Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

11 Febbraio 2013

Come affogare nei debiti una Fondazione Lirico Sinfonica italiana.

Filed under: Articoli stampa,General — Lavoratoriscala @ 01:08

Vi chiederete come mai i teatri lirici italiani, o meglio molti di loro, siano in grandi difficoltà economico gestionali. Non tutti lo sono, beninteso, ma molti si. Come mai?
La risposta è facile: sono gestiti male. La prima responsabilità, è chiaro, è dei tagli indiscriminati che sono stati calati come una mannaia sul settore negli anni del governo Berlusconi, il governo che ha da sempre ritenuto la salvaguardia del nostro patrimonio culturale un inutile fastidio.
Si diceva: i teatri lirici italiani sono un pozzo di sperpero senza fondo. Quindi, anziché rifondarli per ottenere gestioni virtuose, si è deciso di tagliare i finanziamenti senza di fatto cambiare nulla nel loro modello gestionale.
Sin dalla scellerata idea di trasformare i nostri Enti Lirici in Fondazioni di diritto privato (Rutelli-Melandri) si sarebbe dovuto provvedere a un drastico cambio di modello gestionale: budget prefissati, nessuna possibilità di sforamento, adeguamento delle stagioni alle previsioni di introiti economici.
Invece, nulla di tutto questo accadde.
Sapete come potete oggi gestire una Fondazione? Sapete quale è la prassi di gestione da parte di tanti Sovrintendenti? Tenetevi forte.
Le voci da inserire in un bilancio.
Siete il Sovrintendente e avete incontrato ad una cena un assessore (comunale, regionale, provinciale, fate voi). A questa cena voi l’avete convinto che al vostro Teatro servono seicentomila euro in più per garantire una attività di ampio respiro. Il vostro assessore si dice convinto e vi dice che si può fare.
A questo punto, sulla parola, voi inserite nel bilancio preventivo questi seicento mila euro. Ma non è tutto. Programmate la prossima stagione come se quei seicentomila fossero certi e deliberati. Firmate contratti con i fornitori, con gli artisti, con i registi, con i direttori d’orchestra, con i fornitori di scene e costumi. Sulla parola avete inserito tutte le promesse che vi hanno fatto gli assessori, qualche sottosegretario, qualche amico di una fondazione bancaria, magari qualcuno della confcommercio, della associazioni industriali, ecc. ecc.
Voi avrete portato quindi nel bilancio preventivo (poniamo) cifre per qualche milione di euro che, a vostro dire, vi hanno promesso. Nessuno controllerà. Non i revisori, non i consiglieri di amministrazione, non il sindaco Presidente.
Poi succede che inizia la stagione che avete programmato e che nessuna delle somme previste è entrata. L’assessore ha visto la somma non essere accettata dal Bilancio, le Fondazioni Bancarie cambiano i vertici, le associazioni degli industriali rimangono perplesse, qualcuno esce dal cda, magari. Insomma voi vi trovate con una stagione in corso senza nessuna copertura finanziaria. Vi rimangono solo i soldi che vi dà la legge (come era prevedibile). Ma voi avete firmato impegni di spesa per molti ma molti milioni in più.
E allora la prima cosa che fate è non pagare i fornitori. Niente saldo per i laboratori tecnici e scenografici, niente saldo per i noleggi, niente pagamenti per le forniture sartoriali, ecc. ecc.
Poi iniziate a dilazionare tutti i pagamenti con tutti gli artisti (a parte quelli “amici”). Li pagherete l’anno dopo o a sei mesi se vi arriva la tranche ministeriale. Magari segnate le somme promesse che non vi hanno mai dato enti, assessori vari e compagnia bella come crediti vantati dalla Fondazione. È successo. Succede ancora oggi.
Così avete messo gli assessori, le banche e le associazioni varie con le spalle al muro: «Ci devono più di quattro milioni» magari dichiarate ai giornali. E tutti a bestemmiare contro quei cattivoni che non vogliono scucire i cordoni della borsa.
E arriva il secondo anno dove, come il primo, voi programmate una stagione faraonica e principesca, con grandi artisti e grandi allestimenti. tanto per il secondo anno i fornitori vi daranno ancora credito. Poi sono tanti i fornitori nel mondo. Idem per gli artisti. Troverete sempre un artista disposto a venire gratis o ad accettare di essere scritturato con pagamento incerto anche dopo anni. Lo pagherete di più, ma lo trovate. E anche il secondo anno lo fate senza copertura economica. Dal terzo in poi iniziate a dare le colpe del dissesto finanziario alle eccessive spese per i dipendenti. Va molto di moda e fa sempre un populistico effetto.
Questo trucco funziona in genere per tre o quattro anni. Può durare di più se avete coperture politiche che vi permettono, ogni volta che le deiezioni raggiungono il livello degli occhi, di abbassare un pochino il passivo. Basta un decimo del buco che avete fatto finora per andare avanti ancora qualche anno.
Nel mentre i vostri referenti politici vi troveranno qualche altro aggancio per un nuovo incarico in un altro teatro, magari più prestigioso di quello di prima. Voi lascerete il teatro che avete affogato di debiti magari lasciando anche un bel ricordo… (“Ah, però che belle stagioni che ha fatto…”) e andate da un’altra parte a combinare gli stessi disastri.
Tutte le spese accessorie delle cause di mancato pagamento che perderete regolarmente (ovvio: prestazioni già erogate) andranno poi a ingrandire il buco economico le cui conseguenze pagheranno solo i dipendenti.
Aggiungete accordi di impegni di spesa fra teatri stipulati solo sulla parola, assunzioni amministrative inutili inventando ruoli e uffici senza giustificazione reale, ed ecco che il disastro in pochi anni è compiuto.

