Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

23 Dicembre 2011

Dal circo al miracolo di Mosca

Filed under: Uncategorized — Lavoratoriscala @ 21:48

Mentre a Milano il CDA. avanza verso la strategia Marchionne di sganciare la Scala dal contratto nazionale in cambio di misere garanzie economiche dallo stato, la nuova "filosofiat "si manifesta a Mosca !?
La riduzione drastica di personale tecnico in turnè e la riduzione drastica dei tempi di messa in scena di un  balletto difficile, complicato e che non si faceva da dieci anni come L'Exclesior poteva trascinare la storica istituzione Scaligera verso una figuraccia mondiale. Solo la determinazione e lo spirito di sacrifico, oltre al talento, del corpo di ballo e dei tecnici, ha evitato il tragico epilogo nel tempio del balletto. Il Bolshoy  che riapriva dopo un lungo lavoro di restauro e ristrutturazione di alto livello aveva la Scala, con  Exclesior,  prima compagnia straniera ospite a battezzare il nuovo palcoscenico. Un teatro ancora in collaudo aveva bisogno di più tempo e più forze e invece è avvenuto l'esatto contrario.
L'indignazione nei confronti della direzione  generale resta per l'arrogante disorganizzazione .
Nonostante il grande successo della compagnia in questa  fredda trasferta che si è chiusa con il magico "sogno di una notte di mezz'estate.

18 Comments »

  1. Si profila una una brutta strada…???

    http://www.ilsole24ore.com/

    Notizie > Italia
    Approvato il nuovo statuto del Teatro alla Scala, un altro passo avanti verso l'autonomia

    La Fondazione Teatro alla Scala ha fatto un ulteriore importante passaggio tecnico verso l'autonomia: l'approvazione dello statuto necessario per il riconoscimento del nuovo status giuridico. Un sospiro di sollievo per il sovrintendente che non più tardi di due settimane fa ha lanciato un accorato appello per il futuro della prestigiosa istituzione. Oggi infatti si è riunita l'assemblea della Fondazione per discutere la bozza di statuto approntata in conformità alle disposizioni previste dal regolamento attuativo (DPR 19 maggio 2011 n.17) della legge Bondi sulla riforma della fondazioni lirico-sinfoniche.

    L'assemblea ha approvato la bozza di Statuto a maggioranza con la sola astensione, per prassi, del ministero per i Beni e le attività culturali e della Provincia di Milano e, successivamente è arrivato il via libera del Consiglio di amministrazione. La bozza verrà quindi sottoposta alla valutazione del Ministero, per ottenere il riconoscimento della Forma organizzativa speciale.

    E così dopo decenni di frustranti auspici, questo progetto arriva finalmente a compimento. Il primo a parlare di autonomia della Scala è stato Paolo Grassi, il sovrintendente che nel 1972 ha sostituto il suo storico predecessore Ghiringhelli (che era in carica dalla ricostruzione del teatro dopo la Seconda guerra mondiale). Grassi, già fondatore, con Giorgio Strehler, del Piccolo di Milano, ha sempre portato avanti l'idea del teatro come bene pubblico, non riservato solo a pochi fortunati. E lo ha fatto anche con la Scala, tempio mondiale del teatro d'opera, che ha lasciato nel 1977 per diventare presidente della Rai.

    Quarant'anni dopo, l'attuale sovrintendente Stephane Lissner, porta a compimento il sogno di Grassi dopo una lunga attesa che si è conclusa grazie a due passaggi fondamentali. Il primo, nel maggio 2010, il decreto Bondi di riforma degli enti lirico-sinfonici. Il secondo, nel maggio 2011, il via libera definitivo del Consiglio dei ministri al primo regolamento attuativo di questa legge Bondi, che prevede una forma organizzativa speciale per i teatri virtuosi: la Scala di Milano e l'accademia di Santa Cecilia a Roma.

