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5 Ottobre 2009

Mercato del lavoro. Le nuove prove per le organizzazioni dei lavoratori

Filed under: Uncategorized — Tag: — Lavoratoriscala @ 11:35

Test Welfare per tutti i sindacati.

"La difesa dell’occupazione non potrà più passare solamente per la contrattazione. E i governi dovranno tenerne conto " *
"Un fenomeno che pare inaudito in Europa. Il sindacato, negli Usa, come nei paesi scandinavi e in Australia, mentre contratta si preoccupa anche del welfare, non statale, ma autogestito dal basso. Perché questo è il nuovo orizzonte: la difesa del lavoro non potrà più passare solo per la contrattazione (e qui i sindacati continuano a essere indispensabili), ma anche per la creazione di nuove forme comunitane di welfare che assumeranno anche forme di nuove unità economiche non capitalistiche. Un esempio?…"   Vedi Articolo completo


di GIULIO SAPELLI Docente di Storia Economica Università di Milano

Il governo sud coreano annuncia misure eccezionali per frenare la forza delle organizzazioni sindacali. Dopo il grande sciopero generale deI 1989, che spezz per sempre l’immagine di una Corea del Sud patria dei tassi salari, questa volontà è im’assoluta novità nel panoaama mondiale. Ma nel contempo è un’eccezione. In Corea a rappresentare i laoratori e la loro volontà di combattere contro le conseguenze della crisi economica mondiale che solo ora iniziano a preoccuparli veramente, sono i sindacati, grandi organizzazioni che, a imitazione dei loro confratelli giapponesi di prima della seconda guerra mondiale, si sono sviluppati con enorme rapidità.

Altrove il panorama è diverso. I lavoratori sono -sì frastagliati quanto mai quanto a tipi di lavoro, dimensione d’impresa, età lavorativa, financo quanto a condizione famigliare (i singie , per esempio, sono sempre pi numerosi e quindi piu disposti a] rischio della lotta e dello scibpero, ma anche all’isolamento). Ma altrettanto lo so- no, frastagliati, nelle forme di protesta contro la crisi. Ma tuttavia protestano perché il lavoro umano è melastico rispetto alla crisi: la persona umana non pu essere fisicamente distrutta. Pu essere certamente mutata nella sua capacità e nella sua competenza.

Ma per cambiare professione, mentalità, luogo di lavoro, occorre tempo, disponibilità estrema al cambiamento, occorrono risorse finanziarie, psicologiche, materiali e immateriali che non sempre sono nell’orizzonte di vita, la profonda e vera vita, dei lavoratori. Per questo essi sono oggi affetti da una sofferenza inaudita, siano o no occupati. Se lo sono temono per il domani, per loro e per le loro famiglie; se sono disoccupati sono distrutti dall’incertezza del futuro e dalla perdita di status. Certo questa tragedia era già nell’aria. Dovevamo prepararci. Viste ora dalla prospettiva della crisi le varie leggi sul lavoro interinale, a tempo, eccetera, che impediscono di farsi una famiglia, financo di realizzare la forza pi potente dell’essere, ossia l’amore, quelle leggi, che non distruggevano fisicamente la persona lavoratrice, ma già la facevano e la fanno moral mente a pezzi, erano Ìe prime nuvole che annunciavano la tempesta del dolore sui lavoratori. Accettate e negoziate dai sindacati in tutto il mondo, i lavoratori, con quelle leggi, rifiutano oggi anche molte delle pratiche sindacali e ne inventano, invece, di nuove.

I più creativi sono, in tutto il mondo, i sindacati di base dei precari, i giovani, senza famiglia alle spalle, con una visione aperta della società del rischio che fa loro non rifiutare completamente la precarietà. Ma un conto è viverla in tempi di crescita economica e un conto è viverla quando c’è la crisi. Allora i] bicchiere della flessibilità è mezzo vuoto e non mezzo pieno e alla varietà lieta si sovrappone l’angoscia tetra e pericolosa per la salute mentale, prima che per il livello di vita materiale.

Gli Usa anche in questo caso si dimostrano il paese pi pluralista e migliore del mondo in cui vi è di tutto: si formano nuovi sindacati più combattivi e di base, si organizzano con l’All Cb gli immigrati e i clandestini.

