Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

8 Ottobre 2012

“NON SI SCHERZA CON IL FUOCO” 8 ottobre ore 11 conferenza stampa

Filed under: General — Lavoratoriscala @ 10:11

http://www.pessrl.191.it/wpimages/wp03be3194_05_06.jpg Oggi alle ore 11 in  piazza della Scala davanti al teatro “conferenza stampa” della SEGRETERIA NAZIONALE CUB INFORMAZIONE sulla vicenda della riduzione di organico del servizio Antincendio.

           NON SCHERZIAMO CON IL FUOCO

In 26 settembre 2012, la Direzione del “Teatro alla Scala” ha comunicato a quattro Pompieri del Servizio Antincendio che il servizio sarà soppresso e sostituito dal “Servizio Vigilanza ed Emergenza”. A Milano un proverbio cita: “se non è zuppa è pan bagnato”. I quattro pompieri definiti “esuberi” non vengono licenziati, ma devono accettare, entro 15 giorni, di essere estromessi volontariamente dal Servizio Antincendio firmando una “conciliazione tombale”, ex articolo 411 del Codice di Procedura Civile, accompagnati da un sindacalista” e accettare un nuovo lavoro (tipo fattorino, facchinaggio, ecc…).

In questa geniale regia, si vede la mano esperta dello Studio Legale Ichino-Brugnatelli e Associati.

I lavoratori dovrebbero accettare il declassamento dal livello 3B al 4 del CCNL delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche, la riduzione della paga mensile e una pesante dequalificazione oltre che il trasferimento a nuova destinazione (vedi deposito di via Capo Rizzuto, ecc…) non potendo più fare alcun ricorso.

Questa decisione del Consiglio di Amministrazione della Fondazione “Teatro alla Scala” (presidente Avv.. Giuliano Pisapia) è probabilmente il primo atto dell’applicazione del “rapporto McKinsey”: tagliare i costi.

Fa inoltre rabbrividire che la mannaia cada sulla “sicurezza” dei lavoratori scaligeri e del pubblico che affolla gli spettacoli in cartellone (circa 400 mila persone l’anno).

La CUB della Scala e la CUB-Informazione Nazionale hanno richiesto tempestivamente un incontro a Pisapia e alla Direzione della Scala per illustrare il punto di vista dei lavoratori del servizio Antincendio, ma finora hanno fatto “muro di gomma”, alla faccia del “nuovo che avanza”. Questi “signori” devono sapere che non passeranno e troveranno una dura opposizione alle loro ingiuste, insensate e pericolose decisioni.

Il Servizio Antincendio annovera attualmente 16 addetti che ruotano su 2 turni giornalieri di 12 ore (sic), 7 giorni settimanali su 7 e 365 giorni all’anno. La nostra richiesta è che gli organici siano aumentati a 20 addetti per consentire maggiore sicurezza, turni più umani, riposi e ferie usufruibili come previsto dal Contratto, altro che riduzione!

La CUB investirà di tale questione tutti i Gruppi Consiliari presenti a Palazzo Marino perché il problema venga posto alla discussione del Consiglio Comunale di Milano. Il Comune di Milano è coinvolto nel problema, oltre che per motivi di giustizia nei confronti dei lavoratori, anche per motivi di sicurezza, visto che il “Teatro alla Scala” è di proprietà del Comune che ne è quindi responsabile.

La CUB svilupperà la sua azione sindacale, legale ed istituzionale affinché Il livello di tutela antincendio sia di Massima Allerta e tale da garantire il “rischio incendio zero”, per i lavoratori e per il pubblico scaligero.

Vogliamo impedire la privatizzazione del Teatro alla Scala.

Il pubblico della Scala arriva da tutto il mondo ed il Teatro è un bene pubblico da tutelare, oltre che essere un “biglietto da visita” della Città di Milano.           

Petizione . scarica il modulo    PETIZIONE

20 Comments »

  1. mercoledì scade il termine del ricatto ai 4 vigilidel fuoco . Non firmate ragazzi .Impediremo il vostro licenziamento e trasferimento ad altre mansioni..Sosteniamo con una accolta firme la salvaguardia del teatro alla Scala . Parte la petizione popolare contro lo smantellamento del servizio antincendio.