    Ma quali sono i vantaggi? In pratica i due enti non saranno sottoposti alla tagliola e alle incertezze del Fus (fondo unico dello spettacolo) e potranno contare su contributi triennali garantiti e programmare i cartelloni in tutta tranquillità. La legge parla infatti di «erogazione del contributo statale sulla base di programmi di attività triennali corredati dei relativi budget preventivi». E, in caso di eventuali tagli alla cultura, garantisce fondi «almeno pari alla percentuale conseguita dalla medesima fondazione in occasione dell'ultima assegnazione precedente» all'autonomia. Un secondo vantaggio dell'autonomia è «la facoltà» di negoziare direttamente con i sindacati «un autonomo contratto di lavoro che regoli all'unico livello aziendale» tutte le materie dell'intesa nazionale.

    Per ottenere questi vantaggi, la Scala ha dovuto rispettare alcuni rigorosi parametri artistici ed economici imposti dal Mibac: specificità della fondazione nella storia della cultura operistica italiana; assoluta rilevanza internazionale; eccezionale capacità produttiva; pareggio di bilancio per almeno quattro volte consecutive negli ultimi cinque esercizi; rilevanti ricavi propri; significativo e continuativo apporto finanziario da parte di soggetti privati; capacità di attrarre sponsor dal 2008 in poi; entità dei ricavi provenienti da vendite e prestazioni non inferiore, nell'ultimo bilancio approvato, al 40% dell'ammontare dei fondi governativi.

    Quali sono i numeri della Scala? Il 2011, budget di 108 milioni di euro, si concluderà con 262 alzate di sipario; sei bilanci di fila in pareggio; 26 milioni di euro tra contributi privati e sponsorizzazion; ricavi da biglietteria, abbonamenti e altri guadagni propri per 36,1 milioni (contro 28-30 in arrivo dal Fus).

    Commento di anonimo — 24 Dicembre 2011 @ 16:42

  2. SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL FIALS-CISAL
    P.zza Sallustio, 24 00187 Roma Via Palestro, 30 00185 Roma Via Tor Fiorenza,35 00199 Roma Via Montebello, 39 50123-Firenze
    Tel. 064204 8204 – Fax. 064824325 Tel. 06492171 – Fax. 064457330 Tel. 068622421 – Fax 0686326875 Tel./fax 055-212439
    COMUNICATO
    Le Segreterie Nazionali di SLC/CGIL – FISTel/CISL – UILCOM/UIL e FIALS/CISAL, esprimono una chiara e netta contrarietà all’atteggiamento dilatorio assunto dall’Anfols in merito alla sottoscrizione del nuovo CCNL per i dipendenti dalle Fondazioni Lirico Sinfoniche.
    Tale comportamento oltre a far perdere ruolo e titolarità ai soggetti contraenti, determina una serie di disfunzioni operative sia a danno del clima sociale che ai consolidati modelli organizzativi che per effetto della non sottoscrizione del contratto, non trovano più, in alcune parti la piena legittimazione.
    Difatti, a causa del perdurare della situazione sopra descritta, dal 1° gennaio del 2012 per effetto dell’applicazione della L 100/2010 non si potranno più concedere permessi alle figure artistiche dei singoli Teatri ragione per la quale siamo stati costretti come OO.SS. per forte senso di responsabilità, a rivolgere al Ministro competente la richiesta di sospensione degli effetti operativi del disposto, per la parte afferente l’utilizzo dei permessi artistici.
    Aggiungiamo a questo, che la stessa Legge a giugno 2012 qualora non sarà definito il rinnovo del CCNL, anche gli Accordi Integrativi Aziendali non troveranno più efficacia e questo atto sarà ancora più dirompente del primo problema appena descritto.
    Non ci sono più alibi per nessuno ed è ora che le rispettive posizione e responsabilità, vengano assunte e manifestate in modo palese.
    Noi lo dichiariamo a gran voce e all’unisono “ vogliamo il rinnovo del CCNL” aperti ad un confronto a tutto tondo pur nello spirito di una Legge che non abbiamo condiviso e avversata tenacemente nelle sedi istituzionali e non.
    Riteniamo ormai scaduto il tempo del dire ed iniziato il tempo del fare che ci vedrà assumere dal Gennaio prossimo tutte le iniziative ritenute necessarie comprese assemblee in tutte le Fondazioni, per riprendere in modo serrato il confronto contrattuale.
    Roma, 22 dicembre 2011