Il guaio delle Fondazioni che oggi sono nei guai è che vengono gestite in questa maniera.

Nessuno insegue i manager dissoluti chiedendogli indietro i danni che hanno combinato, nessuno vieta ai sovrintendenti di fare stagioni senza copertura economica certa e si continua con lo sfascio.
nessuno di questi manager che vampirizzano i teatri con le loro gestioni tossiche ha mai terminato il suo mandato più povero di quando ha iniziato. Per essere eufemistico.
Questi gestori distruttori di teatri e fondazioni, sono coloro che oggi hanno i curriculum più ragguardevoli, quelli che incutono addirittura rispetto, a chi non conosce la verità.

Ci sono anche Fondazioni virtuose, è inutile dirlo. Ma tutte quelle che soffrono (tante) sono quelle che da tempo vengono saccheggiate da gestori scellerati. E che continuano a rifiutarsi di cambiare modello di management.

Nessuno dei controllori dice mai nulla durante gli scempi, salvo poi urlare e sbraitare contro i lavoratori e gli artisti quando la frittata non si può più nascondere.
Nessuno si rende conto che l’origine dei buchi vertiginosi da decine di milioni di euro pubblici derivano solamente da aver avvallato e programmato attività superiori a quello che i conti avrebbero permesso. È l’attività di direzione artistica, in combutta con la sovrintendenza, ad affossare i teatri. L’irresponsabile perseveranza negli anni nel fare stagioni e allestimenti “grandiosi” e “indimenticabili” senza poterselo permettere.
Tanto poi i manager che gestiscono i teatri, i loro lauti stipendi li hanno sempre assicurati. Altrettanto non si potrà dire per gli stipendi dei dipendenti o per il lavoro svolto da artisti e fornitori. Tutti questi rischieranno molto.
Ecco perché, ve l’ho spiegato.
Dovunque io vada nel mondo da sempre il nome dell’Italia è accostato all’Opera Lirica che rappresenta la parte del nostro patrimonio culturale più conosciuta sul pianeta. È questo il motivo per cui lo Stato ha sempre ritenuto di doverla tutelare, perché è patrimonio identitario dell’Italia nel mondo.
Ma c’è chi approfitta del doveroso sostegno pubblico per gestire malamente e intascarsi soldi a sbafo. E anche molti. La soluzione non è certo smettere di sostenere pubblicamente questo nostro patrimonio così importante. La soluzione è smettere di mettere al governo dei nostri teatri degli incapaci e allontanarli per sempre. Possibilmente a calci nel culo.

