Tra i punti dell’intesa l’individuazione dei percorsi che vedono il Sindaco Presidente avviare ogni azione positiva, ivi compresa la sensibilizzazione del Governo per le modifiche normative  che dovranno superare i limiti  imposti dalla vigente normativa di cui alla legge 100 del 2010, per pervenire alla copertura di n. 631 posti di organico a tempo indeterminato entro la fine del 2011. Andranno inoltre attivate le azioni relative all ' indizione dei concorsi nell'area artistica , a partire da quelli già approvati dal Ministero. Ugualmente per l'assunzione e le promozioni dei lavoratori tecnici e amministrativi si procederà attraverso la selezione e premiando la professionalità in ogni comparto di lavoro. In tale ambito, sarà approfondita la questione relativa alla istituzionalizzazione dell'autonomia del Teatro (legge 800 del 1967) , anche quale espressione del complessivo nuovo assetto conferito all'Amministrazione Capitolina, di cui il Teatro dell'Opera di Roma non può non beneficiare. Il Sindaco-Presidente On. Alemanno s’impegna ad affrontare il tema dei finanziamenti istituzionali, al fine di caratterizzarli con un impegno almeno triennale, che consenta una coerente e proficua attività di programmazione. E' auspicabile che a tale azione si accompagni l'impegno del CDA a promuovere ogni azione volta a reperire nuovi sponsor privati". E' quanto si legge in una nota di Paolo Terrinoni, Segretario Generale della FISTEL CISL di Roma e Lazio.

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 17:43

  77. n° 73

    posso anche trovare spiritoso il tuo modo di proporti, ciò non toglie che la congiuntura non si affronta nè ridendo nè dicendo fattela te la coda al collocamento. Peraltro il collocamento non l'ho neanche nominato. Se si ha una professionalità si può rimettersi in circolo, la strada non sarà in discesa e le garanzie di oggi non ci saranno più. E la strada delle cooperative non è per niente come la descrivi te, non ho detto che è il mondo migliore, ma è quello migliore possibile oggi.
    O forse preferisci andare allo scontro frontale contro tutto il mondo che va in direzione opposta? E' una strada percorribile, ovviamente, ma quali risultati credi di ottenere, realisticamente? A Genova c'è chi l'ha tentata, con il risultato che se le parti più ragionevoli e concrete non avessero strappato in extremis un accordo sugli ammortizzatori, l'indomani la controparte avrebbe portato i libri in tribunale e chiesto la liquidazione. Credi di poter vincere contro forze come queste? Che vedono la chiusura di una fondazione come un vantaggio? Per riaprirla allora sì con metodologie stile job on demand come diceva qualcuno. E' meglio arrivare alla chiusura e tutti a casa, oppure trovare un compromesso per salvare il salvabile? Alternative non ce ne sono. 
    O sei a Roma e allora, come dicevano prima, in un modo o nell'altro ti coprono di soldi, oppure sei in una realtà come la Scala. Ma gli altri, quali condizioni possono dettare? Ridere o strepitare, purtroppo, non serve a nulla. Comprendo che possa non piacere, ma basta aprire un giornale per scoprire che la realtà può essere ben peggiore di così.
    Hanno stravolto Alitalia, rivoluzionato la Fiat, oppure guarda Finmeccanica, Ansaldo ecc., vuoi che a qualcuno interessi dei 400 lavoratori di Firenze? O dei 285 di Genova? Siamo meno degli abitanti di un qualsiasi paesino sperduto in campagna. Quale braccio di ferro pensi di intraprendere? Credi che all'opinione pubblica interessi di più la chiusura del Maggio oppure l'aumento dei costi dei servizi pubblici e sociali? La risposta sono sicuro che ce l'hai già.

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 18:43

  78. Ma è perfettamente logico; non penso che qualcuno dei rappresentanti sindacali di Roma, preso dalle responsabilità del momento critico, abbia detto "vabbé, accontentiamoci di 400 lavoratori, tanto gli altri 231 li esternalizziamo" o ancor peggio "approviamo un ammortizzatore sociale, poi dopo due anni vediamo quante assunzioni si posswono fare".

    Lì ragionano come si deve. Serve un tot di massa lavoro per fare determinate cose? Bene, noi ci teniamo quella. e poi se c'è qualche altra fessa Fondazione Lirica che rinuncerà a posti organico, beh, vorrà dire che a livello nazionale ci prenderemo contributi anche per quelli (sbaglio o una delle voci per l'erogazione del Fus è riferita alla pianta organica?)!
    La vita è una giungla: ci sono i cacasotto (e a Genova ce ne sono un po' troppi, ma da noi li definiscono "responsabili") che se la prendono nel c… e ci sono quelli che vanno dritti per la loro strada e alla fine la spuntano.
    Peccato, pensavo che il caso Di Benedetto a Genova fosse servito da lezione.. una lezione troppo presto dimenticata.

    Ah, non venga in mente a qualcuno di sparare bestialità tipo: ma quella è Roma, Genova non ha tutti quei soldi!!!! Sì però il Comune di Roma alla voce "spese per la Cultura" ha giusto un paio di voci di spesa in più di Genova; sapete i Romani avevano questo viziaccio di costruire strade, templi, statue.. Non solo: a Roma ci sono 2 Fondazioni Liriche, Opera di Roma e Santa Cecilia. Di più: Santa Cecilia e Scala dovevano essere le uniche due a salvarsi, e tutti davano per spacciata proprio l'Opera: chissà come mai non hanno provato ad attivare i CONTRATTI DI SOLIDARIETA'???????

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 18:49

  79. E' incredibile, c'è ancora qualcuno che crede che avrebbero davvero portato i libri in tribunale; suvvia, ora la buriana è passata, non serve insistere in questa direzione!!!

    Ma secondo voi la Vincenzi (centrosinistra) riprende in mano il Teatro Carlo Felice dal Commissario (centrodestra) e dopo quattro mesi lo chiude: in pratica il suicidio politico perfetto!!! Ma basta con queste storie, non ci rendiamo conto che più proviamo a raccontarle, più la gente ci ride dietro.
    Anche quando venne attaccato Di Benedetto si disse che il teatro poteva chiudere: eravamo in piena bufera decreto Asciutti, e il patrimonio del Teatro non era granché: come mai lui è andato, e noi ci siamo ancora?
    Poi ci hanno raccontato che se avessimo provato a richiedere i soldi del Fondo Pensioni avrebbero chiuso il Teatro: poi magicamente comune e regione hanno tirato fuori tre milioni; non tutto il maltolto, ma il Teatro è rimasto aperto.
    poi si sono detti: non c'è due senza tre. Stavolta la preparazione, anche sui giornali, è stata più accurata e la campagna terroristica più ficcante. e stavolta i lavoratori (una parte) c'è cascata. e ora siamo nella cacca PIU' di altre fondazioni, e non malgrado ma A CAUSA dei contratti di solidarietà.

    questi i fatti, tutto il resto è accademia.

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 19:00

  80. FIRENZE COME ROMA!!!!!!!!!!!!!!

    ABBASSO I CACASOTTO DI GENOVA!!!!!!!!!!!!!!!!

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 19:02

  81. Roma è una realtà divera, città capitale, sede delle istituzioni del Paese, come puoi pensare di paragonarla e confrontare le sue dinamiche con quelle di Genova? Tutte le cose che dici, contano, eccome se contano.
    E se a Roma i sindacati hanno raggiunto quell'intesa, è perchè si possono muovere in diverse condizioni.
    La Cgil, quella che viene ormai additata come irresponsabile, ancora ieri dopo gli altolà della Camusso, a Genova invece ha tenuto una posizione moderata e non conflittuale. Eppure è attaccata lo stesso. Per fortuna da una minoranza che continua a non voler fare i conti con la realtà, perchè quella maggioranza risicata iniziale che ha votato per il sì all'accordo alla consultazione, oggi è molto più ampia, proprio perchè col senno del poi si è capito che certe posizioni non erano e non saranno più difendibili. A Genova, ripeto.
    Non conosco molto le dinamiche di Firenze, ma se si è arrivati a presentare proposte simili, evidentemente Cgil Cisl e Uil, responsabilmente come sempre, saranno arrivati alla conclusione che soluzioni diverse non sono possibili.
    Come si può vedere, alla fine, la soluzione del Carlo Felice è stata importante ed ha aperto uno spiraglio per quelle realtà che si trovano ad affrontare difficoltà simili. Non è un caso isolato. E la Cgil, con lungimiranza, un anno fa bene ha fatto a introdurre per la prima volta nella storia del paese, un ammortizzatore per i lavoratori dello spettacolo.
    Da utilizzare ove indispensabile. Sicuramente questo non basta e non basterà. Non a caso a Genova si stanno studiando esternalizzazioni di servizi che fino ad oggi sono stati interni. Capisco che non faccia piacere, ma sarebbe forse meglio la chiusura per tutti? Un pò come il motto "muoia Sansone e tutti i Filistei"?

