Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

14 Maggio 2010

CONTINUA LA MOBILITAZIONE CONTRO IL DECRETO

Filed under: Uncategorized — Tag:, — Lavoratoriscala @ 00:35

  

OGGI VENERDI 14 MAGGIO ORE 17.00 PICCOLO TEATRO GRASSI ,  VIA ROVELLO 2,
DAVANTI  ALL'INGRESSO IN VIA DANTE ANGOLO VIA ROVELLO.

UN ABBRACCIO MUSICAL-TEATRALE TRA I LAVORATORI DELLA LIRICA E DELLA PROSA IN LOTTA CONTRO IL DECRETO BONDI E LA LEGGE QUADRO DELLO SPETTACOLO DAL VIVO.

CONSEGNA DELLE COCCARDE GIALLE DEI PORTATORI SANI DELLA CULTURA 
              CONCERTINO   IN PIAZZA

La pedalata delle coccarde gialle

I “portatori sani di cultura” del Teatro alla Scala in bicicletta nel centro di Milano per contestare il decreto Bondi. E continuano i fermenti in tutta Italia

 

di Claudia Abbiati

Una pedalata in partenza da via Filodrammatici. Così hanno protestato ieri sera i lavoratori del Teatro alla Scala di Milano, nella sera in cui era prevista la prima rappresentazione del Rheingold di Richard Wagner diretta da Daniel Barenboim, che com'è noto è stata sospesa per lo sciopero contro il decreto legge sulle fondazioni lirico-sinfoniche. Una "critical mass" con strumenti musicali e coccarde gialle che, partita alle 20.30, si è concessa anche un'incursione nel chiostro del Teatro Grassi di via Rovello, di recente ristrutturato. Dove ha interrotto per qualche minuto la prova generale (chiusa al pubblico) della pièce di Federico Garçia Lorca Donna Rosita nubile, che debutta stasera. E oggi alle 17, all'angolo tra via Rovello e via Dante, andrà in scena uno spettacolo estemporaneo organizzato dal Cub, dove le protagoniste saranno le coccarde gialle, in bella mostra sui baveri delle giacche e appuntate alle magliette. Per tenersi aggiornati sulle nuove forme di protesta coordinate dai lavoratori del Piermarini il modo migliore è collegarsi al blog Il Sottoscala, all'indirizzo lavoratoriscala.splinder.com. E già si vocifera di un concerto speciale il pomeriggio del 29 maggio, a un mese esatto dalla firma del decreto Bondi da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Si inizia a prevedere anche l'installazione di alcuni maxischermi per coinvolgere la cittadinanza.

Nel resto d'Italia continuano le sospensioni degli spettacoli. Come previsto, è stato confermato lo sciopero in occasione della prima di Madama Butterfly al Teatro dell'Opera di Roma, programmata per il 18 maggio. I lavoratori del Teatro Carlo Felice di Genova e del Teatro Comunale di Bologna sono scesi invece in piazza. I primi con un corteo sulle note della Marcia Funebre del Nabucco, i secondi con un virtuale abbraccio al "loro" luogo di lavoro. E proprio a Bologna è polemica tra il sovrintendente Marco Tutino e Anna Maria Cancellieri, il commissario prefettizio che ha sostituito Flavio Delbono dopo le sue burrascose dimissioni. «Zubin Metha? – ha esclamato quest'ultima – Per lui aprirei piazza Maggiore non una, ma due volte!», mostrando così solidarietà ai dipendenti del Comunale, che avevano lanciato la proposta di un concerto all'aperto con il direttore principale del Maggio Musicale Fiorentino sul podio. Che è stato uno dei principali sostenitori delle contestazioni del decreto sulle fondazioni liriche e, per questo motivo, è stato duramente contestato da Tutino.

Intanto da Roma arrivano le prime aperture a una riscrittura del decreto. A dimostrarsi possibilista è proprio il ministro per i Beni e le attività culturali Sandro Bondi, che si dice disponibile a rivedere il blocco del turn over e la contrazione dei contratti integrativi che sarebbe dovuta scattare tra un anno. Bondi afferma in particolare, rivolgendosi in modo particolare ai partiti d'opposizione che fin dall'inizio si sono dimostrati ostili al decreto, che approverà « emendamenti delle forze politiche che moderino la portata degli effetti, alla condizione di non perdere di vista l'obiettivo finale che il decreto legge si prefigge». Ma i lavoratori, per ora, sono diffidenti e continuano a manifestare.

News inserita il 14-05-2010.