    Commento di cub scala — 8 Ottobre 2012 @ 18:37

  2. Lisner se può andare anche domani . basta che lascia il milione . Che a lui della Scala che si è indebitata per lui e per gli undici dirigenti a 250 mila euro l’anno non gliene frega niente.L’importante è risparmiare 100 mila tagliando il servizio antincendio sulla pelle di 4 lavoratori. VERGOGNA. Vat-tin

    Commento di le iene — 8 Ottobre 2012 @ 18:48

  3. si legge dai giornali francesi che lissner soffia il posto a joel, l’attuale sovrintendente che per protesta conto i tagli all’opera bastille ha deciso di dimettersi. della serie:E’ pure un krumiro il nostro stephane . Auguri camarade dell’operà .
    solidarietà a joel. I camarade della scala

    Commento di camarade , companeros , compagno — 8 Ottobre 2012 @ 20:23

  4. i candidati alla sostituzione di lissner : nastasi e la colombo. di male in peggio .Il primo ha già messo un piede dentro col suo amichetto Amoruso ,spietato direttore del personale allaScala da un annetto circa. Salvo Nastasi è il famoso ideatore e legiferatore del decreto Bondi di cui è stato tra l’altro il massimo segretario , ovvero l’eminenza grigia al ministero della cultura . Il puparo. Colui che con il suo enorme contributo ha prodotto il capolavoro denominato legge 100 che ha ingessato definitivamente la lirica italiana.
    La Colombo oltre che moglie di Micheli ,noto ex consigliere del cda scaligero e presidente di mito ulteriore candidato outsider dei salotti radicalchic dei navigli ,è famosa per i disastri noti in tutto il mondo al Maggio musicale di Firenze . SOS mondo.
    Lavoratori Scaligeri Non ci rimane che rivolgerci all’ONU