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 19:07

  82. Vabbe, comunque si è già capito dove andrà a parare l’azione della CGIL: ieri i contratti di solidarietà, domani le esternalizazioni. È incredibile: due anni fa quegli irresponsabili degli autonomi prefiguravano il rischio di cooperative e al solito venivano tacciati di essere i soliti facinorosi spacca teatro. Oggi ancora una volta i fatti dimostrano quanto avevano saputo guardare lontano. Perché scusate, oggi sono le maschere, domani la sartoria, dopo alcuni uffici poi tutti. A questo punto, quando meno di duecento stabili saranno rimasti all’interno del teatro secondo voi quanto ci vorrà a dire: facciamo anche un coro e un’orchestra fatti da cooperative che costano poco e producono molto? E allora una volta che ci saranno quattro gatti, quale forza, quale visibilità avranno per difendersi?
    Se mandare a casa 300 persone non gli costa nulla, cosa gli ci vorrà a mandarne a casa150/180?
    Vedete io è proprio in questo che non riesco a capire un grande sindacato come la CGIL: ma come diavolo fanno ad essere così miopi da fermarsi al domani e non guardare un po’ più in là? Se tanto alle cooperative ci arriviamo lo stesso, non vale la pena lottare oggi che abbiamo ancora un numero esiguo ma rilevante prima di arrivare all’inevitabile domani? Che garanzie serie si possono dare oggi a coloro che non rientrano nell’esternalizzazione? Come si può accettare che all’Opera di Roma ci siano 631 stabili e a Genova meno di duecento in prospettiva? Non facciamo forse lo stesso lavoro?
    Mi spiace, sarò io di prospettive limitate, ma l’atteggiamento della CGIL mi sembra senza futuro e potenzialmente distruttivo per la realtà lavorativa del Carlo Felice. Diciamo non meno distruttivo della politica locale e nazionale di oggi.
    Susanna

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 20:22

  83. Ecco un' altro genovese  grullo  che si diverte a provocare.

    Contali pure i tuoi fedeli al SI ai contratti di solidarietà al Carlo Felice..e vedrai che ti basta no a mala pena le dite della mani e dei piedi :

    Tu e qualche altro fallito passacarte di ufficio che non vedeva l'ora di farsi un po' di part time autorizzato.
    Queste sono le tue "posizioni indifendibili"! 

    Viva la "responsabilità" della CGIL genovese quella dei rappresentanti aziendali che firmano i CDS  e poi si dimettono e lasciano sola la territoriale a parlare. In una qualsiasi altra sede della CGIL nel nostro paese li avrebbero impalati vivi per un gesto del genere…dove sono i vostri "responsabili" rappresentanti aziendali  ,  caro bischerello ?
    Perchè se a torto o a ragione questi si sono dimessi, non ne eleggete altri? Il teatro sta per essere commissariato e la CGIL in azienda che fa?

    Viva la responsabilità di  CISL e UIL che dovevano partecipare alle riunioni di controllo sull'applicazione dei CDS . Ci sono state? Perchè non ti fai dare i resoconti e ce li racconti?

    IO sono un iscritto CGIL del MMF queste notizie sono arrivate persino qua da noi, sai come si suol dire : "la casa è piccola e la gente mormora"…e stanno facendo il giro d'Italia. 

    Da iscritto CGIL -SLC MMF ti dico forte e chiaro: COL CAZZO CHE FIRMEREMO  MAI CONTRATTI DI SOLIDARIETA' 

    Vuoi "esternalizzare" dei servizi? Hai parlato con i colleghi che lavorano in quei reparti che "secondo te" dovrebbero essere "esternalizzati" ? 
    No perchè  sai,noi   qua a Firenze abbiamo fatto delle assemblee, e sul problema delle maschere, che da noi non sono nemmeno stabili,  abbiamo avuto il coraggio di dire la nostra IN FACCIA ai nostri colleghi. Non come fai te, caro compagniuccio della parrocchietta , ben nascosto dietro lo schermo del tuo pc dove non ti vede nessuno!

    Caro bischerello mi sa che di Sansoni al Carlo Felice non ce ne sono mai stati senno non eravate in questa situazione. Piu' che FILISTEI io quelli come te li chiamo FARISEI.

    Quanto all'Opera di Roma , la legge è quella ovvero la N°  800 del 1967 che vale sia per il  Carlo Felice che per il MMF. Nessuno qua chiede l'assunzione di 660 persone, ma semplicemente IL RISPETTO DEL NOSTRO CONTRATTO NAZIONALE.
     Siccome tu pensi che Roma è diversa, bene,  vada per il motto :  "io so io e voi nun siete un cazzo" ..POI pero' caro bischero non protestare assieme agli altri pappamolla come te che magari scrivono messaggi indignati sul blog "i segreti della casta" …la legge caro mio non è uguale per tutti. E per quelli come te meno che mai.

    Io sono un macchinista e di quello che dice Metha mi importa poco. Ma credo che abbia ragione , Genova è un caso isolato e tale deve rimanere, un morbo che non deve affliggere gli altri teatri. 

    E' inutile che perdiate tempo a rispondermi. Tanto non vi leggero' piu'..Questa è l?italia che ci meritiamo grazie a quelli come voi. MI avete rotto i coglioni.
    Ciao ectoplasmi! 

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 20:22

  84. Al N 77

    Ah ho capito non sei stato in Giappone, Ti fai le canne e basta e non conosci la legge. 

    Finito il contratto di solidarietà è OBBLIGATORIO per chi viene messo in MOBILITA'  andarsi a segnare all'Ufficio di collocamento e  inserirsi nelle liste dei lavori disponibili che vengono deliberate periodicamente 2 volte alla settimana. Seguire dei corsi di aggiornamento tipo "pizzaiolo", "cameriere", "imbianchino", ecc ecc..o qualunque altro tipo di stage per cui si è in possesso di requisiti. Se non si fa questo si perde il sussidio di mobilità di 600 euro circa al mese. 
    Per un'orchestrale o artista del coro che sia, data la specificità del SUO  tipo di lavoro c'è ben poco altro da fare. Concorsi non ce ne sono e lavoro quanto mai meno. Niente che consenta i livelli minimi di vita atti a pagare un mutuo e a mantenere una famiglia.
    A meno che tu non parli di qualche guitto di palcoscenico tipo mimo eccc..loro si arrangiano si sa, perchè hanno altre possibilità in cui esercitare la propria professione.

    Di fatto il "reinserimento nel mondo del lavoro"  , il lavoro pagato e contribuito onestamente è ormai un sogno impossibile per quasi tutte le categorie lavorative. Ci sono dati e statistiche a conferma di cio' .

    Le cooperative, in voga negli anni 70 e 80 ormai  hanno lasciato il passo a nuove forme sociali di lavoro. Una cooperativa è soggetta agli stessi adempimenti i di una società S.R.L con pero' obblighi ed oneri differenti. Il CCNL è spesso ignorato in queste istituzioni. Informati da chi fa l'infermiere e guarda l'orario e la busta paga di chi fa l'infermiere in ospedale e di chi lo fa nelle cooperative a parità di qualifica si lavora molte piu' ore, spesso senza turni di riposo con stipendi quasi da fame, infatti ci lavorano i giovani neo diplomati per farsi esperienza e gli extra comunitari non in regola. Questa è l'Italia caro mio. Non esiste una disciplina del lavoro uguale per tutti. Chi è dentro è salvo e chi è fuori è uno schiavo. Non si cambia certo il sistema licenziando poche centinaia di lavoratori del Maggio o del Carlo Felice. Si aggiungono solo altri disperati. Lo statuto delle cooperative è soggetto allo stesso regime di impresa della aziende , quindi con il sistema bancario che abbiamo adesso significa "niente soldi, niente anticipi". Lo stipendio lo vedi con il cannocchiale. Non solo se la cooperativa fallisce e tu sei socio, sei persino responsabile.
    Ma quante orchestre ci sono nel mondo che lavorano in regime di cooperativa??? Nessuna. Ci sarà un motivo? 

