Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

18 Aprile 2012

Ministero: “Riconosciuta l’autonomia al Teatro alla Scala”

Filed under: General — Lavoratoriscala @ 09:37

Lissner

Il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Vittorio Grilli, e il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Lorenzo Ornaghi, hanno sottoscritto il decreto interministeriale che attribuisce alla Fondazione Teatro Alla Scala di Milano il riconoscimento di forma organizzativa speciale, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 2011, n. 117. Contestualmente è stato approvato il nuovo statuto della Fondazione Lirico- Sinfonica.

“Ancora un passo e ci avviciniamo pericolosamente alla privatizzazione”, aveva detto il sovrintendente Stáphane Lissner a un convegno organizzato dalla Cgil sulla situazione della cultura e dello spettacolo a Milano, ribadendo quello che è uno dei suoi punti fermi da quando è arrivato a Milano nel maggio del 2005: la Scala è un teatro pubblico e, come tale, deve poter contare sulla maggioranza di fondi pubblici”.

Lissner ha ricordato che nel 1998 il 61% del bilancio scaligero arrivava dalle istituzioni pubbliche, ma la percentuale è scesa nel 2011 al 47% e quest´anno si è assestata sul 37,5%. Il resto viene dai soci privati (circa 30%) e dai ricavi propri (abbonamenti, vendita dei biglietti per il 35%), più altre entrate. Dunque, in un certo senso, la privatizzazione è già avvenuta. E non è un caso che, con la modifica dello statuto, si aggiungerÖ un nuovo consigliere di amministrazione che sarà espressione dei privati (quattro saranno nominati dalle istituzioni pubbliche, quattro dai privati). Il sovrintendente aveva già lanciato l´allarme a febbraio, oggi sottolinea che ‘il contributo dello Stato, della Provincia, del Comune e della Regione rappresenta il 37,5 %. Questa è la realtà di oggi. In Europa la struttura meno sovvenzionata ha il 50% dei contributi pubblici. Anzi, la Scala paga più tasse (36 milioni) del contributo che riceve (30 milioni)”.

14 Comments »

  1. IL CASO
    Autonomia gestionale alla Scala
    Pisapia: “Ora il teatro è più forte”
    Il sovrintendente Lissner: “Un riconoscimento auspicato già da Toscanini”. Il sindaco
    soddisfatto. Lo statuto sarà subito operativo, ma i sindacati hanno preso le distanze
    di MARIELLA TANZARELLA e PAOLA ZONCA Repubblica.

    Autonomia gestionale alla Scala Pisapia: “Ora il teatro è più forte”
    Autonomia gestionale e nuovo statuto: con la firma del ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi e del viceministro dell’Economia e Finanze Vittorio Grilli si riconosce alla Scala, dopo un lungo iter, una forma organizzativa speciale. Il che non è poco, visto che la Fondazione, grazie ai suoi meriti artistici e gestionali, potrà (almeno sulla carta) decidere in proprio assunzioni e stipulare contratti specifici. «Sono emozionato perché questo riconoscimento era stato auspicato da Toscanini e caldeggiato dai miei predecessori — commenta il sovrintendente Stéphane Lissner — ma anche perché arriva durante il mio mandato. È un momento storico per la Scala, ottenuto grazie ai bilanci in pareggio e all’aumento della produttività, resa possibile dall’impegno di tutti i lavoratori».

    Esultano il sindaco Giuliano Pisapia («ora il teatro è più forte») e il presidente della Provincia Guido Podestà («viene riconosciuta la specificità della Scala»), mentre Ornaghi spiega che il nuovo statuto sarà subito operativo (tra le novità l’aumento dei consiglieri di amministrazione da dieci a undici) e che «il sovrintendente avrà un’autonomia enorme». Vale a dire «è responsabile della gestione della Fondazione» e ha il compito «di condurre le trattative negoziali e di sottoscrivere il contratto di lavoro aziendale», svincolato da quello nazionale.

    I sindacati
    prendono le distanze: «Siamo da sempre per l’autonomia della Scala — dice Giancarlo Albori della Cgil — ma su modelli europei, cioè potendosi finanziare senza pesare sugli altri. Stupisce che il ministro Ornaghi, lunedì a Milano a un nostro convegno, non ne abbia fatto accenno. Quando lo statuto sarà pubblico, lo valuteremo». Per Sandro Malatesta, Fials, «potrebbe essere una cosa positiva se si accompagnasse a un adeguato finanziamento: così resta un provvedimento a metà, quindi inutile. Se il teatro va in mano ai privati per mancanza di soldi pubblici, si faranno sempre scelte più commerciali».

