Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

10 Maggio 2010

Gli appalti e la cricca Bondi- Bertolaso, le accuse di aver favorito i costruttori legati all'inchiesta sui Grandi eventi

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Corriere della Sera.it
Bondi respinge le accuse di aver favorito i costruttori legati all'inchiesta sui Grandi eventi Leggi ancora
Redazione online-09 maggio 2010

LE CARTE DELL'INCHIESTA- Il cognato, Anemone e l'appalto
per gli Uffizi all'ingegnere-coiffeur

Corriere della Sera.itBondi lo scelse come direttore del restauro
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09 maggio 2010

16 Comments »

  1. Enti lirici. Cosa cambia col decreto
    La versione definitiva del decreto legge con il quale il governo intende riformare il sistema degli attuali 14 enti lirici ha tenuto conto dei rilievi effettuati dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, prima di apporre la propria firma al provvedimento, entrato in vigore subito dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni, pena decadenza. Solo dopo la conversione in legge saranno approvati uno o più Regolamenti che provvederanno alla "revisione dell'attuale assetto ordina mentale e organizzativo delle fondazioni lirico-sinfoniche". Il ministro della Cultura, Sandro Bondi, incontrerà giovedì 6 maggio i sindacati, in ossequio a una specifica richiesta avanzata dal Presidente della Repubblica. I lavoratori della lirica, prima ancora di scendere nel dettaglio del provvedimento, ne hanno contestato la natura. Normare per decreto, è la loro tesi, quando da anni viene sollecitata un'organica riforma del settore, non è la strada giusta per giungere a risultati equilibrati e duraturi. Va però aggiunto che, a parte qualche lodevole eccezione, quasi tutti gli enti lirici soffrono di un indebitamento crescente, acuito dai tagli operati dal governo al Fondo unico per lo spettacolo, una buona parte del quale viene tradizionalmente assorbito proprio dalla lirica. Sullo sfondo si staglia il sostanziale fallimento della legge di riforma del 1996 (patrocinata dall'allora ministro della Cultura, Walter Veltroni), che avrebbe dovuto facilitare la partecipazione dei privati nel finanziamento e nella gestione degli enti lirici. Anche dopo le correzioni apportate al testo del decreto, i sindacati della lirica hanno mantenuto la propria sostanziale contrarietà al provvedimento, a partire dalla denuncia del blocco del turnover e dei concorsi fino a tutto il 2012 (con l'eccezione di professionalità di "altissimo livello", necessarie per la copertura di ruoli di "primaria importanza indispensabili per l'attività produttiva"). Dopo il 2012 ogni assunzione a tempo indeterminato dovrà comunque essere autorizzata dal Ministero, che fisserà anche il numero massimo di contratti a tempo determinato ascrivibili alla gestione annuale dell'ente. Un altro tasto sensibile è rappresentato dalla riduzione del 50% del contratto integrativo, nel caso in cui non si giunga entro un anno alla firma del nuovo contratto nazionale, che di fatto manca dal 2003. Una misura che molti lavoratori ritengono vessatoria perché l'integrativo rappresenta una quota non indifferente dei loro stipendi. Infine, viene modificato l'iter di approvazione del contratto nazionale, prevedendo l'intervento dell'Aran (l'agenzia dello Stato che lo rappresenta nei rinnovi contrattuali del settore pubblico) in una trattativa che fino ad ora vedeva coinvolte unicamente le diverse sigle sindacali da un lato e l'Anfols (rappresentante le Fondazioni liriche) dall'altro. Il vero "giallo" legato alla gestazione del decreto è però quello legato all'autonomia degli enti lirici. Nella prima versione del decreto Bondi, venivano infatti espressamente indicati la Scala e l'Accademia di Santa Cecilia come unici enti di livello "nazionale". Nella versione conclusiva, controfirmata da Napolitano, questo esplicito riferimento viene a cadere, ma rimane il sostanziale legame con i principi di "efficienza, economicità, corretta gestione e imprenditorialità" che costituiscono le precondizioni per avere accesso a un nuovo sistema di elargizione dei fondi pubblici. Al momento, tuttavia, solo la Scala può vantare allo stesso tempo un sostanziale pareggio dei conti e la massiccia presenza di soggetti privati in funzione di co-finanziatori. È questo il modello al quale, in teoria, tutte le Fondazioni liriche dovranno tendere in futuro per acquisire la tanto agognata autonomia economica e finanziaria. Una prospettiva oggettivamente ardua da inverarsi, per motivi che tutti gli appassionati conoscono, a partire dai costi di allestimento, al cast, allo scarso numero di repliche programmabili e soprattutto al diverso appeal nazionale e internazionale di cui godono i teatri d'opera nei riguardi del mondo imprenditoriale privato. Non è un caso – ed è comprensibile che sia così – che solo il Cda della Scala assomigli oggi a uno dei quei "salotti buoni" in cui si fanno e disfano i destini economico-finanziari del Paese. E poi c'è un dato, che pesa come un macigno su tutta la materia: il fatto che il nostro Paese destini alla cultura non più dello 0,30% del suo Prodotto interno lordo (ripetiamo: meno di un terzo di un punto percentuale). Con buona pace di chi continua a blaterare di un'Italia ricca di tesori, di un luogo in cui si può ammirare la massima concentrazione di testimonianze artistiche del mondo. Un'eredità di cui, forse, non ci siamo finora dimostrati degni eredi fino in fondo. (enzo fragassi)Leggi anche:Decreto Bondi. Lirica in rivoltaRiforma della lirica. Le reazioni Sondaggio:La prima cosa da fare per salvare la lirica italiana dalla bancarotta è…

