Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

8 Ottobre 2010

Precarietà: 9-10 ottobre 2010, seminari e workshop

Filed under: Uncategorized — Tag:, — Lavoratoriscala @ 15:03

Ottobre: Stati Generali della Precarietà

Questo è un invito a partecipare agli Stati Generali della Precarietà, che si terranno a Milano il 9-10 ottobre 2010. Due giorni di dibattito e discussioni su lavoro, precarietà e diritti. Vogliamo parlare delle strategie da usare per un autunno all’attacco sui luoghi di lavoro e nei territori. Inventiamo nuove modalità di azione contro la precarietà e riprendiamo in mano il nostro futuro!

Gli Stati Generali saranno composti da seminari e workshop per riflettere insieme ma anche per scambiare idee, tattiche, innovazioni e proposte legate a precarietà e lavoro. L’incontro nasce dall’esperienza decennale della Mayday ma è aperto a collettivi, sindacaliste, mediattivisti, avvocati, precarie e precari: proponete un workshop o un intervento per condividere l’idea, la pratica, la tattica, la campagna che volete. Oppure semplicemente venite agli Stati Generali e dite la vostra.

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  • Welfare europei: una panoramica

    Intelligence Precaria
    Il workshop aperto a tutti gli interessati ha come intento quello di presentare i sistemi di protezione sociale dei principali stati dell’Unione Europea. La base di partenza è una approfondita ricerca svolta in ambito universitario ma tradotta in linguaggio comune per essere utile a ricercatori, attivisti politici, sindacali o semplici cittadini interessati a conoscere e discutere i modi in cui è stata affrontata la precarietà nel resto d’Europa.

  • Saperi, formazione e reti

    Laboratorio filosofico “sofiaroney” – Alice Mattoni (ricercatrice precaria) – Alberta Giorgi (ricercatrice precaria) – Caterina Peroni (dottoranda di ricerca) – Omid Firouzi (dottorando di ricerca)

    Nel mondo precario globale la valorizzazione capitalista delle risorse di formazione, istruzione e saperi è divenuta strategica, specie in questi anni di crisi dell’apparato neoliberista. Dalle proposte dell’agenda di Bologna sull’Università ai decreti Gelmini alle legislazioni europee sulla formazione continua…

  • Grandi Eventi

    NoEXPOSOS FornaceL.O.A. Acrobax Project
    Vivere la città in tempo di crisi stimola paura e speranza, sentimenti contrastanti che la massiccia propaganda dei “piani alti” della città concretizza attraverso la realizzazione di grandi eventi e grandi opere venduti come possibilità di crescita e sviluppo e come strumenti utili a combattere la paura della disoccupazione, della mancanza di reddito e servizi e della conseguente emarginazione sociale.

  • Safety o Security?

    Sommosse
    La misura del valore è la nostra vita. Noi vogliamo vivere e vivere bene! Commonfare e critica femminista al biocapitalismo nella città

  • Laboratorio sulla Precarietà

    Soggetti Metastabili (Genova)
    La percezione di una crisi di senso, sempre più invasiva e disarmante, all’interno e al di fuori della situazione lavorativa, ci ha spinto ad un’analisi profonda e radicale della dimensione precaria dell’esistenza. Se il problema del lavoro precario attanaglia più di una generazione, la precarietà delle nostre vite, intesa come mancanza assoluta di sicurezze e di futuro, è per noi la questione inaggirabile e preliminare rispetto a qualsiasi genere di rivendicazione.

  • Le lotte dei precari: vecchie e nuove forme di protesta e comunicazione

    Intelligence PrecariaPopolo Viola
    A partire dall’esperienza concreta del Punto San Precario, del No Gelmini Day e del No Berlusconi Day, il workshop tratterà il tema delle pratiche di comunicazione e delle forme di protesta inventate e costruite nelle lotte alle precarietà. L’obiettivo è quello di discutere, con una prospettiva critica, le pratiche d’uso dei social media (petizioni, subervtising, gruppi e profili) e il ruolo dei social network nella comunicazione e nella mobilitazione dei precari.

    Le Assemblee

  • II° Incontro Nazionale dei Lavoratori Uniti contro la Crisi

    Lavoratori Uniti Contro la Crisi
    Dei coordinamenti e dei comitati, delle delegate e delegati, delle lavoratrici e lavoratori in lotta contro la crisi
    Per la costruzione unitaria e dal basso di tutte le prossime mobilitazioni contro le scelte di governo padroni e sindacati corrotti

  • EuroMayDay: General Assembly

    EuroMayDay Network
    A moment of debate for EuroMayday Network about: Europe’s populist drift and union fragility, crisis and speculation on the European welfare state, the cultural and social vision lack, the future welfare of common-fare proposal…

    Aderiscono e partecipano all’organizzazione

    Intelligence Precaria

    Basic Income Network Italia

    Lavoratori Uniti Contro la Crisi

    EuroMayDay Network

    Comitato NoExpo

    Rete Yes We Chash

    SOS Fornace (Rho)

    Laboratorio filosofico “sofiaroney”

    Uninversi

    AUT-AUT (Genova)

    Collettivo scienze politiche/Laboratorio Reality Shock (Padova)

    Collettivo Femminista Sommosse (Perugia)

    L.O.A. Acrobax Project (Roma)

    Popolo Viola

    ESC Atelier Autogestito (Roma)

    Coordinamento Migranti Bologna e provincia

    FOA Boccaccio (Monza)

    Corsari – Milano

    Bartleby (Bologna)

    TPO (Bologna)

    LabAq16 (Reggio Emilia)

    C.S.A. Kontatto (Falconara)

    C.S.A. Meza Canaja (Senigallia)

    C.S.A. Fabbri (Fabriano)

    C.S.A. Sigma (Macerata)

    cascina autogestita torchiera senzacqua (Milano)

    Sinistra Critica

    C.S. EXIT (Barcellona)

    Patio Maravillas (Madrid)

    Mai più disoccupati!

