Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

7 Maggio 2012

Scala, caccia al socio privato

Filed under: General — Tag:, — Lavoratoriscala @ 17:02

Scala, caccia al socio privato  «Servono fondi per il teatro»

La scelta di Podestà e l’urgenza delle nomine. Il valzer dei consiglieri. Polemiche per l’uscita di Micheli dal cda. «Un errore»

Roberto Bolle e Svetlana Zakharova (Ansa)Roberto Bolle e Svetlana Zakharova (Ansa)

La caccia al nuovo socio privato (o soci, se la Provincia si sfila, ma tra oggi e domani si saprà), i fondi, lo statuto, i sindacati divisi, il contratto nazionale, il bilancio. E, soprattutto, i consiglieri di amministrazione. Quelli nuovi e quelli vecchi, quelli da rinnovare e quelli lasciati a casa (non senza polemiche, soprattutto in merito alla sostituzione di Francesco Micheli). Scala, si apre un’altra settimana difficile per il teatro più importante del mondo. Primo appuntamento e prima questione: il ruolo di Palazzo Isimbardi come socio fondatore dell’istituzione e «super contribuente» da tre milioni di euro all’anno. Già nei giorni scorsi il presidente Guido Podestà aveva confermato l’impegno a rimanere nel board scaligero «fermo restando il patto di stabilità e i problemi di bilancio». Tradotto: restiamo se ci sono i soldi. Nel giro di 48 ore – mancano un passaggio tecnico e uno politico – dovrebbe sciogliersi il nodo, ma ieri Podestà sembrava (leggermente) più possibilista del solito: «Siamo consapevoli dell’importanza culturale del Teatro alla Scala, vero biglietto da visita di Milano e dell’Italia nel mondo. Siamo in fase di revisione di un bilancio non facile. Ma sono ottimista nel ritenere di poter dare una soluzione tra lunedì e martedì».

Attesa. E speranza. Tutti si augurano che la Provincia confermi il suo impegno. Anche perché, in caso contrario, sarebbero due i soci fondatori (con capitale base da sei milioni di euro) da trovare. Già per uno la ricerca è cominciata da un pezzo. Tra i nomi che girano, quello della Mapei di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria. O di Tod’s e Telefonica, entrati alla Scala l’anno scorso. E anche in questo caso – preziosa la regia del vicepresidente della Fondazione, Bruno Ermolli – entro domenica dovrebbe arrivare una soluzione.
Capitolo consiglieri. Il giro di valzer in cda è già cominciato con le due nomine del ministro Lorenzo Ornaghi (l’imprenditrice Margherita Zambon e il vicedirettore amministrativo della Cattolica Alessandro Tuzzi) e si attende la riconferma di Giovanni Bazoli (Fondazione Cariplo), Paolo Scaroni (Eni), Aldo Poli (Banca del Monte di Lombardia) e Fiorenzo Tagliabue (Regione). Ma proprio sui nuovi nomi indicati dal ministero – e in particolare sulla sostituzione di Francesco Micheli – nel weekend si è scatenata la polemica. Da una parte i «micheliani», dall’altra gli «ornaghiani».

La prima a rimpiangere Micheli è Giulia Maria Crespi, presidente onorario del Fai: «Uomo di grandissima competenza artistica e culturale. Ho come l’impressione che alcune nomine nel cda replichino esattamente quello che succedeva in passato». Riferimento neanche troppo velato allo spoil system . «In effetti – fa sapere Carlo Secchi profondo conoscitore della Scala – davamo tutti per scontata una riconferma di Micheli, visto l’ottimo lavoro che ha dimostrato di saper fare. Evidentemente il ministro ha una sua visione strategica che va rispettata». Mal di pancia nella Milano della musica, dell’arte, dell’economia. Anche se sono in molti a difendere Ornaghi «per la ventata di aria fresca che ha portato alla Scala e per l’ottimo lavoro sulla città». Doppia visione. E da Firenze arriva il commento del maestro Zubin Mehta, protagonista del Maggio musicale: «Stimo molto il dottor Micheli come grande mecenate delle arti».

Annachiara Sacch i 7 maggio 2012 | 9:46

21 Comments »

  1. Torre Galfa come il Teatro Valle
    a Garibaldi scatta l’occupazione
    I Lavoratori dell’arte nel palazzo di trenta piani da tempo in disuso. “Vogliamo realizzare
    uno spazio di sperimentazione artistica”, dicono richiamando l’analoga iniziativa romana

    Torre Galfa come il Teatro Valle a Garibaldi scatta l’occupazione

    Un folto gruppo di lavoratori dell’arte e dello spettacolo ha occupato la cosiddetta Torre Galfa, un palazzo di una trentina di piani da tempo in disuso tra via Fara e via Galvani, in zona Garibaldi, a Milano. I manifestanti – controllati a vista dalla polizia – intendono dar vita a un nuovo “spazio di sperimentazione artistica”. Il gruppo è supportato dai giovani antagonisti ex Corsari.

    Il palazzo occupato dai Lavoratori dell’arte

    “Abbiamo scelto la Torre Galfa perché è un esempio di uno spazio male utilizzato e mal gestito. Il palazzo è abbandonato da anni”, spiega una portavoce del Teatro Valle di Roma. “Realizzaeremo uno spazio di sperimentazione artistica. Ci saranno performance continue, dibattiti, laboratori sperimentali. Il palazzo è inutilizzato da 15 anni”. L’immobile dovrebbe essere tuttora proprietà della Immobiliare Lombarda del gruppo Ligresti: Fonsai lo rilevò nel 2006 dalla Banca Popolare di Milano per 48 milioni di euro. I lavori di ristrutturazione sarebbero dovuti partire l’anno scorso, ma la torre, riferiscono i manifestanti, è tuttora vuota. Il gruppo dei Lavoratori dell’arte, si legge sul loro sito, “esprimono la convinzione che sia necessario attribuire all’arte e alla cultura lo status di beni comuni. Il bene comune non è un concetto astratto. ma una nuova forma viva di democrazia che mira
    a superare la dicotomia tra pubblico e privato”.

    “Per questo motivo – continuano gli attivisti – noi Lavoratori dell’arte dobbiamo cercare di esplicitare con chiarezza le condizioni di precarietà in cui ci troviamo a operare. In un momento in cui la crisi ha acuito la gravità delle nostre condizioni, dobbiamo partire da una diagnosi lucida per mettere in campo pratiche di lotta nuove e più efficaci”. Il nuovo centro per le arti di Milano nato oggi nella Torre Galfa si chiama Macao ed è il frutto di un progetto che va avanti da tempo.

    (05 maggio 2012) la repubblica

    Commento di Lavoratoriscala — 7 Maggio 2012 @ 17:15

  2. Comunicato stampa dell’Occupazione di Macao-
    SI POTREBBE ANCHE PENSARE DI VOLARE

    Pubblichiamo con piacere il comunicato stampa dell’Occupazione di Macao. E’ stato occupato stamattina il grattacielo in Via Galvani, a fianco alla Stazione Centrale inutilizzato e vuoto dalla fine degli anni ’90, detto anche Torre Galfa. Redazione di Mim

    È con piacere che dichiariamo aperto MACAO, il nuovo centro per le arti di Milano, un grande esperimento di costruzione dal basso di uno spazio dove produrre arte e cultura. Un luogo in cui gli artisti e i cittadini possono riunirsi per inventare un nuovo sistema di regole per una gestione condivisa e partecipata che, in totale autonomia, ridefinisca tempi e priorità del proprio lavoro e sperimenti nuovi linguaggi comuni. Siamo artisti, curatori, critici, guardia sala, grafici, performer, attori, danzatori, musicisti, scrittori, giornalisti, insegnanti d’arte, ricercatori, studenti, tutti coloro che operano nel mondo dell’arte e della cultura.