    Commento di AutoOrgScala — 10 Maggio 2010 @ 01:03

  2. Enti lirici. Cosa cambia col decreto
    La versione definitiva del decreto legge con il quale il governo intende riformare il sistema degli attuali 14 enti lirici ha tenuto conto dei rilievi effettuati dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, prima di apporre la propria firma al provvedimento, entrato in vigore subito dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni, pena decadenza. Solo dopo la conversione in legge saranno approvati uno o più Regolamenti che provvederanno alla "revisione dell'attuale assetto ordina mentale e organizzativo delle fondazioni lirico-sinfoniche". Il ministro della Cultura, Sandro Bondi, incontrerà giovedì 6 maggio i sindacati, in ossequio a una specifica richiesta avanzata dal Presidente della Repubblica. I lavoratori della lirica, prima ancora di scendere nel dettaglio del provvedimento, ne hanno contestato la natura. Normare per decreto, è la loro tesi, quando da anni viene sollecitata un'organica riforma del settore, non è la strada giusta per giungere a risultati equilibrati e duraturi. Va però aggiunto che, a parte qualche lodevole eccezione, quasi tutti gli enti lirici soffrono di un indebitamento crescente, acuito dai tagli operati dal governo al Fondo unico per lo spettacolo, una buona parte del quale viene tradizionalmente assorbito proprio dalla lirica. Sullo sfondo si staglia il sostanziale fallimento della legge di riforma del 1996 (patrocinata dall'allora ministro della Cultura, Walter Veltroni), che avrebbe dovuto facilitare la partecipazione dei privati nel finanziamento e nella gestione degli enti lirici. Anche dopo le correzioni apportate al testo del decreto, i sindacati della lirica hanno mantenuto la propria sostanziale contrarietà al provvedimento, a partire dalla denuncia del blocco del turnover e dei concorsi fino a tutto il 2012 (con l'eccezione di professionalità di "altissimo livello", necessarie per la copertura di ruoli di "primaria importanza indispensabili per l'attività produttiva"). Dopo il 2012 ogni assunzione a tempo indeterminato dovrà comunque essere autorizzata dal Ministero, che fisserà anche il numero massimo di contratti a tempo determinato ascrivibili alla gestione annuale dell'ente. Un altro tasto sensibile è rappresentato dalla riduzione del 50% del contratto integrativo, nel caso in cui non si giunga entro un anno alla firma del nuovo contratto nazionale, che di fatto manca dal 2003. Una misura che molti lavoratori ritengono vessatoria perché l'integrativo rappresenta una quota non indifferente dei loro stipendi. Infine, viene modificato l'iter di approvazione del contratto nazionale, prevedendo l'intervento dell'Aran (l'agenzia dello Stato che lo rappresenta nei rinnovi contrattuali del settore pubblico) in una trattativa che fino ad ora vedeva coinvolte unicamente le diverse sigle sindacali da un lato e l'Anfols (rappresentante le Fondazioni liriche) dall'altro. Il vero "giallo" legato alla gestazione del decreto è però quello legato all'autonomia degli enti lirici. Nella prima versione del decreto Bondi, venivano infatti espressamente indicati la Scala e l'Accademia di Santa Cecilia come unici enti di livello "nazionale". Nella versione conclusiva, controfirmata da Napolitano, questo esplicito riferimento viene a cadere, ma rimane il sostanziale legame con i principi di "efficienza, economicità, corretta gestione e imprenditorialità" che costituiscono le precondizioni per avere accesso a un nuovo sistema di elargizione dei fondi pubblici. Al momento, tuttavia, solo la Scala può vantare allo stesso tempo un sostanziale pareggio dei conti e la massiccia presenza di soggetti privati in funzione di co-finanziatori. È questo il modello al quale, in teoria, tutte le Fondazioni liriche dovranno tendere in futuro per acquisire la tanto agognata autonomia economica e finanziaria. Una prospettiva oggettivamente ardua da inverarsi, per motivi che tutti gli appassionati conoscono, a partire dai costi di allestimento, al cast, allo scarso numero di repliche programmabili e soprattutto al diverso appeal nazionale e internazionale di cui godono i teatri d'opera nei riguardi del mondo imprenditoriale privato. Non è un caso – ed è comprensibile che sia così – che solo il Cda della Scala assomigli oggi a uno dei quei "salotti buoni" in cui si fanno e disfano i destini economico-finanziari del Paese. E poi c'è un dato, che pesa come un macigno su tutta la materia: il fatto che il nostro Paese destini alla cultura non più dello 0,30% del suo Prodotto interno lordo (ripetiamo: meno di un terzo di un punto percentuale). Con buona pace di chi continua a blaterare di un'Italia ricca di tesori, di un luogo in cui si può ammirare la massima concentrazione di testimonianze artistiche del mondo. Un'eredità di cui, forse, non ci siamo finora dimostrati degni eredi fino in fondo. (enzo fragassi)Leggi anche:Decreto Bondi. Lirica in rivoltaRiforma della lirica. Le reazioni Sondaggio:La prima cosa da fare per salvare la lirica italiana dalla bancarotta è…