Gianluca Floris  

Posted on 10/06/2012 by


 

23 Comments »

  1. Micheli (MiTo) contro Lissner : «Ora il mondo ride della Scala»

    Il finanziere, ex membro del cda del teatro, attacca la gestione del sovrintendente Il sovrintendente alla Scala Stéphane Lissner alla Prima di quest’anno (qui insieme al ministro della Cultura francese Aurelie Filippetti)Il sovrintendente alla Scala Stéphane Lissner alla Prima di quest’anno (qui insieme al ministro della Cultura francese Aurelie Filippetti) MILANO – Una «cordiale conversazione». Dai toni pacati e alti, in fondo si discute di musica e del teatro più importante d’Italia, la Scala. Ma difficilmente parole tanto garbate hanno un effetto così dirompente, ed è il finanziere Francesco Micheli a pronunciarle. Dalla gestione Lissner («nel mondo ci prendono in giro») all’anno verdiano («affidato a maestri non di tripla A»), fino ai direttori: «Allontanati italiani competenti e sostituiti con stranieri, facciamo finta, competenti». IN RADIO – Bombe «micheliane» pronunciate domenica sera ai microfoni di «Musica Maestro», la trasmissione di Radio 24 in onda ogni domenica alle 21. Si parte dall’Italia, «dove l’attenzione per la cultura è molto modesta», si prosegue con il teatro, vittima «di meccanismi di finanziamento strabici». Ma il pensiero va sempre alla Scala: Micheli, grande esperto di musica – è presidente del festival MiTo – ha fatto parte del cda del Piermarini fino allo scorso maggio e non nasconde le preoccupazioni. Soprattutto sul nuovo sovrintendente (Lissner dirigerà dal 2015 l’Opéra di Parigi): «Qualche nome gira, e potrebbe dimezzare gli abbonamenti. Ma alla Scala serve un personaggio di caratura internazionale, non necessariamente uno straniero». Ed ecco lo strale: «Uno dei problemi del Piermarini è non tanto l’internazionalizzazione, quanto l’esterificazione». Soprattutto a danno della lirica: «Cent’anni di direttori, da Toscanini ad Abbado a Muti, hanno creato qualcosa che giovani maestri e grandi talenti di paesi lontani non possono capire». «VERDI PENALIZZATO» – Niente nomi, anche se non è difficile pensare a Barenboim e Harding. Dopo aver ascoltato le note di «Lascia ch’io pianga» di Händel, Micheli aggiunge: «È impossibile che non ci siano italiani in grado di gestire il patrimonio della Scala». Musicale ed economico (110 milioni di euro all’anno). Quanto a Lissner: «Il suo arrivo fu prezioso in una fase difficile, ma dopo due anni avrebbe dovuto lavorare sui problemi veri. E il teatro è diventato oggetto di prese in giro a livello globale, tant’è che la tournée dell’anno verdiano in Cina è stata cancellata».Il bicentenario verdiano, appunto. «I primi titoli, dal Falstaff al Nabucco – analizza Micheli – non stanno andando bene: non si può sbagliare il ] Micheli (MiTo) contro Lissner : «Ora il mondo ride della Scala»
    Il finanziere, ex membro del cda del teatro, attacca la gestione del sovrintendente

