Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

11 Gennaio 2013

Primarie per il futuro della Scala

Filed under: Articoli stampa — Lavoratoriscala @ 17:15

ARILEGGERLA a distanza di qualche settimana, e in pieno clima elettorale, l’inchiesta-sondaggio-provocazione dedicata dalla rivista milanese Classic Voice alle “primarie” scaligere, cioè alle candidature relative alla successione di Stéphane Lissner, il primo pensiero è di comprensione per il sindaco, presidente della Fondazione. Per legge spetta a lui sondare la disponibilità, verificare le competenze e negoziare le pretese economico-organizzative dei plausibili magnifici sette (in ordine alfabetico: Nikolaus Bachler, Antonio Cognata, Sergio Escobar, Bernard Foccroulle, Peter Gelb, Alexander Pereira, Walter Vergnano) indicati dai sessanta esperti-giurati scelti dalla redazione e di altri outsider o nomi di forte patronato politico o istituzionale che di certo hanno già energicamente bussato alla sua segreteria. In realtà, per consuetudine e ovvie ragioni pratiche, il “lavoro sporco” lo farà il vicepresidente, Bruno Ermolli, lo stesso che otto anni fa catturò Lissner. Peril bene della Scala, e non delle penose beghe nazionalverdianpopolari o dei maneggi della piccola politica, speriamo abbia altrettanto fiuto e fortuna. Che faccia presto, e non badi al passaporto dei suoi interlocutori. ***

 
Ed “elegge” Pereira sovrintendente della Scala
Quello che potete trovare sul numero di dicembre di Classic Voice è un referendum senza precedenti: le prime “primarie” dell’opera. Promosse con l’obiettivo di individuare il profilo del prossimo sovrintendente della Scala di Milano in base ai criteri della competenza, managerialità, meritocrazia, augurandosi che si possa individuare una figura così importante per la cultura italiana prescindendo dalle ragioni della politica.
Hanno votato 60 esperti, tra critici musicali, giornalisti, musicologi rappresentativi dei principali media italiani, che si occupano da anni delle vicende del teatro milanese: dal Corriere della sera a Repubblica, dalla Stampa al Sole 24 ore, dalla Rai ai direttori di tutte le riviste musicali specializzate.
Primo, con il 48,7% dei voti, Alexander Pereira, attuale direttore del Festival di Salisburgo: è indicato come il prossimo miglior sovrintendente possibile. Il secondo classificato, con il 17,9% dei voti, è anche il primo degli italiani: Antonio Cognata, ex sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo, appena defenestrato dalla Fondazione lirica siciliana, dopo una discussa procedura di commissariamento che ha provocato anche la protesta dell’Associazione nazionale dei critici musicali. Terzo Peter Gelb del Metropolitan di New York con il 12,8%.
I grandi elettori preferiscono un sovrintendente straniero (il 33,3% dei voti) a uno italiano (21,7). Mentre sulla distinzione delle cariche (sovrintendente separato dal direttore artistico, secondo la prassi in voga fino al 2005) o sul loro accorpamento (com’è stato nel caso di Stephane Lissner) si dividono: 43% contro 43%
Classic Voice è il mensile dedicato alla musica classica più letto in Italia. Nel numero di dicembre, in uscita il 14 dicembre, ha in allegato registrazioni con musiche di Pergolesi e Scarlatti scritte per la notte di Natale, dirette da Rinaldo Alessandrini con il Concerto italiano.

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  1. 10/01/13 GAZZETTA DI REGGIO RICORSO AL TAR: I TEATRI CERCANO UN PO’ DI RISORSE – I TEATRI RICORRONO AL TAR PER SFUGGIRE AI MAXI TAGLI

    NO Al TAGLI Ricorso al Tar: i Teatri cercano un po’ di risorse •
    TIDONA A PAGINA 13 La sala grande del Teatro Municipale I Teatri ricorrono at Tar per sfuggire ai maxi tagli Chiesta l’uscita dalla lista (stat per evitare i limiti di spesa imposti per legge Il Comune dà il suo appoggio: in ballo ci sono 150 mila euro tra il 2012 e il 2013 iiGIUSEPPE GHERPELLI
    La decisione presa dal cda è chiara. La situazione finanziaria è difficile e il ricorso al Tar potrebbe dare ossigeno ai nostri conti di Enrico Lorenzo Tidona Due settimane fa la Fondazione I Teatri di Reggio aveva informato la commissione cultura del Comune del grave deficit di risorse causato dalla riduzione delle quote versate dagli enti pubblici reggiani. Per arginare il danno e cercare di mantenere in piedi l’attuale regime di attività, il consiglio di amministrazione dell’ente ha deciso di tentare anche la via delle carte bollate, presentando un ricorso al Tar per uscire dalla lista Istat nella quale è stata inserita circa dieci anni fa per volontà della passata amministrazione comunale reggiana. Un’iscrizione a seguito della quale la Fondazione, pur essendo di diritto privato, viene equiparata a quelle di diritto pubblico, venendo obbligata a ridurre la propria capacità di spesa di 100 mila euro nell’esercizio 2013. «La decisione presa dal consiglio di amministrazione della Fondazione I Teatri è chiara e netta – spiega il direttore dell’ente Giuseppe Gherpelli – siamo di fronte a una situazione finanziaria non facile alla quale si è deciso di rispondere facendo valere un nostro diritto*. Secondo i vertici della Fondazione, infatti, l’iscrizione nella lista non sarebbe dovuta. Un errore oggettivo nato per decisione della vecchia giunta comunale, che attraverso questo escamotage ha potuto così inserire I Teatri nel conto economico consolidato. La vera scoppola è arrivata nel 2012, anno in cui è diventata efficace la spending review, che aveva subito tolto all’ente una capacità di spesa pari a 50 mila euro, cifra che raddoppierà nell’anno in corso. Le attività della Fondazione I Teatri di Reggio vivono già di un equilibrio divenuto precario a causa della costante riduzione delle quote versate dagli enti pubblici, che faranno mancare nel 2013 circa 600 mila euro. Un effetto domino scatenato dal regime di austerità voluto a tutti i 6 GIOVANNI CATELLANI L’iscrizione all’elenco dell’Istat è stata decisa dalla giunta precedente. Condividiamo l’appello al Tar livelli dal governo, aggravato dalla spending review. Una vera e propria tegola, quest’ultima, pronta ad abbattersi sui conti della Fondazione, che ha quindi intrapreso le vie legali per cercare di recuperare i soldi derivanti dal taglio. L’elenco, nato inizialmente per fini statistici, è diventato quindi un paradosso fiscale. Dentro, infatti, non ci sono tutte le istituzioni teatrali italiane. Reggio è finita dentro mentre Modena e Piacenza, ad esempio, sono rimaste fuori. Una diseguaglianza difficile da digerire e che ha dato forza al ricorso presenta *** to dalla Fondazione reggiana, decisa a non mollare il colpo. A breve dovrebbe essere emessa la prima sentenza da parte del Tardi Parma. Intanto si attende l’eventuale sospensiva, che permetterebbe di bloccare gli effetti della spending review. «Siamo pienamente coscienti di quello che sta accadendo purtroppo nel sistema dei teatri e della cultura in generale – spiega l’assessore alla cultura di Reggio Giovanni Catellani -. La decisione di inserire la Fondazione nella lista Istat è stata effettuata molti anni fa, quando non c’era ancora la giunta Delrio. Siamo stati informati del disagio patito e condividiamo pienamente la decisione presa dal cda. Il ricorso avrebbe effetti positivi sui conti dell’ente, al quale cercheremo di dare il massimo sostegno possibile». L’annullamento offrirebbe ossigeno alla programmazione dei teatri e allo sviluppo delle future attività. L’impugnazione è stata già intrapresa da altri enti italiani, teatri stabili e fondazioni, che sono passate all’attacco insieme ai teatri di tradizione, retti in piedi dai trasferimenti concessi dai soci pubblici e dai sowentori privati, che loro malgrado hanno dovuto tirare i remi in barca. Prima di approdare in tribunale il consiglio di amministrazione dei Teatri ha chiesto un parere legale per capire se il ricorso potesse avere qualche possibilità di riuscita. «Siamo convinti, come ci è stato dimostrato da alcuni esperti, che il nostro inserimento in quell’elenco non è dovuto – sottolinea Gherpelli -. Abbiamo subito quindi un danno oggettivo che verrà fatto valere davanti ai giudici del tribunale amministrativo. La situazione è delicata e la nostra istituzione farà di tutto per poter resistere a questi momenti di difficoltà*. La Fondazione I Teatri di Reggio ha Impugnatala sua Iscrizione nella Iista”nera” degli enti privati che sono stati parificali a quelli pubblici, assogettandola alla spendIng review ***

