Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

21 Maggio 2010

Lavoratoriscala: Manifestazione davanti al Comune di Milano e sede de il Giornale dove hanno consegnato una lettera.

Filed under: Uncategorized — Tag:, — Lavoratoriscala @ 20:28

 Manifest. in piazza 21 maggio 2010   Manifest. davanti alla sede del giornale.21 maggio 2010
manifest   manifest  
Le foto sono coperte da copyright, non possono essere ne copiate ne scaricate.
Gentilezza dell'agenzia Fotogramma.

Milano. Hanno cantato, sfilato, improvvisato un girotondo e chiamato a gran voce il sindaco Letizia Moratti ad uscire da Palazzo Marino per parlare con loro. I lavoratori della Scala sono tornati a scendere in piazza per dire no ancora una volta al decreto Bondi. Dopo aver presidiato davanti al Comune per circa mezz'ora, intorno alle 15:30 i manifestanti hanno sfilato fino alla sede de Il Giornale dietro a piazza Cordusio dove hanno 'regalato' al quotiadiano e ai suoi giornalisti alcuni pezzi di maiale in risposta a un articolo secondo il quale i lavoratori della Scala sarebbero dei 'privilegiati', sia per la loro condizione che per il loro stipendio. Parlano alcuni dei protestanti e Pippo Veneziano, rappresentante Uil e artista del coro del Teatro della Scala. Servizio di Angela Nittoli

Protesta Scala. Cori, girotondo e maiale sotto la sede de Il Giornale.

      


http://www.c6.tv/archivio?task=view&id=9352

LETTERA APERTA A “il Giornale”
Avere uno stipendio che consente di vivere dignitosamente non è un privilegio.

36 Comments »

  1. LETTERA APERTA A “il Giornale”  Avere uno stipendio che consente di vivere dignitosamente non è un privilegio. Gli aumenti salariali non sono mai una regalia e a ogni aumento contrattuale corrisponde sempre una maggiore produttività e flessibilità dei turni lavorativi. Per quanto riguarda la produttività dei lavoratori del Teatro alla Scala i numeri parlano chiaro: 319 alzate di sipario per 600.000 spettatori nell’ultima stagione. Un incremento dal dicembre 2004, anno di ripresa dell’attività del Piermarini, a seguito della ristrutturazione, pari al 75 per cento della produttività. Matteo Salvini, parlamentare euro-padano, che alla prima di “Carmen” ebbe a dire che i Rom gli piacevano solo sul palco, ha dichiarato che visto il momento di crisi economica il Comune non dovrebbe elargire così tanti soldi alla Scala (18 milioni di euro in tre anni), tacendo dell’indotto economico che tale somma contribuisce a creare e conseguentemente dell’introito che genera per le casse  dell’amministrazione comunale. A tal proposito, partendo dalla stima dell’Indice di Reputazione Economica dei Territori (ERI -Economic Reputation Index) la Camera di commercio industria artigianato e agricoltura di Monza e Brianza, in una ricerca del marzo 2010, ha stimato il valore del brand Scala pari a 27 miliardi e 800 milioni di euro. Brand che non produce effetti solo su Milano. A Monza, per esempio, sempre secondo le stime del rapporto, l’impatto stimato corrisponde a 1 miliardo e 50 milioni di euro. Chi sono i moralizzatori?Il ministro Bondi implicato secondo le indagini in corso nella cricca degli appalti allaMaddalena? Lo stesso ministro che designa tale Riccardo Miccichè (area di competenza: negozi di parrucchiere e piante officinali) come direttore dei lavori (29 milioni di euro) di restauro per i Grandi Uffizi? Quando in un’informativa del Ros contenuta negli atti depositati dalla procura di Firenze per il giudizio immediato di Angelo Balducci gli stessi carabinieri evidenziano che effettivamente Miccichè non appare essere munito di una particolare esperienza per condurre la direzione dei lavori agli Uffizi. Riccardo Miccichè il cui fratello Fabrizio è responsabile tecnico dell'impresa Giusylenia, inserita in un contesto criminale finalizzato alla gestione dei lavori pubblici e operante nel settore negli appalti pubblici, il cui amministratore e socio di maggioranza è Antonio De Francisci, collegato in passato a Bernardo Provenzano. Oppure Salvatore Nastasi, capogabinetto del ministero e al contempo pluricommissario straordinario prima presso il Teatro Petruzzelli di Bari, poi al Comunale di Firenze, in ultimo al San Carlo di Napoli, anch’egli intercettato e coinvolto nel corso delle indagini che riguardano la Protezione Civile e gli appalti del G8 alla Maddalena?                                                                                                     LAVORATORI TEATRO ALLA SCALA

    Commento di anonimo — 21 Maggio 2010 @ 23:46

  2. "I 400 COLPI DELLE OPPOSIZIONI"

    Inizio:

    venerdì 21 maggio 2010 alle ore 21.30

    Fine:

    sabato 22 maggio 2010 alle ore 0.30

    Luogo:

    Senato della Repubblica

    DECRETO BONDI: SENATORI VITA,GIAMBRONE,MARCUCCI, "I 400 COLPI DELLE OPPOSIZIONI"DICHIARAZIONE DEI SENATORI VINCENZO VITA (PD), FABIO GIAMBRONE (IDV) ANDREA MARCUCCI (PD)"Le opposizioni hanno presentato più di 400 emendamenti al Decreto Bondi sulle Fondazioni lirico sinfoniche e sullo spettacolo. La nostra opposizione sarà durissima, senza sé e senza ma. Vogliamo dare voce al vastissimo ed unitario movimento che vuole difendere la cultura contro i tagli e le logiche distruttive della destra. Tante voci si sono alzate in questa Italia nei mondi della musica, del cinema, della danza, del teatro e così via, per chiedere al governo di ritirare il decreto e alle opposizioni di essere ferme e decise. E noi vogliamo essere di parola. I nostri emendamenti sono tanti, ma tutti di merito e riguardano l'intero arco del provvedimento. Ci auguriamo che in queste prossime ore si levino altre voci di protesta e che lo 'spirito santo' illumini il Ministro Bondi facendogli cambiare parere". Lo dichiarano in una nota i senatori dell'opposizione Vincenzo Vita, Fabio Giambrone e Andrea Marcucci.Roma, 21 maggio 2010N.C. Metteranno il voto di fiducia?P.C 

    fossi in loro non lo farei. Rischiare una crisi di Governo per un tema che non è nè il lodo alfano nè la legge bavaglio, forse non ne vale la pena. Eppoi con tutti i casini e con tre/quattro regioni schierate contro, penso che se decade saranno felici anche loro. Assorbiranno il colpo, faranno passare un po' di tempo e torneranno alla carica.

    Ieri alle 18.33

    Commento di AutoOrgScala — 22 Maggio 2010 @ 10:59

  3. foto La Repubblica di iere alla manifestazione.http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/05/21/foto/fondazioni_liriche_la_protesta_della_scala-4247469/1/

    Commento di AutoOrgScala — 22 Maggio 2010 @ 11:13

  4. sabato 22 maggio
    Nuovo sciopero in vista «salta» la prima del ballettoAl Teatro alla Scala crescono e si diversificano le proteste contro il decreto Bondi sulle fondazioni liriche. Ieri, non ha avuto luogo la tradizionale conferenza stampa di presentazione della nuova stagione: sostituita all'ultimo da un incontro del sovrintendente Stéphane Lissner con una manciata di giornalisti. Intanto in piazza Scala si protestava con canti e imbracciando strumenti. E in vista c’è un altro sciopero che interesserà la prima del balletto del 27 maggio, «Trittico Novecento». Un malcontento espresso in diverse forme. Oggi, dalle ore 10 alle 16, i laboratori Scala Ansaldo, cioè la bottega dove prendono corpo gli allestimenti, si aprono alla cittadinanza per visite guidate secondo gruppi organizzati dalle maestranze. E il 28 si replica mentre il 29 scenderà in campo anche il direttore scaligero Daniel Barenboim con un intervento ancora tutto da mettere a punto.

