Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

15 Maggio 2010

IL DECRETO SULLE “AFFONDAZIONI LIRICHE” RIVELA IL SUO REALE OBIETTIVO :

Filed under: Uncategorized — Tag:, — Lavoratoriscala @ 01:41
  1. Con gli ulteriori commissariamenti delle Fondazioni Liriche provocati dagli effetti del recente  decreto “Affondazioni liriche” si moltiplicheranno i commissari super pagati come il caso di Nastasi, capogabinetto del ministero e commissario di varie fondazioni liriche. Il leitmotiv: Riduzione del personale dipendente da utilizzare per dei "teatri-contenitori" di opere importate e non più auto-prodotte alla faccia della salvaguardia del mestiere.

  1. La linea dei" Bondi-cricca" è quella che è già stata messa in opera nelle grandi istituzioni museali di cui assistiamo ai disastri e di cui restano solo le macerie come il caso del Colosseo e Ara-Pacis che cadono a pezzi e via dicendo): Commissariamenti dati in mano ad amici incopetenti e conniventi, da Brera a Pompei, ovunque in Italia.

  2. La Bondi-cricca attinge dall'intramontabile A.R.C.U.S, l'Agenzia del Ministero dell'economia collegato al Ministero della Cultura da cui riceve il 3% dei fondi per le grandi opere, circa 250milioni di euro.

  3. La ristrutturazione di edifici culturali avviene quasi sempre nell'emergenza e senza controlli come nel caso del Museo degli Uffizi di Firenze da cui è partito lo scandalo dei "Bondi-cricca "in cui vengono fuori collusioni mafiose che arrivano fino a Provenzano.

  4. La detonazione del Decreto Bomba ad orologeria ha fatto esplodere al fotofinish quella maggioranza trasversale che stava approvando la legge quadro sullo spettacolo dal vivo in cui vi era un'importante norma che impediva all'A.R.C.U.S. di finanziare anche grandi eventi culturali.

  1. Mettere le mani sui grandi eventi culturali era per la "cricca" l'ultimo tassello da inserire per avere il controllo totale e incondizionato delle risorse del ministero.

  2. Il Decreto sulle Fondazioni Liriche con tutte le sollevazioni e discussioni del caso, dato che fa cadere sulle spalle dei lavoratori tutti i tagli dei fondi e dei diritti, promessi , serve  a distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dal business dei super commissari -sovrintendenti legati a Nastasi capogabinetto del ministro poeta, che potranno gestire in tutta traquillità e in modo assai poco trasparente, ingenti capitali. 

    8- Il Decreto abroga l’art.1.della legge 800
    "LO STATO CONSIDERA L'ATTIVITÀ LIRICA E CONCERTISTICA DI RILEVANTE INTERESSE GENERALE, IN QUANTO INTESA A FAVORIRE LA FORMAZIONE MUSICALE, CULTURALE E SOCIALE DELLA COLLETTIVITÀ NAZIONALE . PER LA TUTELA E LO SVILUPPO DI TALI ATTIVITÀ LO STATO INTERVIENE CON IDONEE PROVVIDENZE.”.

    PER TUTTI I PUNTI SOPRA ESPOSTI, LA CUB CHIEDE A GRAN VOCE LE DIMMISSIONI DI BONDI E NASTASI

                                                         logo_CUB              Cub Scala     
     SALVATORE NASTASI – L'Intervista di Alain Elkann – Programma di approfondimento su La7.it.     www.la7.it

    –br–a

31 Comments »

  1. FONDAZIONI LIRICHE: A MILANO SPETTACOLO E COCCARDE CONTRO BONDI

    AGI) – Milano, 14 mag. – Uno spettacolo di musiche e brani recitati e la consegna di coccarde gialle per "portatori sani di cultura". E' l'ultima iniziativa organizzata a Milano dai lavoratori della lirica e della prosa che protestano contro il decreto Bondi e la legge quadro dello spettacolo dal vivo.   L'appuntamento e' per questo pomeriggio – dalle 14 alle 17 – al Piccolo Teatro Grassi (in via Rovello, angolo via Dante). "E' un'iniziativa di sensibilizzazione rispetto a un obbrobrio normativo che rischia di far crollare l'intero impianto teatrale come i pezzi del Colosseo, non a caso anche quello a cura del ministero della Cultura", ha commentato, in una nota, Guido Trifiletti della Confederazione unitaria di base, il sindacato che da settimane guida la protesta alla Scala. Ieri, la Cub ha chiesto le dimissioni immediate sia del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, che del commissario straordinario Salvatore Nastasi che – ritiene – abbiano agito "in netta contraddizione con il ruolo che dovrebbero svolgere".   (AGI) Red/Car

    Commento di anonimo — 15 Maggio 2010 @ 20:06

  2. Concerto e Manifestazione Nazionale contro il Decreto Bondi

    Tipo:

    CauseProtesta

    Data:

    lunedì 17 maggio 2010

    Ora:

    12.00 – 17.30

    Luogo:

    Roma, Teatro dell'Opera piazza B. Gigli

    Il 17 maggio alle ore 12 Orchestra Coro e Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma si esibiranno nella piazza davanti al Teatro per sensibilizzare l'opinione pubblica contro il noto Decreto Bondi volto alla precarizzazione di chi lavora nel mondo della Musica Lirica e Sinfonica.Sempre il 17 maggio alle ore 14 all'interno del Teatro si svolgerà una Manifesatzione Nazionale con la presenza di delegazioni di tutti i Tearti italiani, i rappresentanti sindacali nazionali, i politici e gli amministratori che accetteranno l'invito e i giormalisti. E' gradita la presenza di TUTTI quelli che hanno a cuore il futuro della Musica e dell'Opera Lirica in Italia.

    Commento di AutoOrgScala — 15 Maggio 2010 @ 20:33

  3. Concerto e Manifestazione Nazionale contro il Decreto Bondi

    Tipo:

    CauseProtesta

    Data:

    lunedì 17 maggio 2010

    Ora:

    12.00 – 17.30

    Luogo:

    Roma, Teatro dell'Opera piazza B. Gigli

    Il 17 maggio alle ore 12 Orchestra Coro e Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma si esibiranno nella piazza davanti al Teatro per sensibilizzare l'opinione pubblica contro il noto Decreto Bondi volto alla precarizzazione di chi lavora nel mondo della Musica Lirica e Sinfonica.Sempre il 17 maggio alle ore 14 all'interno del Teatro si svolgerà una Manifesatzione Nazionale con la presenza di delegazioni di tutti i Tearti italiani, i rappresentanti sindacali nazionali, i politici e gli amministratori che accetteranno l'invito e i giormalisti. E' gradita la presenza di TUTTI quelli che hanno a cuore il futuro della Musica e dell'Opera Lirica in Italia.

    Commento di AutoOrgScala — 15 Maggio 2010 @ 20:33

  4. adnkronos

    Lirica: prime adesioni al dibattito di lunedi' sul decreto all'Opera di Roma

     

     

    Roma, 14 mag. – (Adnkronos) – Lunedi' prossimo alle 14, presso il Teatro dell'Opera di Roma, si terra' un incontro-dibattito cui sono stati invitati tutti i parlamentari di maggioranza ed opposizione della VII Commissione Cultura del Senato e della Camera, i sindaci presidenti delle Fondazioni, i sovrintendenti, rappresentanti dell'Anci e del coordinamento delle Regioni, personalita' del mondo della cultura, responsabili e rappresentanti istituzionali. Le prime adesioni indicano la presenza dei sindaci presidenti delle Fondazioni di Roma Gianni Alemanno, di Firenze Matteo Renzi, di Bari Michele Emiliano, di Genova Marta Vincenzi; i senatori Vincenzo Vita e Fabio Giambrone della VII Commissione Cultura del Senato; gli onorevoli Gabriella Carlucci ed Emilia de Biasi della VII Commissione Cultura della Camera; il vice presidente e assessore alla Cultura della Provincia di Roma Cecilia D'Elia; un rappresentante dell'Anci e uno del Coordinamento delle Regioni. Saranno inoltre presenti ampie delegazioni di lavoratori di tutte le Fondazioni Lirico Sinfoniche, le Confederazioni Sindacali Unitarie e, per le segreterie nazionali di settore, Silvano Conti per la SLC-CGIL, Maurizio Giustini per la FISTeL-CISL, Fabio Benigni per la UILCOM-UIL ed Enrico Sciarra per la FIALS-CISAL. A partire dalle ore 12, sul piazzale antistante al Teatro dell'Opera, si terra' una manifestazione di protesta e sensibilizzazione con una kermesse musicale all'aperto per la cittadinanza in cui si esibiranno Orchestra, Coro e Corpo di Ballo.

    (Clt/Ct/Adnkronos)

    Commento di AutoOrgScala — 15 Maggio 2010 @ 20:37

  5. adnkronos

    Lirica: prime adesioni al dibattito di lunedi' sul decreto all'Opera di Roma

     

     

    Roma, 14 mag. – (Adnkronos) – Lunedi' prossimo alle 14, presso il Teatro dell'Opera di Roma, si terra' un incontro-dibattito cui sono stati invitati tutti i parlamentari di maggioranza ed opposizione della VII Commissione Cultura del Senato e della Camera, i sindaci presidenti delle Fondazioni, i sovrintendenti, rappresentanti dell'Anci e del coordinamento delle Regioni, personalita' del mondo della cultura, responsabili e rappresentanti istituzionali. Le prime adesioni indicano la presenza dei sindaci presidenti delle Fondazioni di Roma Gianni Alemanno, di Firenze Matteo Renzi, di Bari Michele Emiliano, di Genova Marta Vincenzi; i senatori Vincenzo Vita e Fabio Giambrone della VII Commissione Cultura del Senato; gli onorevoli Gabriella Carlucci ed Emilia de Biasi della VII Commissione Cultura della Camera; il vice presidente e assessore alla Cultura della Provincia di Roma Cecilia D'Elia; un rappresentante dell'Anci e uno del Coordinamento delle Regioni. Saranno inoltre presenti ampie delegazioni di lavoratori di tutte le Fondazioni Lirico Sinfoniche, le Confederazioni Sindacali Unitarie e, per le segreterie nazionali di settore, Silvano Conti per la SLC-CGIL, Maurizio Giustini per la FISTeL-CISL, Fabio Benigni per la UILCOM-UIL ed Enrico Sciarra per la FIALS-CISAL. A partire dalle ore 12, sul piazzale antistante al Teatro dell'Opera, si terra' una manifestazione di protesta e sensibilizzazione con una kermesse musicale all'aperto per la cittadinanza in cui si esibiranno Orchestra, Coro e Corpo di Ballo.

    (Clt/Ct/Adnkronos)