    Corrente Alternata (Firenze)

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    1. Sos Fornace

      Da fonti certe abbiamo appreso che entro la fine di questa settimana verrà tentato lo sgombero del Centro Sociale SOS Fornace.Invitiamo perciò tutti i solidali a un’assemblea pubblica che si terrà in Fornace martedì 5 ottobre alle 21:30 per preparare la resistenza allo sgombero. Portate sacchi a pelo e coperte, si dorme all’interno dello spazio per difenderlo. E’ evidente il malcelato tentativo di alzare il livello della tensione in vista del corteo di sabato 9 ottobre contro il Piano Alfa e in difesa del territorio, per spaccare l’ampio fronte – dall’opposizione sociale a quella consigliare – che scenderà in piazza unito nel denunciare la “prima pietra” di Expo 2015, madre di tutte le speculazioni sul territorio.Questo tentativo arriva inoltre una settimana dopo la nostra denuncia dell’imbarazzante comportamento di Fiera Milano che, a dispetto della scintillante immagine che propone di sè, produce sul territorio del quale si vanta di essere vetrina, solo precarietà e disoccupazione, come dimostra la recente vicenda degli 85 lavoratori lasciati a casa.La giunta comunale, più volte dichiaratasi a favore dello sgombero della Fornace, vuole evidentemente coprire con questo provvedimento il fallimento del modello della città vetrina, sotto gli occhi di tutti in termini di servizi pubblici dismessi e beni comuni espropriati, col favore degli speculatori di CL e la copertura politica di chi, come la Lega Nord, della difesa del territorio si riempe la bocca ma nei fatti è complice del saccheggio.Questa ennesima minaccia non è solo un attacco a uno spazio sociale, ma ai percorsi autorganizzati e all’intera opposizione sociale del territorio che esprimono una voce critica e contrastano una ricostruzione della metropoli imposta da chi sta sfruttando la crisi per aumentare i propri profitti.Martedì 5 Ottobre – h. 21:30ASSEMBLEA PUBBLICA CONTRO LO SGOMBEROSOS Fornace – Rho, via S. Martino 20Mercoledì 6 ottobre – h. 5:00PRESIDIO E COLAZIONE ANTISGOMBEROSOS Fornace – Rho, via S. Martino 20Giovedì 7 ottobre – h. 5:00PRESIDIO E COLAZIONE ANTISGOMBEROSOS Fornace – Rho, via S. Martino 20Venerdì 8 ottobre – h. 5:00PRESIDIO E COLAZIONE ANTISGOMBEROSOS Fornace – Rho, via S. Martino 20Sabato 9 ottobre – h. 9:30CORTEO CONTRO IL PIANO ALFAIN DIFESA DEL TERRITORIORho – Stazione FS

      Commento di anonimo — 8 Ottobre 2010 @ 14:25

    2. Tremonti non “sgancia un euro” ai ministri: “La gente non mangia cultura”. Dietro di lui il fantasma del debito

      Giulio Tremonti stringe la cinghia dell’Italia e non concede “un euro” ai ministri che lo richiedono. Tranne a quelli leghisti. Nel corso dell’ultimo Consiglio dei ministri, giovedì, Tremonti ha negato i finanziamenti per Giustizia, Scuola, Ambiente e Cultura. Tanto che Berlusconi sarebbe sbottato: “Quando gli si chiedono dei soldi lui risponde sempre che non ce ne sono”. Addirittura Tremonti, al ministro Sandro Bondi che gli chiedeva soldi per i beni culturali, ha risposto con una frase che ha un retrogusto ‘rurale’: “La gente non si mangia mica la cultura”.

      Ma dietro queste battute “da contadino”, Tremonti cela una preoccupazione forte: quella del debito. Il titolare del ministero dell’Economia sa che non può permettersi di spendere, né di far vedere all’estero che si spende e si spande. Il perché è presto detto: l’Italia ha un debito ai massimi storici, siamo il paese di cui i mercati internazionali si fidano di meno e, in più, dall’Europa ci chiedono di rifinanziare il debito. Ieri, infatti, è arrivato l’allarme della Fmi: occorrono politiche di risanamento del debito, soprattutto per l’Italia che mostra una ripresa più lenta delle altre economie. La stessa Fmi qualche giorno fa aveva anche detto che l’Italia è “tra i paesi a rischio” a causa dell’”alto debito pubblico”.

      Insomma il Fondo monetario internazionale chiede di rifinanziare il debito emettendo titoli per il 20% del Pil. Questa è la priorità per l’Italia e i soldi devono essere risparmiati per questo motivo. Ma cosa ha portato a questa situazione? All’epoca dell’entrata dell’Italia nell’euro, l’allora governo Prodi aveva il problema di portare il debito a un livello consono ai paramentri dell’Eurozona. Come fecero anche altri Paesi, quindi, si “nascose” (per dirla in parole povere) parte del debito grazie allo strumento finanziario dei “derivati”, i Credit default swap, ovvero le assicurazioni contro il fallimento. Il tutto con l’aiuto della statunitense Goldman Sachs. Insomma si trasformò temporaneamente  parte del debito in credito. Grazie a questa politica l’Italia è riuscita ad entrare nell’Euro ma ora si fanno i conti con il rivolto della medaglia. I derivati a medio e lungo termine stanno scadendo e quel debito “occultato” riaffiora, raddoppiato, mentre dall’Europa ci chiedono di rifinanziarlo. Non solo. L’innalzamento del nostro debito diminuisce la fiducia dei mercati nei confronti del nostro Paese e tutto ciò ha ripercussioni sui mercati secondari, ovvero proprio quelli dei derivati.

      Secondo la Depository trust & cleaning corporation (organo di garanzia dei derivati mondiali) non c’è nessun paese messo peggio di noi: siamo il paese in cui i mercati internazionali credono di meno. Un triste primato che fa paura, se pensiamo che la Grecia, che è alle prese con la difficile impresa di riportare il deficit a livelli consoni all’Ue, è addirittura decima, in una classifica in cui l’ultimo è il migliore. E una percezione negativa della nostra economia significa prima di tutto meno investimenti e più a breve termine. In poche parole, meno scommesse sull’Italia e meno “protezione” del nostro debito. Non è un caso, infatti, che il valore dei Cds (lo strumento derivato più utilizzato) sul debito italiano hanno avuto un incremento di oltre 9 punti base nell’arco di 24 ore lo scorso mese. Insomma, quella del debito è una bomba pronta ad esplodere, soprattutto se dal punto di vista politico l’Italia mostrerà ancora instabilità. Tremonti ne è consapevole, ed ecco perché, per dirla con Berlusconi, “non sgancia una lira”.
      8 ottobre 2010 | 10:40

      Commento di anonimo — 8 Ottobre 2010 @ 14:44

    3. Bondi minaccia le dimissioni: “Tremonti vuole chiudere il ministero”Su Repubblica il litigio tra i due ministri: “Non sto qui a fare da parafulmine”, dice Sandro. “La gente non mangia cultura”, risponde Giulio

      Uno scontro al vertice durante il Consiglio dei Ministri. Almeno secondo l’interpretazione di Francesco Bei su Repubblica, che probabilmente – come succede un giorno sì e uno no – verrà smentita dai diretti interessati. Però di conflitti tra Sandro Bondi, ministro della Cultura a perenne minaccia di taglio di fondi, e Giulio Tremonti, responsabile dell’Economia con sempre in mano le forbici, ce ne sono stati così tanti che questa sembra davvero essere l’ultima puntata.