    Commento di anonimo — 22 Maggio 2010 @ 11:26

  5. sabato 22 maggio
    Nuovo sciopero in vista «salta» la prima del ballettoAl Teatro alla Scala crescono e si diversificano le proteste contro il decreto Bondi sulle fondazioni liriche. Ieri, non ha avuto luogo la tradizionale conferenza stampa di presentazione della nuova stagione: sostituita all'ultimo da un incontro del sovrintendente Stéphane Lissner con una manciata di giornalisti. Intanto in piazza Scala si protestava con canti e imbracciando strumenti. E in vista c’è un altro sciopero che interesserà la prima del balletto del 27 maggio, «Trittico Novecento». Un malcontento espresso in diverse forme. Oggi, dalle ore 10 alle 16, i laboratori Scala Ansaldo, cioè la bottega dove prendono corpo gli allestimenti, si aprono alla cittadinanza per visite guidate secondo gruppi organizzati dalle maestranze. E il 28 si replica mentre il 29 scenderà in campo anche il direttore scaligero Daniel Barenboim con un intervento ancora tutto da mettere a punto.

    Commento di anonimo — 22 Maggio 2010 @ 11:26

  6. sabato 22 maggio 2010 Aggiornato oggi alle 12:26

    Alla Scala la Valchiria apre la stagione dei debuttanti

    di Piera Anna Franini

    Milano – Il sovrintendente del teatro alla Scala Stéphane Lissner torna a chiedere che nel decreto Bondi vi sia «un regolamento ad hoc» che risponda alle esigenze specifiche del teatro. Mercoledì, ribadirà il concetto al ministro stesso che ha convocato i sovrintendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche. Cosa s’aspetta dall’incontro? Lissner confessa di essere perplesso. «Io – spiega – sono un francese, cartesiano, quindi mi attenderei due possibilità. A: i sovrintendenti si riuniscono, c’è una concertazione con il governo che decide e fa una legge. B: il governo decide in autonomia il decreto che dopo 60 giorni diventa legge. Qui si sta percorrendo una via di mezzo e io fatico a capire. Sono convinto che la Scala debba continuare a fare quello che ha fatto negli ultimi anni, e l’esito sono i bilanci in pareggio per cinque anni consecutivi, ricavi propri e internazionalità». Che sono poi i parametri che avrebbero dovuto garantire quel «regolamento ad hoc» previsto inizialmente dal decreto per la Scala e per Santa Cecilia.

    Anche per via delle proteste, il clima è teso. Quindi Lissner ha illustrato il nuovo cartellone scaligero durante un incontro informale. La stagione 2010/11 conta 20 titoli fra opere e balletti. S’inaugura il 7 dicembre con Die Walküre di Wagner e un supercast: René Pape, Waltraud Meier, Nina Stemme, Simon O’Neill (per la prima volta alla Scala). Sul podio il direttore scaligero, Daniel Barenboim che – per la verità – non sarà presentissimo. Si aggiudica la combinata della prima opera e del primo balletto di stagione, un concerto sinfonico a novembre, un recital pianistico e poi una serata con la sua orchestra israelo-palestinese West-Eastern Divan. Ma la sua ombra è presente con Tosca affidata al giovanissimo e promettete Omer Meir Wellber, israeliano: un debutto, il primo di una serie. Non ha mai diretto alla Scala neppure Yannick Nezet-Seguin, atteso in giugno per Roméo et Juliette, e così Nicola Luisotti che dirige l’unico titolo verdiano in cartellone, Attila, e poi ritornerà per altre due stagioni. Idem per Franz Welser-Most che nel settembre 2011 dirige Arabella di Strauss in una produzione scaligera, quindi i leggendari Wiener Philharmoniker secondo un progetto di scambio con la Scala che è ospite della viennese Staatsoper con Simon Boccanegra e Requiem di Verdi. Cavalleria rusticana e Pagliacci riportano alla Scala, in un colpo solo, vecchie conoscenze scaligere come Salvatore Licitra e José Cura. «Questo è l’anno dei grandi cantanti», dice Lissner che spiega la difficoltà ad aggiudicarsi cantanti di vaglia. «Sono gli artisti che più di tutti vengono scritturati in anticipo poi alcuni temono di cantare il repertorio italiano alla Scala, considerato il pubblico esigente», spiega Lissner. Che oltre a Cura, riporta alla Scala altri due cantanti di classe sudamericani: Florez e Alvarez.

    Il sovrintendente rimarca la novità del futuro cartellone: «Ho voluto due cast che però pongo sullo stesso piano, cioè non considero l’uno di primo e l’altro di secondo livello. Desidero che ogni sera alla Scala sia di alto livello». Quanto alla musica contemporanea, debutta Quartett di Francesconi con la direttrice finlandese Susanna Malkki, e così, con la Scandinavia delle pari opportunità, alla Scala si offre per la prima volta a una donna la conduzione di un’opera. Per le stagioni a venire, confermate altre due commissioni, a Sciarrino e Battistelli. Altro finlandese di valore è Esa Pekka Salonen che dirigerà alla Scala nel 2014 e 2015. 2015: anno dell’Expo con il direttore Gatti presente con Parsifal e una tournée in Giappone esportando Verdi.

    Commento di anonimo — 22 Maggio 2010 @ 11:34

  7. sabato 22 maggio 2010 Aggiornato oggi alle 12:26

    Alla Scala la Valchiria apre la stagione dei debuttanti

    di Piera Anna Franini

    Milano – Il sovrintendente del teatro alla Scala Stéphane Lissner torna a chiedere che nel decreto Bondi vi sia «un regolamento ad hoc» che risponda alle esigenze specifiche del teatro. Mercoledì, ribadirà il concetto al ministro stesso che ha convocato i sovrintendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche. Cosa s’aspetta dall’incontro? Lissner confessa di essere perplesso. «Io – spiega – sono un francese, cartesiano, quindi mi attenderei due possibilità. A: i sovrintendenti si riuniscono, c’è una concertazione con il governo che decide e fa una legge. B: il governo decide in autonomia il decreto che dopo 60 giorni diventa legge. Qui si sta percorrendo una via di mezzo e io fatico a capire. Sono convinto che la Scala debba continuare a fare quello che ha fatto negli ultimi anni, e l’esito sono i bilanci in pareggio per cinque anni consecutivi, ricavi propri e internazionalità». Che sono poi i parametri che avrebbero dovuto garantire quel «regolamento ad hoc» previsto inizialmente dal decreto per la Scala e per Santa Cecilia.

    Anche per via delle proteste, il clima è teso. Quindi Lissner ha illustrato il nuovo cartellone scaligero durante un incontro informale. La stagione 2010/11 conta 20 titoli fra opere e balletti. S’inaugura il 7 dicembre con Die Walküre di Wagner e un supercast: René Pape, Waltraud Meier, Nina Stemme, Simon O’Neill (per la prima volta alla Scala). Sul podio il direttore scaligero, Daniel Barenboim che – per la verità – non sarà presentissimo. Si aggiudica la combinata della prima opera e del primo balletto di stagione, un concerto sinfonico a novembre, un recital pianistico e poi una serata con la sua orchestra israelo-palestinese West-Eastern Divan. Ma la sua ombra è presente con Tosca affidata al giovanissimo e promettete Omer Meir Wellber, israeliano: un debutto, il primo di una serie. Non ha mai diretto alla Scala neppure Yannick Nezet-Seguin, atteso in giugno per Roméo et Juliette, e così Nicola Luisotti che dirige l’unico titolo verdiano in cartellone, Attila, e poi ritornerà per altre due stagioni. Idem per Franz Welser-Most che nel settembre 2011 dirige Arabella di Strauss in una produzione scaligera, quindi i leggendari Wiener Philharmoniker secondo un progetto di scambio con la Scala che è ospite della viennese Staatsoper con Simon Boccanegra e Requiem di Verdi. Cavalleria rusticana e Pagliacci riportano alla Scala, in un colpo solo, vecchie conoscenze scaligere come Salvatore Licitra e José Cura. «Questo è l’anno dei grandi cantanti», dice Lissner che spiega la difficoltà ad aggiudicarsi cantanti di vaglia. «Sono gli artisti che più di tutti vengono scritturati in anticipo poi alcuni temono di cantare il repertorio italiano alla Scala, considerato il pubblico esigente», spiega Lissner. Che oltre a Cura, riporta alla Scala altri due cantanti di classe sudamericani: Florez e Alvarez.