    Commento di AutoOrgScala — 15 Maggio 2010 @ 20:37

  6.  
    SCOPPIA OPEROPOLI o si sta mancando il bersaglio?Sabato 15 Maggio 2010 19:59Dal blog di Enrico Stinchelli http://www.enricostinchelli.it/site/blog.htmlDalla fine di aprile qualcosa è successo nel pigro e lento mondo dell'Opera italiana. Adesso anche l' “uomo della strada” (e Dio solo sa quanti ce ne sono nel nostro paese!) sa che i teatri scioperano per “protestare contro i tagli del Fus e contro il nuovo decreto governativo “ che dovrebbe parzialmente riformare il mondo dello spettacolo. Il Comunale di Bologna è stato preso d'assalto da coloro che ivi lavorano, al punto da costringere il Sovrintendente tuttofare Tutino a chiamare Digos e forze dell'ordine; scioperi a Firenze, a Roma,persino Monsieur Lissner fa sentire la sua voce dal trono scaligero, la nobile Accademia di Santa Cecilia, il Teatro di San Carlo a Napoli pur commissariato da S.E. Salvo Nastasi, il grande risanatore dei bilanci; il Carlo Felice di Genova si agita da tempo.Ovunque -si dica a chiare lettera- serpeggia il malcontento e la voglia di gridare “Basta!”.Ma qual è il vero problema? Non è certo il decreto e non sono certo i tagli al Fus, che pur umiliano il nostro paese al cospetto dell'Europa e del mondo. A parte la violenta decurtazione dello stipendio dei lavoratori del teatro (300E al mese) e alcune nuove norme che certamente non faciliteranno la qualità e la tenuta delle già periclitanti “masse artistiche” , questo decreto si allinea su una posizione classicamente manageriale, com'è nello stile del governo retto da Silvio Berlusconi e che ha in Tremonti la tipica figura di “ colui che deve far quadrare i conti”.B_012_berlusconi_tremontiIl guaio, ed è bene che un po' tutti adesso lo sappiano, è che i conti da tempi immemorabili non tornano e la colpa non è né dei governi, né dei colori politici che tali governi caratterizzano, ma di un andazzo che ha radici lontane. Un “sistema Opera” malato perché fatto di gestioni amministrative che definire disinvolte è soltanto un garbato eufemismo.La colpa della situazione attuale è solo e soltanto di coloro che sono preposti alla buona condotta di un teatro , o Fondazione che sia, e cioé: Sovrintendenti e Direttori artistici. Sono loro che hanno costruito i cartelloni degli ultimi anni, sono loro che hanno creato i deficit finanziari per milioni e milioni di Euro, sono loro che hanno prosciugato le casse dello Stato e delle sponsorizzazioni (pingui o esili che fossero), sono loro che hanno sperperato, che sono andati fuori budget con allegria e nonchalance, all'insegna del “tanto paga Pantalone”.Tra questi signori vi sono alcuni sprovveduti nominati incautamente dai politici tanto per avere un posto (e un lauto stipendio: i sovrintendenti guadagnano in media dai 150.000 ai 350.00E l'anno) , alcuni incapaci e alcuni ladri patentati. Questi ultimi non soltanto sono andati fuori budget, consapevoli del passivo, ma si sono prodigati a falsificare i bilanci con i loro direttori amministrativi, a fatturare in modo truffaldino , ad appaltare a ditte esterne, a gonfiare i costi, a trattare sottobanco con agenzie di pochi scrupoli, a intascare tangenti grandi o piccine.La magistratura si occupa da anni di taluni di questi campioni ma finora non si è mossa. Il nostro paese, come dimostrano le prime pagine dei quotidiani o dei vari TG, ha praticamente una decina di scandali al giorno, la maggior parte dei quali molto più cospicui e coinvolgenti del piccolo tumulto operistico. In fondo se facciamo la somma di tutti i dipendenti delle principali fondazioni arriviamo a circa 4000 anime: nel paese che vede gli operai di Termini Imerese lottare per la sopravvivenza, aziende come Alitalia in bancarotta e via discorrendo…i 4000 dell'Opera possono quasi essere considerati degli scocciatori, dei viziati incontentabili, cui viene ora parzialmente modificato il giocattolo con cui per anni si sono trastullati.Del resto contro chi protestano? Contro i “tagli alla Cultura” , contro un decreto? Ma se il Fus fosse invece raddoppiato e sull'Opera piovessero miliardi in più, non aumenterebbe forse l'indecoroso magna-magna e di conseguenza il deficit? Inutili sono, a mio avviso, le pur scenografiche discese in campo di personaggi come Zubin Mehta, che tuonano contro i tagli ministeriali quando hanno fatto parte, nel bene e nel male, di quel 'sistema Opera' malato di cui sopra.tagli_alla_culturaPer interrompere l'emorragìa valgono a poco le parole, per altisonanti che possano risultare.A cosa possono servire i concerti gratuiti quando poi a teatro ci vanno solo gli appassionati, perché i costi sono altissimi a fronte di qualità non sempre di pari livello?A cosa serve far saltare una Prima, in un paese in cui si ignora o quasi l'esistenza di Verdi, di Puccini, di Rossini e in cui la stessa classe politica diserta regolarmente le serate più importanti?Bisogna prima bloccare il sistema perverso, cacciare via i responsabili (che tutti conoscono, con nome e cognome) e poi porre su quegli scranni personaggi dalla fedina penale pulita e , come diceva un mio amico molto importante, “possibilmente già ricchi, così non rubano”.La protesta è quindi mal indirizzata. NO ai ladri, NO a chi crea la bancarotta, NO a chi si serve della Musica invece di servirla.Più amore per l'Opera, più onestà, più competenza. L'ignoranza, che Spinoza definiva giustamente “immorale”, ha creato una generazione di ladri e di furfanti. Cacciamoli via e sarà un bene per le Fondazioni, oltre che per l'Italia.

    Commento di AutoOrgScala — 16 Maggio 2010 @ 07:47

  7. La nomenklatura dei commissari Questi soldi sono briciole rispetto al vero piatto forte di Ales-Cultura Spa. In palio ci sono 2,5 miliardi di euro di fondi europei e interregionali (Por e Poin) da investire da qui al 2013. La torta è davvero gigantesca. Lo aveva annunciato il premier in persona lo scorso 29 luglio in una visita al Mibac che ha segnato l'insediamento di Resca: l'Italia spende poco in cultura. Le cifre le ha fornite Price Waterhouse Coopers. Per i nostri 3.400 musei, 2 mila aree e parchi archeologici e 43 siti Unesco l'investimento pubblico è di 4 miliardi di euro (0,28 per cento del Pil), mentre il settore culturale e creativo vale 40 miliardi di euro (2,6 per cento del Pil) e il turismo culturale fattura 54 miliardi. Le galline dalle uova d'oro, quelle su cui punta Ales, sono la soprintendenza archeologica di Roma (96 milioni di entrate totali) appena affidata a Giuseppe Proietti con Bertolaso commissario fino al terremoto in Abruzzo, quando è stato sostituito da Roberto Cecchi. Seconda per incassi è l'area di Pompei (46 milioni di euro), sottoposta al commissario Marcello Fiori, già vicecapo di gabinetto di Francesco Rutelli sindaco ed ex braccio destro di Bertolaso. Terzo è il polo museale fiorentino (33 milioni di entrate), con Elisabetta Fabbri commissario, seguito da Napoli e Venezia con circa 30 milioni di euro di entrate complessive.Anche gli appuntamenti prossimi venturi saranno gestiti con piglio commissariale. Esemplare la vicenda del Forum delle culture, che l'Unesco ha previsto a Napoli nel 2013. Per il Forum ballano 1,3 miliardi di euro di finanziamenti. A novembre il governo ha detto alle autorità locali che concederà al Forum lo status di grande evento in cambio di – indovinate – un commissario. Chi? I candidati erano Bertolaso e Salvo Nastasi, capo di gabinetto del Mibac. Si maligna che sia lui ad avere suggerito Giovanni Minoli, padre della fidanzata Giulia, come presidente del museo di Rivoli. Voci più velenose sottolineano che Nastasi deve qualcosa della sua carriera alla madre, Enrica Laterza, magistrato della Corte dei conti nella sezione di controllo sugli enti pubblici. Di certo Nastasi è l'enfant prodige del Sovnarkom. A 36 anni ha già esercitato i poteri commissariali al Maggio Fiorentino, all'Arena di Verona e al San Carlo di Napoli con 30 milioni di lavori, 1 milione di emolumenti per lui e l'étoile Roberto Bolle a insegnare danza. Per il San Carlo, Nastasi è finito nelle intercettazioni insieme agli arrestati Fabio De Santis (commissario per agli appalti dei 150 anni dell'Unità), Angelo Balducci (ex commissario del Petruzzelli e dei Mondiali di nuoto), e ai due ineffabili cognati ridens Piscicelli e Gagliardi, il quale commenta a proposito degli appalti per il restauro: "Bene bene. Mi piace andare a teatro".Nastasi debutta appunto come direttore del Mibac per il teatro e gli spettacoli dal vivo. Al tempo ha trent'anni e con lui c'è il suo dioscuro con delega per il cinema, Gaetano Blandini. Non avrebbero i titoli per il ruolo ma la Corte dei conti, dopo uno scambio di pareri con il ministero, sentenzia che li hanno. Dal 2004, grazie alla benedizione di Gianni Letta, fanno carriera sotto quattro ministri: Giuliano Urbani, appena ingaggiato da Resca, Rocco Buttiglione, Francesco Rutelli e ora Sandro Bondi. È il momento in cui si cementa l'amicizia fra l'emergente Blandini, cresciuto alla scuola andreottiana di Carmelo Rocca, e Balducci che ha moglie produttrice cinematografica (Rosanna Thau con Erreti insieme alla moglie di Diego Anemone) e un figlio, Lorenzo, attore. Nel 2007 la commissione per il finanziamento pubblico presieduta da Blandini assegna un contributo di 1,8 milioni di euro a 'Last minute Marocco'. Nel film, coprodotto dalla moglie di Balducci assieme a Maria Grazia Cucinotta e il marito Giulio Violati, recita Lorenzo Balducci. L'incasso è di poco superiore ai 400 mila euro. Del resto, nel cinema di Stato girano sempre meno soldi. Nel 2009 'Viola di mare', sempre prodotto dalla Italian dreams factory di Cucinotta e Violati, ha ricevuto appena 650 mila euro.Gianfrancesco Turano, "l'Espresso online", 26 febbraio 2010

     

     

     

    Commento di anonimo — 16 Maggio 2010 @ 20:06

  8. La nomenklatura dei commissari Questi soldi sono briciole rispetto al vero piatto forte di Ales-Cultura Spa. In palio ci sono 2,5 miliardi di euro di fondi europei e interregionali (Por e Poin) da investire da qui al 2013. La torta è davvero gigantesca. Lo aveva annunciato il premier in persona lo scorso 29 luglio in una visita al Mibac che ha segnato l'insediamento di Resca: l'Italia spende poco in cultura. Le cifre le ha fornite Price Waterhouse Coopers. Per i nostri 3.400 musei, 2 mila aree e parchi archeologici e 43 siti Unesco l'investimento pubblico è di 4 miliardi di euro (0,28 per cento del Pil), mentre il settore culturale e creativo vale 40 miliardi di euro (2,6 per cento del Pil) e il turismo culturale fattura 54 miliardi. Le galline dalle uova d'oro, quelle su cui punta Ales, sono la soprintendenza archeologica di Roma (96 milioni di entrate totali) appena affidata a Giuseppe Proietti con Bertolaso commissario fino al terremoto in Abruzzo, quando è stato sostituito da Roberto Cecchi. Seconda per incassi è l'area di Pompei (46 milioni di euro), sottoposta al commissario Marcello Fiori, già vicecapo di gabinetto di Francesco Rutelli sindaco ed ex braccio destro di Bertolaso. Terzo è il polo museale fiorentino (33 milioni di entrate), con Elisabetta Fabbri commissario, seguito da Napoli e Venezia con circa 30 milioni di euro di entrate complessive.Anche gli appuntamenti prossimi venturi saranno gestiti con piglio commissariale. Esemplare la vicenda del Forum delle culture, che l'Unesco ha previsto a Napoli nel 2013. Per il Forum ballano 1,3 miliardi di euro di finanziamenti. A novembre il governo ha detto alle autorità locali che concederà al Forum lo status di grande evento in cambio di – indovinate – un commissario. Chi? I candidati erano Bertolaso e Salvo Nastasi, capo di gabinetto del Mibac. Si maligna che sia lui ad avere suggerito Giovanni Minoli, padre della fidanzata Giulia, come presidente del museo di Rivoli. Voci più velenose sottolineano che Nastasi deve qualcosa della sua carriera alla madre, Enrica Laterza, magistrato della Corte dei conti nella sezione di controllo sugli enti pubblici. Di certo Nastasi è l'enfant prodige del Sovnarkom. A 36 anni ha già esercitato i poteri commissariali al Maggio Fiorentino, all'Arena di Verona e al San Carlo di Napoli con 30 milioni di lavori, 1 milione di emolumenti per lui e l'étoile Roberto Bolle a insegnare danza. Per il San Carlo, Nastasi è finito nelle intercettazioni insieme agli arrestati Fabio De Santis (commissario per agli appalti dei 150 anni dell'Unità), Angelo Balducci (ex commissario del Petruzzelli e dei Mondiali di nuoto), e ai due ineffabili cognati ridens Piscicelli e Gagliardi, il quale commenta a proposito degli appalti per il restauro: "Bene bene. Mi piace andare a teatro".Nastasi debutta appunto come direttore del Mibac per il teatro e gli spettacoli dal vivo. Al tempo ha trent'anni e con lui c'è il suo dioscuro con delega per il cinema, Gaetano Blandini. Non avrebbero i titoli per il ruolo ma la Corte dei conti, dopo uno scambio di pareri con il ministero, sentenzia che li hanno. Dal 2004, grazie alla benedizione di Gianni Letta, fanno carriera sotto quattro ministri: Giuliano Urbani, appena ingaggiato da Resca, Rocco Buttiglione, Francesco Rutelli e ora Sandro Bondi. È il momento in cui si cementa l'amicizia fra l'emergente Blandini, cresciuto alla scuola andreottiana di Carmelo Rocca, e Balducci che ha moglie produttrice cinematografica (Rosanna Thau con Erreti insieme alla moglie di Diego Anemone) e un figlio, Lorenzo, attore. Nel 2007 la commissione per il finanziamento pubblico presieduta da Blandini assegna un contributo di 1,8 milioni di euro a 'Last minute Marocco'. Nel film, coprodotto dalla moglie di Balducci assieme a Maria Grazia Cucinotta e il marito Giulio Violati, recita Lorenzo Balducci. L'incasso è di poco superiore ai 400 mila euro. Del resto, nel cinema di Stato girano sempre meno soldi. Nel 2009 'Viola di mare', sempre prodotto dalla Italian dreams factory di Cucinotta e Violati, ha ricevuto appena 650 mila euro.Gianfrancesco Turano, "l'Espresso online", 26 febbraio 2010