© Amadeusonline

15 Comments »

  1. DOVE SI è CAPITO LA GRAVITà DEL DECRETOSI FA COSì…da "Il Giornale della Musica"

    Anche a Bologna salta la recita, invocando l'art. 9 della Costituzione ItalianaAvrebbe dovuto essere la recensione d’una nuova "Carmen" bolognese, e invece sarà soltanto una cronaca degli eventi. Lo sciopero che fa saltare l'ennesima "prima" era annunciato da tempo, come in altre città, in risposta al famigerato "decreto Bondi", cui si associa nel Teatro Comunale un'ormai pluriennale contrapposizione fra masse artistiche e sovrintendente, accusato in questo caso di sostenere la linea governativa. Non esprimo giudizi in merito, ritenendo che la ragione (ma anche il torto) stia da entrambe le parti; espongo dunque soltanto i fatti, rilevando come in circostanze simili si risveglino entusiasmi altrimenti sopiti. Ebbene, la rappresentazione di "Carmen" non c'è stata, ma il teatro è rimasto aperto tutta la sera, gremito e festante in ogni ordine di posto: sì, perché lo sciopero di orchestra, coro, tecnici e amministrativi si è trasformato in una grande festa della musica. Aperitivo nel foyer, con un ensemble di ottoni; poi tutti in sala, per un'ampia antologia dell'opera, fra striscioni e volantini, con applausi trionfali ad ogni brano e il pubblico che ritmava con le mani il tema del "Toreador": c'erano, è vero, i dipendenti del teatro, c'erano i loro familiari, ma anche i ragazzi del conservatorio e tanti cittadini comuni. Sul palcoscenico un'orchestra in stato di grazia (l'entusiasmo di cui si diceva), guidata dal direttore principale Michele Mariotti, pronto a darci un assaggio di quanto ci siamo persi questa sera (mirabile il preludio al III atto); in fondo il coro, dalle cui file uscivano coristi che s’improvvisavano nelle parti dei protagonisti, con esiti di rilievo: ironica e involontaria metafora dei teatri italiani che esauriscono ormai i loro limitati fondi nelle masse stabili, impossibilitati a ingaggiare solisti e a produrre allestimenti.

    Marco Beghelli

    Commento di anonimo — 14 Maggio 2010 @ 08:48

  2. dOVE NON SI è CAPITO LA GRAVITà DEL DECRETO

    del 14 Maggio 2010

     

    14 Maggio 2010, ore 20.00

    TEATRO ALLA SCALA, MILANO Direttore: Daniel BarenboimGuy Braunstein, violinoMusiche: Johannes Brahms, Maurice RavelProgramma:

    Johannes Brahms, Concerto per violino

    Maurice Ravel: Rhapsodie espagnole

    Maurice Ravel: Alborada del Gracioso

    Maurice Ravel: Pavane pour une infante défunte

    Maurice Ravel: Boléro

     

    Commento di anonimo — 14 Maggio 2010 @ 08:53

  3.  

    L'opera è lo specchio dell'Italia
    di Giordano MontecchiManganelli docet. Non l’ho letto e non mi piace. Il “decreto” sulle Fondazioni Liriche intendo. Perché da questo “governo”, da questo “ministro” e da questa “opposizione”, è ontologicamente impossibile che scaturisca qualsivoglia provvedimento capace di curare qualcuna delle troppe malattie degenerative che affliggono il Belpaese. Echeggiano gli applausi a Napolitano che ha rispedito il pastrocchio al mittente. Ma il temporaneo rinvio muoveva da questioni non sostanziali, concernenti per lo più quel riflesso automatico di questi “governanti” che irresistibilmente tendono a rifilare la solita banana d’ordinanza a chiunque in Italia percepisca un salario.Fra Bondi, capigabinetto, sovrintendenti, direttori artistici, racket sindacali, trafficanti d’ugole, la selva dei “comma 22” che dissanguano e paralizzano il sistema, non c’è speranza di sanare una patologia così avanzata. E questo perché la soluzione equivarrebbe a denunciare il fatto che nel suo insieme il sistema delle Fondazioni liriche è diventato l’apoteosi della pacchia, dei quattrini buttati, dell’inefficienza, del bla bla, della retorica, della demagogia e via peggiorando. Un sistema che è il grande e ineguagliabile neurone specchio dell’Italia.Eppure in questa nostra stanca penisola qualcosa che funziona, che produce cose belle e bellissime a costi accettabili c’è. Il punto d’appoggio invocato da Archimede esiste. Peccato che per politicanti, faccendieri, orchestre felliniane e quant’altri questa realtà possibile sia come fumo negli occhi, inconciliabile con cecità e interessi intrecciati e devastanti.