    Il sovrintendente rimarca la novità del futuro cartellone: «Ho voluto due cast che però pongo sullo stesso piano, cioè non considero l’uno di primo e l’altro di secondo livello. Desidero che ogni sera alla Scala sia di alto livello». Quanto alla musica contemporanea, debutta Quartett di Francesconi con la direttrice finlandese Susanna Malkki, e così, con la Scandinavia delle pari opportunità, alla Scala si offre per la prima volta a una donna la conduzione di un’opera. Per le stagioni a venire, confermate altre due commissioni, a Sciarrino e Battistelli. Altro finlandese di valore è Esa Pekka Salonen che dirigerà alla Scala nel 2014 e 2015. 2015: anno dell’Expo con il direttore Gatti presente con Parsifal e una tournée in Giappone esportando Verdi.

    Commento di anonimo — 22 Maggio 2010 @ 11:34

  8. UNA SINTESI IMPECCABILE.(consiglio la lettura a chi ancora nutre perplessità circa la natura del l'infame Decreto)dal sito di "Articolo 21"Analisi DecretoÈ in vigore dal 1 maggio 2010 il decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64, pubblicato nella GU n. 100 del 30 aprile 2010, recante 'Disposizioni urgenti in materia di spettacolo e attività culturali':Art. 1(Disposizioni per il riordino del settore lirico-sinfonico)Art. 2(Procedimento di contrattazione collettiva nel settore lirico-sinfonico)Articolo 3(Disposizioni in materia di personale dipendente dalle fondazioni lirico-sinfoniche)Articolo 4(Disposizioni in materia di attività culturali)Articolo 8(Abrogazioni)Articolo 9(Entrata in vigore)

    Su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali, il Governo modifica l'attuale assetto delle fondazioni lirico-sinfoniche, attenendosi ai seguenti criteri: a) razionalizzazione dell'organizzazione e del funzionamento, sulla base dei principi di efficienza, corretta gestione, economicità ed imprenditorialità; b) individuazione degli indirizzi ai quali dovranno improntarsi le decisioni attribuite all'autonomia statutaria di ciascuna fondazione; lo statuto di ciascuna fondazione e le relative modificazioni sono approvati dal Ministro per i beni culturali, di concerto con il Ministro dell'economia; c) previsione di forme adeguate di vigilanza sulla gestione economico-finanziaria; d) rideterminazione dei criteri di ripartizione del contributo statale, per incentivare il miglioramento dei risultati relativi alla gestione; e) contrattazione collettiva secondo una disciplina organica; f) eventuale previsione di forme organizzative speciali per le fondazioni lirico-sinfoniche (in relazione alla loro peculiarità, rilevanza internazionale, capacità produttive); con attribuzione al Ministro per i beni culturali, di concerto con il Ministro dell'economia, del potere di approvazione dello statuto e delle relative modifiche.Legge 800ART. 1. PRESUPPOSTI E FINALITÀ DELLA LEGGELO STATO CONSIDERA L'ATTIVITÀ LIRICA E CONCERTISTICA DI RILEVANTE INTERESSE GENERALE, IN QUANTO INTESA A FAVORIRE LA FORMAZIONE MUSICALE, CULTURALE E SOCIALE DELLA COLLETTIVITÀ NAZIONALE.PER LA TUTELA E LO SVILUPPO DI TALI ATTIVITÀ LO STATO INTERVIENE CON IDONEE PROVVIDENZE.• La prevista quasi totale abrogazione della legge 800 del 1967 ( 44 articoli su 54) cancella tra l’altro anche le finalità della legge che in genesi, con precise parti dell’articolato, intende favorire la formazione culturale e sociale della collettività nazionale. Si snatura la funzione istituzionale culturale-pedagogica delle Fondazioni sul territorio nazionale e si introducono elementi atti a trasformarle in strutture che perseguono obiettivi mercantili, di business e di soggettivo interesse economico, implicando evidenti degenerazioni ”non culturali” e dequalificanti. Inoltre viene vanificata la trasparenza amministrativa abrogando l’articolato che prevede la pubblicazione annuale delle sovvenzioni.• Libera contrattazioneA causa delle norme e delle condizioni introdotte, si lede l’autonomia delle parti contraenti: il contratto e la contrattazione nazionale perdono la propria natura di “accordo tra le parti”, facendoli diventare nei fatti un imposizione che disconosce la professionalità e il lavoro come valore.• Blocco turnover e dei concorsiVengono sensibilmente ridotti gli organici col blocco triennale del turn-over, e il non possibile successivo reintegro delle attuali piante organiche funzionali comprometterà la capacità e la qualità produttiva del Settore, con evidente decadimento di un punto di forza della cultura italiana anche sul piano internazionale. Ulteriore elemento finalizzato alla smobilitazione dei complessi e al declino qualitativo sta nell’impossibilità di fare concorsi, anche con bando o procedure già in corso, persino in quei Teatri che hanno il pareggio di bilancio.Le modalità del pensionamento anticipato dei tersicorei e ballerini, così come previsto daldecreto, in realtà nasconde un improvviso “licenziamento in tronco” senza motivo. La categoria e la produzione di danza vengono di fatto cancellate, non potendo questa figura professionale costruirsi una pensione in virtù di una carriera professionale frutto di studi e lavoro così altamente “specializzato”. Inoltre, senza alcuna responsabilità dei soggetti e senza alcuna ragione legalmente prevista, vengono improvvisamente ridotte pesantemente le entrate economiche, recando un notevole danno agli individui ai quali viene compromessa la vita familiare (pianificata anche con mutui rate ecc., non più sostenibili). Si consideri che il sistema pensionistico per i ballerini introdotto nel ’95 è già da allora incompleto e non permette oggi di maturare una pensione che con le normative previste dal decreto risulterà ancor più ridotta (fino al 30% circa in meno). Questo ulteriore elemento penalizzante comprometterà anche la sopravvivenza dei Corpi di Ballo. Non esiste alcun precedente riferibili a “prepensionamenti” immotivati (non si è in presenza di chiusura di aziende) e senza un confronto di merito con le parti. Da anni il sindacato chiede, senza riscontro, un analisi-confronto di merito seria che individui un sistema previdenziale specifico (peraltro facilmente realizzabile) rispetto alle caratteristiche del tipo di lavoro.