    Commento di AutoOrgScala — 10 Maggio 2010 @ 01:03

  3. Un grazie a Gianguido per aver passato questo:http://www.faz.net/s/Rub4D7EDEFA6BB3438E85981C05ED63D788/Doc~E4A093136858149C99168202678CB43D3~ATpl~Ecommon~Scontent.html

    Commento di anonimo — 10 Maggio 2010 @ 15:06

  4. MA ESISTE UNO STATO DI AGITAZIONE ALLA SCALA?ESISTE UN BLOCCO DEGLI STRAORDINARI?COSA SI VUOLE OTTENERE ALLA FINE DI QUESTA LUNGA LOTTA ? L'AZZERAMENTO DEL DECRETO COME VUOLE  LA CUB O QUALCHE VERGOGNOSO EMENDAMENTO?AD ESEMPIO SIAMO TUTTI CONTENTI CHE BASTA GARANTIRE LA CONTINUITà AGLI STAGIONALI  PER FINIRE A TARALLUCCI E VINO COME QUALCUNO STA GIà VENDENDO IN GIRO O SIAMO DETERMINATI A VINCERE LA GUERRA CONTRO LA CRICCA DEI MAFIOSI DI NASTASI E BONDI?RITIRARE IL DECRETO ,AZZERARLO è NOSTRA PRIORITà. MANGIATEVELO A CENA A CASA DI SCAIOLA . BONDI E NASTASI DIMETTETEVI E CON VOI LA DI FREDA  E LISSNER CHE HAN SCRITTO ALMENO METà DI QUEL DECRETO. CHIAREZZA E DETERMINAZIONE. POI TUTTE LE INIZIATIVE SARANNO UNA FESTA  DI GIOIA NELLA LOTTA.

    Commento di anonimo — 10 Maggio 2010 @ 17:11

  5. Da "Il Corriere della Sera" di lunedì 10 maggio 2010

    Il sovrintendente di Bologna: il mio ufficio occupato, reazioni inconsulte «Minacce la lirica dai sit-in per ormai non possa lavorare più» Tutino e il decreto. troppa demagogia da Mehta e Barenboim ROMA «A Bologna la situazione è grave. Entrano nella mia stanza. Fanno i turni: dieci, venti, a volte trenta dipendenti.

    E la occupano, appendono striscioni con la mia foto scrivendo buffone, pagliaccio, vattene».