     

     

     

    Commento di anonimo — 16 Maggio 2010 @ 20:06

  9. Ministro, ci dica se all'alba vincerà

    il sole 24 oredi Gioacchino Lanza Tomasi Venerdì scorso sulla Süddeutsche Zeitung Franco Zeffirelli ha rilasciato un'intervista sulla riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche oggetto di un contestato decreto legge. Da grande uomo di teatro, qual è, Zeffirelli apre l'intervista alla Süddeutsche (giornale vicino alla Cdu, l'ala bavarese della coalizione di governo e la più orientata a destra) chiedendo la rimozione di Bondi: «Bondi è un caro amico. Ma quando lo sento parlar di teatro, un'attività talmente importante in Italia, quando si balocca con le cifre e protegge i suoi amici mi vien voglia di chiedere a Berlusconi se non sarebbe preferibile che offrisse il posto di ministro per i Beni culturali a qualcun altro». La necessità di una legge di riforma del settore è cosa antica. Nel 1989 avevo partecipato in rappresentanza della orchestra e coro di Roma della Rai alla Conferenza delle orchestre sinfoniche europee. La riunione si tenne a Francoforte e per la prima volta vi partecipavano le due grandi orchestre storiche della Ddr, la Staatskapelle di Dresda e il Gewandhaus di Lipsia. Quando presero la parola descrissero la catastrofe in cui si trovavano: il partito, lo stato, i sindacati erano spariti. Prese allora la parola un rappresentante del ministero degli Esteri di Bonn: orchestre, teatri non avevano di che preoccuparsi. Il governo di Bonn aveva predisposto da tempo un piano di intervento, e questo avrebbe soccorso orchestre e teatri nel periodo di transizione. Non vi sarebbe stato alcun il collasso. E concluse: «Non si ripeteranno gli errori che hanno accompagnato in Italia la conquista del Regno meridionale». Ero l'unico italiano presente, ed ero l'erede di Tomasi di Lampedusa. Ancora una volta il suo occhio storico era stato lungimirante. Perché nel campo dello spettacolo musicale il paese è indietro di 150 anni. Lo stato unitario esordì mettendo alla prova la sopravvivenza del patrimonio culturale italiano. E Giuseppe Bottai, ministro dell'Educazione nazionale dal 1936, fautore di un'arte aperta alle avanguardie artistiche e oppositore della linea nazionalista di Starace, pensò di riorganizzare i teatri d'opera sul modello delle antichità e belle arti. Nel 1937 Bottai istituì le soprintendenze alle Antichità e belle arti formate da quadri usciti da scuole di specializzazione e successivamente il consiglio superiore delle Antichità e belle arti, il punto di riferimento obbligato per gli interventi del ministro. Su questo modello venne istituita a Perugia la Scuola allievi soprintendenti per i teatri d'opera. Ma la Scuola venne sciolta e i soprintendenti della ricostruzione scelti fra persone di prestigio locale, e ben presto nei quadri politici. Nel 1967 Achille Corona, allora ministro del Turismo e dello spettacolo, fece approvare la legge che porta il suo nome e che nel bene o nel male ha regolato fino al decreto in attesa di conversione il finanziamento delle attività musicali. La legge stabiliva una direzione duale, il soprintendente eletto dal consiglio comunale e il direttore artistico eletto dal consiglio di amministrazione. Secondo l'uso del tempo (il tempo del fattore K), il soprintendente era espresso dalla maggioranza del consiglio comunale e il direttore artistico dalla minoranza. I conflitti erano frequenti e il direttore artistico generalmente soccombeva. Si giunse poi a una riforma che stabilì il soprintendente unico, asserendo che deve aver competenza nel settore. Ma questa competenza può limitarsi all'affermazione che ama la lirica e ha sentito la Tosca da bambino. Va anche detto che il settore spettacolo non ha per i motivi storici sopra descritti un polo di riferimento equivalente al consiglio superiore delle Antichità e belle arti, cioè una strutturazione interna affidata a professionisti selezionati per concorso. L'interruzione della riforma Bottai ha portato anche alla attribuzione diversa delle competenze. Mentre le Antichità e belle arti erano inquadrate nella Pubblica istruzione, lo Spettacolo è finito nel Turismo e spettacolo. Un bene culturale di secondo livello e direttamente gestito da funzionari del ministero e non da competenze professionali interne. La creazione nel 1974 del ministero per i Beni culturali e ambientali (Mibac) doveva venire incontro a queste obiezioni. Ma in tempi recenti il Mibac ha adottato sistemi da MinCulPop, rivisitati secondo le tendenze dei tempi, tanto sensibili alle tecniche pubblicitarie e alla costruzione del consenso. Quanto avviene al Mibac rispecchia difatti l'antipatia manifesta dell'attuale governo verso il sistema dell'equilibrio dei poteri e delle garanzie. La burocrazia professionale, modesta imitazione dei normalisti che reggono lo stato francese, al Mibac è stata emarginata. In qualità di soprintendente del San Carlo ho partecipato a due incontri con il ministro Urbani e a uno con il ministro Rutelli e ho sempre sostenuto che a monte di ogni intervento legislativo era necessario redigere uno studio sul business dell'opera nei principali paesi europei. Era inutile biasimare gli attuali contratti nazionali e integrativi se non si era prima a conoscenza della gestione dell'opera in Germania in Francia in Inghilterra in Spagna eccetera. E ogni volta il direttore generale scantonava dicendo che i dati erano noti e raccolti e che sarebbero stati messi a disposizione. A tutt'oggi nessuno li ha mai visti.   CONTINUA

     ...»


    Ritenevo e ritengo che in carenza di iniziative legislative – e va aggiunto tanto da pare del governo che dell'opposizione – l'Anfols, l'associazione padronale dei soprintendenti, dovesse farsi carico nel corso di uno o due anni di un'analisi e proposta da sottoporre alle Camere, quale base per una riforma legislativa del settore. Ma la maggioranza dei miei colleghi riteneva che la loro pelle dipendesse in primo luogo dal non porre bastoni fra le ruote all'esecutivo, non da problemi di merito. Nel Mibac l'avversione al sistema delle garanzie ha portato alla compressione della burocrazia istituzionale e a privilegiare la chiamata diretta. I ministri hanno pensato di risolvere i problemi irrisolti affidandosi a funzionari manager. Lo si può anche fare, ma in tal caso occorre da parte del ministro un controllo personale costante e severo, perché egli si serve di collaboratori con ampio potere discrezionale, il cui orgoglio primario non è quello del servitore dello stato ma quello dell'imprenditore politico. Così non soltanto la necessità di una riforma si trasforma in un decreto che deve salvare l'eccezionalità dei poteri forti (Milano e Roma), ma anche il sistema delle competenze nelle Belle arti viene aggredito e vengono commissariate le soprintendenze più remunerative. E ne vien fuori «Pompei Viva», un progetto mediatico per la valorizzazione degli scavi in stile Las Vegas, le botteghe riaperte con vendita di prodotti del I secolo dC e un ristorante che ricostruisce la cucina dei tempi di Augusto. Pensavamo, invero, che la missione del Mibac fosse quella di distinguere fra opere che fissano nel tempo la sintesi intellettuale del passaggio dell'uomo sulla terra e opere di evasione. Fra Beethoven e Gigi D'Alessio, per intenderci. Caro ministro, penso che anche lei in fondo la pensa come me. Il decreto, diciamolo pure, non è un bell'esempio di legiferazione. È soltanto una premessa e lei lo sa. Il decreto le dà un anno di tempo per un elaborato dignitoso se non soddisfacente. Commissioni subito una ricognizione dei sistemi musicali europei e affronti il dialogo con i sindacati, cifre alla mano e senza colpevolizzare il passato e il presente. La riforma deve assicurare un futuro, e la sua riforma potrà esser ricordata come la legge Bondi, mentre il suo decreto non è che un Asciutti bis. Ma per riuscirci dovrà adottare la tecnica dell'oratoria antica: probare, flectere, dilectare. Cioè deve esser documentato, attraverso la documentazione deve convincere l'interlocutore, infine deve farlo sentir felice. © RIPRODUZIONE RISERVATA  

     
    Domenica 16 Maggio 2010

    Commento di anonimo — 17 Maggio 2010 @ 10:06

  10. Ministro, ci dica se all'alba vincerà

    il sole 24 oredi Gioacchino Lanza Tomasi Venerdì scorso sulla Süddeutsche Zeitung Franco Zeffirelli ha rilasciato un'intervista sulla riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche oggetto di un contestato decreto legge. Da grande uomo di teatro, qual è, Zeffirelli apre l'intervista alla Süddeutsche (giornale vicino alla Cdu, l'ala bavarese della coalizione di governo e la più orientata a destra) chiedendo la rimozione di Bondi: «Bondi è un caro amico. Ma quando lo sento parlar di teatro, un'attività talmente importante in Italia, quando si balocca con le cifre e protegge i suoi amici mi vien voglia di chiedere a Berlusconi se non sarebbe preferibile che offrisse il posto di ministro per i Beni culturali a qualcun altro». La necessità di una legge di riforma del settore è cosa antica. Nel 1989 avevo partecipato in rappresentanza della orchestra e coro di Roma della Rai alla Conferenza delle orchestre sinfoniche europee. La riunione si tenne a Francoforte e per la prima volta vi partecipavano le due grandi orchestre storiche della Ddr, la Staatskapelle di Dresda e il Gewandhaus di Lipsia. Quando presero la parola descrissero la catastrofe in cui si trovavano: il partito, lo stato, i sindacati erano spariti. Prese allora la parola un rappresentante del ministero degli Esteri di Bonn: orchestre, teatri non avevano di che preoccuparsi. Il governo di Bonn aveva predisposto da tempo un piano di intervento, e questo avrebbe soccorso orchestre e teatri nel periodo di transizione. Non vi sarebbe stato alcun il collasso. E concluse: «Non si ripeteranno gli errori che hanno accompagnato in Italia la conquista del Regno meridionale». Ero l'unico italiano presente, ed ero l'erede di Tomasi di Lampedusa. Ancora una volta il suo occhio storico era stato lungimirante. Perché nel campo dello spettacolo musicale il paese è indietro di 150 anni. Lo stato unitario esordì mettendo alla prova la sopravvivenza del patrimonio culturale italiano. E Giuseppe Bottai, ministro dell'Educazione nazionale dal 1936, fautore di un'arte aperta alle avanguardie artistiche e oppositore della linea nazionalista di Starace, pensò di riorganizzare i teatri d'opera sul modello delle antichità e belle arti. Nel 1937 Bottai istituì le soprintendenze alle Antichità e belle arti formate da quadri usciti da scuole di specializzazione e successivamente il consiglio superiore delle Antichità e belle arti, il punto di riferimento obbligato per gli interventi del ministro. Su questo modello venne istituita a Perugia la Scuola allievi soprintendenti per i teatri d'opera. Ma la Scuola venne sciolta e i soprintendenti della ricostruzione scelti fra persone di prestigio locale, e ben presto nei quadri politici. Nel 1967 Achille Corona, allora ministro del Turismo e dello spettacolo, fece approvare la legge che porta il suo nome e che nel bene o nel male ha regolato fino al decreto in attesa di conversione il finanziamento delle attività musicali. La legge stabiliva una direzione duale, il soprintendente eletto dal consiglio comunale e il direttore artistico eletto dal consiglio di amministrazione. Secondo l'uso del tempo (il tempo del fattore K), il soprintendente era espresso dalla maggioranza del consiglio comunale e il direttore artistico dalla minoranza. I conflitti erano frequenti e il direttore artistico generalmente soccombeva. Si giunse poi a una riforma che stabilì il soprintendente unico, asserendo che deve aver competenza nel settore. Ma questa competenza può limitarsi all'affermazione che ama la lirica e ha sentito la Tosca da bambino. Va anche detto che il settore spettacolo non ha per i motivi storici sopra descritti un polo di riferimento equivalente al consiglio superiore delle Antichità e belle arti, cioè una strutturazione interna affidata a professionisti selezionati per concorso. L'interruzione della riforma Bottai ha portato anche alla attribuzione diversa delle competenze. Mentre le Antichità e belle arti erano inquadrate nella Pubblica istruzione, lo Spettacolo è finito nel Turismo e spettacolo. Un bene culturale di secondo livello e direttamente gestito da funzionari del ministero e non da competenze professionali interne. La creazione nel 1974 del ministero per i Beni culturali e ambientali (Mibac) doveva venire incontro a queste obiezioni. Ma in tempi recenti il Mibac ha adottato sistemi da MinCulPop, rivisitati secondo le tendenze dei tempi, tanto sensibili alle tecniche pubblicitarie e alla costruzione del consenso. Quanto avviene al Mibac rispecchia difatti l'antipatia manifesta dell'attuale governo verso il sistema dell'equilibrio dei poteri e delle garanzie. La burocrazia professionale, modesta imitazione dei normalisti che reggono lo stato francese, al Mibac è stata emarginata. In qualità di soprintendente del San Carlo ho partecipato a due incontri con il ministro Urbani e a uno con il ministro Rutelli e ho sempre sostenuto che a monte di ogni intervento legislativo era necessario redigere uno studio sul business dell'opera nei principali paesi europei. Era inutile biasimare gli attuali contratti nazionali e integrativi se non si era prima a conoscenza della gestione dell'opera in Germania in Francia in Inghilterra in Spagna eccetera. E ogni volta il direttore generale scantonava dicendo che i dati erano noti e raccolti e che sarebbero stati messi a disposizione. A tutt'oggi nessuno li ha mai visti.   CONTINUA

     ...»