    • FUSLa supposta crisi di sostenibilità economica delle Fondazioni addotta per giustificare il carattere di “urgenza” del provvedimento, è costruita ed indotta dai pesanti improvvisi tagli delle risorse pubbliche già stanziate, avvenuti tra l’altro in presenza di produzioni già approvate e programmate.Un’altra concausa sta nel grave e costante ritardo nell’erogazione e nella quantificazione dei fondi, contrariamente a quanto si afferma in modo strumentale e non realistico nella relazione esplicativa.La ulteriore strumentale affermazione riguardante un ripetuto generale indebitamento delle Fondazioni nel corso degli anni è in evidente contraddizione con le decisioni del Ministero che fino ad oggi ha autorizzato dei Consigli d’Amministrazione anche a “fare spese” che implicavano il pareggio di bilancio.Al riguardo è opportuno evidenziare che in Europa, visto che il confronto viene spesso citato, i Teatri con analoga attività funzionano con sovvenzioni pubbliche molto più elevate di quelle che ricevono i Teatri italiani, anche a parità di produzione.I dati dei bilanci delle Fondazioni forniti e/o pubblicati dal Ministero risultano spesso parziali e forvianti, e invece di dare un utile contributo appaiono piuttosto finalizzati a dare una strumentale immagine “catastrofica” irrealistica. Ad esempio, come nel caso dello scorso anno relativo a dei dati forniti alla stampa dal Ministero (erroneamente pubblicati anche sul “Sole 24 Ore”), in cui gli inverosimili debiti evidenziati erano il risultato della somma di tabelle di “voci di spesa” che non considerava le tabelle (non fornite) di “voci di entrata” (quei dati furono smentiti anche dagli stessi Sovrintendenti). Pure i dati economici delle Fondazioni attualmente on-line, così come pubblicati dal Ministero, appaiono funzionali solo a suscitare clamore propagandistico ma in realtà non evidenziano nulla che possa dare sostegno al carattere di “urgenza” di questo decreto: i dati parziali, le modalità di esposizione delle tabelle e i calcoli finali che ne risultano (si somma più volte il medesimo debito?) non seguono una chiara logica e un metodo rigoroso, rendendoli non corretti, incoerenti e inutili a tal fine. Per contro, ai fini di una proficua organica riforma del Settore, emergono piuttosto elementi che depongono a favore di un serio approfondimento e confronto di merito, impossibile con uno strumentale destrutturante (non) “urgente” decreto: quei dati infatti segnalano un miglioramento dei conti economici e bilanci in attivo o in pareggio per diverse Fondazioni, evidenziando che questi Teatri, malgrado i problemi da risolvere, se ben amministrati hanno potuto e possono comunque funzionare. Inoltre, dai medesimi dati si può proprio evincere che in alcuni casi il debito è stato principalmente indotto dai tagli imprevedibili delle risorse pubbliche subiti quando i fondi erano già stati stanziati.• Costo del personaleL’argomento che individua come causa delle difficoltà economiche il costo per il personale, che assorbirebbe il 70% del finanziamento pubblico, è del tutto improprio e insensato. Infatti nella maggior parte delle professioni necessarie al funzionamento dei Teatri, i lavoratori hanno la specifica caratteristica di essere parte integrante dello spettacolo, sono cioè contemporaneamente i produttori e il “prodotto finito” (e non un semplice mezzo per fabbricarlo). E' perciò evidente che i complessi lavorativi per poter funzionare necessitano di un numero minimo fisso di elementi che, a prescindere dalla quota dei contributi pubblici, non può essere diminuito (quindi con un …

    Commento di anonimo — 23 Maggio 2010 @ 14:51

  9. Musica: Abbado in clinica, saltano concerti Scala

    Annullati impegni giugno, slitta ritorno su podio Filarmonica
    23 maggio, 18:33 
    (ANSA) – MILANO, 23 MAG – Cancellati i concerti che Claudio Abbado avrebbe dovuto dirigere a giugno alla Scala. Il maestro e' ricoverato in clinica in Germania.Abbado manca dal podio della Filarmonica della Scala dal 1986.Avrebbe rivisto dirigere i concerti del 4 e 6 giugno e il 3 giugno l'anteprima giovani, in cambio di un cachet di 90 mila alberi da piantare in citta'. Abbado, che sara' sotto terapia due o tre settimane, saltera' anche l'inaugurazione del Ravenna Festival.

    Commento di anonimo — 23 Maggio 2010 @ 20:08

  10. CUCU' ABBADO NON C'E' PIU'!TUTTA COLPA DEI SOLITI IRRESPONSABILI DEMAGOGHI POPULISTI!

    Commento di anonimo — 23 Maggio 2010 @ 21:41

  11. Foto della manifestazione del 21 maggio, pubblicato su questo sito:http://www.bluartbook.com/fotoreporter_it.htm

    Commento di anonimo — 23 Maggio 2010 @ 23:35

  12. Foto della manifestazione del 21 maggio, pubblicato su questo sito:http://www.bluartbook.com/fotoreporter_it.htm

    Commento di anonimo — 23 Maggio 2010 @ 23:35

  13. CUCU' ABBADO NON C'E' PIU'.COLPA DEI SOLITI IRRESPONSABILI DEMAGOGHI POPULISTI.

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 07:04

  14. che testa di minchia #10…doppia pure

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 08:24

  15. “Bisogna restaurare l’odio di classe. Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare. Loro sono i capitalisti, noi siamo i proletari del mondo d’oggi: non più gli operai di Marx o i contadini di Mao, ma tutti coloro che lavorano per un capitalista, chi in qualche modo sta dove c’è un capitalista che sfrutta il suo lavoro. A me sta a cuore un punto. Vedo che oggi si rinuncia a parlare di proletariato. Credo invece che non c’è nulla da vergognarsi a riproporre la questione. E’ il segreto di pulcinella: il proletariato esiste. E un male che la coscienza di classe sia lasciata alla destra mentre la sinistra via via si sproletarizza. Bisogna invece restaurare l’odio di classe, perché loro ci odiano e noi dobbiamo ricambiare. Loro fanno la lotta di classe, perché chi lavora non deve farla proprio in una fase in cui la merce dell’uomo è la più deprezzata e svenduta in assoluto? Recuperare la coscienza di una classe del proletariato di oggi, è essenziale. E’ importante riaffermare l’esistenza del proletariato. Oggi i proletari sono pure gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari, i pensionati. Poi c’è il sottoproletariato, che ha problemi di sopravvivenza e al quale la destra propone con successo un libro dei sogni”.

    Edoardo Sanguinetti

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 09:09

  16. guarda che Sanguineti si scrive con una T sola

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 09:57

  17. Al 13Guarda che le frasi si iniziano con la maiuscola.

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 10:49

  18. guarda che questo è un posto circolare per i commenti e solo se citi il nome di qualcuno deve essere scritto bene

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 14:17

  19. Ma che figura si fa con quell'attrezzista che urla (video ci6.tv) senza nemmeno capire il perché…ma qualcuno le dica di stare tranquilla e lasciar parlare chi collega la bocca al cervello!Sempre in prima fila a smerdare tutti, urla e poi dopo il suo "Presidenteeeeeeeeeeeee" fa anche il gesto mimico, come dire "ma insomma come mai non risponde"…spiegatele qualcosa, per favore, ditele che ERA OVVIO che il sindaco non rispondesse…altrimenti non si sarebbe andati lì, a manifestare.Brutta bestia, l'ignoranza. Se uno non sa o non capisce, stia zitto, almeno.Fa miglior figura e non sputtana gli altri e tutta la manifestazione.

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 14:34

  20. Sarà anche un posto circolare, o come diavolo dite voi bloggers; ma più che un circolo di idee mi sembra di stare in mezzo a comari un pò civette.Mentre si sta a far la gara a chi la sa più lunga (cialtronando su forma, immagine, ipotesi e apparenza) qualcuno, che lunga la sa davvero, ci sta riducendo a meschini telecraticizzati.ITALIANI BRAVA GENTE!O forse solo dei "coglioni"! (IPSE DIXIT)

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 15:34

  21. Allora dì al tuo segretario sindacale di occupare il Teatro #17FAI UNA MOZIONE IN ASSEMBLEA GENERALE invece di fare lo scienziato latinista qui

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 15:38

  22. PARLA DI CULTURA UN BUNCH DI ANALFABETI, E CON QUALE PRESUNZIONE, E CON QUALE PROSOPOPEA……COSTORO CI RAPPRESENTANO IN SALA GIALLA DAVANTI ALLA DIREZIONE, A ROMA NEI COORDINAMENTI DEI DELEGATI O, ADDIRITTURA ,NELLE SEDI ISTITUZIONALI COME  IN PREFETTURA A MILANO O DAVANTI AL SINDACO.LA CULTURA FA PAURA, AI NOSTRI SINDACALISTI PRIMA DI TUTTO!