    Commento di anonimo — 14 Maggio 2010 @ 08:56

  4. Ma basta con questa storia della Filarmonica, è un'altra cosa.Piuttosto rendiamo chiaro e noto che la Filarmonica è un ente privato che esegue concerti dappertutto e che è lagata alla Scala da una convenzione che appunto disciplina una decina di contratti all'anno. Il Decreto è contro i Teatri non contro le Filarmioniche private.Diciamo piuttosto che per solidarietà al mondo musicale, di cui fa parte, la Filarmonica devolverà l'incasso in beneficenza e verrà letto un comunicato per illustrare i motivi delle proteste di questi giorni.Avete rotto con la Filarmonica, io non ne faccio parte e se devo criticare i comportamenti delle persone che ne fanno parte allora ne avrei da dire parecchie anche sui miei colleghi Scalingeri (non Filarmonici). Basta fare i moralisti della domenica, pensiamo a portare a casa il risultato.Ciao nè

    Commento di anonimo — 14 Maggio 2010 @ 09:12

  5. Asciutti, da Bondi in Senato due aperture importanti. Vita, lontanissimiROMA – 13 MAGGIO 2010 – Sul blocco del turn over e sui contatti integrativi delle fondazioni liriche sono arrivate oggi dal ministro Bondi "due aperture importanti" sul decreto di riforma . Lo dice il senatore Franco Asciutti (Pdl), che annuncia l'intenzione di accogliere nei suoi emendamenti anche alcuni punti emersi in questi giorni nel corso delle audizioni alla commissione Cultura del Senato. "Sono ben felice di aver ascoltato il ministro – commenta il senatore – che ha aperto su due punti essenziali, il blocco del turn over, purché si tenga conto della meritocrazia, e i contratti integrativi, in questo caso allargando e arrivando comunque al contratto collettivo nazionale che è fermo dal 2003". Due aperture "significative", aggiunge Asciutti, sulle quali si spera si trovi l'accordo tra maggioranza e opposizione. Asciutti dice anche di aver ascoltato molto attentamente in questi giorni gli interventi in commissione. "Molte delle richieste sono accoglibili", dice. In particolare, quelle degli artisti sull'Imaie e su Cinecittà. Anche per il senatore Vincenzo Vita (Pd), il ministro "ha fatto qualche apertura sul blocco del turn over e sui contratti integrativi, ma noi confermiamo il no al decreto nella forma e nel merito (…) La battaglia condotta con le opposizioni, i sindacati e le associazioni ha già un po' smosso il muro invalicabile di Bondi e Tremonti, ma siamo lontanissimi dal risultato".