    Da un anno ci stiamo mobilitando, riunendoci in assemblee dove discutere della nostra situazione di lavoratori precari nell’ambito della produzione artistica, dello spettacolo, dei media, dell’industria dell’entertainment, dei festival e della cosiddetta economia dell’evento. A questa logica per cui la cultura è sempre più condannata ad essere servile e funzionale ai meccanismi di finanziarizzazione, noi proponiamo un’idea di cultura come soggetto attivo di trasformazione sociale, attraverso la messa al servizio delle nostre competenze, per la costruzione del comune. Rappresentiamo una fetta consistente della forza lavoro di questa città che per sua vocazione è da sempre un avamposto economico del terziario avanzato. Siamo quella moltitudine di lavoratori delle industrie creative che troppo spesso deve sottostare a condizioni umilianti di accesso al reddito, senza tutela, senza alcuna copertura in termini di welfare e senza essere nemmeno considerati interlocutori validi per l’attuale riforma del lavoro, tutta concentrata sullo strumentale dibattito intorno all’articolo 18. Siamo nati precari, siamo il cuore pulsante dell’economia del futuro, e non intendiamo continuare ad assecondare meccanismi di mancata redistribuzione e di sfruttamento. Apriamo MACAO perché la cultura si riprenda con forza un pezzo di Milano, in risposta a una storia che troppo spesso ha visto la città devastata per mano di professionisti di appalti pubblici, di spregiudicate concessioni edilizie, in una logica neo liberista che da sempre ha umiliato noi abitanti perseguendo un unico obiettivo: fare il profitto di pochi per escludere i molti. Oggi vogliamo restituire alla cittadinanza questo grattacielo, simbolo di quel sogno economico capitanato da grossi gruppi finanziari e tutt’ora nelle mani di uno dei più arricchiti e collusi burattinai della speculazione edilizia milanese.

    Dalla primavera scorsa molti cittadini, artisti e operatori culturali hanno dato vita a esperienze inedite, attraverso pratiche di occupazione di spazi dismessi dal pubblico e dal privato, esperienze che stanno dimostrando di poter durare nel tempo occupandosi di cultura, territori, lavoro, nuove forme di economia e nuove forme di espressione dell’intelligenza collettiva.

    Crediamo che la produzione artistica vada del tutto ripensata: dobbiamo prenderci questo tempo e questo diritto in modo serio e radicale, occupandoci direttamente di ciò che è nostro. Macao è questo, uno spazio di tutti, che deve diventare un laboratorio attivo in cui sono invitati i lavoratori dell’arte, dello spettacolo, della cultura, della formazione e dell’informazione. Qui artisti, intellettuali, esperiti del diritto, della legge e della costituzione, attivisti, scrittori, film maker, filosofi, economisti, architetti

    e urbanisti, abitanti del quartiere e della città, devono prendersi il tempo necessario per costruire una dimensione sociale, comune e cooperante. Abbiamo un sacco di lavoro da fare, dobbiamo trasformare queste parole in pratiche reali sempre più efficaci e costituenti di modelli alternativi a quelli in cui viviamo, e tutto dipende da noi. Occorre non dare per scontato nulla producendo inchieste competenti, dibattiti, analisi e momenti di confronto riguardo tutti

    i territori che producono disuguaglianze ed espropriazione di valore, non tralasciando le nuove forme con cui l’ideologia capitalista si sta travestendo. Occorre avere gioia e umorismo per trasformare questo impegno in un momento umano, collettivo e liberato. Occorre aver cura di questo spazio perché possa essere adatto a ospitare tutti. Occorre che

    in questo spazio l’arte e la comunicazione smettano di essere attività fini a se stesse, ma esplodano e trovino le loro motivazioni all’interno di questa lotta, costruendo nuovi immaginari ed esplicitando quale mondo vediamo. Viva Macao e buon lavoro a tutti.

    Siamo una rete di soggetti che stanno operando fianco a fianco all’interno di questa lotta:

    Lavoratori dell’arte

    Cinema Palazzo di Roma

    Teatro Valle Occupato di Roma

    Sale Docks di Venezia

    Teatro Coppola di Catania

    Asilo della Creatività e della Conoscenza di Napoli

    Teatro Garibaldi Aperto di Palermo.

    Commento di Lavoratoriscala — 7 Maggio 2012 @ 17:49

  3. Sindacato Lavoratori della Comunicazione
    Alla c.a. del
    Sovrintendente del
    Teatro alla Scala
    Dott. Stèphane Lissner
    8 Maggio 2012
    Riteniamo sia arrivata l’ora di dare ai lavoratori il C.C.N.L. che da troppo tempo
    aspettano.
    Se davvero si vogliono sbloccare gli effetti devastanti della legge 100, che adesso
    sono tutti pronti a riconoscere, compreso il blocco dei permessi artistici, è sufficiente
    che si sblocchi la trattativa per la sottoscrizione del Contratto Collettivo Nazionale
    di Lavoro delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche.
    Precedentemente Lei, Sovrintendente del Teatro alla Scala, aveva motivato la Sua
    fuoriuscita dall’A.N.F.O.L.S. con la necessità di tutelare il teatro e i lavoratori.
    Le mutate condizioni ci dicono che è giunto invece il momento, per il bene del teatro
    e dei lavoratori, che svolga il Suo ruolo positivo nel tavolo delle trattative sul
    rinnovo del C.C.N.L. delle Fondazioni Lirico Sinfoniche per una rapida e condivisa
    chiusura.
    Diventa una straordinaria occasione di limpidezza, l’incontro sul rinnovo del
    C.C.N.L. che si svolgerà il giorno mercoledì 9 maggio 2012 a Roma, presso
    l’A.R.A.N.
    Cordiali saluti.
    P. la Segreteria Nazionale SLC-CGIL
    Silvano Conti
    P. la Segreteria SLC-CGIL Milano
    Giancarlo Albori
    RSA CGIL Teatro alla Scal

    Commento di Anonimo — 8 Maggio 2012 @ 23:06

  4. MILANO – 9 MAGGIO 2012 – “Sto lavorando con il sindaco e con il vicepresidente, cerchiamo di arrivare a fine mese con il nuovo cda e i soci privati”. Lo ha detto il sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano (foto), Stephane Lissner, a margine di un convegno all’università Bocconi. “Per il momento non abbiamo ricevuto la nomina del Ministero, né dalla Regione, né in via ufficiale dalla Provincia”, ha sottolineato Lissner spiegando che “l’assemblea dovrà scegliere i quattro soci privati di cui aspettiamo l’elezione a fine mese”.

    Al sovrintendente è stato poi chiesto se si senta tranquillo per il futuro della Scala. Lissner ha risposto: “Credo che nessun sovrintendente nella storia sia mai stato tranquillo. E’ un momento difficile per la crisi italiana ed Europea quindi tranquillo no”.

    Commento di Anonimo — 10 Maggio 2012 @ 11:02

  5. 10/05/12 CORRIERE DELLA SERA LA SCALA, IL MINISTRO, LE NOMINE QUEI MALUMORI NEL CONSIGLIO

    Gli scenari in vista del rinnovo del Cda.
    La Cgil boccia l’autonomia e chiede l’applicazione del contratto nazionale La Scala, il ministro, le nomine Quei malumori nel Consiglio Divisi sulle scelte di Omaghi. Tagliabue: Micheli un valore aggiunto MILANO — Un po’ di polvere sotto il tappeto si nasconde anche nelle migliori regge. E quindi anche sotto la passatoia dell’ovattata Scala. Dietro le quinte l’interrogativo è: perché il cauto ministro per i Beni culturali, Lorenzo Omaghi, è diventato decisionista indicando due nuovi consiglieri alla Scala? Dal punto di vista formale tutto correttissimo. Con la concessione dell’autonomia firmata dal governo Monti, il Cda della Scala va rinnovato. Quattro soci saranno indicati dall’assemblea a fine mese, gli altri designati dai fondatori. Tra cui il ministero, che è l’unico ad averli già indicati. Sono «una figura di prestigio nella vita economica e una più giovane», ha detto Omaghi, ovvero la manager farmaceutica (che lavora nell’azienda di famiglia) Margherita Zambon e il vicedirettore amministrativo della Università Cattolica (di cui Ornaghi è rettore uscente), Alessandro Tuzzi. I due sostituiscono il noto finanziere e grande esperto di musica, Francesco Micheli, e Massimo Ponzellini, presidente di Impregilo. Chi difende la scelta per i due «outsider» si richiama all’opportunità di avere una persona di fiducia (concetto molto italiano) all’interno di un’istituzione. E sottolinea la «ventata di aria nuova» (come da numerose mail giunte al ministero). Chi è perplesso, sia nel Cda che in più alto loco a Roma, evidenzia, tra l’altro, che è stato sostituito il consigliere con maggiore competenza musicale. Quasi una consuetudine, visto che negli anni scorsi hanno lasciato la Scala i manager-musicofili Fedele Confalonieri (Mediaset) e Vittorio Mincato (Eni). Che per la Scala, come nel resto del Paese, si temano le competenze culturali? Micheli era un consigliere scomodo. Si dice che abbia «stoppato» la nomina di Gustavo Dudamel alla direzione musicale e forse non apprezzato che a Dudamel e Harding fossero affidate le opere verdiane del prossimo anno. Anche l’amicizia con Riccardo Chailly e Daniele Gatti non gli deve essere stata favorevole. A lui va la solidarietà di diversi consiglieri, espressa da Fiorenzo Tagliabue, nominato dalla Regione e vicino a Cl: «Nel Cda Micheli ha portato un grande valore aggiunto perché, più di ogni altro, ha sostenuto e salvaguardato l’identità e la solidità di quel grande patrimonio musicale e lirico di cui il nostro Paese porta vanto nel mondo grazie all’unicità della tradizione del nostro teatro e dalla quale, soltanto, possono scaturire novità e futuro». Il «grazie» del sovrintendente Lissner, invece, va più genericamente «a tutto il Consiglio uscente per il lavoro svolto». A parte Micheli, gli altri consiglieri verranno probabilmente confermati. L’unica incertezza riguarda il nuovo ingresso (o meno) del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. La sua Mapei è tra i soci e ha dato un contributo determinante al restauro del teatro. Ma dai rumors pare che non sarà nominato. Mentre da un lato si deve ricomporre questa sotterranea controversia, dall’altra c’è una Cgil che non accetta l’autonomia, definita «privatizzazione», e non vuole che «la Scala diventi come Pomigliano». La Scala vorrebbe siglare con i suoi dipendenti un contratto ad hoc. La Cgil non ci sente. il 3 novembre scorso ha denunciato ministri e sovrintendente (si arriverà dal giudice) e ora vuole che i lavoratori Scala abbiano un contratto nazionale «come gli altri», più un integrativo. Una scelta, questa, perché, senza la capacità persuasiva esercitata dai lavoratori Scala, la discussione a Roma per il rinnovo del contratto nazionale (ferma da anni) perderebbe forza. Giancarlo Albori (Cgil) ha invitato Lissner «a svolgere un ruolo diretto al tavole delle trattative». Cosa difficilissima, visto che il sovrintendente per mesi è andato a Roma a chiedere rautonomia. Non sono esclusi né uno sciopero né un referendum interno. Insomma, un po’ un teatro nel teatro tra ministero, Cda e sindacato sotto una spada di Damocle: l’assenza di fondi. La Scala costa molto ed è necessario l’ingresso di nuovi soci Ma a parte quelli coinvolti dal vicepresidente Ermolli (e non da altri, si fa notare) è difficile vederne. Pierluigi Panza