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 18:31

  23. Lettera di due artisti      “Sono un lavoratore dipendente della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari (scrive Alberto Loi, Baritono) assunto a tempo indeterminato in qualità di artista del coro.Il mio reddito annuale è di circa 40000 euro lordi(con 26 anni di anzianità e un carico familiare composto da coniuge e due figli).Il signor Nicola Porro, giornalista de “Il Giornale”, nella puntata della trasmissione Annozero del 29 aprile scorso ha affermato che i lavoratori della categoria di cui faccio parte hanno un contratto che prevede 16 ore di lavoro alla settimana ed una retribuzione di 70000 euro lordi all’anno.Diverse testate giornalistiche hanno sostenuto tali affermazioni che provengono da informazioni quantomeno errate e superficiali.Nicola Porro, e chi la pensa come lui, ha dimostrato di essere un perfetto ignorante riguardo il tipo di attività lavorativa da me svolta, perché altrimenti saprebbe:-che le mie ore di lavoro sono molto più di 16 alla settimana-che io lavoro anche la domenica,-che posso essere chiamato a prestare la mia opera dalle 9 del mattino fino alle 01,-che i miei orari di lavoro vengono stabiliti settimanalmente e perciò io posso organizzare la mia vita privata solo da un sabato a quello successivo,-che questi orari anche una volta comunicati possono essere variati dal Teatro fino alle ore 13 del giorno precedente,-che per i miei imprevisti posso godere di tre giorni di permesso all’anno che il Teatro può anche non concedermi a differenza di molte altre categorie di lavoratori che possono utilizzare i giorni di ferie,-che devo studiare a mie spese e al di fuori del mio orario di lavoro per mantenere in perfetta efficienza il mio strumento e la tecnica necessaria al suo utilizzo,-che non si può valutare una attività artistica in base ad un mero calcolo di ore di lavoro ma la si valuta in termini di qualità artistica del prodotto,-che solo chi ha competenza musicale e artistica può stabilire quante ore sono necessarie alla preparazione di uno spettacolo in modo da garantire la qualità suddetta,-che il mestiere di giornalista che normalmente non si occupa di musica e teatro non prevede tale competenza.E’ altrettanto chiaro che i giornalisti come Porro non sanno che i costi del personale stabile di un Teatro sono formati dagli stipendi delle masse artistiche, tecniche, amministrative e soprattutto dalla retribuzione delle figure dirigenziali.

    Se prendiamo ad esempio un sovrintendente, la cui retribuzione media oscilla attorno ai 250000 euro annui e che spesso è fra i principali responsabili degli sprechi che si vorrebbero eliminare (senza che però ne abbia una responsabilità penale) e in tale esempio consideriamo la retribuzione media annua del personale che ricopre incarichi non dirigenziali (coro, orchestra, tecnici, amministrativi) che è di circa 35000 euro annui,sommando questi due redditi e dividendo per due si otterrà che il sovrintendente e, per esempio, un macchinista hanno un reddito di 142500 euro annui pro capite.Provate a dirlo al macchinista…Contro i teatri lirici sono partite da tempo due vergognose campagne (scrive il tenore Luca Sannai): una del governo (Brunetta e Bondi in particolare) e una di certa stampa, costruite entrambe in maniera tale che, agli occhi dell’opinione pubblica pare che i responsabili del dissesto finanziario dei teatri lirici siano i dipendenti.Si accusa che il 70% dei fondi siano assorbiti dagli stipendi ai dipendenti ma si dimentica che è facile fare ora questi calcoli, su un FUS di 340 milioni, perché quando nel 2001 il FUS era di oltre 500 milioni di euro (e comunque sempre molte centinaia di milioni al di sotto della media europea) gli stipendi incidevano per i 50%. Perché non continuare a giocare al massacro, tagliando ulteriormente i contributi fino ad accusare i dipendenti di “mangiarsi” il 100%?Si dimentica di dire che i veri responsabili del dissesto finanziario sono coloro i quali hanno i ruoli di gestione economica e responsabilità legale all’interno dei teatri. Si dimentica di dire che le masse artistiche non hanno voce in capitolo sui loro compensi, sui cachet astronomici di certi direttori, di certi cantanti, di taluni registi, o sui costi di alcuni allestimenti che tali signori avvallano.

    Il nostro è un Paese curioso: mentre la soluzione al problema debiti dei teatri italiani viene a risolversi a colpi di mannaia, il problema debiti delle società PRIVATE tipo quelle di calcio è stato risolto con un decreto cosiddetto “spalmadebiti” e per altre società continuano ad esserci aiuti di stato a fondo perduto.Questo dà l’idea di quanto sta a cuore il diritto del cittadino alla cultura e se ci fossero ancora dei dubbi al riguardo basterebbe dare un’occhiata ai progetti di formazione culturale e musicale delle scuole europee di ogni ordine e grado e confrontarli con quelli delle scuole italiane per capire quanto, su questo versante, l’ignoranza di chi ci governa sia diretta conseguenza della dilagante ignoranza di cui soffre il nostro Paese da decenni. Il risultato è che la patria che per cinquecento anni è stata punto di riferimento della musica corale, strumentale ed operistica, è oggi vergognosamente e scandalosamente ridotta ad essere ormai fanalino di coda europeo.

    Sentendo parlare certi giornalisti, Nicola Porro de “Il Giornale” è stato l’ultimo, e leggendo la bozza Bondi non si fa accenno alla qualità del nostro lavoro ma solo alla quantità, come se il livello artistico raggiunto in una produzione sia direttamente proporzionale al numero di ore lavorate.Bene, proviamo per esempio ad applicare lo stesso criterio ai calciatori, dato che si allenano solo due ore al giorno. I calciatori (mezzo di produzione) li giudichiamo dalla prestazione in campo (il prodotto) o dalle ore di allenamento (utilizzo del mezzo di produzione) ? Posso criticare l’utilizzo del mezzo di produzione se riconosco che questo sia causa o dell’usura del mezzo di produzione o della scarsa qualità del prodotto! L’artista del coro o l’artista in genere è contemporaneamente mezzo di produzione e prodotto, se l’uso del mezzo è errato danneggia contemporaneamente il mezzo e il prodotto. Vorrei rammentarvi che stiamo parlando di esseri umani…E dato che la coesione sociale sta andando a ramengo proviamo anche a rompere le scatole ai giornalisti: diciamo che il vostro lavoro è pagato solo in base agli articoli che scrivete senza considerare le ore dedicate alla ricerca, alle interviste, allo studio, agli appostamenti. Facciamo lo stesso ragionamento che viene applicato a noi: Nicola Porro, per citare il giornalista che pubblicamente afferma che abbiamo un contratto da 70000 euro annui e da 16 ore alla settimana, negli ultimi 10 giorni ha scritto 5 articoli, vale a dire mezzo articolo al giorno. Siccome penso di poter supporre che il suo reddito possa essere non inferiore a 70000 euro, verrebbe facile dire che 8 ore di lavoro al giorno (se le fa…) per scrivere mezzo articolo al giorno a fronte di una retribuzione  di 70000 euro annui (provenienti da soldi pubblici !), sia un costo esageratamente sproporzionato rispetto al prodotto ottenuto.

    Sarebbe il caso, quindi, che un ministro si accorgesse della vostra poca produttività, del fatto che una minima parte della popolazione vi legge ma tanto il buon andamento di un giornale si misura dalla tiratura e allora basta produrne di più e distribuirlo gratis… magari sulle scale della metro… Ebbene, questo ragionamento sarebbe quanto di più stupido ed ignorante possa esserci, così come è stupido ed ignorante il ragionamento fatto sul mio lavoro. Se la qualità del lavoro si dovesse misurare in ore, allora si dovrebbe cessare immediatamente di criticare i responsabili delle lungaggini sulla Salerno – Reggio Calabria, i ritardi di Trenitalia, Alitalia, Tirrenia: loro riescono nell’impresa di triplicare, quintuplicare i tempi di lavoro, sono un’autentica risorsa per il Paese!