    A giudizio di Silvio Belleni, della Cisl, «positiva è la triennalità, che bloccherebbe per tre anni la percentuale del Fus: ma se il Fus scende, cala anche la percentuale, dunque siamo al punto di prima». Alle perplessità risponde Lissner: «Autonomia e contributi sono due problemi distinti. I soldi oggi non ci sono, domani forse ci saranno. L’autonomia è utile non per l’oggi, ma per fare un progetto di più ampio respiro nei prossimi vent’anni».

    (18 aprile 2012)

    Commento di Anonimo — 18 Aprile 2012 @ 12:01

  2. Cultura
    Governo, concessa l’autonomia al Teatro alla Scala

    Milano, 17 aprile 2012 – “La decisione del Governo di concedere l’autonomia al Teatro alla Scala, insieme all’approvazione del nuovo Statuto della Fondazione, rende ancora più forte uno dei più prestigiosi teatri del mondo che anche in futuro confermerà la sua eccezionale qualità artistica. Il ‘via libera’ all’autonomia dimostra anche l’attenzione delle istituzioni pubbliche, sia locali che nazionali, verso il ‘tempio della lirica’ che rimane un patrimonio straordinario della cultura italiana”.

    Lo afferma il Sindaco di Milano e Presidente della Fondazione Teatro alla Scala Giuliano Pisapia commentando la decisione del Governo di concedere l’autonomia al Teatro alla Scala.
    Comune Milano

    Commento di Anonimo — 18 Aprile 2012 @ 12:03

  3. il golpe lirico:
    Passa d’autorità l’autonomia e lo statuto speciale della Scala.Senza nessun confronto con le parti sociali. Progettato nelle stanze segrete dei c.d.a. e della direzione generale , nessuno sa cosa succederà di noi e cosa c’è scritto. I banchieri del c.d.a. scaligero hanno messo a punto la scalata definitiva?
    Dobbiamo impedire la privatizzazione della Scala.
    Fuori i mercanti dal tempio.

    Commento di Serg.prov. Cub — 18 Aprile 2012 @ 13:13

  4. IL GOVERNO HA RICONOSCIUTO L’AUTONOMIA AL TEATRO LIRICO PIÙ FAMOSO DEL MONDO. LISSNER: «UNA SCELTA CHE MI EMOZIONA» Rivoluzione alla Scala: sarà una repubblica indipendente CHE COSA CAMBIA Più posto per soci privati quindi nuovi finanziamenti e gestione più agile Nicola Palma MILANO LA SCALA repubblica indipendente nel panorama lirico italiano. Due mesi dopo la capitolina Accademia di Santa Cecilia, anche il teatro milanese ha ottenuto dal governo il riconoscimento della forma organizzativa speciale. Leggi autonomia gestionale. «Mi emoziona che giunga durante il mio mandato – il commento a caldo del sovrintendente francese Stéphane Lissner – ed è un segno molto forte che si concretizzi in questo momento della vita del Paese». Lo status appena conquistato consentirà al Piermarini di poter contare su finanziamenti certi su base triennale: almeno da qui sino al 2015, in pratica, la Fondazione di via Filodrammatici non dovrà più temere riduzioni dello stanziamento pubblico, che si manterrà costante e la cui entità non potrà comunque scendere al di sotto di quella stabilita per il 2013. CHE COSA CAMBIA? Secondo il nuovo statuto, il Consiglio d’amministrazione sarà composto da undici membri, eleggibili per non più di due mandati consecutivi (cinque anni di durata); e ancora, sale la quota (da 5,2 a 6 milioni di euro) da versare per chi intende entrare nel gruppo dei soci fondatori. L’autonomia entrerà in vigore tra due mesi, facendo così decadere l’attuale Cda con un anno d’anticipo rispetto alla scadenza naturale. Altra importante novità è la facoltà concessa alla dirigenza del Piermarini di negoziare direttamente a livello aziendale l’accordo con i dipendenti (ipotesi già ribattezzata «contratto Scala»), senza attendere le lungaggini delle trattative nazionali. Vantaggi garantiti al Piermarini dalla legge 100, alias decreto Bondi, che prevede la possibilità di acquisire più libertà di movimento dal Ministero dei Beni Culturali a patto che si rispettino determinati parametri: pareggio di bilancio negli ultimi cinque esercizi (la Scala ne vanta sei di fila), alta produttività, significativa presenza dei privati ed eccellenza artistica. Obiettivi raggiunti, sottolineano in teatro, anche grazie agli ottocento lavorato- ri, che hanno consentito di raddoppiare le alzate di sipario dal 2005, anno in cui Lissner (nellafoto Newpress) è entrato in carica. E GLI ALTRI dodici enti lirici? Per molti di loro l’autonomia resta una chimera, visti i pesanti passivi accumulati negli ultimi anni. I candidati a seguire Santa Cecilia e Scala, con tempi diversi, sono il Regio di Torino e l’Opera di Roma. In realtà, il teatro capitolino l’aveva di fatto strappata qualche mese fa attraverso il decreto Roma Capitale; poi, lo stralcio dell’articolo 5 ne ha fiaccato le velleità. Almeno per adesso. ***