    Commento di anonimo — 14 Maggio 2010 @ 17:53

  6. La nomenklatura dei commissari Questi soldi sono briciole rispetto al vero piatto forte di Ales-Cultura Spa. In palio ci sono 2,5 miliardi di euro di fondi europei e interregionali (Por e Poin) da investire da qui al 2013. La torta è davvero gigantesca. Lo aveva annunciato il premier in persona lo scorso 29 luglio in una visita al Mibac che ha segnato l'insediamento di Resca: l'Italia spende poco in cultura. Le cifre le ha fornite Price Waterhouse Coopers. Per i nostri 3.400 musei, 2 mila aree e parchi archeologici e 43 siti Unesco l'investimento pubblico è di 4 miliardi di euro (0,28 per cento del Pil), mentre il settore culturale e creativo vale 40 miliardi di euro (2,6 per cento del Pil) e il turismo culturale fattura 54 miliardi. Le galline dalle uova d'oro, quelle su cui punta Ales, sono la soprintendenza archeologica di Roma (96 milioni di entrate totali) appena affidata a Giuseppe Proietti con Bertolaso commissario fino al terremoto in Abruzzo, quando è stato sostituito da Roberto Cecchi. Seconda per incassi è l'area di Pompei (46 milioni di euro), sottoposta al commissario Marcello Fiori, già vicecapo di gabinetto di Francesco Rutelli sindaco ed ex braccio destro di Bertolaso. Terzo è il polo museale fiorentino (33 milioni di entrate), con Elisabetta Fabbri commissario, seguito da Napoli e Venezia con circa 30 milioni di euro di entrate complessive.Anche gli appuntamenti prossimi venturi saranno gestiti con piglio commissariale. Esemplare la vicenda del Forum delle culture, che l'Unesco ha previsto a Napoli nel 2013. Per il Forum ballano 1,3 miliardi di euro di finanziamenti. A novembre il governo ha detto alle autorità locali che concederà al Forum lo status di grande evento in cambio di – indovinate – un commissario. Chi? I candidati erano Bertolaso e Salvo Nastasi, capo di gabinetto del Mibac. Si maligna che sia lui ad avere suggerito Giovanni Minoli, padre della fidanzata Giulia, come presidente del museo di Rivoli. Voci più velenose sottolineano che Nastasi deve qualcosa della sua carriera alla madre, Enrica Laterza, magistrato della Corte dei conti nella sezione di controllo sugli enti pubblici. Di certo Nastasi è l'enfant prodige del Sovnarkom. A 36 anni ha già esercitato i poteri commissariali al Maggio Fiorentino, all'Arena di Verona e al San Carlo di Napoli con 30 milioni di lavori, 1 milione di emolumenti per lui e l'étoile Roberto Bolle a insegnare danza. Per il San Carlo, Nastasi è finito nelle intercettazioni insieme agli arrestati Fabio De Santis (commissario per agli appalti dei 150 anni dell'Unità), Angelo Balducci (ex commissario del Petruzzelli e dei Mondiali di nuoto), e ai due ineffabili cognati ridens Piscicelli e Gagliardi, il quale commenta a proposito degli appalti per il restauro: "Bene bene. Mi piace andare a teatro".Nastasi debutta appunto come direttore del Mibac per il teatro e gli spettacoli dal vivo. Al tempo ha trent'anni e con lui c'è il suo dioscuro con delega per il cinema, Gaetano Blandini. Non avrebbero i titoli per il ruolo ma la Corte dei conti, dopo uno scambio di pareri con il ministero, sentenzia che li hanno. Dal 2004, grazie alla benedizione di Gianni Letta, fanno carriera sotto quattro ministri: Giuliano Urbani, appena ingaggiato da Resca, Rocco Buttiglione, Francesco Rutelli e ora Sandro Bondi. È il momento in cui si cementa l'amicizia fra l'emergente Blandini, cresciuto alla scuola andreottiana di Carmelo Rocca, e Balducci che ha moglie produttrice cinematografica (Rosanna Thau con Erreti insieme alla moglie di Diego Anemone) e un figlio, Lorenzo, attore. Nel 2007 la commissione per il finanziamento pubblico presieduta da Blandini assegna un contributo di 1,8 milioni di euro a 'Last minute Marocco'. Nel film, coprodotto dalla moglie di Balducci assieme a Maria Grazia Cucinotta e il marito Giulio Violati, recita Lorenzo Balducci. L'incasso è di poco superiore ai 400 mila euro. Del resto, nel cinema di Stato girano sempre meno soldi. Nel 2009 'Viola di mare', sempre prodotto dalla Italian dreams factory di Cucinotta e Violati, ha ricevuto appena 650 mila euro.Gianfrancesco Turano, "l'Espresso online", 26 febbraio 2010