Un fenomeno che pare inaudito in Europa. Il sindacato, negli Usa, come nei paesi scandinavi e in Australia, mentre contratta si preoccupa anche del welfare, non statale, ma autogestito dal basso. Perché questo è il nuovo orizzonte: la difesa del lavoro non potrà pi passare solo per la contrattazione (e qui i sindacati continuano a essere indispensabili), ma anche per la creazione di nuove forme comunitarie di welfare che assumeranno anche forme di nuove unità economiche non capitalistiche. Un esempio? Le fabbriche autogestite argentine che indicano la giusta via per resistere alla crisi : fai da sé uniti nella lotta e nella costruzione di nuove soggettività attive sui mercati. La difesa dell’occupazione non potrà più passare solamente per la contrattazione. E i governi dovranno tenerne conto *** sono, invece, via per resistere alla crisi.i governi debbono sostenere senza soffocare queste esperienze, invece di attendere sino al giugno del 2010 come farà il G20, per discutere le proposte dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro di Ginevra! Se continueremo nell’indifferenza scoppierà un conflitto diffuso, inedito, che sommergerà molte delle nostre certezze e soprattutto molte delle nostre ignavie.

Corriere della Sera Economia di lunedì 5 ottobre 2009, pagina 11

2 Comments »

  1. risposta CUB  a RDB

    Dalle assemblee ai tribunali borghesi la via per un nuovo soggetto sindacale
     
    L’ordinanza del tribunale (in allegato) appare sconcertante poiché omette completamente di prendere in considerazione tutti gli argomenti addotti dalla difesa della C.U.B.
     
    Infatti, il giudice non spende una sola parola né sulla violazione da parte della RdB dell’obbligo di comportamento secondo correttezza e buona fede, né sull’eccezione di inammissibilità della sospensione stante l’avvenuta integrale esecuzione della delibera impugnata, né sulla situazione di conflitto di interessi in cui si trovavano i membri del coordinamento provenienti dalla RdB, e neppure sulla valutazione comparativa dei contrapposti danni che potevano derivare alle parti dall’accoglimento o dal rigetto della richiesta di sospensione.
     
    La decisione del giudice lascia poi veramente perplessi laddove rileva d’ufficio la presunta nullità della convocazione del coordinamento diramata il 7 aprile 2009 da Tiboni, Montagnoli e Scarinzi; tralasciando ogni considerazione in punto di diritto (e sui contrari precedenti giurisprudenziali ignorati dal giudice), il giudice ha dimenticato il dato essenziale che la convocazione della riunione del coordinamento nazionale è stata decisa dai coordinatori in carica nella loro totalità (al momento non ce ne erano altri).
     
    Il 7 aprile 2009 i signori Leonardi, Antonini e Fascetti erano ancora autosospesi dalla partecipazione alle riunioni dei sei coordinatori, e tale autosospensione è stata revocata dal coordinamento nazionale della RdB solo il successivo 28 aprile.
     
    In ogni caso, la vera e profonda abnormità è costituita dall’atteggiamento di Rdb che afferma con entusiasmo che la “sconfitta giudiziaria” – e quindi, nella sostanza, la decisione del giudice – attesterebbe “la totale carenza di prospettiva” della nostra linea sindacale e la corrispondente validità di un’altra linea, e ciò che stride in questo atteggiamento non è solo il fatto che un vizio di forma nella convocazione dell’assemblea non ha, né può avere, nulla a che vedere con i progetti e le strategie di lotta a difesa dei lavoratori, ma il fatto stesso che si possa immaginare che debba essere un giudice, un giudice dello stato borghese preposto ad applicare la legge dello stato borghese, a stabilire quale “prospettiva” sindacale sia più adatta alla situazione politica e agli interessi dei lavoratori, ci provoca un’irritazione persino maggiori rispetto alla contrarietà per un provvedimento giudiziale che riteniamo incongruo e solo apparentemente motivato.
     
    Perché si è arrivati alla iniziativa giudiziaria da parte di Rdb
     
    I 3 coordinatori della CUB, espressione di RDB, autosospesisi dalla carica da oltre un anno, indicono per maggio 2009 un’assemblea costituente della Cub (come se già non esistesse) con la pretesa che questa, aperta ad altre organizzazioni di base, sia quella propria di questa confederazione, con il chiaro obiettivo di appropriarsi della Cub per affermare il proprio progetto sindacale.
     
    Così RDB parte a propagandare e poi a realizzare per maggio 2009 l’assemblea di questa “nuova” confederazione, forte del fatto che sulla sua scia si sarebbero mosse alcune frange della CUB.
     
    Per meglio portare avanti questo disegno necessitava, però, e urgentemente, paralizzare le iniziative messe in atto dagli altri coordinatori di CUB per salvaguardare la vita dell’organizzazione.
     
    Ed ecco che i 3 coordinatori autosospesi si “dissospendono” non appena i tre coordinatori in carica (al momento non ce ne erano altri e quindi con decisione – checchè ne dirà poi un giudice – assunta dalla loro totalità!) provvedono a convocare la riunione del coordinamento per organizzare l’assemblea ordinaria della CUB come previsto non solo dallo Statuto, ma anche da precise decisioni assunte collettivamente nel precedente mese di dicembre.
     