    Commento di il giorno — 18 Aprile 2012 @ 13:21

  5. L’intervista Il ministro Lorenzo Ornaghi presenta il progetto Milano: la cultura è uno strumento di sviluppo «Scala e Brera, identica autonomia» Via libera all’indipendenza del teatro. «Apriamo nuovi spazi al privato» Contingenza «Si percepisce la grande voglia di superare le difficoltà: la situazione è complessa per tutti» di ANNACHIARA SACCHI 1 governo dei tecnici sta privatizzando la cultura? «Calma, il processo appena avviato alla Scala — la riconosciuta autonomia del Teatro — non va in alcun modo confuso con una privatizzazione». E allora di cosa si tratta? «Vogliamo chiamare a raccolta le forze migliori di Milano. Partendo dalla Scala, arrivando alla Grande Brera». Lorenzo Ornaghi, ministro per i Beni culturali, rivela il suo progetto poche ore dopo l’approvazione dell’autonomia per il Teatro alla Scala: «Fare della cultura il modello di un nuovo sviluppo per il Paese». Con una città laboratorio: Milano. Qual è la strada tracciata per il futuro della Scala? «Sarà un avamposto di collaborazione tra Stato e privato». Più in concreto? «Il sovrintendente avrà più spazio di azione e maggiore responsabilità, in accordo con il consiglio di amministrazione». Il Cda resta lo stesso? «No, i componenti diventeranno n. Si dà rappresentanza a enti privati». Il ministero vigilerà su questo Cda? «Nominerà due componenti». Ha già in mente qualche nome per questo ruolo? «Penso a persone, magari non note al vasto pubblico, capaci di assicurare — a fianco della Presidenza — l’impegno gratuito, generoso e costante che la Scala riProspettiva «Ho condiviso l’impegno dei milanesi che volevano raggiungere questo obiettivo» chiede». Che clima ha trovato a Milano durante il convegno di lunedì organizzato dalla Cgil sul futuro dello spettacolo? «Si percepisce la grande voglia di superare le difficoltà, con la consapevolezza che la situazione è difficile per tutti». La nuova Scala sarà più attenta ai conti? «Ogni autonomia è tale in quanto accresce la responsabilità di chi la esercita». Professore, questa della Scala è stata una sua battaglia? «Ho condiviso e sostenuto l’impegno dei milanesi che volevano raggiungere questo obiettivo. In questo senso il Cda in scadenza ha lavorato molto bene». A proposito di Milano, qualcuno le rimprovera di avere un occhio di riguardo perla sua città. «Diciamo che da parte mia c’è stata attenzione a due grandi temi sì milanesi, ma che hanno un riflesso sull’intero sistema culturale italiano: la Scala e la Grande Brera». Chi sono i suoi «alleati» su questa strada? «Su Brera ho avuto il sostegno convinto ed efficace del ministro Corrado Passera oltre che, naturalmente, del presidente Monti. I fondi stanziati dal Cipe sono un segno concreto del fatto che si è avviato un progetto importante. Ora bisogna capire quanto Milano e il suo privato sociale intendano parteciparvi». Cosa si aspetta? «C’è già la promessa della Fondazione Cariplo e nutro la ragionata speranza che di questa avventura faccia parte la Camera di Commercio: la sua storia di impegno per la città parla chiaro». Quali saranno i prossimi passaggi perla Grande Brera? «Bisogna trovare lo strumento più idoneo — pensiamo a una fondazione — per dare a Brera la stessa autonomia di cui gode la Scala. Sarà la fondazione a richiamare i soggetti interessati. Milano diventerebbe così il centro della collaborazione tra Stato e privato sociale. Anche in vista di Expo e di quello che di vitale e durevole rimarrà dopo il 2o15». Due eccellenze, Scala e Brera, avviate sullo stesso cammino? «Assolutamente sì, grazie al fatto che gli attori della vita civile milanese stanno dimostrando la volontà di un grande slancio innovativo». Anche in un momento difficile come questo? «La percezione è che la situazione sia pesante e destinata a durare più del previsto. Ma siamo certi che nulla di domani potrà essere la replica di quello che è stato sino a oggi. Di questo Milano sta acquistando consapevolezza. E ora, fuori da ogni retorica, è il momento di dimostrare davvero questo coraggio ambrosiano». A che scopo? «Fare della cultura l’elemento costitutivo di un diverso, più giusto ed efficace modello di sviluppo per l’Italia e per l’Europa». *** • Lorenzo Ornaghi (nella foto), è il ministro per i Beni e le attività culturali. Prima di coprire questo incarico, è stato rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore • Ieri è stata annunciata la firma del decreto interministeriale che attribuisce alla Fondazione Teatro alla Scala il riconoscimento di forma organizzativa speciale, ovvero l’autonomia • Dopo 35 anni di polemiche, il 23 marzo scorso il Cipe ha sbloccato i fondi (23 milioni di euro) per il progetto della Grande Brera che dovrebbe ampliare gli spazi della Pinacoteca e trasferire l’Accademia di Belle Arti ***

