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21 Aprile 2010

Schema di decreto legge recanti disposizioni urgenti in materia di spettacolo e attività culturali- Settore Lirico Sinfonico

Filed under: Uncategorized — Tag: — Lavoratoriscala @ 19:12

schema di decreto disposizioni urgenti in materia di spettacolo
 schema di decreto

Dati Fondazioni Lirico-Sinfoniche
(documento in formato pdf,peso413Kb)

Il decreto al Quirinale. Apportate modifiche. Bilanci fondazioni on line

21 APRILE 2010 – E' stato trasmesso nel tardo pomeriggio di ieri al Quirinale il decreto di riforma delle fondazioni liriche che potrebbe essere firmato oggi dal capo dello Stato. Intanto, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi annuncia che da oggi saranno on line sul sito del ministero i dati economici delle 14 fondazioni italiane, "dati – dice il ministro – che i cittadini devono conoscere per rendersi conto dell'urgenza e della opportunità del provvedimento".

Modifiche anche importanti al testo del decreto sarebbero state apportate sia nel corso del consiglio dei ministri di venerdì 16 aprile, che lo ha aprovato, sia successivamente, dagli uffici della presidenza del consiglio e dei ministeri dell'Economia e dei Beni culturali, su disposizione dello stesso Cdm .

L'attuale decreto si comporrebbe di sette articoli, "molto più stringente", viene fatto notare, rispetto a tante precedenti versioni. Il testo è diviso in più argomenti, tra i quali le disposizioni in materia di personale, quelle che riguardano le attività culturali, il riordino dell'Imaie, e la normativa specificamente relativa al riordino generale del settore lirico sinfonico.

Nell'ultimo testo non sarebbero previste situazioni particolari per la Scala  e Santa Cecilia, allo scopo di superare le polemiche sorte intorno alle "classifiche" tra le fondazioni. Resterebbe invece immodificata la l'età pensionabile dei ballerini, che il decreto fissa per uomini e donne al compimento dei 45 anni d'eta. Nel testo ci sarebbero anche nuove procedure per arrivare ad un contratto nazionale di lavoro del settore in tempi brevi, demandando la trattativa all'Aran. Sarebbero inoltre previste decurtazioni sugli integrativi e norme restrittive sull'esclusività delle prestazioni.

"Più lo leggiamo questo decreto e più vediamo che si tratta di un provvedimento parziale che non ha un profilo riformatore ed è solo un accanimento rispetto all'elemento lavoro", commenta per la Cgil Silvano Conti, che fa riferimento a uno dei testi non ufficiali che girano in questi giorni.

Proprio su questo clima di incertezza è intervenuto il deputato Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, che ha chiesto alla presidente della commissione cultura della Camera, Valentina Aprea, di intervenire con il governo perché faccia conoscere alle Camere il testo ufficiale del provvedimento. 

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  1. 21 aprile 20010   IL SOLE24ORE.COM