    Commento di Anonimo — 10 Maggio 2012 @ 11:10

  6. 0/05/12 CORRIERE DELLA SERA LA SCALA, IL MINISTRO, LE NOMINE QUEI MALUMORI NEL CONSIGLIO

    Gli scenari in vista del rinnovo del Cda. La Cgil boccia l’autonomia e chiede l’applicazione del contratto nazionale La Scala, il ministro, le nomine Quei malumori nel Consiglio Divisi sulle scelte di Omaghi. Tagliabue: Micheli un valore aggiunto MILANO — Un po’ di polvere sotto il tappeto si nasconde anche nelle migliori regge. E quindi anche sotto la passatoia dell’ovattata Scala. Dietro le quinte l’interrogativo è: perché il cauto ministro per i Beni culturali, Lorenzo Omaghi, è diventato decisionista indicando due nuovi consiglieri alla Scala? Dal punto di vista formale tutto correttissimo. Con la concessione dell’autonomia firmata dal governo Monti, il Cda della Scala va rinnovato. Quattro soci saranno indicati dall’assemblea a fine mese, gli altri designati dai fondatori. Tra cui il ministero, che è l’unico ad averli già indicati. Sono «una figura di prestigio nella vita economica e una più giovane», ha detto Omaghi, ovvero la manager farmaceutica (che lavora nell’azienda di famiglia) Margherita Zambon e il vicedirettore amministrativo della Università Cattolica (di cui Ornaghi è rettore uscente), Alessandro Tuzzi. I due sostituiscono il noto finanziere e grande esperto di musica, Francesco Micheli, e Massimo Ponzellini, presidente di Impregilo. Chi difende la scelta per i due «outsider» si richiama all’opportunità di avere una persona di fiducia (concetto molto italiano) all’interno di un’istituzione. E sottolinea la «ventata di aria nuova» (come da numerose mail giunte al ministero). Chi è perplesso, sia nel Cda che in più alto loco a Roma, evidenzia, tra l’altro, che è stato sostituito il consigliere con maggiore competenza musicale. Quasi una consuetudine, visto che negli anni scorsi hanno lasciato la Scala i manager-musicofili Fedele Confalonieri (Mediaset) e Vittorio Mincato (Eni). Che per la Scala, come nel resto del Paese, si temano le competenze culturali? Micheli era un consigliere scomodo. Si dice che abbia «stoppato» la nomina di Gustavo Dudamel alla direzione musicale e forse non apprezzato che a Dudamel e Harding fossero affidate le opere verdiane del prossimo anno. Anche l’amicizia con Riccardo Chailly e Daniele Gatti non gli deve essere stata favorevole. A lui va la solidarietà di diversi consiglieri, espressa da Fiorenzo Tagliabue, nominato dalla Regione e vicino a Cl: «Nel Cda Micheli ha portato un grande valore aggiunto perché, più di ogni altro, ha sostenuto e salvaguardato l’identità e la solidità di quel grande patrimonio musicale e lirico di cui il nostro Paese porta vanto nel mondo grazie all’unicità della tradizione del nostro teatro e dalla quale, soltanto, possono scaturire novità e futuro». Il «grazie» del sovrintendente Lissner, invece, va più genericamente «a tutto il Consiglio uscente per il lavoro svolto». A parte Micheli, gli altri consiglieri verranno probabilmente confermati. L’unica incertezza riguarda il nuovo ingresso (o meno) del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. La sua Mapei è tra i soci e ha dato un contributo determinante al restauro del teatro. Ma dai rumors pare che non sarà nominato. Mentre da un lato si deve ricomporre questa sotterranea controversia, dall’altra c’è una Cgil che non accetta l’autonomia, definita «privatizzazione», e non vuole che «la Scala diventi come Pomigliano». La Scala vorrebbe siglare con i suoi dipendenti un contratto ad hoc. La Cgil non ci sente. il 3 novembre scorso ha denunciato ministri e sovrintendente (si arriverà dal giudice) e ora vuole che i lavoratori Scala abbiano un contratto nazionale «come gli altri», più un integrativo. Una scelta, questa, perché, senza la capacità persuasiva esercitata dai lavoratori Scala, la discussione a Roma per il rinnovo del contratto nazionale (ferma da anni) perderebbe forza. Giancarlo Albori (Cgil) ha invitato Lissner «a svolgere un ruolo diretto al tavole delle trattative». Cosa difficilissima, visto che il sovrintendente per mesi è andato a Roma a chiedere rautonomia. Non sono esclusi né uno sciopero né un referendum interno. Insomma, un po’ un teatro nel teatro tra ministero, Cda e sindacato sotto una spada di Damocle: l’assenza di fondi. La Scala costa molto ed è necessario l’ingresso di nuovi soci Ma a parte quelli coinvolti dal vicepresidente Ermolli (e non da altri, si fa notare) è difficile vederne. Pierluigi Panza *

    Commento di Anonimo — 10 Maggio 2012 @ 11:12

  7. 10/05/12 GIORNALE MILANO IL CDA DELLA SCALA ENTRO FINE MESE MA SULLE NOMINE È GIÀ SCONTRO

    LA POLEMICA II cda della Scala entro fine mese Ma sulle nomine è già scontro Giannino della Frattina • Il sovrintendente della Scala Stéphane Lissner ieri alla Bocconi ha detto di essere al lavoro con il sindaco Giuliano Pisapia e il vicepresidente Bruno Ermolli per «arrivare a fine mese con il nuovocda».Spiegando che «I’assemblea dovrà scegliere i quattro soci privati». Lavori in corso dopo il decreto che ha riconosciuto l’indipendenza alla Fondazione. Ma a chi gli chiede se si senta tranquillo perii futuro, Lissner risponde che «nessun sovrintendente nella storia è mai stato tranquillo. E un momento difficile perla crisi italiana ed europea. E quindi tranquillo no». Anche perché per la Scala son tempi complicati. La spaccatura dei sindacati sul contratto collettivo nazionale e adesso anche le nomine per il nuovo cda del ministro Lorenzo Omaghi che hanno suscitato perplessità. Tra i corridoi del Piermarini, ma anche tra gli appassionati che (anche in rete) esternano tutta la loro delusione per i nomi di Margherita Zambon e Alessandro Tuzzi. Una donna e un under40, esultava la velina governativa. Con tutto il rispetto, non certo nomi in grado di far dimenticare il finanziere musicofilo Francesco M icheli e il banchiere Massimo Ponzellini liquidati per far posto a Tuzzi, classe 1977, direttore Sistema organizzativo della Cattolica. Guardacaso l’università di cui lo stesso Omaghi è rettore. Con la Zambon che nel curriculum mette la presidenza della fondazione Zoè (Zamboni Open Education), responsabilità sociale e diffusione culturale in campo sanitario e farmaceutico. E un indirizzo in Svizzera. A Silvaplana. «Ci era stato detto – si lamenta in rete un deluso – che i tecnici avrebbero fatto meglio dei politici». Non è andata così. E non solo alla Scala. ***