    Commento di IL CORRIERONE — 18 Aprile 2012 @ 13:21

  6. ato con noi intensamente e il ministro Ornaghi ha impresso grande accelerazione alla procedura con un intervento decisivo». Ma cosa comporterà questa autonomia? «L’autonomia ci consentirà di approfondire molti aspetti gestionali e di sviluppare la comunicazione attraverso Internet», sottolinea il sovrintendente, che presenterà lo statuto nei prossimi giorni ai sindacati. Che per ora appaiono perplessi (qualcuno parla di «privatizzazione» anziché di «autonomia»). «Il zolz resta difficile — conclude Lissner —. Ma l’autonomia servirà peri prossimi decenni». Di sicuro potrebbe sbloccare alcune controversie con i lavoratori, come gli integrativi economici annuali e il diritto, per gli orchestrali, di svolgere, oltre all’attività per il Teatro e perla Filarmonica anche altri secondi lavori. Tema sul quale Lissner e Barenboim si erano schierati dalla parte dei musicisti. Ma confrontando il nuovo statuto con il vecchio si possono cogliere alcuni cambiamenti. Intanto fine della Fondazione diventa la sua «peculiarità nella storia della cultura operistica e sinfonica italiana», che deve essere portata avanti su un piano di «internazionalità» ma anche, si legge più avanti, conservando e valorizzando il patrimonio «con particolare riferimento al territorio nel quale opera» (quest’ultimo aspetto era già presente nel vecchio statuto). Una Scala, dunque, che deve portare Milano e l’Italia nel mondo. Dunque un futuro «giocai»: parte dal locale verso l’internazionale. La Scala potrà svolgere «attività commerciali ed accessorie» in misura ancora maggiore: si aprirà a maggior merchandising diretto e potrà continuare a svolgere operazioni «finanziarie, mobiliari e immobiliari» compresa la «partecipazione a società di capital ». Più care le «rette» per diventare soci: serviranno 600 mila euro per fondatori ordinari e 6 milioni per fondatori permanenti, che dovranno poi versare ogni anno almeno 1’89 di quanto versa lo Stato. I primi avranno un voto in assemblea, i secondi dieci. il Consiglio di amministrazione passerà dagli attuali io a u componenti (con il sovrintendente); presidente resterà il sindaco di Milano. Resterà in vigore cinque anni e i suoi membri non sono eleggibili per più di due mandati (ma si ripartirà dal-1’entrata in vigore di questo statuto). A parte sindaco e sovrintendente, due consiglieri saranno indicati dal ministero, uno da Provincia, Regione, Camera di Commercio; gli altri dall’assemblea dei soci fondatori. Nessuno di loro percepirà «compensi, gettoni o altre indennità». II ruolo del sovrintendente sarà incatenato a quello del Cda: se questo cade, anche il sovrintendente cessa nel ruolo. Stessa cosa per i collaboratori del sovrintendente (come direttori artistici, musicali o altri collaboratori) la durata del cui contratto, «a tempo determinato, non potrà essere superiore a quella del mandato del sovrintendente». Ma avrà ancora più poteri di gestione. E, d’ora in poi, sarà chiamato a sviluppare programmi triennali sulla base (si spera) di stanziamenti più stabili. ***