      “DITEMELO CHIARAMENTE” – Ieri mattina, al Consiglio dei ministri, tra Giulio Tremonti e Sandro Bondi sono volati gli stracci, scrive Repubblica. Oggetto della lite, come al solito, i fondi per la cultura. Soldi che vengono prosciugati dai tagli orizzontali imposti dal via XX Settembre a tutto il governo. Bondi, finito nel mirino del mondo della cultura — dal cinema ai musei, da Pompei ai teatri — si è stufato di fare da “punching ball” e reclama attenzione: «Guardate — premette — io finora ho sempre cercato di conciliare la responsabilità di bilancio, la giusta richiesta di sacrifici rivolta a tutti noi da Tremonti, con le necessità dei mio ministero. Ma stavolta è troppo, adesso basta: io pretendo che mi si diano delle risposte. Altrimenti non sto qua a fare il parafulmine, preferisco andarmene». La minaccia di dimissioni è chiara, ma Bondi prosegue alzando ancora di più i toni: «Se nel programma di governo c’è la chiusura del mio ministero ditemelo chiaramente. Perché così la situazione non può più reggere. Io non ci sto più a farmi prendere in giro».

      “NON SI MANGIA CON LA CULTURA” – Il destinatario dell’avvertimento fa finta di non sentire. Quindi risponde con ironia. «Per alleviare le umani sofferenze dell’amico Sandro — replica Tremonti aggiustandosi gli occhiali — vorrei rammentargli che in tutta Europa, anche a Parigi e Berlino, stanno tagliando i fondi alla cultura. È molto triste, una cosa terribile, lo capisco. Ma vorrei informare Bondi che c’è la crisi, non so se gliel’hanno detto: non è che la gente la cultura se la mangia». Bondi, raccontano, è diventato paonazzo in viso, sul punto di esplodere. «Eh no caro Giulio, non ci sto. Forse quello che è male informato sei proprio tu: in Europa, in Francia e pure in Germania, i governi stanno investendo milioni di euro sui Beni culturali. Che sono una risorsa economica, non un costo». A quel punto tocca a Berlusconi e Letta gettare acqua sul fuoco, e promettere un accordo soddisfacente con “Sandrino”. Ma Giulio, per ora, da quell’orecchio sembra proprio non volerci sentire.

      Commento di anonimo — 8 Ottobre 2010 @ 14:51

    4. L’ex moglie di Bondi: “Trascura il figlio, lo querelo”
      Guai familiar-giudiziari in arrivo per il ministro dei Beni culturali. “Ho querelato Sandro Bondi“, fa sapere Maria Gabriella Podestà, per 15 anni sua moglie, a Novella (Rcs) che il suo ex marito trascura il figlio dodicenne.

      “E’ dal 23 maggio che non lo vede: se il ragazzo non accetta di incontrarlo assieme alla sua nuova compagna, l’onorevole Manuela Repetti, il ministro si rifiuta di vedere lui”. E per questo la donna vuole rivedere la separazione consensuale. L’ex moglie dice al giornale di gossip anche che il suo matrimonio finì nel ‘98, quando Bondi la prese a schiaffi.puubblicato il 30 luglio 2010il giornalettismo.com

      Commento di anonimo — 8 Ottobre 2010 @ 14:58

    5. PORRO Nicola, "l'amico" dei teatri.Il suo "alto giornalismo" dalla sua viva voce:http://tv.repubblica.it/dossier/caso-marcegaglia-giornale-dossier/caso-marcegaglia-gli-audio-arpisella-porro/54417?video=&pagefrom=1

      Commento di anonimo — 8 Ottobre 2010 @ 18:24

    6. A Roma la Responsabile settore ammortizzatori sociali, Matilde Mancini, ha dato l'ok alla fattibilità per i contratti di solidarietà per le Fondazioni Liriche Sinfoniche richiesti dal nostro CdA e alla presenza delle segreterie nazionali Cgil Cisl e Uil.

      Allego dichiarazioni di Bondi. Lasciate perdere la parte relativa alla volontà di incontrare possibili imprenditori locali, che non esistono, e notare il continuo porre l'accento sui provvedimenti di tutela (ovvero ammortizzatori).

      Il passaggio al ministero, che ha dato la disponibilità, ha aperto la strada degli ammortizzatori per TUTTE le Fondazioni.

      Pertanto, da oggi non è più solo un fatto locale.

      Saluti

       

       

      Bondi: "Sostegno al Carlo Felice". Il ministro al telefono con il sindaco

      08/10/2010 15:53

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      Il ministero dei Beni culturali è disponibile "a sostenere un piano di risanamento del Carlo Felice di Genova, a fronte dell'approvazione, da parte dei sindacati, di provvedimenti di tutela dei dipendenti e dei lavoratori". Lo annuncia il ministro della cultura Sandro Bondi, che questa mattina ha avuto un "lungo e cordiale colloquio telefonico" con il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, a proposito della grave situazione in cui versa la fondazione lirica genovese. Nello stesso colloquio, riferiscono dal ministero, Bondi ha annunciato di voler incontrare una serie di imprenditori e di aziende pubbliche e private disponibili a sostenere un piano di risanamento e di sviluppo del teatro lirico di Genova. Bondi cita proprio il caso del Carlo Felice anche nella lettera pubblicata oggi sul Foglio, nella quale denuncia la situazione drammatica per carenza di risorse in cui si trova in Italia lo spettacolo dal vivo.