    Per gli enti lirici conti in ripresa
    L'Opera di Roma (-6,3 milioni), il Comunale di Bologna (-2,4) e il Maggio fiorentino (-2,8) sono in perdita. Va meglio alla Scala (grazie ai contributi garantiti dai privati), al Petruzzelli, al San Carlo di Napoli e al Verdi di Trieste che sono in pareggio. Conti in attivo invece per il Carlo Felice di Genova (6,1 milioni), il Massimo di Palermo (1,9 milioni), l'Arena di Verona (743 mila euro) e il Lirico di Cagliari (27 mila). I dati emergono dai pre-consuntivi 2009 delle 14 fondazioni lirico-sinfoniche italiane, resi pubblici dal ministero dei Beni culturali. Decisamente incoraggianti i bilanci preventivi per il 2010, con tutti gli enti che stimano una situazione di parità o di moderato attivo, a eccezione del Comunale di Bologna (la perdita preventivata è 2,5 milioni) e del Maggio fiorentino (-1,7), cui va ad aggiungersi l'Accademia di Santa Cecilia (circa tre milioni il passivo previsto).Se i numeri dei preconsuntivi fossero confermati, si tratterebbe di una consistente inversione di tendenza, visto che a fronte di oltre 240 milioni erogati dallo stato il passivo risulta attualmente di "soli" due milioni e mezzo di euro (nel 2008 erano 32,5). Rispetto al precedente esercizio Firenze, Bologna e l'Opera di Roma hanno dimezzato i passivi, il Massimo ha addirittura raddoppiato i ricavi e gli altri hanno più o meno mantenuto le stesse posizioni. Da sottolineare il progresso del Carlo Felice, passato da undici milioni di "rosso" a sei milioni di utile nonostante un taglio di finanziamenti di un milione e mezzo di euro (da 15,6 nel 2008 a 14 nel 2009). Tuttavia se i bilanci migliorano, l'autosufficienza è ancora lontana: il totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni raggiunge i 114 milioni. La principale voce di spesa resta il costo del personale, che ormai neppure il complesso dei finanziamenti dello Stato (fondi fus, più contributi straordinari e leggi ad hoc) è in grado di coprire. Nel migliore dei casi, nel 2008 (ultimi dati disponibili) i fondi pubblici sono arrivati a colmare l'80 per cento di queste "spese vive" e in alcune circostanze (è il caso dell'Opera di Roma), non sono arrivati neppure alla metà.Anche per quanto riguarda i contributi dai privati, in pochi hanno saputo sfruttare quel meccanismo di reperimento di fondi sul mercato che era alla base della legge di riforma del 1998. La Scala mostra di essere un'eccezione, con i suoi 15 milioni raccolti nel 2008 (contro i 10 concessi dagli enti locali di comune, provincia e regione e i 37,2 dello stato). Buona anche la situazione di Santa Cecilia (6,8 milioni la quota ottenuta dagli sponsor) e San Carlo (cinque milioni), mentre le altre fondazioni oscillano attorno ai due milioni. (S.U.)

    Commento di AutoOrgScala — 22 Aprile 2010 @ 12:18

  2. 21 aprile 20010   IL SOLE24ORE.COM

    Per gli enti lirici conti in ripresa
    L'Opera di Roma (-6,3 milioni), il Comunale di Bologna (-2,4) e il Maggio fiorentino (-2,8) sono in perdita. Va meglio alla Scala (grazie ai contributi garantiti dai privati), al Petruzzelli, al San Carlo di Napoli e al Verdi di Trieste che sono in pareggio. Conti in attivo invece per il Carlo Felice di Genova (6,1 milioni), il Massimo di Palermo (1,9 milioni), l'Arena di Verona (743 mila euro) e il Lirico di Cagliari (27 mila). I dati emergono dai pre-consuntivi 2009 delle 14 fondazioni lirico-sinfoniche italiane, resi pubblici dal ministero dei Beni culturali. Decisamente incoraggianti i bilanci preventivi per il 2010, con tutti gli enti che stimano una situazione di parità o di moderato attivo, a eccezione del Comunale di Bologna (la perdita preventivata è 2,5 milioni) e del Maggio fiorentino (-1,7), cui va ad aggiungersi l'Accademia di Santa Cecilia (circa tre milioni il passivo previsto).Se i numeri dei preconsuntivi fossero confermati, si tratterebbe di una consistente inversione di tendenza, visto che a fronte di oltre 240 milioni erogati dallo stato il passivo risulta attualmente di "soli" due milioni e mezzo di euro (nel 2008 erano 32,5). Rispetto al precedente esercizio Firenze, Bologna e l'Opera di Roma hanno dimezzato i passivi, il Massimo ha addirittura raddoppiato i ricavi e gli altri hanno più o meno mantenuto le stesse posizioni. Da sottolineare il progresso del Carlo Felice, passato da undici milioni di "rosso" a sei milioni di utile nonostante un taglio di finanziamenti di un milione e mezzo di euro (da 15,6 nel 2008 a 14 nel 2009). Tuttavia se i bilanci migliorano, l'autosufficienza è ancora lontana: il totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni raggiunge i 114 milioni. La principale voce di spesa resta il costo del personale, che ormai neppure il complesso dei finanziamenti dello Stato (fondi fus, più contributi straordinari e leggi ad hoc) è in grado di coprire. Nel migliore dei casi, nel 2008 (ultimi dati disponibili) i fondi pubblici sono arrivati a colmare l'80 per cento di queste "spese vive" e in alcune circostanze (è il caso dell'Opera di Roma), non sono arrivati neppure alla metà.Anche per quanto riguarda i contributi dai privati, in pochi hanno saputo sfruttare quel meccanismo di reperimento di fondi sul mercato che era alla base della legge di riforma del 1998. La Scala mostra di essere un'eccezione, con i suoi 15 milioni raccolti nel 2008 (contro i 10 concessi dagli enti locali di comune, provincia e regione e i 37,2 dello stato). Buona anche la situazione di Santa Cecilia (6,8 milioni la quota ottenuta dagli sponsor) e San Carlo (cinque milioni), mentre le altre fondazioni oscillano attorno ai due milioni. (S.U.)