    Commento di Anonimo — 10 Maggio 2012 @ 11:14

  8. Piattaforma anfols
    cosa dice in merito…la cgil ?

    Commento di Anonimo — 11 Maggio 2012 @ 14:17

  9. 11/05/12 CORRIERE DELLA SERA MILANO

    LA SCALA CHE VERRÀ

    AUTONOMIA, NOMINE E POLEMICHE LA SCALA CHE VERRÀ tu ANDREA BOSCO Autonomia gestionale. Grazie al pareggio di bilancio e all’aumento della produttività, il ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, ha consegnato alla Scala un bonus per il futuro. Status che consentirà di stipulare specifici contratti e di decidere in proprio le assunzioni. Rafforzati i poteri del soprintendente Lissner. E una Scala che si muoverà nei prossimi mesi nel segno di Verdi e Wagner. Che asseconderà la vocazione internazionale in Asia. Che ha registrato un aumento di giovani spettatori. Che otterrà sei milioni di euro dall’inserimento di un nuovo socio nel Cda. Nome sussurrato (senza conferme), quello del presidente di Confindustria, Squinzi. Ufficiali invece quelli di Margherita Zambon e Alessandro Tuzzi indicati dal ministero. Subentrano ai consiglieri, in scadenza, Ponzellini e Micheli. Uscita, quella del competente patron di Mito, che sta provocando polemiche. Rosa scaligera: petali e spine. La Scala è ancora un teatro prevalentemente pubblico? Dibattito aperto. Il 37,5 per cento del suo bilancio arriva da fondi pubblici: governo, Regione, Provincia, Comune, Camera di commercio. Con l’incognita Provincia, la cui permanenza, benché probabile, manca di ufficializzazione. Il grosso del finanziamento proviene da soci privati e da risorse interne (abbonamenti e biglietteria). Nel 1998 i fondi pubblici erano pari al 61 per cento. Scesi nel 20n al 47. In Europa nessun ente lirico ottiene meno del 5o. Paradosso italico: la Scala paga imposte per 36 milioni. Insomma, il «pubblico» se con la destra elargisce, con la sinistra incassa. Riflessione: senza i privati potrebbe la Scala restare competitiva? Il rapporto McKinsey commissionato dalla Fondazione ha rilevato ingenti costi fissi. E consigliato la «razionalizzazione» dei contratti. Scenario prossimo venturo: cda e collegio dei revisori dei conti mantengono potere di indirizzo e controllo, ma ogni decisione spetta al soprintendente. L’autonomia permette a Lissner di non avere vincoli sui cachet degli artisti. E di consentire ai musicisti (in deroga alla legge) di esibirsi fuori dal teatro. Dispositivo che dovrebbe privilegiare i lavoratori scaligeri. I quali sono sul contratto autonomo, tuttavia, divisi: favorevoli o possibiliste tutte le sigle a eccezione della Cgil. Per evitare imbarazzi con gli altri enti lirici (il contratto nazionale è scaduto da anni), la Cgil scaligera (che ha denunciato ministro e soprintendente) preme per un contratto tradizionale. E starebbe, la Cgil, elaborando una proposta: costituzione di un fondo auto- nomo extra Fus (Fondo unico per lo spettacolo) per la Scala e il Santa Cecilia, sul modello dell’Opera di Parigi. Il Fus: quella percentuale fissa che per tre anni il governo dovrà destinare alla Scala della quale è nota la proporzione (poco sotto il 15 per cento), ma ignota la consistenza. Se il Fus complessivamente scende, cala anche la percentuale scaligera. Norma sancita quanto incerta. Per il momento scritta, come recita un adagio popolare, «sul ghiaccio». ***

    Commento di Anonimo — 11 Maggio 2012 @ 19:44

  10. http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/05/14/news/la_regione_taglia_a_scala_e_piccolo_mezzo_milione_di_contributi_annuali-35084765/

    Commento di bruno gaudenzi — 14 Maggio 2012 @ 13:17

  11. 15/05/12 CORRIERE DELLA SERA MILANO SCALA, CONSIGLIO RINNOVATO ENTRO FINE MESE – SCALA, APPROVATO IL BILANCIO CACCIA AL NUOVO SOCIO PRIVATO PROVINCIA VERSO IL SÌ AL CDA

    Il cda Scala, consiglio rinnovato entro line mese
    L’ultimo cda della vecchia Scala. I soci di un tempo, dieci, il bilancio dell’anno 2011, approvato. E di ieri l’ultima riunione del board pre-autonomia. A PAGINA 2 Consiglio rinnovato entro il 29 maggio Scala, approvato il bilancio Caccia al nuovo socio privato Provincia verso il sì al cda L’ultimo cda della vecchia Scala. I soci di un tempo, dieci, il bilancio dell’anno 2011, approvato. E di ieri l’ultima riunione del board pre-autonomia: l’assemblea dei soci ha approvato il pareggio dei conti dei 2011, il cda lo ha ratificato. Chiusa un’era. Se ne apre una nuova. Con varie incognite: il contratto di lavoro, il nuovo socio privato, la presenza della Provincia nel Piermarini. Con ordine: l’autonomia appena ottenuta dal ministero per i Beni culturali prevede un consiglio a 11 membri. Se i due nomi indicati da Lorenzo Omaghi (Margherita Zambon e Alessandro Tuzzi che sostituiscono Massimo Ponzellini e Francesco Micheli) hanno suscitato una bufera di polemiche, con tanto di scontro tra «ornaghiani» e «micheliani» illustri, entro il 29 maggio dovrebbe essere chiara l’intera composizione del board. Per diritto sono in consiglio il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia (presidente), e il sovrintendente (anche Stéphane Lissner, nella foto, è in scadenza). La Regione dovrebbe rinnovare l’incarico a Fiorenzo Tagliabue e la Camera di Commercio a Bruno Ermolli, mentre la Provincia deve ancora chiarire se manterrà il contributo di 3 milioni annui e, di conseguenza, resterà in consiglio (come sembra intenzionata a fare), o se rinuncerà al suo ruolo. La versione di Palazzo Isimbardi: «La volontà di rimanere è forte, pur con un bilancio complicato». Sembra un «sì», ma l’ufficialità manca. E mentre si cerca il nuovo socio da sei milioni di euro, la Scala gioca un’altra partita: un contratto cucito su misura per il teatro, come consente il nuovo statuto. Anche qui, divisioni. Il sovrintendente Lissner ha chiesto ai sindacati di sedersi al tavolo della trattativa. Cisl e Uil favorevoli, contraria la Cgil che punta al contratto nazionale, su cui è fissato un incontro a Verona giovedì e venerdì prossimi. Tra le ipotesi al vaglio, un referendum interno tra i lavoratori. Una soluzione — o meglio, un accordo — potrebbe arrivare il 6 giugno: per quella data è in programma un incontro tra Pisapia e maestranze.