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 20:52

  85. Vedi link su Faceboook

    Tornate a casa

    Informazioni di base

    Data di pubblicazione

    13.03.2011

    Membri

    parenti e amici del Teatro del maggio Musicale Fiorentino

    Città natale

    Firenze

    Descrizione

    Gruppo APOLITICO, creato da parenti e amici del gruppo di 300 membri del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino in tournèe in Giappone che chiedono che tornino a casa al più presto.

    Biografia

    Questo gruppo, formatosi sui Facebook "TORNATE A CASA!" è apolitico. Siamo un gruppo di persone, cittadini, fratelli, figli, parenti, amici delle 300 persone che sono in tournèe col Teatro del Maggio Fiorentino. Pertanto, pur apprezzando e ritenendo importante l'iniziativa di domani è altrettanto importante, proprio per lo scopo con cui è nato questo gruppo, che domani siano presenti TUTTI I RAPPR…ESENTANTI SINDACALI, quelli dei partiti politici, stampa, televisione e chi più ne a più ne metta.

    Siamo persone prima di ogni altra cosa e non bandiere e se mai di bandiere ce ne dovesse essere una state pur certi che è solo quella italiana.

     

    Commento di anonimo — 11 Agosto 2011 @ 21:44

  86. Bravo 84, questo è parlare chiaro e senza fronzoli: quelli sono i Contratti di Solidarietà e quelli sono i rischi delle cooperative.

    Per di più a Genova, occorre sottolinearlo, la loro applicazione lascia qualche perplessità. Non vi sono stati gli incontri bimensili previsti dal regolamento dei Cds per valutarne l'andamento, non sono stati dati buoni pasto come esplicitamente previsto dai Cds, chi era in maternità ha subito l'ulteriore fregatura di vedersi decurtati più soldi rispetto a tutti gli altri perché il calcolo della mensilità è basato sull'anno precedente all'applicazione, dello sfacelo artistico è già stato sottolineato anche troppo, non sono state consegnate singolarmente a ogni lavoratore la tabella dell'orario previsto nei due anni come previsto dalla legge (e vorrei vedere come potevano…).
    Dulcis in fundo, i nostri Cds prevedevano una percentuale fissa del 40% di lavoro in meno. Bene volete saperlo: solo le masse artistiche hanno raggiunto questa percentuale!!! I tecnici sono al di sotto, gli impiegati ampiamente al di sotto, con settori come gli uffici del personale vicini a zero solidarietà.
    Inoltre fino a non molto tempo fa quei responsabili dei rappresentanti sindacali confederali insistevano nel dire che la mobilità era stata aperta, e subito chiusa dalla firma dei Cds. Purtroppo, come diceva mia nonna, i nodi prima o poi vengono al pettine, sicché in questi giorni si comincia a capire che forse non è proprio così. e allora torna in auge la lista degli esuberi che non è stata mai stilata lo sapete perché: perché quei genialoidi che hanno sottoscritto l'accordo hanno messo tutti i lavoratori del Carlo Felice come esuberi. Risultato: siamo tutti licenziabili. Bel risultato davvero.

    In conclusione, il fatto stesso che siano state trasgredite in modo palese le regole fondamentali dei Cds, indica in maniera palese la loro inapplicabilità all'interno delle Fondazioni Liriche. Nella maggior parte dei casi infatti queste regole non sono state rispettate non tanto per la malafede di chi non le applicava, quanto per l'impossibilità oggettiva in una Fondazione Lirica di metterle in pratica.

    Spero che questo serva a fare capire il vicolo cieco in cui Genova si trova, e in cui Firenze e chiunque altro deve evitare assolutamente di cadere. Con responsabilità.

    Susanna 

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 07:53

  87. Capisco che la tensione possa indurre a rifiutare aprioristicamente logiche diverse da quelle alle quali si è abituati, a schernire o a insultare, per quello che può servire.
    I problemi però rimangono comunque sul tavolo.
    Leggo le risposte di un collega genovese, che immagino simpatizzante degli autonomi, per come si esprime, e condivido con lui alcune analisi di fondo.
    Anche se secondo me fatica un pò a comprendere che se si è arrivati ai contratti di solidarietà è perchè altre opportunità non erano concesse: l'alternativa era la chiusura. Poi lo so che a Genova, anche per forma mentis, la politica locale ha un occhio di riguardo per le formazioni cooperative, d'altra parte con la crisi occupazionale che c'è in città, il sogno di un lavoro stabile per tutti è sempre più lontano. E non ho mai detto che l'idea mi piaccia; ma se devo scegliere tra il perdere il lavoro e il mantenere in qualche modo, un'occupazione e una redditività, perchè i fatti dicono che non ci sono altre vie, perchè andare al suicidio? Capisco che possa essere considerata come una sconfitta o una mortificazione professionale, ma quasi tutti abbiamo una famiglia da mantenere; questa deve essere la priorità, e per me travalica qualsiasi limitazione del mio ego.
    Al collega macchinista del MMF, invece, vorrei dire che la situazione del Carlo Felice probabilmente non la conosce per niente, se afferma che i favorevoli ai CdS sono una ristrettissima minoranza. Io che ci lavoro, ti dico semmai che sempre più minoranza stanno diventando quelli che origiariamente erano arroccati su posizioni opposte; come mai? Erano così sprovveduti i rappresentanti confederali? Hanno svolto il ruolo di pifferai magici? Il tempo però è galantuomo, e oggi, potendo guardare indietro con un minimo di serenità in più, si può dire che quelle scelte erano davvero quelle giuste, per Genova.
    E secondo me non ha nemmeno molto presente il polso della situazione al MMF, perchè a me risulta invece che i confederali non siano così restii ad affrontare la questione degli ammortizzatori, anche se come estrema ratio.
    Non esiste una Cgil genovese e una fiorentina o romana. La Cgil è una, e le linee sono le stesse.
    Quanto ai coleghi rappresentanti aziendali, si sono dimessi perchè la Direzione con la quale si era avviato il percorso che ha condotto all'accordo, non ha rispettato i vincoli di quell'accordo nella parte relativa alle verifiche. Della Cisl e della Uil è vero che non si sono presentati agli unici due incontri avvenuti, che dovevano avere invece cadenza mensile, ma di loro non mi interessa parlare. La Direzione è stata fumosa nel fornire i riscontri sull'applicazione dei CdS, relativamente ai risparmi che l'azienda avrebbe ottenuto, al monte ore individuale già svolto e quello rimanente, fornendo solo un generico dato per gruppi, che interessa certamente, ma l'orario di lavoro è individuale e senza fornire riscontro sui singoli non c'è modo di sapere se ci sono anomalie, perchè la riduzione che era stata concordata doveva essere il 60% per tutti i lavoratori, in modo uniforme.
    C'è l'impressione che la nuova sovrintendenza, attenta all'aspetto artistico, non abbia la giusta attenzione e competenza per affrontare questioni organizzative, amministrative e gestionali, che sono altrettanto importanti della parte artistica. Dal momento che indire forme di protesta tradizionali in questo momento sarebbe controproducente per l'attività del teatro, e non sarebbe recepito positivamente dal pubblico, l'alternativa, per dare un segnale di preoccupazione, sono state le dimissioni, rimandando alla segreteria territoriale, che ha un peso maggiore per affrontare la situazione in debito modo.
    Se poi si considera che la parte organizzativa artistica, e quella del personale, sono a nostro avviso sotto la sufficienza, direi che il quadro è molto più complesso di quello che viene disegnato, assimilando le dimissioni della componente aziendale della segreteria a un fantomatico "ravvedimento" i "pentimento" delle scelte intraprese un anno fa. Ravvedimento e pentimento che non ci sono, anzi si è semmai rafforzata la convinzione che sono stati fatti tutti i passaggi giusti e necessari.