      Commento di anonimo — 8 Ottobre 2010 @ 21:19

    7. 07/10/2010 Amerigo Palma, il giudice che stabilirà se nella notte tra il 6 e 7 luglio ci fu sabotaggio nella Fiat di Melfi, dovrà innanzitutto sciogliere un nodo: decidere se accettare o meno la richiesta avanzata dei legali del Lingotto di ascoltare come testimone il segretario nazionale della Fismic, Roberto Di Maulo. Non più di due settimane fa il leader sindacale aveva chiesto e ottenuto di essere ascoltato dal sostituto procuratore di Melfi, Renato Arminio, nell'ambito del procedimento penale che vede i tre operai della Sata accusati di “turbativa di attività industriale e violenza privata”. Al pm aveva parlato di un «pesante clima di intimidazioni e omertà» all'interno dello stabilimento. E soprattutto aveva confermato la ricostruzione degli eventi di quella sera fatta dal settimanale Panorama. I tre «agitatori» avrebbero cercato di bloccare la produzione «perché lo sciopero stava andando male». Di Maulo quella notte non era presente in fabbrica. Ma la sua “verità” sarebbe stata ricostruita sulla base «delle dichiarazioni di alcuni delegati – aveva detto il segretario durante la conferenza stampa – presenti quella notte». Sulla base di queste dichiarazioni i legali Fiat hanno chiesto che Di Maulo venga ascoltato dal giudice per fare i nomi di chi ha parlato con la stampa, chiedendo l'anonimato, ma che non avrebbero trovato il coraggio di presentarsi davanti al magistrato nel corso del procedente procedimento civile, che si è concluso con una condanna a Fiat per “condotta antisindacale”. Ora, quegli operai, sarebbero pronti a raccontare la loro verità in cambio di garanzie «contro eventuali ritorsioni». Secondo gli avvocati del Lingotto le testimonianze sarebbero destinate a ribaltare il primo verdetto del giudice Minio. Niente di più “sbagliato” per i colleghi della Fiom. «I delegati presenti quella notte e a cui fa riferimento di Maulo – spiega l'avvocato Paolo Pesacane – per un'evidenza logica non possono essere altro che coloro già indicati come testimoni dalla stessa Fiom nel corso del primo procedimento. E che, quella stessa notte del 6 e 7 luglio scorso, hanno firmato, subito dopo il blocco della produzione, un documento in cui si dichiarava la regolarità dello sciopero, si condannava l'atteggiamento del gestore operativo e si esprimeva solidarietà ai tre lavoratori sospesi». Solo nei prossimi giorni il giudice scioglierà la riserva sull'ammissibilità di nuovi testimoni e documenti. Anche nel caso in cui il magistrato dovesse accogliere le richieste della Fiat «siamo certi – aggiunge Pesacane – che non si potrà dimostrare una verità diversa da quella già emersa». Ma la notizia del nuovo rinvio, che inevitabilmente dilata i tempi del procedimento, lascia un po' di amarezza in Giovanni Barozzino, Marco Pignatelli e Antonio Lamorte che hanno atteso l'esito della prima udienza. «Siamo al paradosso»: così Pignatelli commenta la richiesta della Fiat e l'eventualità che «il segretario Di Maulo, non presente quella notte, possa essere ascoltato come testimone». Barozzino incalza: «Quello che si sta cercando di fare è sotto gli occhi di tutti gli italiani. Non c'è bisogno di aggiungere nulla». Per il segretario regionale della Fiom, Emanuele De Nicola «quella di Di Maulo non è altro che voglia di esibirsi in un nuovo show individuale». «Ci auguriamo – ha detto il segretario regionale della Cgil, Antonio Pepe – che la riserva del giudice venga sciolta quanto prima. Confidiamo pienamente nell'operato della magistratura. Inoltre siamo convinti che la richiesta della controparte dei legali dell'azienda sia solamente un diversivo utile ad allungare i tempi di soluzione della vicenda». Insieme a Marco, Antonio e Giovanni, hanno atteso l'esito della prima udienza molti delegati e iscritti al sindacato delle fabbriche del potentino. Mariateresa Labanca

      Commento di anonimo — 8 Ottobre 2010 @ 21:30

    8. Cultura: Appello di Sandro Bondi su 'Il Foglio'

      ROMA – 8 OTTOBRE 2010 – "In questi due anni abbiamo cercato di sostenere la cultura, nelle note condizioni di crisi della finanza pubblica, ma anche di cominciare a liberarla da un rapporto di eccessiva dipendenza dallo Stato". Comincia così l'appello che il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi (foto), firma sulle pagine de Il Foglio. "La riduzione dei trasferimenti imposti dalla crisi ci ha costretto – continua Bondi – a fare scelte coraggiose".  Da qui la riforma degli enti lirici e del cinema, "che verranno rifinanziati per il prossimo triennio". Cio’ “che desta maggiore preoccupazione – osserva il ministro – è la drammatica mancanza di risorse per sostenere il comparto dello spettacolo: l’opera lirica, i teatri stabili, il cinema e le nostre orchestre sinfoniche. Rispetto all’anno scorso, le risorse per lo spettacolo dal vivo sono scese da 402 milioni di euro a 262 milioni per il prossimo anno. Se le cose non cambiassero non saremmo in grado di mantenere i livelli minimi di sopravvivenza delle principali attività dello spettacolo. Siamo già alle prese – aggiunge – con il rischio di chiusura dei teatri storici e della messa in cassa integrazione dei lavoratori dello spettacolo, come dimostra il caso del Carlo Felice di Genova”. “Da domani – prosegue Bondi – mi metterò comunque al lavoro per incontrare personalmente i rappresentanti delle maggiori aziende private e pubbliche italiane, allo scopo di chiedere un sostegno. Confido in questo modo, con l’aiuto strategico delle aziende private e pubbliche, di contribuire a salvare quella vitalità e creatività della cultura italiana che la scarsità di risorse mette a rischio”.

      Commento di anonimo — 8 Ottobre 2010 @ 23:51

    9. A Roma si sono accordati con i sindacati nazionali per la fattibilitàdei contratti di solidarietà per le Fondazioni lirico-sinfoniche.Pertanto sarano applicabili ovunque. Bondi ha detto che quando li avremo accettati ci aiuterà: visto l'aiuto che ci ha dato che finora, direi che forse sarebbe meglio se andasse a dedicare il suo tempo a scrivere altri versi per il suo padrone.Ma in che mani è finito questo paese????? Come abbiamo potuto ridurci così???