    Commento di anonimo — 14 Maggio 2010 @ 21:23

  7. La nomenklatura dei commissari Questi soldi sono briciole rispetto al vero piatto forte di Ales-Cultura Spa. In palio ci sono 2,5 miliardi di euro di fondi europei e interregionali (Por e Poin) da investire da qui al 2013. La torta è davvero gigantesca. Lo aveva annunciato il premier in persona lo scorso 29 luglio in una visita al Mibac che ha segnato l'insediamento di Resca: l'Italia spende poco in cultura. Le cifre le ha fornite Price Waterhouse Coopers. Per i nostri 3.400 musei, 2 mila aree e parchi archeologici e 43 siti Unesco l'investimento pubblico è di 4 miliardi di euro (0,28 per cento del Pil), mentre il settore culturale e creativo vale 40 miliardi di euro (2,6 per cento del Pil) e il turismo culturale fattura 54 miliardi. Le galline dalle uova d'oro, quelle su cui punta Ales, sono la soprintendenza archeologica di Roma (96 milioni di entrate totali) appena affidata a Giuseppe Proietti con Bertolaso commissario fino al terremoto in Abruzzo, quando è stato sostituito da Roberto Cecchi. Seconda per incassi è l'area di Pompei (46 milioni di euro), sottoposta al commissario Marcello Fiori, già vicecapo di gabinetto di Francesco Rutelli sindaco ed ex braccio destro di Bertolaso. Terzo è il polo museale fiorentino (33 milioni di entrate), con Elisabetta Fabbri commissario, seguito da Napoli e Venezia con circa 30 milioni di euro di entrate complessive.Anche gli appuntamenti prossimi venturi saranno gestiti con piglio commissariale. Esemplare la vicenda del Forum delle culture, che l'Unesco ha previsto a Napoli nel 2013. Per il Forum ballano 1,3 miliardi di euro di finanziamenti. A novembre il governo ha detto alle autorità locali che concederà al Forum lo status di grande evento in cambio di – indovinate – un commissario. Chi? I candidati erano Bertolaso e Salvo Nastasi, capo di gabinetto del Mibac. Si maligna che sia lui ad avere suggerito Giovanni Minoli, padre della fidanzata Giulia, come presidente del museo di Rivoli. Voci più velenose sottolineano che Nastasi deve qualcosa della sua carriera alla madre, Enrica Laterza, magistrato della Corte dei conti nella sezione di controllo sugli enti pubblici. Di certo Nastasi è l'enfant prodige del Sovnarkom. A 36 anni ha già esercitato i poteri commissariali al Maggio Fiorentino, all'Arena di Verona e al San Carlo di Napoli con 30 milioni di lavori, 1 milione di emolumenti per lui e l'étoile Roberto Bolle a insegnare danza. Per il San Carlo, Nastasi è finito nelle intercettazioni insieme agli arrestati Fabio De Santis (commissario per agli appalti dei 150 anni dell'Unità), Angelo Balducci (ex commissario del Petruzzelli e dei Mondiali di nuoto), e ai due ineffabili cognati ridens Piscicelli e Gagliardi, il quale commenta a proposito degli appalti per il restauro: "Bene bene. Mi piace andare a teatro".Nastasi debutta appunto come direttore del Mibac per il teatro e gli spettacoli dal vivo. Al tempo ha trent'anni e con lui c'è il suo dioscuro con delega per il cinema, Gaetano Blandini. Non avrebbero i titoli per il ruolo ma la Corte dei conti, dopo uno scambio di pareri con il ministero, sentenzia che li hanno. Dal 2004, grazie alla benedizione di Gianni Letta, fanno carriera sotto quattro ministri: Giuliano Urbani, appena ingaggiato da Resca, Rocco Buttiglione, Francesco Rutelli e ora Sandro Bondi. È il momento in cui si cementa l'amicizia fra l'emergente Blandini, cresciuto alla scuola andreottiana di Carmelo Rocca, e Balducci che ha moglie produttrice cinematografica (Rosanna Thau con Erreti insieme alla moglie di Diego Anemone) e un figlio, Lorenzo, attore. Nel 2007 la commissione per il finanziamento pubblico presieduta da Blandini assegna un contributo di 1,8 milioni di euro a 'Last minute Marocco'. Nel film, coprodotto dalla moglie di Balducci assieme a Maria Grazia Cucinotta e il marito Giulio Violati, recita Lorenzo Balducci. L'incasso è di poco superiore ai 400 mila euro. Del resto, nel cinema di Stato girano sempre meno soldi. Nel 2009 'Viola di mare', sempre prodotto dalla Italian dreams factory di Cucinotta e Violati, ha ricevuto appena 650 mila euro.Gianfrancesco Turano, "l'Espresso online", 26 febbraio 2010