    Commento di memoria storica — 9 Ottobre 2012 @ 11:10

  5. 09/10/12 STAMPA
    MICHELI, COLOMBO E NASTASI TRA I FAVORITI

    II totonomine licheli, Colombo e Nastasi tra i favoriti ELLE SANFOLINI MILANO Fadesso la grande paura dei salotti buoni milanesi è che al posto del francese arrivi il romano, anzi «il re della foresta», ma di una foresta tutta tiberina e ministeriale, uomo di mondo uso alle complesse alchimie capitoline, gran decrittatore di leggi e di regolamenti, ma insomma, siamo sicuri, alla Scala? Là dove regnarono Ghiringhelli e poi Grassi, dove cantò la Cal-las, dove ai tempi belli «del Claudio», cioè di Abbado, si tentò il miracolo di saldare in un eccellente progetto culturale la borghesia riformista della città ai ceti emergenti? E dove dal 2005, dopo l’era Muti e i suoi esiti litigiosi, un brillante impresario venuto da Parigi ha riportato il respiro dei teatri europei? Però di sicuro è quello di Salvo Na-stasi il nome che, al momento, circola con più insistenza a Milano per la sovrintendenza: neanche quarantenne, pingue, scafatissimo, soprannominato in coppia con l’altro potente commis Gaetano Blandini «i lottatori di sumo», Nastasi, direttore generale del settore spettacolo «dal vivo» del ministero dei Beni Culturali, nonché genero di Giovanni Minoli, è una scoperta di Gianni Letta. Poi ha scollinato sapientemente da Urbani a Buttiglione, a Rutelli, a Bondi, a Galan e a Ornaghi, si è occupato della gestione commissariale di parecchi enti lirici, dal San Carlo di Napoli all’Arena di Verona. Si appresterebbe dunque a occupare la poltroncina neoclassica che fu, che è, di Lissner sotto l’occhio di una città puntigliosa che, dai loggionisti, agli abbonati, agli orchestrali, pretende una competenza musicale di ferro. Il sindaco Giuliano Pisa-pia, presidente del Consiglio d’Amministrazione della Scala, assicura che si deciderà entro il 2013. Lissner ha delineato le stagioni fmo all’Expo compresa, cioè fino al 31 ottobre 2015, e adesso si capisce anche perché ne abbia parlato con tanta precisione e tanto anticipo, sottolineando l’intento di dare alla Scala un repertorio di allestimenti sempre pronti all’uso. Ma dopo? Chiunque arrivi, ci si prepara a un periodo di affiancamento: di sei mesi, secondo lo statuto scaligero, e di prevedibile complessità. Fino a pochi mesi il candidato sicuro pareva essere Francesco Micheli, finanziere e mecenate, vicepresidente di MiTo: la gestione Lissner non gli è mai andata giù e uno dei suoi successi contro il sovrintendente fu, da membro del CdA, il veto alla nomina a direttore musicale di Gustavo Dudamel, da lui considerato troppo giovane e immaturo. Ma oggi Micheli è stato estromesso dal Consiglio, è in fredda col sindaco e pare essersi disimpegnato dalla Scala. Da pochi giorni accasato altrove e cioè al Regio di Parma Carlo Fontana, sovrintendente dal 1990 al 2005 e protagonista di sanguinosi conflitti con Riccardo Muti, altri ipotizzano l’arrivo di una storica collaboratrice di Micheli, l’ingegner Francesca Colombo, anche lei der 40, sovrintendente del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e molto apprezzata dal sindaco Matteo Renzi. Ci sarebbero ottimi professionisti come Walter Vergnano del Regio di Torino, Antonio Cognata del Massimo di Palermo e Cristiano Chiariot della Fenice di Venezia, più wishful thinking, pii desideri dei melomani, che candidature realistiche. Gli ingranaggi della politica han cominciato a macinare e intanto si rischia di perdere di vista un altro nodo. Lissner accorpava due cariche, sovrintendente e direttore artistico: cioè pensava ai conti e ai registi, alle vertenze sindacali e alla linea culturale del teatro, ai cartelloni e ai tenori. Soltanto un anno fa è arrivata la nomina a direttore musicale di Daniel Barenboim, sotto contratto fino a tutto il 2016, e sarà interessante capire se resterà, e quali saranno i suoi rapporti col nuovo sovrintendente. Ma adesso che tanto ci si affanna sul papa italiano, bisognerebbe che lo si cercasse internazionalmente presentabile. E multitasking. A sinistra Francesco Micheli, vicepresidente di MiTo. Sopra Salvo Nastasi direttore generale del settore spettacolo «dal vivo» del ministero del Beni Culturali e Francesca Colombo, sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino ***