    Commento di AutoOrgScala — 22 Aprile 2010 @ 12:18

  3. ROMA – 22 APRILE 2010 – Il consiglio superiore dei Beni culturali mette sotto controllo Arcus. L'organo consultivo del Collegio romano – scrive oggi il quotidiano La Repubblica – interverrà nella definizione delle linee strategiche della spa interministeriale (Economia, Infrastrutture, Beni culturali) al centro delle critiche per sprechi, clientelismo e finanziamenti a pioggia sul patrimonio artistico italiano. È questo uno dei punti della mozione votata all'unanimità dopo l'audizione del dg di Arcus Ettore Pietrabissa (foto). La lista dei monumenti da salvare – 208 per il triennio 2010-2012 con 200milioni – in futuro sarà monitorata anche attraverso la costituzione di una "cabina di regia" che verificherà i progetti selezionati per riferirne al presidente Andrea Carandini e agli altri componenti del consiglio superiore, di cui fa parte Gianfranco Cerasoli: «Chiediamo inoltre – dice il segretario della Uil Beni culturali – che venga estesa non solo agli stanziamenti sulle "infrastrutture" la norma del prelievo del 3% che serve a finanziare interventi per il patrimonio e la cultura italiani». E rivela: «Il ministero ha un "tesoretto" di circa 118 milioni di fondi Arcus che arrivano dai programmi del 2008 e 2009. Chiedo che, seguendo l'indicazione di Bondi, buona parte di quei soldi venga affidata alle soprintendenze abruzzesi per la ricostruzione dei centri storici colpiti dal terremoto». vedi questo nostro post

    LE SOCIETÀ A DELINQUERE E LA CULTURA SCULTURA(TA)
    http://lavoratoriscala.splinder.com/post/22330068#comment

    Commento di AutoOrgScala — 22 Aprile 2010 @ 12:29

  4. ROMA – 22 APRILE 2010 – Il consiglio superiore dei Beni culturali mette sotto controllo Arcus. L'organo consultivo del Collegio romano – scrive oggi il quotidiano La Repubblica – interverrà nella definizione delle linee strategiche della spa interministeriale (Economia, Infrastrutture, Beni culturali) al centro delle critiche per sprechi, clientelismo e finanziamenti a pioggia sul patrimonio artistico italiano. È questo uno dei punti della mozione votata all'unanimità dopo l'audizione del dg di Arcus Ettore Pietrabissa (foto). La lista dei monumenti da salvare – 208 per il triennio 2010-2012 con 200milioni – in futuro sarà monitorata anche attraverso la costituzione di una "cabina di regia" che verificherà i progetti selezionati per riferirne al presidente Andrea Carandini e agli altri componenti del consiglio superiore, di cui fa parte Gianfranco Cerasoli: «Chiediamo inoltre – dice il segretario della Uil Beni culturali – che venga estesa non solo agli stanziamenti sulle "infrastrutture" la norma del prelievo del 3% che serve a finanziare interventi per il patrimonio e la cultura italiani». E rivela: «Il ministero ha un "tesoretto" di circa 118 milioni di fondi Arcus che arrivano dai programmi del 2008 e 2009. Chiedo che, seguendo l'indicazione di Bondi, buona parte di quei soldi venga affidata alle soprintendenze abruzzesi per la ricostruzione dei centri storici colpiti dal terremoto». vedi questo nostro post

    LE SOCIETÀ A DELINQUERE E LA CULTURA SCULTURA(TA)
    http://lavoratoriscala.splinder.com/post/22330068#comment

    Commento di AutoOrgScala — 22 Aprile 2010 @ 12:29

  5. Forse non è coerente con l'argomento del post ,o forse ha qualche seppur lontana aderenza, ma mi chiedo:non è  ridicolo"del resto non dico"che il più  famoso teatro del mondo emetta dei biglietti per i concerti di canto,quelli per intenderci dove si esibisce una Waltraud  Meier,tanto per fare un nome,con la stampigliatura:"Concerto musica  leggera"?Un dettaglio,naturalmente;proprio là dove si annida il diavolo .