    Commento di Lavoratoriscala — 11 Gennaio 2013 @ 17:21

  2. Alexander Pereira (* 11 ottobre 1947 a Vienna ) è un austriaco manager culturali . Dal 1991-2012 è stato direttore del Teatro dell’Opera di Zurigo , dal 2012 è direttore artistico del Festival di Salisburgo . Il suo nome deriva dal portoghese antenati schiena, che si stabilirono nel 1720 a Vienna.

    Vita

    Alexander Pereira era il figlio di un diplomatico austriaco a Vienna per il mondo, è un discendente di Fanny von Arnstein . Dal momento che era al diritto dei genitori di imparare una professione, “in un primo momento, si è formato nel marketing e vendite, e come manager del turismo a Londra. Allora era quasi dodici anni per Olivetti opera: A Francoforte ha venduto scrivere e macchine calcolatrici, a Berlino, è stato direttore di filiale.

    Inoltre, ha studiato canto e entrò con il mondo della musica e del canto in contatto. Nel 1979 gli è stato assegnato da Hermann Josef Abs , il capo della Deutsche Bank , l’ordine, insieme a Catherine von Bismarck ospitano i concerti di Bach Francoforte, che sono stati fondati da Deutsche Bank. 1979 al 1983 ha era un membro del consiglio dei concerti di Bach Francoforte.

    Nel 1984 è diventato segretario generale del Konzerthausgesellschaft convocato a Vienna. Con un senso di arte e commercio allo stesso modo, è riuscito a modernizzare la scena concerto per attirare pubblico nuovo e più giovane e Christoph Lieben-Seutter che vincere un assistente personale per questa attività. Ogni due anni, ha organizzato il Festival Internazionale di Musica del Festival di Vienna.

    Nel 1989 è stato direttore artistico del Festival di Salisburgo nella conversazione, ma invece è venuto a l’Opera di Zurigo, dove ha in un primo momento Luglio è stato direttore 1991

    In breve tempo fu in grado di fornire serie di produzioni di fama internazionale sul palco, a causa di marketing di successo e l’acquisizione di sponsor milioni di debiti e realizzare un profitto.

    Pereira come direttore porre l’accento sullo sviluppo di un insieme, la promozione dei giovani artisti, tipologie di eventi aperti e l’inclusione del pubblico, nonché la collaborazione con noti artisti. Al centro del progetto Programma di Pereira è la cura del repertorio operistico da Mozart a Verdi . Inoltre, supporta anche prime esecuzioni di opere contemporanee.

    Pereira 1996 divenne direttore della commissione artistica del Festival di Zurigo, che ha avviato e in gran parte si è svolta nell’estate del 1997 per la prima volta.

    Nel mese di aprile 2005, Pereira ha rifiutato un’offerta di Scala da. Questa decisione si è basata, da un lato, la sua stretta associazione con Zurigo, invece, la decisione del governo del Cantone di Zurigo, della riduzione del contributo annunciato sovvenzione prevista da due milioni di franchi. Il suo contratto è salito al Summer Opera House 2012 [1] , il suo periodo di Zurigo ha concluso in data 8 Luglio 2012 di Verdi Falstaff . [2] Il 20 Luglio 2012, Alexander Pereira come direttore del Festival di Salisburgo da Markus Hinterhäuser . Il suo successore come direttore del Teatro dell’Opera di Zurigo è Andreas Homoki , il direttore al momento della nomina Berlino Comic Opera era.
    Altro

    Alexander Pereira è riconosciuta a livello internazionale come regista di primo piano culturale. La sua vasta esperienza nella vendita è quello di aiutarlo ad essere un successo commerciale. I progetti in corso comprendono lo sviluppo artistico dei giovani e la formazione dei futuri amministratori. A tal fine, Pereira ha avviato un programma di master per manager della cultura che della Università di Zurigo è offerto a livello di post-laurea (Master of Arts Administration). Il programma triennale master fornisce agli studenti le competenze necessarie per la gestione globale delle istituzioni culturali.

    Alexander Pereira è il proprietario di cavalli da corsa e un cuoco appassionato. Egli è anche parte del comitato consultivo della fondazione del Liechtenstein Ars Rhenia che promuove la cultura e l’arte.