    Commento di Anonimo — 15 Maggio 2012 @ 16:39

  12. 15/05/12 GIORNALE MILANO LA CGIL SI METTE DI TRAVERSO MA ORA PISAPIA VUOLE MEDIARE

    CONTRATTO SCALA
    La Cgil si mette di traverso Ma ora Pisapia vuole mediare
    Giannino della Frattina
    Un’altra grana per Giuliano Pisapia. Perché il sindaco sembra intenzionato a tentare una mediazione in quel ginepraio che alla Scala sta diventando la possibilità di chiudere un contratto diverso da quello nazionale. E pensato appositamente per il Piennarini, grazie all’autonomia ottenuta con il nuovo statuto concesso dal ministero dei Beni culturali. Un’occasione di indipendenza che non piace alla Cgil, ma gradita a tanti lavoratori scaligeri che sperano in un ritocco in busta paga. Sindacato spaccato anche dopo l’intervento del sovrintendente Stéphane Lissner e sempre più probabile l’ipotesi di un referendum interno che finirebbe per lacerare un universo particolarmente fragile e già fin troppo frammentato. Ecco perché Pisapia, che in quanto sindaco è di diritto presidente del cda della Fondazione, sembra intenzionato a cercare una via d’uscita in un incontro con i sindacati messo in agenda per i primi giorni di giugno. Ieri l’assemblea dei soci che ha approvato il bilancio in pareggio perl’esercizio 2011, poi ratificato dal cda. Sipario sul passato e nuova gestione che tra le altre novità prevede la caccia ai soci privati e un board che passerà da dieci a undici membri. Un sudoku da risolvere entro fine mese. In mezzo a tante polemiche, soprattutto dopo l’uscita di due pezzi da novanta come il finanziere musicofilo Francesco Micheli e il banchiere Massimo Ponzellini sostituiti dal ministro Lorenzo Omaghi con due nuove entrate, l’imprenditrice Mar-gheritaZambon e il vice direttore amministrativo della Cattolica Alessandro Tuzzi. Scelte da qualcunoconsideratecomprensibili solo con i canoni dello spoil system da vecchia politica. ***

    Commento di Anonimo — 15 Maggio 2012 @ 16:45

  13. 14/05/12 REPUBBLICA MILANO LA REGIONE TAGLIA 500MILA EURO DI CONTRIBUTI PER LA SCALA E IL PICCOLO – LA REGIONE TAGLIA A SCALA E PICCOLO MEZZO MILIONE DI CONTRIBUTI ANNUALI
    Delibera approvata al Pirellone Il Pd: “Altre le spese da ridurre” La Regione taglia 500mila euro di contributi perla Scala e il Piccolo ANDREA MONTANARI

    II Coinvolti anche i Pomeriggi Musicali. Pizzul (Pd): “Altre le voci da ridurre, sbagliato penalizzare l’arte La Regione taglia a Scala e Piccolo mezzo milione di contributi annuali
    Il recente allarme del sovrintendente Stéphane Lissner sui fondi pubblici al minimo storico, una nuova tegola riabbatte sul teatro alla Scala. La Regione ha tagliato di ben 500mila euro il suo contributo annuale per la gestione del Piermarini, del Piccolo teatro e dei Pomeriggi musicali. La delibera approvata pochi giorni fa dalla giunta regionale, infatti, ha ridotto da 2.850.000 e 2.200.000 l’ammontare del finanzia – mento per quest’armo. Ne12011, però, la cifra totale comprendeva anche la quota del Centro Teatrale Bresciano, che quest’anno è stata stanziata con una delibera a parte per 140mila euro. Il taglio relativo alla Scala, al Piccolo e ai Pomeriggi si riduce, quindi, a poco più dimezzo milione di euro. Laripartizione delle rispettive quote avverrà inun secondotempocon appositodecreto tenendo conto anche del contributo che sarà assegnato dagli altri enti pubblici. «La riduzione delle risorse ha colpito tutti i settori e le dotazioni di tutti gli assessorati— confermano gli uffici di Palazzo Lombardia — compreso quello della cultura». Per il momento, nessun commento ufficiale, invece, né dalla Scala né dal Piccolo. Al contrario, il consigliere regionale del Pd Fabio Pizzul attacca la Regione: «Sarebbero ben altre le voci da tagliare del bilancio regionale— osserval’esponentedell’opposizione—. Se c’è una realtà che oggi può attrarre turisti e investimento a Milano è proprio quella della cultura. Quella della Regione non mi sembra una scelta lungimirante anche in vista dell’Expo 2015. L’ormai ex assessore regionale alla Cultura Massimo Buscemi un anno fa aveva promesso il suo impegno per trovare nuovi soci privati perla Scala. Nel frattempo, lui se n’è andato e dei nuovi soci non si sa ancora nulla. Mi auguro che la neo assessore Valentina Aprea si faccia garante della proposta». Proprio oggi si riuniranno prima l’assemblea dei socie poli’ consiglio di amministrazione della Scala per approvare il bilancio del 2011. Prima che il vecchio cda lasci il posto al nuovo. Si saprà se la Provincia sarà ancora in grado di dare il suo contributo annuo di tre milioni di euro. Era statolo stesso sovrintendente al Piermarini a lanciare l’allarme: «Ancora un passo— aveva detto Lissnere ci avviciniamo pericolosamente alla privati77azione». Lamentando che dal 1998 al 2011 la percentuale del bilancio scaligero legata ai finanziamenti pubblici è scesa dal 61 al 47 per cento. Per assestarsi quest’anno al 37,5. Rispetto al 30 per cento dei privati. ***

    Commento di Anonimo — 15 Maggio 2012 @ 16:52

  14. 16/05/12 REPUBBLICA MILANO SCALA, LA PROVINCIA RIMANE CON 12 MILIONI PER I SOCI PRIVATI TRATTATIVE CON LA MAPEI

    Scala, la Provincia rimane con 12 milioni Per i soci privati trattative con la Mapei LA PROVINCIA non si sfila dal suo ruolo di socio fondatore del Pier-marini. Nonostante «un bilancio difficile» Palazzo Isimbardi garantisce l’impegno a «sostenere l’eccellenza del Teatro alla Scala, il più importante al mondo», per dirla con il presidente, Guido Podestà. Come super contribuente, la Provincia dovrebbe finanziarlo con uno sfo rzo triennale di sei milioni. La proposta a cui si lavora, da affinare, prevede invece un impegno di 12 milioni in cinque anni: 3 di debiti da ripianare e 9 di finanziamenti dal 2012 al 2016. E per quest’anno l’ipotesi di contributo sarebbe di 1,5 milioni. Una proposta ancora da deliberare in giunta che sembra soddisfare anche il Piera-marini, in quanto impegno di lungadurata. Èalla presentazione di” 150 annidi note diplomatiche”, il concerto benefico con il maestro Salvatore Accardo promosso con il Consolato svizzero del 24 giugno, che Podestà ha confermato la volontà di dare il suo sostegno. Precisando che «la risposta definitiva arriverà nei prossimi giorni e in ogni caso se diamo alla Scala toglieremo ad altri». Sul fronte del socio privato che la caccia prosegue: in lizza ci sono sempre i nomi della Mapei di Giorgio Squinzi e della Tod’s di Diego Della Valle, anche se sono in corso trattative anche con altre aziende. (i. c.) ***

    Commento di Anonimo — 16 Maggio 2012 @ 13:46

  15. 16/05/12 CORRIERE DELLA SERA “SCALA, SAN CARLO, LA FENICE” LA CLASSIFICA DEI TEATRI D’OPERA

    I numeri Il mensile «Classic Voice» e le Fondazioni «Scala, San Carlo, la Fenice» La classifica dei teatri d’opera MILANO — In Italia, se dici opera, il pensiero corre subito alla Scala. Non è solo questione di prestigio storico e di valore commerciale del marchio, tuttavia. La Scala risulta essere prima anche nella classifica delle fondazioni liriche italiane pubblicata nel numero di maggio del mensile Classic Voice: prima per numero di alzate di sipario (286), per incassi di botteghino (27 milioni e mezzo), per numero di spettatori (188.336), per numero di riconoscimenti critici (2o Premi Abbiati negli ultimi io anni, secondo è il Maggio Fiorentino con 9, ultimo il Teatro dell’Opera di Roma con uno) e prima infine nella «classifica consuntiva» che considera la somma dei parametri economici, gestionali e, per quanto possibile, artistici di 12 delle 14 fondazioni lirico-sinfoniche (non sono considerate l’Accademia di Santa Cecilia in quanto istituzione sinfonica e l’Arena di Verona per la sua specificità festivaliera estiva). La Scala non predica nel deserto, però. Tutt’altro. Nella classifica del numero di abbonati, ad esempio, vince il Regio di Torino (12.372 contro gli 11.916 di Milano). Il teatro che fa il maggior numero di titoli (14 contro i 13 della Scala) e di rappresentazioni operistiche (109 contro le 108 di Milano) è la Fenice di Venezia, quello con la miglior percentuale di riempimento (9096) per recita è l’Opera di Roma, quello col bilancio più florido è il Massimo di Palermo, in attivo di oltre un milione di euro. Sommando le singole voci si produce così la classifica generale, che vede un podio così formato: la Scala medaglia d’oro, seguita dal San Carlo di Napoli (una sorpresa, perché fino a non molto tempo fa era commissariato). Bronzo alla Fenice, che precede Torino, Roma, Palermo e via via gli altri. In fondo alla lista il Petruzzelli di Bari, ultimo, il Verdi di Trieste, penultimo, e il glorioso Maggio Fiorentino. La ricerca, relativa al 2011 e, finché possibile, alla stagione in corso, dice molto altro, in ogni caso. Per esempio che, nonostante la crisi, il numero di titoli è salito da 105 (nel 2010-u) a 111(nel 2011-12) e così il numero di recite (da 692 a 757), di incassi e spettatori. Che i bilanci non sono eccezionali ma più accettabili che in passato, specie se i teatri commissariati di Bari e Trieste faranno il miracolo di chiudere il 2o12 in pareggio e se la nuova sede darà un vero rilancio al Maggio Fiorentino. Che ovunque è aumentata la produttività. E proprio su questo fronte che si deve continuare a lavorare, però. Il buon risultato del San Carlo di Napoli viene proprio dal rapporto tra il numero di produzioni, l’entità del finanziamento pubblico e la natura della cosiddetta «pianta organica» (322 dipendenti). Roma, che gode di finanziamenti pubblici ingenti e di una pianta stabile di ben 631 unità, dovrebbe produrre di più. Capitolo faticoso, invece, resta quello dei finanzia menti privati. Se la Scala infatti raccoglie più di 15 milioni di euro, il Regio di Torino, secondo in questa classifica, è fermo a 4 e l’Opera capitolina a 3. *