    Alberto Loi e Luca Sannai – artisti Teatro Lirico di Cagliari

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 21:07

  24. Lettera di due artisti      “Sono un lavoratore dipendente della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari (scrive Alberto Loi, Baritono) assunto a tempo indeterminato in qualità di artista del coro.Il mio reddito annuale è di circa 40000 euro lordi(con 26 anni di anzianità e un carico familiare composto da coniuge e due figli).Il signor Nicola Porro, giornalista de “Il Giornale”, nella puntata della trasmissione Annozero del 29 aprile scorso ha affermato che i lavoratori della categoria di cui faccio parte hanno un contratto che prevede 16 ore di lavoro alla settimana ed una retribuzione di 70000 euro lordi all’anno.Diverse testate giornalistiche hanno sostenuto tali affermazioni che provengono da informazioni quantomeno errate e superficiali.Nicola Porro, e chi la pensa come lui, ha dimostrato di essere un perfetto ignorante riguardo il tipo di attività lavorativa da me svolta, perché altrimenti saprebbe:-che le mie ore di lavoro sono molto più di 16 alla settimana-che io lavoro anche la domenica,-che posso essere chiamato a prestare la mia opera dalle 9 del mattino fino alle 01,-che i miei orari di lavoro vengono stabiliti settimanalmente e perciò io posso organizzare la mia vita privata solo da un sabato a quello successivo,-che questi orari anche una volta comunicati possono essere variati dal Teatro fino alle ore 13 del giorno precedente,-che per i miei imprevisti posso godere di tre giorni di permesso all’anno che il Teatro può anche non concedermi a differenza di molte altre categorie di lavoratori che possono utilizzare i giorni di ferie,-che devo studiare a mie spese e al di fuori del mio orario di lavoro per mantenere in perfetta efficienza il mio strumento e la tecnica necessaria al suo utilizzo,-che non si può valutare una attività artistica in base ad un mero calcolo di ore di lavoro ma la si valuta in termini di qualità artistica del prodotto,-che solo chi ha competenza musicale e artistica può stabilire quante ore sono necessarie alla preparazione di uno spettacolo in modo da garantire la qualità suddetta,-che il mestiere di giornalista che normalmente non si occupa di musica e teatro non prevede tale competenza.E’ altrettanto chiaro che i giornalisti come Porro non sanno che i costi del personale stabile di un Teatro sono formati dagli stipendi delle masse artistiche, tecniche, amministrative e soprattutto dalla retribuzione delle figure dirigenziali.

    Se prendiamo ad esempio un sovrintendente, la cui retribuzione media oscilla attorno ai 250000 euro annui e che spesso è fra i principali responsabili degli sprechi che si vorrebbero eliminare (senza che però ne abbia una responsabilità penale) e in tale esempio consideriamo la retribuzione media annua del personale che ricopre incarichi non dirigenziali (coro, orchestra, tecnici, amministrativi) che è di circa 35000 euro annui,sommando questi due redditi e dividendo per due si otterrà che il sovrintendente e, per esempio, un macchinista hanno un reddito di 142500 euro annui pro capite.Provate a dirlo al macchinista…Contro i teatri lirici sono partite da tempo due vergognose campagne (scrive il tenore Luca Sannai): una del governo (Brunetta e Bondi in particolare) e una di certa stampa, costruite entrambe in maniera tale che, agli occhi dell’opinione pubblica pare che i responsabili del dissesto finanziario dei teatri lirici siano i dipendenti.Si accusa che il 70% dei fondi siano assorbiti dagli stipendi ai dipendenti ma si dimentica che è facile fare ora questi calcoli, su un FUS di 340 milioni, perché quando nel 2001 il FUS era di oltre 500 milioni di euro (e comunque sempre molte centinaia di milioni al di sotto della media europea) gli stipendi incidevano per i 50%. Perché non continuare a giocare al massacro, tagliando ulteriormente i contributi fino ad accusare i dipendenti di “mangiarsi” il 100%?Si dimentica di dire che i veri responsabili del dissesto finanziario sono coloro i quali hanno i ruoli di gestione economica e responsabilità legale all’interno dei teatri. Si dimentica di dire che le masse artistiche non hanno voce in capitolo sui loro compensi, sui cachet astronomici di certi direttori, di certi cantanti, di taluni registi, o sui costi di alcuni allestimenti che tali signori avvallano.

    Il nostro è un Paese curioso: mentre la soluzione al problema debiti dei teatri italiani viene a risolversi a colpi di mannaia, il problema debiti delle società PRIVATE tipo quelle di calcio è stato risolto con un decreto cosiddetto “spalmadebiti” e per altre società continuano ad esserci aiuti di stato a fondo perduto.Questo dà l’idea di quanto sta a cuore il diritto del cittadino alla cultura e se ci fossero ancora dei dubbi al riguardo basterebbe dare un’occhiata ai progetti di formazione culturale e musicale delle scuole europee di ogni ordine e grado e confrontarli con quelli delle scuole italiane per capire quanto, su questo versante, l’ignoranza di chi ci governa sia diretta conseguenza della dilagante ignoranza di cui soffre il nostro Paese da decenni. Il risultato è che la patria che per cinquecento anni è stata punto di riferimento della musica corale, strumentale ed operistica, è oggi vergognosamente e scandalosamente ridotta ad essere ormai fanalino di coda europeo.

    Sentendo parlare certi giornalisti, Nicola Porro de “Il Giornale” è stato l’ultimo, e leggendo la bozza Bondi non si fa accenno alla qualità del nostro lavoro ma solo alla quantità, come se il livello artistico raggiunto in una produzione sia direttamente proporzionale al numero di ore lavorate.Bene, proviamo per esempio ad applicare lo stesso criterio ai calciatori, dato che si allenano solo due ore al giorno. I calciatori (mezzo di produzione) li giudichiamo dalla prestazione in campo (il prodotto) o dalle ore di allenamento (utilizzo del mezzo di produzione) ? Posso criticare l’utilizzo del mezzo di produzione se riconosco che questo sia causa o dell’usura del mezzo di produzione o della scarsa qualità del prodotto! L’artista del coro o l’artista in genere è contemporaneamente mezzo di produzione e prodotto, se l’uso del mezzo è errato danneggia contemporaneamente il mezzo e il prodotto. Vorrei rammentarvi che stiamo parlando di esseri umani…E dato che la coesione sociale sta andando a ramengo proviamo anche a rompere le scatole ai giornalisti: diciamo che il vostro lavoro è pagato solo in base agli articoli che scrivete senza considerare le ore dedicate alla ricerca, alle interviste, allo studio, agli appostamenti. Facciamo lo stesso ragionamento che viene applicato a noi: Nicola Porro, per citare il giornalista che pubblicamente afferma che abbiamo un contratto da 70000 euro annui e da 16 ore alla settimana, negli ultimi 10 giorni ha scritto 5 articoli, vale a dire mezzo articolo al giorno. Siccome penso di poter supporre che il suo reddito possa essere non inferiore a 70000 euro, verrebbe facile dire che 8 ore di lavoro al giorno (se le fa…) per scrivere mezzo articolo al giorno a fronte di una retribuzione  di 70000 euro annui (provenienti da soldi pubblici !), sia un costo esageratamente sproporzionato rispetto al prodotto ottenuto.

    Sarebbe il caso, quindi, che un ministro si accorgesse della vostra poca produttività, del fatto che una minima parte della popolazione vi legge ma tanto il buon andamento di un giornale si misura dalla tiratura e allora basta produrne di più e distribuirlo gratis… magari sulle scale della metro… Ebbene, questo ragionamento sarebbe quanto di più stupido ed ignorante possa esserci, così come è stupido ed ignorante il ragionamento fatto sul mio lavoro. Se la qualità del lavoro si dovesse misurare in ore, allora si dovrebbe cessare immediatamente di criticare i responsabili delle lungaggini sulla Salerno – Reggio Calabria, i ritardi di Trenitalia, Alitalia, Tirrenia: loro riescono nell’impresa di triplicare, quintuplicare i tempi di lavoro, sono un’autentica risorsa per il Paese!