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 08:03

  88. Vedi 87, se si parte dal principio che Comune, Regione e Stato siano delle comparse che nessun dovere hanno nei confronti di istituzioni come le Fondazioni Liriche, beh allora concordo. Il Ministero dei Beni culturali ha deciso di tagliare il FUS e va bene così, la regione Liguria afferma di non avere immobili da mettere a patrimonio per il Carlo Felice (!) e va bene così, il comune di Genova non vuole più sobbarcarsi l'onere di sotenere il Carlo Felice per mantenerlo a un livello competitivo artisticamente e va bene così.

    Il mio discorso magari sarà utopistico, ma se non ricordo male Comune, Regione e Stato sono tre soci fondatori della Fondazione Teatro Carlo Felice, e per legge hanno dei doveri, degli obblighi sui quali di solito si preferisce glissare.
    Mi dici di guardare da dove siamo partiti. Mi sembra che però nel tuo ragionamento tu parta da settembre, quando ormai la catastrofe era imminente e autonomi e confederali hanno intrapreso strade diverse. Io preferisco partire invece da Maggio 2010, quando tutti i sindacati erano compatti per la fine del commissariamento. e donde veniva questa compattezza?
    Beh perché si parlava di un piano quinquennale, si parlava di modello tedesco, e soprattutto perché allorquando la corte dei conti con documento del 14 maggio disse "eh no, cari miei, la situazione economica è ancora critica, mancano ancora dei milioni di qui alla fine dell'anno" la Sindaco il giorno dopo rispose che  il Carlo Felice non aveva mai avuto seri problemi economici (ti ricordo che prima del Commissariamento la Sindaco era stata presidente per un anno, e i conti del 2008 non erano certo esaltanti..) e pochi giorni dopo, per rassicurarci, fece addirittura sapere che aveva sponsor per 10.000.000 di euro, che c'erano Malacalza e Calvini pronti a iniezioni potenti di liquidità, e che alla fine anche Garrone si sarebbe convinto.
    E' mio giudizio (e in generale degli autonomi) che questa donna con le dichiarazioni che ha fatto in qualità di Presidente della Fondazione si sia assunta delle enormi responsabilità. Ha raccontato poi la balla colossale a fine luglio che i conti non erano quelli che pensava quando a settembre Fossati durante una riunione sindacale è stato costretto ad ammettere che i conti della Deloitte non si distanziavano per nulla da quelli della Corte dei Conti di Maggio.
    Questo atteggiamento ci ha portato al paventato rischio di liquidazione coatta amministrativa (che comunque non vuole dire in automatico chiusura!!!). E ora, chi allora a fatto promesse sperticate vorrebbe da me un gesto di responsabilità? Chi ha promesso piano e soldi oggi mi dice che non ha né l'uno né l'altro, e io dovrei arrendermi senza combattere?
    Poi devo dire che io trovo sempre meno gente disposta ad ammettere che quella dei Cds sia stata una scelta positiva, tanto più se ora si parlerà di mobilità su scala nazionale, noi saremo i più scoperti di tutti. Ma questo, lo concedo, può rientrare nel gioco delle parti. E' mia convinzione che la famosa consultazione che non era un referendum ma poi lo è diventato oggi avrebbe un risultato ben diverso.

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 08:47

  89. Mi spiace, ma qui le ciance stanno a zero.
    Se davvero a settembre il Teatro Carlo Felice verrà commissariato, quella sarà la prova definitiva dell'incompetenza di chi i Contratti di solidarietà li ha proposti e firmati, nessuno escluso, dal Sovrintendente all'ultimo rappresentante aziendale.
    Credevate fossero la soluzione migliore: bene, non lo era!!
    E se arriverà un commissario in piena mobilità aperta, come diceva un mio caro amico, saranno "volatili per diabetici"!!!

    Chissà se almeno allora qualcuno dirà: si è vero, pensavo di fare la cosa giusta, invece ho fatto una cagata bestiale!!!!

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 11:09

  90. I contratti si solidarietà a Genova erano la soluzione a tutti i mali: infatti ai primi di settembre il governo invierà un nuovo commissario, e grazie alla porta aperta con i CdS pare che verrà per RIDURRE IL PERSONALE!!!!!!!
    Grazie AI RESPONSABILISSIMI CONFEDERALI E COLLEGHI CHE SI SONO CALATI LE BRAGHE fidandosi della sindaco Vincenzi e del CdA.
    Ora saranno CAZZI DAVVERO, spero che i primi a mandare a casa SIATE VOI!!!!!!

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 14:09

  91. Ma smettiamola di fare allarmismi! Non credo che licenzierà nessuno, semmai procederanno con l'esternalizzazione di alcuni servizi e di qualche gruppo minore intraprendendo collaborazioni con nuove fome contrattuali vincolanti, che è la cosa più logica da fare in questo momento.
    Per cui niente licenziamenti, ma esternalizzazione e compartecipazioni.

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 14:29

  92. Non capisco dove finisca il cinismo e dove inizi la malafede: “Non credo (!) che licenzierà nessuno, semmai procederanno con l’esternalizzazione di alcuni servizi”.
    Un politico della prima repubblica non avrebbesaputo esprimersi meglio!
    Eppoi, per essere chiari, quante volte “allarmismi” denunciati anche su questo blog si sono trasformati in realtà? Vogliamo parlare degli allarmismi sull’argomento Cds?

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 15:22

  93. Di grazia, come si esternalizzeranno uffici dove lavorano persone a tempo indeterminato senza licenziarle? Come avere, magari con le stesse, una nuova tipologia di contratto lavorativo, senza il doloroso passaggio? Dopo quanto tempo passera prima di avere cooperative in coro e orchestra? Davvero si è allarmisti o piuttosto realisti?

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 15:26

  94. Esternalizzare potrebbe voler dire trasferire personale interno ad aziende esterne che forniranno i propri servizi al teatro. Una possibilità potrebbe essere questa

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 20:14

  95. Da notize di poche ore fa sembra che il commissario stavolta arriverà quasi per certo; rumors danno commissariato anche il Maggio.

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 20:32

  96. Si, ma se io esternalizzo lo faccio per risparmiare, sennó me lo terrei così e amen. Quindi se trasferisco il mio lavoratore ad azienda esterna, è ipotizzabile che il suo contratto venga mutato in modo da consentire a me azienda il risparmio di cui sopra.
    Domandone: come si muta la tipologia di contratto di un lavoratore a tempo
    indeterminato?

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 21:05

  97. Il lavoratore non muterebbe il ruolo, muterebbe azienda. Chiuderebbe il suo rapporto con la fondazione e verrebbe assunto da un'azienda esterna alla quale verrebbe assegnato il rapporto di collaborazione con la fondazione.
    Credo sia il massimo che la direzione del teatro possa fare; certo che le notizie dell'ultima ora modificherebbero completamente il quadro: un nuovo commissariamento, dopo quello deleterio di Ferrazza, temo si inquadrerebbe nell'ambito di una liquidazione della fondazione.
    In questo momento ci sono difficoltà peggiori da superiori, se verranno confermati gli ultimi dispacci

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 21:30

  98. Certo dici tu, piuttosto che perdere tutto, meglio fare lo stesso lavoro in condizioni peggiori. Certo, c’è da capire come reagiranno gli interessati; non si se la prenderanno tutti con filosofia. Se capitasse a me farei un casino pazzesco, anche a costo di passare per un Don Chisciotte contro i mulini a vento.
    Purtroppo, e stavolta sono d’accordissimo con te, tutti questi discorsi alla luce di un nuovo commissariamento prendono una piega piuttosto sinistra. Si salvi chi può!
    E non mi si venga a dire che sono un allarmista!!!!

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 21:38

  99. Al N° 87

    Io sono un altro lavoratore del maggio Musicale Fiorentino iscritto CGIL , uffici.
    POSSO DICHIARARE CON CERTEZZA che il nostro sindacato NON ACCTERA' MAIL L'APPLICAZIONE DI LISTE DI MOBILITA' TRA LAVORATORI A TEMPO INDETERMINATO neache se atte solo ad usufruire di ammortizzatori sociali.