    Commento di IL CORRIERONE — 18 Aprile 2012 @ 13:29

  7. Stéphane Lissner «Era l’unica strada per valorizzare la specificità di questo complesso» di PIERLUIGI PANZA opo quelle per Santa Cecilia e per l’Opera di Roma, ieri il ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, e il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, hanno sottoscritto il decreto interministeriale che attribuisce alla Fondazione Teatro alla Scala il «riconoscimento di forma organizzativa speciale», ovvero l’autonomia. Così, dopo essere stata di proprietà della società dei palchettisti, diventata Ente autonomo nel 1928, quindi Fondazione lirico-sinfonica unitamente ad altre tredici sino a ieri, da oggi la Scala è una Fondazione autonoma. B ministro Ornaghi, che ha portato a termine questo cammino, sottolinea come «nella situazione economica attuale si tratta di introdurre razionalizzazioni». Contento ed emozionato il sovrintendente Stéphane Lissner. «Ho avanzato la richiesta di autonomia quattro anni fa perché è l’unica strada per valorizzare la specificità di questo teatro. All’inizio sembrava un’utopia. Ma dal mio arrivo non ho mai smesso di cercare l’autonomia con bilanci in pareggio. B nuovo statuto sarà importante per rinnovamento. L’autonomia fu richiesta sin dai tempi di Arturo Toscanini, sostenuta da Ghiringhelli e da tutti i sovrintendenti che mi hanno preceduto: è una storia che appartiene a tutto il teatro. II Mibac ha lavorato con noi intensamente e il ministro Ornaghi ha impresso grande accelerazione alla procedura con un intervento decisivo». Ma cosa comporterà questa autonomia? «L’autonomia ci consentirà di approfondire molti aspetti gestionali e di sviluppare la comunicazione attraverso Internet», sottolinea il sovrintendente, che presenterà lo statuto nei prossimi giorni ai sindacati. Che per ora appaiono perplessi (qualcuno parla di «privatizzazione» anziché di «autonomia»). «Il zolz resta difficile — conclude Lissner —. Ma l’autonomia servirà peri prossimi decenni». Di sicuro potrebbe sbloccare alcune controversie con i lavoratori, come gli integrativi economici annuali e il diritto, per gli orchestrali, di svolgere, oltre all’attività per il Teatro e perla Filarmonica anche altri secondi lavori. Tema sul quale Lissner e Barenboim si erano schierati dalla parte dei musicisti. Ma confrontando il nuovo statuto con il vecchio si possono cogliere alcuni cambiamenti. Intanto fine della Fondazione diventa la sua «peculiarità nella storia della cultura operistica e sinfonica italiana», che deve essere portata avanti su un piano di «internazionalità» ma anche, si legge più avanti, conservando e valorizzando il patrimonio «con particolare riferimento al territorio nel quale opera» (quest’ultimo aspetto era già presente nel vecchio statuto). Una Scala, dunque, che deve portare Milano e l’Italia nel mondo. Dunque un futuro «giocai»: parte dal locale verso l’internazionale. La Scala potrà svolgere «attività commerciali ed accessorie» in misura ancora maggiore: si aprirà a maggior merchandising diretto e potrà continuare a svolgere operazioni «finanziarie, mobiliari e immobiliari» compresa la «partecipazione a società di capital ». Più care le «rette» per diventare soci: serviranno 600 mila euro per fondatori ordinari e 6 milioni per fondatori permanenti, che dovranno poi versare ogni anno almeno 1’89 di quanto versa lo Stato. I primi avranno un voto in assemblea, i secondi dieci. il Consiglio di amministrazione passerà dagli attuali io a u componenti (con il sovrintendente); presidente resterà il sindaco di Milano. Resterà in vigore cinque anni e i suoi membri non sono eleggibili per più di due mandati (ma si ripartirà dal-1’entrata in vigore di questo statuto). A parte sindaco e sovrintendente, due consiglieri saranno indicati dal ministero, uno da Provincia, Regione, Camera di Commercio; gli altri dall’assemblea dei soci fondatori. Nessuno di loro percepirà «compensi, gettoni o altre indennità». II ruolo del sovrintendente sarà incatenato a quello del Cda: se questo cade, anche il sovrintendente cessa nel ruolo. Stessa cosa per i collaboratori del sovrintendente (come direttori artistici, musicali o altri collaboratori) la durata del cui contratto, «a tempo determinato, non potrà essere superiore a quella del mandato del sovrintendente». Ma avrà ancora più poteri di gestione. E, d’ora in poi, sarà chiamato a sviluppare programmi triennali sulla base (si spera) di stanziamenti più stabili. ***

    Commento di IL CORRIERONE — 18 Aprile 2012 @ 13:31

  8. ‎……….risponde Lissner: «Autonomia e contributi sono due problemi distinti. I soldi oggi non ci sono, domani forse ci saranno. L’autonomia è utile non per l’oggi, ma per fare un progetto di più ampio respiro nei prossimi vent’anni».
    ·
    Gaudenzi Bruno mi sembra una grande presa per i fondelli !!!!! tutto basato sul nulla e non su fatti oggettivi e reali …… :-((

    Commento di bruno gaudenzi — 18 Aprile 2012 @ 14:35

  9. L CASO
    L’appello di Lissner per la Scala
    “Fondi pubblici al minimo storico”
    I fondi pubblici scesi al 37,5 per cento del budget. Il cda verso il pareggio fra rappresentanti
    degli enti e degli sponsor. Il sovrintendente: le nostre tasse superano il contributo dello Stato
    di PAOLA ZONCA