    Il sovrintendente alla Scala Stéphane Lissner alla Prima di quest’anno (qui insieme al ministro della Cultura francese Aurelie Filippetti)Il sovrintendente alla Scala Stéphane Lissner alla Prima di quest’anno (qui insieme al ministro della Cultura francese Aurelie Filippetti)
    MILANO – Una «cordiale conversazione». Dai toni pacati e alti, in fondo si discute di musica e del teatro più importante d’Italia, la Scala. Ma difficilmente parole tanto garbate hanno un effetto così dirompente, ed è il finanziere Francesco Micheli a pronunciarle. Dalla gestione Lissner («nel mondo ci prendono in giro») all’anno verdiano («affidato a maestri non di tripla A»), fino ai direttori: «Allontanati italiani competenti e sostituiti con stranieri, facciamo finta, competenti».

    IN RADIO – Bombe «micheliane» pronunciate domenica sera ai microfoni di «Musica Maestro», la trasmissione di Radio 24 in onda ogni domenica alle 21. Si parte dall’Italia, «dove l’attenzione per la cultura è molto modesta», si prosegue con il teatro, vittima «di meccanismi di finanziamento strabici». Ma il pensiero va sempre alla Scala: Micheli, grande esperto di musica – è presidente del festival MiTo – ha fatto parte del cda del Piermarini fino allo scorso maggio e non nasconde le preoccupazioni. Soprattutto sul nuovo sovrintendente (Lissner dirigerà dal 2015 l’Opéra di Parigi): «Qualche nome gira, e potrebbe dimezzare gli abbonamenti. Ma alla Scala serve un personaggio di caratura internazionale, non necessariamente uno straniero». Ed ecco lo strale: «Uno dei problemi del Piermarini è non tanto l’internazionalizzazione, quanto l’esterificazione». Soprattutto a danno della lirica: «Cent’anni di direttori, da Toscanini ad Abbado a Muti, hanno creato qualcosa che giovani maestri e grandi talenti di paesi lontani non possono capire».

    «VERDI PENALIZZATO» – Niente nomi, anche se non è difficile pensare a Barenboim e Harding. Dopo aver ascoltato le note di «Lascia ch’io pianga» di Händel, Micheli aggiunge: «È impossibile che non ci siano italiani in grado di gestire il patrimonio della Scala». Musicale ed economico (110 milioni di euro all’anno). Quanto a Lissner: «Il suo arrivo fu prezioso in una fase difficile, ma dopo due anni avrebbe dovuto lavorare sui problemi veri. E il teatro è diventato oggetto di prese in giro a livello globale, tant’è che la tournée dell’anno verdiano in Cina è stata cancellata».Il bicentenario verdiano, appunto. «I primi titoli, dal Falstaff al Nabucco – analizza Micheli – non stanno andando bene: non si può sbagliare il “Va’ pensiero”, alla Scala non possono succedere queste cose. Sarebbe meglio fare meno Verdi se non lo si vuole affidare a direttori – come si dice nella finanza – di tripla A». Un’ora di conversazione, c’è anche una battuta sul critico musicale del Corriere , Paolo Isotta, cui la Scala ha deciso di chiudere le porte. «Sono brutti aspetti – conclude Micheli – di una gestione che ha dato parecchi esempi di arroganza e poco rispetto per Milano».

    Annachiara Sacchi 11 febbraio 2013 | 12:24

    Commento di Anonimo — 12 Febbraio 2013 @ 23:50

  2. Pubblicate gli statini dei dipendenti per favore. Li vogliamo leggere cari pontificatori sociali finti komunisti. Che tutti sappiano che in Scala gli operai prendono piu’ soldi di integrativo di orchestra e coro. Pubblicate queste cose invece di postare articoli di cui non ne capite nemmeno il significato. Voglio cambiare mansione, perchè faticare tanto a cantare o suonare quando in palcoscenico a piantare chiodi si guadagna di piu’?
    Pubblicate i vostri integrativi tutta Italia li deve vedere.

    Commento di ScetticoJazz — 14 Febbraio 2013 @ 08:03

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    parli di leggende metropolitane.

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