Il Sottoscala Per Abbado un Albero in Piazza Scala

23 Maggio 2010

ABBADO IN CLINICA, NIENTE SCALA – SPETTACOLO – ANSA.IT

Filed under: Uncategorized — Tag:, — Lavoratoriscala @ 22:51

ABBADO IN CLINICA, NIENTE SCALA – SPETTACOLO – ANSA.IT Abbado in clinica, niente Scala, Annullati impegni giugno, slitta ritorno su podio Filarmonica, , Spettacolo, Ansa Leggi ancora

Bondi, ho il merito di salvare l'opera dai sindacati e dalla sinistra

ROMA – 24 MAGGIO 2010 – "Visto che l'on. Bindi con la consueta moderazione ed equilibrio ha aperto i lavori dell'assemblea del Pd, accompagnata da una sezione degli ottoni del Teatro dell'Opera di Roma, accusandomi di aver conculcato i diritti dei lavoratori dei teatri lirici, voglio ricordare a tutti che ho il merito di difendere la vera cultura, di salvare l'opera lirica dal fallimento a cui l'hanno portata i sindacati e i partiti della sinistra e infine rivendico anche il merito di voler gestire d'ora in avanti con oculatezza i denari dei contribuenti". E' quanto ha dichiarato il ministro dei Beni e delle Attività culturali, Sandro Bondi (foto).

Lo stesso Bondi ha inoltre scritto una lettera aperta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e a quello del Senato, Renato Schifani, ma non al presidente della Camera, Gianfranco Fini, a proposito delle varie indiscrezioni di stampa sul suo coinvolgimento in inchieste.

"Sono esposto da più di una settimana, e chissà quanto ancora continuerà questo incivile e violento trattamento – scrive Bondi – ad ogni genere di supposizioni, di sospetti, di insinuazioni e di vere e proprie diffamazioni, senza che io possa in alcun modo difendermi".

l giornale dello spett.

8 Comments »

  1. Ci dispiace per la sua salute, ma di più perche era il concerto-evento più importante in questi giorni per dichiarare lo sciopero contro il decreto.Stavamo attivando le pratiche, adesso tutto gira diversamente…???bisogna pensare ad altre formre di lotta importanti.Abbado gli ha scaricati, il cerino passa ad altri…Bravo Maestro !!!un cubista

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 12:59

  2. Abbado, la bandiera della democrazia…ma proprio. Davvero in linea con la sinistra milanese! Stesso stile e modus operandi. Ringambone!!!Non se ne salva uno…finora solo Metha e un po' il Nostro si sono pronunciati…

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 16:02

  3. Telegramma della Moratti: «Auguri maestro Abbado, Milano l'aspetta»
    MILANO – Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha mandato un telegramma al maestro Claudio Abbado – ricoverato in una clinica tedesca – per augurargli una pronta guarigione e auspica che si possa spostare ad un'altra data la sua presenza alla Scala. Il maestro, per motivi di salute, ha dovuto rimandare gli attesissimi concerti che aveva in programma il 4 e il 6 giugno alla Scala. Il sindaco ha spiegato: «Gli ho mandato un telegramma per augurargli una pronta guarigione e c'è la possibilità, come peraltro lui stesso ha detto, di poter avere una nuova data per la sua presenza, Milano lo aspetta». Dispiaciuto per il forfait di Abbado anche Umberto Veronesi. «Un gran dispiacere – ha detto l'oncologo -. Non ne ho capito bene la ragione: forse ha problemi di salute, così ha detto. Certo, dispiace molto. Io sono molto deluso, avevo già prenotato quella serata con tutti i miei. E invece resteremo a bocca asciutta». Quando qualcuno ha provato ad accennare che la vera causa del forfait potrebbe essere stato il «mancato bosco» (il maestro aveva chiesto la piantumazione di 90 mila alberi), l'oncologo ha però reagito: «Non credo, non credo, sarebbe meschino. Credo invece che abbia problemi di salute. Ma al prossimo appuntamento ci sarò».