    Dal 3o aprile, da quando è stato firmato il decreto Bondi sulla lirica, Marco Tutino, 56 anni, milanese, compositore, non può mettere piede nel suo ufficio.

    È sovrintendente del Comunale di Bologna e presidente dell`Anfols, l`associazione delle Fondazioni liriche. Ha il coraggio delle sue idee, se la prende anche con grandi direttori come Daniel Barenboim e Zubin Mehta che cavalcano la protesta:

    «Parlano per slogan».

    Gli insulti. «Non sono più messo nella condizione di lavorare, ed è un reato. Un numero imprecisato di persone si accampa con atteggiamento intimidatorio.

    La polizia? E venuta, ha guardato e se n`è andata. Evidentemente ritengono sia legittimo.

    Io non posso sostituirmi alle forze dell`ordine. Ci ho provato a lavorare. Ho deciso di non andarci più. Una situazione insostenibile in cui si travali- ca la legalità. La vergogna è che nessuno intervenga».

    Gli autonomi della Fials, il sindacato più forte e agguerrito nella piazza d`Italia più calda contro il decreto che ridisegna la lirica, gli rimproverano la linea dura. «Ho applicato da un anno il blocco delle assunzioni, non toccando stipendi né occupazione».

    È il punto più contestato del decreto, col taglio del 5o dell`integrativo se non si chiuderà entro un anno il contratto nazionale: «Mi sembra una sorta di ricatto». Almeno qui, Tutino e sindacato la pensano allo stesso modo.

    Lo accusano di aver contribuito alla stesura del decreto. «Falso.

    Lo posso provare dalle innumerevoli richieste di audizione che ho mandato a Bondi. Senza essere ascoltato. Non mi ha mai risposto». Dunque la protesta bolognese… «Vedo riemergere metodi un po` anni `70, mentre si deve discutere la questione di un settore oggettivamente in crisi. Certe posizioni prefigurano lotte all`ultimo sangue e modalità barricadere che faranno il gioco di chi vuol chiudere i te- atri, contrapposizioni ideologiche precostituite, demagogia a buon mercato portata avanti anche da illustri artisti».

    Si riferisce alle critiche dei direttori, Daniel Barenboim e Zubin Mehta, a cui si è unito ieri Antonio Pappano? «Sì. Parlare di morte della cultura finirà per ammazzare la cultura, è la tipica reazione degli artisti che non hanno il coraggio di sporcarsi le mani. Come se ci fosse un decreto che chiude i teatri. Io vorrei discutere con Barenboim e Mehta, ma non si può discutere con chi parla per slogan.

    Sembra che non conoscano la realtà, che parlino di un mondo fuori dall`Italia. Capisco che debbano farsi amare dalle masse, però attenzione, si prestano a un gioco pericoloso. Il nostro dovere è di trovare un soluzione economicamente compatibile».

    Tutino nel suo teatro rivendica l`aumento della produttività (+ 33 per cento) e la riduzione del debito (in un anno da 4 milioni e 70o mila a i milione 550 mila). «A Bologna nel 2011 non avremo le risorse per tirare avanti». Lei ci disse che i sinda- can conunciavano a essere piu flessibili. «Alcuni lo fanno, il problema è che i capi dovrebbero convincere la base e non andare a rimorchio di chi difende arroccamenti, reazioni inconsulte e privilegi».

    Quali? «Cose che non stanno in piedi. La domenica non possono provare; l`ingessamento degli orari di lavoro; le numerose indennità di strumento: le trombe egizie per Aida, le trombe tedesche che nel repertorio sinfonico ci sono spesso; la quinta corda del contrabbasso, una nota in più, il do grave, che si trova in quasi tutte le partiture d`opera. Perché pagare qualcuno che suona una nota in più? Esiste anche il contratto indeterminato part time: perché se ho bisogno di uno strumento per 6 mesi devo pagarlo per 14, anche quando non c`è? A Bologna, nel 2004, altri, in una situazione economica non bella, firmarono un integrativo da 2 milioni di euro. Difficile far capire che non si possono, più fare operazioni simili».

    Scioperi? «Domani salterà Carmen. Poi non so se ne faranno altri 2, 3, 4…».