    Alla riunione del coordinamento, il 6 maggio 2009, intervengono (nonostante il giudice la ritenga mal convocata!) ben 43 componenti del coordinamento su 45.
     
    I componenti il coordinamento di nomina RDB, in massa:
    – si oppongono alla mozione portata avanti dai coordinatori CUB diretta a fissare per i primi di ottobre 2009 l’assemblea congressuale con contestuale riassegnazione della carica dei sei coordinatori che fino ad allora avevano dimostrato di non saper superare le loro divergenze
    – presentano una loro proposta che prevedeva una sostanziale autocritica da parte di tutto il Coordinamento sulle scelte fino ad allora operate perché non in sintonia con RDB e quindi l’inglobamento della assemblea della CUB nell’assemblea costituente del Nuovo Sindacato indetta, solo dai tre autosospesi coordinatori di area RDB.
     
    Ovvia la inaccettabilità di quest’ultima proposta; RDB si dimostra indisponibile a fissare una diversa data dell’assemblea e, pertanto, si passa al voto con il risultato che vede la mozione che fissa finalmente una data per l’assemblea ordinaria della CUB, passare con la maggioranza semplice.
     
    Di lì a poco arriva la diffida, tramite legale, di esponenti RDB rivolta agli altri coordinatori affinché non portino ad esecuzione quella decisioni sul presupposto che, anche per la convocazione dell’assemblea ordinaria, vi sarebbe la necessità della maggioranza qualificata dei 2/3.
     
    Non ci vuole un’aquila per capire che una simile iniziativa, trasformatasi poi, addirittura in una azione giudiziaria, non aveva affatto di mira l’interesse della CUB, ma semplicemente quello di coloro che, preferendo evitare un confronto ed un dibattito in sede congressuale, avevano già deciso di procedere nella loro strada con l’obiettivo di disarticolare la CUB, confidando di poterne riassorbire parti in un diverso organismo su cui RDB, ovviamente, manterrà l’egemonia.
     
    Ed ecco che, per impedire i congressi, prima, di CUB Trasporti e, poi, dell’intera CUB, RDB affida le questioni ai tribunali di questo paese giocando col bilancino sul rispetto delle norme formali.
     
    Ad agosto i funzionari di RDB hanno, infatti perso, quella volta in silenzio, la loro causa d’urgenza contro Cub Trasporti., e subito dopo (quanto grande era il loro interesse alla vita di questa organizzazione e quanto strumentale la loro iniziativa!) hanno comunicato la loro fuoriuscita da essa, senza neppure aspettare il giudizio di merito.
     
    Oggi, strombazzano come vittoria il fatto che, nella seconda causa d’urgenza promossa, questa volta, addirittura per impedire l’effettuazione della Ia IIl Assemblea Nazionale della CUB, un altro giudice avrebbe rinvenuto vizi nelle relative delibere perché non sarebbero state approvate con la maggioranza dei 2/3 da lui ritenuta quella prevista dallo Statuto.
     
    Questo giudice, senza neppure esaminare se l’interesse di RDB a bloccare il l’Assemblea Nazionale fosse effettivamente meritevole di tutela, ha, così, ritenuto che anche per la semplice convocazione di una assemblea obbligatoria per la nostra confederazione sia necessario raggiungere una maggioranza dei 2/3 dei componenti il coordinamento, una maggioranza, nel nostro caso ovviamente difficile da raggiungere se i 15 componenti il coordinamento di RDB sui 45 complessivi continuano a mantenersi indisponibili a fissare una data per l’assemblea della CUB.
     
    Ed ecco il risultato così assurdo che sta sotto quanto proclama RDB nei suoi comunicati, sventolando come suo vessillo l’ordinanza del giudice: senza il nostro assenso la CUB non può indire la propria assemblea generale!
     
    Che tipo di sindacato vuole costruire chi preferisce spostare il terreno del confronto dal piano dell’assemblea a quello dei tribunali borghesi affidando la soluzione delle divergenze proprio agli organi di quello stato che è, oggi più che mai, espressione degli interessi antagonisti alle classi che noi avremmo la pretesa di rappresentare?.
     
    Milano 6 Ottobre 2009 Walter Montagnoli- Cosimo Scarinzi- Tiboni P.GiorgioDalle assemblee ai tribunali borghesi la via per un nuovo soggetto sindacale
     
    L’ordinanza del tribunale (in allegato) appare sconcertante poiché omette completamente di prendere in considerazione tutti gli argomenti addotti dalla difesa della C.U.B.
    <p …

    Commento di AutoOrgScala — 9 Ottobre 2009 @ 13:47

  2. pasangiklanboss.com

    Mercato del lavoro. Le nuove prove per le organizzazioni dei lavoratori « Il Sottoscala

    Trackback di pasangiklanboss.com — 24 Dicembre 2019 @ 06:42

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