    Alberto Loi e Luca Sannai – artisti Teatro Lirico di Cagliari

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 21:07

  25. Occupare il teatro???Ma vi siete rincoglioniti tutti???E chi lo occupa???La compagnia dei celestini???Forse quelli che non vogliono nemmeno scioperare???SVEGLIA BAMBAGIA…L'ora di ricreazione è finita…fra un pò scorreranno lacrime e sangue….è la crisi bellezza

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 21:10

  26. Dal blog di Beppe GrilloL'economia è scomparsa dalle prime pagine dei giornali e dei telegiornali o ridotta a notizia di secondo piano. Eppure la Borsa di Milano continua a perdere il suo già esiguo valore. Il titolo di Telecom Italia è sceso sotto l'euro a 0,972, Intesa San Paolo, la più grande banca del Paese, ha perso il 33% da inizio anno (*). In generale le perdite per le aziende oscillano tra il 20 e il 30%. La Merkel ha ripetuto più volte che l'euro è a rischio. La ragione per cui può saltare sono i debiti nazionali. I titoli di Stato che coprono il debito dei PIIGS possono trasformarsi in spazzatura da un momento all'altro come è successo in Grecia.I debiti nazionali riconvertiti in titoli sono l'equivalente dei derivati tossici che hanno fatto fallire banche in tutto il mondo. Dopo le banche falliranno gli Stati. Ora, la Germania dovrebbe ripianare, per tenere in vita l'euro, i debiti di Stati come l'Italia, comprare il debito da Tremorti. Perché dovrebbe farlo? In Germania i cittadini pagano le tasse mentre in Italia l'evasione è stimata in 130 miliardi di euro all'anno. In Germania le truffe ai danni della UE per centinaia di milioni di euro sono inesistenti, le mafie non fatturano tra i 100 e i 150 miliardi ogni anno, la corruzione non drena 50 miliardi come da noi. Perché i tedeschi dovrebbero aiutarci? Perché un tedesco dovrebbe privarsi di servizi sociali o ritardare la sua pensione a causa di una gestione delinquenziale dei conti pubblici attuata da venticinque anni da gente come Craxi e Berlusconi?La Merkel chiede un limite al debito pubblico e al deficit degli Stati e l'espulsione per chi non lo osserverà. Tremorti si è riunito con quelli che ci ostiniamo a chiamare ministri, ma che senza Berlusconi sarebbero al massimo impiegati di concetto di qualche ente pubblico o addetti alla pulizia dei gabinetti nelle stazioni. Tremorti ha minacciato le dimissioni se non ci saranno i tagli di 24 miliardi. Nessuno meglio di lui sa che ne occorrono almeno 100 di miliardi e che nessun governo politico è in grado di imporre una manovra del genere ai cittadini, anche se diluita nel tempo.Nel 2010 Tremorti, mentre il nostro debito pubblico aumenta al ritmo di 100 miliardi all'anno, deve vendere alcune centinaia di miliardi di euro di titoli in scadenza. Chi li comprerà? Se non lo farà la UE, e non lo farà, la festa è finita. Si potrebbe chiedere alle mafie di comprarli in cambio di leggi favorevoli. E' un'idea. Tremorti ci pensi. Forse è l'ultima speranza, prima degli elicotteri. L'opzione migliore rimane comunque la vendita dell'Italia alla Germania in cambio dell'annullamento del debito. Un'Italia protettorato meridionale tedesco, un balcone sul Mediterraneo. Merkel for president. Now! (*) dati del 20/5/2010.

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 21:38

  27. Dal blog di Beppe GrilloL'economia è scomparsa dalle prime pagine dei giornali e dei telegiornali o ridotta a notizia di secondo piano. Eppure la Borsa di Milano continua a perdere il suo già esiguo valore. Il titolo di Telecom Italia è sceso sotto l'euro a 0,972, Intesa San Paolo, la più grande banca del Paese, ha perso il 33% da inizio anno (*). In generale le perdite per le aziende oscillano tra il 20 e il 30%. La Merkel ha ripetuto più volte che l'euro è a rischio. La ragione per cui può saltare sono i debiti nazionali. I titoli di Stato che coprono il debito dei PIIGS possono trasformarsi in spazzatura da un momento all'altro come è successo in Grecia.I debiti nazionali riconvertiti in titoli sono l'equivalente dei derivati tossici che hanno fatto fallire banche in tutto il mondo. Dopo le banche falliranno gli Stati. Ora, la Germania dovrebbe ripianare, per tenere in vita l'euro, i debiti di Stati come l'Italia, comprare il debito da Tremorti. Perché dovrebbe farlo? In Germania i cittadini pagano le tasse mentre in Italia l'evasione è stimata in 130 miliardi di euro all'anno. In Germania le truffe ai danni della UE per centinaia di milioni di euro sono inesistenti, le mafie non fatturano tra i 100 e i 150 miliardi ogni anno, la corruzione non drena 50 miliardi come da noi. Perché i tedeschi dovrebbero aiutarci? Perché un tedesco dovrebbe privarsi di servizi sociali o ritardare la sua pensione a causa di una gestione delinquenziale dei conti pubblici attuata da venticinque anni da gente come Craxi e Berlusconi?La Merkel chiede un limite al debito pubblico e al deficit degli Stati e l'espulsione per chi non lo osserverà. Tremorti si è riunito con quelli che ci ostiniamo a chiamare ministri, ma che senza Berlusconi sarebbero al massimo impiegati di concetto di qualche ente pubblico o addetti alla pulizia dei gabinetti nelle stazioni. Tremorti ha minacciato le dimissioni se non ci saranno i tagli di 24 miliardi. Nessuno meglio di lui sa che ne occorrono almeno 100 di miliardi e che nessun governo politico è in grado di imporre una manovra del genere ai cittadini, anche se diluita nel tempo.Nel 2010 Tremorti, mentre il nostro debito pubblico aumenta al ritmo di 100 miliardi all'anno, deve vendere alcune centinaia di miliardi di euro di titoli in scadenza. Chi li comprerà? Se non lo farà la UE, e non lo farà, la festa è finita. Si potrebbe chiedere alle mafie di comprarli in cambio di leggi favorevoli. E' un'idea. Tremorti ci pensi. Forse è l'ultima speranza, prima degli elicotteri. L'opzione migliore rimane comunque la vendita dell'Italia alla Germania in cambio dell'annullamento del debito. Un'Italia protettorato meridionale tedesco, un balcone sul Mediterraneo. Merkel for president. Now! (*) dati del 20/5/2010.

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 21:38

  28. Parliamoci chiaro: in Scala c'è una grande maggioranza di dipendenti (reparto tecnico, reparto sartoria, reparto amministrativo) che sono stati assunti:1. Senza un criterio trasparente e non basato sul merito (quindi sono totalmente "devoti" a chi li ha fatti assumere=CGIL)2. Di varia estrazione sociale e culturale (quindi assolutamente inadeguati a svolgere alcuna azione di trattativa sindacale e non sufficientemente educati per poter condurre una "normale" vita sociale all' interno di un' azienda, basta sul rispetto e sul vivere civile)Oltre a questi "lavoratori" del Teatro alla Scala (che potrebbero essere lavoratori di qualunque altra azienda) ci sono le masse artistiche che:1. Sono state assunte in base ad una rendicontazione sulla pianta organica ("numeri" veri…e non amichetti o parenti che "sonotanto braviecomunqueselihaiassuntivuoldirecheservonoequindioraliassumifissi perchèbastaprecari")2. La loro assunzione è subordinata alla vittoria di un concorso internazionale, dopo valutazione da parte di una commissione, inappellabile ed insindacabile)Negli altri teatri, oltre ad essere più o meno in maggioranza la parte artistica, i reparti tecnici nutrono grande rispetto e fiducia nei confronti di chi è là per far musica.Queste semplici riflessioni, che sono comunque basate su dati veri, dovrebbero far pensare alle nostre tute (e camici) blu di darsi una calmata, in generale, di portare rispetto verso coloro che non girano per il teatro con i martelli e di ricordarsi (ed è ridicolo come ogni volta bisogna ripeterlo) che i loro chiodi li piantano su di un "palcoscenico".Non si vuole fare "guerre interne", ma anche "voi" avete una grande parte di responsabilità in questa frattura che c'è al Teatro alla Scala.