    Commento di Lavoratoriscala — 11 Gennaio 2013 @ 17:34

  3. Alexander Pereira

    ‘Speravo che mi chiedeva un giorno a dirigere l’Opernhaus di Zurigo – e hanno fatto!’
    Da Olivetti a Opera

    Come sempre, Alexander Pereira è sotto pressione. Si precipita dal suo ufficio al quarto piano del Teatro dell’Opera di Zurigo alle prove e schiena e ha appena il tempo di dare l’intervista. La prima successiva è in arrivo. Ma non appena il carismatico 58-year-old da Vienna comincia a parlare di musica, la sua passione, i suoi occhi si illuminano e la pressione delle scadenze è dimenticato. In origine voleva essere un cantante, e cantare è ancora il suo hobby. Ma la sua carriera professionale ha preso il regista d’opera con il sorriso malizioso di solito prima in marketing del turismo e poi in imprese private. E ‘stato solo dopo aver lavorato per molti anni a titolo onorifico come organizzatore di concerti che ha fatto della sua passione la sua professione. In primo luogo è stato nominato Segretario Generale del Concerto di Vienna House e nel 1991 divenne direttore del Teatro dell’Opera di Zurigo, che sotto la sua egida è diventato uno dei teatri lirici più importanti del mondo. In privato e in termini professionali, Zurigo è ora la casa austriaca. Egli loda gli svizzeri come modesti, cosmopoliti multilingue, che sono disposti a dare agli individui artisticamente dotati mano libera.

    L’intervista è stata condotta da Carola Schneider della televisione austriaca.

    Le fotografie sono di Marc Wetli.

    CSCH: Quali pensieri attraversano la mente quando si arriva al Teatro dell’Opera ogni mattina?

    AP: sempre nuovi pensieri. A seconda dei problemi che devono affrontare quel giorno. Ciò che apprezzo molto è il mio breve viaggio in ufficio. Mi ci vuole esattamente sette minuti per arrivare dalla porta del mio appartamento al Teatro dell’Opera. Io vivo ai margini del bosco, proprio immerso nel verde. Questo è uno dei principali vantaggi di vivere qui. Essere in una città internazionale e allo stesso tempo in un villaggio.

    CSCH: Sei diventato direttore del Teatro dell’Opera di Zurigo nel 1991 e riscosse dal suo torpore. Oggi è uno dei teatri lirici più famosi del mondo. Come hai fatto?

    AP: Non si può ottenere nulla se non c’è vera sostanza. La norma al Teatro dell’Opera di Zurigo è sempre stata molto alta. Forse qua e là aveva bisogno di un po ‘più glamour, aveva bisogno di essere’ svegliata con un bacio ‘. Durante il mio lavoro precedente al concerto di Vienna House, ho sempre voluto dirigere un teatro dell’opera. Anche allora l’Opera di Zurigo ha avuto una delle migliori reputazioni. Speravo che mi chiedeva un giorno – e lo hanno fatto! Non è stato un caso di un colpo di bacchetta magica, è stato uno sviluppo naturale, il tipo di progressione che ha sempre avuto luogo qui. L’atmosfera è molto familiare, la solidarietà tra gli artisti è buono e rivalità tra di loro è tenuto ad un minimo assoluto. Queste sono le condizioni ideali per fare un buon lavoro.

    CSCH: È nominato direttore Franz Welser-Möst, come direttore musicale del Teatro dell’Opera. Egli è anche austriaca. Sono artisti austriaci particolarmente attratti in Svizzera?

    AP: Se guardate artisti austriaci che sono venuti in Svizzera negli ultimi anni, si nota subito che la Svizzera è sempre stato un luogo in cui le persone artisticamente dotati potuto sviluppare il proprio profilo e la loro aura. Nel caso degli austriaci, gli svizzeri possono anche loro credito con un senso dell’umorismo e un forte senso di divertimento. (Sorride)

    CSCH: Ciò che è specifico per il milieu culturale in Svizzera?

    AP: Qui non si trovare di solito che le persone che hanno costruito un’aura avere il taglio erba sotto immediatamente. Questo è il pericolo in grandi centri sedicenti culturali, come l’Austria e Vienna, dove vedo molte persone di grande talento non riuscire perché in un momento decisivo non sono in grado di sviluppare le loro abilità specifiche – quella che io chiamo la loro aura.

    CSCH: E `diverso in Svizzera?

    AP: Sì, qui è possibile per gli artisti di svilupparsi in pace. Qui la gente con talento è permesso di emergere e di crescere. Pensate a tutti i maggiori artisti internazionali, che sono stati in grado di sviluppare il loro pieno potenziale in Svizzera!

    CSCH: Ha questo qualcosa ha a che fare con la mentalità svizzera?

    AP: Sì. D’altra parte le persone spesso mi chiedono come posso stare in uno stagno noiosa come la Svizzera. Si dimentica che la Svizzera successi – date le dimensioni ridotte del paese – sono notevoli, tra cui quelli del Teatro dell’Opera di Zurigo, dove sono stati debuttato Alban Berg Lulu e molte altre opere. L’annientamento della svizzera è del tutto ingiustificata. Tuttavia, vi è un complesso di inferiorità qui. E questo dà a coloro che non soffrono di questo complesso la possibilità di saltare sulla breccia. (Ride) In particolare nel campo della cultura, della svizzera permettono alle persone di respirare e di lavorare con calma e poi valutare cosa possono fare. Questo non accade tanto in altri paesi come l’Austria da dove vengo.

    CSCH: Devi combattere per le sovvenzioni, di essere attivi nella politica culturale. E ‘difficile in Svizzera?

    AP: Sì, è molto più difficile che in altri luoghi. Come il direttore di una grande istituzione, non sono in una posizione in cui non c’è bisogno di preoccuparsi su come finanziare il Teatro dell’Opera. Istituti paragonabili all’estero solo bisogno di finanziare 20-25 per cento dei loro costi di se stessi, ma il Teatro dell’Opera di Zurigo ha bisogno di coprire quasi il 50 per cento dei suoi costi da box offi ce rendimenti per sopravvivere.

    CSCH: E ‘una percentuale molto alta!

    AP: Sì, ed è per questo che dobbiamo fare una grande quantità di lavoro educativo, e in cima a questo abbiamo bisogno di effettuare una vasta gamma di attività per dimostrare ai politici e agli sponsor che stiamo cercando di ridurre la necessità per i contribuenti «sovvenzioni al minimo assoluto. Ma queste attività sono anche molto sano, perché costringono il direttore del Teatro dell’Opera di lottare per la sua istituzione. Egli deve essere in grado di spiegare le esigenze e gli obiettivi di opera di opinion leader del paese. Se riesce a fare questo, ha realizzato qualcosa di molto importante. Egli ha creato una maggiore consapevolezza della necessità e lo scopo dell’arte.