    L’appello di Lissner per la Scala “Fondi pubblici al minimo storico”
    Fondi pubblici in costante riduzione? Il rischio, secondo il sovrintendente Stéphane Lissner, è che la Scala si trasformi in un teatro privato. «Ancora un passo e ci avviciniamo pericolosamente alla privatizzazione», ha detto a un convegno organizzato dalla Cgil sulla situazione della cultura e dello spettacolo a Milano, ribadendo quello che è uno dei suoi punti fermi da quando è arrivato a Milano nel maggio del 2005: la Scala è un teatro pubblico e, come tale, deve poter contare sulla maggioranza di fondi pubblici.

    Una condizione che ormai da qualche anno non si verifica più. Dati alla mano, Lissner ha ricordato che nel 1998 il 61 per cento del bilancio scaligero arrivava dalle istituzioni pubbliche, ma la percentuale è scesa nel 2011 al 47 per cento e quest’anno si è assestata sul 37,5. Il resto viene dai soci privati (circa 30 per cento) e dai ricavi propri (abbonamenti, vendita dei biglietti per il 35 per cento ), più altre entrate. Dunque, in un certo senso, la privatizzazione è già avvenuta. E non è un caso che, con la modifica dello statuto, si aggiungerà un nuovo consigliere di amministrazione che sarà espressione dei privati (quattro saranno nominati dalle istituzioni pubbliche, quattro dai privati).

    Il sovrintendente aveva già lanciato l’allarme a febbraio, oggi sottolinea che «il contributo dello Stato, della Provincia, del Comune e della Regione rappresenta il 37,5 per cento. Questa è la realtà
    di oggi. In Europa la struttura meno sovvenzionata ha il 50% dei contributi pubblici. Anzi, la Scala paga più tasse (36 milioni) del contributo che riceve (30 milioni)». Un’accusa non tanto all’attuale governo, ma a una situazione che viene da lontano: «Il problema dell’Italia è che, oltre alla crisi, è il Paese che dà meno soldi alla cultura in Europa».

    Minimizza invece il ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, che promette il massimo impegno per trovare i fondi per finanziare le fondazioni liriche: «Non mi pare che si tema una privatizzazione». Sull’autonomia che il teatro milanese dovrebbe ottenere a breve, il ministro ha detto: «Credo che la Scala possa essere all’avvio non solo di un processo di autonomia, ma anche di maggiore responsabilità e creatività».

    (17 aprile 2012)

    Commento di Anonimo — 19 Aprile 2012 @ 00:17

  10. Lirica: Ornaghi, La Scala avamposto di collaborazione Stato-privati
    Spettacolo

    Roma, 18 apr. – (Adnkronos) – “Il processo appena avviato alla Scala non va in alcun modo confuso con una privatizzazione”. Lo afferma il ministro per i Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, spiegando i termini del decreto di riconoscimento di forma organizzativa speciale e la contestuale approvazione del nuovo statuto della Fondazione Lirico-Sinfonica. La Scala, per Ornaghi, “sara’ un avamposto di collaborazione tra Stato e privato”, nell’ambito di un disegno ‘milanese’ piu’ ampio: “Vogliamo chiamare a raccolta le forze migliori di Milano. Partendo dalla Scala, arrivando alla Grande Brera”.

    In concreto, alla Scala “il sovrintendente avra’ piu’ spazio di azione e maggiore responsabilita’, in accordo con il consiglio di amministrazione”, e nel cda “i componenti diventeranno 11, Si da’ rappresentanza a enti privati”, spiega Ornaghi. Nel Cda il Mibac “nominera’ due componenti” e, sottolinea il ministro, “penso a persone, magari non note al vasto pubblico, capaci di assicurare, a fianco della Presidenza, l’impegno gratuito, generoso e costante che la Scala richiede”. Quanto ai conti, “ogni autonomia e’ tale in quanto accresce la responsabilita’ di chi la esercita”.

    Sulla via della Scala, per Ornaghi, deve incamminarsi anche la Grande Brera: “Bisogna trovare lo strumento piu’ idoneo, pensiamo a una fondazione, per dare a Brera la stessa autonomia di cui gode la Scala”, per “richiamare i soggetti interessati. Milano diventerebbe cosi’ il centro della collaborazione tra Stato e privato sociale. Anche in vista di Expo e di quello che di vitale e durevole rimarra’ dopo il 2015”.