    Commento di Anonimo — 16 Maggio 2012 @ 14:19

  16. 18/05/12 REPUBBLICA MILANO DELLA VALLE: “NON ENTRO NEL CONSIGLIO DELLA SCALA”

    Le nomine Della Valle: “Non entro nel consiglio della Scala” MARIELLA TANiARELLA NON sarà Diego Della Valle il quarto membro privato del consiglio d’amministrazione della Scala. Il patron della Tod’s lo ha dichiarato a margine di un c onvegno in Borsa: «Non entro nel consiglio di amministrazione della Scala—ha detto—siamo sostenitori e siamo già ben rappresentati». Il gruppo Tod’s, di cui Della Valle è presidente e amministratore delegato, è infatti tra i soci fondatori permanenti del teatro milanese. L’ingresso dell’azienda era avvenuto l’anno scorso, con lo stanziamento di un contributo di 5 milioni e 200mila euro: «Il nostro ritorno deve essere nullo — aveva spiegato Della Valle al momento dell’annuncio — . Il nostro guadagno sarà la migliore reputazione del nostro Paese». Il nome dell’imprenditore marchigiano era stato fatto nei giorni scorsi come possibile new entry nel vertice scaligero, dopo che, con l’entrata in vigore del nuovo statuto, il numero dei membri era aumentato da 10 a 11 e, in particolare, il numero dei soci privati privati era salito datre a quattro. Il consiglio, da cui è uscito tra le polemiche il finanziere Francesco Micheli, dovrà essere rinnovato entro lafine del mese. L’altro possibile nuovo socio privato di cui si parla è Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria: appassionato di lirica , è il patron della Mapei, altro socio fondatore dell’istituzione milanese. ***

    Commento di Anonimo — 18 Maggio 2012 @ 10:31

  17. 26/05/12 CORRIERE DELLA SERA MILANO MICHELI: LA SCALA STA DIVENTANDO UN PRODOTTO TURISTICO

    L’accusa Sfogo a «Prima Comunicazione»: ho pagato il no a Dudamel Nicheli: la Scala sta diventando un prodotto turistico «Collaboratore di Ornaghi in cda? Scandaloso» Più che sassolini sono macigni. Per settimane Francesco Micheli ha mantenuto il silenzio. Nemmeno quando la «tifoseria» si è scatenata a suo favore (i nomi sono tanti, si va da Zubin Mehta, a Giulia Maria Crespi) ha proferito verbo. Ora però, basta tacere. Il cda della Scala è stato rinnovato senza di lui ed è arrivato il momento di fare qualche precisazione. Su interessi, regolamenti di conti, posizioni scomode, scelte «pericolose» che coinvolgono il Piermarini. Ci sono anche nomi e cognomi: da Stéphane Lissner, a Gustavo Dudamel, fino a Lorenzo Ornaghi. Micheli si lascia andare in una lunga intervista rilasciata a Ivan Bervi per «Prima Comunicazione», in uscita oggi. I nodi sono tanti. Ma è la Scala il centro del discorso. A partire dal rinnovo del Cda e dai suoi componenti: il ministro per i Beni culturali ha sostituito Micheli e Massimo Ponzellini con l’imprenditrice farmaceutica Margherita Zambon e il vicedirettore amministrativo della Cattolica, Alessandro Tuzzi. «Alla Scala — analizza Micheli — c’è un blocco di interessi che non sopporta chi è critico sulle scelte del teatro. Ed è noto che c’è una lobby interna che mi ha molto sofferto. Detto questo, è scandaloso e offensivo che, in un governo presieduto da un uomo della caratura di Mario Monti, il ministro designi un suo giovane collaboratore per un cda che ha nomi come Pisa-pia, Podestà, Bazoli, Poli, Scaroni, Tagliabue, Ermolli». Poi si passa al soprintendente. «In una prima fase ho appoggiato l’arrivo di Lissner. Ci voleva un papa straniero per salvare la patria». Le crepe, però, sono arrivate con la proposta di un nuovo direttore musicale. «A un certo punto è spuntato il nome di Gustavo Dudamel e mi sono messo di traverso impedendo che venisse nominato un direttore totalmente digiuno di cultura musicale italiana. Karajan amava ripetere che senza una sessantina di titoli in repertorio non si può dirigere alla Scala. Dudamel (…) è inadatto a interpretare la complessità dell’opera di scuola italiana. Mi sono battuto perché si evitasse questo errore e ho premuto, col consenso di tutti, perché arrivasse Daniel Barenboim, un gigante. Non me l’hanno perdonato». Le scelte artistiche. E quelle gestionali. «Se non fosse per i contributi giunti solo grazie alla capacità di Bruno Ermolli, la Scala avrebbe bilanci scassati come gli altri teatri lirici italiani. Ma se Ermolli trovasse di meglio da fare, cosa accadrebbe? Oggi il bilancio preventivo è in equilibrio formale a condizione che quest’anno venga coperto un differenziale negativo sugli 8 milioni. La previsione di pareggio si basa sul presupposto che arrivi un nuovo socio e che le istituzioni pubbliche non solo non taglino ma addirittura diano maggiori apporti. Cosa, questa, piuttosto velleitaria, visti i chiari di luna. L’impegno del cda non potrà che essere quello di definire un nuovo modello di gestione al più presto, come sottolinea il recente studio di McKinsey». Delusione, tanta. E una preoccupazione, la Scala: «Purtroppo — conclude Micheli, che come pochi conosce la macchina artistica del teatro — viene ridotta sempre più a prodotto turistico, come il Colosseo. Non a caso Diego Della Valle, che è bravissimo, è diventato sponsor di entrambi. E un grande comunicatore, investe su due brand che hanno il massimo grado di penetrazione mondiale. Peccato però che la Scala non sia un monumento archeologico». Un sospiro. E un’ultima considerazione: «La Scala non deve diventare un teatro qualsiasi o un monumento da visitare. Pena la sua morte culturale. E su questo il creatore di Tod’s è molto sensibile». Annachiara Sacchi ‘. RIRROCUIIOAF RISFRVA’A *** Socio privato? Martedì il Consiglio Previsto per martedì il primo Cda della nuova Scala, quello allargato a ii consiglieri, come prevede lo statuto autonomo. Ma per quella data ci sarà — si chiedono in molti — il nuovo socio privato che dovrebbe portare nuove risorse al bilancio? Difficile saperlo. Per ora una cosa è certa: all’ordine del giorno del consiglio c’è la conferma del soprintendente Stéphane Lissner.