    Ritenevo e ritengo che in carenza di iniziative legislative – e va aggiunto tanto da pare del governo che dell'opposizione – l'Anfols, l'associazione padronale dei soprintendenti, dovesse farsi carico nel corso di uno o due anni di un'analisi e proposta da sottoporre alle Camere, quale base per una riforma legislativa del settore. Ma la maggioranza dei miei colleghi riteneva che la loro pelle dipendesse in primo luogo dal non porre bastoni fra le ruote all'esecutivo, non da problemi di merito. Nel Mibac l'avversione al sistema delle garanzie ha portato alla compressione della burocrazia istituzionale e a privilegiare la chiamata diretta. I ministri hanno pensato di risolvere i problemi irrisolti affidandosi a funzionari manager. Lo si può anche fare, ma in tal caso occorre da parte del ministro un controllo personale costante e severo, perché egli si serve di collaboratori con ampio potere discrezionale, il cui orgoglio primario non è quello del servitore dello stato ma quello dell'imprenditore politico. Così non soltanto la necessità di una riforma si trasforma in un decreto che deve salvare l'eccezionalità dei poteri forti (Milano e Roma), ma anche il sistema delle competenze nelle Belle arti viene aggredito e vengono commissariate le soprintendenze più remunerative. E ne vien fuori «Pompei Viva», un progetto mediatico per la valorizzazione degli scavi in stile Las Vegas, le botteghe riaperte con vendita di prodotti del I secolo dC e un ristorante che ricostruisce la cucina dei tempi di Augusto. Pensavamo, invero, che la missione del Mibac fosse quella di distinguere fra opere che fissano nel tempo la sintesi intellettuale del passaggio dell'uomo sulla terra e opere di evasione. Fra Beethoven e Gigi D'Alessio, per intenderci. Caro ministro, penso che anche lei in fondo la pensa come me. Il decreto, diciamolo pure, non è un bell'esempio di legiferazione. È soltanto una premessa e lei lo sa. Il decreto le dà un anno di tempo per un elaborato dignitoso se non soddisfacente. Commissioni subito una ricognizione dei sistemi musicali europei e affronti il dialogo con i sindacati, cifre alla mano e senza colpevolizzare il passato e il presente. La riforma deve assicurare un futuro, e la sua riforma potrà esser ricordata come la legge Bondi, mentre il suo decreto non è che un Asciutti bis. Ma per riuscirci dovrà adottare la tecnica dell'oratoria antica: probare, flectere, dilectare. Cioè deve esser documentato, attraverso la documentazione deve convincere l'interlocutore, infine deve farlo sentir felice. © RIPRODUZIONE RISERVATA  

     
    Domenica 16 Maggio 2010

    Commento di anonimo — 17 Maggio 2010 @ 10:06

  11. http://www.giornaledellamusica.it/rol/?id=3162 Troppi ballerini nel Reno!Prende l'avvio il Ring scaligero diretto da Barenboim con la regia di CassiersAd apertura di sipario un brusco richiamo alla realtà, lo striscione con "No al decreto Bondi" è stato salutato con lunghissimi applausi, come pure la sintetica lettura delle ragioni dei lavoratori. Dopo di che ha preso l'avvio il Ring scaligero (coprodotto con la Staatsoper di Berlino), diretto da Daniel Barenboim, con la regia di Guy Cassiers. Un Rheingold tutto sommato riuscito grazie alla direzione che ha voluto un'orchestra imprevedibilmente "leggera", mai sovrastante né roboante (scatenata solo nel finale), molto analitica….continua, ma il resto non c'interessa in questo momento.

    Commento di anonimo — 17 Maggio 2010 @ 10:07

  12. Restauro degli Uffizi, quelle nomine che imbarazzano il ministro Bondidi Massimo Martinelli    il messaggero.it

    ROMA (16 maggio) – C’è una storia di nomine e di appalti nel dossier della Guardia di Finanza che potrebbe mettere in imbarazzo il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi. Che ieri, preventivamente, ha già fatto sapere di non essere a conoscenza di nessun indagine che lo riguarda: «Sono esposto in questo modo da circa una settimana ad ogni genere di supposizioni, di sospetti e di diffamazioni – ha detto il ministro – e chissà quanto ancora continuerà questo incivile e violento trattamento». In realtà ad alimentare i sospetti e le supposizioni ci sono alcuni atti istruttori abbastanza circostanziati, che riguardano il suo ruolo e quello del suo capo di Gabinetto, Salvo Nastasi, nella gestione dei lavori di restauro per gli Uffizi di Firenze, inseriti nel grande programma di appalti per i 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Agli investigatori è subito chiaro che Bondi, almeno a sentire Nastasi, punta sugli uomini della cricca di Balducci. Come risulta da una telefonata del 22 dicembre 2009, in cui Nastasi comunica allo stesso Balducci le nomine dei suoi fedelissimi: Nastasi: «Oggi ho presentato Mauro (Della Giovampaola) sugli Uffizi; alla fine abbiamo fatto Mauro Soggetto Attuatore, Enrico (Bentivoglio) responsabile unico del procedimento e Riccardo Miccichè, direttore dei lavori. Che mi sembra una buona squadra». Che si tratti di nomine che non tengono conto delle capacità professionali dei personaggi in questione appare chiarissimo da un’altra intercettazione, in cui Bentivoglio racconta a Fabio De Santis, provveditore alle opere pubbliche della Toscana e braccio destro di Balducci, quelle nomine di aver espresso le sue perplessità a Nastasi circa la competenza di Miccichè per il ruolo di direttore dei lavori agli Uffizi: «Quando siamo andati l’altro giorno, che ci stava pure Bondi e abbiamo fatto la riunione, poi siamo tornati in treno. C’era pure Salvo Nastasi, allora stavamo un attimo da soli e ho fatto: ”Salvo ma siamo sicuri di coso, del siciliano?”. E lui ”sì, sì, non ti preoccupare. Poi io c’ho un fatto personale che tu non c‘hai”. E io: ”No ma per carità, ci mancherebbe altro. Ma siamo sicuri che questo riesce, come dire, a mettere d’accordo tutti?». E adesso le indagini puntano ad accertare quale fosse il vero motivo che spinse il ministero dei Beni Culturali a favorire gli uomini di fiducia di Angelo Balducci. Soprattutto dopo che sono emersi di recente gravi episodi di corruzione che coinvolgono lo stesso potentissimo ex Commissario dei Lavori Pubblici.

     

     

     

    Commento di anonimo — 17 Maggio 2010 @ 10:08

  13. APPALTI – IDV: LA 'CRICCA' VADA A CASA E SI TORNI A VOTARE15 mag. – "E ora di dire basta. Questa cricca vada a casa e si torni a votare. Ormai e' chiaro a tutti che la corruzione e' un modus vivendi di questo governo. Cappellacci e Bertolaso si dimettano immediatamente affinche' possano spiegare la loro posizione davanti ai giudici. Non e' piu' tollerabile, infatti, che il capo della Protezione civile continui a occupare il suo posto''. Lo afferma in una nota il portavoce nazionale dell'Italia dei Valori, on Leoluca Orlando. ''Non c'e' giorno che passi -aggiunge l'esponente dipietrista- senza che venga alla luce un fatto o un episodio che lo riguarda e sono palesi le sue omissioni verso la magistratura. Bertolaso aveva chiesto agli italiani di credergli perche' lui non diceva bugie. Adesso, invece, che appare chiaro che ha nascosto la verita' sullo scandaloso sistema di appalti e favori della Protezione civile, ha l'obbligo etico di dimettersi immediatamente. Oppure, se vuole restare aggrappato alla poltrona, venga rimosso da un governo, se c'e' ancora un esecutivo, sempre piu' chiaramente incapace di garantire un minimo di regole etiche nell'uso del denaro pubblico''. ''Lo stesso ministro della non Cultura Bondi -conclude Orlando- invece di prendersela con la Guzzanti, corra dai giudici a spiegare perche' la direzione dei lavori per la ristrutturazione degli 'Uffizi' e' stata affidata ad un esperto parrucchiere".

    Commento di anonimo — 17 Maggio 2010 @ 10:08

  14. Roma, 17 mag. – (Adnkronos) – ''Inutile erogare soldi e creare debito. E mi riferisco alle fondazioni liriche che ricevono dallo Stato 235 milioni all'anno per arrivare a 500 milioni circa con i fondi delle altre istituzioni e spendono tutto per il personale, senza lasciare fondi alla programmazione''. E' quanto afferma il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, in occasione della presentazione degli interventi di tutela sull'area archeologica romana.

    Giro esprime la sua solidarieta' al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, ''bersaglio e vittima di una aggressione mediatica barbarica e indegna'', e sottolinea come il ministro ''sia persona seria e stia facendo un lavoro talvolta impopolare ma con grande serieta' e coraggio che ha portato a delle scelte innovative rispetto al passato''. Ma sto cane non c'è nessuno che lo faccia tacere,sta sempre a latrare,ci vorrebbe una bella museruola.Fanculo a lui e alla sua fottuta guerra santa per distruggere l'arte senza padrone…il suo.

    Commento di anonimo — 17 Maggio 2010 @ 11:36

  15. ma stii mafiosi di merda  non lii mette in galera nessuno ?

    Commento di anonimo — 17 Maggio 2010 @ 20:15

  16. siamo a posto con Alemanno mediatore!il giornale dello spett.Alemanno si offre come mediatore con il governo.ROMA – 17 MAGGIO 2010 – Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno  intervenuto oggi alla manifestazione dei sindacati al teatro dell'Opera, si è proposto come mediatore con il ministero dei Beni culturali perché il decreto di riforma delle Fondazioni liriche "venga emendato". In sala, Alemanno era oggi l'unico sindaco di centrodestra, accolto da qualche consenso e da molte  da contestazioni, da parte dei lavoratori che affollavano il teatro, a fronte degli applausi da stadio riservati invece al sindaco di Bari Michele Emiliano e a quello di Genova, Marta Vincenzi, contrari al decreto del governo. "Capisco la rabbia e l'animosità perché si tratta di lavoratori in stato di crisi – commenta Alemanno – però ci vuole anche lucidità, perché uno scontro frontale credo non convenga al governo ma nemmeno ai lavoratori". Il sindaco di Roma ribadisce la volontà di fare "su questo decreto una trattativa seria per non scaricare sulle spalle dei lavoratori il prezzo di questa crisi".ROMA – 17 MAGGIO 2010 – Orchestra coro e ballerini del teatro dell' Opera di Roma (foto) hanno protestato questa mattina davanti al teatro Costanzi contro il decreto di riforma della fondazioni liriche. La manifestazione è stata interrotta dalla forte pioggia, che ha costretto musicisti e pubblico a rifugiarsi all'interno del teatro, dove il concerto é proseguito con brani del Nabucco, il coro della Butterlfly e passi di danza dallo Schiaccianoci. Oggi pomeriggio previsto confermato, sempre all'Opera, un incontro delle organizzazioni sindacali, al quale sono stati invitati a partecipare anche sovrintendenti, politici, e i sindaci presidenti delle fondazioni. 