    CSCH: Lei ha la reputazione di essere brillanti a riunire arte e business e ad acquisire sponsor finanziariamente forti per il Teatro dell’Opera di Zurigo. Aiuta che la Svizzera è un paese ricco di numerose società internazionali?
    Alexander Pereira (nuova finestra)

    ‘La Svizzera ha ancora un sistema di valori che non esiste in altri paesi.’

    AP: Se qualcuno fa seri sforzi per ottenere il sostegno di aziende importanti e da sponsor privati, che sono suscettibili di avere successo in tutto il mondo, non solo in Svizzera – ovviamente in relazione alle dimensioni dell’istituzione e la somma richiesta. A questo proposito non ho una condizione unica qui. Sponsor privati ​​in Svizzera tendono ancora ad essere abbastanza riservati. Tuttavia, le aziende hanno riconosciuto la loro responsabilità ai propri dipendenti e alla popolazione nel suo complesso. Capiscono che una società può davvero ottenere una qualità elevata solo in un ambiente di alta qualità. Quindi, da questo punto di vista credo che abbiamo già fatto il lavoro educativo che altri teatri in altre città ancora da fare. Ma, naturalmente, è utile che alcune delle più grandi banche del mondo hanno la loro sede a Zurigo e in modo che siano i nostri sponsor principali.

    CSCH: Si può notare nel tuo lavoro che siete in un paese multilingue con culture diverse?

    AP: Certo. La cosa bella è che quando la nozze di Figaro è stata effettuata nel nostro teatro d’opera in lingua italiana il pubblico svizzero ridevano tutti i momenti giusti – come se fosse la propria lingua. Quando si esegue la stessa opera di Berlino, questo non avviene nella stessa misura. Questo multilinguismo aumenta senza dubbio la comprensione delle diverse culture e gioca anche la sua parte in amore popoli svizzeri delle diverse tradizioni culturali che si incontrano in questo paese.

    CSCH: multilinguismo costituisce un vantaggio localizzativo.

    AP: Sì, il fatto che gli svizzeri spesso parlano più lingue è un vantaggio enorme. Non è un caso – e questa è una delle virtù principali svizzere – che ci sono molti giovani che lavorano qui, per esempio, in progetti di irrigazione in Mauritania o progetti alimentari in Cambogia. Dopo un certo periodo di tempo all’estero, dove le loro competenze linguistiche aiutarli e dove si possono anche estendere queste competenze, tornano a casa e aprire un fabbro o di falegnameria o lavorare in una banca. Questo low-key esplorazione del mondo seguito da un ritorno al loro mondo è una caratteristica molto accattivante degli Svizzeri.

    CSCH: Parlando di lavoro, quello che è una tipica giornata di lavoro per il direttore del Teatro dell’Opera di Zurigo, come?

    AP: Ci sono tre aree principali. Prima viene management artistico, che coinvolge casting per spettacoli, la ‘invenzione’ di anteprime, dibattiti con registi, direttori d’orchestra, scenografi e cantanti. Poi c’è la parte amministrativa del lavoro, che riguarda il bilancio e dettagli finanziari. E poi devo andare oltre quello che ho già in programma e andare alla performance la sera. Una giornata di lavoro di solito dura da otto e mezza del mattino fino a mezzanotte o più tardi. Dopo lo spettacolo Mi capita spesso di passare il tempo a parlare con gli artisti perché dopo una performance di successo è più facile convincerli ad affrontare nuovi progetti.

    CSCH: Come si fa a recuperare da queste lunghe giornate di lavoro? Segui l’esempio di molte altre persone Zurigo e fare un bagno nel lago di Zurigo, che si trova proprio accanto al Teatro dell’Opera?

    AP: Per fortuna non ho bisogno di un sacco di sonno. Se si è fortunati abbastanza per essere in grado di rendere il vostro hobby in vostro lavoro, quindi di portare un tipo di caricabatteria automatico in giro con voi. Ho troppo poco tempo per andare oltre a rilassarsi in Irlanda, dove ho allevare cavalli. Opera regista è un lavoro che ti assorbe completamente, dove non ci sono fine settimana liberi, perché questo è quando le persone hanno il tempo di andare a teatro. Basta amare ciò che si fa, allora è tutto a posto.

    CSCH: Che ne dice il luogo comune che gli svizzeri sono un po ‘flemmatico, avverso a riformare e molto egocentrico?
    Alexander Pereira (nuova finestra)

    ‘Il multilinguismo aumenta senza dubbio la comprensione delle diverse culture.’

    AP: Non credo che le persone qui sono meno entusiasti dell’innovazione che altrove. Ma direi che la Svizzera ha ancora un sistema di valori che non esiste in altri paesi perché questi paesi erano di gran lunga più colpite da due guerre mondiali disastrose. Quello che trovo positivo sulla Svizzera è che non c’è alcun problema circa il figlio di un direttore di banca di diventare un falegname. Questo potrebbe essere considerato un disonore familiare in Austria, ma è altamente rispettabile qui. Penso che questo sia molto buono perché io rifiuto l’idea che le persone dovrebbero essere costretti a conformarsi alle aspettative. In questo caso, tutto ciò che la gente pensa di vantaggi è catturare il più rapidamente possibile. Ho la sensazione che in Svizzera il sistema di valori è più intatto.

    CSCH: Tu vieni dalla vicina Austria, che hanno aderito all’UE nel 1995. Pensi che la Svizzera dovrebbero fare altrettanto?

    AP: Se guardate la mappa dell’Unione europea e vedere lo spazio vuoto al centro, immediatamente conto di quanto assurda nonmembership Svizzera è. Ma è stato lo stesso con le Nazioni Unite, dove per molti decenni la Svizzera ha contribuito, ma non ha voce in capitolo. Ora gli svizzeri sono sempre in una situazione simile. Devono accettare gli inconvenienti della UE, ma non hanno accesso ai vantaggi cruciali che esso comporta. Ogni volta che questa soggettività si avvicina, cito l’esempio del Teatro dell’Opera di Zurigo, dove i nostri 580 dipendenti provengono da 55 paesi diversi. Solo internazionalismo e universalità in grado di garantire la massima qualità.

    CSCH: Il tuo nome è stato spesso citato in relazione a posizioni dirigenziali in altre case d’opera – la Bavarian State Opera, il Festival di Salisburgo e, recentemente, la Scala di Milano. Perché sei rimasto fedele a Zurigo?