      La gente non mangia cultura, ma la cultura dà damangiare a molta gente, come nei Teatro Lirici. IL carlo Felice diGenova sta per chiudere grazie ai tuoi tagli, tra un pò ci saranno 300famiglie che da mangiare non ne avranno più.Spero che… questo Governo cada una buona volta e di non vederlo mai più.Qui a Genova si…ete riusciti a distruggere tutto.Siete senza vergogna, non so come fate a dormire sereni. A già, dimenticavo, avete le escort per la ninna nanna

      Sembrano proprio i ladri di Pisa. Grazie per quanto hanno fatto oggi per le Fondazioni: niente sarà più come prima. Hanno firmato la fine di centinaia di posti di lavoro
      Anna Dotta

      Commento di anonimo — 9 Ottobre 2010 @ 00:06

    10. Teatro lirico, o si cambia o si chiude"

      Il Teatro Lirico di Cagliari (Max Solinas)

      Il soprintendente uscente Maurizio Pietrantonio non esclude l'ipotesi: "Se i sindacati non accettano nuove regole del lavoro il commissariamento non è un'ipotesi astratta".

      «Vede, c'è un piccolo problema: se qui non si interviene subito questo teatro rischia di chiudere. E non lo dico per scherzo». Roberto Camarra, segretario della Slc-Cgil, parla di Cagliari pensando al Carlo Felice di Genova, 12 milioni di passivo, 329 dipendenti a un passo dalla cassa integrazione e poche possibilità di evitare la chiusura definitiva del sipario.

      Eppure al Lirico di Cagliari la situazione è totalmente diversa: dopo aver chiuso sei bilanci in pareggio, dal 2004 al 2006, al momento la prospettiva è di terminare il 2010 con un rosso di 1,8 milioni (su un bilancio di 31) perché a fine luglio, a stagione programmata, il ministero della Cultura ha inopinatamente tagliato 2,6 milioni del Fondo unico dello spettacolo, una delle entrate considerate certe.

      PIÙ SPETTACOLI Un imprevisto. E allora perché i sindacati hanno deciso di chiedere la testa della dirigenza e di scioperare venerdì per la prima di “La Cenerentola”, l'opera “monca” (è in forma di concerto proprio per tagliare i costi, soprattutto quelli delle scenografie)?

      «Si poteva risparmiare ulteriormente e chiudere in pareggio producendo spettacoli in più e facendo lavorare tutti i precari», spiega Camarra. Ma come: nel mezzo della crisi più dura e con la prospettiva di ulteriori tagli del 30% nei prossimi anni da parte di Stato (che versava 10,6 milioni e li ha ridotti a otto) e Comune (2,4) si chiede l'assunzione di 63 precari che costano mediamente 50 mila euro all'anno a testa?

      «I lavoratori non sono il problema, ma la soluzione», risponde Camarra. «Lo so che sembra paradossale, ma utilizzando il nostro personale anziché ingaggiare tecnici, parrucchieri, prime parti o direttori d'orchestra costosi, si salverebbe il lavoro dei precari (che costano complessivamente 1,7 milioni all'anno), si otterrebbero più punti validi per il calcolo dei finanziamenti e si accontenterebbero gli abbonati». Come? «Per esempio con una controprogrammazione, da qui alla fine dell'anno, a basso costo e ad alto gradimento: 38 spettacoli (comprese due opere: Così fan tutte e Le Nozze di Figaro) anziché i 23 previsti con un costo complessivo di meno di 400 mila euro».

      UN'UTOPIA Per la dirigenza del teatro è un'utopia: «Le nozze con i fichi secchi non si possono fare», attacca il direttore amministrativo Vincenzo Caldo. Uno di quelli – gli altri sono il soprintendente Maurizio Pietrantonio, e il direttore artistico Massimo Biscardi – a cui i sindacati chiedono di andare a casa.

      Ma la ragione per cui secondo Cgil, Cisl, Uil, Snater e Css i dirigenti sono «inadeguati» è soprattutto un'altra: «In sei anni non sono stati capaci di erodere il debito patrimoniale». Una voragine che, pur ridotta nell'ultimo anno del 2,6%, come ha certificato la Corte dei Conti nell'ultima relazione sullo stato delle Fondazioni liriche, resta ancora consistente: 18,6 milioni di euro di cui 10,5 di debito a breve e 6,5 a lungo termine verso le banche, un milione verso i fornitori, circa 500 mila verso gli istituti di previdenza. «Ecco, con questi dati si va dritti al commissariamento», attacca Annalisa Pittiu, corista e leader della Fistel-Cisl.

      IL RAFFRONTO Ecco perché i sindacati azzardano il paragone con Genova. Una boutade? No, se è vero che nei giorni scorsi anche Pietrantonio si è spinto su un terreno nuovo: «Se i dipendenti non accettano nuove regole del lavoro il commissariamento non è un'ipotesi astratta».

      Insomma, i vertici del teatro accusano i sindacati, chiedendo «senso di responsabilità» (lo ha fatto anche il sindaco in qualità di presidente della Fondazione), loro replicano accusando la dirigenza della Fondazione di incapacità di gestire questa fase. Marco Mereu, segretario aziendale della Slc-Cgil, mostra uno studio che raffronta i dati del teatro cagliaritano con quello di Trieste, simili per dimensioni aziendali, bacino d'utenza ed entrambi con sede in una regione a Statuto speciale. Con quattro milioni di finanziamenti in meno (Cagliari ha complessivamente 23,9 milioni e Trieste 19,8) e 70 dipendenti in più producono 10 titoli con sette recite ciascuno comprese tre recite nel territorio regionale, che al Lirico mancano da anni. «Invece noi, che siamo un teatro lirico, tagliamo proprio sulla lirica, che poi è il settore che garantisce più punti per il Fondo unico per lo spettacolo e quindi più soldi. Che senso ha?».

      «SFORZO DI FANTASIA» Al management attuale mancherebbe anche fantasia, capacità di pianificazione e di guardare oltre il «solito recinto». «Ci si potrebbe sforzare e cercare direttori o registi emergenti, evitare di passare, chissà perché, sempre per le agenzie che trattengono percentuali importanti», spiega Cristiano Barrovecchio, che rappresenta lo Snater, il sindacato degli orchestrali. «Insomma, nel pieno spirito della legge Bondi, si potrebbe risparmiare facendo una programmazione di alto livello con un cast meno caro. Ma si rende conto che siamo diventati un teatro sinfonico con qualche titolo di lirica?».