    Commento di anonimo — 22 Aprile 2010 @ 13:51

  6. 22/4/2010 (7:52)       la stampa .it – CAMBIA DI NUOVO IL TESTO ALLA FIRMA DI NAPOLITANO

    Via dal decreto la "promozione" per Scala e Santa Cecilia

    ALBERTO MATTIOLI
    Sparisce dal decreto-legge sugli scassatissimi teatri d’opera italiani la promozione per Scala e Santa Cecilia. Detta e fatta, invece, l’altra iniziativa del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi. Criticando chi criticava la sua riforma, Bondi aveva annunciato che, per dimostrare che la riforma s’ha da fare, avrebbe pubblicato sul sito del ministero i conti di quelle che, dalla sciagurata riforma Veltroni del ‘96, si chiamano «fondazioni lirico-sinfoniche». Pubblichiamo sopra i dati di cinque anni (dal 2004 al 2008 compreso) in profondo rosso per quasi tutti. Va però aggiunto che i preconsuntivi del 2009 sono un po’ meglio (però vanno male Bologna e Firenze e malissimo l’Opera di Roma), quelli preventivi del 2010 idem (in rosso ancora Bologna e Maggio, più Santa Cecilia) anche se molti pareggi saranno ottenuti riducendo l’attività al di sotto della decenza quantitativa, e non parliamo della qualità. Complessivamente in calo, da 479 milioni di euro e rotti a 413, il patrimonio netto delle fondazioni e sempre inquietante l’interesse passivo sul loro indebitamento: nel 2008, quasi 10 milioni («brillano», si fa per dire, Napoli, Palermo e Genova, grazie a gestioni passate catastrofiche).Intanto, in (voluta?) contemporaneità con le polemiche, il CdA della Scala ha approvato il bilancio 2009, il quinto di fila in pareggio o in attivo, con un aumento anche del patrimonio netto. Due dati, in particolare, sono eccellenti e bisognerà darne atto a Stéphane Lissner: le alzate di sipario erano 200 del 2004 e sono state 319 del 2009 e, dei 500 mila spettatori totali, quasi 100 mila hanno meno di 30 anni.Come dire che la peculiarità della Scala (e di Santa Cecilia, per altre ragioni) c’è già. Ma il «particolare interesse nazionale» dei magnifici due, annunciato da Bondi e presente (articolo 1, comma f) nella bozza del decreto che da giorni circola nelle redazioni dei giornali e nelle sedi dei sindacati, è sparito dal testo andato alla firma del Presidente della Repubblica. I bonzi del ministero spiegano che nel decreto c’è solo «la possibilità di riconoscere diversi gradi di autonomia delle fondazioni», ma che di nomi non se ne fanno proprio. Insomma, in questo caso il detto non è stato fatto. Ma, si fa sempre notare al ministero, è l’intero decreto a essere stato «asciugato».Resta il sospetto che sull’uso del phon abbiano influito le reazioni furibonde dei non magnifici dodici (le fondazioni, da quando si è aggiunto il risorto Petruzzelli, sono in tutto 14), con la protesta guidata soprattutto da Firenze. In realtà ognuno difende il suo orticello, anche quelli palesemente indifendibili. Però sono soprattutto i sindacati a guidare la rivolta contro un decreto che, peraltro, finora nessuno ha letto nella sua veste definitiva ma che, si sa già, prevederà massicci tagli agli integrativi, dunque alle buste paga. Domani scenderanno in campo i lavoratori della Scala in assemblea contro un provvedimento che, dicono, porta «un sacco di danni e nessun beneficio». E fanno già sapere di essere «incavolati neri».

    Commento di anonimo — 22 Aprile 2010 @ 14:34

  7. nessuno parla di un articolo che toglie di fatto le graduatorie d anzianità per i precari.a verona siamo circa 400 che non mi sembrano pochi.dopo aver fatto tre audizioni consecutive e tre periodi lavorativi consecutivi questo decredto toglie un diritto sacrosanto ai lavoratori precari e cioè il diritto all anzianità.lo trovo davvero amorale

    cristian bonnes

    Commento di anonimo — 22 Aprile 2010 @ 18:19

  8. “Il decreto della discordia. La lirica sulle barricate”, di Luca Del Fra

    Commento di anonimo — 22 Aprile 2010 @ 18:22

  9. “Il decreto della discordia. La lirica sulle barricate”, di Luca Del Fra

    Commento di anonimo — 22 Aprile 2010 @ 18:22

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