Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

29 Ottobre 2009

Tutino, escludere la Scala dalla contrattazione nazionale. Sì di Lissner. Se i pochi fondi per lo spettacolo non bastano ma

Filed under: Uncategorized — Tag: — Lavoratoriscala @ 16:39

BOLOGNA – 29 OTTOBRE – "Escludere il Teatro alla Scala dal sistema di contrattazione nazionale. Un po’ come tenere la Fiat fuori dal contratto dei metalmeccanici". E’ la tesi di Marco Tutino (foto, con Sergio Cofferati), sovrintendente del Comunale di Bologna e presidente dell’Anfols, riportata oggi dal quotidiano Il Giorno. E la Scala non sembra tirarsi indietro.

Tutino parla del teatro milanese come di "un elemento disomogeneo" che rende "malato tutto il sistema e impedisce contrattazioni sane".

"Tutto il sistema è ‘scalocentrico’ – continua Tutino – a partire dalla legge che ha trasformato gli enti lirici in fondazioni, fatta su misura per la Scala, ma che ha penalizzato tutti gli altri". E precisa: "E’ penalizzante per la Scala e per gli altri dover essere compresi in un insieme di regole che la e ci costringono a un confronto impietoso, che ogni volta nel peggiore dei casi ci trascina verso una problematica che noi non possiamo affrontare. Nel migliore dei casi ci costringe invece ad avere delle logiche di sistema penalizzanti".

Questa, secondo Tutino, una delle ragioni per cui non si riesce a firmare il rinnovo del contratto di lavoro. La soluzione, dunque, può essere quella di escludere la Scala dalla contrattazione nazionale. "Credo sia un bene per tutti fare questo passo – conclude Tutino -, un bene per i lavoratori ma anche per il sistema delle fondazioni italiane che deve riformarsi. Ed è evidente che questa riforma passa anche attraverso questo tipo di operazione".

E la prima risposta dal teatro milanese è positiva: "In realtà questa è una cosa che la Scala dice da tempo – ricorda il sovrintendente Lissner – nel senso che siamo l’unico teatro in cui in qualche modo funziona l’invito alla privatizzazione". 

Se i pochi fondi per lo spettacolo non bastano mai

Tra un atto e l’altro delle opere serie italiane c’era una volta l’intermezzo buffo. Qui, tra la serissima rivendicazione sindacale e la serissima prima della Scala del 7 dicembre, tra le cause in corso dei precari e la furia erotica e liberatoria di Carmen, c’è una scenetta che, ripetendosi, ogni anno, ha qualcosa di comico

Milano, 28 ottobre 2009 – Tra un atto e l’altro delle opere serie italiane c’era una volta l’intermezzo buffo. Qui, tra la serissima rivendicazione sindacale e la serissima prima della Scala del 7 dicembre, tra le cause in corso dei precari e la furia erotica e liberatoria di Carmen, c’è una scenetta che, ripetendosi, ogni anno, ha qualcosa di comico. O tragicomico, se preferite.

L’arte è pronta, le pellicce anche, però forse non si va in scena. Invece no, poi si va in scena. Si firma, si promette, si rimanda, si ripromette. Il fatto è che i soldi sono sempre quelli, non di un vizioso e avaro Pantalone, ma di un Ministero che fa i conti con le scelte economiche complessive del governo. Come pensiamo la cultura? Come l’arte, il cinema, il teatro, il costosissimo Teatro d’Opera? La coperta non è corta, se dividiamo i soldi per settori, che in fondo è la cosa più onesta per capire. E’ un asciugamano.

Qualche giorno fa, mentre i delegati sindacali erano a Roma a chiedere il rispetto degli accordi del 2008, all’Auditorium della Festa del Cinema hanno fatto a baionettate l’attore Luca Barbareschi e lo sceneggiatore Stefano Rulli, il delegato di governo e l’associazione Centoautori. Ciascuno si attribuiva il merito di aver costretto il ministro a sborsare i 60 milioni per il Fus. Rulli: "Merito delle nostre continue manifestazioni". Barbareschi: "Merito del mio pomeriggio di litigio con Tremonti". E i soldi non bastano. Non è chiaro chi "gode" in questo caso.