    Ci risulta inoltre da telefonate e documenti che ci sono pervenuti da amici e colleghi che lavorano presso il teatro di Genova iscritti alla CGIL , che addirittura il competente territoriale genovese CGIL, in un'intervista pubblica ad un giornale , abbia dichiarato che I Contratti di Solidarietà non erano affatto "un assegno in bianco"  che le OOSS avevano consegnato nelle mani del CDA  rendendolo così libero dai vincoli legati al nostro CCNL.
    Quindi le esternalizzaioni e i licenziamenti di cui parli sono frutto della tua fantasia .

    Ti invito a prendere contatto con qualcuno dei nostri rappresentanti aziendali e chiedergli cosa pensa la CGIL del MMF  dei CDS, così toccherai con mano la verità.
    Probabilmente dici così  perchè a Firenze abbiamo un ex  dirigente che lavorava a Genova che tu conoci e  che ti racconta queste cose.
    Ma lui vive fuori dal mondo proprio come te.

    Insomma ,il territoriale CGIL -SLC rinnega l'uitlizzo del CDS pubblicamente, le comunicazioni che ci arrivano e credimi ce ne arrivano tante , comprese richieste di pressioni ai nazionali da parte dei vostri iscritti disperati per fare in mod che vengano presi provvedimenti contro lo sfascio del teatro genovese. Ma insomma che cavolo di sindacato avete a Genova?

    Forse è meglio che invece di stare a perdere tempo a scrivere qua tu cerchi di fare chiarezza con i tuoi iscritti.
     
    "La CGIL  afferma il valore della solidarietà tra lavoratori in una società senza privilegi e discriminazioni , in cui sia riconosciuto il lavoro , il benessere, la tutela sociale tra TUTTI I LAVORATORI EQUALMENTE DISTRIBUITO".

    Sai cosa è questo caro numero 87? Lo statotuto del nostro sidacato. Si lotta e si salvaguarda il posto di lavoro DI TUTTI INDISCRIMINATAMENTE. Non ci sono ne Sansoni ne Filistei che devono morire. Ne lavoratori buoni ne cattivi , ne utili , ne inutili. Solo lavoratori.
    Non si salvaguarda il proprio posto di lavoro a scapito di altri. Questa è la CGIL e nel corso dei suoi cento e passa anni ci sono stati lavoratori che sono MORTI per questo principio.
    Altro che muoia Sansone con tutti i filistei!

    Dovresti vergognarti a scrivere certe cose. Ma già qua c'è l'anonimato quindi è facile fare i bulletti.

    Comicio a vederci chiaro, i problemi che hanno a Genova non sono a causa del comportamento della segreteria CGIL ma dalla MALEVOLENZA  di certi suoi iscritti.

    Ci hanno raccontato che nella CGIL  in passato ci sono stati iscritti che oltre ad aver fatto assumere i propri figli e la moglie in teatro sono riusciti persino a far chiamare il loro cane a fare fare la comparsa PAGATA nelle opere , è vero tutto questo?

    Vergognatevi !
    Ed'ora in poi non vi azzardate a scrivere  o ad andare a dire in giro che i lavoratori del MMF  CGIL, VOGLIONO i contratti di solidarierità, perchè prenderemo dei provvedimenti con la vostra segreteria, oltre a farvi arrivare un bel comunicato scritto, come facemmo con Di Benedetto. Ma forse te queste cose non le sai neppure perchè in teatro ci vai solo a prendere lo stipendio.

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 21:49

  100. Urge un coordinamento urgente tra lavoratori MMF e Genova prima possibile . Muoviamo il culo dalla seggiola !

    Commento di anonimo — 12 Agosto 2011 @ 21:58

  101. Be’, sono felice che la CGIL negli altri Teatri ancora faccia quello che deve fare il più antico sindacato d’Italia. Giuseppe Di Vittorio si sarà rivoltato nella tomba in questi anni a vedere lo sfacelo che la CGIL ha provocato a Genova. Mi fa piacere che abbiate potuto toccare con mano le contortaggini dei ragionamenti degli afferenti alla CGIL genovese, perché sennó sembra sempre che si tratti degli autonomi che parlano male per partito preso dei confederali.
    Qui siamo arrivati al paradosso che lo sciopero è diventato quasi una colpa invece di un arma da usare proprio in queste situazioni. Si parla di abusi di scioperi quando senza gli stessi non ci saremmo mai liberati di Di Benedetto, che voi giustamente avete rifiutato, e che a Cagliari sta facendo l’unica cosa che da fare: demolire i Teatri. Ma anche a Genova dai quanto è stata dura farla capire a tutti che personcina era? I primi scioperi in Favorita eravamo una cinquantina, non di più, e gli altri dentro a suonare “per amore della musica”.
    Anch’io concordo per l’assoluta urgenza di un coordinamento. Chissà se un po’ di sana CGIL farà bene a quella genovese!!!

    Commento di anonimo — 13 Agosto 2011 @ 05:55

  102. Il problema è che l’agenda della CGIL genovese è dettata dalla politica locale. Ha difeso a spada tratta Di Benedetto sinché ha potuto, ha fortemente spinto per l’ingresso degli ammortizzatori sociali, e ora, fidatevi, spingerà per le esternalizzazioni, perché il Comune di Genova non ha più voglia del fardello del Carlo Felice, e la CGIL fidatevi, lo aiuterà. Poi magari qualcuno dei loro diventerà dirigente o assessore (vero Ranieri?) o sindaco magari (vero Vincenzi?).
    La cosa patetica è che verrà aiutata dai suoi iscritti che se la prenderanno nello stoppino come tutti gli altri senza neanche capire bene cosa è successo.

    Silvio

    Commento di anonimo — 13 Agosto 2011 @ 06:03

  103. Basta parlare di questo o quel sindacato. I rappresentanti son persone con la propria moralità, la propria educazione, i propri principi. Sono GLI UOMINI e LE DONNE della CGIL del Carlo Felice ad avere giocato sulla pelle dei propri colleghi per avanzamenti e carriere fuori e dentro il Teatro. Troppo facile farsi scudo di una sigla sindacale per coprire le proprie nefandezze.

    Giulio

    Commento di anonimo — 13 Agosto 2011 @ 06:39

  104. Contattate pure i nostri rappresentanti MMF. Credo che in contatto i rappresentanti siano già. Ma chiedete ai vostri rappresentati subito un coordinamento da fare prima della fine di agosto. E per favore non ci mandate i soliti  della CISL e UIL che come un disco rotto parlano solo di CDS. Vorremmo sentire anche altre campane.
    Salviamo i nostri teatri.

    Commento di anonimo — 13 Agosto 2011 @ 09:03

  105. MMF commissariato? Ma da dove arrivano queste notizie? Oppure contratto di solidarietà? Ma ricordatevi che qui c'è Zubin, mica Frizza o Bocelli.

    Commento di anonimo — 13 Agosto 2011 @ 19:12

  106. A tutti quei bischeri di genovesi….di memoria corta… che vanno a dire in giro che al MMF vogliamo il CDS prego leggere questo comunicato :

    Gentile pubblico,

    non è nostra intenzione turbare il
    clima di festa che si vive questa sera, il clima che tutti noi
    respiriamo ogni volta che il nostro teatro riprende a vivere per
    una nuova stagione.

    Ma, in una serata come questa il nostro pensiero non può non
    correre ad un Teatro che a poche centinaia di chilometri da qui è
    stato messo in ginocchio e costretto forse alla chiusura. E’ il
    Teatro Carlo Felice di Genova.

    Non vale a salvare quel Teatro il ricordo della prima orchestra
    civica d’Italia, nel 1852, al tempo in cui le istituzioni
    concertistiche stabili in Italia erano rarissime, quasi
    pionieristiche, nè che a dirigerla fosse il grande Angelo
    Mariani, uno dei creatori della moderna figura del direttore
    d’orchestra e primo ad affermarla nel nostro Paese anche con
    l’uso della bacchetta: amico e interprete di Verdi e propugnatore
    delle nuove idee di Wagner, una figura senza la quale non sarebbe
    neppure immaginabile la Salome di questa sera.

    Non è valso ricostruire il Teatro, inaugurarlo nel 1991 per la
    gioia e la festa di una città intera, nè il commissariamento
    governativo che anzi ha accelerato il disastro.

    Non vale la tradizione, nemmeno quella che ogni anno celebra il
    più grande violinista di tutti i tempi, il genovese Niccolò
    Paganini, con un concorso a lui intitolato, a risparmiare al
    Carlo Felice ciò che neppure le bombe della seconda guerra
    mondiale seppero fare: la chiusura, la liquidazione, la fine di
    tutto.