    AP: Quando si ottiene un lavoro come questo, non è come la gente di immagine all’esterno hanno di esso. È possibile saltellare in giro come un pavone per una settimana, ma poi la realtà raggiunge con voi. Se confronto la qualità che ho qui, e la maggior parte di tutta la qualità che io possa raggiungere nei prossimi anni, con quello che può ottenere altrove, per poi passare sarebbe un passo indietro. Ci vorrebbero anni per me arrivare dove sono già a Zurigo. Sono in grado di sviluppare molto di più qui. Tutto sommato, posso ottenere una maggiore qualità a Zurigo. È per questo che per me personalmente di Zurigo è il migliore di tutti i mondi d’opera.

    CSCH: in origine voleva essere un cantante. Che cosa è successo a questa passione?
    Alexander Pereira (nuova finestra)

    AP: Ho sempre voluto studiare canto, ma mia madre pensava che avrei dovuto studiare qualcosa di ‘rispettabile’. Così ho lavorato per il Marketing Turismo austriaco e poi per la società Olivetti macchine ufficio. E ‘stato solo quando lavoravo come responsabile delle vendite a Berlino, che ho di nuovo sentito il desiderio di studiare canto. Così ho studiato canto per undici anni a Berlino e Francoforte, e il risultato è stato che non sono diventato famoso cantante che mi sarebbe piaciuto diventare. Invece ho iniziato a organizzare concerti nel mio tempo libero e ho trovato che mi sono divertito. Poi il Vienna Concert House mi ha chiesto se mi piacerebbe essere il suo segretario generale. Quello era il momento in cui ho smesso di macchine per ufficio di vendita e ha deciso di fare della musica la mia carriera.

    CSCH: non si canta per niente più?

    AP: Non molto a tutti, sono triste da dire. Canto a me di tanto in tanto di tornare di nuovo in pratica. Ho avuto una formazione molto buona tecnica. Questo non solo mi aiuta a giudicare i cantanti, ma anche di lavorare con loro. Posso descrivere il tono che voglio sentire da loro. Questi sono gli strumenti del mio mestiere. Quando ascolto i cantanti di oggi, ho sentito il modo in cui canterà quattro anni ormai. Sto ascoltando per il futuro perché in un teatro d’opera una stagione deve essere pianificato quattro anni in anticipo.

    CSCH: Siete pieni di entusiasmo per l’opera, un tratto caratteriale che è ben noto tra gli amanti del teatro e sponsor. Si genuflettersi a cantanti stelle al premier …

    AP: Oh, questo è solo un gesto giocoso e divertente, che fa parte dell’amore austriaco tradizionale di cerimonia, forse …

    CSCH: Cosa apprezza di più di Zurigo?

    AP: Vivere in una città internazionale dove ci sono i manager che portano tante imprese di fama mondiale mi garantisce l’accesso ai centri di potere globali. Allo stesso tempo, vivo in un piacevole villaggio in riva al lago, dove trovo la stessa calma, la modestia e l’intimità che trovo in casa mia opera. E ‘il più piccolo di tutti i teatri d’opera di grandi dimensioni, con soli 1.100 posti a sedere, il che significa che c’è uno scambio enorme di energia tra il pubblico e il palco. Questi sono tutti aspetti che mi tengono in questa città.

    CSCH: Mi piacerebbe giocare un breve gioco di associazione di parole. Che ne dici della Confederazione parola?

    AP: E ‘una parola che penso quando sto progettando una performance di Guglielmo Tell o quando il Presidente della Confederazione è’ trono ‘nel teatro dell’opera e l’inno nazionale cantato.

    CSCH: svizzero-tedesco?

    AP: Sembra una infezione alla gola.

    CSCH: formaggio svizzero?

    AP: Non è affatto male. Andiamo a mangiare!

    CSCH: Segreto bancario?

    AP: Questo porta una storia divertente in mente. Un ministro svizzero e io siamo stati a cena con il Maharaja di Udaipur e improvvisamente ha cominciato a lamentarsi che i suoi conti sono stati menzionati nei giornali e che questo era uno scandalo. Questo è stato in occasione della pubblicazione di averi senza notizie dalla seconda guerra mondiale. In Udaipur avevano usato l’account una sola volta in 50 anni, ed è per questo è finito sulla lista.

    CSCH: multilinguismo?

    AP: Una grande risorsa per questo paese. Il multilinguismo: una cosmopoliti svizzeri che possono comunicare più facilmente con il resto del mondo.

    L’intervista è stata condotta in tedesco e tradotto da Paolo Cavaliere.

    Alexander Pereira è nato l’11 ottobre 1947. Suo padre era un diplomatico austriaco. E ‘uno dei manager della cultura più importanti del mondo, noto sia per le sue idee artistiche e le sue competenze di business. Lasciata la scuola, ha lavorato per il Turismo austriaco a Londra e Francoforte, poi ha lavorato per dodici anni nel reparto di vendita di macchine per ufficio e il produttore del computer Olivetti a Berlino. Durante questo periodo ha studiato anche canto e concerti organizzati. Nel 1984 Pereira è stato nominato Segretario Generale del Concerto di Vienna House, dove ha avuto responsabilità per le questioni artistiche, organizzative e finanziarie. Con il suo gusto per l’arte e per le imprese, ha modernizzato la scena concertistica e ha attirato nuove pubblico giovane. Nel 1989 il suo nome è stato indicato come un possibile direttore artistico del Festival di Salisburgo, ma invece è stato nominato direttore del Teatro dell’Opera di Zurigo nel 1991. Ha aperto la sua prima stagione con una versione sensazionale del Lohengrin di Richard Wagner diretto da Robert Wilson. In un breve lasso di tempo, è riuscito a presentare numerosi spettacoli brillanti, nel taglio debiti ammontanti a milioni di franchi e anche a realizzare un profitto. Fin dall’inizio, Pereira individuato la continuità all’interno del complesso come una priorità. Egli attribuisce grande importanza alla promozione di giovani talenti, alle prestazioni accessibili, per l’inclusione del pubblico e alla collaborazione con artisti di rilievo. Sotto la sua egida, l’Opernhaus di Zurigo si è sviluppato in uno dei teatri d’opera più importanti del mondo. Nonostante le numerose offerte, è rimasto fedele a Zurigo. Alexander Pereira ama la montagna ed è un cuoco appassionato. Ha due figli adulti e vive a Küsnacht vicino a Zurigo.

    Commento di Lavoratoriscala — 11 Gennaio 2013 @ 17:38

  4. 30 luglio 2012
    Salisburgo, scandalo sexy al festival
    http://www.ilsecoloxix.it/

    Salisburgo – Neppure la sussiegosa Salisburgo si salva dal gossip. A tenere banco è la coppia più hot del momento: il nuovo sovrintendente del prestigioso Festival, l’austriaco Alexander Pereira, 64 anni, con la sua giovanissima fiamma, di 39 anni più giovane, la supersexy brasiliana Daniela Weisser de Sosa.