      Per dimostrare che fare diversamente si può, i sindacati hanno predisposto un piano a breve termine e un programma triennale dettagliato che prevede l'utilizzo delle maestranze (dalle sarte agli scenografi) anche fuori dal teatro. «Volevamo sottoporlo ai dirigenti, ma non ci hanno mai ascoltato», spiega Pittiu. Caldo dice di non averlo mai ricevuto.

      I SACRIFICI E i vertici del teatro? Hanno chiesto agli artisti un sacrificio sui cachet, e in qualche caso l'hanno ottenuto, hanno annunciato che se confermati si ridurranno ulteriormente lo stipendio del 20%, hanno aumentato il costo dei biglietti, che da qualche settimana vengono venduti al Box office (contratto in scadenza a fine anno, risparmio annunciato di 205 mila euro), lavorano per recuperare contributi perduti, come dice Pietrantonio, anche se Caldo annuncia per i prossimi anni ulteriori tagli per oltre tre milioni e mezzo di euro. Ma soprattutto chiedono sacrifici al personale: «Occorre uscire dalle ingessature delle attuali regole del lavoro, come suggerito dal ministro Bondi e introdurre la plurimansionalità», spiega Maurizio Pietrantonio, che ambisce a una riconferma.

      IL SOPRINTENDENTE I sindacati ne chiedono la cacciata. «Non è in grado di dare un futuro a questo teatro». Lui replica: «Siamo tra le poche Fondazioni ad aver garantito bilanci sempre in pareggio, questo è ciò che conta». Per tutte queste ragioni l'8 ottobre, venerdì, non ci sarà la prima di “La Cenerentola”. Sarà sciopero. Contro una dirigenza che non c'è più.

       

      Commento di anonimo — 9 Ottobre 2010 @ 00:19

    11. Fondazioni Liriche. Sciopero al teatro di Cagliari venerdì 8, si protesta contro tagli e dirigenza

      Una giornata di sciopero è stata proclamata per venerdì prossimo, 8 ottobre, delle organizzazioni sindacali di categoria del Teatro Lirico di Cagliari, contro i tagli economici e l'attuale dirigenza. La recita prevista, La Cenerentola di Gioachino Rossini, non verrà quindi eseguita. "L'attuale gruppo dirigente della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari non deve essere riconfermato", hanno affermato unitariamente i sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl, Fials Cisal, Snater e Fls Css che, dopo l'incontro del 13 settembre scorso, hanno ribadito "l'inadeguatezza di una direzione priva di idee ed entusiasmo" ed hanno stigmatizzato lo scippo di 2,6 milioni di euro di finanziamenti da parte dello Stato, il che ha portato a conseguenti problemi economici. Secondo i sindacati non vi è un piano industriale o una qualsiasi idea di programmazione per il 2011 per rilanciare la più importante organizzazione culturale della Sardegna e, nello stesso tempo, contenere per i costi. "L'investimento sulle risorse interne del teatro e sui lavoratori precari che, da anni, operano all'interno della stessa struttura – hanno spiegato i sindacati – potrà garantire la qualità e consentire un risparmio, senza alcun taglio a personale e produzioni". La Direzione del Teatro ha assicurato la disponibilità di coprire i posti del Turno A di venerdì con le repliche fino ad esaurimento posti. La Cenerentola verrà replicata, infatti, da domenica 10 ottobre sino a domenica 17 ottobre.

      Commento di anonimo — 9 Ottobre 2010 @ 00:22

    12. Ente Lirico Cagliari, comunicato delle organizzazioni sindacali

       

       