    Commento di Anonimo — 9 Ottobre 2012 @ 11:53

  6. Addio Lissner, è già toto-nomina Nastasi in pole, occhio a Escobar Lascerà anche il direttore musicale Barenboim: al suo posto Gatti di NICOLA PALMA ca 300 mila euro) e Milano-Torino (200 mila euro — MILANO – SCALA, impazza il toto-nomina. È bastata la designazione di Stéphane Lissner a patron dell’Opéra di Parigi (dal settembre 2015) per far partire la corsa alla sua poltrona. Anzi, alle sue poltrone, visto che il manager francese ricopre sia la carica di sovrintendente che quella di direttore artistico. Ed è proprio questo uno dei fattori che influenzerà la decisione del Cda di via Filodrammatici, attesa, come anticipato dal presidente Giuliano Pisapia, entro la fine del 2013: la scelta cadrà su una figura capace di interpretare la doppia funzione o si preferirà una gestione «duale»? Nella seconda ipotesi, il nome «caldo» è quello di Salvatore Nastasi, plenipotenziario del Mibac come direttore generale del settore «Spettacoli dal vivo»: in pratica, è lui che gestisce il Fondo unico per lo spettacolo (Fus). Funzionario navigato, capace di resistere in sella a tre cambi di ministri (Bondi, Galan, Ornaghi), nell’ambiente lo chiamano il «Rasputin della cultura». Ben piazzato sia a destra (Gianni Letta gli ha fatto da testimone di nozze) che a sinistra (in ottimi rapporti con Francesco Rutelli), ha risanato più di un ente lirico in tempesta, dal Petruzzelli di Bari all’Arena di Verona, senza dimenticare il San Carlo di Napoli. In realtà, la carriera da commissario salva-conti potrebbe essere un limite: Nastasi è sempre arrivato nei teatri per salvarli dal crac — con licenza di tagliare spese e personale — non per gestirli nel lungo periodo. Alla Scala troverebbe uno sponsor d’eccezione (il vicepresidente Bruno Ermolli) e un amico di vecchia data, il capo del personale Marco Amoruso. «Occhio, però: i candidati dati per favoriti all’inizio non arrivano quasi mai al rush finale», suggeriscono i ben informati. Il discorso vale anche per Francesca Colombo, numero uno del Maggio Fiorentino: il suo grande elettore è il presidente di MiTo, Francesco Micheli, ma la recente uscita del finanziere dal Cda (silurato da Ornaghi) la relega in seconda fila. Inoltre, Colombo non sarebbe una soluzione economica perle casse del Piermarini, visto che tra Firenze (cirFAVORITO Salvatore Nastasi dirige il settore del Ministero dei Beni culturali per lo spettacolo dal vivo da coordinatore artistico «per tre settimane di programmazione», sottolinea qualcuno) mette insieme più di Lissner (450 mila euro) in un anno. A sorpresa, potrebbe spuntare Sergio Escobar, attuale direttore del Piccolo Teatro: a suo favore giocano l’esperienza al Piermarini (assistente dell’ex sovrintendente Carlo Maria Badini), la tradizione (un passato al Comunale di Bologna come lo stesso Badini e Carlo Fontana) e i successi gestionali in largo Greppi (da anni in pareggio di bilancio); da non trascurare anche il fatto che il suo contratto al Piccolo scade tra undici mesi, giusto in tempo per rispondere «presente» all’eventuale chiamata. Nel caso si optasse per la continuità, cioè per la figura del sovrintendente-direttore artistico, si dovrebbe giocoforza guardare oltre confine: oltre ai profili gettonati di Gerard Mortier e Alexander Pereira (che, però, prende percentuali sulle sponsorizzazioni e veleggia su cifre decisamente più elevate rispetto a quelle contestate a Lissner), possibili alternative sono Serge Dorny dell’Opéra di Lione e Peter De Caluwe, al vertice della Monnaie di Bruxelles. E il direttore musicale Daniel Barenboim? Via Lissner, anche lui saluterà Milano. Largo a Daniele Gatti, in netto vantaggio su Riccardo Chailly. nicolapalma@ilgiorno.ne