    Commento di anonimo — 14 Maggio 2010 @ 21:23

  8. 10/05/2010 Totodimissioni: Bondi o Nastasi?Il ministro, il suo capo di gabinetto e la "cricca"di Redazione ateatro  Scoperchiando l'appalto per i cosiddetti Nuovi Uffizi (29 milioni di euro), e in particolare la direzione dei lavori di restauro affidata dal MIBAC guidato da Sandro Bondi a tale Riccardo Miccichè (area di competenza: negozi di parrucchiere e piante officinali), da ieri i giornali hanno tirato di nuovo in ballo Salvo Nastasi, riportando le intercettazioni e le conclusioni del Ros. Il Ros "ritiene che l'affidamento dei lavori degli Uffizi sia gestito in una più ampia cornice di interscambio di favori, con la conseguenza che l'importante direzione dei lavori venga affidata a un tecnico che, da un lato non sembra essere un soggetto di elevata e comprovata responsabilità e dall'altro ha contatti con soggetti iscritti in un contesto di condizionamento mafioso". Sarà una coincidenza, ma l'attivissimo Nastasi, in quanto pluri-commissario straordinario (la recente gestione del ministero usa il commissariamento con grande facilità) o come capo di gabinetto del ministro, continua immancabilmente a fare capolino nelle varie indagini (protezione civile/Maddalena-G8) che hanno in qualche nodo toccato il MIBAC (Bari, Napoli, Firenze). Nel caso degli Uffizi, il suo ruolo attivo (e intercettato) è consistito nel tranquillizzare rispetto a questa nomina le diverse parti in causa (funzionari o professionisti come Balducci, De Santis, insomma servitori dello stato e professionisti con pelo sullo stomaco certificato). In queste ore, le difese difese d'ufficio del ministro Bondi, si sono sprecate. Ma cominciano anche a emergere gli attacchi al suo solerte dirigente: non sono opera di http://www.ateatro.it, ma arrivano direttamente dal cuore del PDL…Stamattina, per esempio, l'onorevole Stracquadanio del PDL, ospite del caffè di Corradino Mineo su RaiNews 24, ha ricordato (dati ISTAT alla mano) che la corruzione della pubblica amministrazione riguarda per il 90 o 95% la burocrazia e solo in minima parte la politica. Nel caso in questione, ha aggiunto, è evidente che Bondi non può essere a conoscenza di tutto quello che capita nel suo Ministero e che si fidi del capo di gabinetto: è lui l'intercettato, è lui che si fa garante della nomina di Miccichè eccetera. Inoltre, ha spiegato l’onorevole Stracquadanio, il ministro Bondi ha tenuto Nastasi per garantire un minimo di continuità con il periodo Rutelli, il quale era sindaco ai tempi del Giubileo, quando si è formata la "cricca". Insomma, dicono i difensori di Bondi, la colpa forse è di Nastasi, di certo di Rutelli ("non vorrei querele ma vale la penda di indagare"). Bondi non c’entra nulla. Forse Stracquadanio non ricorda quanto il Ministro si sia battuto per la nomina di Nastasi a vita e dimentica che il giovane funzionario dalla fulminante carriera è arrivato al Ministero ai tempi di Urbani: la sua non è stata dunque di sicuro una nomina in quota centro-sinistra. A questo punto il povero Salvo Nastasi, stra-intercettato e pluricoinvolto, rischia di fare la fine del capro espiatorio. Per certi aspetti era prevedibile: quando le ascese sono troppo rapide, le cadute rischiano di essere particolarmente rovinose. Ma dando tutta la colpa a lui, si rischia di non cogliere il punto essenziale. La cultura italiana si merita davvero un ministro che avvalla o subisce sistematicamente i tagli delle risorse, che insulta l’intero settore, che commissaria a destra e a manca (di fatto anche il 150° dell'Unità d’Italia), che censura il festival di Cannes, che "salva" la lirica emanando uno dei decreti più contestati della storia recente? A questo punto, possiamo aprire una nuovo round del totodimissioni. Si dimetterà per primo Salvo Nastasi, beccato più di una volta in situazioni piuttosto imbarazzanti? Ma a questo punto il ministro Bondi non avrebbe il dovere morale e politico di dimettersi? Si parla da tempo della sua sostituzione per decisione del presidente del Consiglio, ma adesso che queste dimissioni sarebbero doverose – visto che Bondi è rsponsabile per lo meno di omesso controllo sulle attività del suo dicastero – rischiano di diventare un caso politico e di aprire una voragine nella compatezza del governo. Insomma, chi dovrebbe dimettersi? E chi si dimetterà (o verrà dimesso) per primo?