    Valerio Cappelli p RIPRODUZIONE RISERVATA Mehta il maestro a Firenze ha diretto anche un corteo di protesta dei lavoratori dei Maggio Barenboim Contro II decreto Bondi anche il maestro scaligero:
    «Sbagliato penalizzare la cultura» Non ho collaborato alla stesura del provvedimento . ondí, ma vedo flernergere metodi anni `7(}

    Commento di AutoOrgScala — 10 Maggio 2010 @ 19:59

  6. Si sono fatti scioperi inutili quando non ce n'era alcun bisogno come nel luglio 08 per l'integrativo. Si è messa la merda nel ventilatore, quando la FIALS, pur sbagliando, ha continuato a scioperare nell' autunno 08, mettendo in piedi una manifestazione infame  in Teatro fianco a fianco alla Direzione (generale) le cui istanze sono state quasi tutte raccolte ed inserite in quel decreto.Oggi che ci sarebbe da fare  tutto il casino possibile non si bloccano nemmeno le notti n palcoscenico ed è in discussione anche lo sciopero del 13.A che gioco stiamo giocando? 

    Commento di anonimo — 10 Maggio 2010 @ 20:25

  7. al gioco cgil-fials uniti da sotto, cioè presi per le palle dal decreto.La cgil coi 100 precari e la fials con la filarmonica

    Commento di anonimo — 10 Maggio 2010 @ 20:37

  8. I DIPENDENTI DEL TEATRO ALLA SCALA METTONO A DISPOSIZIONE GRATUITAMENTE I BIGLIETTI DELLA PROVA GENERALE (Das Rheingold-L'oro del Reno R.Wagner) CHE AVRÀ INIZIO ALLE ORE 19 DELL' 11/05/2010 1540 INGRESSI SARANNO DISPONIBILI DALLE ORE 17 dell'11 maggio FINO AD ESAURIMENTO PRESSO LA BIGLIETTERIA SERALE di via FILODRAMMATICI.

    La scure del governo si abbatte sulla musica e sui diritti dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche In Italia, non in Grecia, il governo decreta: 1) tagli al Fondo Unico dello Spettacolo 2) decurtazione del 50% dei contratti aziendali 3) ulteriore precarizzazione del lavoro 4) blocco del turn-over 5) privatizzazione dei teatri, mercificazione della cultura NEI PROSSIMI GIORNI AVRANNO LUOGO ULTERIORI INIZIATIVE CHE VERRANNO COMUNICATE .

    Commento di anonimo — 10 Maggio 2010 @ 22:01

  9. e il 14 suona la filarmonica…

    Commento di anonimo — 10 Maggio 2010 @ 22:44

  10. LA CUB   CHIEDE L'IMMEDIATA DESTITUZIONE DI BONDI E NASTASI-

    ALLA LUCE DELL'ATTENDIBILE ESCLUSIVA DEL CORRIERE  SI EVIDENZIA LA COLLUSIONE DEI 2 BOSS DEL MINISTERO DELLA CULTURA CON APPARATI MAFIOSI LEGATI ADDIRITTURA A PROVENZANO.

    IL DECRETO SULLE FONDAZIONI LIRICHE è NUDO  E RIVELA IL SUO REALE OBIETTIVO:

    1) METTERE LE MANI SUI GRANDI EVENTI CULTURALI CHE LA LEGGE QUADRO SULLO SPETTACOLO( CARLUCCI -DE BIASI) AVREBBE IMPEDITO AL CAPO GABINETTO  E ALLA SUA CRICCA DI FARE ,E CHE INVECE con LA DETONAZIONE DEL DECRETO BOMBA A OROLOGERIA HA EVITATO AL PARLAMENTO DI LEGIFERARE.

     

    2) LA CRICCA ATTINGE DALL'INTRAMONTABILE ARCUS(AGENZIA DEL MINISTERO DELL'ECONOMIA ,CHE PRENDE IL 3% DI FONDI DELLE GRANDI OPERE OVVERO 250 MILIONI CIRCA DI EURO   L'ANNO) QUANDO  FINANZIA I Già CITATI EVENTI CULTURALI CHE IL PARLAMENTO VOLEVA IMPEDIRE AD ARCUS DI FARE PER ESTRANEITà  DI  COMPETENZA E SOPRATTUTTO  QUANDO VA A  FINANZIARE  LE GRANDI OPERE DI RISTRUTTURAZIONE  DI EDIFICI CULTURALI TRA CUI  QUELLA DEL MUSEO DEGLI UFFIZI DI FIRENZE DA CUI è PARTITO LO SCANDALO DEI BONDI-CRICCA.