    Commento di anonimo — 17 Maggio 2010 @ 20:51

  17. siamo a posto con Alemanno mediatore!il giornale dello spett.Alemanno si offre come mediatore con il governo.ROMA – 17 MAGGIO 2010 – Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno  intervenuto oggi alla manifestazione dei sindacati al teatro dell'Opera, si è proposto come mediatore con il ministero dei Beni culturali perché il decreto di riforma delle Fondazioni liriche "venga emendato". In sala, Alemanno era oggi l'unico sindaco di centrodestra, accolto da qualche consenso e da molte  da contestazioni, da parte dei lavoratori che affollavano il teatro, a fronte degli applausi da stadio riservati invece al sindaco di Bari Michele Emiliano e a quello di Genova, Marta Vincenzi, contrari al decreto del governo. "Capisco la rabbia e l'animosità perché si tratta di lavoratori in stato di crisi – commenta Alemanno – però ci vuole anche lucidità, perché uno scontro frontale credo non convenga al governo ma nemmeno ai lavoratori". Il sindaco di Roma ribadisce la volontà di fare "su questo decreto una trattativa seria per non scaricare sulle spalle dei lavoratori il prezzo di questa crisi".ROMA – 17 MAGGIO 2010 – Orchestra coro e ballerini del teatro dell' Opera di Roma (foto) hanno protestato questa mattina davanti al teatro Costanzi contro il decreto di riforma della fondazioni liriche. La manifestazione è stata interrotta dalla forte pioggia, che ha costretto musicisti e pubblico a rifugiarsi all'interno del teatro, dove il concerto é proseguito con brani del Nabucco, il coro della Butterlfly e passi di danza dallo Schiaccianoci. Oggi pomeriggio previsto confermato, sempre all'Opera, un incontro delle organizzazioni sindacali, al quale sono stati invitati a partecipare anche sovrintendenti, politici, e i sindaci presidenti delle fondazioni. 

    Commento di anonimo — 17 Maggio 2010 @ 20:51

  18. rispuntano Nastasi il Mibac. Bondi, i commissari all'atacco ????Francesca Colombo subentra a Giambrone al Maggio. Problema CdaFIRENZE – 18 MAGGIO 2010 – Francesca Colombo (foto), segretario generale del festival MiTo, è il nuovo sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino. Subentra a Francesco Giambrone, il cui incarico scade venerdì 21. Lo ha deciso il sindaco di Firenze, Matteo Renzi. "Ha dato le dimissioni?", chiede al sovrintendente uscente il Corriere della Sera, che riporta la notizia. "Non potrei nemmeno, non c'è un consiglio di amministrazione. Lavorerò fino all'ultimo giorno", risponde Giambrone. Intanto a Firenze è corsa per completare entro venerdì il Cda della fondazione. Mancano il rappresentante del MIBAC e i due rappresentanti della Regione, uno di maggioranza e uno di opposizione. Se almeno uno di questi tre elementi mancanti non sarà nominato entro venerdì, il Cda non potrà validamente riunirsi per procedere alla nomina del nuovo sovrintendente, Secondo l'edizione fiorentina di Repubblica, sia la Regione che il  MIBAC hanno cominciato solo da poco ad occuparsi del problema. In particolare al ministero, Salvatore Nastasi, capo di gabinetto di Bondi e ex commissario straordinario al Maggio, avrebbe preferito una conferma di Giambrone.

    Commento di anonimo — 18 Maggio 2010 @ 16:49

  19. LISTA ANEMONE

    Nastasi (moglie di Salvo Nastasi, capo di gabinetto di Bondi?). Via Latina Lorenzo (Balducci abita al 25). Via Orticara 14 Sig Occhipinti Andrea (produttore cinematografico, Lucky Red). Via dei Cartari (al numero 11, abita…http://blog.libero.it/blogLIBERAMENTE/8822007.html

    Commento di anonimo — 18 Maggio 2010 @ 17:14

  20. LISTA ANEMONE

    Nastasi (moglie di Salvo Nastasi, capo di gabinetto di Bondi?). Via Latina Lorenzo (Balducci abita al 25). Via Orticara 14 Sig Occhipinti Andrea (produttore cinematografico, Lucky Red). Via dei Cartari (al numero 11, abita…http://blog.libero.it/blogLIBERAMENTE/8822007.html

    Commento di anonimo — 18 Maggio 2010 @ 17:14

  21. Anche Verona dice 'no'al decreto Bondi
    Cronaca | Elisabetta Reguitti 17 maggio 2010dal fatto quotidiano

    “No al decreto Bondi”. Lo hanno urlato dopo aver eseguito l’inno d’Italia in segno di protesta. Loro sono i lavoratori della fondazione Arena di Verona: operai, maestranze, corpo di ballo, il coro e l’orchestra di uno dei templi della lirica e dell’opera del nostro Paese destinato però ad un impoverimento tale che molti paragonano ad un vero deserto culturale. Non hanno potuto esporre nessuna scritta perché il sovrintendente Francesco Girondini (200 mila euro di compenso l’anno con la previsione di un aumento di altri 50 mila) non l’ha permesso. I protagonisti hanno quindi deciso di cantare prima di ogni replica del balletto “Il Corsaro” programmato per la stagione invernale del teatro Filarmonico di Verona. Oggi si sono dati appuntamento all’Opera di Roma per cercare di programmare iniziative congiunte a colleghi di tutta Italia per sensibilizzare il pubblico rispetto ai futuri scenari. La scomparsa di alcuni corpi di ballo per il pensionamento a 45 anni di età; il blocco delle assunzioni fino al 2013 e il taglio degli stipendi peraltro, in alcuni casi, già contrattati. Il decreto Bondi però non parla del taglio dei compensi dei vertici quanto piuttosto del ridimensionamento dei lavoratori. “La cultura al centro della scena” è lo slogan scelto dai lavoratori della fondazione Arena di Verona, pronti per una nuova stagione di opere definita “tradizionale”: Turandot, Aida, Madama Butterfly, Carmen e il Trovatore. “Tradizionale è un eufemismo. Sono anni che nessuno pensa a progettare e mettere in scena qualcosa di nuovo che permetterebbe di lavorare anche agli esperti operai e progettisti di scenografie”. Insomma, sembra proprio che l’Italia della “Cultura” sia destinata a diventare un contenitore vuoto, in compenso però, gestito da spa. L'inno nazionale e poi la protesta: guarda il video  Democrazya 2009 (DVD)Diario politico di un anno italiano – di Marco Travaglio   tags: bondi inno nazionale arena di verona girondini

    Commento di anonimo — 18 Maggio 2010 @ 20:49

  22. Anche Verona dice 'no'al decreto Bondi
    Cronaca | Elisabetta Reguitti 17 maggio 2010dal fatto quotidiano

    “No al decreto Bondi”. Lo hanno urlato dopo aver eseguito l’inno d’Italia in segno di protesta. Loro sono i lavoratori della fondazione Arena di Verona: operai, maestranze, corpo di ballo, il coro e l’orchestra di uno dei templi della lirica e dell’opera del nostro Paese destinato però ad un impoverimento tale che molti paragonano ad un vero deserto culturale. Non hanno potuto esporre nessuna scritta perché il sovrintendente Francesco Girondini (200 mila euro di compenso l’anno con la previsione di un aumento di altri 50 mila) non l’ha permesso. I protagonisti hanno quindi deciso di cantare prima di ogni replica del balletto “Il Corsaro” programmato per la stagione invernale del teatro Filarmonico di Verona. Oggi si sono dati appuntamento all’Opera di Roma per cercare di programmare iniziative congiunte a colleghi di tutta Italia per sensibilizzare il pubblico rispetto ai futuri scenari. La scomparsa di alcuni corpi di ballo per il pensionamento a 45 anni di età; il blocco delle assunzioni fino al 2013 e il taglio degli stipendi peraltro, in alcuni casi, già contrattati. Il decreto Bondi però non parla del taglio dei compensi dei vertici quanto piuttosto del ridimensionamento dei lavoratori. “La cultura al centro della scena” è lo slogan scelto dai lavoratori della fondazione Arena di Verona, pronti per una nuova stagione di opere definita “tradizionale”: Turandot, Aida, Madama Butterfly, Carmen e il Trovatore. “Tradizionale è un eufemismo. Sono anni che nessuno pensa a progettare e mettere in scena qualcosa di nuovo che permetterebbe di lavorare anche agli esperti operai e progettisti di scenografie”. Insomma, sembra proprio che l’Italia della “Cultura” sia destinata a diventare un contenitore vuoto, in compenso però, gestito da spa. L'inno nazionale e poi la protesta: guarda il video  Democrazya 2009 (DVD)Diario politico di un anno italiano – di Marco Travaglio   tags: bondi inno nazionale arena di verona girondini

    Commento di anonimo — 18 Maggio 2010 @ 20:49

  23. la vera cronacasettimanale di inchieste e cultura Fondazioni Lirico-Sinfoniche: il decreto della discordia

    Il controverso decreto legge del Ministro dei beni Culturali Sandro Bondi in materia di riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche non cessa di dar vita a polemiche e punti di vista opposti; al teatro dell'Opera di Roma si sono radunati nella giornata di ieri Lunedì 17 Maggio centinaia di lavoratori dello spettacolo per protestare contro tale decreto, nei giorni precedenti le fondazioni nazionali avevano scioperato in vista delle “prime teatrali ” creando disagi anche per gli utenti finali, i sindacati del settore continuano a promettere una fiera opposizione per evitare che tale decreto entri in vigore. Insomma, una situazione piuttosto caotica. Ma cosa prevede di preciso il decreto legge del Ministro Bondi firmato lo scorso 30 Aprile dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Il provvedimento mira ad un riordino del settore che, secondo il Ministro, è indispensabile per fornire risposte alla situazione di grave crisi in cui versano le principali strutture italiane. Il riferimento è chiaramente alla parte economica di questo settore, che risulta essere in forte deficit, nonché agli eccessivi costi del personale che assorbono da soli una gran parte dei Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo). Il Ministro prevede un riordino piuttosto rigido con un funzionamento più razionale delle Fondazioni liriche sinfoniche, che ricordiamo essere 14 in tutta Italia, mentre i sindacati si oppongono ad un provvedimento che prevede forti penalizzazioni per i lavoratori e molti punti controversi; tra questi, precarizzazione, blocco dei contratti a tempo indeterminato fino al 2012, limite delle assunzioni a partire dal 2013, riduzione del 50% del trattamento economico aggiuntivo, possibilità per soggetti privati di avere un forte ruolo all’interno dei singoli Consigli di Amministrazione.Il tutto stabilito senza aver accennato ad una minima contrattazione con i lavoratori o con i sindacati. Detto delle molte proteste che si stanno susseguendo negli ultimi giorni, abbiamo ascoltato il parere  della Fials – Cisalc, il sindacato autonomo maggioritario dell’area artistica su tutto il territorio nazionale, attraverso due suoi rappresentanti: Antonio Barbagallo e Paolo Cutolo.Parliamo di questo decreto: sono piovute critiche da più parti. Da cosa è dipeso?Si tratta di un decreto piuttosto controverso, intanto perché affronta l’ argomento senza un dibattito parlamentare nè consultando i sindacati; è una materia difficile e delicata per essere regolamentata con un decreto. Il risultato è stato un’accozzaglia di articoli anticostituzionali che vilipendono i lavoratori; e la cosa più grave è che va a colpire soltanto i lavoratori stessi. Si parla di debiti e deficit, ma non viene colpito nessuno degli amministratori che ha firmato i bilanci in rosso, solo i lavoratori pagano. Se alcuni teatri chiudono in pareggio ed altri in passivo, forse, vuol dire che non è tutto il sistema a non funzionare, ma solamente qualche singolo.