    La loro storia d’amore dura già da cinque anni, quando lui era ancora direttore dell’opera a Zurigo e lei aveva solo vent’nni. Già nella piccola corte svizzera le chiacchiere si sprecavano ma adesso, sul più grande palcoscenico del mondo le voci sono diventate assordanti. Soprattutto ora che sono uscite , delle foto sexy per cui la bella Daniela aveva posato quando, a 16 anni, erram la moglie del fotografo di Playboy, Otto R. Weisser. Fra Mozart e , Strauss, Puccini e Bizet le grandi prime in calendario quest’anno passano in secondo piano per la stampa rosa, attivissima durante il Festival. I tabloid austriaci, lo svizzero Blick e la Bild tedesca si sono buttati sulla storia più bollente dell’estate. Ai pettegolezzi i due sono abituati ma nei giorni scorsi in coincidenza con l’inaugurazione del Festival l’imbarazzo è maggiore: foto erotiche della bella Daniela accompagnate dalla rivelazione che da ragazzina fosse una sex-model. L’autore sarebbe proprio l’uomo che la scoprì e la strappò allo slum brasiliano di Manaus, e che lei sposò ad appena 16 anni: il fotografo di Playboy Otto R. Weisser, uno zurighese che viveva a San Paolo. Peraltro non si sa neppure se lui è ancora suo marito: secondo alcuni tabloid sì, secondo altri si sarebbero divorziati. «Ho 200.000 foto di lei», dichiara Weisser a Blick. Cinque anni fa Weisser ritornò a Zurigo con la giovane moglie, la quale, tramite un’amica, conobbe Pereira. Stregato dalla bella `Dani, come la chiama ora, Pereira lasciò la moglie.

    La sera della divulgazione delle foto, Pereira e Daniela, alla prima del Flauto Magico, hanno fatto come se nulla fosse, scambiandosi le abituali effusioni in pubblico che tanto scandalizzano. Lei indossava un lungo rosso fuoco con decolletè, lui uno smoking con giacca bianca. Decisamente un bel contrasto, di età, di ruoli, di aspetto. Tutti gli ingredienti per una fiaba stile La bella e la bestia, o meglio un’operetta: lui attempato, potente e ricco, lei una Cenerentola baciata dalla bellezza e dalla gioventù. Lui si difende dicendo che Dani «è il grande amore della mia vita».

    Commento di Lavoratoriscala — 11 Gennaio 2013 @ 17:41

  5. Musica: Scala, nel dopo Lissner si parla di Pereira

    MILANO – 12 DICEMBRE 2012 – Alexander Pereira (foto), direttore del Festival di Salisburgo, glissa sulla sua presunta candidatura a succedere a Stephane Lissner nel 2015 alla guida della Scala. “Premesso che finora nessuno ha mai parlato con me circa questa eventualità e che tutto ciò che si è scritto sui giornali è pura speculazione giornalistica – ha affermato ieri a Milano alla conferenza stampa di presentazione del Festival di Salisburgo 2013 – il problema che avrei se mi facessero questa proposta è che da appena un anno sono a Salisburgo, dove mi hanno lasciato piena libertà di attuare le mie idee”.

    Pereira ha le idee chiare su come gestire un teatro d’opera: “oggi ci vuole una nuova solidarietà fra lo Stato, il privato, le aziende. E non solo per supportare la musica, ma anche la scuola e i problemi sociali. In particolare, l’Italia ha bisogno di un politico che ami veramente la musica”.

    Il prossimo anno anche il Festival di Salisburgo, dal 19 luglio al primo settembre 2013, sarà dedicato al bicentenario della nascita dei due grandi: Verdi e Wagner, ma Salisburgo resta sempre la città di Mozart, che verrà rappresentato con due opere, quali Lucio Silla e Così fan tutte, cui si aggiunge il Ratto dal Serraglio, appositamente prodotto per il pubblico televisivo. L’inaugurazione il 26 luglio sarà invece con l’opera contemporanea Gawain di Harrison Birtwistle, che non ha mai varcato i confini del Royal Opera House di Londra.