    3) CON GLI ULTERIORI COMMISSARIAMENTI DI FONDAZIONI LIRICHE NEL PAESE CHE GLI EFFETTI DEL DECRETO BONDI PRODURREBBE COME SCONTATA CONSEGUENZA DELLA SUA APPLICAZIONE,LA “CRICCA”OLTRE AD INGRASSARSI( NASTASI è PLURICOMMISSARIO-SOVRINTENDENTE) SI MOLTIPLICHERà DI NUOVI SOVRINTENDENTI DEL QUARTIERINO MAGARI  d'oltralpe CHE FARANNO TUTT'AL Più E CON POCHI DIPENDENTI ,DEI TEATRI CONTENITORI DI OPERE IMPORTATE E NON Più COME OGGI AUTOPRODOTTE MERAVIGLIOSAMENTE  DAI LAVORATORI DELLA LIRICA  .

    4) QUESTI ULTIMI PAGHERANNO SULLA LORO PELLE INSIEME AI CONTRIBUENTI 

    Commento di anonimo — 11 Maggio 2010 @ 09:40

  11.   |   Arianna Di Genova Bondi al Colosseo

    Per Sandro Bondi sarebbe stato meglio avere sott'occhio monumenti di polistirolo, almeno se si fossero sbriciolati, i suoi tecnici (parrucchieri o estetisti, per esempio) avrebbero potuto rimetterli su in un solo giorno e rifare dei lifting al bacio. Al ministro per i beni culturali, che si vanta – anche ieri l'ha fatto! – dell'aver commissariato siti importanti come Pompei, i Fori, gli Uffizi e Brera, sta cadendo tutto in testa, compreso l'anfiteatro Flavio sopravvissuto a due millenni di storia accidentata. Prima ancora era venuta giù parte della Domus Aurea e ci si attende, nei prossimi giorni, un fantastico tracollo del Palatino. Maltempo, certo. Le piogge mandano la cultura alle ortiche. Bondi, paladino della «sorveglianza» made in Bertolaso, che salta tutte le procedure così da avere soldi freschi per le emergenze, si prepara a gestire macerie. E a regalare il Colosseo (quel che che rimarrà) a cordate di sponsor privati, italiani e stranieri, che potranno offrire in futuro ottimi giochi gladiatori, con le comparse di Cinecittà cacciate dai set e dalle produzioni a secco. C'è voluto il trauma del Colosseo che perde pezzi per far capire a tutti cosa è stato messo a fare lì un ministro come Sandro Bondi. Non a tutelare un patrimonio che è un bene dell'umanità intera, ma a manovrare gli affari degli altri intorno a quei tesori. Restauri inopportuni, grandi opere e sblocco dei finanziamenti grazie ai commissariamenti e all'urgenza, privata della rete di controllo dei sovrintendenti (ma le sovrintendenze li hanno già i fondi per agire e Roma ne ha non pochi). Soldi che però, misteriosamente, finiscono per non tutelare un bel niente, ma solo le tasche degli imprenditori, chissà se compagni di cricca… Nessun allarmismo dicono dal dicastero, il restauro è la «nostra priorità». Chiamando chi? Nella migliore delle ipotesi un artista del trompe l'oeil così da reinventare i monumenti spariti? Speriamo solo che Bondi, di fronte ai ripetuti crolli e alla morte della cultura da lui decretata con vigore, sia diventato un po' rosso di vergogna. Ma è una vana speranza. Sicuramente dedicherà qualche distico poetico alla «pompei» che si sta preparando…E la pubblicherà sul sito «Patrimonio Sos».