    Commento di Anonimo — 29 Maggio 2012 @ 20:41

  18. 26/05/12 PRIMA COMUNICAZIONE INTERVISTA A FRANCESCO MICHELI – CON LA SCALA NON SI GIOCA

    Con la Scala non si gioca Estromesso dal Cda del teatro lirico milanese, Francesco Micheli accusa: “La stanno riducendo a prodotto turistico, come il Colosseo. Ma così è la sua morte culturale”. E intanto prepara l’edizione 2012 di MiTo SettembreMusica faticando il doppio per il corposo taglio dei finanziamenti pubblici A settembre .ara la sesta edizione. Dal 5 al 23: diciannute giorni eli musica classica, antica, barocca, popolare. rock e jazz in piazze. paia/tetti, conservatori, ospedali, teatri. tini-tel”Sita, club ne. centro e nelle periferie di ‘fori,. e Milano, ricalcando una formula che dal 2007 coinvolge oltre 200mila spettatori. tIiTn non manca l’appuntamento nonostante la crisi. Pere quest’anno la fatica si e latta sentire: metto soldi dai Comuni. qualche dilliculta a trrnare il teeling con le nuo te giunte che gc rt e manu le due cit iit. F sullo sfondo. per il promotore fondatore Francesco Micheli, l’amarezza per un’uscita di scena dal emisiglio el’.unministrazione della Fondazione Scala, indigesta nei modi e negli esiti, ll ministro peli Beni e le altit ita culturali Lorenzo Ornauhi Io ha si istituiti! con Un sto, eiovane collaboratore dcll’utiitettiita Cattolica: il trentenne vice direttore amministrativo dell’ateneo Alessandro Tuzzi. Non che il finanziere musicotiln lasci trasparire scoramento o, addirittura, taglia di mollare. l.a Irrita della Scala brucia. ma da combattente non ammette l’abbandono del ring. Sirprattutttp considera impensabile l’abbandono della sua creatura: il testital Mimo i’ un init che nasce dalla tnlonta cocciuta eli un outsider della cultura, di un Iinanziere che mastica di musica conte te torse più i di u:: sin rintendcnte lirico. MiTo e Francesco Micheli. patron e garatlle economico, regista della programmazione e graic sacerdote dell’c ento. Ed r’ questo ruolo che, in londu, gli permeate un giudizio larglietile stella Scala, e la sua attuale gestione: “La star:no i ‘aslormando in un c:n,ettn turistico, ma la Scala non paia diventare uri teatro qualsiasi. Pena la sua morte culturale”. Quest’armo il Festival MiTo arra al centro mene Paesi ispiratori Romania e \far 1c en, i Paesi che tarlano le pili ampie comuiu ta nazionali a Milano: 3.400 gli artisti nrotenietli da lutto il mondo; 120 le istituzioni trrimolte nelle dite Gioii. Clou della manilesta/ione due grandi concerti: quello di apertura dell’Orchestre \atinnal de Frante diretta da Daniele Gatti coni capo]ator’i di Dehuss (di cui ricorre il ISOesimi cíciIl;t nascila) a Ten-it u e a Milano e il ctande con-certo popolare al \Icdiulantm Furrun rii Assalto (,4lilanu) ente l’nrchesira Filarmonica della Scala diretta dall’enfant prodive Andrea 13ariistont. grande ritelazione della scuola interpretati-va italiana. che aftn,ntcr i intere’ di Brahms, , lussin’gskij e Rate] datatiti a tln pubblico previsto di 8mila persone. Super ospite per la care/olle italiana Paolo Conte. mentre dallo storicu te-iital di Fi•satriter:cuna corposa delegazione eli musicisti classici e contemporanei marocchini, tutto Gratis o a pretti pegx,lati. accessibili a tutti. In pila le grandi collaborazioni internazionali con I’unitet’sita di Hanard, con la Fondazione Chaplin. con il festiva] del Jazz di Montreux. 1 pezzi torti del programma, insomma. ci sono. Ma tluesl’anno il la: nru per metterli insieme – stato complesso come la cisultriune di un puzzle. I Comuni di Milano e Torino, alle prese con la mannaia del taglio dei trasferimenti e con i bilanci in rose), hanno ridotto a 2 milioni ciascuno il contributo alla nlanilcstazicne. On’er’o circa un milione e mezzo di iinan/iamenli pubblici ira meno. Micheli ha dovuto anche tedersela con due nuovi assessori alla Cultura, Stclann Boeri a Milano e \tatnizir l3raccialarghe a Torino, assai pisci inclini a concedere una delega in bianco per la reali/./nazione di MiTo. Anche perchc, a dispetto dei tagli, il finanziamento del !estiva! settembrino si e portate) t ia inizi cospicua letta dei budget per la cultura delle due coti’. C’i: chi tede i 2 milioni dati a Mi-To e protesta: perciir a noi solo le briciole? ‘Ma il festival ne restituisce pili del doppio alle istituzioni cittadine col lavoro, col giro d’altari. in termitai eli latttua lo”, risponde Micheli. “Non si ptrn fare tiri conto strabico senza considerare l’impatto complessivo di questa portata, che e stato studiato e valutato anche dal]’unitersita Bocconi”, Prima – Forse il problema e che, avendo sempre merlo risolse per la cultura, i Comuni prelerisconu pentirle in proprio. piuttosto che al fidarle a un sog _e’tir, esterno… • Francesco Micheli – \la no. hanno ben alleo da lare… Proprio queFrancesco Michell (a sinistra), finan datore di MiTa SettembreMusica, co dell’edizione 2010 del festival come Milano con la Filarmonica della Scal ziere. presidente di Genextra e fon n il pianista cinese Lang Lang, star solista nel concerto al Palasharp di a diretta da Semyon Bychkov. *** stanno i sindaci di Milano e Torino hanno riconosciuto che il festival MiTo SesembreMusica è un patrimonio per le due città. Tanti che sia Fissino che Pisapia assumono la carica congiunta di presidenti di MiTo, mentre io quella di vice presidente, mantenendo la presidenza dei comitato di coordinamento che realizzai il festival nelle due città, assieme a Enzo Re-stagno, Francesca Colombo. Claudio Merlo e a 1111(1 stall di giovani bravissimi. età inedia 28 anni. per i quali si la anche formazione in un settore strategico per l’Italia: il management culturale. Quanto ai fondi capisco il problema. Quest’anno mi i toccato lavorare il doppio con i partner e gli sponsor che ci garantiscono altri milit ni. permettendo la copertura dei costi e garantendo la qualità della manifestazione. Quello su cui noti transigo è che si mantengano quelle condizioni di autonomia gestionale e artistica, al di fuori degli appetiti della politica, cori come è felicemente avvenuto per trent’anni col SettembreMusica di Torino e per questi ultimi cinque anni con MiTo anche a Milano. Quelle stesse condizioni che hanno garantito il successo! di MiTo dal 2007 nella trasparenza assoluta, nel rigore dei budget e di una rendicontazione esemplare. senza ombre nella gestione. Prima – C’è chi ton-ebbe una programmazione più equilibrata tra le due città e una griglia di eventi rigidamente pianificata. comprt.sa l’inaugurazione programmata tutti gli anni nella stessa data. E c’è chi dice che il Festiva! MiTo è una vetrina inutile, che non lascia niente alle città. F. Micheh – Capisco che in un’halia dei campanili non sia ladle per i responsabili dei due Comuni tenere a bada Lorenzo Ornaghi, ministro per i Beni e le attività culturali e rettore dell’universita Cattolica di Milano: lo scorso 4 maggio ha nominato come rappresentanti del ministero nel Cda della Fondazione Teatro alla Scala Alessandro Tuzzi, vice direttore amministrativo della Cattolica, e Margherita Zambon. presidente del gruppo chimico e farmaceutico Zambon Company, in sostituzione di Francesco Michell e Massimo Ponzellini (foto M. Marianella/Olycom). 