    Commento di Anonimo — 12 Ottobre 2012 @ 01:28

  7. 10/10/12 MANIFESTO DOPO L’ADDIO DI LISSNER ECCO IL BUCO IN BILANCIO
    SCALA • Tra i successori si fa il nome di Daniel Barenboim Dopo l’addio di Lissner ecco il buco in bilancio Timori in vista dell’Expo: nel 2015 in cartellone sono previste 17 opere Fabio Vlttorinl MILANO Ieri un comunicato del ministro della Cultura francese, Aurélie Filippetti, ha ufficializzato quello che tutti ufficiosamente sapevano: da fine 2015, il sovrintendente Stéphane Lissner traslocherà da Milano a Parigi, continuando a gestire la Scala (dove il suo contratto scadrà nel 2017) e intanto affiancando il direttore generale del-I’Opéra, Nicolas Joel, in attesa di succedergli. Senza alcun imbarazzo per il futuro doppio incarico, Lissner ha poi rampognato: «Per il bene della Scala spero che decidano presto il mio successore. Con un anticipo di due o tre anni, come del resto succede in tutto il mondo ma purtroppo non in Italia. Però la Scala merita di essere trattata da quel grande teatro internazionale che è». 11 successore di Joel all’Opera, che resterà in carica dal 2016 al 2021, viene scelto secondo la prassi (con decreto del presidente della Repubblica di concerto con il primo ministro e su proposta del ministro della Cultura) anni prima per le necessità della programmazione. Alla Scala desta preoccupazione la possibilità di un sovrintendente che per due anni faccia avanti e indietro da Parigi. «La Scala – aveva commentato Giancarlo Albori della Cgil – ha bisogno di un sovrintendente a tempo pieno per affrontare la fase difficilissima che ha davanti», in particolare proprio il 2015, quando, durante i sei mesi dell’expo, il teatro milanese resterà sempre aperto con ben 17 titoli in cartellone. Incalza Lissner. «Tutti devono capire che bisogna fare alla Scala quello che si fa dappertutto: mettere accanto al sovrintendente uscente chi lo sostituirà e farlo prima possibile. In modo che il nuovo possa ambientarsi, conoscere la macchina, parlare con le persone e soprattutto iniziare a programmare le sue stagioni. Spero che il sindaco Pisapia sia consapevole che c’è un problema e che va risolto al più presto». Sul suo possibile successore il sovrintendente non si sbilancia (anche se indiscrezioni vedono in lizza come sovrintendente il direttore generale dello Spettacolo al ministero, Salvo Nastasi, e Daniel Barenboim come direttore artistico), concludendo che quando il sindaco glielo chiederà, scioglierà le sue riserve, lui che è stato direttore dello Chàtelet, il teatro d’opera della città di Parigi, quando era sindaco il destrorso Chirac, lui che con Chirac presidente della repubblica è diventato direttore del Festival di Aix-en-Provence, lui che è stato nominato alla Scala dalla destra berlusconiana e confermato dalla sinistra di Pisapia e ora va all’Opéra chiamato dalla gauche. Insomma un uomo per tutte le stagioni… E intanto, per chiudere in pareggio il bilancio 2012 delle Scala mancano all’appello circa 4,2 milioni di euro, come già preannunciato alla commissione cultura del comune di Milano lo scorso 13 luglio da Pisa-pia, che ha poi precisato che il risanamento dei conti sarebbe stato legato in parte a un contributo aggiuntivo dello Stato di 1,9 milioni. È di circa 4 milioni anche il costo dell’integrativo che il teatro paga ai lavoratori (ma solo in caso di pareggio). Dunque se non si troverà una soluzione prima di chiudere il bilancio, saranno soprattutto loro a pagare il rosso, come sempre. *