    Commento di AutoOrgScala — 13 Maggio 2010 @ 08:01

  12.   |   Arianna Di Genova Bondi al Colosseo

    Per Sandro Bondi sarebbe stato meglio avere sott'occhio monumenti di polistirolo, almeno se si fossero sbriciolati, i suoi tecnici (parrucchieri o estetisti, per esempio) avrebbero potuto rimetterli su in un solo giorno e rifare dei lifting al bacio. Al ministro per i beni culturali, che si vanta – anche ieri l'ha fatto! – dell'aver commissariato siti importanti come Pompei, i Fori, gli Uffizi e Brera, sta cadendo tutto in testa, compreso l'anfiteatro Flavio sopravvissuto a due millenni di storia accidentata. Prima ancora era venuta giù parte della Domus Aurea e ci si attende, nei prossimi giorni, un fantastico tracollo del Palatino. Maltempo, certo. Le piogge mandano la cultura alle ortiche. Bondi, paladino della «sorveglianza» made in Bertolaso, che salta tutte le procedure così da avere soldi freschi per le emergenze, si prepara a gestire macerie. E a regalare il Colosseo (quel che che rimarrà) a cordate di sponsor privati, italiani e stranieri, che potranno offrire in futuro ottimi giochi gladiatori, con le comparse di Cinecittà cacciate dai set e dalle produzioni a secco. C'è voluto il trauma del Colosseo che perde pezzi per far capire a tutti cosa è stato messo a fare lì un ministro come Sandro Bondi. Non a tutelare un patrimonio che è un bene dell'umanità intera, ma a manovrare gli affari degli altri intorno a quei tesori. Restauri inopportuni, grandi opere e sblocco dei finanziamenti grazie ai commissariamenti e all'urgenza, privata della rete di controllo dei sovrintendenti (ma le sovrintendenze li hanno già i fondi per agire e Roma ne ha non pochi). Soldi che però, misteriosamente, finiscono per non tutelare un bel niente, ma solo le tasche degli imprenditori, chissà se compagni di cricca… Nessun allarmismo dicono dal dicastero, il restauro è la «nostra priorità». Chiamando chi? Nella migliore delle ipotesi un artista del trompe l'oeil così da reinventare i monumenti spariti? Speriamo solo che Bondi, di fronte ai ripetuti crolli e alla morte della cultura da lui decretata con vigore, sia diventato un po' rosso di vergogna. Ma è una vana speranza. Sicuramente dedicherà qualche distico poetico alla «pompei» che si sta preparando…E la pubblicherà sul sito «Patrimonio Sos».

    Commento di AutoOrgScala — 13 Maggio 2010 @ 08:01

  13. Manifesto di martedì 11 maggio 2010, pagina 7

    Beni Culturali. Il ministro e le sue macerie da "tutelare"

    di Di Genova Arianna

    BENI CULTURALI Il ministro e le sue macerie da «tutelare» Arianna DI GenovaAlla fine i commisariamenti a catena del patrimonio artistico italiano hanno dato i loro frutti. Un investimento sicuro per imprenditori privi di competenze ma con solide conoscenze in ambito politic e un'impressionante serie di crolli dei monumenti da tutelare sono gli occhi del ministro «indifferente». Sandro Bondi guarda con freddezza le sue macerie. E non si allarma, nonostante il compito istituzionale richiederebbe un qualche soprassalto. A due anni esatti dalla nomina al dicastero per i beni culturali, Bondi ha rivelat il suo vero volto: è stato messo li per far sbriciolare il Colosseo, la Domus Aurea, il complesso del Palatino e magari far sparire l'area archeologico di Ostia. Per non citare il patrimonio diffuso sul territorio, vero tesoro italiano, abbandonato alle erbacce o affittato per eventi-spot.

    Privatizzare è la parola d'ordine, anche con i restauri-spezzati- no – una «staffetta» ha chiamato l'intervento di recupero il sindaco Alemanno – ventilati per l'anfiteatro Flavio che verrà «affidato» alle mani esperte di sponsor dell'industria nostrana e straniera (giapponesi in prima ifia). Alla faccia di Cesare Brandi, del suo principio di «unità» e dei restauratori. Non gli ingegneri-panucchieti come Riccardo Miccichè diventato direttore dei lavori agli Uffizi, ma quelli veri, disoccupati da tempo e non riconosciuti come figure professionali (sono in lotta aperta da mesi), sebbene rappresentino la punta d'eccellenza di questo paese.

    Il Colosseo, come la Maddalena e il (38 ali'Aquila, rientra quindi nel capitolo «Grandi opere» e entroiti da spartirsi allegramente, riuscendo a distruggere quello che una storia millenaria non è riuscita a spazzare via. La pro- cedura di emergenza, che salta leggi, regole, pareti di esperti e mira a sbloccare fondi a pioggia, ha avuto dalla sua una unica urgenza: tagli selvaggi alle soprintendenze così che l'affido straordinario possa espandersi a macchia d'olio con finte giustificazioni. A oggi, sono commissariati gli scavi di Pompei, l'area archeologica centrale di Roma e Ostia Antica, i nuovi Uffizi di Firenze e la Grande Brera di Milano, miniere d'oro per affaristi senza scrupoli e set del degrado della cultura, giunta al suo infimo scalino grazie all'appropriazione indebita della politica. Capace, di fronte al disastro totale cli una gestione impndica del patrimonio pubblico, di sfbderare frasi come quella del sottosegretario di Bondi, Francesco Giro: «Il Colosseo? E malato di vecchiaia.., e poi ci so- noie piogge,..».