    Commento di Anonimo — 19 Aprile 2012 @ 00:23

  11. Dal corriere del 28 febbraio quando tutto il piano andava da altre parti.
    Riunione del cda
    La Scala in «rosso» e autonomia del teatro

    I conti in rosso (quei 7-8 milioni di euro che mancano all’ appello per pareggiare il bilancio del 2012) e l’ autonomia del teatro, il futuro del Piermarini e gli ottimi risultati della biglietteria. Tanti temi discussi ieri durante la riunione del cda della Scala. Il più urgente: mettere a punto il nuovo statuto. Ma anche sul deficit si cercano soluzioni (quasi) immediate. Correzioni tecniche ai fini dell’ autonomia: lo scorso 2 gennaio il consiglio di amministrazione del teatro aveva inviato una prima versione al ministero per i Beni culturali (con tanto di dossier) per ottenere la forma organizzativa speciale. Da Roma, però, il testo era stato rimandato indietro con una serie di osservazioni tecniche. Meglio rifare e correggere: la nuova bozza, discussa ieri, sarà ultimata durante la prossima seduta di consiglio, in programma giovedì. L’ assemblea che dovrà ratificare quest’ ultima versione è fissata per il 12 marzo. A quel punto, il testo sarà inviato al governo, che avrà sessanta giorni per ratificare il provvedimento definitivo. Bisognerà aspettare metà marzo, invece, per avere un quadro preciso del piano strategico triennale la cui stesura è stata affidata alla società McKinsey con l’ obiettivo di salvare i conti della Scala. A questo proposito, ieri il consiglio di amministrazione è tornato a discutere del milionario deficit di bilancio. Sul tema il sovrintendente, Stéphane Lissner, si sarebbe incaricato di presentare alcune soluzioni

    Commento di Anonimo — 19 Aprile 2012 @ 13:15

  12. Intanto, il cda in scadenza ha finalmente visto il rapporto McKinsey sui conti del teatro. Le osservazioni degli americani: aumentare l’efficienza, costi fissi troppo alti. E i suggerimenti: razionalizzare e rivedere il contratto dei dipendenti. Mica poco, anche se la palla ormai passa di mano al prossimo cda. E proprio sul nuovo board restano dei dubbi, non solo su chi sarà il nuovo socio privato, ma anche sulla presenza della Provincia di Milano (il cui contributo non compare nel budget 2012). Replica Palazzo Isimbardi: «Stiamo compiendo un’analisi seria sulla possibilità di mantenere la nostra presenza in base ai vincoli dettati dal patto di stabilità». Mistero anche sui nomi dei due consiglieri del ministero. Di certo c’è che oggi Lorenzo Ornaghi sarà a Milano per un tour culturale: alle 10.30 visita all’Orchestra Verdi, alle 11.30 alla Pinacoteca di Brera, quindi alla Scala.