    Commento di anonimo — 14 Maggio 2010 @ 21:27

  9. REDAZIONE DI ATEATROA voi, culturame parassitario vissuto di risorse pubbliche che sputa sentenze contro il proprio Paese! (*) A voi, attori e attrici, artisti e commedianti, registi e teatranti, cantanti e cantautori, servi e accattoni, sempre pronti a genuflettervi e inchinarvi davanti al politico! (**) Non parleremo tanto dell’eterno taglio al FUS e della nuova legge che da decenni forse sta per essere approvata ma non si approva mai: sono solo sintomi. Quello a cui stiamo assistendo da mesi è un profondo cambiamento di scenario, una emergenza prevedibile e prevista da tempo, che però ormai si presenta con un impatto più drastico dell’immaginabile.In qualunque paese normale, è difficile pensare a un ministro dell’Agricoltura che insulta i contadini quando vengono ricevuti dal Capo dello Stato. In qualunque paese normale, è difficile vedere i ministri della Salute o della Pubblica istruzione prendersela con i medici, gli infermieri, gli insegnanti (e magari anche gli studenti).In qualunque paese normale, parrebbe buffo un presidente del Consiglio che, controllando la stragrande maggioranza dei mezzi di comunicazione (e dunque in grado di indirizzare sia l’informazione politica sia di plasmare l’immaginario), si presenta come un perseguitato e una vittima dei mass media controllati dai “comunisti”. Per noi, il nodo centrale è l’indipendenza del teatro.Per alcuni, il teatro non l’ha mai avuta, fin da quando è nato, nel Rinascimento, come divertimento del Principe – e anche come macchina ideologica di creazione del consenso. Ma le compagnie dei Comici dell’Arte – gli stessi che il Principe chiamava a Corte – sono anche un modello di indipendenza: quando per lavorare si sono associate in libere società (oggi le chiameremmo “imprese”), quando hanno trovato il loro pubblico (liberamente pagante) nelle piazze e poi nei teatri.Per altri, la propria indipendenza il teatro italiano l’ha persa durante il fascismo, quando in seguito all’avvento del cinema l’intero settore è sprofondato in una gravissima crisi industriale (come avverrà qualche decennio più tardi al cinema con l’avvento della televisione): le compagnie (allora esistevano solo ed esclusivamente le “ditte” private, commerciali) poterono sopravvivere solo grazie alle sovvenzioni del regime – al prezzo, naturalmente, di un pesante controllo politico. E tuttavia le sovvenzioni pubbliche consentirono la creazione dei teatri stabili nel dopoguerra (a cominciare dal Piccolo Teatro); e ha sostenuto poi lo sviluppo delle cooperative e del teatro di ricerca a partire dagli anni Settanta. Per decenni il teatro italiano, malgrado tutte le sue storture e i suoi difetti, è stato vitale e ricco di fermenti. Ha costituito una importante occasione di crescita democratica, culturale e dunque politica. Ha permesso di sperimentare e mettere a punto nuovi linguaggi e variegate creatività.Per altri ancora, il teatro italiano la propria indipendenza l’ha persa negli anni Sessanta, con il consociativismo e la lottizzazione, quando i consigli d’amministrazione e in genere i meccanismi delle sovvenzioni, sono stati gestiti “in quota partito”, imponendo scelte artistiche dispendiose e obbligatoriamente rassicuranti. Così anche i teatranti – o almeno i vertici della piramide – sono diventati una casta, che continua a prosperare e mantenere i suoi privilegi grazie a una rendita di posizione pressoché intoccabile.Per altri, il peggio è arrivato all’inizio degli anni Novanta, con l’avvento del maggioritario, che sta via via cancellando gli spazi di mediazione e trasforma gli avversari politici – compresi i membri della casta che stanno dall’altra parte della barricata – in nemici da annientare. Affossato il consociativismo, tramontata la stagione dell’inciucio, il gioco si sta facendo sempre più duro – e magari scorretto. Anche perché ci sono due aggravanti: la più grave crisi economica del dopoguerra; e la necessità di controllare lo scenario culturale e mediatico, compresa quella realtà marginale che è il teatro, mettendo sotto controllo tutte le possibili voci di dissenso. Ma proprio da questa drammatica impasse – lo sappiamo – i teatranti possono trovare e stanno trovando le spinte per reagire.Lo spettacolo sorge da obiettive condizioni storiche, da circostanze concrete, e appare come il luogo e il modo per cui una collettività prende le decisioni necessarie alla sua vita: naturalmente sul piano dell’inconscio collettivo, da cui successivamente come conseguenza scaturiscono gli atti immediati, giornalieri, coscienti. (Vito Pandolfi, Spettacolo del secolo)

    Commento di anonimo — 14 Maggio 2010 @ 21:58

  10. Milano: fondazioni liriche, stasera presidio musicale lavoratori Scala

     14 Maggio 2010 10:26 CULTURA E SPETTACOLO

    MILANO – Un presidio musicale in via Dante/Rovello dalle 17. E' quanto propongono oggi i sindacati dei lavoratori del teatro alla Scala, in sciopero contro il decreto che riforma le fondazioni lirico sinfoniche. Ieri i lavoratori del teatro milanese hanno organizzato una "biciclettata" di sensibilizzazione per le vie della citta'. Saltato il debutto alla Scala dello spettacolo 'L'Oro del Reno'. (RCD)

    Commento di anonimo — 14 Maggio 2010 @ 23:17

  11. Milano: fondazioni liriche, stasera presidio musicale lavoratori Scala

     14 Maggio 2010 10:26 CULTURA E SPETTACOLO

    MILANO – Un presidio musicale in via Dante/Rovello dalle 17. E' quanto propongono oggi i sindacati dei lavoratori del teatro alla Scala, in sciopero contro il decreto che riforma le fondazioni lirico sinfoniche. Ieri i lavoratori del teatro milanese hanno organizzato una "biciclettata" di sensibilizzazione per le vie della citta'. Saltato il debutto alla Scala dello spettacolo 'L'Oro del Reno'. (RCD)

    Commento di anonimo — 14 Maggio 2010 @ 23:17

  12.  
    Uno spettacolo contro il decreto BondiOggi pomeriggio davanti al Piccolo spettacolo musical-teatrale a cura dei lavoratori della lirica e della prosa e consegna delle Coccarde Gialle per Portatori Sani di Cultura. Trifiletti, CUB: “Per non far crollare il teatro come il Colosseo”. 14 maggio 2010. Quest’oggi, venerdì 14, alle 17, presso il Piccolo Teatro Grassi, via Rovello, 2 (angolo via Dante), i lavoratori scaligeri, della lirica e della prosa, in lotta contro il decreto Bondi e la legge quadro dello spettacolo dal vivo, organizzano uno spettacolo musical-teatrale“E’ un’iniziativa di sensibilizzazione rispetto a un obbrobrio normativo” dichiara Guido Trifiletti della CUB “che, lasciatemelo dire, rischia di far crollare l’intero impianto teatrale come i pezzi del Colosseo, non a caso anche quello a cura del ministero della Cultura”. Durante la manifestazione di oggi, i lavoratori consegneranno, simbolicamente, le “Coccarde Gialle” dei Portatori Sani di cultura. Ricordiamo che la CUB ha chiesto le dimissioni immediate sia del ministro Sandro Bondi che del commissario straordinario Salvatore Nastasi “… in netta contraddizione con il ruolo che dovrebbero svolgere”.