      Le OO.SS., nell'incontro con il Presidente dott. Emilio Floris, hanno espresso la loro perplessità sulla validità dell'incarico del Cda, del Sovrintendente e del Direttore Artistico i quali, da Statuto della Fondazione, risultano essere decaduti .Nel contempo hanno prospettato l'ipotesi di sostituire la stagione sinfonica prevista in cartellone (reputata dalle OO.SS eccessivamente onerosa e causa di uno scarso punteggio Fus) con una stagione che, con il massimo impegno dei lavoratori, avrebbe consentito di offrire al pubblico oltre alla sinfonica anche due titoli d'opera lirica.Alla riunione purtroppo non è conseguita una presa di posizione del Presidente che si è dichiarato impossibilitato ad attuare la "rivoluzione gestionale" auspicata e più volte richiesta dalle OO.SS all'azienda.Già dal luglio scorso si inoltrò un appello alle istituzioni per il grave taglio "retroattivo" del Fus di 2 milioni e seicento mila € (ora conclamato), ed il sovrintendente uscente Maurizio Pietrantonio parlò di "inutile allarmismo" ma oggi inspiegabilmente si ricorre ad un piano così drastico che non trova confronto in altre realtà analoghe! Si potrebbe a ragione pensare che se si fosse intervenuto allora oggi non si sarebbe arrivati a questo punto.Le OO.SS. ribadiscono che senza alcuna convocazione dei sindacati prima del CDA, avvenuto il 2 settembre, mirata a valutare con documenti alla mano i bilanci ed un attendibile piano di risa-namento, l'azienda procede unilateralmente.Il piano "comunicato verbalmente" alle OO.SS. prevede oltre alla non assunzione dei 60 precari, "La Cenerentola" di Rossini in forma di concerto, ma non consentirà comunque di chiudere il bilancio a pareggio, mantenendo un disavanzo di gestione di 1 milione e seicento mila € che contribuiranno ad aggravare il debito pregresso.Inoltre l’azienda procede all’esternalizzazione della biglietteria, lasciando a casa alcuni lavoratori precari e affidandola al Box Office; parrebbe senza nessuna gara d'appalto e senza nessuna de-libera emessa dal CDA.Tale scelta è irresponsabile. Non si è valutato infatti l'impatto sugli abbonati storici del Teatro e in maniera repentina si è deciso un aumento del 30 % del costo dei biglietti e degli abbonamenti. Non vorremmo che gli abbonati delusi dai disservizi non rinnovassero l'abbonamento. Se questo avverrà la mancanza di incassi si tradurrebbe in una ulteriore perdita di finanziamenti.Si sono abbandonate le idee che prevedevano la nascita dei laboratori per gli allestimenti conte-nuti nel parco della musica (che si appresta a diventare un “monumento ai caduti") legandoli a tutte le realtà di spettacolo sarde con una valida operazione di marketing, (Così come avviene al Teatro Verdi di Trieste in cui il laboratorio di scenografia serve tutta la regione.)Tutti i precari che in grande parte avrebbero riempito i laboratori, le sarte, le parrucchiere, gli attrezzisti, i falegnami e i fabbri sono a casa e il Teatro rischia di perdere professionalità che sono uniche nella loro specializzazione.Quello che risulta incomprensibile ai lavoratori è che un teatro come il Lirico di Cagliari sia ar-rivato a questa crisi malgrado le enormi potenzialità, il ridotto numero di lavoratori, il finanzia-mento sostanzioso della regione Sardegna, sei bilanci in pareggio e l’intero bacino di pubblico re-gionale.Evidentemente la grande propaganda che ha visto questo Teatro come uno dei più virtuosi cela una crisi strutturale di cui si sta approfittando per liberarsi di quello che si vorrebbe far credere sia l’unico male del Teatro: i lavoratori.Lavoratori che vengono definiti un "costo fisso", ed è evidente che lo siano, finché non vanno in pensione o muoiono (!!!) ma ci si dimentica che: "i lavoratori sono parte integrante dello spettacolo e dovrebbero essere annoverati nel costo di produzione e non paragonati alla spesa per la corrente elettrica".Le sigle, in maniera responsabile e costruttiva, hanno proposto più e più volte idee progetti e so-luzioni ma forse bisognerebbe domandarsi se ci si possa permettere ancora di spendere per un solo titolo d’opera come "Cenerentola" all’incirca 700.000 €.Le OO.SS. avrebbero voluto vedere una rivoluzione nella gestione che si fosse opposta alla crisi, come avvenuto in altri Teatri, producendo il doppio a costi bassissimi e moltiplicando gli incassi di botteghino, offrendo al pubblico pacchetti differenziati per diverse fasce di reddito o una vali-da operazione di ricerca anche di piccoli sponsors consociati, ma l'azienda non ha fornito rispo-ste.Le OO.SS. e i lavoratori del Lirico di Cagliari, riuniti in assemblea, dopo una attenta disamina della situazione e un analisi del mandato dei quattro anni passati della Dirigenza uscente, hanno appurato l'esistenza di una totale divergenza tra la dirigenza e la controparte sindacale nella va-lutazione della profonda crisi attuale e nelle soluzioni da adottare per fronteggiare la stessa.Tale divergenza pone un invalicabile ostacolo a qualsiasi scenario di soluzione concordata.Per il bene futuro del Teatro auspicano quindi che avvenga un cambio gestionale che consenta una inversione radicale della programmazione che ad oggi risente di vecchi modelli che non sono più percorribili.Per quanto esposto hanno votato a maggioranza:• la richiesta al Sindaco di non riconfermare la Dirigenza.• che lo sciopero deciso per l'8 Ottobre (indetto per protestare contro le scelte unilaterali dell'azienda) venga confermato.• il presidio permanente davanti al Teatro lirico ed al Box Office.• la Conferenza Stampa.Per le segreterieAnnalisa Pittiu

      Commento di anonimo — 9 Ottobre 2010 @ 00:27

    13. A Roma la Responsabile settore ammortizzatori sociali, Matilde Mancini, ha dato l'ok alla fattibilità per i contratti di solidarietà per le Fondazioni Liriche Sinfoniche richiesti dal nostro CdA e alla presenza delle segreterie nazionali Cgil Cisl e Uil.Allego dichiarazioni di Bondi. Lasciate perdere la parte relativa alla volontà di incontrare possibili imprenditori locali, che non esistono, e notare il continuo porre l'accento sui provvedimenti di tutela (ovvero ammortizzatori). Il passaggio al ministero, che ha dato la disponibilità, ha aperto la strada degli ammortizzatori per TUTTE le Fondazioni. Pertanto, da oggi non è più solo un fatto locale.   Bondi: "Sostegno al Carlo Felice". Il ministro al telefono con il sindaco

       08/10/2010       15:53 » Commenta la News  Il ministero dei Beni culturali è disponibile "a sostenere un piano  di risanamento del Carlo Felice di Genova, a fronte dell'approvazione,  da parte dei sindacati, di provvedimenti di tutela dei dipendenti e dei  lavoratori". Lo annuncia il ministro della cultura Sandro Bondi, che  questa mattina ha avuto un "lungo e cordiale colloquio telefonico" con  il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, a proposito della grave situazione  in cui versa la fondazione lirica genovese. Nello stesso colloquio,  riferiscono dal ministero, Bondi ha annunciato di voler incontrare una  serie di imprenditori e di aziende pubbliche e private disponibili a  sostenere un piano di risanamento e di sviluppo del teatro lirico di  Genova. Bondi cita proprio il caso del Carlo Felice anche nella lettera  pubblicata oggi sul Foglio, nella quale denuncia la situazione  drammatica per carenza di risorse in cui si trova in Italia lo  spettacolo dal vivo. 

      Commento di anonimo — 9 Ottobre 2010 @ 12:58

    14. Da oggi è un problema nazionale. Voglio proprio vedere chi si prenderà la briga di andare a firmare aziendalmente per chiedere il referendum.Secondo me sarebbe opportuno uno sciopero nazionale di categoria per dare un segnale. Anche se da noi a Genova ormai è iniziato il conto alla rovescia, perchè il 15 se non c'è il consenso dei lavoratori mettono tutto in mano a un commissario liquidatore governativo.Se la gente darà il consenso, saranno tempi duri per noi autonomi, so chestanno già preparando una lunghissima lista di epurazione.Poi danno dello squadristi e antidemocratici a quei lavoratori che gli tiranole uova sulle sedi.A Milano c'è qualche reazione o sono ancora sereni?