    Commento di Anonimo — 24 Aprile 2012 @ 15:54

  13. 26/04/12 SOLE 24 ORE LICENZIAMENTO DISCIPLINARE ANCHE PER GLI STATALI – PA, LICENZIAMENTI DISCIPLINARI PIÙ SEMPLICI

    L’ARTICOLO 18 E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Licenziamento disciplinare anche per gli statali di Davide Colombo La proposta di legge che sta metten-doapuntoilministrodellaPaedel-Ia Semplif ìcazione per tradurre i «principigenerali» della riforma Fornero in norme per il pubblico impiego prevede anche una delega per ri-regolare i licenziamenti disciplinari, introducendo ipotesi tipiche per il giustificato motivo soggettivo di licenziamento. Ma con una sentenza di bocciatura scatterebbe il reintegro. Per i licenziamenti economici restano le regole perla moKI FORNI L L MERCATI La riforma del lavoro bilità nella Pa Nel testo, che verrebbe presentatonei prossimi giorni ai sindacati, previsto anche un rafforzamento dell’autonomia dei dirigenti e la chiusura della stagione dei co.co.co. Servizio • pagina 13 Commento • pagina 16 Provvedimento entro metà maggio In via di definizione l’estensione del Ddl Fomero al pubblico impiego che il ministro Patroni Grifi sottoporrà ai sindacati Pa, licenziamenti disciplinari più semplici In arrivo la delega sull’articolo 18 per gli statali: tipizzazione dei casi che fanno scattare la sanzione ADDIO AI CO.CO.CO Più autonomia per i dirigenti, taglio delle consulenze, riordino del reclutamento e cambio di politica sui contratti a termine Davide Colombo ROMA Un disegno di legge con una delega per la regolazione dei licenziamenti disciplinari nelle pubbliche amministrazioni, per i quali dovrà essere razionalizzata la struttura attuale delle sanzioni e introdotta una tipizzazione delle ipotesi che possono giustificare il licenziamento per motivi soggettivi. Parte da qui la proposta operativa che il ministro della Pa e della Semplificazione, Filippo Patroni Griffi, sta mettendo a punto per la traduzione in norme dei «principi e criteri generali» contenuti nella riforma Fornero. La ri-regolazione del pubblico impiego si muoverà su un indice articolato e complesso, che i tecnici di palazzo Vidoni stanno ancora limando in vista del prossimo incontro con i sindacati (la data è da confermare ma dovrebbe essere il 4 maggio) sapendo che tutto dovrà essere pronto entro la metà di maggio. Oltre all’armonizzazione delle norme sul mercato del lavo-ro,vale a dire i contratti flessibili in entrata e le regole sui licenziamenti, si punta a un nuovo insieme di misure per rafforzare la responsabilità e l’autonomia dei dirigenti; un taglio delle consulenze esterne; una nuova impostazione delle politiche di reclutamento che passa anche per il rilancio del vecchio progetto di riordino delle scuole superiori della Pa; una rivisitazione del ciclo della performance, che prevede una condivisione con i sindacati nella gestione delle scelte organizzative delle amministrazioni. Licenziamenti disciplinari Se peri licenziamenti discriminatori (o nulli) non serviranno norme di equiparazione tra pubblico e privato e se per i licenziamenti per giustificati motivi oggettivi (quelli economici) la cornice regolatoria già esiste ed è l’articolo 33 del Dlgs 165/2001 con la prevista mobilità del personale in disponibilità (dichiarato in eccedenza a conclusione della relativa procedura), un intervento ad hoc servirà per i disciplinari. Tenendo conto dei vincoli costituzionali, della diversa natura della funzione pub-blica che prevede maggiori doveri e pretende diverse garanzie ai dipendenti di un’amministrazione pubblica rispetto a quelli di un’azienda privata, con la delega si punta a introdurre una serie di ipotesi di giustificato motivo soggettivo e a ricalibrare il sistema delle sanzioni conservative o espulsive che, tra l’altro, sono differenziate a seconda che si tratti di funzionari o di dirigenti. Una delega, insomma, per rendere più certe le situazioni che fanno scattare il licenziamento in casi disciplinari. Con la prospettiva, in caso di sentenza che boccia il licenziamento, del reintegro del dipendente piuttosto che del suo indennizzo; ipotesi peraltro già bollata da incostituzionalità dal Giudice delle leggi. Diligenza con più autonomia Nel quadro della privatizzazione del contratto dei dirigenti con il Ddl Patroni Griffi si punterebbe a rafforzare l’autonomia dei dirigenti dall’indirizzo politico e la responsabilità nella gestione dell’organizzazione e delle risorse dell’amministrazione. Probabilmente verrà proposto un meccanismo di conferma automatica a fine incarico (fatti salvi casi oggettivi di inadempienza) per mettere a riparo i direttori generali da logiche non regolate di spoil system. Misure che verrebbero affiancate da un forte giro di vite sugli incarichi esterni, da limitare esclusivamente a casi di assoluta eccellenza e per posizioni particolari. Sempre sulla dirigenza, il ministro vuole proporre una riforma dell’attuale sistema di reclutamento che passa anche per un riordino delle cinque scuole di alta formazione: ai nuovi dirigenti dello Stato dovrebbe essere assicurata una formazione comune, come nelle esperienze di Francia e Regno Unito, in maniera da poter garantire reali possibilità di trasferimento da un’amministrazione a un’altra superando canali impropri come il reclutamento esterno o il «comando» di dirigenti fuori dai ruoli. Contratti a termine L’idea è di abbandonare il con *** tratto coordinato e continuativo con un’equiparazione stretta con il settore privato. I contratti a termine, che comunque non potranno essere trasformati in contratti a tempo indeterminato perché resta il vincolo dell’accesso per concorso nella Pa, verranno molto ricalibrati: per quelli molto brevi verrà recepita la riforma Fornero mentre per quelli fmo a 36 mesi si penseranno formule tipo il corso-concorso, mirate per qualificare il più possibile questi rapporti temporanei d’impiego. Ciclo della performance Per superare alcune difficoltà applicative del sistema di valutazione introdotto dalla riforma Brunetta si punta poi a un superamento delle analisi delle performance basate sulla logica dell’adempimento. L’idea è quella di favorire un maggior coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nella definizione dei criteri di valutazione e delle scelte organizzative delle amministrazioni che, dopo l’ultima riforma, dovrebbero essere invece semplicemente comunicate ai sindacati. ***

    Commento di Anonimo — 26 Aprile 2012 @ 13:21

  14. Hi Deej,WOW….what fabulous phgortoaphy, and that first shot just pulled me in. Tres chic !!Sorry that I’ve been AWOL….have been living it up in London !! Much love. XXXX

    Commento di Septian — 11 Luglio 2013 @ 10:16

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