    Commento di anonimo — 25 Dicembre 2011 @ 21:49

  3. BISOGNEREBBE SPIEGARLO A FIALS E CISL DELLA SCALA…OPPURE FANNO I SEPARATISTI RISPETTO AL LORO SEGRETARIO NAZIONALE??

    Commento di anonimo — 25 Dicembre 2011 @ 21:50

  4. 23/12/11

    AVVENIRE

    SCALA, MODIFICATO LO STATUTO IN VISTA DELL'AUTONOMIA

    MILANO. Via libera ieri al nuovo statuto della Fondazione Teatro alla Scala: la bozza, approntata al fine di ottenere il riconoscimento dell'autonomia in conformità al decreto sulle fondazioni liriche del maggio scorso. «La larga maggioranza dei presenti — si legge in una nota — ha espresso parere favorevole. Il successivo consiglio di amministrazione ha a sua volta approvato la bozza di Statuto, che a norma di legge verrà sottoposta alla valutazione del ministero dei Beni culturali». ***

    Commento di anonimo — 27 Dicembre 2011 @ 18:08

  5. Non solo a Fials e Cisl ma anche alla Uil e all e alla stragande maggioranza dei lavoratori  (iscritti CGIL inclusi) che non credono più in un tavolo di contrattazione, quello di Roma, senza alcuna credibilità.
    Andiamo avanti con l'Autonomia ed il Contratto Scaligero per fuoriuscire dalla melma del sistema delle Fondazioni!

    Commento di anonimo — 27 Dicembre 2011 @ 20:06

  6. sì daiiiii! w l'autonomia che ci darà tanti regali !!!!!

    Commento di anonimo — 27 Dicembre 2011 @ 20:19

  7. w l'autonomia alla Marchionne, così la Scala diventerà la Pomigliano delle fondazioni! W il CdA, W i confederali e W pure Pisapia, anzi, come dice Grillo, Pisapippa

    Commento di anonimo — 27 Dicembre 2011 @ 21:10

  8. Una volta che avrete l'autonomia e vi sarete staccati dal sistema Fondazioni, allora sì che ci sarà da ridere: la vostra forza contrattuale diminuirà di botto, e nel giro di cinque/dieci anni vi renderete conto che gli unici ad averci davvero guadagnato sono stati i padroni, e magari le altre Fondazioni se avranno la forza di restare unite e non abboccare all'amo.

    In bocca al lupo, autonomisti!!!!

    Commento di anonimo — 28 Dicembre 2011 @ 11:22

  9. E la forza contrattuale da dove dovrebbe provenire , dalle segreterie nazionali? Siamo a posto!. Fino a prova contraria sono sempre stati gli altri teatri ad andare a rimorchio della Scala copiandone gli integrativi e provocando l'implsione del CCNL e dei loro stessi bilanci. i risultati di questi comportamenti sono sotto gli occhi di tutti, il giocattolo non c'è più, si è rotto e con lui il sistema di connivenze tra certe consorterie sindacali e sovrintendenze.

    Commento di anonimo — 29 Dicembre 2011 @ 19:27

  10. I Padroni? E c hi sarebbero i Padroni? Se ci fossero stati dei Padroni forse non ci saremmo ridotti così e non ci sarebbe stato un sindacato connivente come quello che c'è che si è spartito per anni la torta insieme ai sovrintendenti.

    Commento di anonimo — 30 Dicembre 2011 @ 06:22

  11. L'autonomia , mi sa che puzza di sola .Se Corrado  Passera del cda Scala è finito in quel governo che per risolvere i problemi ci fa andare in pensione a settan'tanni se non ci licenziano prima credo che bisogna respingere con tutte le nostre forze l'implosione del contratto nazionale e il fatidico  statuto speciale Scala che garantis solo il 14% del fus per tre anni . IN cambio di rimettere in discussione tutto.Se ci facesse almeno allargare l'organico , riconoscere da parte della direzione  i part-time di  tutti coloro che han vinto   , si potrebbe iniziare a ragionare.. .Intanto aumentassero il personale di palcoscenico che non ci stiamo più dentro con questo blocco del turn over voluto unilateralmente dalla direzione . Il pareggio di bilancio permette  già oggi alla fondazione di prendere nuove forze per poter metter in scena  le 263 aperture di sipario senza incidenti sul lavoro .Ma loro niente ….ergo ,Lotta dura senza paura.E a casa la direzione generale ostile ai lavoratori che fanno i miracoli ovunque.