200mila persone ogni anno con un tasso di occupazione degli spazi del 96%. Secondo una ricerca dell’Ispo di Renato Mannheimer, il gradimento del pubblico per come MiTo ha cambiato la vita culturale di Milano si misura in questi numeri: l’89rr dei cittadini ritiene che il festival contribuisca a rendere più viva la città, l’84% che porti vantaggi economici c I’83’tr che porti prestigio nel mondo. Capisco che ci siano difficoltà economiche, ma ce ne sono altre che capisco molto meno. I pítgamenti dal Comune arrivano con ritardi biblici ma, come dire, ce lo possiamo ancora permettere. Ahbiamo inventato una formula di festival nuova e una modalità di gestione adatta ai tempi. trasparente. arente. elficiente. sempre nel pieno rispetto del budget, che coniuga la massima qualità nei generi musicali più diversi insieme a una molteplicità di altre iniziative anche nella didattica sopperendo, in parte, alla quasi totale abolizione dell’insegnamento della musica nella scuola italiana. Vede, nel successo di MiTo ci sono un paio di ingredienti particolari e irripetibili. li primo è il momento: a settembre la gente è appena tornala dalle vacanze e ha una disponibilità e un’apertura all’ascolto straordinarie. II secondo è l’opportunità di intercettare a costi ridotti grandi orchesse ed esecutori di primissimo piano che sono alla fine delle tournee europee. E pori Ci sona le città, che vanno in scena offrendo tatto il loro potenziale di ospitalità e di ricezione culturale. Prima – A proposito di potenziale cuhurale e di Milano. Ci spiega cosa sta succuxlendo alla Scala? Perché è finito lauti Da sinistra: un’immagine dell’incontro ‘Impariamo ad ascoltare’ a Politecnico di Milano durante l’edizione 2011 di MiTo con II pianista Stefano Bollenl, fp trombettista Enrico Rava, il critico Enzo Gentile e Francesca Colombo, segretario generale e coordinatore artistico di MiTo; il compositore giapponese Toshio Hosokawa con Enzo Restagno, musicologo e direttore artistico di MiTo; Il concerto della SOdwestdeutsche Philharmonie Konstanz, diretta da Vassilis Christopoulos, al Mediolanum Forum di Assago II 17 settembre 2011; il maestro Daniel Barenboim dirige il concerto di apertura di MiTo 2011 a Milano al Teatro alla Scala, di cut e direttore musicale. le isterie e le piccole rivalse locali. Ma guai provare a togliere l’effetto sorpresa e l’arte di una programmazione acuti ivante, che sono ii pepe e la base del successo popolare del !estivai. Che Fa riempire un pulasport di gente entusiasta, che magari non ha mai messo piede in un auditorium, al Regio o alla Scala per ascoltare musica classica ics concerti della stessa qualità, ma a prezzi ultrap op olari. Nella prossima edizione avremo una maratona di pianoforte dedicata a Debussy. con la partecipazione di giovani esecutori vincitori dei più grandi concorsi internazionali. forviati da una delle più grandi eccelleteti del nostro Paese, l’Accademia pianistica internazionale di Imola del maestro Franco Scala. il Festival vetrina inutile? Non scherziamo, per piacere. Prima – La prossima potrebbe essere l’ultima edizione? F. Michell – Per-che: mai! Sarebbe un suicidio politico. il Festival ha un successa straordinario. tin pubblico di dal consiglio di amministrazione della Fondazione del teatro? F. Micheli – 11 consiglio della Fondazione era in scadenza e alla Scala c’è un blocco di interessi che non sopporta un consigliere scomodo e critico su molte scelte artistiche del teatro. Durante il mio mandato ho impedito alcune di queste scelte sbagliate e pericolose. Ed è noto che c’è una lobby interna e ministeriale che mi ha molto sofferto. Detto questo. é scandaloso e offensivo che, in un governo presieduto da un uomo della caratura di Mario Monti, accada che il ministro Lorenzo maghi designi il vice direttore amministrativo della Cattolica, giovane collaboratore di Ornaghi rettore, in un consiglio della rilevanza di quello della Scala (con personaggi da Pisapia a Podestà, da Bazoli a Poli, da Scaroni a Taglia-bue ed Ermolli). Un grave conflitto di interesse e in regime di doppio incaico, visto che non si è ancora dimessa dall’università dopo la nomina a ministro per i Beni cultuali. *** Prima – Si dice che lei abbia impedii() al sovrintendente Lissner la nomina di (,Usta%o Dudanlel a direi iore musicale. F. Nicheli – \li faccia lare una premessa. lo iii uria prima Iase ho appoggiato l’arrivo di Lissner come sntrintendente. In quella situazione di caos artistico e sindacale non se la sarebbe cavata nessun italiano. Ci voleva un papa straniero come saltatore della patria. Er molli lo ha pulititi. 1i ce,si stato. Poi, peri). si sarebbe di it 11-lo porre mano senza esitazioni alla gestione artistica e pt-loi vederealla nomina di un direttore musicale. visti 1 l’enorme t noli) Lasciato da Muli: ma per lungo tenlp ) si e evitata una decisione tosi imllr,rtante per il mantenimento del livello dell’orchestra e quant’alu’o..A un certo punto 1. spuntato il nome eli Gustavo Dudamel, tin cintane talentuoso venezuelano, e io mi sono messo di tra\eiso. impedendo clic lenisse nominato un dirct• torte totalmente digiuno di cultura musicale italiana e praticamente senza repertorio operistico. Karajan amava ripetere che senza una sessantina di titoli in reperti trio non si poli dirigere alla Scala. Prima – Ha bocciato il candidato del sott’intendente. che se l l’ legata a un dito. F. 13icheli – Guardi che io ho grandissima stima di Dudamel che e:. dattero tin plenarie con una storia personale ammirevole sul piano umano e un buon interprete sinfonico. In campo lirico peri), senza repertori() specifico, e inadatto a interpretare la complessiva dell’opera di scuola italiana, nel teatro simbolo dell’interpretazione i i’tett. I na formazione fatta necessariamente sole sui dischi c insufficiente. La tradizione interpretatiti orale che si e i-amandala da direttore a direi li per un celliinain di anni, da Toscanini lino a Muti, e lonelamentale per chi te, glia essere direttore musicale alla Scala. h come crei cappelletti della nonna. Prima – Che centrano i cappelletti? Ouesiione di ripieno o di singlia? F. nicheli – Questione di mane,, eli esperienza e di sensihilitil. Rompere la cnntinuita di una direzione musicale alta e pr’nlondamente sbaglialo. Noti C. a\ allo siranier’o. Ma bisogna essere proprio un Karaian. con la stia straordinario ampiezza di repertorio, per allrontare i capitatovi della nostra cultura lirica, che è.’ untitici grandi generi musicali. Mi sono battimi l’eretti si evitasse questo errore e ho premuto, col consenso di tutto il consiglio eli amministrazione, per-(Alt.; avvitasse il maestro Barenboim. che, a prescindere dai gusti personali di ciascuno, e certamente un niganic. Non me l’hanno perdonato. Prima – Ha dotto che non le andavano bene anche le scelte gestionali. Eppure, dupe, decenni, la Scala ha i isto riconosciuta la propria autonomia dalpivella). F. Micheli – Dell iUwnomia sono !elio. anobio: la tnle’ a gia Toscaniili e la lcorizzata con ardore Paolo Grassi. II punto, Illllatla, e che se Ilon ci fe,tisCl'(, i generosi contribuii giunti solo grazie alla capaclta del vice presidente:, 1a Scala mi-ebbe bilanci scassati conic gli altri teatri lirici Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia (a destra) con il ministro dell’Interno. Annamaria Cancellieri, e il sovrintendente Stéphane Lissner alla prima della stagione 2011-2012 del Teatro alla Scala. Nella foto a iato. il direttore d’orchestra venezuelano Gustavo Dudamel. che Micheli ha impedito venisse nominato direttore musicale della Scala perché “totalmente digiuno dl cultura musicale italiana e praticamente senza repertorio operistico” (foto Olycom). italiani, se non peggio. Ma se Bruno Ei’molli si distraesse o tremasse eli meglio da fare. cosa accadrebbe? Oggi il bilancio pretenlito della Scala è in equilibrio formale a condizione che quest’anno tellga coperto till ulteriore differenziale negatilo attorno ardi t milioni di curo. La pre%isinne di pareggio si basa sul presupposto che arrit i un nuoto socio che pompi quattrini C che da parte delle istituzioni pubbliche non ci siano tagli ma addirittura m:tceiot’i apporli. Cosa, quest’ultima, piuttosto telleiuu’ia, t isti’i chiari di luna di questi tempi. Tenga conto che al solo Comune di Ililano la Scalzi costa utili anno o milioni di curo che. call .omessi e connessi, valgono attorno ai 9 milioni. L’impegno del nuoto consiglio not) pntr’a che essere quello di %oliare pagina al più presto e prendere roghi iniziativa sopratnito per delinire un nuoto modello eli gestione, che consenta la sostenihilit i eli un bilancio che oggi c di i 10 tnilinni all’anno. Si put, late e si clot ra lare a: più pre-stn, così colme senti linea il recentissimo studio di McKillsC\. Prima – Siamo in conclusione. ci dica il suo pensiero sul nlinisu’u Ui-nac,hi. F. \licheli – Pensando a quanto accaduto a Pic) Baldi al \latti eli Rama in questitniolni: errare humanum est, pelNt’- elitre ;tacili diaholicum_ La Scala tiene ridotta sempre più a prndotio turistici), come il Colosso). Null a Caso Diego Della Valle. che e brat issino, é ditentaio sponsor di tutti e due e certamente non lo ha latin per un imprott ism anfore terso i gladiatori o le ounanze dei ignori. Della \•’alle. che e anche un tlrande e ilnitnicatore, investe su clue brand che hanno il massimo grado di penetrazione mondiale. Peccato. peri)• che la Scala sia un teatro e non un monumento archeologico. La Scala non dite di entare Un teatro qualsiasi. 0 un lnonume•nto da t isiuire. Pena la sua morte cultuale. E su questo il creatore di ‘Pod’s e molto sensibile. Intervista di Ivan Berni ***

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