    Commento di Anonimo — 12 Ottobre 2012 @ 01:36

  8. L’eredità: una voragine nei conti Lissner vola a Parigi, a spese della Scala Nel 2015 l’addio del sovrintendente. In arrivo un vice, che gli permetterà di lavorare a mezzo servizio per un milione all’anno ::: RENATO BESANA Come sanno fin troppo bene gli esulcerati cuori milanisti, se vuoi un Ibrahimovic lo devi pagare: i fuoriclasse costano. Lo stesso vale per La Scala: un soprintendente e direttore artistico qual è Stéphane Lissner non s’accontenta degli spiccioli. Adesso, però, si rischia di dover sborsare un sacco di soldi per non averlo, o averlo a mezzo servizio: è stato infatti nominato all’Opera di Parigi, dove prenderà il posto di Nicolas Ioel dal settembre 2015. Il contratto iniziale di Lissner scadeva nel novembre di quest’anno. Grazie al gioco di sponda tra il vicepresidente scaligero Bruno Ermolli e il sindaco Giuliano Pisapia, nello scorso mese di giugno era stato anticipato il rinnovo, che prevedeva emolumenti di tutto rispetto, non lontani dal milione di euro. In tempi di montiana sobrietà, cioè di bolletta, la cifra destò scandalo, tanto che Lissner accettò di autoridtusi il compenso del dieci per cento, che andava però a incidere soltanto sulla parte fissa della retribuzione, pari a 449 mila euro; il resto, tra premi e benefit, comprese casa e macchinone, non ha subito diminuzione alcuna. Nelle settimane successive al contestato rinnovo, sui siti francesi già cominciava a circolare il nome di Lissner per l’Opera della capitale francese. La notizia dell’avvenuta nomina non ha dunque suscitato sorpresa alcuna. Al soprintendente con un occhio qui e l’altro a Parigi bisognerà ora affiancare qualcuno, che di certo non si metterà al lavoro per beneficienza. Se non bastasse, al dimissionario spetteranno anche trecentomila euro di buonuscita, concordati a inizio estate, quando l’interessato era forse già a conoscenza del suo futuro. Ottenere il rinnovo per alzare il prezzo del nuovo ingaggio: stile da calciatore. Il bilancio della Scala non è felicissimo: il deficit stimato supera i quattro milioni di euro, tra ridotti trasferimenti statali, mancati incassi e sfumati apporti di nuovi soci privati. In un tale quadro, sarebbe servita una maggiore cautela. Per come si è sviluppata la vicenda, i milanesi avrebbero tutto il diritto di sentirsi presi in giro. Piccola proposta: visto che a Parigi già si sono accaparrati Lissner, Ibra e Thiago Silva, perché non aggiungono alla lista anche Pisa-pia e l’intera giunta arancione? E un affare: vengono via a parametro zero. MICHELA RAVAUCO a pagina 39 La beffa Lissner vola a Parigi. Pagano i milanesi Il sovrintendente all’Opera dal 2015. Intanto rimarrà a mezzo servizio alla Scala incassando un milione l’anno ::: MICHELA RAVALICO A giugno si è fatto rinnovare il contratto come sovrintendente alla Scala fino al 2017. Strappando una buonuscita da 300mila euro e un contratto milionario. Quattro mesi dopo annuncia di accettare la nomina come directeur all’Opera di Parigi. Stephane Lissner “ringrazia” così Milano, la Scala e i suoi soci fondatori, tra cui svettano (si può dire per ingenuità) il Comune, la Provincia, la Regione e Banca Intesa. Un adieu inatteso solo per i non addetti ai lavori. Nella Ville Lumière le tensioni tra il ministro della cultura e l’attuale direttore artistico dell’Opera, Nicolas Joel, erano note. Il cambio della guardia era nell’aria. Lissner non ha mai nascosto il suo desiderio di rientrare alla grande nella capitale francese e le voci sudi lui circolavano già a luglio. «Nonostante la crisi la cultura in Francia è più fortunata che altrove» ha detto ieri in un un’intervista a Le Monde che celebra il suo rientro in patria. Le requin, lo squalo, come è stato soprannominato nell’ambiente, ha ottenuto an-che una deroga al limite dei 65 anni previsto in Francia per gli incarichi pubblici (quando se terminerà il suo nuovo incari – co all’Opera, infatti, ne avrà 68). Lissner, dunque, lascia la Scala, Milano e l’Italia. «Stephane Lissner collaborerà con la Scala per tutto il 2015, Expò compreso – assicura il sindaco Pisapia – nell’ultimo periodo sarà affiancato da un’altra persona». Stesse rassicurazioni dal governatore Roberto Formigoni: «Lissner mi ha garantito che continuerà a impegnarsi per Expò». Ma conviene un sovrintendente dimezzato? Lissner inizierà a lavorare molto presto anche a Parigi. «Il che significa che da qui al 2015 farà il tirocinio a Parigi a spese della Scala», commenta chi conosce bene l’andamento delle cose interne al Piennarini. Senza contare che affiancargli qualcuno – come su ;4: erisce Pisapia – avrà un costo per la Scala. O Lissner, tra parte fissa, variabile, benefit, auto e appartamento, pesa sul teatro per quasi un milione di euro. E’ questa la somma record che è riuscito a strappare grazie alle sue buone relazioni con il principale socio, Bruno Ermolli. Era giugno e il cda, per accontentare le ansie di spending review di Pisapia, votò anche un taglio del 10% dello stipendio di tutti i dirigenti scaligeri. Ora Lissner dovrà spiegare ai consiglieri perché ha insistito a rinnovare il contratto in anticipo sulla scadenza (sarebbe scaduto a fine novembre di quest’anno), per poi decidere di tagliare la corda. Ma soprattuttoLissnerdovrà spiegare ai soci quanto dichiarato a Le Monde ieri: «A Milano per il settimo anno consecutivo presento un bilancio in equilibrio». Dichiarazione strampalata, visto che la settimana scorsa il cda ha reso noto per il 2012 un buco di 4,2 milioni di euro. Intanto è scattato il toto nomine per il successore: si è parlato di una soluzione interna (Anna di Freda), del direttore del maggio Fiorentino Francesca Colombo, persino di un ritorno di Carlo Fontana. Anche se il più quotato sembra sia Salvo Nastasi, direttore generale del dipartimento Spettacolo, in pratica chi gestisce il Fus al Ministero della Cultura. ***