    Parlate di punti anticostituzionali: a cosa vi riferite in particolare?Si, vi sono punti assolutamente anticostituzionali come ad es. l’articolo 1, nel quale viene addirittura ribaltata la gerarchia delle fonti; con una serie di passaggi legislativi vengono in sostanza cassate alcune leggi con il risultato che diverse persone verranno precarizzate, chi aveva un contratto di lavoro a tempo indeterminato, si ritroverà improvvisamente in mezzo ad una strada. Poi l’abbassamento della soglia della pensione dai 52 ai 45 anni con il contemporaneo blocco delle assunzioni, che porterà ad una sostanziale riduzione del personale. Non riusciamo a capire come il Presidente della Repubblica abbia potuto firmare un decreto simile.Entrando nello specifico, quali sono i punti che penalizzeranno maggiormente i lavoratori?Viene introdotta una norma che prevede il blocco delle assunzioni fino al 2012 e che, a decorrere dal 2013, le assunzioni dovranno essere comunque limitate; questo porterà ad un’ulteriore contrazione occupazionale. Veniamo da una legge del 2005 che ha limitato l’assunzione a tempo indeterminato e che ha già svuotato i teatri. Per non parlare della riduzione del 50% del trattamento economico aggiuntivo: noi abbiamo 2 grosse voci nella busta paga, il contratto nazionale ed il contratto aziendale, ossia vi è una paga uguale per tutti in tutta Italia, e poi localmente i teatri riconoscono ai lavoratori una paga aggiuntiva, che alla fine è quella che fa la differenza e ci fa guadagnare uno stipendio normale. Bene, quest’ ultima voce verrà dimezzato del 50% fino a quando non verrà sottoscritto un nuovo contratto nazionale di lavoro, che comunque sarà alle loro condizioni. Chi ha famiglia o un mutuo e si è ritagliato di conseguenza una vita su misura si troverà in una situazione drammatica.Per quanto riguarda la possibilità per i privati di avere un ruolo sostanziale nei Consigli di Amministrazione cosa ci potete dire?Vi è un passaggio che introduce l’obbligo di mettere all’interno del CdA delle fondazioni, rappresentanti di aziende che sponsorizzano le fondazioni stesse; in sostanza vuol dire che i teatri verranno amministrati dai privati, lo sponsor che metterà più soldi avrà più esponenti all’interno del CdA. Fino ad oggi vi era un tetto dell’ 8% per essere rappresentata da gruppi esterni, adesso questo viene a cadere con il risultato che rischiamo di avere all’interno delle fondazioni gente che non ha niente a che fare con questo mondo.I sindacati non sono mai stati interpellati su questo decreto?I sindacati non sono stati ricevuti se non dopo la firma del Presidente della Repubblica, e questa è una cosa veramente strana; soltanto allora il Ministro ci ha ricevuti, si è presentato salvo poi lasciarci immediatamente con il suo segretario generale anche perché non so fino a che punto Bondi sia competente in materia di fondazioni lirico sinfoniche. Alla fine un nulla di fatto poiché loro sono rimasti sulle loro posizioni ed i sindacati chiaramente non possono accettare una legge simile che andrebbe riscritta completamente. L’unica cosa di positivo è che il decreto da quanto ci hanno detto non sarà blindato e che quindi le forze parlamentari potranno intervenire; speriamo lo facciano in maniera efficace.Vi accusano di assorbire il 70% dei fondi Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo). Cosa rispondete?C’è questo attacco ossessivo verso i lavoratori accusati di assorbire il 70% dei finanziamenti; però si dimenticano di dire che noi siamo la merce e per certi versi il prodotto finito di questo mondo. Noi non siamo solo la forza lavoro, siamo anche il prodotto stesso. Il decreto Bondi colpisce solo i lavoratori; la chiamano riforma ma non va a riformare proprio nulla, è un semplice taglio. Un po’ come hanno fatto con la scuola; hanno parlato di riforma scolastica ma in sostanza hanno solo tagliato il personale. Per questo siamo in sciopero; tutti i teatri hanno scioperato in occasione della prima, ora stiamo tentando di fare manifestazioni alternative che non colpiscano direttamente il pubblico, perché questo ci dispiacerebbe molto. E’ chiaro che non è facile riuscire a trovare manifestazioni efficaci e nello stesso tempo non andare a colpire la gente; purtroppo in Italia se non si fa un po’ di rumore non ottiene niente.Siete consapevoli comunque che il settore andrebbe riformato?Ammettiamo che ci sono anomalie enormi e che il sistema è un sistema antico; noi come sindacato non ci siamo mai tirati indietro, siamo disposti a rivedere ed aggiornare alcuni passaggi. Quando però viene fatto un intervento così violento facendo saltare stipendi ed occupazione è chiaro che il sindacato si deve arroccare e deve intervenire, poiché il suo obiettivo è la difesa proprio di salario ed occupazione.Avete avuto l’appoggio di diversi esponenti del mondo della cultura. Come giudicate questo fattore?Significa che il decreto è effettivamente un provvedimento quantomeno inopportuno: basti pensare che lo Stesso Zeffirelli, uomo notoriamente di area Pdl, ha criticato pesantemente Bondi per la sua riforma.Quali ripercussioni potrebbe in futuro avere una legge simile? Avere un’ orchestra di precari e di persone che alla fine dovranno trovare un secondo lavoro per mantenersi sarebbe un problema, la qualità andrebbe a farsi benedire. Ci sarebbero inoltre forti problemi per il futuro, nessun ragazzino sarebbe più invogliato a studiare, nessun genitore sarebbe più disposto a spendere migliaia di euro magari per acquistare uno strumento musicale per poi avere un figlio precario. Le prospettive vanno quindi viste da qui a 10, 15 anni.Per concludere, in quanto esponenti della Cultura vi sentire rappresentati dal Ministro attuale?Assolutamente no, non ci riconosciamo proprio nella sua figura; basti pensare che stiamo …

    Commento di anonimo — 18 Maggio 2010 @ 21:11

  24. la vera cronacasettimanale di inchieste e cultura Fondazioni Lirico-Sinfoniche: il decreto della discordia

    Il controverso decreto legge del Ministro dei beni Culturali Sandro Bondi in materia di riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche non cessa di dar vita a polemiche e punti di vista opposti; al teatro dell'Opera di Roma si sono radunati nella giornata di ieri Lunedì 17 Maggio centinaia di lavoratori dello spettacolo per protestare contro tale decreto, nei giorni precedenti le fondazioni nazionali avevano scioperato in vista delle “prime teatrali ” creando disagi anche per gli utenti finali, i sindacati del settore continuano a promettere una fiera opposizione per evitare che tale decreto entri in vigore. Insomma, una situazione piuttosto caotica. Ma cosa prevede di preciso il decreto legge del Ministro Bondi firmato lo scorso 30 Aprile dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Il provvedimento mira ad un riordino del settore che, secondo il Ministro, è indispensabile per fornire risposte alla situazione di grave crisi in cui versano le principali strutture italiane. Il riferimento è chiaramente alla parte economica di questo settore, che risulta essere in forte deficit, nonché agli eccessivi costi del personale che assorbono da soli una gran parte dei Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo). Il Ministro prevede un riordino piuttosto rigido con un funzionamento più razionale delle Fondazioni liriche sinfoniche, che ricordiamo essere 14 in tutta Italia, mentre i sindacati si oppongono ad un provvedimento che prevede forti penalizzazioni per i lavoratori e molti punti controversi; tra questi, precarizzazione, blocco dei contratti a tempo indeterminato fino al 2012, limite delle assunzioni a partire dal 2013, riduzione del 50% del trattamento economico aggiuntivo, possibilità per soggetti privati di avere un forte ruolo all’interno dei singoli Consigli di Amministrazione.Il tutto stabilito senza aver accennato ad una minima contrattazione con i lavoratori o con i sindacati. Detto delle molte proteste che si stanno susseguendo negli ultimi giorni, abbiamo ascoltato il parere  della Fials – Cisalc, il sindacato autonomo maggioritario dell’area artistica su tutto il territorio nazionale, attraverso due suoi rappresentanti: Antonio Barbagallo e Paolo Cutolo.Parliamo di questo decreto: sono piovute critiche da più parti. Da cosa è dipeso?Si tratta di un decreto piuttosto controverso, intanto perché affronta l’ argomento senza un dibattito parlamentare nè consultando i sindacati; è una materia difficile e delicata per essere regolamentata con un decreto. Il risultato è stato un’accozzaglia di articoli anticostituzionali che vilipendono i lavoratori; e la cosa più grave è che va a colpire soltanto i lavoratori stessi. Si parla di debiti e deficit, ma non viene colpito nessuno degli amministratori che ha firmato i bilanci in rosso, solo i lavoratori pagano. Se alcuni teatri chiudono in pareggio ed altri in passivo, forse, vuol dire che non è tutto il sistema a non funzionare, ma solamente qualche singolo.

    Parlate di punti anticostituzionali: a cosa vi riferite in particolare?Si, vi sono punti assolutamente anticostituzionali come ad es. l’articolo 1, nel quale viene addirittura ribaltata la gerarchia delle fonti; con una serie di passaggi legislativi vengono in sostanza cassate alcune leggi con il risultato che diverse persone verranno precarizzate, chi aveva un contratto di lavoro a tempo indeterminato, si ritroverà improvvisamente in mezzo ad una strada. Poi l’abbassamento della soglia della pensione dai 52 ai 45 anni con il contemporaneo blocco delle assunzioni, che porterà ad una sostanziale riduzione del personale. Non riusciamo a capire come il Presidente della Repubblica abbia potuto firmare un decreto simile.Entrando nello specifico, quali sono i punti che penalizzeranno maggiormente i lavoratori?Viene introdotta una norma che prevede il blocco delle assunzioni fino al 2012 e che, a decorrere dal 2013, le assunzioni dovranno essere comunque limitate; questo porterà ad un’ulteriore contrazione occupazionale. Veniamo da una legge del 2005 che ha limitato l’assunzione a tempo indeterminato e che ha già svuotato i teatri. Per non parlare della riduzione del 50% del trattamento economico aggiuntivo: noi abbiamo 2 grosse voci nella busta paga, il contratto nazionale ed il contratto aziendale, ossia vi è una paga uguale per tutti in tutta Italia, e poi localmente i teatri riconoscono ai lavoratori una paga aggiuntiva, che alla fine è quella che fa la differenza e ci fa guadagnare uno stipendio normale. Bene, quest’ ultima voce verrà dimezzato del 50% fino a quando non verrà sottoscritto un nuovo contratto nazionale di lavoro, che comunque sarà alle loro condizioni. Chi ha famiglia o un mutuo e si è ritagliato di conseguenza una vita su misura si troverà in una situazione drammatica.Per quanto riguarda la possibilità per i privati di avere un ruolo sostanziale nei Consigli di Amministrazione cosa ci potete dire?Vi è un passaggio che introduce l’obbligo di mettere all’interno del CdA delle fondazioni, rappresentanti di aziende che sponsorizzano le fondazioni stesse; in sostanza vuol dire che i teatri verranno amministrati dai privati, lo sponsor che metterà più soldi avrà più esponenti all’interno del CdA. Fino ad oggi vi era un tetto dell’ 8% per essere rappresentata da gruppi esterni, adesso questo viene a cadere con il risultato che rischiamo di avere all’interno delle fondazioni gente che non ha niente a che fare con questo mondo.I sindacati non sono mai stati interpellati su questo decreto?I sindacati non sono stati ricevuti se non dopo la firma del Presidente della Repubblica, e questa è una cosa veramente strana; soltanto allora il Ministro ci ha ricevuti, si è presentato salvo poi lasciarci immediatamente con il suo segretario generale anche perché non so fino a che punto Bondi sia competente in materia di fondazioni lirico sinfoniche. Alla fine un nulla di fatto poiché loro sono rimasti sulle loro posizioni ed i sindacati chiaramente non possono accettare una legge simile che andrebbe riscritta completamente. L’unica cosa di positivo è che il decreto da quanto ci hanno detto non sarà blindato e che quindi le forze parlamentari potranno intervenire; speriamo lo facciano in maniera efficace.Vi accusano di assorbire il 70% dei fondi Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo). Cosa rispondete?C’è questo attacco ossessivo verso i lavoratori accusati di assorbire il 70% dei finanziamenti; però si dimenticano di dire che noi siamo la merce e per certi versi il prodotto finito di questo mondo. Noi non siamo solo la forza lavoro, siamo anche il prodotto stesso. Il decreto Bondi colpisce solo i lavoratori; la chiamano riforma ma non va a riformare proprio nulla, è un semplice taglio. Un po’ come hanno fatto con la scuola; hanno parlato di riforma scolastica ma in sostanza hanno solo tagliato il personale. Per questo siamo in sciopero; tutti i teatri hanno scioperato in occasione della prima, ora stiamo tentando di fare manifestazioni alternative che non colpiscano direttamente il pubblico, perché questo ci dispiacerebbe molto. E’ chiaro che non è facile riuscire a trovare manifestazioni efficaci e nello stesso tempo non andare a colpire la gente; purtroppo in Italia se non si fa un po’ di rumore non ottiene niente.Siete consapevoli comunque che il settore andrebbe riformato?Ammettiamo che ci sono anomalie enormi e che il sistema è un sistema antico; noi come sindacato non ci siamo mai tirati indietro, siamo disposti a rivedere ed aggiornare alcuni passaggi. Quando però viene fatto un intervento così violento facendo saltare stipendi ed occupazione è chiaro che il sindacato si deve arroccare e deve intervenire, poiché il suo obiettivo è la difesa proprio di salario ed occupazione.Avete avuto l’appoggio di diversi esponenti del mondo della cultura. Come giudicate questo fattore?Significa che il decreto è effettivamente un provvedimento quantomeno inopportuno: basti pensare che lo Stesso Zeffirelli, uomo notoriamente di area Pdl, ha criticato pesantemente Bondi per la sua riforma.Quali ripercussioni potrebbe in futuro avere una legge simile? Avere un’ orchestra di precari e di persone che alla fine dovranno trovare un secondo lavoro per mantenersi sarebbe un problema, la qualità andrebbe a farsi benedire. Ci sarebbero inoltre forti problemi per il futuro, nessun ragazzino sarebbe più invogliato a studiare, nessun genitore sarebbe più disposto a spendere migliaia di euro magari per acquistare uno strumento musicale per poi avere un figlio precario. Le prospettive vanno quindi viste da qui a 10, 15 anni.Per concludere, in quanto esponenti della Cultura vi sentire rappresentati dal Ministro attuale?Assolutamente no, non ci riconosciamo proprio nella sua figura; basti pensare che stiamo …