    Da Firenze, da questo palcoscenico, questa sera, vogliamo far
    salire forte il nostro grido di speranza perché tutti i soggetti
    coinvolti in questa vicenda, dal Ministero alle parti sociali,
    dall’Amministrazione Comunale agli sponsor privati, ciascuno
    nell’ambito
    delle proprie responsabilità, riescano a trovare quella sintesi
    necessaria a garantire nuova vita ed un vero progetto di rilancio
    al Carlo Felice, nel rispetto della Città di Genova, dei
    lavoratori e della cultura musicale del nostro Paese.

    Ecco cari bugiardi smemorati, questo era il comunicato UNITARIO che i lavoratori del MMF lessero la sera del 7 Ottobre 2010 alla prima di un’Opera a sostegno per i lavoratori del Carlo Felice.

    Come poetete leggere, cari bischeri, non c’è alcun riferimento ai CDS. Anzi chiediamo sintesi, rilancio e NUOVA VITA.

    Imparate almeno a ringraziare, invece di scrivere e mettere in giro voci false sui CDS al Maggio.Perchè la prossima volta Metha la CGIL del Carlo Felice lo vede con il cannocchiale.

    Che gente, siete proprio messi male a Genova!

    Commento di anonimo — 13 Agosto 2011 @ 19:43

  107. Nastasi: «Renzi e Colombo vogliono sia Roma a commissariare l’ente»

    Pubblicato il: 14 luglio, 2011

    Il Maggio Musicale non è a un passo dal baratro, ma ci è già finito dentro. I numeri – soprattutto quelli indicanti il deficit – dell’ultimo bilancio consuntivo (riferiti al 2010) non lasciano più speranze: la norma secondo cui se la somma dei deficit di due anni consecutivi supera il 30% del patrimonio, il cda va sciolto e l’ente commissariato. È il caso del Maggio, i cui debiti del 2009 e del 2010 ammontano a 10,6 milioni di euro e rappresentano non il 30% bensì il 62% dei 17 milioni di patrimonio. Quindi il Maggio è da commissariare, magari ci vorranno delle settimane, ma stando così i numeri difficile evitare il secondo intervento del commissario in 6 anni. Nel 2005 intervenne Salvatore Nastasi, attuale direttore generale (del Ministero per i beni culturali) per gli spettacoli dal vivo. Oggi tocca a lui, da Roma, sbloccare la situazione, ma lo farà con grandissima cautela. «Ho ricevuto il bilancio del Maggio solo da qualche giorno – ha detto – e lo sto facendo analizzare dal personale dei miei uffici. Dopodiché chiederò tutta una serie di pareri: ai sindaci revisori dello stesso ente lirico fiorentino (gli stessi che sin dal luglio 2010 avevano chiesto il commissariamento del Maggio, impossibile da attuarsi a causa di una leggina voluta dal precedente governo Prodi che salvaguardava gli enti lirici fino alla fine del 2010, ndr), all’Avvocatura dello Stato e alla stessa Sovrintendente. Se i numeri del bilancio saranno totalmente confermati, chiamerò a Roma il sindaco Renzi, presidente della Fondazione Maggio Musicale Fiorentino, e lo informerò che il Mibac ha deciso di commissariare l’ente lirico fiorentino. D’altronde non voglio più incorrere- ha aggiunto Nastasi – in episodi accaduti 6 anni fa, quando per il commissariamento del Maggio ci fu perfino un ricordo al Tar. No, stavolta voglio che sia tutto perfetto, inattaccabile e per questo ci vuol del tempo». Il direttore generale del Mibac aggiunge poi una riflessione che chiarisce i veri rapporti in campo: «Io credo che Renzi e Colombo abbiano un gran voglia che il Maggio sia commissariato, ma che sia qualcun altro ad assumersi la responsabilità delle conseguenze che inevitabilmente si verificheranno. In questo ragionamento, per esempio, si inquadrano i 90 giorni di tempo che la sovrintendente ha concesso ai sindacati per adottare soluzioni anche dolorose. È lo stesso lasso di tempo in cui, lei e il Sindaco, si augurano che il Maggio sia commissariato da Roma. Così loro fanno bella figura come quelli che hanno provato a salvare la barca che affonda, mentre i “cattivi” sono a Roma. Le cose, evidentemente, stanno in maniera assai diversa e questo è giusto che sia ben chiaro». Come appare evidente, quindi, le prossime giornate saranno campali per capire il futuro dell’ente fiorentino e di altre fondazioni liriche della Penisola alle prese con gli stessi gravi problemi.

    Commento di anonimo — 14 Agosto 2011 @ 11:46

  108. Gentile collega del MMF.
    Ricordo vivamente e con commozione il vostro comunicato di solidarietà, che abbiamo stampato e appeso qui al Carlo Felice, insieme a quelli dei colleghi di altre Fondazioni che ci hanno fatto sentire la loro vicinanza.
    Ti, anzi, Vi chiedo di perdonare gli sproloqui di qualche mentecatto che ancora viene a propagandare i CDS come porto di salvezza sicura e glorificare chi in nome della sopravvivenza del Carlo Felice è fuggito di nascosto, come fanno i ladri, appartandosi con la scellerata direzione del Carlo Felice negli oscuri salotti della Confindustria genovese per firmare un accordo disgraziato, lontano dalle proteste veementi di quelli che erano stra-contrari ieri, e oggi vedono arrivare al pettine i nodi di quelle nefandezze.
    Al Carlo Felice non c'è solo la Cgil, o la Cisl e la Uil; anzi, numericamente contano un cazzo. Purtroppo però per i giochini di potere hanno potuto e sono riusciti afare quello che hanno fatto. Ma si sappia a Firenze, e si sappia FORTE E CHIARO, che gran parte dei lavoraotri che non hanno MAI ACCETTATO quell'indegno e distruttivo accordo, e che riconoscono la giustezza e le lunghe vedute di quelle rappresentanze autonome, dipinte come masse incivili, brutali e "anacronistiche", per usare i termini del premio Nobel che si è espresso su queste pagine, bene quelle forze sono sempre vive, anzi più vive che mai e ANCORA IN LOTTA, come presto qualcuno potrà vedere.
    Fanculo i CDS, fanculo la Cgil GENOVESE, fanculo il ministero e la sindaco.
    Un ringraziamento infinito al M° Metha, che si è speso per noi anche se inutilmente, PER LA SORDITA' OTTUSA di coloro ai quali ha rivolto, dalla nostra platea, il suo accorato appello.
    La parte SANA e VITALE del teatro Carlo Felice è con Voi.

    Un onesto lavoratore del C.Felice.

    Commento di anonimo — 14 Agosto 2011 @ 11:52

  109. PENSAVAMO CHE NASTASI AVEVA SCELTO ALTRE STRADE QUANDO SI DIMESE A MARZO 2011, (UNA LIBERAZIONE) INVECE È STATO ANCORA  NOMINATO CAPO GABINETTO DA GALAN.
    COME DIMOSTRA L'ARICOLO PRECEDENTE STA CONTINUANDO CON LA FOLLE CORSA DI COMMISARIARE TUTTI I TEATRI LIRICI ITALIANI IN DIFICOLTÀ SENZA PUNIRE I VERI RESPONSABILI (DIRIGENTI  E POLITICI) .
    IL RISULTAO
    E QUELLO CHE STA SUCCEDENDO DA ANNI NELLE FONDAZIONI LIRICHE, PAGANO I LAVORATORI CON I CDS, I PRECARI SI LASCIANO A CASA E I TEATRI VANNO VERSO UNA PRIVATIZZAZIONE INARRESTABILE.

    LUI IL VERO RESPONSABILE DI UN RISANAMENTO AL CONTRARIO.