    Commento di anonimo — 1 Gennaio 2012 @ 10:35

  12. aumentare il personale di palcoscenico…??? ma se non ci state più dentro!
    (come dici tu).
    Invece, bisognerebbe smettere di pensare alla Scala come ad una fabbrica di spettacoli di qualità spesso mediocre, e tornare a fare musica ad alti livelli, con meno impiegati e manovali !
    Se fossimo in un paese civile la cultura sarebbe un valore…ma siamo in italia, il paese dei sindacatini e degli inciuci…

    Commento di anonimo — 1 Gennaio 2012 @ 17:15

  13. # concordo con il 12, è un ragionamento sensato, la penso così anche se appartengo all'area tecnico-amministrativa.
    Se si cambiassero gli assurdi orari del palcoscenico basterebbe la metà del personale.

    Commento di anonimo — 1 Gennaio 2012 @ 18:17

  14. Basterebbe eliminare subito l'inutile quarto turno dei tecnici, creato appositamente per gonfiare gli organici e i posti di capisquadra e vicecapi ed annessi lacchè…
    Ed ancora ne avanzerebbero di tecnici….

    Commento di anonimo — 2 Gennaio 2012 @ 09:30

  15. 03/01/12

    CORRIERE DELLA SERA MILANO

    LISSNER: "SAREMO PIÙ RIGIDI SUI CONTI DELLA SCALA" – LISSNER: SCALA, UN ANNO DIFFICILE. SAREMO PIÙ RIGIDI SUI BILANCI

     «Condivido il punto di vista di Tabacci, la Scala dovrà essere ancora più rigorosa sui conti».
    A PAGINA 2 Sacchi

    Il caso Il cda del teatro ha affidato a McKinsey la stesura di un piano strategico triennale Lissner: Scala, un anno difficile Saremo più rigidi sui bilanci
    Dopo l'arrivo dei contributi straordinari dal Comune No, nessun paragone con la bancarotta del San Raffaele. Sono «realtà diverse» e «non ci sono rischi in questo senso». Però le parole di Bruno Tabacci sulla Scala — «deve iniziare a fare un'attenta e rigorosa analisi dei costi e delle spese, non possono essere tollerate zone franche» — non passano inosservate. Sollevano il problema del Piermarini e del suo futuro. E il sovrintendente Stéphane Lissner ne è consapevole: «Condivido in pieno il punto di vista dell'assessore. E ovvio che la Scala dovrà essere ancora più rigorosa». Spending review. Ora che il bilancio è a posto — nell'ultima giunta del 2011 Palazzo Marino ha concesso un milione di contributo straordinario alla Fondazione — si ragiona sul nuovo anno. Lissner non fa misteri: «Sarà un 2012 difficile, è inutile nascondersi». Soprattutto dopo il salvataggio in extremis degli ultimi mesi: a settembre — data del primo cda scaligero guidato da Pisapia — mancavano all'appello sette milioni, di cui quattro anticipati poi da Tod's e Telefonica, due versati dalla Provincia, l'ultimo dal Comune come finanziamento extra budget. Risultato raggiunto. E ora? Ora si corre ai ripari. Con la Sovrintendenza del teatro pronta a una stagione di «rigore» e con le prime contromosse: prima di Natale il consiglio di amministrazione guidato dal sindaco Giuliano Pisapia ha deciso di affidare alla società di consulenza McKinsey la stesura di un piano strategico triennale che salvi i conti della Scala. I nodi: tutta l'area Ansaldo con i suoi laboratori (si parla di spese astronomiche, dalla costruzione delle scene alla realizzazione dei costumi) e la Fondazione Accademia, per alcuni inspiegabilmente e costosamente separata dalla Fondazione madre. Tagliare senza rinunciare alla qualità, a un cartellone di eccellenza, al primato artistico del Piermarini. Una sfida che il *** consiglio di amministratore ha deciso di affrontare nonostante la crisi economica. Anche perché sul tema il sindaco è stato chiaro fin da subito: «Faremo di tutto per dare un segnale forte dell'importanza che diamo alla Scala come luogo di cultura e di eccellenza della lirica a livello internazionale», aveva detto a settembre. E il milione arrivato sotto l'albero di Natale (Tabacci ha ribadito che si tratta di un'iniziativa di Pisapia, da lui condivisa) dimostra gli intenti di Palazzo Marino. Ma ora non è più tempo di regali: il piano di McKinsey dovrebbe essere presentato entro marzo e a quelpunto il cda stabilirà le prossime mosse. Obiettivo: rendere la Scala il teatro più importante e virtuoso del mondo. Annachiara Sacchi Milione di euro è il contributo straordinario dato alla Fondazione Scala dal Comune nell'ultima giunta Stéphane Lissner È ovvio che la Scala dovrà essere ancora più rigorosa: il 2012 sarà un anno difficile Giuliano Pisapia Faremo di tutto per dare un segnale forte dell'importanza che diamo alla Scala come luogo di cultura ***