    Commento di anonimo — 18 Maggio 2010 @ 21:11

  25. COME SEMPRE IL MARCIO E' BIPARTISAN.LA NOMINA DI FRANCESCA COLOMBO COME SOVRINTENDENTE DEL MAGGIO FIORENTINO HA DEL SURREALE.ESPERIENZA, COMPETENZA E CURRICULUM PARI A ZERO.ARRIVA ALLA SCALA PARACADUTATA DAI BARONI DEL CDA E MESSA LI' A FAR NIENTE, "A FARSI LE OSSA", PRIVILEGIO CHE VIENE RISERVATO AI RAMPOLLI DELL'ALTA BORGHESIA, AI PREDESTINATI, AI PARGOLI DELLA RAZZA PADRONA.SI RIEMPIONO LA BOCCA DI PAROLONI  RIDONDANTI ,  VAGHEGGIANO DI MERITOCRAZIA., A COMINCIARE DAL SINDACO RENZI, QUEL QUALUNQUISTA CHE SIEDE SULLO SCRANNO DI QUELLA CHE VIENE CONSIDERTA L'ULTIMA ROCCAFORTE ROSSA D'ITALIA.E' QUESTO IL NUOVO CHE AVANZA? SONO QUESTI I GIOVANI A CUI VOGLIAMO AFFIDARE LE SORTI DEL PAESE? E LE BUONE PRATICHE? E I BEI PROPOSITI?  C'E' UNA BELLA GENERAZIONE DI GIOVANI  E RACCOMANDATISSIMI RAMPANTI IN GIRO PER I TEATRI, LA NUOVA CLASSE DIRIGENTE DELLA LIRICA ITALIANA, UNO  DI QUESTI E' AMOROSAMENTE AFFIDATO ALLE CURE DELLA DIREZIONE GENERALE, STUDIA ANCHE LUI DA SOVRINTENDENTE E' UN NASTASI-BOY COME TANTI ALTRI.DOVE ANDRA' A FAR DANNI  STRTTO GIRO DI POSTA?

    Commento di anonimo — 19 Maggio 2010 @ 06:04

  26. Lunedi' al Teatro dell'Opera un'assemblea che ha coinvolto lavoratori e politici di tutta Italia

    Il Decreto Bondi unisce il fronte sindacale dei lavoratori delle Fondazioni Liriche
    Durante i lavori animata discussione tra il Sindaco di Roma Alemanno e Carla Fracci

    Tutti i lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane si stanno unendo per protestare contro il Decreto Bondi che, nei suoi contenuti, penalizza il lavoro di tutti coloro che fanno parte di questa importate categoria; uno degli elementi trainanti della cultura italiana, derivazione diretta della più che millenaria tradizione musicale del nostro paese.Lunedì 17 maggio si sono riuniti presso il Teatro dell’Opera di Roma sia i rappresentanti di tutte le Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane, sia parte del mondo politico, per un’assemblea-dibattito molto accesa che ha scaldato gli animi di tutti i presenti. I sindacati, dimostratisi nell’occasione completamente uniti, hanno fatto il punto della situazione sottolineando l’importanza dell’unità contro il decreto legge n°64, noto come decreto Bondi. Hanno dichiarato che le motivazioni di urgenza del decreto sono inconsistenti in quanto la legge di riordino nota con i nomi dei deputati che l’hanno presentata, Barbareschi-Carlucci, stava terminando il suo iter legislativo. Hanno inoltre denunciato che il decreto viola le competenze e le prerogative delle Regioni e che il suo filo conduttore è lo smantellamento dell’intervento pubblico nel 'Sistema Cultura' per aprire a processi di privatizzazione. Hanno evidenziato come il decreto sia, anche in antitesi netta con la risoluzione unanime della VII Commissione Cultura del Senato del 18 marzo 2009 ( sen. Pittoni e Giambrone ).Ritengono, inoltre, che le linee guida delineate dalla Commissione Cultura siano condivisibili e possano essere una base seria da cui partire per una futura necessaria legge di riforma delle Fondazioni Lirico- Sinfoniche. Hanno affermato che, il decreto è inemendabile e deve essere ritirato per il suo contenuto dissonante con l’articolo 9 della Costituzione (libertà e autonomia culturale del Paese) e per questo motivo attiveranno una consulta di esperti costituzionalisti e giuslavoristi per approfondire gli aspetti costituzionali e quelli sui diritti acquisitiErano presenti anche molti politici, soprattutto quelli che sono coinvolti come amministratori locali nell’Amministrazione delle Fondazioni, come i sindaci di Genova e Bari, Vincenzi ed Emiliano, il vice sindaco di Firenze Dario Nardella e l’assessore alla cultura della regione Toscana Cristina Scaletti e quello della regione Lazio Costantini (UDC). Tutti i loro interventi, calorosamente applauditi, hanno espresso il loro attivo sostegno annunciando iniziative in tal senso fino a rivolgersi alla Corte Costituzionale coinvolgendo le Regioni per non essere state consultate, in quanto le attività culturali sono oggetto di legislazione concorrente tra Stato e Regioni.Sono anche intervenuti ad esprimere il loro appoggio i senatori Giambrone (gruppo misto) e Vita (PD) , e la deputato Emilia De Biasi (PD) che ha sottolineato con passione che la: ‘Cultura è un bene pubblico indisponibile’. Hanno annunciato un’aspra battaglia parlamentare per fare cadere il decreto usando l’ostruzionismo: già in Senato sono stati depositati 100 emendamenti a questo scopo.Tra gli interventi anche quello molto imbarazzato del sindaco di Roma Alemanno che è stato contestato e fischiato. Al primo cittadino della capitale si è rimproverato di non aver dichiarato che il decreto deve essere ritirato. Alemanno ha comunque sottolineato l’importanza del dialogo tra le parti, dichiarando la sua disponibilità. Quando il sindaco è tornato al suo posto è stato affrontato da Carla Fracci, che secondo quanto ci ha riferito, da due anni chiede invano un incontro con il Sindaco per parlare del Corpo di Ballo. (http://www.youtube.com/watch?v=wUNdGsHz6iY)Alemanno ha dichiarato, a parte, che si tratta del contratto non rinnovato e che si tratta di un’esperienza conclusa e vuole dare spazio ai giovani. Tale fatto sembra  non supportato dalle le voci che indicano nel sessantaseienne Misha van Hoecke il futuro successore della Fracci, non certo un giovane.Nel constatare che il Decreto Bondi finora ha ottenuto un grosso risultato, quello di aver unito nella lotta tutti i sindacati, concordiamo che la Cultura sia un bene pubblico indisponibile e una risorsa per tutta la collettività e non uno spreco come viene, spesso, ripetuto.Claudio Listanti

    Commento di anonimo — 19 Maggio 2010 @ 10:08

  27. Lunedi' al Teatro dell'Opera un'assemblea che ha coinvolto lavoratori e politici di tutta Italia

    Il Decreto Bondi unisce il fronte sindacale dei lavoratori delle Fondazioni Liriche
    Durante i lavori animata discussione tra il Sindaco di Roma Alemanno e Carla Fracci

    Tutti i lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane si stanno unendo per protestare contro il Decreto Bondi che, nei suoi contenuti, penalizza il lavoro di tutti coloro che fanno parte di questa importate categoria; uno degli elementi trainanti della cultura italiana, derivazione diretta della più che millenaria tradizione musicale del nostro paese.Lunedì 17 maggio si sono riuniti presso il Teatro dell’Opera di Roma sia i rappresentanti di tutte le Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane, sia parte del mondo politico, per un’assemblea-dibattito molto accesa che ha scaldato gli animi di tutti i presenti. I sindacati, dimostratisi nell’occasione completamente uniti, hanno fatto il punto della situazione sottolineando l’importanza dell’unità contro il decreto legge n°64, noto come decreto Bondi. Hanno dichiarato che le motivazioni di urgenza del decreto sono inconsistenti in quanto la legge di riordino nota con i nomi dei deputati che l’hanno presentata, Barbareschi-Carlucci, stava terminando il suo iter legislativo. Hanno inoltre denunciato che il decreto viola le competenze e le prerogative delle Regioni e che il suo filo conduttore è lo smantellamento dell’intervento pubblico nel 'Sistema Cultura' per aprire a processi di privatizzazione. Hanno evidenziato come il decreto sia, anche in antitesi netta con la risoluzione unanime della VII Commissione Cultura del Senato del 18 marzo 2009 ( sen. Pittoni e Giambrone ).Ritengono, inoltre, che le linee guida delineate dalla Commissione Cultura siano condivisibili e possano essere una base seria da cui partire per una futura necessaria legge di riforma delle Fondazioni Lirico- Sinfoniche. Hanno affermato che, il decreto è inemendabile e deve essere ritirato per il suo contenuto dissonante con l’articolo 9 della Costituzione (libertà e autonomia culturale del Paese) e per questo motivo attiveranno una consulta di esperti costituzionalisti e giuslavoristi per approfondire gli aspetti costituzionali e quelli sui diritti acquisitiErano presenti anche molti politici, soprattutto quelli che sono coinvolti come amministratori locali nell’Amministrazione delle Fondazioni, come i sindaci di Genova e Bari, Vincenzi ed Emiliano, il vice sindaco di Firenze Dario Nardella e l’assessore alla cultura della regione Toscana Cristina Scaletti e quello della regione Lazio Costantini (UDC). Tutti i loro interventi, calorosamente applauditi, hanno espresso il loro attivo sostegno annunciando iniziative in tal senso fino a rivolgersi alla Corte Costituzionale coinvolgendo le Regioni per non essere state consultate, in quanto le attività culturali sono oggetto di legislazione concorrente tra Stato e Regioni.Sono anche intervenuti ad esprimere il loro appoggio i senatori Giambrone (gruppo misto) e Vita (PD) , e la deputato Emilia De Biasi (PD) che ha sottolineato con passione che la: ‘Cultura è un bene pubblico indisponibile’. Hanno annunciato un’aspra battaglia parlamentare per fare cadere il decreto usando l’ostruzionismo: già in Senato sono stati depositati 100 emendamenti a questo scopo.Tra gli interventi anche quello molto imbarazzato del sindaco di Roma Alemanno che è stato contestato e fischiato. Al primo cittadino della capitale si è rimproverato di non aver dichiarato che il decreto deve essere ritirato. Alemanno ha comunque sottolineato l’importanza del dialogo tra le parti, dichiarando la sua disponibilità. Quando il sindaco è tornato al suo posto è stato affrontato da Carla Fracci, che secondo quanto ci ha riferito, da due anni chiede invano un incontro con il Sindaco per parlare del Corpo di Ballo. (http://www.youtube.com/watch?v=wUNdGsHz6iY)Alemanno ha dichiarato, a parte, che si tratta del contratto non rinnovato e che si tratta di un’esperienza conclusa e vuole dare spazio ai giovani. Tale fatto sembra  non supportato dalle le voci che indicano nel sessantaseienne Misha van Hoecke il futuro successore della Fracci, non certo un giovane.Nel constatare che il Decreto Bondi finora ha ottenuto un grosso risultato, quello di aver unito nella lotta tutti i sindacati, concordiamo che la Cultura sia un bene pubblico indisponibile e una risorsa per tutta la collettività e non uno spreco come viene, spesso, ripetuto.Claudio Listanti