    "Galan conferma Nastasi: rinnovata la fiducia all’alter ego di Bondi
    Salvatore Nastasi
    "

    Salvatore Nastasi è stato confermato dal ministro Galan nella carica di capo di gabinetto del Ministero per i Beni e le Attività culturali, ruolo in cui era stato chiamato dell’ex ministro Sandro Bondi il 9 maggio 2009. Quello che è stato per tre mesi il vero reggente delle sorti del Mibac durante la «latitanza» di Bondi (una lunga fase che ha portato poi alle dimissioni del ministro, il 23 marzo 2011), no­nostante la giovane età (è nato il 14 maggio 1973), ha già rivestito numerosi ruoli di grande rilievo nel campo dei beni culturali. Laureato con 110 e lode in Giurisprudenza, è dal 2000 alle dipendenze, a tempo indeterminato, del Mibac, prima come funzionario amministrativo, dal 2005 con la qualifica di direttore, dal 2006 direttore coordinatore. Dopo essere stato dirigente di seconda fascia e vicecapo dell’Ufficio legislativo (2002-04), dal 5 agosto 2004 è dirigente di prima fascia con l’incarico di direttore generale per lo Spettacolo dal vivo e lo Sport (stipendio lordo annuo di 160mila euro). Proprio nel campo dello spettacolo sono alcuni dei più significativi incarichi: commissario straordinario del maggio Musicale fiorentino (2005-06) e del Teatro San Carlo di Napoli (2007-10).

    (il testo integrale è disponibile per gli abbonati)
    da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011

    Commento di anonimo — 14 Agosto 2011 @ 12:35

  110. ateatro 126.5
    Nastasi? No grazie! Arcus spa? Nemmeno!
    Perché non ci sono mai piaciuti
    di Redazione ateatro

    vedi su link

    http://www.trax.it/olivieropdp/mostranew.asp?num=126&ord=5

    Commento di anonimo — 14 Agosto 2011 @ 14:02

  111. Interessante la lettera di Nastasi.  Lui è sempre molto "sibillino" nelle dichiarazioni.

    .."In questo ragionamento, per esempio, si inquadrano i 90 giorni di tempo che la sovrintendente ha concesso ai sindacati per adottare soluzioni anche dolorose. È lo stesso lasso di tempo in cui, lei e il Sindaco, si augurano che il Maggio sia commissariato da Roma. Così loro fanno bella figura come quelli che hanno provato a salvare la barca che affonda, mentre i “cattivi” sono a Roma .Le cose, evidentemente, stanno in maniera assai diversa e questo è giusto che sia ben chiaro"…

    Quindi, non ci saranno i 90 giorni di tempo?  Il piano Colombo Renzi non è condiviso dal Ministero?

    Poi :

    ". Come appare evidente, quindi, le prossime giornate saranno campali per capire il futuro dell’ente fiorentino e di altre fondazioni liriche della Penisola alle prese con gli stessi gravi problemi"

    Quali sono "le altre fondazioni liriche della penisola" ?

    Commento di anonimo — 14 Agosto 2011 @ 14:19

  112. Beh, purtroppo si stanno confermando le fosche previsioni che aleggiavano da un po' di giorni a questa parte sul futuro delle Fondazioni Liriche: esternalizzazioni e commissariamenti, talvolta conditi da strumenti inappropriati come i Contratti di solidarietà.
    Spero veramente che non ci siano più dubbi sulle strategie prossime venture: sfruttando la scia della crisi mondiale il governo nazionale (supportato da regioni e comuni di qualsiasi colore) comincerà a liberarsi di qualche zavorra. Da quanti anni è che si sente parlare del fatto che 14 Fondazioni Liriche sono troppe, che è impossibile mantenerle, etc. etc. Temo proprio si stia arrivando al dunque.
    Il problema ora è: COSA DIAVOLO ABBIAMO INTENZIONE DI FARE NOI?
    Appiattirsi su posizioni attendiste sperando che "can che abbaia non morda"?
    I sindacati (parlo dei Confederali, ma anche degli Autonomi) se ci sono devono battere un colpo e bello forte. Se davvero, come si legge sui giornali in questi giorni, la Cgil davvero vuole fare qualcosa di importante è ora che ci si agganci al grosso della protesta, per non rimanere travolti.
    Ricordiamoci come sono scomparsi quattro cori e tre orchestre della RAI: davvero pensiamo che un destino tanto differente ci possa attendere?

    Nastasi abbiamo imparato a conoscerlo, e la sua riconferma è un pessimo segnale per le Fondazioni Liriche. Si conoscono le sue idee, si conosce la sua forza (vedi editoriale dell'Espresso di un po' di mesi fa), si è già visto che tipi di commissariamenti lo hanno visto protagonista.

    Tutto questo, al solito, avviene in pieno agosto: quando abbiamo intenzione di riunirci, parlarci, darci forza reciprocamente, tra tutti i lavoratori delle Fondazioni?
    Perché ai primi di settembre, senza settarismi, non si mandano un tot di delegati di tutte le sigle sindacali per ogni Teatro, a discutere del futuro, non so a Roma, o Milano, o dove cavolo volete?

    Commento di anonimo — 14 Agosto 2011 @ 15:02

  113. Collega n° 111:

    Genova
    Cagliari
    Trieste
    Bari

    Quelle additate a commissariamento imminente sono Genova e Firenze.
    I contratti di solidarietà sono serviti tantissimo. A braghe già calate (mai grazie abbastanza, cgil genovese, cisl e uil) adesso arriva il nerboruto randello e senza vaselina.

    Commento di anonimo — 14 Agosto 2011 @ 15:08

  114. Si, va be' , tutti a Roma a cantare il nabucco
    Non è piu' tempo per balli e canti.

    Commento di anonimo — 14 Agosto 2011 @ 15:38

  115. Be più che canti e balli mi aspetterei un serio comitato di lotta, dove si lascino da parte perbenismi di minchia, e si torni a fare lotte serie come non se ne fanno da anni.
    Mobilitazioni organizzate che sputtanino chi davvero ha gettato nella cacca tutte le Fondazioni Liriche, e se qualche rappresentante sindacale osa parlare di ridimensionamenti, di necessità di toglierci "privilegi" o cazzate similari a fronte di una politica che continua a mantenersi le proprie pensioni d'oro guadagnate in una sola legislatura mentre noi coglioni dobbiamo arrivare ai cent'anni per vedere uno straccio di ottocento euro, tanti calci nel culo e avanti altri che sappiano veramente rappresentarci.

    Se siamo nella cacca è anche perché in questi anni rappresentanti sindacali si sono impegnati nella "conquista" degli ammortizzatori sociali senza rendersi conto che non facevano altro che servire alla politica su un piatto d'argento la scusa per non sovvenzionare adeguatamente la cultura.

    Forse sarà il caso di cominciare a mettere un po' di pressione a chi troppo spesso ha parlato falsamente a nome di tutti!!!!!

    Commento di anonimo — 14 Agosto 2011 @ 17:30

  116. di Roberto Paracchini

    Teatro lirico, commissariamento sempre più vicino

    CAGLIARI. Periodo nero per il teatro lirico. Il rischio commissariamento è reale.

    Le ingiunzioni di pagamento. Cantanti, direttori d'orchestra, solisti e altri non sono pagati dal 2009. E in questo periodo stanno iniziando ad arrivare le ingiunzioni di pagamento da parte dei fornitori e dei cast. Per questo tipo di prestazioni la cifra si aggira attorno ai quattro milioni e mezzo. «Questo significa un ulteriore impoverimento del teatro», dice Annalisa Pittiu, dipendente della struttura e componente della segreteria territoriale della Cisl.

    I debiti pregressi. Il bilancio 2010 racconta di un teatro lirico con ventiquattro milioni di euro di debiti. A cui potrebbe sommarsi il milione e duecentomila euro di disavanzo dello stesso anno. Anche se non tutti sono debiti legati alle banche e se si tratta di una situazione maturata con gli anni, il piatto piange. E molto. Tanti i dirigenti cambiati (dal soprintendente al direttore amministrativo) e la situazione resta critica. Per il neo sindaco Massimo Zedda è una patata bollente lasciata in eredità dalla scorsa consiliatura.

    I problemi. In queste settimane si sono fatte molte ipotesi sul «come» rimediare, ma la soluzione non è stata ancora trovata. Si è parlato di «impegnare» il teatro come garanzia per una ricontrattazione del mutuo, «ma questo non è possibile – spiega il primo cittadino – in quanto si tratta di un bene del Comune indisponibile». Altri hanno parlato di un impegno della Sfirs (la finanziaria della Regione), «ma anche questo scenario non è praticabile – sottolinea il sindaco – noi siamo una fondazione (che controlla il teatro e di cui è proprietario di maggioranza il sindaco – ndr), mentre la Sfirs può operare solo con le società. In questo quadro è la Regione l'unico ente che può farsi garante della situazione». Nel frattempo c'è anche un protocollo d'intesa tra il lirico di Sassari e quello di Cagliari per allargare il discorso e continuare dare un ruolo regionale al teatro».