    Commento di anonimo — 3 Gennaio 2012 @ 23:56

  16. 05/01/12

    REPUBBLICA ROMA

    SANTA CECILIA. L'ORCHESTRA VA IN SCIOPERO – SCIOPERO D'ORCHESTRA "BUSTE PAGA IRREGOLARI E TROPPE ASSUNZIONI"

    La protesta Santa Cecilia L'orchestra va in sciopero Sciopero d'orchestra "Buste paga irregolari e troppe assunzioni"
    INCROCIANO gli archetti i professori d'orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia: uno sciopero della musica è annunciato martedì 24 gennaio contro la direzione del personale della Fondazione. Una clamorosa protesta, resa pubblica con un comunicato dai toni assai bellicosi in cui si denuncia «una incresciosa stagione di aggressione frontale nei confronti dei dipendenti e in particolare dell'orchestra su cui nessun velo di omertà può essere steso». Questo perché pur "vivendo d'arte", i musicisti sono alle prese, con complicati retroscena ed equilibri sindacali, che qui fanno capo alla sigla Fials Cisal. MA COSA accade a Santa Cecilia? Le denunce del sindacato sono pesantissime e vanno dalle «continue trasgressioni o tentativi di aggirare la normativa vigente per quanto riguarda l'applicazione contrattuale» alle «strane manovre per posticipare gli adempimenti previdenziali e differire il regolare pagamento degli stipendi per consentire alchimie di bilancio volte probabilmente a mascherare il saldo negativo del consuntivo2011». Episodi «alla vigilia del riconoscimento della Forma organizzativa speciale» che il ministro dei Beni culturali Ornaghi ha appena firmato «e che dovrebbe semmai preludere a una nuova concordia tra le componenti la Fondazione tra le quali l'orchestra dovrebbe essere considerata il "patrimonio" senza il quale nessuna eccellenza è possibile». Tra i "capi d'accusa": l'allargamento delle piante organiche con trenta assunzioni, le irregolarità nella compilazione delle buste paga, la mancata richiesta di inserimento dell'Accademia nel decreto su Roma Capitale. E mentre tuonano le richieste di dimissioni, la musica si ferma. ***

    Commento di anonimo — 6 Gennaio 2012 @ 16:43

  17. 2012: vivere o morire
    Scritto da Daniele Martinelli on gennaio 2nd, 2012
    2012

    E’ ripartito da 1 il calendario di questo nuovo anno di buio sociale. Gennaio si presenta con un tasso di disoccupazione spaventoso e con l’aumento del costo della vita. La Camusso accoglie l’appello sottobanco dei politici di avvertire che l’Italia è esposta al concreto rischio di tensioni sociali. Intanto sono all’ordine del giorno i botti alle sedi di Equitalia e i ladri di prosciutto nei supermercati. Questo ci dice che l’emergenza sociale in Italia è già fuori controllo. Il silenzio che trasuda dal diffuso malcontento viene rotto talvolta dalla voce di qualche disperato in cima a qualche torre, fuori da qualche palazzo o perché s’impicca. Ma in Italia non ci meravigliamo più di niente. Siamo troppo presi dall’intento di fotterci l’un l’altro per cercare di andare avanti. Sotto questo profilo siamo un popolo molto coeso. Lo siamo da almeno 3 generazioni, coscienti e consapevoli ma col dettaglio che a forza di strafogare a occhi chiusi le “Milano da bere“, ci siamo bevuti tutto.