      Commento di anonimo — 9 Ottobre 2010 @ 13:01

    15. « LA NOTIZIA: GOVERNO, LAVORO SU 5 PUNTI NODO GIUSTIZIA(ORE 17)

      CULTURA: VITA, BONDI RIFERISCA IN PARLAMENTO »

      TEATRO: VITA (PD), CARLO FELICE NON CHIUDA

      (AGI) – Roma, 8 ott – “Purtroppo si sono avverate tutte le nostre previsioni sugli effetti devastanti dei tagli alla cultura. Il caso del Carlo Felice di Genova, glorioso teatro che non merita di concludere la sua attivita’ cosi amaramente, non e’ isolato”. Lo dichiara il senatore del Pd Vincenzo Vita, Vice Presidente Commissione Cultura a Palazzo Madama, che aggiunge: “Altre fondazioni lirico-sinfoniche sono vicine al collasso. L’avevamo detto al ministro Bondi, che ora tardivamente sembra ravvedersi, infuriandosi finalmente con il suo collega Tremonti”. “E’ encomiabile – aggiunge Vita – ma tardivo l’appello ai privati per intervenire nel caso di Genova o in casi analoghi. Ma salvarsi la coscienza non basta. Piuttosto si immagini seriamente un intervento finanziario adeguato per salvare il salvabile”. “E chiediamo – conclude Vita – che il ministro Bondi venga in Parlamento a dire, nella sede istituzionalmente piu’ opportuna, cio’ che pensa di fare”.(AGI) Mal

      Commento di anonimo — 9 Ottobre 2010 @ 13:17

    16. Lo Stato salvi il Teatro dell’Opera”di Ornella RotaUna vita al servizio dei Teatri d’Opera del nostro Paese, competenza, buonafede, posizioni chiare dal punto di vista gestionale: stiamo parlando di Francesco Ernani. Caratteristiche preziose le sue che però non sempre pagano. Anzi. A lui però, quel che più sta a cuore è una domanda, inevasa da una ventina di anni almeno. “Attraverso interviste, libri (La repubblica degli enti lirico-sinfonici, coautore Roberto Iovino, è del 1992, ndr), convegni di studio”, racconta, “ho ripetuto la proposta che lo Stato si impegni a garantire ai vari Teatri dell’Opera il costo del personale, limitatamente al numerico stabilito nelle piante organiche e agli oneri derivanti dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Sulla base di questa sovvenzione statale e delle altre entrate quali biglietteria, sponsorizzazioni, contributi degli enti locali e di privati ecc. , il consiglio di amministrazione e il sovrintendente dovrebbero poi promuovere i programmi nel rispetto delle rispettive identità e del proprio pubblico. Soli a decidere, e soli responsabili: se sapranno pareggiare il bilancio, bene; in caso contrario si potrà, in via eccezionale, anche chiudere il teatro per poi riaprirlo quando le risorse lo consentiranno, com’è successo all’Opera di Parigi o al Metropolitan di New York”.

      Reazioni alla tua proposta?“Nessuna. Intanto, l’invasione della politica all’interno delle istituzioni lirico-sinfoniche ha deresponsabilizzato gli organi dirigenti. Fra le conseguenza più gravi, la possibilità di trascinare a lungo gestioni in perdita sotto l’aspetto sia economico che di pubblico che di qualità artistica. A volte le autorità politiche decidono di ripianarli con interventi anche sul patrimonio che non sono in grado di risolvere nel tempo i problemi finanziari né di produzione artistica”.

      Associazione di idee con la tua rottura al Teatro dell’Opera di Roma, nel 2009?                                                                                                                                           “Su quella vicenda ho espresso a suo tempo il mio pensiero. Per mere ragioni di principio, ho presentato ricorso. Si pronuncerà la magistratura”.                                                                                                                             

      Perché l’autorità pubblica dovrebbe farsi carico delle spese del personale?                      

      “In linea di massima, questa voce equivale a circa il 70% del totale dei costi. Anziché appaltare i servizi all’esterno sobbarcandoci le relative spese, rimango persuaso che sia meglio mantenere all’interno dei teatri “il raggio di luce” derivante dalle prestazioni del personale artistico e tecnico. Il mondo tuttora ci invidia i nostri specialisti che, come diceva Arturo Toscanini, “sono la migliore garanzia per la messa in scena di opere e balletti”.                                                                                                                                                                                                          Nel 1996, il decreto legge che trasformava i nostri teatri, allora pubblici, in fondazioni di natura privata enfatizzava l’apporto dei privati, intendeva incentivarlo.  Peccato che non tenesse in debito conto il fatto (emerso ancora più evidente nell’attuale crisi) che questi apporti sono scoraggiati da un sistema fiscale che, a differenza di quanto avviene ad esempio negli Stati Uniti , consente di detrarre dalle tasse solamente una parte minima delle somme donate. Se poi osserviamo i rari teatri italiani che vantano apporti privati, notiamo che i donatori sono per lo più istituti di credito, camere di commercio, enti dove c’è comunque una presenza pubblica”.                                                                                                                                      

      La tua valutazione sul decreto legge del 30 aprile 2010?                                                               

      “Prima e più delle singole disposizioni, è importante l’ottica culturale e politica che le ha ispirate. In questo caso c’è da un lato l’ormai generalizzata idea di cultura come spettacolo televisivo (meglio se di un certo tipo), dall’altro l’opinione (condivisa persino in qualche ambiente qualificato) per cui l’opera  lirica, nata a Firenze nel 1598, sia ormai materia da museo. Io credo invece che devastarla annulli uno dei più efficaci strumenti per fare conoscere l’italiano nel mondo e sminuisca la nostra immagine proprio nell’ambito della costruzione europea. Di più: riunendo poesia, musica e arte scenica, il melodramma è una delle più avanzate forme d’arte rappresentata. Non sarà un caso se tuttora, nel mondo (Giappone, Corea, Stati Uniti, altrove) continuano a nascere teatri d’opera. Che i nostri sappiano anche in futuro reggere il sistema e la concorrenza internazionale, è mio augurio di tutto cuore ma non ne sono …

      Commento di anonimo — 9 Ottobre 2010 @ 13:26

    17. Carissimi colleghi di tutte le Fondazioni Liriche.Martedì 12 ottobre alle ore 13,30 appuntamento a Genova per manifestazione con corteo per le vie della città contro il grave pericolo cui stiamo andando incontro dopo le gravi decisioni maturate nella giornata di ieri a Roma; Genova è capofila di una lista nera già scritta.E' una manifestazione aperta a TUTTI I LAVORATORI SENZA DISTINZIONE DI SIGLA SINDACALE. Il sederino è di tutti senza distinzione di colore o bandiera.Venite numerosi, portate striscioni, strumenti, amici e parenti, più siamo meglio è.Si tratta di un ultimo appello da parte dei lavoratori del Teatro Carlo Felice che dal 15 ottobre rischia di andare in liquidazione coatta amministrativa.Aiutate Genova per aiutarci tutti.Lavoratore Teatro Carlo Felice

      Commento di anonimo — 9 Ottobre 2010 @ 14:38

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