    Il bilancio al microscopio. Dal ministero è arrivata una lettera che non solo raccomanda di ripianare i debiti, ma che dice chiaramente che qualora vi sia un «passivo di gestione» che si ripete per due anni, la fondazione dell'ente va commissariata. Ed è per questo che in questi giorni il bilancio è sotto il microscopio. Il problema è che dal 2007 al 2010 ci sarebbe dovuto essere un apporto della Provincia. Per i primi due anni è stato regolarmente versato, per gli altri due no, l'ente locale ha fatto un passo indietro. Ogni anno l'accordo andava ratificato dal notaio nel 2009 l'operazione non è stata fatta, mentre pare che la cifra sia stata ugualmente inserita in bilancio.

    Il commissariamento. Se i riscontri che si stanno facendo sul documento contabile daranno ragione a quanto detto, ovvero che vi sono stati due anni consecutivi con un passivo di gestione, si andrà al commissarimanto. In questo caso il ministero dei Beni culturali nominerebbe un suo delgato, verrebbe azzerato il Cda e il sindaco diventerebbe una sorta di vice commissario che affianca quello nominato da Roma. Nello stesso tempo sarebbe annullata anche qualsiasi partecipazione territoriale visto che ora nel Cda, oltre al ministero Beni culturali e al Comune, è presente anche la Regione e il Banco di Sardegna.

    Il Cda straordinario. I debiti, insomma, cominciano a dare i loro frutti negativi: ingiunzioni di pagamento, istituti di credito che scalpitano, commissariamento in vista. La situazione sta precipitando. Per fare il punto è stato indetto un consiglio d'amministrazione da tenersi entro questo mese, un fatto un po' anomalo visto che siamo in agosto. Prima vi sarà un incontro tra Comune e Regione: per verificare l'ipotesi di un intervento del governo dell'isola come garante per i debiti della fondazione.

    Il futuro. Al di là della soluzione dei problemi più immediati, spiega Enzo Costa, segretario generale regionaole della Cgil, «va ricordato che il teatro lirico non solo mette in scena spettacoli, ma anche li produce. E per questo è un patrimonio culturale che Cagliari e la Sardegna non può perdere». I debiti pesano, certamente, «ma provengono da un periodo in cui c'era minore attenzione alla spesa pubblica, come è capitato in tanti altri settori». Detto questo, continua Costa, «occorre allargare la funzione della fondazione a tutta l'isola e, come avviene, altrove, dare un ruolo alla Regione e alle imprese maggiori (si va dagli istituti di credito alla Saras, sino all'Eni): oltre che prendere queste società devono anche dare».
    14 agosto 2011

    Commento di anonimo — 14 Agosto 2011 @ 17:43

  117. Mi sembra che la situazione stia precipitando molto rapidamente. Approfittando al solito della pausa agostana, i volenterosi carnefici della cultura lirica italiana sta muovendo rapidamente i propri pezzi sulla scacchiera per sferrare un vero e proprio blitz.
    Cosa ne sarà delle Fondazioni Liriche quando torneremo a settembre?

    Commento di anonimo — 14 Agosto 2011 @ 18:11

  118. Le lotte andavano  fatte prima. Ormai siamo nel calderone della crisi. Ci sono milioni di italiani nella nostra stessa situazione e l'Italia è commissariata dalla BCE . C'è ben poco da fare. Avete visto in Grecia a cosa sia servito lottare.

    C'è solo una forma di lotta possibile. Quella di non arrendersi e aspettare. Sara' un anno durissimo. Forse molti rimarranno senza stipendio. Ma è il caso, prima di prendere qualunque iniziativa, di aspettare di vedere cosa succederà a Genova. Se i lavoratori degli altri teatri non si arrendono, allora la macelleria Genova sarà morbida, tale da fornire esempio agli altri per accetare gli ammortizatori sociali. Vi diranno : Visto? LI abbiamo applicati a Genova e hanno funzionato benissimo. A parte la mancanza di programmazione, i lavoratori hanno tutti avuto garantito lo stipendio e hanno solo mandato personale in prepensionamento.
    Già Giuntini e soci li stanno facendo questi discorsi.
    Se invece anche i lavoratori degli altri teatri firmano liste mobilità allora è finita davvero. Il Decreto Bondi è ormai alle porte e quindi una volta firmata la mobilità,  per tutti questi teatri non resta altro che la dimensione da Teatro di Tradizione.
    E' anche vero che se le OOSS degli altri teatri accettano i CDS , la CISL presenterà il conto chiedendo trattamenti di favore per Genova , visto che è grazi ai loro lavoratori  che hanno calato le braghe , che adesso anche gli altri teatri chiudono.
    Ecco perchè tanti della CGIL e CISL genovese si prodigano per  far partire i CDS anche negli altri teatri…leggete i commenti qua e ve ne denrete conto. Morte tua vita mia!

    Commento di anonimo — 14 Agosto 2011 @ 19:19

  119. Probabilmente molti altri settori insorgeranno, e non tanto perché ogni italiano non si senta in dovere di dare il suo contributo per uscire dalla crisi, quanto per il fatto che è troppo palese che siano i soliti a pagare.
    Idem nei teatri. Gli sfaceli li hanno fatti i dirigenti, ora pagano solo i lavoratori VERI. Ci stiamo davvero tutti a non alzare la voce?
    Se non lo faremo, con che faccia guarderemo le generazioni future?
    In passato c’è chi ha lottato perchè noi avessimo questo lavoro: e noi?

    Commento di anonimo — 14 Agosto 2011 @ 20:53

  120. Ma se ogni tanto andaste a  lavorare invece di sfasciare, protestare, scioperare, maledire , scrivere inutile frasi sui siti internet e sui muri  del teatro non sarebbe piu' proficuo per voi ?

    Commento di anonimo — 15 Agosto 2011 @ 12:05

  121. Talvolta maledire, scioperare, imprecare, scrivere su siti internet e muri restano le uniche armi per contrastare le prevaricazioni della classe dirigente e politica.

    Commento di anonimo — 15 Agosto 2011 @ 14:11

  122.  Presto a fine mese  la spesa la aria con gli imprechi, le maledizioni e le scritte sui muri.

    Commento di anonimo — 15 Agosto 2011 @ 14:55

  123. 120

    tra le altre cazzate scrivi "scritte sui muri?" sei mica il famigerato Transex serva dei padroni degli ascensori? Muahahahahahahahahahahhhhhahahhhhhh

    Commento di anonimo — 15 Agosto 2011 @ 19:07

  124. IL PD GENOVESE DEVE FARE CHIAREZZA SUL PROSSIMO CANDIDATO SINDACO. IL CHE NON SIGNIFICA CHE NON DEBBA RICANDIDARE MARTHA . SE IL MASSIMO CHE SONO RIUSCITI AD OTTENRE E' LA PINOTTI. TANTO VALE CHE TORNI MARTHA .SE IL PD DECIDE DI RICANDIDARE MARTHA ALLORA BURLANDO GLI DEVE PRESENTARE ANCHE IL CONTO. FASSINO SI OCCUPI DI TORINO CHE A GENOVA CI ABBIAMO SEMPRE PENSATO DA SOLI

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/quella-faccia-un-po-cos-che-abbiamo-noi-sotto-inchiesta-a-genova-prima-lo-28388.htm

    Commento di anonimo — 16 Agosto 2011 @ 08:49

  125. Ecco qua è partito il tam-tam oggi 23/82011  tutti parlano del commissariamento del Carlo Felice :

    http://news.google.it/news/story?pz=1&jfkl=true&cf=all&ned=it&hl=it&q=teatro+carlo+felice+commissariamento&ncl=d9s28A2CRj72l4ML70QZDBkw-fMWM

     

    Chi spera che il Commissariamento, in questa situazione,  possa salvare i posti di lavoro è semplicemente un folle. Detto da uno che i Contratti di Solidarietà non li ha votati. 

    Commento di anonimo — 23 Agosto 2011 @ 18:45

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