    Commento di Anonimo — 12 Ottobre 2012 @ 01:40

  9. 22/10/12 REPUBBLICA AFFARI&FINANZA OLTRE IL GIARDINO – LA CRICCA ALL’OPERA. NASTASI ALLA SCALA CHI SPINGE L’UOMO DI LETTA E BISIGNANI

    OLTRE IL GIARDINO Alberto Statera LA CRICCA ALL’OPERA NASTASI ALLA SCALA CHI SPINGE L’UOMO DI LETTA E BISIGNANI

    G/pauraallascala”, il racconto che Dino Buzzati scrisse nel 1949 dopo l’attentato a Togliatti, narrava della borghesia milanese che temeva un attacco degli eversori “rossi”. Stavolta la borghesia “scaligera” progressista, che dopo aver sopportato per anni il sindaco Letizia Moratti e il governatore Roberto Formigoni ha votato per l”‘arancione”Giuliano Pisapia a palazzo Marino, non ha paura dei “rossi”, ma di quella lobby che nei quasi vent’anni di berlusconismo ha occupato tutti i principali posti di sottogoverno sotto l’egida del “sistema” Letta- Ermolli, rispettivamente plenipotenziario romano e ambrosiano. Il sovrintendenteStéphane Lissner andrà a dirigere l’Opera. la “grande boutique” di Parigi, come la definl Giuseppe Verdi, egià sono cominciate le manovre per conquistare il suo posto alla guida di uno dei più celebri teatri del mondo, ultimo grande “salotto” borghese dell’ex capitale morale della nazione, ridotta a suk mediorientale dalla seconda Tangentopoli. Anzi, da una Tangentopoli continua, che dal 1992 della Baggina edi Mario Chiesa ha preso la lena di una pandemia incurabile. Lissner ha fatto l’identikit del suo successore: “Deve avere visione sul futuro, su un mondo sempre più moderno, possedere una visione artistica e sociale e un profilo internazionale”. E naturalmente, deve avere una competenza musicale assoluta, come richiede la comunità meloni ane, dai loggionisti, agli abbonati, agli orchestrali. Per cui immaginate la sorpresa di Giulia Maria Crespi, dell’avvocato Cesare Rimini o dello stesso Pisapia, quando ha cominciato a circolare un nome che li deve aver fatti sobbalzare. Quello di Salvatore Nastasi, detto Salvo, giovane promessa della lobbydi Gianni Lettae Luigi Bisignani, specializzata, tra l’altro. nell’attività di ufficio di collocamento ai vertici delle poltrone pubbliche (e private) dei propri adepti. Questo trentanovenne che fa coppia fissa con Gaetano Blandivi. appena catapultato ai vertici della Siae con uno stipendio di mezzo milione l’anno, dipendente del ministero dei Beni Culturali, capo di gabinetto, con Rutelli econ Bondi, è direttore generale del settore “spettacolo dal vivo”. Ma la sua influenza nelle stanze ministeriali è tuttora ben superiore al ruolo ricoperto anche con Lorenzo Ornaghi, ex rettore della Cattolica e ministro alquanto evanescente e svogliato. E’ Nastasi, intimo del cardinal Crescenzio Sepe, ex dominus di Propaganda Fide, che si è occupato degli appalti per la ricostruzione del teatro Petruzzelli e del Parco della musica di Firenze, ed è finito nelle intercettazioni dell’inchiesta sui Grandi Eventi, che ha portato in carcere, tra gli altri. Angelo Balducci, snodo-chiave della Cricca e dei molteplici affari all’ombra della Protezione Civile targata Bertolaso. Nei confronti del piduista Luigi Bisignani, che ha patteggiato la condanna a un anno e sette mesi per lo scandalo detto della P4, il Rasputin del ministero dei Beni Culturali ha una sorta di devozione. “Ho un messaggio da parte del dottor Nastasi…. – si legge in un’intercettazione dell’inchiesta P4 -chiedeva al dottor Bisignani di poter avere diciamo la sua autorirrarione p?r fissare un appuntamento con il dottor Geronzi”. La paura corre tra gli “scaligeri”: “Non è che anche qui metteranno la Minetti di tur no?” a.statera@repubblica.it

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