    Commento di Lavoratoriscala — 11 Gennaio 2013 @ 17:47

  6. 17/01/13 TEMPI LA SCALA ALLO SPECCHIO BORSELLI LAURA

    UN’OPERA ITALIANA La Scala allo specchio Abbiamo sbirciato dietro le quinte del nostro più grande teatro, mentre cala il sipario sull’era di Stéphane Lissner, primo sovrintendente straniero al Piermarini. Tra bilanci “virtuosi”, beghe di potere, scelte artistiche contestate, sindacati invincibili e dubbi sulla successione *** 11 Dosi Giova li Mozart della scorsa stagione scaligera, con la direzione di Daniel Barenhoun e la regia di Robert Carsen *** amo, 30 novembre 2012. Al termine della presentazione della mostra Amore e Psiche, l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni annuncia l’acquisto, realizzato insieme da Eni e da Banca Intesa, delle prime pagine autografe del Falstaff di Verdi appartenute ad Arturo Toscanini..Lo considero – dice Scaroni davanti ai giornalisti – un atto riparato-rio. un parziale risarcimento al fatto che la Scala abbia aperto con Wagner nell’anno del bicentenario di Verdi. La nostra più importante istituzione musicale, il Teatro alla Scala, deve celebrare in maniera più attenta la straordinaria storia lirica italianaa. Non poteva passare inosservato il fatto che a usare espressioni così forti fosse l’ad di lini, uno di quei soci fondatori che per sedere nel Consiglio di amministrazione del teatro la Scala sborsano qualcosa come circa 3 milioni all’anno. Si dice che quell’uscita di Paolo Scaroni sia stata oggetto, poche ore dopo, di una telefonata infuocata da parte del sovrintendente Stéphane Lissner. Forse si tratta dell’ennesimo pettegolezzo da foyer, ma è un fatto che la scelta di inaugurare la stagione con Wagner anziché con Verdi nell’anno in cui ricorre il bicentenario della nascita di entrambi abbia dato fuoco alle polveri degli scettici dell’era lissner. Un’era che sta per volgere al termine, dato che pochi mesi fa il sovrintendente francese (il primo straniero nella storia del teatro). in carica dal 2005, ha accettato l’incarico per l’Opéra di Parigi e lascerà Milano a metà del 2015 con due anni di anticipo rispetto alla scadenza del contratto che gli era stato recentemente rinnovato. La Scala è il salotto dei milanesi. Lo è per vocazione. Fu costruita nel 1776, negli anni della dominazione austriaca, perché il precedente teatro ducale era stato distrutto da un incendio. Furono Il sovrintendente Stéphane Lissner (a lato), in carica dal 2005, ha accettato l’incarico per l’Opéra di Parigi e lascerà Milano a meta del 2015, due anni prima della scadenza del contratto. Nella pagina accanto, uno degli scioperi contro il decreto Bondi (2010) che paralizzarono la Scala e molti altri teatri italiani i palchettisti del vecchio teatro a finanziare la costruzione affidata all’architetto Piermarini, in cambio di conservare la proprietà dei palchi nella nuova struttura. Curiosamente sta scritto nella storia del teatro quello che è uno degli elementi fondamentali della Scala del nuovo millennio: la partecipazione dei privati al finanziamento. Va in questa direzione anche il ‘resto unico sulla Lirica licenziato dal governo a fine dicembre e il cui iter legislativo dovrà essere concluso dal nuovo esecutivo. Il testo abolirà ogni legge e decreto redatto in materia dal 1967 ad oggi. Tra le maggiori novità c’è l’autonomia a fronte di determinati requisiti, ma anche un peso maggiore sugli enti locali, che, insieme con privati e Camera di Commercio, dovranno corrispondere una somma non inferiore al contributo statale, pena la “declassazione” a “teatri di tradizione”. Il nuovo Testo unico suscita diverse perplessità tra le sovrintendenze delle altre 13 Fondazioni liriche italiane. Alla Scala, invece, non viene commentato nel dettaglio, soprattutto perché per il Pier-marini è arrivato, nel 2012, un riconoscimento che conferisce maggiore autonomia (in virtù di alcuni obiettivi raggiunti dal teatro, tra cui una serie di bilanci in pareggio) e, tra le altre cose, la facoltà di aumentare i posti per i soci fondatori privati in cda (attualmente sono quattro in rappresentanza del pubblico e quattro del privato). Al momento di soci nuovi non se ne sono visti, ma il reperimento di risorse private non preoccupa da queste parti, come assicura a Tempi il capo ufficio stampa scaligero Carlo Maria Cella numeri alla mano. Cella spiega infatti che nel 2012, su un budget di 115,9 milioni di euro, il contributo dello Stato ha pesato per 30,150 milioni (il 26 per *** IL TEATRO: «PER LA PRIMA VOLTA I RICAVI DI BIGLIETTERIA HANNO SUPERATO I SUSSIDI PUBBLICI. QUATTRO MILIONI DI BUCO SONO STATI COPERTI CON LA GESTIONE, ALTRI QUATTRO CON L’INTEGRATIVO DEI LAVORATORI CHE NON SARÀ EROGATO» cento del totale), l’insieme dei contributi pubblici (Stato, Comune, Regione e Provincia) per 43,294 milioni (37,3 per cento). Contributi privati e ricavi propri (cioè abbonatuenti, biglietteria, sponsorizzazioni, soci fondatori e così via) 72 milioni, pari al 62.5 per cento. Per la prima volta sottolinea – il contributo dello Stato è stato inferiore ai ricavi di biglietteria”. Nel 2004, anno in cui la Scala tornava al Piermarini dopo un restauro costato oltre duecento miliardi di lire, biglietteria e abbonamenti valevano poco più di 15 milioni di curo: la metà di oggi. All’inizio del 2012 si era prospettato un buco di bilancio di circa sette milioni. Il motivo, spiega ancora Cella, è che «sono venuti meno sette milioni di curo di contributi pubblici. Circa quattro sono stati recuperati in corso d’anno e i quattro che rimangono verranno coperti non erogando il contratto integrativo ai lavoratori, previsto solo se il bilancio è in pareggiox. Insomma anche quest’anno, con buona pace dei lavoratori, si chiude in pareggio. E non è certo la prima volta. Vero è. tuttavia, che spesso quei buchi di bilancio sono stati chiusi a fine anno con una chiamata dei soci a mettere mano al portafoglio. Lo specialista nella regia di quelle fasi difficili e cruciali è Bruno Ermolli. grande melomane, vicepresidente del cda del Teatro e presidente di Promos, azienda speciale della Camera di Commercio, ente quest’ultimo che alla Scala fa arrivare circa tre milioni di euro l’anno come socio fondatore. I virtuosi numeri snocciolati a fine anno non significano però che non ci siano passaggi critici in quella che è a tutti gli effetti un’azienda in termini di giro d’affari, ma per certi versi resta sempre un teatro del Settecento. Un rapporto commissionato alla società di consulenza McKinsey analizza alcune di quelle problematiche, individuando negli elevati costi del personale e nel apotenziale inespresso di crescita delle entrate», alcuni degli elementi che rischiano di rendere i:precario l’equilibrio economico-finanziario del teatro nel periodo 2012-2015. La gestione Lissner I:estatc scorsa il sovrintendente Lissner fu oggetto di una polemica aspra. Sotto accusa il suo stipendio, che tra benefit e bonus arrivava a più di un milione di euro l’anno di costo. I giornali nemici si sono scatenati sulla “lussuosa berlina” e sulla casa in zona Brera datagli in affitto; lui ha replicato di non aver mai visto tutti quei soldi. Dopo il rinnovo del contratto si è ridotto lo stipendio del 10 per cento, insieme ad altri dirigenti tra cui il maestro Daniel Barenhoim, direttore musicale. Un gesto sollecitato da un Giuliano Pisapia quanto mai in imbarazzo. Lissner ha liquidato come pretestuosa la polemica e invitato ad accantonarla per il bene del teatro. Cosa che ha fatto anche con l’ultima polemica, quella relativa alla prima della stagione in corso. In realtà in questo caso è più difficile liquidare la questione anteponendole il bene dell’istituzione. Scegliere Verdi o Wagner non è un dettaglio. E la decisione di Lissner per il maestro tedesco ha scaldato gli animi di chi già storceva il naso sugli anni della sua gestione. Molte di quelle critiche emergono nel lungo articolo pubblicato in dicembre sul-• *** la rivista Opera House (una sorta di bibbia dei melomani) a funta di Harvey Sachs, il maggior biografo di Toscanini vivente. Ricostruendo la storia del teatro, Sachs sostiene che dopo l’addio di Muti nel 2004 la qualità musicale della Scala è precipitata vistosamente, impallina i cast delle opere definendoli di serie B e solleva molti dubbi sulla valorizzazione della tradizione dell’opera italiana, non propriamente il cavallo di battaglia di un Barenboim che, tra l’altro, ricopre anche il ruolo di direttore musicale alla Staatsoper di Berlino. «Sachs – puntualizza Cella – recepisce solo le opinioni di chi, pur ammettendo che l’aspetto teatrale (regia) è molto più curato e importante. sostiene che quello musicale sarebbe calato di qualità per la scontenti (eufemismo) di questa gestione e avanzare proposte e collaborazioni per riportare la Scala ad essere un tea-tro di eccellenza nel senso in cui lo intendeva Paolo Grassi. non «quello che presenta uno spettacolo eccellente nella stagione ma cento spettacoli eccellenti ogni stagione». Confrontando i numeri dei più importanti teatri italiani e nel mondo. Savini contesta il concetto di alzate di sipario, introdotto da Lissner. «11 numero è aumentato (280 nel 2012), ma comprende anche concerti di beneficienza o altre istituzioni in cui la Scala non ha nessun coinvolgimento artistico e organizzativo. In compenso si sta perdendo la caratteristica di “teatro di stagione”: pochi nuovi allestimenti. molte riprese di vecchie produzioni, numero di prove insufficiente e IN DICEMBRE LA PRIMA DEL BALLETTO È SALTATA: I CORISTI CHIEDEVANO UN COMPENSO AGGIUNTIVO PER CANTARE IN COSTUME E ACCOMPAGNARE CON LA TESTA LA COREOGRAFIA mancanza di un direttore stabile. Dimentica che tutti i più grandi direttori di oggi, compreso Claudio Abbado, sono tornati a lavorare alla Scala dopo molti anni di assenza. Ma Sachs vive negli Stati Uniti e non mi risulta che sia mai venuto alla Scala negli ultimi sette anni». Gli abbonati e la iradielene Chi di certo alla Scala ci passa molto tempo e lo fa da molti anni è Gianbattista Savini, appassionato di opera e abbonato dal 1967. Manager ora in pensione, viene da una famiglia che ha alle spalle tre generazioni di musicisti professionisti e lui stesso ha ottenuto una laurea tardiva in musicologia. Nella sua vita ha visto qualcosa come più di 3 mila rappresentazioni, a Milano e nel mondo, e ora è tra i promotori del costituendo Comitato Abbonati e Frequentatori della Scala. Obiettivo del Comitato è riunire gli ricorso a coproduzioni con altri teatri che assomigliano più a dei noleggi. Il risultato è che spesso noi abbonati abbiamo già visto in altri teatri 3-4 anni fa quello che la Scala mette in scena». Tra opera e balletto gli abbonati sono circa 17 mila. Sono i grandi affezionati, quelli che pagano in anticipo (per la stagione lirica sono circa 2.500 euro) e a scatola chiusa. «Purtroppo – spiega Savini –la cultura della tradizione lirica italiana in questa direzione è totalmente assente. E attenzione perché non si tratta solo del vanto e la specialità per cui la Scala è la Scala, ma anche del 70 per cento del repertorio musicale operistico mondiale». L’altro capitolo problematico è quello di Barenboim, rimproverato di essere troppo poco alla Scala. Ora c’è chi tenie che la questione si ripeta con la sovrintendenza, dato che Lissner prenderà servizio a Parigi a metà del 2015, ma sicuramente non potrà aspettare quel momento per iniziare a mettere la testa sull’Opera. Per questo la nomina del successore è quanto mai urgente. Spetterà al sindaco Pisapia trovare la figura adatta. E dovrà farlo in fretta: l’intenzione è di arrivare alla nomina entro metà 2013. per poi inaugurare un periodo di affiancamento. Sembrano tempi lunghi, ma non è così per i tempi del mondo della cultura internazionale. La Pom[gliaao della lirica Uno dei compiti più delicati del sovrintendente è gestire il rapporto coi sindacati e in particolare con la Cgil che rappresenta la stragrande maggioranza dei lavoratori del Piermarini. altrimenti gli spettacoli si fermano. Con conseguente danno economico e di immagine per il teatro. L’ultima volta è successo lo scorso dicembre quando è saltato il Roméo et Julierte con coreografie di Sasha Waltz che avrebbe dovuto inaugurare la stagione del balletto. A incrociare le braccia sono stati i cantanti del coro, che pretendevano indennità straordinarie per alcune prestazioni ritenute speciali. come dover cantare in costume o accompagnare con la testa alcuni movimenti coreografici. Accompagnamenti che il coro fa anche in misura maggiore negli spettacoli d’opera. ma che il contratto non prevede nel balletto. Cosl Roméo et fuliette è saltato. Niente di nuovo sotto il sole. «Nella storia del teatro – ricorda Savini – ci sono opere saltate perché l’orchestra chiedeva un lavaggio di camicia in più. D’altronde ci sarà un motivo se nell’ambiente il Piermarini viene soprannominato la Pomigliano della lirica. È lo spettacolo di un tesoro prezioso e dal destino appassionante, in cui troppo spesso vanno in scena beghe di potere o rivendicazioni che sembrano ignorare che il mondo, fuori, è cambiato. Se fosse un’opera il libretto sarebbe scritto in italiano, senza dubbio. ***