    PODESTA': PIANO DI RIFORESTAZIONE – «Rivolgo a Claudio Abbado gli auguri di pronta guarigione e auspico che il ritorno del Maestro sul podio della Scala, fissato per il 4 giugno e slittato a causa del suo ricovero, possa avvenire al più presto», ha detto il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà. «Rinnovo, in ogni caso, ad Abbado – ha aggiunto Podestà – l'invito a partecipare attraverso i suoi suggerimenti allo sviluppo del Piano di riforestazione varato dall'Ente, piano che avrei voluto illustrare al Maestro prima del concerto al Piermarini».

    RIMBORSO DEI BIGLIETTI – Intanto il Teatro alla Scala ha reso pubbliche le modalità di rimborso dei biglietti. «Prelazione Abbonati, acquisti tramite Internet. I biglietti dovranno essere spediti o restituiti dall’acquirente, entro il giorno 13 giugno 2010, alla Biglietteria Centrale (Galleria del Sagrato), Piazza Duomo – 20121 Milano, aperta dalle ore 12 alle ore 18 tutti i giorni. In caso di consegna il rimborso è contestuale, in caso di spedizione il rimborso avverrà mediante invio di assegno circolare all’indirizzo indicato. Per ulteriori informazioni: Servizio Infotel 02.7200.3744»..

    I 90 MILA ALBERI – Oltre ai concerti scaligeri cancellati (inclusa l'anteprima riservata ai giovani del 3 giugno), il ricovero farà saltare al maestro anche il concerto inaugurale del Ravenna Festival il 9 giugno. Lì sarà sostituito da Diego Matheuz, come è già successo in altre occasioni. Del ritorno di Abbado alla Scala si parlava da tempo sui giornali di tutto il mondo, anche perché per tornare a Milano – dove era stato direttore musicale fino al 1986 – il maestro aveva domandato un cachet «ecologico»: 90 mila alberi piantati a Milano. Quando era arrivato il sì del sindaco Letizia Moratti, Abbado aveva chiesto aiuto per il progetto a un vecchio amico, l'architetto Renzo Piano, lo stesso che ha firmato il Centre Pompidou di Parigi e la nuova sede del New York Times a New York. I problemi però non sono mancati, con scambio di accuse a distanza fra il sindaco e l'architetto, dubbi sugli alberi in centro e in periferia.

    BIGLIETTI ESAURITI – Non erano però mai stati messi in discussione i due concerti, con un programma maestoso con due orchestre (la Mozart e la Filarmonica della Scala) e tre cori (Arnold Schoenberg Chor, Swedisch Radio Choir e Coro della Filarmonica) ad eseguire la sinfonia numero due di Mahler. I biglietti erano andati esauriti a tempo di record. Il comunicato con cui la Scala ha annunciato «con dispiacere» la cancellazione degli spettacoli apre comunque alla possibilità di un ritorno del maestro in seguito. «Claudio Abbado – spiega il comunicato – confida di poter mettere a punto un nuovo progetto artistico con il Teatro alla Scala nel prossimo futuro». Il teatro dovrebbe presto comunicare le procedure per il rimborso dei biglietti.

    Redazione online        corriere.it24 maggio 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 19:55

  4. Telegramma della Moratti: «Auguri maestro Abbado, Milano l'aspetta»
    MILANO – Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha mandato un telegramma al maestro Claudio Abbado – ricoverato in una clinica tedesca – per augurargli una pronta guarigione e auspica che si possa spostare ad un'altra data la sua presenza alla Scala. Il maestro, per motivi di salute, ha dovuto rimandare gli attesissimi concerti che aveva in programma il 4 e il 6 giugno alla Scala. Il sindaco ha spiegato: «Gli ho mandato un telegramma per augurargli una pronta guarigione e c'è la possibilità, come peraltro lui stesso ha detto, di poter avere una nuova data per la sua presenza, Milano lo aspetta». Dispiaciuto per il forfait di Abbado anche Umberto Veronesi. «Un gran dispiacere – ha detto l'oncologo -. Non ne ho capito bene la ragione: forse ha problemi di salute, così ha detto. Certo, dispiace molto. Io sono molto deluso, avevo già prenotato quella serata con tutti i miei. E invece resteremo a bocca asciutta». Quando qualcuno ha provato ad accennare che la vera causa del forfait potrebbe essere stato il «mancato bosco» (il maestro aveva chiesto la piantumazione di 90 mila alberi), l'oncologo ha però reagito: «Non credo, non credo, sarebbe meschino. Credo invece che abbia problemi di salute. Ma al prossimo appuntamento ci sarò».