    Commento di anonimo — 14 Maggio 2010 @ 23:40

  13. Sul decreto…sarebbe utile che ci facessimo tutti una riflessione.il decreto non contiene solo modifiche importanti per gli enti lirici, seposso permettermi sotto la spinta del fatto che tutti dicono che ci vuoleuna riforma degli enti lirici, si stanno facendo passare nuovi regolamentipoco chiari. prosa, cinema, Imaie.ti allego il testo integrale del decreto e  *una relazione della commisionecultura del senato, sul decreto. *è evidente la modalità con cui questi procedono, fate caso a quanto pocospazio dedicano a prosa e cinema, eppure le modifiche rischiano di essereimportanti se per caso le legge quadro non dovesse passare. Giovanna Velardimi ha detto che non ci sono soldi per farla passare! Provate a chiederloalla De Biase, chiedetegli anche cosa pensa lei del decreto.in ultimo vi mando due righe personali sul decreto….Il decreto in sé,( mi riferisco all'Art 4, quello sulla prosa)  è quanto dipiù pericoloso ci possa essere.Due i motivi.1- in  effetti quello che scrivono nel decreto non è molto distante daquello che succede oggi nella realtà, i soldi arrivano sempre con granderitardo, le imprese sono costrette a tirare la cinghia, a fare tagli,chiedere prestiti, indebitarsi. inutile che insista, sai bene di cosa parlo.ma questo è il risultato di un sistema malato, noi viviamo costretti econdizionati da questo sistema.siamo di fronte ad una realtà che se paragonassimo il sistema spettacolo al corpo di un uomo saremmo in presenza di  una malattia, degenerativa,invalidante allo stato avanzato.Saremmo già corsi ai ripari, avremmo cercato una cura, con tutte le nostreforze.Non è così.anzi quello che stiamo facendo è dire che non è una malattia. Stiamonormalizzando  una anomalia, mortale!2 questo decreto non è un rimedio per far fronte alla crisi!Di certo è la prima cosa che sarà stata detta per giustificarne lapresentazione.E' un sintomo della malattia, anzi  è lo  sviluppo, la modificazione dellamalattia.la legge quadro, è oramai pronta.sembra una buona legge, manca solo il placet della commissione bilancio, nonsemplice ma manca solo quello.l'anno scorso tutti in coro a dire che la legge quadro è l'unico vero strumento per ridare speranza al sistema, per cambiare la cattiva usanza diprocedere per decreti.perchè allora questa ritirata?quale intenzione ci sta sotto questo decreto?è la paura di non farcela. è l' istinto  di sopravvivenza di un gruppo (nonpiù forte, ma tra i "moribondi" forse ancora quello più influente).è il tradimento delle intenzioni dichiarate.è la prova che si preferisce andare da soli,  è l'evidenza di una miopiacercata, voluta.o se così non fosse,  dimostrerebbe  che chi ha lavorato a questo decreto echi lo sostiene, non è più in grado di pensare al rinnovamento di un sistematenendo conto dell' universo di diversità, delle sue infinite ricchezze.Incapace di pensare in grande.Inadatto al ruolo.Alessandro Riceci

    Commento di anonimo — 15 Maggio 2010 @ 17:13

  14. [PDF]EPolis MilanoFormato file: PDF/Adobe Acrobat – Versione HTML15 Maggio 2010. 9 ttualit. L'allar e di eppe rillo. Sisussurrachela manovrinadi“ remorti”sia …… coccarde gialle per portatori sani di cultura . È l'ultima ini- … meriggio al Piccolo Teatro. Grassi. «È stata un iniziativa di … la protesta alla Scala. Ieri, la. Cub ha chiesto le dimissioni

    Commento di anonimo — 15 Maggio 2010 @ 19:57

  15. rolnictwo ekologiczne wymogi

    CONTINUA LA MOBILITAZIONE CONTRO IL DECRETO « Il Sottoscala

    Trackback di rolnictwo ekologiczne wymogi — 5 Maggio 2020 @ 00:35

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