    Commento di anonimo — 19 Maggio 2010 @ 10:08

  28. Emiliano guida la rivolta"Salviamo i teatri"   la reppublica.itIl decreto di riforma delle fondazioni liriche "va ritirato e trasformato in disegno di legge". Lo ha detto il sindaco di Bari, Michele Emiliano al teatro dell'opera di Roma per la kermesse organizzata dai sindacati per protestare contro il provvedimento voluto dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi"Giù le mani dal Petruzzelli": Michele Emiliano e Nichi Vendola guidano la protesta delle Fondazioni lirico sinfoniche italiane. Il sindaco di Bari ieri era a capo della folta delegazione pugliese che ha partecipato alla manifestazione contro il decreto ministeriale per il riordino dello spettacolo dal vivo e delle fondazioni lirico sinfoniche."Sono qui in rappresentanza della città di Bari e dell'ultima nata tra le fondazioni lirico-sinfoniche italiane – ha esordito Emiliano aprendo i lavori – una fondazione dimenticata nel decreto che, ove venisse convertito in legge, significherebbe lo scioglimento dell'ente lirico barese. Per noi – ha attaccato il sindaco – questo provvedimento è politicamente e culturalmente sbagliato. Il decreto va ritirato e trasformato in disegno di legge perché non ci sono i requisiti di urgenza".Dal palco del Teatro dell'Opera di Roma, Emiliano si è scagliato contro il taglio di fondi e il blocco delle assunzioni previsto dal ministero: "Andrà a finire che ad appoggiare economicamente lo spettacolo saranno le Regioni e i Comuni, Comuni ai quali parallelamente si continuano a tagliare risorse".Se il decreto sulle fondazioni fosse approvato senza modifiche, il Petruzzelli potrebbe contare su una forza lavoro di appena 22 unità, contro le oltre 170 previste in pianta organica. Per la Fondazione sarebbe impossibile continuare a fare vivere il teatro. Secondo Emiliano sarebbe un danno per tutto i cittadini: "Da quando il Teatro Petruzzelli ha riaperto – ha testimoniato il sindaco di Bari – è stato frequentato non da signore in abito sera ma è stato soprattutto vissuto da giovani provenienti da tutti i quartieri della città, dal centro e dalle periferie, da donne e uomini che per la prima volta sono andati a teatro. La nostra fondazione, che costa pochissimo allo Stato e non ha deficit, promuove in ogni luogo, attraverso la cultura, il riscatto morale della città. E non dimentichiamo che il Petruzzelli fu bruciato da mano mafiosa. Allora vi chiedo – ha arringato Emiliano dal palco – di che governo della cultura parliamo, se il Ministero dimentica il Teatro Petruzzelli e tutti gli altri teatri? Per questo da sindaco e da presidente della Fondazione Petruzzelli non posso che unirmi alla richiesta di ritiro del decreto Bondi".Al termine del discorso sono partiti dieci minuti di applausi che il sindaco ha tentato a più riprese di fermare. "E' la prima volta in vita mia che mi sento così imbarazzato" ha confessato ai suoi vicini di seggiola. Tra questi c'era Carla Fracci che, con molta fatica, il sindaco Emiliano ha tentato di calmare mentre inveiva contro il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, accusato dalla ballerina di aver distrutto il teatro dell'Opera.A difesa delle Fondazioni lirico-sinfoniche è intervenuto anche il presidente della Regione, Nichi Vendola: "Il Governo faccia marcia indietro e anche in Italia, come nel resto d'Europa, la musica venga considerata un lavoro serio, una professione nobile e non un lusso o uno spreco a cui dedicare pochi spiccioli e molti pregiudizi" ha auspicato il governatore nella lettera di adesione alla manifestazione di protesta in corso al Teatro dell'Opera di Roma. "Questa norma – ha scritto il governatore – che prevede l'abolizione dei concorsi pubblici internazionali e la graduale eliminazione dei contratti a tempo indeterminato è un provvedimento molto negativo che colpisce un settore già seriamente compromesso dai tagli operati dal governo al Fondo unico per lo spettacolo".

    Commento di anonimo — 19 Maggio 2010 @ 10:20

  29. TAGLIO MEDIOPROTESTA DELLE FONDAZIONI LIRICHECarla Fracci attacca il sindaco AlemannoIn un teatro dell'Opera di Roma, gremito di striscioni e di persone, ieri c'è stata la giornata di protesta dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche contro i tagli del Fus. "Tutti in coro contro il decreto ammazzamusica" recitava un cartello mentre orchestra, coro e corpo di ballo del teatro hanno tenuto sotto la pioggia uno spettacolo all'aperto, in piazza Beniamino Gigli. "Non tagliateci le gambe" hanno scritto a caratteri cubitali quelli del corpo di ballo. Nel pomeriggio tutti in sala per discutere della «Riforma di sistema dello spettacolo dal vivo, riordino Fondazioni lirico sinfoniche, decreto ministeriale», alla presenza anche dei sindaci di Bari, di Genova e di Roma. Proprio Alemanno aveva parlato di modifiche al decreto Bondi, accolto da tantissimi fischi. Carla Fracci, seduta in prima fila accanto al sindaco di Bari, Michele Emiliano, si è alzata di scatto, è andata dal sindaco di Roma e gliene ha dette quattro. «Vergogna, vergogna, farabutto, è colpa tua» gli ha detto l'etoile che di recente ha visto non rinnovato il suo contratto di direzione del corpo di ballo del teatro romano. «Vergogna – ripeteva la Fracci , indicandolo col dito- per due anni non mi ha mai ricevuto. E sono cose che non dico per me ma per il futuro di questo teatro». Per placare gli animi sono intervenuti il sindaco Emiliano e Vincenzi. Per il primo cittadino barese, «il decreto di riforma delle fondazioni lirico-sinfonico deve essere convertito in disegno di legge per avviare un confronto parlamentare. Andando avanti con questo decreto si rischia di stroncare un intero settore culturale, quello della lirica, tra i più importanti in Italia, e questo è politicamente e culturalmente sbagliato». Invece Marta Vincenzi, sindaco di Genova, ha sottolineato la necessità di una battaglia unitaria dei lavoratori. «Dobbiamo sforzarci di essere uniti contro questo decreto evitando di scompattarci e di contrattare singolarmente col ministero. Questo decreto rappresenta lo sfascio della cultura e se si sfascia la cultura si sfascia il Paese. Bisogna cambiare il decreto Bondi perchè ci vuole la certezza del Fus e non va mortificato il ruolo degli enti locali all'interno delle Fondazioni».Più tardi il sindaco Alemanno ha cercato di giustificarsi. «la Fracci si lamentava perché non gli ho dato un appuntamento. Glielo concederò, ma il problema di fondo è che lei vorrebbe rinnovare un contratto che dura ormai da troppi anni, e per il Teatro dell'Opera di Roma è giusto voltare pagina. Con tutto il rispetto per il suo valore artistico mi dispiace ma il rapporto con la Fracci è ormai superato e dobbiamo dare spazio ai giovani e ad altre offerte artistiche».Abbastanza chiara la posizione dei lavoratori. «Siamo qui -ha detto Pasquale Faillaci, rappresentante Cgil del Teatro dell'Opera- perchè vogliamo dire a tutto il mondo che noi non abbiamo scheletri negli armadi, vogliamo essere trasparenti, facciamo onestamente il nostro lavoro. Le nostre professioni si esplicano tutti i giorni senza nessun problema. Questo decreto con il pretesto della questione economica, in realtà mette in ginocchio il settore, lo dismette». Un altro striscione sintetizza la situazione: "Dopo Draquila, ora è il turno di Noperatu, due facce dello stesso sangue".

    Commento di anonimo — 19 Maggio 2010 @ 10:22

  30. CHE NE DITE DI QUESTA BELLA OPERA DI RESTAURO FATTA DA QUEL BEL GRUPETTO DI AMICI…Muti riapre il restaurato Teatro Grande degli Scavi di PompeiPOMPEI – 18 MAGGIO 2010 – Riccardo Muti e l’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini” inaugurano, il 10 giugno (ore 21.15 replica l’11 alla stessa ora) il Teatro Grande degli Scavi di Pompei (foto), rinato grazie al restauro e alla riqualificazione della struttura realizzati in 15 mesi dal commissario per l’emergenza dell’area archeologica di Napoli e Pompei, Marcello Fiori, dopo anni di abbandono.Evento organizzato e curato dal Teatro di San Carlo, il concerto di Muti è il preludio di una stagione realizzata in collaborazione con le principali istituzioni culturali del Mezzogiorno, tra cui la Fondazione Campania dei Festival,oltre la Fondazione Teatro di San Carlo. Autorizzato ad accogliere circa 1800 spettatori (in età augustea ne poteva ospitare circa 5.000) il teatro edificato nel II sec. a.C. sfrutta il pendio naturale per la costruzione delle gradinate (cavea), a ferro di cavallo, distinte in tre zone, di cui quella inferiore (ima cavea), rivestita di marmo, era riservata ai decurioni ed ai cittadini importanti.Palcoscenico e scena – adorna di marmi e statue – in opera laterizia, risalgono al restauro del 62 d.C., dopo il terremoto. Nell’antichità vi si rappresentavano le Atellanae, ma anche le commedie di Plauto e Terenzio, i mimi e pantomimi. Con questo ultimo restauro sono stati effettuati interventi mirati che hanno finalmente dotato il teatro di un'idonea illuminazione, un'adeguata accoglienza, segnaletica, transenne e protezioni, che sono stati realizzati o restaurati nel pieno rispetto delle norme sulla conservazione dei beni artistici.Il concerto propone un programma di musiche del grande repertorio classico: dall’ Ouverture-Fantasia ‘Romeo e Giulietta’ di Čajkovskij, all’Uccello di Fuoco di Stravjnskij (Suite 1919). Chiusa grandiosa con la Quinta Sinfonia in do minore, op.67 di Beethoven.“Siamo particolarmente grati al maestro Muti per aver accettato di inaugurare con uno speciale concerto il restaurato Teatro Grande, in una serata che si annuncia storica per la rinascita della vita di Pompei – dichiara il commissario Fiori – L’area archeologica si apre cosi alle altre arti e diviene luogo di elaborazione e proposta culturale: palcoscenico del mondo in cui la bellezza in tutte le sue espressioni è la vera protagonista’’.“La riapertura e la restituzione al mondo intero del Teatro Grande dell’area archeologica di Pompei è un fatto di straordinaria importanza – sottolinea il maestro Muti– Tale avvenimento si inserisce in quel processo di rilancio della vita culturale di Napoli e della Campania, che tramite le sue istituzioni, in primo luogo il Teatro di San Carlo, si pone l’obiettivo di trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza delle antiche tradizioni partenopee. E’ solo attraverso il riappropriarsi delle sue profonde radici, che Napoli può rivendicare il futuro luminoso che attende e merita”.“Abbiamo scelto di inaugurare con il maestro Muti e la sua orchestra giovanile la collaborazione con il teatro Grande degli Scavi di Pompei, per dare un messaggio di positività e di fiducia alle nuove generazioni – aggiunge Rosanna Purchia, neo sovrintendente del Teatro di San Carlo- Ringrazio di cuore il maestro Muti per la sua disponibilità. Sono tanti i progetti che condivideremo nei prossimi anni e, soprattutto, unica la visione di una musica che sia polo culturale, formativo e di aggregazione a chi si affaccia a questo mondo per la prima volta”.

    Commento di anonimo — 19 Maggio 2010 @ 10:28

  31. Assemblea di oggi in platea. La tristezza di alcuni interventi a difesa di una linea di lotta blanda e ammosciata decisa in altre stanze che non sono quelle in cui intervengono i lavoratori sono stati davvero penosi se non scaduti su una volgarità degna della più alta scuola di volgarità berlusconiane.L'atteggiamento mafioso e minaccioso di alcuni lavoratori che nemmeno definisco miei colleghi è l'altra faccia veramente disgustosa del teatrino delle marionette di cui siamo protagonisti.Uno sciopero, che ci provoca solo l'ostilità di un pubblico pagante e magari solidale non serve a nulla ma in 20 si arrogano il diritto di decidere per 800…E' davvero penoso e spero tanto che Albori torni presto a imballare pacchi alle poste che magari fa meno danni e comunque visto che io non appartengo alla sua banda di bifolchi lo avviso che farebbe meglio a guardarsi bene dai suoi accoliti, qualcuno è già pronto a fargli le scarpe!!!Ma d'altronde si sa che "Chi è causa del suo mal pianga se stesso"!!!

    Commento di anonimo — 19 Maggio 2010 @ 16:45

RSS feed for comments on this post. TrackBack URL

Leave a comment

 

Powered by R*