    PODESTA': PIANO DI RIFORESTAZIONE – «Rivolgo a Claudio Abbado gli auguri di pronta guarigione e auspico che il ritorno del Maestro sul podio della Scala, fissato per il 4 giugno e slittato a causa del suo ricovero, possa avvenire al più presto», ha detto il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà. «Rinnovo, in ogni caso, ad Abbado – ha aggiunto Podestà – l'invito a partecipare attraverso i suoi suggerimenti allo sviluppo del Piano di riforestazione varato dall'Ente, piano che avrei voluto illustrare al Maestro prima del concerto al Piermarini».

    RIMBORSO DEI BIGLIETTI – Intanto il Teatro alla Scala ha reso pubbliche le modalità di rimborso dei biglietti. «Prelazione Abbonati, acquisti tramite Internet. I biglietti dovranno essere spediti o restituiti dall’acquirente, entro il giorno 13 giugno 2010, alla Biglietteria Centrale (Galleria del Sagrato), Piazza Duomo – 20121 Milano, aperta dalle ore 12 alle ore 18 tutti i giorni. In caso di consegna il rimborso è contestuale, in caso di spedizione il rimborso avverrà mediante invio di assegno circolare all’indirizzo indicato. Per ulteriori informazioni: Servizio Infotel 02.7200.3744»..

    I 90 MILA ALBERI – Oltre ai concerti scaligeri cancellati (inclusa l'anteprima riservata ai giovani del 3 giugno), il ricovero farà saltare al maestro anche il concerto inaugurale del Ravenna Festival il 9 giugno. Lì sarà sostituito da Diego Matheuz, come è già successo in altre occasioni. Del ritorno di Abbado alla Scala si parlava da tempo sui giornali di tutto il mondo, anche perché per tornare a Milano – dove era stato direttore musicale fino al 1986 – il maestro aveva domandato un cachet «ecologico»: 90 mila alberi piantati a Milano. Quando era arrivato il sì del sindaco Letizia Moratti, Abbado aveva chiesto aiuto per il progetto a un vecchio amico, l'architetto Renzo Piano, lo stesso che ha firmato il Centre Pompidou di Parigi e la nuova sede del New York Times a New York. I problemi però non sono mancati, con scambio di accuse a distanza fra il sindaco e l'architetto, dubbi sugli alberi in centro e in periferia.

    BIGLIETTI ESAURITI – Non erano però mai stati messi in discussione i due concerti, con un programma maestoso con due orchestre (la Mozart e la Filarmonica della Scala) e tre cori (Arnold Schoenberg Chor, Swedisch Radio Choir e Coro della Filarmonica) ad eseguire la sinfonia numero due di Mahler. I biglietti erano andati esauriti a tempo di record. Il comunicato con cui la Scala ha annunciato «con dispiacere» la cancellazione degli spettacoli apre comunque alla possibilità di un ritorno del maestro in seguito. «Claudio Abbado – spiega il comunicato – confida di poter mettere a punto un nuovo progetto artistico con il Teatro alla Scala nel prossimo futuro». Il teatro dovrebbe presto comunicare le procedure per il rimborso dei biglietti.