    E certo che il giomo che verranno gi gli archi di Caracalia, ci sarà qualcuno che riderà a crepapelle, come all'Aquila. Intanto, la pratica della «govemance» culturale ha posto in realtà fuori controllo – senza nulla risolvere – le aree archeologiche e artistiche dal suoi reali «tutori», i sovrintendenti. Spossessati del loro molo a favore degli Anemone di turno.

    *** restaurispezzatino procedura sonoie

    Commento di AutoOrgScala — 13 Maggio 2010 @ 08:04

  14. Manifesto di martedì 11 maggio 2010, pagina 7

    Beni Culturali. Il ministro e le sue macerie da "tutelare"

    di Di Genova Arianna

    BENI CULTURALI Il ministro e le sue macerie da «tutelare» Arianna DI GenovaAlla fine i commisariamenti a catena del patrimonio artistico italiano hanno dato i loro frutti. Un investimento sicuro per imprenditori privi di competenze ma con solide conoscenze in ambito politic e un'impressionante serie di crolli dei monumenti da tutelare sono gli occhi del ministro «indifferente». Sandro Bondi guarda con freddezza le sue macerie. E non si allarma, nonostante il compito istituzionale richiederebbe un qualche soprassalto. A due anni esatti dalla nomina al dicastero per i beni culturali, Bondi ha rivelat il suo vero volto: è stato messo li per far sbriciolare il Colosseo, la Domus Aurea, il complesso del Palatino e magari far sparire l'area archeologico di Ostia. Per non citare il patrimonio diffuso sul territorio, vero tesoro italiano, abbandonato alle erbacce o affittato per eventi-spot.

    Privatizzare è la parola d'ordine, anche con i restauri-spezzati- no – una «staffetta» ha chiamato l'intervento di recupero il sindaco Alemanno – ventilati per l'anfiteatro Flavio che verrà «affidato» alle mani esperte di sponsor dell'industria nostrana e straniera (giapponesi in prima ifia). Alla faccia di Cesare Brandi, del suo principio di «unità» e dei restauratori. Non gli ingegneri-panucchieti come Riccardo Miccichè diventato direttore dei lavori agli Uffizi, ma quelli veri, disoccupati da tempo e non riconosciuti come figure professionali (sono in lotta aperta da mesi), sebbene rappresentino la punta d'eccellenza di questo paese.

    Il Colosseo, come la Maddalena e il (38 ali'Aquila, rientra quindi nel capitolo «Grandi opere» e entroiti da spartirsi allegramente, riuscendo a distruggere quello che una storia millenaria non è riuscita a spazzare via. La pro- cedura di emergenza, che salta leggi, regole, pareti di esperti e mira a sbloccare fondi a pioggia, ha avuto dalla sua una unica urgenza: tagli selvaggi alle soprintendenze così che l'affido straordinario possa espandersi a macchia d'olio con finte giustificazioni. A oggi, sono commissariati gli scavi di Pompei, l'area archeologica centrale di Roma e Ostia Antica, i nuovi Uffizi di Firenze e la Grande Brera di Milano, miniere d'oro per affaristi senza scrupoli e set del degrado della cultura, giunta al suo infimo scalino grazie all'appropriazione indebita della politica. Capace, di fronte al disastro totale cli una gestione impndica del patrimonio pubblico, di sfbderare frasi come quella del sottosegretario di Bondi, Francesco Giro: «Il Colosseo? E malato di vecchiaia.., e poi ci so- noie piogge,..».

    E certo che il giomo che verranno gi gli archi di Caracalia, ci sarà qualcuno che riderà a crepapelle, come all'Aquila. Intanto, la pratica della «govemance» culturale ha posto in realtà fuori controllo – senza nulla risolvere – le aree archeologiche e artistiche dal suoi reali «tutori», i sovrintendenti. Spossessati del loro molo a favore degli Anemone di turno.

    *** restaurispezzatino procedura sonoie

    Commento di AutoOrgScala — 13 Maggio 2010 @ 08:04

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    Commento di hello — 21 Giugno 2014 @ 09:33

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    Commento di hello — 21 Giugno 2014 @ 12:08

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