Silvio Danese
Il Giorno

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  1. Prendo questo articolo ad esempio per alcune riflessioni :
    1) Intanto quale sia la ragione per cui si paragona chi lavora in un’orchestra o in un coro a chi lavora, pur con rispetto parlando, alla catena di montaggio mi è difficile comprenderlo.
    Poi credo che Tutino , già compositore di dubbio valore artistico, NON sia da paragonare in quanto Sovrintendente di un teatro a chi , come capitano d’industria o manager di una fabbrica metalmeccanica , rischia e investe I CAPITALI PROPRI E DELLA SUA FAMIGLIA nell’azienda per cui è ovvio che in quel caso la contrattazione del lavoro ha delle sensibili motivazioni in relazione a cio’. Il Signor Tutino che si si sente tanto "manager" dovrebbe ricordarsi che è stato messo lì dalla politica e finora di suo non ha ancora rischiato un bel niente.
    Costui si permette di insultare chi , meritocraticamente grazie ad un concorso internazionale vinto , con fatica e sacrificio continua a lavorare nel teatro che LUI amministra con stipendi da miseria.
    Ho tra le mani il "masterplan" fatto da questo signore e dai suoi fiduciari …..per salvare il teatro di Bologna dal deficit…denominato : Piano Aziendale 2009-2011…tra i vari provvedimenti futuri circa la riorganizzazione funzionale del personale amministrativo si legge:
    "Organigramma con piu’ funzioni in line con il sovrintendente" ….vorrei chiedere al Signor Tutino se da bravo manager poi le paga di tasca sua queste funzioni "in-line" ???
    …della serie, si fanno tanti bei discorsoni …cambia il vento , basta con gli sprechi, paga pantalone ecc ecc…ecco qua..cambiato il vento e subito pronto il nuovo valzer dei dirigenti!
    …Questo è un esempio che  dovrebbe tenere presente CHI  parla di "malagestione" dei teatri e auspica la chiusura degli stessi. Eppure il signor Tutino è stato messo in quel ruolo dal Ministro stesso o no? Quindi è vero o non è vero che è la politica stessa , questa politica, a fare i disastri nei teatri salvo poi lavandosene le mani con i tagli che fanno solo carne di porco delle orchestre e dei cori?

    2) Fa sorridere sentir dire che "tutto il sistema è scalocentrico" …magari! Il "mirabile" teatro alla Scala macina da solo 40 milioni l’anno di contributi statali. Quasi il quadruplo del Carlo Felice e pressochè il doppio di molti altri teatri italiani in cambio di spettacoli che NON SEMPRE sono di livello superiore agli altri teatri. Alla faccia dell’ "invito alla privatizzazione" !!!!
    La legge sulle Fondazioni è vero che fu fatta per la Scala, avrebbe dovuto garantire al teatro Milanese un maggior apporto di capitali privati. Purtroppo si rivelo’ un fiasco si dall’inizio e negli anni seguenti lo Stato fu costretto a rifinanziare il teatro. E’ chiaro che gli altri teatri, vedendo spendere tutti quei soldi nel teatro milanese, protestarono e chiesero pure loro un adeguamento. Quindi l’errore fu proprio quello di fare una LEGGE SPECIFICA per il Teatro alla Scala escludendola dalla contrattazione nazionale a seguito di una probabile privatizzazione…… cosa che successivamente porto’ tutti gli altri teatri a seguirla nello stesso baratro.

    Già ma da adesso il "sommo" Tutino ha deciso che in Scala si fa musica..nel resto dei teatri italiani invece si è o dei parassiti o degli operai che devono stare alla catena di montaggio .

    Sempre per la serie : "Confrontiamoci con gli altri teatri europei"… macchè! In Italia ci si confronta con l’Alitalia e con la Fiat ..senza pero’ avere i loro manager!

    Commento di anonimo — 30 Ottobre 2009 @ 12:10

  2. ragazzi non mettiamo la testa sotto la sabbia sempre!….. la scala e’ la scala  a volte e’ stata usata dai vari governi come apripista ai loro loschi affari……. ci tocca qualcosa, o devo pensare sempre a tutte le altre realta’ con la scusa che son di sinistra!…..   calma noi lavoriamo molto … l’unica pecca e’ lo spreco dei materiali e la mancanza di considerazione delle risorse che ci sono all’interno dei nostri laboratori e la spartizione del premio produzione in modo imbarazzante….. voglio il nostro integrativo …. e il paragone con la fiat e’ fuori luogo….. la cassa integrazione della fiat ha eroso in passato le casse dell’imps e essendoci alle spalle una "famiglia" il cui tenore di vita non e’ cambiato, mi dissocio dal paragone 
    POSSO PER UNA VOLTA PENSARE A ME STESSA!   non ho fatto voto di poverta castita’…………….

    Commento di anonimo — 1 Novembre 2009 @ 22:18

  3. Nessuno qua ha scelto di essere povero…ma possibile che VOI maciniate migliaia di euro al mese  (anche giustamente meritati, per carità) e NOI  ,se ci tagliano l’integrativo, si debba fare la fame con 1000 euro al mese,   solo perchè non lavoriamo alla Scala di  Milano ??? Guardate che la vita è cara dappertutto eh?

    Commento di anonimo — 5 Novembre 2009 @ 18:16

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