    Commento di anonimo — 25 Maggio 2010 @ 09:12

  29. # 21: io ho letto il CCNL che non si è voluto firmare in questi anni e che verrà riproposto paro paro dal Ministro Bondi pena la decurtazione degli integrativi. Non è nulla di agghiaciante… precarizza un pò il lavoro dell'area tecnico/artistica che più soggetta alle esigenze di produzione, regola la contrattazione integrativa (noi in Scala lo abbiamo già fatto a nostro discapito poco tempo fa), mette un pò di paletti circa diarie, indennità e permessi artistici. Come dire: anziche comprare la moto nuova con la tournèe in Giappone, la si comprerà usata… mica ve la levano. Se la prova sfora di 5 minuti non verrà pagata al 400%, ma verrà riconosciuto lo straordinario come a tutti, se uno lavora in ufficio dalle 09.30 alle 17.30 e percepisce l'indennità turni gli verrà tolta, se il coro deve provare in costume o in lingua straniera se ne farà una ragione e non beccherà un centesimo in più del suo giusto e meritato stipendio.Ragazzi, parliamoci chiaro il Decreto non è il vero problema, il problema è che in Italia si spende poco per la cultura, i musicisti dovrebbero essere pagati di più e a cascata anche gli altri, ma visto che così non è si è creata una sorta di giustizia privata con gli integrativi che hanno veramente inserito una quantità di indennità, deroghe, diarie, ecc… per cui oggi tra due lavoratori con lo stesso livello uno può prendere oltre il 50% più dell'altro.La coerenza starebbe nel chiedere più fondi per la cultura e non attaccarsi al decreto infame (che in alcuni punti veramente lo è) laddove limita i permessi artistici o parametra le indennità di trasferta a quella dei dipendenti pubblici. Guardate fuori cosa succede e spostiamo il tiro della lotta su giuste pretese: occupazione, niente tagli in busta paga e soldi in più per finanziare l'attività artistica. Molte cose, però, oggi come oggi vanno concesse, alcune cose sono veri privilegi che in tempi di magra non possono esistere…Ciao

    Commento di anonimo — 25 Maggio 2010 @ 09:12

  30. #22 Certo che per essere uno di quelli che ha accesso al CCNL ancora da firmare sei disinformato parecchio…ma in che mani siamo?1) Il coro non becca un centesimo per cantare in lingua straniera (lo fa da svariati anni e la relativa indennità che era prevista dal CCNL è stata ceduta ed accorpata insieme ad altri vantaggi PER TUTTI)2) Le prove in costume sono già previste dal CCNL che le norma e le regola secondo una logica (che forse a te sfugge) che vuole rendere le prove propedeutiche ad una antepiano(che non esiste ma che il coro EFFETTUA),all' antegenerale e alla generale)3)"precarizzare un po''" il lavoro nell'area artistica significa non poter utilizzare quei lavoratori artistici per le prove…che fai, li mandi in recita direttamente senza sapere la parte? secondo te uno arriva e suona o canta senza preparare quello che deve fare?$) se e quando ci saranno i  paletti per i permessi, spero che prima di tutto, allora, siano negati i permessi all'orchestra filarmonica, così sarà l'orchestra Scala a dover effettuare la stagione sinfonica, facendo le prove in orario di lavoro e, pertanto, facendo 2 prestazioni.Ma le prove per le opere? Quindi…o si fanno terze prestazioni (straordinarie) o cala considerevolmente il numero delle aperture di sipario…e allora mi dici a che servirebbe un'occupazione così corposa in tutti gli altri settori?Altro che le palle della moto nuova o usata…che poi ci siano poche risorse per la cultura in genere, in Italia, è un assioma conclamato.Ma tutta questa differenza parametrale tra le categorie artistiche (ballo e coro) e quelle tecnico-amministrative non c'è mica…con la differenza che le prime non fanno nè straordinari nè turni, e lavorano pure di sabato e domenica, in orari anche serali, potendo raggiungere le 7 ore giornaliere.Per favore, passa lo scettro a qualcun altro, se vai tu a parlare al rinnovo del CCNL stiamo freschi, altro che Tutino…

    Commento di anonimo — 25 Maggio 2010 @ 14:43

  31. era una risposta al #24…errore di battitura

    Commento di anonimo — 25 Maggio 2010 @ 14:44

  32.  # 24 ecco due sprechi che hai appena evidenziato: 

    l’indennità turni agli impiegati che i turni non li fanno (e ti ricordo che nell’ultimo aziendale i turni sono stati negati, da Direzione in collaborazione con CGIL CISL E UIL, all’area artistica che invece i turni li fa…….)

    le cessioni per riprese televisive (e ti ricordo che nell’ultimo aziendale stavano per essere cedute  alla Direzione da CGIL CISL E UIL al minimo sindacale) le percepiscono tutti i lavoratori anche quelli che il sabato e la domenica sono a cervinia e a santa margherita (impiegati di via torino e ansaldo compresi), mentre l’orchestra , il coro e il ballo si esprimono davanti all’obbiettivo di telecamera in diretta mondovisione.

    Commento di anonimo — 26 Maggio 2010 @ 08:09

  33. #27Infatti mi fan morir dal ridere che proprio chi ha diritti discutibili, assunzioni torbide e mansioni del tutto superflue (area tecnici ed amministrativi), si metta ad accusare e rompere le palle a chi lavora alla luce del sole, con assunzioni trasparenti per legge e mansioni fondamentali per un teatro….Se si continua così, altro che 100 precari assunti, qua mi sa che ne mandano a casa un bel pò!Perchè non pubblichiamo i CUD di TUTTI i dipendenti del teatro?la loro data di assunzione, il loro grado di parentela con altri dipendenti del teatro e la loro mansione REALE all' interno dello stipendificio Scala?E già che ci siamo, li paragoniamo ai loro omologhi degli altri teatri d' Italia e d' Europa?sia come numero di dipendenti che come trattamento economico?Dai che vien fuori una bella "Scalopoli" AHAHAHA!!!

    Commento di anonimo — 26 Maggio 2010 @ 11:44

  34. E ti dirò anche che sarebbe il caso, finalmente, di scrivere nomi e cognomi di TUTTI i dipendenti dello stipendificio; perchè solo l' area artistica ha i nomi sui libri di sala e sul sito?….dai che ci facciamo 4 risate su QUANTE CAZZO di persone mangiano da mamma Scala…..nomi e cognomi, mansione e data di assunzione…..dai su!….oppure temete che ci si renda conto che la metà di non serve a niente?!?!?!E poi rompono le palle all' area artistica…..che mondo strano….anzi MALATO!

    Commento di anonimo — 26 Maggio 2010 @ 11:49

  35. # 29 la solita coda di paglia/presunzione di alcuni componenti dell'area artistica che pensano di essere unici e insostituibili… Errore. Il valore artistico non lo discuto nel complesso, ma singolarmente ci sarebbe molto da dire. Chi non ha rispetto per le persone che gli permettono di esprimersi non merita rispetto. Se non capite che se le maschere non aprono il teatro voi suonate senza pubblico, se non capite che se i macchinisti non montano le scene voi suonate la musica di un opera che non si vede, se non capite che se l'uffico paghe non fa i suoi bei quattro conti voi non percepite lo stipendio, se non capite che se la bilgietteria non vende i biglietti e l'ufficio spedizioni non li consegna nessuno viene in Teatro, se non capite che se nessuno vi organizza le tournee voi non ci andate, se non capite che se nessuno cuce i costumi lo spettacolo non va in scena, se non capite che se nessuno fabbrica le scene non esiste nessuna scena, se non capite che se nessuno pulisce i cessi voi suona con la puzza di m…a. Se non capite tutto questo che cazzo suonate a fare, non avete niente da trasmettere al pubblico solo aridità interiore che nessuno vuole ascoltare.P.S. se a qualche brillantone venisse in mente di dire che tutte le cose sopracitate si possono comprare fuori farebbe bene a ricordarsi che c'è la fila di orchestre che verrebbero a suonare qui dentro e con molte meno pretese e si ricordi ancora che nessuno del pubblico  si accorgerebbe se le buste paga sono fatte meglio o peggio, ma c'è il rischio che si accorgano che la nuova orchestra…Ah! dimenitcavo: se pubblichiamo i nomi, i cud e i gradi di parentela ci pensi tu a raccogliere quelli di tutti i parenti dell'area artistica… io penso al resto.Grazie

    Commento di anonimo — 27 Maggio 2010 @ 08:32

  36. No deis nunca, nunca, nunca, por muerto al Madrid. Es un eqpuio que triplica al Bare7a en Copas de Europa y lo dobla en Ligas. Esto es una realidad. Sf3lo con eso nuestro orgullo es infinito. Estamos hablando del mejor quipo del mundo en los 2 faltimos af1os (Bare7a), contra el mejor eqpuio de la historia (107 af1os). Hablando de nfameros, y no de opiniones (que como deceda Clint Eastwood, son como los culos).Dicho esto, felicidades por conseguir la excelencia.Volveremos

    Commento di Tamuna — 11 Luglio 2013 @ 10:06

RSS feed for comments on this post. TrackBack URL

Leave a comment

 

Powered by R*