    Commento di Anonimo — 18 Gennaio 2013 @ 20:56

  7. las 3 proximas las gana. Almereda fuera, Valencia en casa y fuera el Zaragoza. son 9 ptonus para los blancos.Jugar otra cosa en la quiniela Craso error.Volviendo al tema “no hacer lef1a del arbol caeddo” yo paso oledmpicamente de putearlos porque simplemente el madrid no este1 al nivel del Barcelona, Manchester o Chelsea. Sf3lo observar contra quien juega el Barcelona en los cruces y con quien el Madrid, que cualquiera tropieza en copa con un 2aa o 3aa ya que le pasa a todos los primeras, pero queda eliminado a las primeras de cambio en Europa, y ahed es donde se es grande, no en una liga que pertenece a los dos grandes y una vez cada 10 af1os para uno que de9 la sorpresa…El futbol actual es ased.

    Commento di Igor — 11 Luglio 2013 @ 09:04

  8. sportowe fakty f1

    Primarie per il futuro della Scala « Il Sottoscala

    Trackback di sportowe fakty f1 — 28 Novembre 2019 @ 06:30

  9. sport direct posnania

    Primarie per il futuro della Scala « Il Sottoscala

    Trackback di sport direct posnania — 28 Novembre 2019 @ 13:07

  10. sport direct franowo

    Primarie per il futuro della Scala « Il Sottoscala

    Trackback di sport direct franowo — 29 Novembre 2019 @ 08:01

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