    Redazione online        corriere.it24 maggio 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 19:55

  5. All'ultima assemblea sono state proposte forme di protesta molto più interessanti e intelligenti ma passate inascoltate perchè non in linea con quelle decise in saletta sindacale, come quella di mettere delle casse sul balcone che diffondono i suoni, i rumori e la musica di quello che avviene all'interno ed esporre lo striscione NO AL DECRETO BONDI fisso sul balcone.Molto meglio iniziare 10 minuti dopo e leggere il comunicato o fare i cambi a scena aperta!!!Invece si fa lo sciopero che boicotta il teatro e il pubblico e che non serve a niente.

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 21:57

  6. Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.

    Primo Levi

    Commento di anonimo — 24 Maggio 2010 @ 23:33

  7. La questione che vogliamo affrontare è assai complicata. È uno dei frutti peggiori della malapianta della gestione inefficiente e burocratica dei fondi pubblici, che infesta da sempre il bilancio dello Stato. I beni culturali, in particolare, sono il settore nel quale si paga il prezzo più alto del cattivo esercizio delle risorse, sia in termini quantitativi, perché si sottraggono soldi già iscritti a bilancio, sia per l’evidente danno arrecato al nostro patrimonio storico-artistico, caposaldo della nostra identità nazionale. Essendo la «tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione» un dei compiti della Repubblica italiana (sancito come noto all’articolo 9 della nostra Carta costituzionale) si potrebbe dire, senza esagerare, che tale inefficienza sia un reiterato e subdolo attentato alla Costituzione, perpetrato nella quasi indifferenza generale.Non potendo fornire la soluzione di un problema così annoso e intricato, è però possibile indicare alcuni spunti di riflessione basati su dati di bilancio dei quali i responsabili del Mibac sembrano dimenticarsi.Se per esempio il ministro Bondi, investito dalle critiche sui tagli previsti dal governo Berlusconi al bilancio del Mibac dell’allora presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, Salvatore Settis, avesse risposto: «È vero, il Ministero dell’Economia sta tagliando risorse per la cultura, ma questa è l’inevitabile conseguenza della cronica inefficienza gestionale. Starà a noi ora riorganizzare completamente i meccanismi di spesa per poter poi ricontrattare in Consiglio dei Ministri le quote della prossima legge finanziaria assegnate al Mibac», probabilmente non avrebbe evitato le dimissioni di Settis, ma avrebbe replicato nel merito, compiendo un passo in avanti in questo dibattito e mostrando finalmente quale fosse il vero problema. Ovviamente non è giusto concentrare la responsabilità sull’attuale Ministro, il quale arriva buon ultimo in una lista di colleghi che non hanno risolto la questione. In questo novero si segnala, quantomeno per la presa di coscienza, l’ex ministro Francesco Rutelli. Nel novembre 2006, intervenendo a un convegno del Fai disse infatti: «Il bilancio dei Beni culturali nel 2001 era pari allo 0,48% (incluso il comparto spettacolo, Ndr), mentre nella proiezione sull’anno 2007, a legislazione vigente e quindi prima della legge finanziaria, scende allo 0,26%. Questa è la prima brutta verità. La seconda brutta verità che dobbiamo parimenti affrontare è che a causa della scarsità di risorse non abbiamo un’adeguata capacità di spesa. Negli ultimi cinque anni, i fondi che si sono tradotti in residui passivi nel bilancio dei Beni culturali sono stati pari a quasi 2,3 miliardi di euro. Questo significa che dobbiamo rivedere in profondità l’organizzazione del Ministero per i Beni e le Attività culturali». La buona intenzione c’era, ma la revisione purtroppo, come sappiamo, non è avvenuta. Tutti i Ministri negli ultimi quindici anni hanno «rivisto», chi più chi meno, l’organizzazione del Ministero. Nessuno però ha rivoluzionato come sarebbe stato necessario la macchina