    Sgonfiata la bolla finanziaria, sgonfiate le borse, sgonfiato il valore dell’euro, ci stiamo accorgendo che se vogliamo sopravvivere dobbiamo reggerci con le nostre gambe senza Stato. Per Stato intendo quell’entità del Diritto al rovescio rivestita di legale che serve a proteggere l’illegale. Lo Stato ai tempi di Internet e di Twitter è quell’entità invadente e corporativa che ha protetto l’operaio a tempo fisso, il pensionato d’oro ma pure l’evasore fiscale. Modelli di un’economia finita e archiviata assieme al Novecento.

    Ora abbiamo i berlusconi e i berluschini con i soldi nascosti e una marea di poveri che prima o poi, a forza di essere morsi dalla fame, cominceranno a mordere a loro volta questo sistema finito. Ogni giorno aumenta il numero di chi non ha più nulla da perdere, e tutto questo prefigura uno scenario da guerra civile interna allo Stato. Una guerra tra cittadini sovrani ed esercito di Stato, che avrà il compito di tenere unito il Paese non per amor di patria, ma solo per proteggere il più a lungo possibile la casta di chi, bene o male, percepisce pensioni o uno stipendio pubblico d’oro, trae guadagni da grandi capitali e specula sulla povera gente grazie ai colpi di coda di quel sistema novecentesco.

    Un governo come quello di Mario Monti che ci racconta di sacrifici senza mettere sul piatto iniziative che favoriscano la libertà di impresa, riforme sulla libera concorrenza e sul merito, non può che essere un governo di fottuti che ci inietta la morfina spiegandoci che è un eccitante. Giorgio Napolitano è un vecchio golpista che ci ha fottuto senza Viagra nominando presidente del consiglio un rettore di università, che ci ha fottuto a sua volta nominando una fauna di tecno-ministri sconosciuti ricattati dai partiti che hanno preso voti di scambio dai tassisti, dai farmacisti e dai banchieri che hanno preteso di essere blindati nei loro ruoli.

    Insomma, Monti e Napolitano continuano a fare i burattini per quelle banche che non hanno interesse a cambiare il sistema. Non vogliono dirci che il debito pubblico è irrecuperabile, nemmeno con gli eurobond visto che i tedeschi non si faranno mai fottere dagli italiani. I sacrifici di cui ci parlano sono che se vorremo essere liberi dovremo adottare le maniere forti e rivedere radicalmente il sistema in cui siamo immersi. Spetta a ognuno di noi stabilire di che morte morire. Non c’è più tempo per pensare che se vogliamo essere un popolo coeso dobbiamo fin da subito adottare la mentalità nordica del senso di appartenenza alla collettività. Ossia, rinunciare fin da subito a fregare il prossimo, a ciò che non meritiamo e ad accettare di entrare in competizione. Dobbiamo farlo prima dei nostri politici altrimenti così non andremo avanti. Non avremo alternative alla guerra di disgregazione dell’Italia in tante piccole microeconomie che ci prefigura un periodo come quello che si è vissuto nei Balcani negli anni ’90.

    Mettiamocelo in testa: è finito il tempo delle corporazioni mafiose e degli eterni mantenuti di Stato. Il 2012 è iniziato. Decidiamo se viverlo o se morirci.
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    Commento di anonimo — 25 Gennaio 2012 @ 21:11

  18. rolnictwo intensywne w polsce

    Dal circo al miracolo di Mosca « Il Sottoscala

    Trackback di rolnictwo intensywne w polsce — 20 Gennaio 2020 @ 16:54

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