finanziaria. I centri si spesa sono più o meno gli stessi e dunque il problema non fa che perpetuarsi.Le cifre sono a dir poco impressionanti e purtroppo si è subito partiti male. A scorrere gli esercizi finanziari dal 1977 a oggi si percepisce subito la gravità del fenomeno. Se in quell’anno l’esigua quota percentuale prevedeva per il settore lo 0,07 % del Pil, sui 148 miliardi stanziati ben 63 risultavano alla fine come residui passivi, cioè circa il 43 per cento! L’anno successivo sui 241 miliardi a bilancio (con un aumento consistente che portava la quota allo 0,10% del Prodotto interno lordo) ben 82 miliardi risultavano non spesi. Dunque la quota percentuale migliorava, abbassandosi al 34 per cento, ma aumentava in termini assoluti. Negli anni successivi la situazione andava leggermente migliorando, fino al 1986 quando a un aumento dello stanziamento generale, 1.263 miliardi, pari allo 0,14% del Pil, si registravano ben 405 miliardi di residui passivi. Ma nel 1987 (annus mirabilis per le casse del Ministero, 2.348 miliardi lo stanziamento, con una quota vicina al raddoppio: 0,24% del Pil) si registrava la peggiore performance: i miliardi non spesi a fine anno erano ben 1.033.Negli anni Novanta sono intervenute varie modifiche dell’assetto istituzionale, tra le quali la più rilevante è la legge Bassanini del 1997. La razionalizzazione dell’organizzazione del governo ha prodotto anche sui Beni culturali i suoi effetti benefici. Infatti tra il 1998 e il 2001 si è passati da un totale di 1,173 miliardi di euro a 942 milioni di residui. Con una contrazione di ben 231 milioni di euro. Peraltro sono gli anni in cui si son registrati gli aumenti più cospicui anche in termini assoluti: nel 2001 si arrivava a 1.974 miliardi di euro per il bilancio dei Beni culturali in senso stretto e 2.709 includendo anche lo Spettacolo e lo Sport. Proprio l’accorpamento di questi due settori in realtà ha complicato ulteriormente il bilancio del Mibac, contribuendo non poco a peggiorare le cose. Se infatti tra il 1998 e 1999  si sono recuperati ben 210 milioni di euro di residui nei Beni culturali, nel bilancio generale si è arrivati a un aumento di ben 640 milioni di euro. Nell’ultimo decennio purtroppo i residui passivi sono continuati ad aumentare e sono arrivati alla cifra record di 2.602 miliardi di euro nel 2004, 1.643 dei quali per i beni culturali in senso stretto. Purtroppo nell’ultimo anno, il 2009, si è segnato un ulteriore aumento di circa 200 milioni. Urge dunque intervenire, anche perché evidentemente i commissariamenti, che in linea teorica potrebbero aiutare, non sembrano essere la risposta adeguata.Quello che emerge è un dato chiaro: l’aumento delle risorse non risolve il problema dell’incapacità di spesa, anzi a volte lo aggrava. Dunque il dibattito sulla penuria delle risorse nei nostri beni culturali è privo di senso se non verrà affrontato l’enorme problema dei residui passivi.La vera rivoluzione sarebbe cambiare le competenze periferiche. Distinguere cioè le responsabilità contabili da quelle scientifiche e di tutela. Oggi i soprintendenti sono chiamati a questo doppio ruolo che evidentemente non riescono a svolgere. D’altra parte sarebbe troppo pretendere che uno storico dell’arte sappia anche fare il manager. Eppure questo «troppo», fino ad oggi, è quanto è stato chiesto ai dirigenti periferici del Mibac. È arrivato il momento di voltar pagina, aggiungendo questa riforma a quelle che il Governo ha intenzione di portare avanti nei prossimi mesi.(Da il giornale dell'Arte)

    Commento di anonimo — 25 Maggio 2010 @ 16:32

  8. I read an interview of a well-known phogotrapher who said that many of his great images were usable mistakes . The double exposure adds a genuine touch to this image that makes it very appealing. I’ve not seen a digital camera reproduce contrast as smooth and lovely as this.

    Commento di Jamuna — 11 Luglio 2013 @ 11:00

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